La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

mercoledì 10 marzo 2010

Galan, Zaia, Brunetta, e le situazioni che spingono al suicidio di cui Galan non vuole parlare.

Aggredendo militarmente queste persone (anziché far si che la Polizia di Stato arrestasse eventuali sfruttatori) Galan, Zaia, Brunetta, con le loro scelte indicavano come volevano ridurre il Veneto. Ora i suicidi sono arrivati alla cronaca e Galan ha paura che se ne parli e si ragioni sulle cause perché sa di essere, con la chiesa cattolica, il primo responsabile Istituzionale in Regione per aver, con le sue scelte, costruito le condizioni che portano al suicidio. Certo, molti cittadini piuttosto che essere ridotti nelle condizioni di questa donna nella foto da Galan preferiscono il suicidio. Ma il responsabile resta sempre Galan, Zaia, Brunetta, Berlusconi, assieme alla chiesa cattolica. Per questo non vuole che se ne parli e vuole nascondere i suicidi e le loro motivazioni.

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E’ ridicolo Galan quando dice di non “enfatizzare” i suicidi nel Veneto giustificando la sua affermazione con un possibile effetto d’imitazione: COME SE LA GENTE SI DIVERTISSE A SUICIDARSI!
Ridicolo e allo stesso tempo offensivo, visto che lui è uno di coloro che hanno voluto e pianificato la crisi in Veneto attraverso le scelte di politica fatte dalla giunta Regionale.
Scelte che hanno sempre insultato i cittadini e finalizzate a soddisfare questo o quel gruppo economico (amici degli amici) con assoluto disprezzo del dettato Costituzionale e con disprezzo per il futuro economico e sociale del Veneto.
Tanto meno si parla di crisi, delle sue cause, tanto più si isolano i cittadini nei loro drammi personali, tanto più li si spinge al suicidio. La negazione della crisi è sempre stata la strategia di Berlusconi e di Galan, di Zaia e di Brunetta, le cui intenzioni erano quelle di isolare i drammi dei cittadini al fine di non compromettere la loro immagine di superuomini elettorali.
Riporto le affermazioni, da un lato deliranti di Galan (solo uno che delira pensa che suicidarsi sia un divertimento, perché di questo si tratta negli effetti imitativi) e dall’altro lato offensive in quanto egli è uno dei maggiori costruttori della disperazione e corresponsabile primo delle situazioni che spingono le persone al suicidio. Sia mediante l’esposizione del crocifisso, sia mediante la sottrazione di fondi alla società civile per finanziare l’organizzazione denominata chiesa cattolica, sia per le scelte di politica economica fatte dalla regione.
Riporto l’articoletto con le farneticazioni di Galan:

VENETO/CRISI: GALAN, NON SI ENFATIZZINO EPISODI DI SUICIDIO
09-03-2010

(ASCA) - Venezia, 9 mar - ''Non enfatizziamo episodi cosi' sconvolgenti sul piano umano. C'e' il rischio dell'emulazione''. Lo ha detto il presidente della Regione Veneto, Giancarlo Galan, soffermandosi sui 13 suicidi di imprenditori nel Veneto.''L'attenzione e' troppo centrata sul fenomeno dei suicidi, peraltro angscioso e preoccupante - afferma Galan -.La prospettiva del fallimento della propria azienda fa parte del rischio imprenditoriale. Questi fatti sono da mettere in conto sul piano economico, dal punto di vista umano, invece, ci debbono far riflettere. Non me la sentirei, pertanto, di assegnare un significato soverchio a questo triste, drammatico fenomeno. Mi sconvolge il fatto che la sfera del lavoro possa avere ricadute cosi' tragiche sul piano umano''.fdm/mcc/bra

Tratto da:
http://www.asca.it/regioni-VENETO_CRISI__GALAN__NON_SI_ENFATIZZINO_EPISODI_DI_SUICIDIO-476167-veneto-21.html


Per i prossimi disastri dobbiamo tener presente una serie di comportamenti che vengono esplicitati in questi fatti di cronaca. Si deve sempre considerare che quando un fatto arriva alla cronaca, magari giudiziaria, ha seminato per anni situazioni distruttive, inganni, truffe, alle quali molti cittadini sono stati costretti. Cittadini che con queste truffe, con questi inganni, vedono il loro futuro compromesso. Un conto è essere derubati di 100.000 euro quando si ha un lavoro che ti permette, comunque, di rifarti, e un altro conto è essere derubati di 100.000 euro quando questi sono la tua vita e non hai altre prospettive economiche davanti a te.
I fatti che presento sono mega situazioni che nel loro “intervenire nella cronaca” dimenticano i singoli drammi delle migliaia di persone che coinvolgono. Sono macrosituazioni delittuose che hanno sedimentato disperazione sociale alimentando le tensioni verso il suicidio delle persone.
E’ come per Vanacore: dopo vent’anni di sospetti e una vicenda senza fine non ha potuto far altro che suicidarsi.
Ed è questo che ha fatto Galan, la Lega, Zaia, Gentilini, Gobbo, ecc. per il Veneto, Hanno alimentato tutte quelle situazioni che ne hanno distrutto la tensione sociale volta a costruire un futuro possibile. Galan ha cannibalizzato il Veneto per la propria carriera politica e la stessa cosa la fanno Sacconi, Zaia, Brunetta. Per loro il Veneto è soltanto un osso che ha ancora un po’ di carne da spolpare e un po’ di disperazione ancora da spacciare fra i suoi cittadini.
Io riporto quattro macronotizie, ma non tanto per le notizie in sé, ma queste notizie sono esplicative di tipologie di meccanismi massicciamente in atto in Veneto per rastrellare denaro. Sono soluzioni o “risposte allo stato di crisi”, che in Veneto stanno assumendo un ruolo importante nelle strategie di alcuni veneti per uscire dalla crisi personale danneggiando l’intero Veneto.

venezia e mestre
Affitti alti, vetrine oscurate Chiudono 7 negozi al mese
Zanon: servono aiuti per i commercianti. Resistono le grandi marche. In via Piave la coda per nuove attività
Gloria Bertasi0
8 marzo 2010

MESTRE — Ha abbassato le serrande per sempre la boutique di moda giovane Miss Sixty in galleria Teatro Vecchio. In via Carducci sotto i portici le vetrine oscurate sono ben tre. In via Olivi è scomparsa Max Mara per fare posto a un Premium outlet e in via Caneve sono più le botteghe senza insegna (ha chiuso anche l’ultimo calzolaio del centro e l’ex macelleria non trova acquirenti) di quelle aperte. Ci sono poi lavori in corso in calle Legrenzi a fianco delle Poste, dove fino a ottobre c’era una legatoria che di fronte a un affitto esoso ha traslocato in via Poerio all’ex libreria Nuova Galileo. «Contiamo molto sull’apertura dell’M9 e sulla riqualificazione della via», dicono i titolari. Nell’ex laboratorio di riparazione dei libri aprirà invece una «boutique del pane», il nome non è ancora pubblico ma si mormora che sarà un brand del settore.
«Il terziario che finora ha sorretto l’economia locale sta iniziando a vacillare», commenta il presidente di Confcommercio Massimo Zanon. E i numeri parlano da soli: nell’ultimo anno hanno chiuso sette negozi al mese e nel 2009 rispetto al 2008 le iscrizioni di nuove imprese sono calate del 9,2 per cento. i salvano solo le grani marche: un esempio su tutti il primo negozio Birkenstock della città che apre in via Mestrina. «Fino a oggi il tessuto imprenditoriale medio piccolo si è fatto carico degli effetti della crisi contenendo licenziamenti — continua Zanon — ora che sono in crisi servono agevolazioni». La situazione però non è uguale tra Venezia e Mestre. In centro storico i dati dicono che il 100 per cento dei negozianti ha chiuso il 2009 con bilanci in rosso. «Il 2010 si è aperto davvero male — spiega Marco Francalli, vicepresidente lagunare dell’associazione —. Nei primi due mesi gli incassi sono scesi ancora del 30-40 per cento».
In città ci sarebbero pochi turisti, locazioni alle stelle e solo le grandi firme riescono a «respirare». In terraferma invece il quadro è più complesso: oltre alla crisi pesano le trasformazioni della città. E così i ricambi vanno a rilento, come succede in via Carducci a pochi passi da piazza Ferretto. «Chi vorrebbe investire sta attendo di vedere come si sviluppano alcuni progetti importanti — spiega Dario Corradi, Confcommercio —. Via Carducci con l’M9 a qualche metro di distanza potrebbe diventare una galleria commerciale importante». Altri imprenditori poi aspettano di capire gli sviluppi del Quadrante di Tessera, di via Torino e dell’entrata in funzione del tram. «Chiediamo alla futura amministrazione di coinvolgere le categorie in queste partite perché ci saranno sicure ripercussioni sul commercio», conclude Corradi. E dire che via Piave sembra immune da queste dinamiche. Quando un negozio chiude c’è la coda per affittare i locali, tant’è che i proprietari dell’ex panificio Vizza al civico 180 hanno esposto l’insegna: «Il locale è stato già affittato non disturbare o contattare la proprietà». E all’ex Champions la proprietà può permettersi di segnalare: «1.900 euro al mese ma niente internet point, pizza al taglio e kebab».
Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneziamestre/notizie/economia/2010/8-marzo-2010/affitti-alti-vetrine-oscurate-chiudono-7-negozi-mese-1602611338334.shtml

Lavoro - Il segretario generale apre il congresso sui nodi della crisi: «Il Polesine punti sull’economia verde»
L’allarme della Cgil: «Tremila posti a rischio»
Nalin critica Cisl e Uil: divisi anche qui. Cittadin replica: non ci appiattiremo
Nicola Chiarini
09 marzo 2010
ROVIGO—Gli ammortizzatori sociali si stanno esaurendo e altri tremila posti di lavoro sono pronti ad andare in fumo. Una fotografia cruda quella scattata da Giovanni Nalin, segretario generale della Cgil polesana, nella relazione che ha aperto il sedicesimo congresso dell’organizzazione, che arriva all’appuntamento con 37.043 iscritti (erano 36.519 dodici mesi fa) confermandosi il principale sindacato nel territorio. Per uscire dal pantano, Nalin chiede più spirito di in innovazione al mondo economico e più lungimiranza agli amministratori pubblici. «Quando penso all’innovazione parlo di economia verde - spiega il segretario Cgil - incentivi alla ricerca per il risparmio energetico, di nuovi materiali, di tecniche a basso impatto ambientale. Agli amministratori locali chiedo di uscire da una visione troppo statica delle questione sociali, che mal si concilia con le poche risorse disponibili. Guardino oltre i confini dei loro Comuni e promuovano azioni integrate con gli altri Comuni, per generare quelle nuove opportunità di cui i lavoratori hanno bisogno per guardare con fiducia al futuro. Welfare e sviluppo sono, in questo caso, due facce della stessa medaglia».
E per promuovere queste azioni, il sindacato deve essere in grado di impostare una forte azione di supporto, che non può prescindere dall’unità tra le organizzazioni confederali. Ma Cisl e Uil, avrebbero troppo spesso strappato su questo fronte. «A Rovigo abbiamo cercato testardamente di mantenere i tratti di un lavoro comune con Cisl e Uil - continua Nalin - devo rilevare però che mi pare stiano emergendo condizioni che rischiano di riprodurre anche sul piano locale lacerazioni che abbiamo sin qui evitato». Giampietro Gregnanin, leader della Uil polesana, getta acqua sul fuoco. «Le frizioni si stanno superando a livello nazionale, non vedo perché debbano proporsi in Polesine dove siamo sempre riusciti a lavorare in modo concorde. Lo abbiamo fatto anche per la difficoltà della fase: dobbiamo parlare a una sola voce perché il governo non svicoli sul dovere di garantire gli ammortizzatori sociali, finché sarà necessario ». Meno sfumata la lettura di Valeria Cittadin, segretario Cisl: «Difendere l’unità sindacale non significa che tutti debbano appiattirsi sulle posizioni della Cgil. Credo, però, continuerà a prevalere il senso di responsabilità rispetto ai problemi del lavoro. Ho apprezzato la lettura di Nalin, sul fronte delle proposte. Meno la durezza eccessiva nel rapporto con noi e la Uil, quasi fossimo noi la controparte e non il governo ». Oggi il congresso Cgil si concluderà con l’elezione del segretario. Il documento di maggioranza ha ricevuto il 73,89% (contro l’82,93 nazionale e il 71,91 regionale), mentre ma la seconda mozione promossa dalla Fiom ha ricevuto il 26,11% dei consensi.
Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/rovigo/notizie/economia/2010/9-marzo-2010/allarme-cgil-tremila-posti-rischio-1602619558669.shtml

Confessa altro ispettore del Fisco: Ho preso mazzette per le verifiche
DIRTY LEATHER. Dopo Filiberto Segantini è stato il turno di Claudio De Monte, messo alle strette dal procuratore Salvarani e dalla Finanza . Ha evitato il carcere perché pure lui è andato in pensione e non può inquinare le prove. Agli imprenditori è contestata la corruzione
10/03/2010
Ivano Tolettini

Vicenza. Chi canta la corruzione/concussione all'Agenzia delle Entrate di Arzignano evita il carcere. È la legge di ogni tangentopoli che si rispetti. Lo asseconda il codice di procedura: la collaborazione va premiata. L'ha fatto il funzionario in pensione Filiberto Segantini, che ha confessato mazzette per 150 mila euro una decina di giorni fa. L'ha ripetuto Claudio De Monte, collega accertatore di Segantini, tirato in ballo come complice della spartizione tangentizia, e che per dribblare le porte del San Pio X ha confermato le parole dell'ex compagno di verifiche. Sull'importo delle mazzette ci sarebbero discrepanze, ma De Monte ha detto ai finanzieri della tributaria, coordinati dal procuratore Salvarani e dal sostituto Peraro, che il denaro correva negli uffici finanziari della città del Grifo per ammorbidire le verifiche. I particolari non filtrano perché i militari del maggiore Borrelli stanno confrontando gli indizi che chiamano in causa gli altri due lati del triangolo illecito. Essi sono rispettivamente gli imprenditori, che hanno ammesso di avere versato tangenti per non meno di 700 mila euro, e i commercialisti che a nome dei primi trattavano con il Fisco il cosiddetto "abbattimento" e portavano in dote il cospicuo obolo.NIENTE CELLA. Segantini e De Monte non sono stati arrestati perché oltre ad avere confessato di avere incamerato le mazzette non possono inquinare le prove perché sono entrambi in pensione da pochi mesi. Segantini, 63 anni, è un personaggio molto conosciuto a Zimella, comune veronese che confina con il territorio vicentino di Lonigo. Ieri la notizia nel paese scaligero del suo coinvolgimento nell'inchiesta Dirty Leather come percettore delle maxibustarelle ha suscitato grande scalpore. Egli è il padre del sindaco Alessia Segantini e ha sostenuto concretamente l'attività amministrativa della figlia. Spesso, riferiscono le cronache, al termine dei Consigli comunali affrontava di petto l'ex sindaco Giancarlo Lunardi col quale polemizzava per i suoi attacchi alla giunta leghista. Oltre tutto, Segantini che abita nella frazione di Santo Stefano, nel 1995 è stato candidato sindaco per Forza Italia. Insomma, le sue ammissioni hanno colto in contropiede in tanti. «Non ho nulla da dire, parlate di questo col mio avvocato», ha spiegato al cronista dell'Arena che gli chiedeva spiegazioni.COMMERCIALISTI. Il numero dei funzionari delle Entrate indagati per avere ammorbidito le verifiche fiscali nelle concerie rimane sconosciuto. Il procuratore Salvarani con i cronisti non parla e grazie alle confessioni dei funzionari infedeli vuole puntare a salire le scale della gerarchia per capire quali complicità ci sono state e l'entità. Gli imprenditori che fin qui hanno confessato le mazzette sono indagati per corruzione e sul registro generale della procura sono finiti anche i nomi dei commercialisti per il concorso nel medesimo reato. Facile immaginare che più di qualche commercialista - sono coinvolti i principali nomi di Arzignano - abbia già confermato le dichiarazioni dei conciari nella speranza che il reato venga modificato in quello di concussione. In questo caso, trattandosi dell'ipotetica estorsione commessa dai dipendenti pubblici, gli imprenditori diventerebbero parti offese e i consulenti dei testimoni. Per adesso, comunque, imprenditori e commercialisti sono stati sentiti con l'avvocato a dimostrazione che sono tutti sulla stessa barca processuale.SVILUPPI. C'è una corsa a confessare per evitare di rimanere col cerino acceso? È di evidenza. Dopo il manager sportivo Andrea Ghiotto e il consulente tributario Marcello Sedda, che hanno chiamato in causa un sacco di presunti complici, l'indagine sulla maxievasione fiscale è decollata. Nessuno è stato risparmiato. Tutta la estesa catena del malcostume è scandagliata. Il luogotenente in pensione Luigi Giovine è l'unico a non ammettere quello che ad Arzignano pare una verità ormai consolidata. Tutti confessano le mazzette, ad eccezione di lui. È come il compagno Primo Graganti. Intanto, l'asticella delle tangenti viene collocata sempre più in alto. Gli imprenditori della concia però sono decisi: «Noi concussi, altrimenti gli ispettori del Fisco facevano la voce grossa e stavano mesi in azienda». Altri funzionari hanno parlato?

Tratto da:
http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Home/134443_confessa_altro_ispettore_del_fisco_ho_preso_mazzette_per_le_verifiche/


Venezia: truffe ad assicurazioni
Inchiesta Procura su falsi incidenti stradali, perquisizioni
05 marzo, 11:19

(ANSA) - VENEZIA, 5 MAR - Presunte truffe ai danni di compagnie assicurative con falsi incidenti stradali sono al centro di un'inchiesta della Procura di Venezia.Decine di perquisizioni sono in corso da stamani da parte dei Carabinieri. Secondo gli accertamenti farebbero parte dell'organizzazione anche alcuni carrozzieri, periti e liquidatori di compagnie assicurative. Le indagini hanno finora preso in esame oltre 100 incidenti, dal 2005 a oggi, con un danno alle compagnie assicurative di oltre 500 mila euro.

Tratto da:
http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/veneto/2010/03/05/visualizza_new.html_1730221035.html



Noi dobbiamo aspettarci un’accentuazione di questi comportamenti che hanno lo scopo di rastrellare il denaro risparmiato da alcuni veneti.
Rastrellare significa RUBARE, anche se quel rubare può essere fatto in maniera più o meno legale.
Tutti gli imprenditori del Veneto si stanno avviando verso l’organizzazione mafiosa. Sia per quanto riguarda l’esportazione di capitali, il lavoro nero, le truffe alle tasse, le truffe alle assicurazioni, il non pagare gli stipendi ai dipendenti, ecc.
Gli imprenditori del Veneto non sono mai stati imprenditori o capitalisti nel senso liberale ed economico del termine. Sono sempre stati dei capibanda, intolleranti delle regole e delle leggi e violenti con i cittadini del Veneto. In questo modo di essere hanno trovato sempre l’appoggio di Istituzioni convinte che quel comportamento fosse legale o comunque tale da assicurare loro voti e appoggi. Poi, quando le condizioni economiche sono scoppiate, questi piccoli banditi hanno rivelato di essere ciò che sono: incapaci, incompetenti, spesso delinquenti. La loro azione, assieme a quella della chiesa cattolica, ha spinto il Veneto alla disperazione.
Ed è questa disperazione che noi stiamo vivendo oggi.

10 marzo 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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