La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

mercoledì 24 marzo 2010

I Veneti, la crisi economica e la crisi sociale. Le scelte obbligatorie del Veneto verso la distruzione del tessuto sociale nella scelta elettorale.

Le foto: Manifesti elettorali. Guardandoli ci si pone spesso la domanda: "Loro dicono di "metterci la faccia", normalmente la politica si fa con le idee; sarebbe diverso se anziché la faccia ci mettessero le gambe, le tette o il culo?" Purtroppo devo constatare che spesso avviene!
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Che dire della situazione economica e sociale in Veneto che ancora non è stato detto?

La UIL comunica che nella provincia di Treviso in un trimestre non c’è stata una sola assunzione né in un’industria né in un’azienda artigiana.
Il che significa che migliaia di persone assunte sono senza possibilità di lavoro e nemmeno sono registrate da qualche parte.

La Fincantieri di Marghera sta chiudendo, ma non lascia a casa i dipendenti, bensì le centinaia di lavoratori assunti con contratti folli dalle imprese che lavoravano per Fincantieri. Speso si tratta di extracomunitari perché l’Associazione Industriali aveva emanato direttive di assunzione di lavoratori extracomunitari, piuttosto che italiani, più facilmente ricattabili, licenziabili, derubabili.

La Fincantieri di Marghera era una delle ultime aziende di una certa grandezza presenti a Marghera. Mentre i lavoratori indiani, arabi, croati, che lavorano nelle stive delle navi un po’ alla volta perdono il lavoro, anche chi fino a ieri ti sputava in faccia dall’alto della sua sicurezza, oggi ha paura.

Se la FIAT di Torino annuncia 5000 licenziamenti non significa che ci saranno solo 5000 lavoratori in meno in FIAT, ma significa che ci saranno trentamila lavoratori in meno in Italia più un numero imprecisato di persone che non saranno assunte. Persone che non si erano preparate per fare i braccianti sui campi, ma che avevano studiato, magari alla Bocconi di Milano o alle università di Padova o di Venezia e che si vedono le prospettive di lavoro completamente chiuse.
Come le scuole che non hanno soldi per i supplenti perché la Gelmini ha messo a punto un piano per la distruzione della scuola pubblica in accordo con il Vaticano e le sue scuole private.

Un altro caso è la Telecom che con i vari movimenti sta mettendo a rischio almeno 800 posti di lavoro.
Altre difficoltà giungono dalle Officine Aeronavali di Venezia. Le perdite di Alitalia nel 2009 sono state di quasi 400 milioni di euro e la situazione è peggiorata nei primi mesi mettendo in difficoltà le Officine. Questo mentre la Lofra viene acquisita da iraniani che ne consentono una sopravvivenza anche se non è chiaro fino a quando. Il colosso Glaxo va verso la chiusura e non è da meno Benetton che aveva già delocalizzato da anni la sua produzione. Il comparto pelli della valle del Chiampo sta chiudendo fra truffe, malaffare e crisi del settore. Il comparto dei marmi è in forte sofferenza dal momento che l’intera industria edile è ferma. E che dire delle occhialerie del Bellunese? Si arrampicano sugli specchi (quegli specchi in cui Berlusconi non si guarda tanto fa schifo a sé stesso) attraverso trucchi contabili con cui si tenta di nascondere il cancro dello sfaldamento economico e sociale.
Il tessuto sociale si sta sfaldando, fra preoccupazioni e crisi.
Le persone non possono far figli perché la struttura sociale non lo permette. Così il 54% delle famiglie italiane ha rinunciato a fare figli per non doverli costringere in un futuro che non c’è.
Le imprese commerciali stanno chiudendo. Un po’ strozzate dai grandi centri commerciali e un po’ strozzate dalla clientela che non ha soldi per mantenerle.
Se aggiungiamo che gli studi professionali stanno licenziando il personale (non sono protetti né dall’articolo 18, né da altre forme assicurative) lasciando a casa architetti, laureati, praticanti e quant’altro, il quadro a tinte fosche del Veneto non è ancora sufficientemente delineato.
E’ necessario aggiungere che i veneti non hanno un senso sociale, né il senso del territorio. Rincorrono l’ideologia dell’onnipotenza delirante che quando viene frustrata si trasforma in depressione cronica. Mentre in altre zone possono avvenire manifestazioni, proteste, tentativi di riorganizzazione sociale, nel Veneto c’è solo l’attesa dell’autodistruzione come fine di un presente angosciante.
Questo è il Veneto che va alle elezioni domenica.
Ha vissuto l’illusione del delirio di onnipotenza e ora vive l’angoscia per un domani che il presente nega.

Esistono delle soluzioni?
Oggettivamente esistono delle soluzioni!
Solo che tali soluzioni non sono praticabili nelle relazione fra il divenuto delle persone in Veneto e il loro modo di pensare il mondo e la loro vita. Senza il possesso, il controllo sul più debole, senza il delirio di onnipotenza il veneto non è in grado di muoversi nella società. O è un accattone o è un padrone: non conosce il Potere di Essere. Prendiamo il caso dell’Istituto Provolo di Verona in cui decine di ragazzi sordomuti furono violentati dal Carraro e altri delinquenti dell’organizzazione cattolica. In ogni paese avrebbe suscitato un moto di scandalo e indignazione. In Veneto no! Per i Veneti quelle persone erano oggetti di possesso e i preti “Paroni in casa loro!” li potevano violentare quando volevano. La stessa cosa vale per i lavoratori extracomunitari nelle dichiarazioni di Gentilini che sono state considerate assolutamente normali da una Procura della Repubblica di Treviso pronta a sputare merda sui poveri e su chi tenta di sopravvivere, ma tollerante sugl’incitamenti all’odio di chi occupa ruoli istituzionali. Lo stesso vale per l’Istituto Provolo di Verona. Se sono avvenute le violenze, queste sono state permesse da atti omissivi della Procura della Repubblica, dei Carabinieri e della Polizia di Stato che, di fatto, si è fatta complice delle violenze proprio nell’ideologia dei veneti secondo cui “il padrone non deve essere perseguito per legge”.

Esistono, dunque delle soluzioni per uscire dalla crisi. Soluzioni che possono essere messe in atto ora e ottenere dei risultati fra due o tre anni. Solo che chi è malato da delirio di onnipotenza non può aspettare due o tre anni, vuole il colpo di scena, il miracolo. Chi vive il delirio di onnipotenza non vede le trasformazioni che hanno portato all’attuale situazione e, pertanto, non vede le soluzioni per uscirne.
Se una giunta regionale mettesse in atto quelle strategie dovrebbe fermare i “furbi dei furbi!”, coloro che vogliono “metterla in culo ai fessi legati alla società”.

Le soluzioni ci sono, ma i veneti non sono in grado né di vederle, né di pensarle e tanto meno di praticarle. Possono solo esprimere il loro delirio e proseguire in un processo di disintegrazione sociale.
E’ il caso delle dichiarazioni ascoltate ieri per un telegiornale in cui alcuni genitori di Montecchio Maggiore approvavano la scelta della giunta di costringere i bambini dell’asilo, i cui genitori non avevano pagato la retta, a mangiare pane e acqua. E’ il delirio di onnipotenza dei genitori di Montecchio Maggiore. In fondo, dicono quei genitori, che vogliono quei pezzenti? Io, diceva uno, se vado al ristorante e non pago chiamano i carabinieri o devo lavare i piatti. Nella testa di questo “genitore” l’asilo era equiparato ad un ristorante; lui che lavava i piatti era equiparato ad un bambino dell’asilo! In questa forma mentale, passare dall’idea che “i poveri fanno schifo” ai “poveri nei campi di sterminio”, è tutt’uno. Anche a Montecchio Maggiore la crisi arriverà pesante, per ora pagano maggiormente gli emarginati.
Con questa idea di società, non esistono soluzioni per uscire dalla crisi economica.
Queste persone hanno perso la capacità empatica di essere all’interno di una società. Pensano agli affari loro e fanno affari sugli affanni di altre persone per sopravvivere anche grazie alla loro distruzione
Esistono soluzioni oggettive per uscire dalle attuali difficoltà sociali ed economiche, ma i veneti non le vogliono vedere e a Pordenone (Istituto per il Turismo) si preferisce dividere la gita scolastica fra “ricchi” e “poveri” perché i poveri hanno i pidocchi.

Perché esistono soluzioni per uscire dalla crisi?
Le soluzioni possono essere pensate e attuate solo da chi in questi anni ha vissuto attraverso il POTERE DI ESSERE. Solo che chi ha sviluppato il Potere di Essere, non ha fatto soldi né ha rubato, né ha accumulato capitali in conti bancari, né ha accumulato potere politico. In un sistema come il Veneto che fa del delirio di possesso, dei milioni nascosti all’estero o del lusso sbattuto in faccia come affermazione del proprio esistere, può concepire “possibili” soluzioni solo da chi ha capitali, miliardi. Ma la Cassamarca o la Cassa di risparmio di Venezia hanno come obbiettivo “far soldi sulla pelle della gente” non certo dare soluzioni o possibilità alla società civile. Attraverso il Potere di Avere il delirio di onnipotenza dei veneti pretende il controllo delle persone. Il dominio sulle persone: sui bambini, che fa violentare dai preti cattolici; sulle donne, che fa violentare da chi ne controlla il corpo; sugli extracomunitari, che fa violentare dalla confindustria; sui cittadini, che fa violentare dai politici locali con norme illegali e incostituzionali.

Esistono soluzioni per uscire dalla crisi economica, ma i veneti non le vogliono.
Così alle prossime elezioni i veneti sceglieranno di che morte vorranno morire. Non sceglieranno che futuro avere, ma come distruggere ogni possibile futuro.


24 marzo 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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