La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

mercoledì 31 marzo 2010

La crisi economica del Veneto e gli impresentabili agli elettori di Venezia

Nelle foto:
Tre politici che si sono presentati a Venezia e che sono, per la popolazione di sinistra di Venezia, assolutamente impresentabili nel senso che queste persone, per la popolazione veneziana, rappresentano quanto di più sporco, squallido ed esecrabile, si sia manifestato sul territorio nel corso degli ultimi 30 anni. Dal momento che i voti sono dati dai cittadini, pensare che i cittadini non abbiano memoria, presentandoli significa insultare i cittadini. Da qui la differenza di voti leghisti fra Zaia e Brunetta, lo 0,28% ragranellato da Salvadori, assessore di Cacciari, nel Comune di Venezia e la scelta di una percentuale di veneziani di sinistra che ha preferito dare il voto a Zaia piuttosto che rinnovare l'orrore che Bortolussi evocava in loro salvo ritornare a votare a sinistra quando il candidato era più presentabile.

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Il lavoro per imporre il terrore è sempre stata una pratica in Veneto.
Il suo uso violento è stato nascosto con l’impiego massiccio di immigrati ricattabili e vulnerabili, ma per me, che ho vissuto il lavoro da sempre precario nelle piccole imprese artigiane che chiedono una professionalità da Tecnici Gestori d’Impresa e pagano il minimo, la violenza del ricatto sul posto di lavoro l’ho sempre vissuta sulla mia pelle ed in prima persona. Solo che quelli erano gli anni del boom economico. In tutto il trevigiano, da Verona a Belluno fino a Portogruaro, crescevano i capannoni. Migliaia di ditte avevano cartelli di ricerca del personale. Molti facevano il doppio lavoro. Poi, la confindustria e gli Artigiani (anche quelli di Mestre), insistettero per impiegare immigrati. Loro non conoscevano i loro diritti, erano facilmente minacciabili e si potevano tener lontani dal sindacato. La Lega affiancò le piccole imprese per sfruttare gli immigrati: le piccole imprese li facevano lavorare oltre il lecito e la Lega li criminalizzava sul territorio e nel sociale. Intanto le persone, in una ricerca spasmodica di posti di lavoro migliori, abbandonava le professioni. Quando arrivò la crisi degli ultimi due anni i piccoli artigiani, le piccole e medie imprese, si videro ritorcere contro tutte le loro furbizie. Improvvisamente i mercati sparirono. Improvvisamente molte persone non potevano più pagare; improvvisamente le banche dovettero rientrare dei fidi. Tutte le azioni che avevano fatto le imprese dalla delocalizzazione alla deprofessionalizzazione dei dipendenti, gli si ritorsero contro e le stesse persone che contribuirono a criminalizzare gli extracomunitari si ritrovarono col culo per terra.
Si dette inizio ad un ciclo virtuoso di distruzione del lavoro. Ad ogni disastro scongiurato delle industrie, una percentuale consistente di personale si vede lo stipendio decurtato e un aumento della disoccupazione. Vale per le occhialerie, le falegnamerie, le conce delle pelli, le industrie della scarpa, le fonderie, come la Speedline di s. Maria di Sala che ha forgiato i fonditori di alluminio con stampo a conchiglia di mezzo Veneto e ora sta chiudendo dopo che hanno chiuso le altre fonderie con decine di posti di lavoro persi.
La politica si è dimenticata che le persone lavorano e costruiscono un futuro preferendo favorire chi ruba e saccheggia la società civile.
Ora che le elezioni sono passate riporto l’articolo del Corriere della Sera.
E non si venga a dire che Zaia ha vinto le elezioni, diciamo piuttosto che la sinistra ha subito il ricatto del nazi-fascista Cacciari accettando un individuo impresentabile come Bortolussi e che la gente del veneziano ha preferito votare Zaia piuttosto che Bortolussi salvo tornare ad una figura culturalmente più accettabile con Orsoni e dimostrando a Brunetta che i Veneziani non sono persone che si comprano e si vendono. Salvadori, l’assessore impresentabile e ignobile (quello che in un film di Fantozzi viene caricaturizzato con i poliziotti che picchiano i turisti anziani seduti sulle gradinate della stazione ferroviaria di santa Lucia, leghista ante litteram) ha racconto a Venezia meno attorno allo 0,2% di voti). Nulla è dato per scontato e il consenso va conquistato:

Dagli immigrati, ai bancari, fino ai licenziati Glaxo: «Difendiamo i nuovi poveri, invisibili»
Il sindacato fra piazze vere e virtuali «Ma i disperati sono fatti di carne»
Tra i 500 delegati della Cgil: «Le partite Iva? Sì, ma prima i dipendenti»

VICENZA - La nuova Cgil ha il volto nero di Chantal, che pesta i pugni per i 250 euro di liquidazione dopo sette anni di lavoro, che si scalda con le sue colleghe operaie «bianche ma troppo buone con i padroni, più buone di me che vengo dal Camerun...», che sogna di «avere più diritti» ma che dice anche di chiamarsi Chantal quando il suo nome è diverso «perché non vorrei che... sì, mi hanno licenziato ma non si sa mai...»; la nuova confederazione veneta del lavoro ha il tailleur di Maria Fabbri, medico della Glaxo che ha portato un’acqua anomala al mulino sindacale: biologi, chimici e farmacologi finiti nel tritarne dei licenziamenti del Centro ricerche di Verona della multinazionale del farmaco: «Storicamente non sono categorie molto sensibili all’iscrizione ma questa vicenda li ha spinti a riconsiderare le logiche molto finanziarie di sviluppo di questa industria. Fra i 500 ci sono diverse coppie licenziate, marito e moglie, non è facile»; la nuova Cgil del Veneto ha gli occhi lucidi di Luisa Livatino dei bancari quando racconta di Paola che «lavorava in un’agenzia di assicurazione, si è ammalata, ha cercato di resistere ma l’hanno licenziata. E’ morta lo scorso novembre, dopo aver ricordato in una lettera la sua situazione». Ecco un passaggio della lettera: «... ho chiuso questo capitolo doloroso della mia vita e ho voluto fare questa relazione dettagliata per spiegare alle persone che devono stilare il protocollo oncologico che la mancata tutela del posto di lavoro per un malato che lavori in un’azienda al di sotto dei 15 dipendenti (che nel settore assicurativo è la maggioranza) è una grave lacuna che dev’essere sanata». La conferm adel «rischio settore» viene dalla stessa Livatino quando ricorda che «lo stesso soggetto che ha licenziato Paola ha lasciato a casa anche una lavoratrice di 52 anni perché troppo vecchia».
La nuova Cgil del Veneto, dove si ricorda il boom dell’industria degli psicofarmaci, l’aumento della litigiosiotà sociale e la tragedia dei suicidi dei lavoratori, ha anche la dignità di Teresa, operaia con contratto di facchina, 39 anni, italiana costretta a lavorare molto più di prima per il semplice fatto che le sue colleghe, tutte straniere, accettano l’orario «per paura di perdere il posto. in breve è cambiato tutto». Per esempio? «Beh, se prima ci davano 15 minuti di pausa ogni tre ore, oggi ce ne danno 7. E siccome la macchinetta del caffè è a 150 metri di distanza ed è una sola, non ce la facciamo ». Dipendente di cooperativa che cambia nome ogni sei mesi nonostante la prorietà rimanga la stessa, Teresa ha ora paura di perdere anche quei due giorni lavorativi a settimana che le sono rimasti. E per questa ragione anche lei si presenta con un falso nome. La nuova Cgil del Veneto, riunita mercoledì e ieri alla Fiera di Vicenza per rieleggere il segretario regionale, ci tiene a sottolineare che fra i 100 membri del nuovo direttivo «il 40% sono donne, il 10% under 35 e c’è una quota di immigrati ». Ci tiene per allontanare i fantasmi. Viene tacciata di senilità precoce, di obsolescenza, di anacronismo istituzionale rispetto al mondo che cambia pelle e diventa più elastico, meno dipendente, più autonomo. E allora vuole ricordare i propri numeri, sottolineando l’incremento degli iscritti alla faccia delle cassandre : 384.087, 2.220 in più rispetto al 2008 e 10 mila in più del 2006, data del precedente congresso. «Ancor più consistente l’aumento dei lavoratori attivi che passano dai 168.422 del 2008 ai 170.866 del 2009, con l’ingresso di molti giovani lavoratori che rappresentano una quota consistente degli aderenti». Altra sottolineatura, giovani, che tradisce forse il timore di non rappresentarli interamente. Perché le piazze d’Italia si stanno moltiplicando e a quelle reali si sono aggiunte quelle virtuali, telematiche, dove i giovani incontrano altri giovani e decidono le loro battaglie. «Certo, ma i problemi sono reali e i lavoratori in carne e ossa», dicono. La nuova Cgil del Veneto, che mostra un trucco nuovo, ha deciso di affidare il proprio timone al vecchio segretario, Emilio Viafora, rieletto plebiscitariamente. Il quale rimarca «il trand importante di crescita dal 2006, anche dei precari che
chiedono di essere sindacalizzati. Il nuovo lavoro dipendente viene mascherato da partite Iva». Partite Iva, ahi, il tasto è dolente. E le ragioni sono almeno tre. La prima: se ne parla molto, il fenomeno è in crescita e la Cgil non lo rappresenta. «Siamo noi i nuovi operai, siamo molti, siamo migliaia e comunichiamo via internet, altro che scioperi in piazza », ha urlato di recente Luca Casarini, edizione padronicino dopo gli anni del centro sociale. Viafora non ci sta: «Io non posso confrontarmi con Casarini, mi permetta. Lui chi rappresenta?». Più di Casarini conta Giuseppe Bortolussi, il grande paladino delle partite Iva candidato per il centrosinistra alla guida del Veneto. Cosa ne pensa la Cgil di Bortolussi? «Il sindacato non si schiera in questi casi. Essendo io iscritto al Pd le dico che lo voterò. Certo, vorrei che fosse più orientato alle questioni dell’intero mondo del lavoro e lui è un po’ troppo sulle partite Iva. Ma è il candidato del mio partito... ». Bortolussi, dunque, a denti stretti.
Andrea Pasqualetto
26 marzo 2010

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/economia/2010/26-marzo-2010/sindacato-piazze-vere-virtuali-ma-disperati-sono-fatti-carne-1602721981984.shtml


I partiti politici hanno rinunciato al loro ruolo di partiti politici, preferiscono la propaganda televisiva. Non fanno manifestazioni per proporre, chiedere, imporre, ma solo per denunciare disfunzioni e spesso solo sotto elezioni.
Bersani ha “promesso” un’opposizione “dura”, ma già il giorno dopo le elezioni sta facendo filotto con Berlusconi. Subito dopo le elezioni sta tentando di ricucire quell’alleanza con la destra fascista di Casini che la base elettorale del PD non vuole. E poi ci si stupisce se la base elettorale del PD voterà Grillo o Italia dei Valori dal momento che verdi o i partiti comunisti si stanno ritirando su sé stessi aspettando la fine della loro esperienza politica e il dissolvimento definitivo.
Partire dal tessuto sociale diffuso per costruire un futuro politico e sociale è, per gli attuali dirigenti politici, quasi impossibile. Non ne hanno esperienza. Un’esperienza che manca anche alla Lega che chiede soldi, soldi, soldi, in un’ossessione urgente nascosta sotto la richiesta di un federalismo fallito prima ancora di nascere. Fra i processi di Berlusconi, le richieste di soldi della lega e la paralisi politica di un PD che vorrebbe spostarsi al centro contro i propri elettori, il paese sta vivendo una paralisi sociale come non si vedeva dal 1922.

31 marzo 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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