La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

venerdì 30 aprile 2010

Modificare la seconda parte della Costituzione: prima i cittadini e poi le Istituzioni al servizio dei cittadini.


La seconda parte della Costituzione della Repubblica risponde ad esigenze proprie del 1945 poste dai costituenti e, nello stesso tempo, sancisce molti aspetti culturali, politici, ideologici, credenze, proprie dell’epoca.

Credere che un magistrato, in quanto magistrato, sia una “persona onesta che fa il suo dovere”, è semplicemente un atto di fede. Credere che chi occupa un’Istituzione non faccia i propri personali interessi o gli interessi di amici degli amici è sciocco. Non una realtà fattiva. Pensare che un ministro abbia a cuore il dicastero che occupa e agisca per far funzionare il paese, in quanto è ministro, significa essere rimasto nella miopia cattolica in cui è il ruolo che qualifica la persona e ignorare che il principio di uguaglianza, sancito dalla Costituzione, è solo qualcosa che riguarda altri e non sé stessi. Che i costituenti pensassero che affermare che la Camera “può disporre inchieste su materie di interesse” e pensare che una volta affermato questo fosse sufficiente, hanno dimostrato di avere molta fede cattolica nel dio che è buono nonostante i fatti che dimostrano che il dio buono macella le persone. Ancora oggi il ruolo della Democrazia Cristiana nella strage di Portelle delle Ginestre e nella stage di Piazza Fontana, non si è voluto chiarire. Abbiamo avuto varie commissioni d’inchiesta le cui inchieste sono abortite senza sortire gli effetti che avrebbero dovuto suscitare (vedi l’inchiesta P2) e ci sono state delle commissioni fasulle orchestrate ad arte per colpire l’avversario politico, come quella della commissione Mitropkhin.

Non basta “credere” nell’onore “dei rappresentanti del popolo”. Diventa, oggi come oggi, offensivo che il giurista parli di popolo e non di soggetto portatore dei diritti Costituzionali qual è il CITTADINO.
Così quando parliamo del Parlamento è necessario prevedere degli strumenti di controllo della Camera e del Senato. Strumenti sia interni che esterni. Questo perché le camere parlamentari non sono delle isole felici staccate dai cittadini, ma ai cittadini devono rispondere e i cittadini devono poter esercitare il controllo diretto sulle Camere, non solo al momento del voto.
Nel 1945 si poteva affermare che “le camere possono deliberare lo stato di guerra”, oggi dobbiamo sottolineare che le Camere devono sottostare all’articolo 11 della Costituzione e proporre delle pene qualora le Camere violino questo e altri articoli costituzionali. Pene sia per le Camere nel loro insieme (decadimento e nuove elezioni) sia nei singoli individui che occupano ruoli Istituzionali.
La seconda parte delle Costituzione va rivista. Questo costringe i parlamentari a confrontarsi con maggiore intensità con i principi Costituzionali, anziché sputare in faccia alle persone quando ne chiedono il rispetto.

Come deve essere rivisto il ruolo del Presidente della Repubblica che, visto con gli occhi di oggi, firma decreti in maniera assolutamente irresponsabile e non ricopre il suo vero ruolo che dovrebbe essere una cinghia di trasmissione fra i bisogni dei cittadini e il Governo. Sembra quasi che a questo Presidente della Repubblica i cittadini facciano schifo e preferisce Berlusconi le sue leggi incostituzionali.
Si svuota l’onore del Presidente della Repubblica quando la persona che ricopre l’incarico di Presidente della Repubblica si fa usare. Tanto, secondo la Costituzione, è un irresponsabile!
Una figura del genere non è accettabile in uno Stato moderno.
Non si può delegare al presidente della Repubblica la responsabilità formale di sciogliere le Camere: le camere vengono sciolte dalle camere stesse quando sfiduciano il governo. Al massimo il Presidente della Repubblica può proclamare lo scioglimento delle camere. Nel 1945 i costituenti pensavano al Capo di Stato come una specie di re democratico. E’ necessario riportare il presidente della Repubblica fra i cittadini e costringerlo a condividere i bisogni, le ansie e le aspettative dei cittadini.

Nello stesso tempo non si può delegare SOLO al Parlamento l’elezione del Presidente della Repubblica, come non si può farlo eleggere solo a scrutinio universale. Serve mediare in modo da coinvolgere un’ampia partecipazione dei cittadini e costringere il futuro Presidente della Repubblica ad esporsi con intenzione e propositi. Pubblicamente e davanti ai cittadini che, conoscendo la sua storia, possono sapere se le sue parole sono ingannatrici e vuoti proclami o se nelle sue parole i cittadini trovano centralità
Nello stesso tempo il suo ruolo non può essere tale da interferire nell’attività di Governo o nell’attività delle Camere, o, ancora, nell’attività della magistratura.
Inoltre c’è il ruolo della Corte Costituzionale che deve essere ampliato come organo di controllo che deve essere fatto funzionare come garanzia per i cittadini. Non solo per abrogare leggi, ma anche per intervenire e processare l’operato di ministri e primo ministro su richiesta dei cittadini. Non dimentichiamo che un’affermazione di chi tiene il governo o un ministero, nei cittadini, può equivalere ad un colpo di pistola: ad un atto di terrorismo.

La violazione di principi Costituzionali, va punita!
Non è accettabile che Nicolò Ghedini affermi, davanti alla Corte Costituzionale, che è legittima la presenza di un soggetto al di sopra della legge: significa aver sparato nella testa degli Italiani.
Se modi di essere incostituzionali, quali retaggio di regimi assolutisti, guidano le azioni di politici e di amministratori, è necessario che ci siano degli strumenti con cui intervenire.
Non è accettabile l’aggressione da parte di amministratori o politici ai cittadini. Né con i T-red, né con provvedimenti razzisti o vessatori delle condizioni di vita delle persone: è necessario stabilire degli strumenti di difesa dei cittadini.

Lo stesso ruolo delle regioni va ampliato dal punto di vista amministrativo, ma devono essere previsti degli Istituti che impediscano comportamenti illegali e incostituzionali come scelte soggettive che minino i principi della Costituzione pur nell’autonomia amministrativa: il Presidente della Regione è un politico che da degli indirizzi all’interno dei paletti imposti dalla Costituzione. E’ necessario prevedere di perseguirlo penalmente qualora violi i limiti consentiti.
La revisione dei principi in cui si muove la magistratura devono tener conto dei cambiamenti epocali e delle esperienze che dal 1945 ad oggi si sono vissute. Non è possibile una magistratura che ignori i fatti del vivere civile e poi si stupisce se ci sono delle reazioni a delitti che lei non ha perseguito.
Non è possibile l’esistenza di magistrati che ignorano il traffico di schiavi che avviene nel territorio (se non quello che conviene loro) o la devastazione del territorio o magistrati che manipolano processi per i loro interessi o che favoriscono il razzismo, o protegga stupratori di bambini.
Non è ammissibile che per decenni il magistrato abbia farneticato “la legge non ammette l’ignoranza” e lui stesso è il responsabile dell’ignoranza della legge perché gli fa comodo perseguire, vessare, torturare, danneggiare, i cittadini che non sono in grado di difendersi o costringere i cittadini a rivolgersi all’organizzazione criminale chiamata Ordine degli Avvocati con i quali il magistrato si accorda per far fesso il cittadino: bastonato e deriso.
Come non è accettabile, al di là delle rimostranze, delle critiche e delle accuse, che il singolo o i gruppi di imputati possono fare ai magistrati, che le Istituzioni, del Governo o del Parlamento, siano usate per aggredire i magistrati. Se questo non è tollerabile per principio, diventa offensivo, sentito come offesa da almeno gran parte dei cittadini, quando ad essere accusato è un magistrato che con onore e dignità ha messo sotto accusa poteri forti sia Istituzionali che hanno agito in maniera illegale che strutture mafiose che penetrano nelle Istituzioni.


Proposta di modifica della seconda parte
della Costituzione della Repubblica Italiana

Titolo I – Il Parlamento
Sezione I – Le Camere
Sezione II – La formazione delle leggi
Titolo II – Il Presidente della Repubblica
Sezione unica
Titolo III – Il Governo
Sezione I – Il consiglio dei ministri
Sezione II – La pubblica amministrazione
Sezione III – Gli organi ausiliari
Il resto sarà pubblicato nella prossima settimana.
Una riforma della Costituzione richiede politici preparati a rispettare le norma e a sapersi muovere fra le norme. Non banditi di strada o capipopolo che si improvvisano politici.
Questo è il senso della Riforma della Seconda Parte della Costituzione alla quale sto lavorando.
Lo so che non è così che si scrive una Costituzione, come so che una volta scritta dovranno essere considerati fattori che io ignoro. Però si tratta di tracciare la strada, la direzione, nella quale deve andare la riforma della seconda parte della Costituzione. Poi, è la discussione che deve sistemare i mille errori che in questo sforzo ci sono o le mille contraddizioni che scriverò.
01 maggio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

mercoledì 28 aprile 2010

Crisi Grimeca a Rovigo: un altro pezzo di Veneto che muore nell'indifferenza della Regione Veneto.


Zaia aveva troppo da fare ed era occupato a fare dell’altro per interessarsi della situazione di lavoro: ne vedremo altri di questi comportamenti.
La Grimeca vuole 35 milioni di finanziamento dalle banche e la dirigenza ha promesso che pagherà gli stipendi di marzo, ma più della metà dei lavoratori dovranno andarsene e non parliamo delle condizioni dei precari, degli interinali e delle imprese che facevano da contorno.
La Grimeca aspetta finanziamenti dalle banche. Oggi le banche hanno subito un piccolo crollo del valore azionario. Hanno dovuto vendere parte dei tesoretti per sostenere i propri titoli e la situazione della Grecia non è bellissima.
Le banche sono a rischio e nulla lascia presagire che la Grimeca sia in grado di restituire il prestito con gli interessi che le banche si attendono.
470 posti di lavoro in meno e con l’indotto, che facciamo, un migliaio di posti di lavoro in meno?

rovigo
Crisi Grimeca, lavoratori in piazza
Presidio davanti alla Prefettura.
Oggi si replica.
Al tavolo delle trattative anche Unindustria
Nicola Chiarini
28 aprile 2010

ROVIGO - Nuova giornata di sciopero oggi per i lavoratori Grimeca e incontro cruciale alle 11 in Prefettura per spingere su Bnl per lo sblocco del prestito utile al pagamento degli stipendi. La banca sarebbe disponibile a dare semaforo verde solo se l’azienda fornisse ulteriori garanzie. Gli operai si sono dati appuntamento in fabbrica per le 8, dove si riuniranno nuovamente in assemblea per decidere i prossimi passi nel percorso di lotta. Verso metà mattina, dal complesso industriale di Ceregnano partirà un lungo serpentone di automobili che porterà le rivendicazioni dei lavoratori paese per paese, fino ad arrivare in piazza d’Armi a Rovigo da cui si avvierà il corteo diretto a Palazzo Salvadego Sgarzi. E da lì sotto i lavoratori non si muoveranno fino a che non avranno ricevuto una risposta, attesa a maggior ragione dato che per la prima volta siederà al tavolo anche Unindustria, rappresentata dal presidente provinciale Fabrizio Rossi.
Ieri mattina, invece, i dodici delegati Rsu sono stati ricevuti dal prefetto Aldo Adinolfi, assieme al consigliere regionale Graziano Azzalin, al presidente della Provincia Tiziana Virgili con l’assessore Francesco Ennio, al sindaco Fausto Merchiori con l’assessore Giovanna Pineda. Azzalin ha annunciato la presentazione di un’interrogazione a risposta scritta alla Giunta regionale per chiedere, assieme al capogruppo Pd Laura Puppato, un intervento diretto da Venezia sia per supportare la battaglia delle organizzazioni sindacali per impedire il licenziamento di centinaia di lavoratori, sia per spingere il sistema bancario ad erogare il finanziamento indispensabile al rilancio dell’azienda. Intanto, dalla proprietà Grimeca sarebbe giunto l’impegno a sbloccare il pagamento dello stipendio di marzo entro il 30 aprile. Ossigeno necessario a rilanciare il forcing sul sistema bancario per permettere il pagamento del salario di aprile entro la scadenza naturale del 10 maggio. Per garantire questo percorso, inoltre, pare che sia stata valutata la disponibilità di ottenere l’anticipo di una serie di fatture, grazie all’arrivo di una commessa dalla Honda. In ogni modo, l’aria anche nell’assemblea di ieri pomeriggio non era delle più tranquille. La determinazione ad alzare il livello dello scontro si fa sempre più forte e ci sono stati anche interventi di lavoratori che hanno chiesto di spingere sulle segreterie territoriali dei sindacati, per lanciare lo sciopero generale provinciale. Lo spartiacque è la scadenza del 30 aprile: se non partiranno i bonifici, la tensione potrebbe esplodere. In agenda, quasi sicuramente, andrà una presenza permanente in piazza Vittorio Emanuele a Rovigo, anche se diversi lavoratori paiono disposti a forme più radicali come l’occupazione della fabbrica, se la Bnl e la proprietà continuassero a nicchiare.

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2010/28-aprile-2010/crisi-grimeca-lavoratori-piazza-1602920660256.shtml


Zaia, abituato alla soppressa e al vino, si è accorto tardi delle richieste. E’ stato avvertito troppo tardi.
In fondo, che vogliono questi operai? Non sono forse dei “sporchi comunisti”? Vogliono anche lo stipendio?
29 aprile 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
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Altro suicidio a Padova: la chiesa cattolica colpisce ancora!


Scommettiamo che non era mai sceso in piazza per protestare contro le amministrazioni comunali?
Scommettiamo che non aveva mai protestato contro la Nato?
Scommettiamo che non aveva mai protestato contro le ingerenze della chiesa cattolica nella laicità dello stato?
Scommettiamo che tutto ciò che faceva aveva una “finalità”?
In altre parole, scommettiamo che non aveva mai avuto una tensione verso il futuro, verso quella passione sociale astratta, in cui le persone veicolano la loro pulsione costruendo dei rapporti empatici con la società in cui vivevano.
La chiesa cattolica gli aveva insegnato a separarsi dalla società, dagli uomini. Gli aveva insegnato il finalismo “pragmatico” della vita, facendolo ammalare di separazione fra sé e il mondo in cui viveva. Lo aveva fatto ammalare di incapacità di fare un bilancio della propria esistenza, di far fronte ai problemi in cui viveva o avrebbe vissuto. Non ha messo in sicurezza la sua vita quando poteva e la sua malattia lo ha spinto a danneggiare in maniera ossessiva la sua vita cercando di colmare il vuoto psichico che la separazione fra sé e la società aveva prodotto.
E’ l’effetto dell’educazione nelle parrocchie e negli oratori. Svuota le persone costringendole alla “speranza” nel dio padrone, nel miracolo. L’attesa del miracolo, dell’evento risolutore, diventa attesa angosciosa. In quell’angoscia le persone accumulano azione distruttiva dopo azioni distruttive precipitando in un baratro di scelte incoerenti con cui alimentano e rinnovano l’angoscia dentro di sé. Poi, c’è l’accadimento risolutore. In questo caso lo sfratto! Ma è solo la ciliegina, la torta della disperazione l’ha costruita nei cinquanta anni prima.
Riporto da Il Gazzettino:


Padova. Si impicca due ore prima diessere sfrattato. Biglietto ai figli: "Addio"
La vittima è un ex mercante d'abiti. Era malato, fuori c'erano

i padroni di casa in attesa di vederlo uscire dall'appartamento
di Cesare Arcolini

PADOVA (28 aprile) - Si è impiccato due ore prima di subire uno sfratto esecutivo per morosità. Ha lasciato un biglietto in cui chiedeva scusa ai figli e spiegava il gesto estremo. “Sono malato, non riesco più a vivere e oggi mi arriva anche lo sfratto esecutivo. Addio”.Salvatore Collodoro, 59 anni, ex mercante d’abiti, si è legato una corda al collo, si è appeso a una trave dell’appartamento di via Giovanni di Verdara 58 a Padova e si è lasciato cadere nel vuoto. La tragedia si è consumata nel primo pomeriggio di ieri. Il corpo ormai senza vita di Collodoro è stato trovato alle 14.30 dal figlio minore di 26 anni. Con l’ex moglie aveva avuto anche un primo figlio che ora ha 31 anni. La scena che si è presentata davanti agli occhi del giovane è stata terribile. Istintivamente il ventiseienne ha chiamato il 118 con la speranza di poter ancora salvare il padre. Ma quando il personale medico del Suem è giunto nell’appartamento ormai per Salvatore Collodoro non c’era più nulla da fare.Sono stati chiamati anche i carabinieri. I militari, giunti intorno alle 16.30 in via Giovanni di Verdara, vicino alla palazzina hanno fermato i proprietari dell’appartamento dove viveva Collodoro. Erano lì per assistere allo sfratto esecutivo per morosità. I carabinieri li hanno invitati ad allontanarsi. Il pubblico ministero di turno, Emma Ferrero, ha disposto che il corpo fosse trasferito in obitorio. L’ex moglie di Collodoro, a cui è intestato il contratto d’affitto, è da tempo malata. Una situazione familiare devastante, che giorno dopo giorno ha portato il cinquantanovenne ad allontanarsi dalla vita, fino alla definitiva resa.Difficile capire come sia iniziata la parabola discendente dell’ex venditore di abiti. La relazione sentimentale si era ormai conclusa e Collodoro era separato in casa. La depressione che lo ha travolto è forse figlia di un fallimento che passo dopo passo si è concretizzato nella sua mente. Senza che nessuno potesse aiutarlo. In via di Verdara l’arrivo dell’ambulanza e dei carabinieri ha richiamato l’attenzione di molta gente che ha tentato di capire cosa fosse accaduto in quel condominio rosso a quattro piani.Un altro suicidio di un piccolo lavoratore autonomo nel giro di pochi giorni: una settimana fa si era tolto la vita un imbianchino di Rovigo che prima di morire aveva accusato alcuni debitori di non averlo pagato.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=99623&sez=NORDEST



Più che il suicidio di un lavoratore autonomo, è il suicidio di un angosciato. Un disperato della vita prodotto dalla chiesa cattolica e dalla disperazione che impone sui ragazzi.
Una disperazione molto più diffusa di quanto si pensi e molto drammatica alla quale nessuno vuole mettere mano perché, in fondo, gli stessi amministratori del Veneto sono angosciati e tutti candidati al suicidio. Fintanto che possono continuare a danneggiare la società civile hanno motivi di autopromozione con cui nascondono la loro angoscia beandosi dei problemi che creano ad altre persone. Non appena perdono il “potere” o devono scendere ai livelli di chi deve vivere con 800 euro, allora scoppiano.
Noi che conosciamo la situazione psichica del Veneto, seduti sulle rive del grande fiume della vita, aspettiamo di vedere i cadaveri del fallimento della società veneta. Anche se, devo dire, in questo momento ce ne sono meno di quanto le mie sensazioni indicavano. Solo che le mie sensazioni non contano i cadaveri, ma la disperazione. Come i disperati veicolano la loro angoscia, io lo posso solo immaginare. In quel senso, la disperazione degli angosciati è molto superiore alla mia capacità di immaginare lo sbocco della loro angoscia.

28 aprile 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
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lunedì 26 aprile 2010

I cittadini presentano i problemi urgenti ad un Consiglio Regionale Veneto ostile ai cittadini.

In calle XXII Marzo, all’imbocco della calle che porta a Palazzo Ferro Fini, oggi 26 aprile 2010 hanno manifestato una serie di comitati che presentavano istanze sociali palesemente in contrasto con i propositi della giunta Zaia.
Dal gruppo “Donne in Movimento” ai gruppi ambientalisti del territorio come “L’assemblea permanente contro il rischio chimico” di Portomarghera, e i comitati “Rifiuti Zero di Treviso e Venezia” con l’arrivo di rappresentanti di cittadini da Verona e Vicenza.

Le istanze presentate andavano dalla liberalizzazione dell’uso dell’RU486, alla necessità di fermare l’inceneritore SG31, alla necessità di controllare, disciplinare ed eventualmente bloccare gli inceneritori che gli industriali vogliono costruire nel trevigiano, oppure l’imposizione del crocifisso con la relativa (e che piaccia o meno è un’autorizzazione che Zaia vuole dare alla chiesa cattolica) autorizzazione alla chiesa cattolica, capeggiata da loschi figuri a Venezia come Scola, di stuprare bambini costringendoli in ginocchio davanti al crocifisso e sottraendoli ai diritti sanciti dal dettato Costituzionale. Non dimentichiamo che Zaia con la sua ignoranza morale e sociale (uno che finge di confondere i giapponesi della seconda guerra mondiale con i vietcong: i soldati dell’impero giapponese che hanno perso con gli USA con i “comunisti” che hanno sconfitto gli USA. Una condizione che qualifica la sua immoralità tesa a sputtanare e ad offendere...) sbandiera un federalismo che può solo danneggiare le condizioni di vita dei Veneti. Vi ricordate quando sbandierava le ronde come una panacea dei mali del territorio?
La mancanza di un progetto politico e la minaccia di aggredire le Istituzioni messe in atto da Zaia, non tranquillizzano i cittadini. Intanto, il comune di Venezia ha fatto ricorso al Tar contro la delibera regionale che riavvia l’SG31, ma già abbiamo constatato come la Giunta Regionale, quando si tratta di aggredire la Costituzione della Repubblica, se ne sbatte le palle delle sentenze del TAR. E con Zaia il problema sicuramente si ripropone.
A questi cittadini non sta bene riempirsi di diossina o continuare a riempire di diossina né la laguna di Venezia, né il territorio della regione Veneto; a queste organizzazioni non sta bene uno Stato confessionale consegnato al terrore della chiesa cattolica. Presenti alla manifestazione c’erano anche le bandiere dell’UAAR.

E’ possibile contattare i gruppi che hanno organizzato la manifestazione:
Per l’Assemblea permanente per il rischio chimico di Marghera:
http://margheraonline.it/

Per Donne in Movimento, il gruppo su Fecebook:
http://www.facebook.com/group.php?gid=48391974832#!/group.php?gid=65583971398&v=wall&ref=search

Donne in movimento mi ha ricordato Lotta Femminista degli anni ’70.
Alcune foto della manifestazione (nota le foto sono scaricabili liberamente, come tute le foto che posto, qualora a qualcuno servissero le foto della manifestazione è pregato di contattarmi):





















Una piccola delegazione è stata ricevuta da Puppato e Bortolussi, l'opposizione. Hanno preso nota e poi si vedrà.
Questo è l’articolo de Il Gazzettino di ieri con cui veniva annunciata la manifestazione:

Il Gazzettino di Venezia e Mestre,
25 aprile 2010, pagina 17

MOGLIANO – (N.D.) Tornano a manifestare gli amministratori comunali e gli ambientalisti che si battono contro gli inceneritori per rifiuti di derivazione industriale che Unindustria insiste di voler realizzare a Bonisiolo di Mogliano e a Nerbon di Silea. I Comitati “Rifiuti Zero di Treviso e Venezia” hanno organizzato per domani, lunedì, un presidio davanti a Palazzo Ferro Fini sede della Giunta regionale.«È molto importante partecipare numerosi al presidio – spiega Marcella Corò del comitato No Inceneritori – per ricordare ai nuovi amministratori della Regione che bisogna accantonare definitivamente i progetti di Unindustria, avviando finalmente la raccolta differenziata anche per i rifiuti prodotti dalle attività industriali e artigianali come si sta facendo con successo per i rifiuti urbani. A manifestare con noi – aggiunge Corò – ci saranno anche i rappresentanti dei Comitati che si battono contro l’inceneritore di Cà del Bue a Verona e del Comitato di Marghera contro il già approvato progetto SG31. Dobbiamo vincere la battaglia in favore della salute dei cittadini e in difesa dell’ambiente».
E’ sicuramente necessario che i cittadini presentino le loro esigenze e si facciano sentire.
In caso contrario non si lamentino se poi perdono la società, i diritti, la Costituzione e si ritrovano rinchiusi in un campo di sterminio. Perché questo è il pericolo
.

A manifestare sono andati cittadini, non amministratori.

Ciò che soffia non è la brezza di primavera;
sono moti dello spirito
che sferzano le fronde dell'anima,
e annunciano la tempesta;
la tempesta perfetta della
nostra vita.
26 aprile 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
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sabato 24 aprile 2010

La crisi economica del Veneto e la distruzione della società: i costruttori di miseria sociale!


Quando si parla di crisi economica non ci si riferisce alla bolla speculativa che è arrivata dagli USA, almeno non solo ad essa. Ci si riferisce piuttosto all’uso che se ne fa della bolla speculativa con cui occultare le trasformazioni della struttura socio-economica provocando, alimentando e proteggendo, forme di aggressione alla società civile.
Non esistono fattori che permettano alla crisi economica attuale di modificare il suo corso. Anzi, la ripresa della produzione in Cina fa ipotizzare un’ulteriore diminuzione della produzione in Italia con un parallelo aumento del lavoro nero, sottopagato, schiavizzato.
Quattro casi di situazione economica.
La situazione del petrolchimico di Marghera, la situazione dei vongolari, la situazione dell’uso del lavoro nero e del caporalato in Veneto e la distruzione della struttura educativa dello stato.
Non si tratta di notizie da prima pagina sui giornali, sia nazionali che locali. Sono notizie nascoste all’interno delle edizioni provinciali e nascoste sotto un cumulo di pubblicità che nessuno legge e, per contro, i giornalisti si guardano bene dal mettere in luce le conseguenze che avranno.
Iniziamo con la chimica di Marghera e con le prese per i fondelli messe in atto dal governo Berlusconi e dal governo leghista e berlusconiano in regione.
Cominciamo con le ditte appaltatrici, quelle imprese che negli anni ’70 dichiararono guerra agli operai della manutenzione del petrolchimico nel tentativo di distruggere gli operai delle fabbriche e appropriarsi di guadagni con manodopera sottopagata, con meno diritti e più controllabile:
CHIMICA Crisi delle imprese d’appalto
l’assessore Malaspina le convocaIntanto i lavoratori scioperano
(Sabato 24 Aprile 2010)

Era metà febbraio quando l’assessore, Massimiliano Malaspina, convocò in Provincia i titolari delle più importanti imprese di appalto che operano al petrolchimico e nella raffineria di Porto Marghera per le manutenzioni degli impianti. L’intenzione era quella di unire le forze per permettere a quelle realtà imprenditoriali di restare sul mercato. La situazione ora sta peggiorando di giorno in giorno: ieri i lavoratori di queste imprese hanno scioperato per due ore perché le loro aziende hanno perduto gli appalti e «dalla prossima settimana si cominceranno a vedere gli effetti con cassa integrazione e licenziamenti - commenta Luca Trevisan, segretario Fiom-Cgil che chiede alla Prefettura di convocare le appaltatrici -. Le industrie hanno rinnovato i contratti al massimo ribasso, riducendo l’occupazione, la qualità del lavoro e la sicurezza». L’assessore Malaspina ha riconvocato le imprese per venerdì prossimo, 30 aprile, auspicando che partecipi anche Confindustria, che la volta precedente invece non si era fatta vedere: «Concorderemo assieme la strategia per tutelare le nostre imprese nei confronti dei grandi colossi che negli anni hanno investito sul nostro territorio che tanto ha dato loro nel tempo. Bisogna agevolare, nella massima trasparenza, le nostre imprese che non possono essere tagliate fuori da eventuali ditte provenienti da altre parti del paese con dubbia capacità lavorativa, ma magari con prezzi più bassi, rovinando così il tessuto socio economico della provincia di Venezia».


Tratto da:
http://carta.ilgazzettino.it/MostraStoria.php?TokenStoria=548008&Data=20100424&CodSigla=VE


Se da un lato gli operai di Porto Marghera si sono dimenticati di far parte di una società civile preferendo schierarsi con il governo Berlusconi e ignorando i problemi di Marghera, dall’altro lato appare evidente che sono stati presi per i fondelli. Marghera assiste quasi indifferente all’agonia del Petrolchimico e alla devastazione sempre maggiore del suo territorio:
Sorpresa, Montefibre è «scomparsa»
Sabato 24 Aprile 2010)

Hanno trattato per mesi su un piatto che non c’è. Se uno va in via della Chimica e guarda l’entrata di Montefibre che fino a poco più di un anno fa, prima di essere chiuso, produceva fibre acriliche, vede ancora tutto a posto, come se potesse riaprire da un momento all’altro. Ma è solo un’illusione ottica, quella fabbrica dev’essere abbattuta, e al più presto. Nel contratto con il quale l’Autorità portuale di Venezia (Apv) si è impegnata ad acquistare i 67 ettari di Montefibre è scritto, in buona sostanza, che Apv non verserà un centesimo dei 68,6 milioni di euro pattuiti fino a che tutti i capannoni non saranno stati abbattuti. È un contratto vincolante, approvato dal Tribunale di Milano nell’ambito della ristrutturazione del debito del gruppo che, in tal modo, evita il fallimento. A dire il vero la cosa era già scritta lo scorso febbraio nel piano che Montefibre aveva presentato, appunto, al Tribunale, ma negli incontri che ci sono stati «non era stata confermata. Montefibre ha venduto la pelle dell’orso, e ci hanno fatto trattare per mesi su una cosa inesistente» ha commentato Ivan Palasgo, presidente della cordata "Nuova Marghera" dell’Apindustria Venezia che intende riaprire la fabbrica per produrre principalmente l’innovativa fibra al carbonio. Il rappresentante del ministero dello Sviluppo economico, presente all’incontro che ieri mattina si è tenuto a Milano, ha proposto di riconvocare le parti a Roma per cercare una soluzione alternativa. «Ho chiesto e ottenuto che la prossima volta siano convocate anche le istituzioni locali perché per attuare la "soluzione b" occorre anche il loro impegno». L’alternativa possibile è spostare la fabbrica in un altro posto, non distante da dove si trova adesso. E, in proposito, l’Autorità portuale veneziana ha ribadito il suo impegno ad «individuare un’area idonea che non interferisca con i progetti di sviluppo portuale e logistico in area ex Syndial ed ex Montefibre. Progetti che potranno conseguire un livello occupazionale fino a 100 lavoratori nella fase di bonifica, e quasi 1000 occupati all’operatività del sito». Quanto al progetto di "Nuova Marghera" ieri il responsabile di Ambromobiliare, l’advisor pronto a finanziare l’operazione, ha illustrato il piano industriale: investimento di 61 milioni di euro, inizio attività nel 2011, a regime nel 2013; apertura di un laboratorio di ricerca, produzione di 2 mila tonnellate di fibra di carbonio completa, già carbonizzata, 270 operai occupati a regime. «Uno spostamento della fabbrica ci impone di rivedere alcuni parametri del business plan, e il Ministero dovrà tenere conto del fatto che l’operazione sarà rallentata e quindi anche il riassorbimento degli operai - ha concluso Palasgo -. Ma per noi si può fare, sempre se i costi non saranno improponibili».


Tratto da:
http://carta.ilgazzettino.it/MostraStoria.php?TokenStoria=548012&Data=20100424&CodSigla=VE

Ora passiamo alla stupidità dei capparozzolanti: loro propongono la merce e il mercato può o non può assorbire la merce. Se i caparozzolanti di Chioggia hanno fatto una guerra contro la società civile, la società civile, subita la loro aggressione (le loro scelte sociali e politiche), non è in grado di assorbire il prodotto che loro propongono perché loro (con le loro scelte) hanno abbassato gli stipendi e le possibilità di reddito delle famiglie. Forse puntano decisamente a costruire una centrale nucleare a Chioggia e a passare il resto della loro vita a prendere una pillola al giorno perché non si scateni il cancro alla tiroide.
I commercianti non possono sapere quanto prodotto verrà comperato perché anche l’Associazione dei Commercianti ha lavorato per immiserire la società civile e favorirsi dei vantaggi a discapito della società. Ma quando si danneggia la società civile, non è detto che il commerciante possa avere necessariamente dei vantaggi.
Come per i vongolari l’obbiettivo è quello di sopravvivere, così per i commercianti è aumentare il margine di profitto per compensare il mancato guadagno dovuto alla diminuzione delle possibilità di acquisto da parte dei cittadini. I vongolari, come i commercianti, si sono dimenticati che i loro profitti sono garantiti solo dalla ricchezza diffusa nella società. Quando la ricchezza diffusa nella società viene aggredita, come fa il sindaco leghista di Chioggia, anche le loro possibilità di guadagno sono aggredite.
Riporto:

Prezzi a picco, fermi i vongolari
«In questa situazione non conviene pescare». Braccio di ferro con i commercianti
Marco Biolcati
(Sabato 24 Aprile 2010)

Tutti fermi per il prezzo delle vongole. Ieri i caparozzolanti hanno incrociato le braccia e non hanno pescato. Dal mattino fino al tardo pomeriggio gli incontri si sono susseguiti a ritmo incalzante, era infatti necessario trovare una soluzione per un comparto sempre più in difficoltà economica. Alle riunioni hanno partecipato tutti i rappresentanti delle cooperative e dei consorzi della gronda lagunare, da Comacchio fino a Marano. I lavori sono cominciati alle 10.30 nella sede dell'Aspo. Prima un incontro tra i pescatori e i propri rappresentanti, poi, nel pomeriggio, una seconda riunione con i commercianti. Il messaggio è stato chiaro: sotto i 3 euro al kg non c'è guadagno ed è meglio non andare a pescare. Nei giorni scorsi sembrava fosse stato raggiunto un accordo e, tenendo la soglia dei 3 euro, tutto è filato liscio. È bastata però la voce che qualcuno avesse venduto vongole a meno soldi per far collassare nuovamente il sistema. «Controllo e gestione devono essere le nuove parole d'ordine - afferma il direttore di Coopesca Alberto Corrieri - daremo vita anche a un'associazione no profit per tenere sotto controllo la situazione ed evitare di pescare senza guadagno». Braccio di ferro finale nel pomeriggio con i commercianti, con i quali si è ottenuto che a Chioggia da lunedì il prezzo delle vongole non sarà mai inferiore ai 3 euro. Nelle zone di Goro e Comacchio invece il prezzo rimarrà sui 3 euro e 30, con guadagno maggiore per i pescatori. «L'obiettivo è di ridurre questa forbice - afferma Corrieri - portare il prezzo anche a Chioggia attorno ai 3.15 sarebbe la cosa migliore». Alcuni commercianti hanno fatto presente che il prezzo rimane basso perché c'è poca richiesta rispetto alla quantità di prodotto: «Su questo argomento - conclude Corrieri - la parola d'ordine deve essere programmazione. Se è vero che c'è meno richiesta i commercianti devono farci sapere con cadenze regolari quanto prodotto serve in modo da permetterci di organizzare il lavoro e il numero di uscite».

Tratto da:
http://carta.ilgazzettino.it/MostraStoria.php?TokenStoria=548087&Data=20100424&CodSigla=VE


La scoperta che gli industriali di Treviso importano manodopera extracomunitaria ha sconcertato?
Gli industriali di Treviso, con l’appoggio di Gentilini e Gobbo, hanno sempre importato extracomunitari per sostituire gli operai nelle aziende. Quanto sia grave dal punto di vista processuale la vicenda, lo diranno i magistrati, ma che gli industriali avessero sia delocalizzato, sia fatto arrivare decine di migliaia di extracomunitari (molti per alimentare i circuiti della droga, visto che siamo a Treviso) per danneggiare gli operai del Veneto, era una cosa risaputa. Il razzismo di Gentilini, Gobbo e Bitonci, avevano come fine l’aggressione ai livelli di vita degli operai del Veneto. Il loro obbiettivo era quello di distruggere i livelli di vita del Veneto.
Caporalato, sconcerto tra gli operai
Manodopera abusiva, la Maeg:
«Dipendenti retribuiti e controllati dalle imprese appaltatrici»
(Sabato 24 Aprile 2010)

«Cos'è successo? Non ne sappiamo proprio nulla». Così gli operai all'uscita dal lavoro: tra sconcerto e sorpresa. Chiedono di mantenere l'anonimato e cadono dalle nuvole quando si fa riferimento a quanto apparso sui giornali: «Lo sentiamo per la prima volta ora. Fino ad oggi non ne avevamo mai sentito parlare». Ai lavoratori dell'azienda con sede principale in via Toniolo nella zona industriale di Vazzola, dunque, la vicenda appare del tutto nuova. Si tratta di alcuni dei 300 dipendenti che fanno parte dello staff della società specializzata nel settore della carpenteria metallica, sia leggera che pesante, e che conta un fatturato di circa 50-60 milioni. In base a quanto spiegato dalla Guardia di finanza provinciale, si tratterebbe di operai stranieri portati in Italia da aziende del territorio per lavorare nei propri capannoni, ma senza assicurazioni e contributi. «Si tratta di contratti di appalto stipulati alla luce del sole» replica Raffaella Maccari dell'ufficio legale Maeg spa. «La legge Biagi non vieta la stipula di contratti di appalto anche nel caso in cui, per la tipologia del servizio, essi debbano essere svolti nella sede del committente e li ritiene leciti anche nel caso in cui essi non riguardino un "prodotto finito" bensì l'esecuzione di una parte o una fase della lavorazione. Nel caso specifico, come comunica l'azienda, si trattava di «Prestazioni specializzate di assemblaggio e saldatura da svolgersi, necessariamente, presso gli stabilimenti della Maeg. Ciò che conta è il fatto che il personale impiegato fosse assunto, retribuito, diretto e controllato dalle imprese appaltatrici, come è avvenuto in questo caso». Indagini scattate da una semplice verifica sui bilanci dell'azienda dalla quale è emerso come all'aumentare del volume d'affari non corrispondeva un conseguente aumento dei costi del personale. «Una spiegazione a tutto questo - continua Maccari - non può non essere ricondotta alla conclusione di contratti di appalto, i cui costi sono stati regolarmente sostenuti dalla società».

Tratto da:
http://carta.ilgazzettino.it/MostraStoria.php?TokenStoria=547701&Data=20100424&CodSigla=TV


La distruzione della scuola pubblica, da un lato favorisce le scuole private dell’organizzazione cattolica e dall’altro alimenta quella criminalità tanto cara a Gentilini, Gobbo, Tosi, Bitonci e Maroni. Tutto risponde ad un piano preciso: aggravare le condizioni di vita delle scuole per distruggere la società civile. A differenza dei paesi Europei in cui, in piena crisi, si stanziano fondi maggiori per la scuola come risorsa e ricchezza della società tutta, in Italia si risparmia sulla scuola.
La scure si abbattesu 373 insegnanti
(Sabato 24 Aprile 2010)
Maura Bertanzon
Più studenti, meno professori. E molti anche. I primi numeri sugli organici e sulle nuove iscrizioni forniti dall'ufficio scolastico regionale confermano le previsioni infauste che già da tempo aleggiavano sulla scuola trevigiana. La riforma Gelmini, unita ai tagli richiesti dal ministero dell'Economia, ha prodotto i suoi effetti, in una giostra che sembra avere un meccanismo inversamente proporzionale: più si appesantisce il piatto del numero degli allievi, più si alleggerisce quello degli insegnanti. E del numero di classi. Soprattutto negli istituti superiori: gli iscritti in prima aumentano di 1.122 unità, su un totale di 35.989 studenti. Ma la quota di docenti previsti passa da 3.224 a 3.016. Ovvero: meno 208 presenze, pari a un meno 6,45 per cento. In diminuzione, come il numero di classi. «Un'operazione possibile», spiega l'assessore provinciale all'Istruzione, Carla Puppinato. «Perché secondo le disposizioni ministeriali, si può arrivare anche a 33 allievi per classe». Le superiori sono quelle che soffrono di più. Ma alle medie inferiori non va comunque meglio: meno 46 professori, pari a un calo del 2,17%, nonostante una popolazione scolastica in aumento di circa cento unità. Brutta aria anche alla scuola primaria, con una diminuzione di 135 docenti (meno 3,9%), a fronte di una crescita di circa 200 alunni. In tutto, fanno 373 insegnanti (16 in più nelle scuole dell’infanzia) . Quasi un quarto rispetto al taglio regionale di 1633 posti. I dati non sono ancora definitivi: per gli studenti, si dovrà attendere il numero dei respinti. Per i docenti, il provveditorato provinciale dovrà far quadrare il cerchio sulle varie classi di concorso. «Prima di giugno non avremo dati certi», commenta l'assessore Puppinato. «So però che è aumentata la scelta per i licei. E anche per gli alberghieri, con una crescita anche dei ragazzi disabili e delle richieste da altre province, che dovremo respingere». Faticano, per contro, gli istituti tecnico-professionali: «C'è stato un calo. Dobbiamo ancora verificare i dati, ma potrebbe essere dovuto a una minore presenza di ragazzi stranieri. Una tendenza, del resto, già iniziata l'anno scorso».

Tratto da:
http://carta.ilgazzettino.it/MostraStoria.php?TokenStoria=547557&Data=20100424&CodSigla=TV


Non è la bolla speculativa che è arrivata dagli USA a fare la crisi, ma una precisa volontà politica. Scelte politiche e scelte criminali che hanno trovato la loro sintesi nell’amministrazione della regione del Veneto.
Non sarà strano se si scoprirà a breve che qualcuno ha “truccato” i conti dello Stato nascondendoli sotto la vernice della propaganda.
Queste notizie appaiono come dei trafiletti insignificanti di giornali locali, ma se voi fate qualche calcolo vi accorgerete che i posti di lavoro in pericolo o saltati sono circa un migliaio e coinvolgono circa 5000 persone.
Cinquemila persone che non acquisteranno nei negozi dei commercianti del Veneto!
E’ la crisi che appare solo nelle statistiche dimenticandoci che sono persone con nome e con cognome, ma nessun giornalista vuole che si parli del dramma che il Veneto sta vivendo in questo momento. Intanto gli indiani, che si accontentano di poco, acquistano i negozi di frutta e verdura. I cinesi aprono le imprese commerciali e gli extracomunitari in genere offrono merce a basso prezzo nei mercati rionali o nelle fiere.

25 aprile 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

venerdì 23 aprile 2010

Il convegno: “Riciclo dei rifiuti speciali buone pratiche ed esperienze Venete”. Strasse, ossi e ferro vecio!


Dietro al riciclaggio dei rifiuti si nascondono affari miliardari.
Questo è il senso trasmesso dal convegno su “Riciclo dei rifiuti speciali buone pratiche ed esperienze Venete” tenuto presso la Provincia di Venezia in Via Forte Marghera a Mestre il 23 aprile 2010.

La città come una miniera dai cui rifiuti si ricavano miliardi riciclando i rifiuti che nel riciclo diventano materie prime.
Non stiamo parlando solo di ecologia o di protezione dell’ambiente, ma di fare affari in modo intelligente.
Fare MILIARDI in modo intelligente trasformando le città in miniere dai cui rifiuti estrarre materie prime che entrano nel ciclo produttivo in concorrenza con le materie prime importante o ottenute mediante la distruzione di risorse naturali. In sostanza, il riciclaggio è fonte di grandi profitti.
Basta pensare alla carta, al vetro, ai metalli, ai prodotti chimici, alla plastica, al legno e al compostaggio.
Ora, dove c’è profitto c’è concorrenza.
Chi detiene la struttura di smaltimento di rifiuti detiene una struttura che va finanziata. Chi detiene una struttura di riciclaggio di rifiuti detiene una struttura che si finanzia (in gran parte) col profitto della rimessa in circolo di prodotti ottenuti col recupero dei rifiuti.
Si trovano in gioco interessi contrapposti e conflittuali. Lo smaltimento dei rifiuti in loco obbliga le aziende a tener conto dei costi di smaltimento ( e in quest’azione l’intervento di mafia e di delinquenti senza scrupoli è stato pesante). Nello stesso tempo chi gestisce lo smaltimento dei rifiuti, sia con il recupero che con gli inceneritori, si trova in possesso di un forte potere di contrattazione nella società civile.
Io ho assistito solo in parte al convegno su “Riciclo dei rifiuti speciali buone pratiche ed esperienze Venete”, ma è stato sufficiente per comprendere, come ha affermato un relatore, che le città sono considerate delle miniere da cui estrarre materie prime per altre lavorazioni. I costi dello smaltimento dei rifiuti possono intervenire (e sappiamo che non interverranno ma costituiranno un valore aggiunto per chi farà il riciclo) ad abbassare i costi per i cittadini.
La città come una miniera e i rifiuti come un bene prezioso per alcuni capitalisti riciclatori. E’ questa forse, l’informazione che manca ai cittadini i quali, troppo spesso, ascoltano discorsi pietisti sulla “protezione dell’ambiente” e non sugli affari che possono derivare dall’uso corretto dei propri rifiuti.
Voglio presentare una serie di immagini del convegno nella speranza di far comprendere agli ecologisti che forse è ora di cessare di parlare di “difesa dell’ambiente”, ma di affari che può affare la città con i propri rifiuti (per inciso: MOLTI GIA’ LO FANNO!) permettendo così la salvaguardai dell’ambiente umano.



















































Spero che la sequenza delle fotografie, anche senza didascalia, renda l'idea della posta sociale in gioco.

Gli industriali stanno approntando gli inceneritori e i termovalorizzatori, ma altri industriali stanno pensando come appropriarsi di altri rifiuti. Si tratta solo di iniziare e di attivare quel processo di riutilizzo che spesso viene ignorato da troppi amministratori in funzione di soluzioni più in linea con i loro interessi monetari.
In fondo aveva molte ragioni quell’uomo che, quand’ero bambino, urlava: “strasse, ossi e ferro vecio” dandoci le 10 lire per ogni chilo di ferro che raccoglievamo.
Si tratta di passare dalle 10 lire di allora ai miliardi di oggi.


Scrive Il Gazzettino di oggi 24 aprile a proposito del convegno:

Rifiuti, la Provincia«stoppa» i progetti

L’assessore Dalla Vecchia invita la Regione a varare il nuovo piano
e a sospendere il giudizio sugli inceneritori di Mogliano, Sg 31 e Alles
(Sabato 24 Aprile 2010)

«La Regione prosegua con decisione nel percorso di formazione del nuovo piano dei rifiuti speciali e, nel frattempo, sospenda ogni giudizio e decisione sul rilascio delle autorizzazioni per l’inceneritore di Mogliano, SG31 ed Alles». L’ha detto l’assessore provinciale all’Ambiente, Paolo Dalla Vecchia, parlando ieri pomeriggio al convegno dedicato al riciclo degli scarti e dei sottoprodotti di origine industriale, promosso da Ca’ Corner al Centro servizi di via Forte Marghera in collaborazione con la Rete ambiente veneto dei comitati riuniti. «Senza questo piano regionale non sarà possibile dare ai Comuni e alle imprese private le risposte che chiedono sulle modalità e sui tempi di gestione e si rischia d’imboccare delle scorciatoie dannose per il territorio», ha spiegato Dalla Vecchia. D’altronde, alcune buone pratiche ed esperienze già attive più parti dimostrano che il riciclo dei rifiuti speciali è possibile ma anche conveniente non solo dal punto di vista ecologico ma pure economico. «Si tratta - ha sottolineato Michele Boato, presidente dell’Ecoistituto veneto - di effettuare una svolta culturale, passando dalla logica dello smaltimento, con la discarica e poi con l’inceneritore, a quella della raccolta differenziata». Il riuso non potrà essere totale, ma certamente potrebbe interessare una grossa fetta dei rifiuti nell’ordine del 60-65 per cento di quanto viene prodotto, così come per l’ambito urbano. Il convegno ha offerto una panoramica sulle tecnologie già esistenti, con l’intervento di esperti in materia nonché sulle prospettive future, confermando che già adesso è possibile fare molto. «Pensando ad alcune linee guida - ha sostenuto Boato - il piano regionale deve stabilire il principio di prossimità e incidere nei processi produttivi e distributivi per ridurre la quantità e la pericolosità dei rifiuti speciali e per aumentare le caratteristiche del riciclo». Obiettivo che, peraltro, darebbe un importante impulso anche all’occupazione, visto che i dati del Consorzio nazionale imballaggi evidenziano che per ogni 15 posti di lavoro creati per il recupero e il riutilizzo se ne crea solo uno per le discariche e gli inceneritori. (a.spe.)
Tratto da:
http://carta.ilgazzettino.it/MostraStoria.php?TokenStoria=548032&Data=20100424&CodSigla=VE

I giornalisti de Il Gazzettino hanno seguito il convegno in maniera estremamente superficiale, oppure, ed è più probabile, erano più interessati a sottolineare le esternazioni dell’assessore che non al convegno vero e proprio.
24 aprile 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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mercoledì 21 aprile 2010

La malattia dei veneti: arroganza per coprire il fallimento psico-emotivo che la chiesa cattolica impone loro.



Due casi recenti, ma le motivazioni sono solo scuse con cui gli inquirenti soddisfano la curiosità di pubblico e di giornalisti.
Due casi che avrebbero ammazzato e si sarebbero ammazzati comunque: sia che lei fosse rimasta anziché manifestare il suo intento di andare in Francia sia che lui fosse stato pagato dei soldi che i debitori gli dovevano.
Dario Brazzo e Francesco Rizzi erano persona malate. Malate dentro. Incapaci di affrontare le condizioni della loro vita in quanto educati nella “speranza” cristiana che porta le persone alla morte. Se lei non avesse deciso di lasciarlo e i creditori avessero pagato, probabilmente suicidi ed omicidi sarebbero stati posticipati, ma sarebbero avvenuti comunque.
Tutta gente malata dentro, come lo sono i veneti che si consolano grazie al fatto che altri si suicidano rendendo psicologicamente meno amara la loro esistenza attuale e posticipando, di fatto, il loro suicidio finché anche loro, prima o poi, alimenteranno la cronaca dei suicidati.
C’era un contadino dell’Altopiano di Asiago che un giorno mi raccontò del momento della morte di sua moglie. Mentre stava sul letto di morte chiamò il prete cattolico e gli disse: “Io sono stata una donna corretta per tutta la vita e ora vedi di andare a fan cu.lo te e quel miserabile del tuo dio!” Non so se queste furono le parole esatte, ma questo era il senso che per quella donna era “verbalmente violento” del disprezzo che provava per la morale e gli obblighi che le erano stati imposti e che avevano distrutto la sua vita rendendola difficoltosa.
Avrebbe potuto Dario Brazzo o Francesco Rizzi fare altrettanto? Loro si sentivano abbandonati dal dio padrone e questo ha reso i problemi che vivevano insormontabili.
E’ la malattia dei veneti: il cristianesimo.
Riporto le notizie in breve:
Rovigo. Crisi, imbianchino si impicca:«Grazie a chi non mi ha mai pagato»
Prima di togliersi la vita ha lasciato un biglietto a tre persone
che non hanno saldato i debiti e lo hanno mandato in rovina

ROVIGO (20 aprile) - Ha scelto il garage di casa, si è chiuso dentro e si è impiccato. Dario Brazzo, 50 anni, imbianchino di Villadose (Rovigo) si è ucciso lasciando un biglietto in cui chiede scusa ai figli e "ringrazia" le tre persone che, non avendogli mai dato i soldi che gli dovevano, hanno causato il suo dissesto finanziario, spingendolo a togliersi la vita.L'uomo, che abitava con la moglie e i figli a Villadose, era titolare di una ditta individuale e faceva l'imbianchino per privati e aziende. Ma negli ultimi tempi il calo di lavoro, unito ai mancati pagamenti, ha mandato in crisi la sua attività, facendolo precipitare nella disperazione. Dei suoi problemi non aveva parlato con nessuno, nemmeno con i suoi familiari, che ieri sera hanno scoperto il suo corpo appeso in garage: «Mio padre era un gran lavoratore che non ci ha mai fatto mancare nulla - racconta il figlio Andrea, 25 anni - ma da due mesi a questa parte si era chiuso in se stesso. Io gli chiedevo "cos'hai papà?", cercavo di spingerlo a confidarsi, lui però non lo ho mai fatto perché evidentemente non voleva farci pesare questa situazione»
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=98768&sez=NORDEST

E a Treviso:

Treviso. Lei vuole lasciarlo, lui la uccide
con un colpo di pistola e tenta il suicidio
Pensionato 61enne di Miane ha sparato alla convivente che
voleva tornare in Francia, poi ha rivolto l'arma contro di sé

TREVISO (20 aprile) - Ha ucciso la convivente con un colpo di pistola, poi ha rivolto l'arma contro di sé per farla finita e ha fatto fuoco: Francesco Rizzi - un commerciante sessantunenne di Miane (Treviso) in pensione - versa ora in gravi condizioni all'ospedale Ca' Foncello di Treviso. Quando i sanitari sono arrivati alla loro abitazione per la donna - Laura Adelaide Leducq, 50 anni di origine francese - non c'era più niente da fare. Secondo quando si è appreso, la donna è stata trovata riversa sul letto, mentre il compagno era steso ai suoi piedi: lei, morta, con un colpo di pistola che le ha trafitto il petto, lui con un colpo alla tempia ma ancora in vita. Stando agli elementi raccolti finora dai carabinieri, all'origine della tragedia ci sarebbe la decisione di Laura Leudcq di lasciare il suo convivente e tornare in Francia. Una decisione alla quale Rizzi ha reagito uccidendola e poi cercando di farla finita. Ancora non si sa con esattezza quando è avvenuta la tragedia, scoperta oggi pomeriggio da Ronnie - il figlio avuto da Rizzi in una precedente unione,che vive a Tambre (Belluno) - che era andato a trovare il padre e ha dato subito l'allarme.Gli investigatori hanno accertato che per uccidere e poi tentare il suicidio Rizzi ha usato una pistola detenuta regolarmente. L'uomo si trova ora ricoverato in rianimazione all'ospedale di Treviso dove i medici lo hanno sottoposto a un intervento chirurgico d'urgenza.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=98790&sez=NORDEST


Noi, che conosciamo la malattia che travolge i Veneti, stiamo sulla riva del fiume a contare i cadaveri delle persone che il cattolicesimo ha portato al fallimento della loro esistenza.

21 aprile 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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domenica 18 aprile 2010

Il sistema economico del Veneto: usura, truffa, arraffare, derubare. Le caratteristiche dell'economia.


Anche quando il la vita fallisce, è necessario mettere in atto delle strategie per sopravvivere.
La strategia migliore è quella di vivere facendo un bilancio continuo fra ciò che è possibile fare e ciò che si vuole fare. Tanto più le illusioni e la speranza cristiana offusca la capacità di critica del presente e tanto più le persone sono oggetto di rapina.
Accade fra i Veneti, ma accade in ogni parte d’Italia.
Le persone non si rendono conto che loro sono sia coloro che costruiscono la ricchezza mediante il lavoro, sia coloro che costruiscono la ricchezza mediane il consumo.
Non si rendono conto che i debiti sono tali solo nella misura in cui hanno ancora qualche cosa con cui pagare i debiti: hanno qualcosa che si può sottrarre loro. Anche il loro corpo!
L’educazione cristiana tende a legare le persone al lusso e costringe la loro psiche a costruire il binomio disponibilità di denaro uguale a “potere di essere”. Cioè, la loro rappresentazione personale nella società non è determinata da ciò che sono come persone, ma da ciò che possono comperare mediante la disponibilità di denaro.
In questa trappola sono delle prede. Bocconi appetibili in una società che fa della rapina del più debole, da parte del più forte, la condizione normale di vita. Una condizione che spinge le persone, pur di sentirsi forti, ad aggregarsi in vere e proprie organizzazioni mafiose al di là dei mezzi con cui agiscono nel territorio.
Mentre un operario (operaio nella testa, non operaio semplicemente come mansione di lavoro) “tutto può distruggere perché tutto ha costruito e tutto può ricostruire”, anche variando la quantità di bisogni che può soddisfare nella società, un imprenditore, nella misura in cui non è in grado di ricattare socialmente l’operaio comprandone la capacità di lavorare, è un fallito perché le condizioni di vita cui aspira passano attraverso la sua capacità di ricattare gli operai.
Ne consegue che all’imprenditore, quando mancano i “crediti bancari” o il potere di terrore che semina mediante le Istituzioni, somma fallimento a fallimento nell’illusione di rientrare in possesso di quel denaro che gli permette di ricattare gli operai e di accumulare altro denaro.
Nella sua forma mentale non è in grado di rinunciare a tutto, vivere con nulla e ricominciare da zero, perché non ha le capacità psichiche di rappresentarsi nella società per ciò che è, costruendosi nella vita giorno dopo giorno, ma solo per ciò che possiede e con cui ricatta la società civile.
Così da ricattatore diventa ricattatore ricattato (come lo è sempre stato) subendo atti che lo spingono all’autodistruzione.
Riporto da Il Gazzettino:

Padova. Strozzino si compra la Ferraricon i soldi dell'usura a un imprenditore
Nel mirino un ristoratore di Teolo consigliato a un imprenditorein crisi (che poi minacciò il suicidio) da un direttore di banca


di Marco Aldighieri
PADOVA (18 aprile) - La crisi economica già nel dicembre del 2005 lo stava attanagliando. La sua azienda tessile nell’Alta Padovana continuava ad avere un calo di ordini. Gli serviva un ingente prestito, altrimenti avrebbe prima dovuto licenziare gli operai e poi veder fallire la sua azienda. L’imprenditore così si è rivolto a un amico. Un conoscente fidato, ma soprattutto il direttore di una filiale di banca del vicentino. Forse pensava che, grazie all’amico, avrebbe ricevuto un prestito dall’istituto di credito. Invece, il direttore di banca, gli ha consigliato di chiedere aiuto al loro comune amico ristoratore. Il cinquantaseienne P.M., titolare di una trattoria a Teolo e proprietario di diversi terreni sui colli Euganei. L’uomo d’affari, ormai con l’acqua alla gola, ha accettato il consiglio. Ha chiamato il ristoratore e gli ha fissato un appuntamento. I due si sono incontrati e si sono accordati. É l’inizio di un incubo per il mercante tessile e di fatto dell'usura. Il ristoratore ha prestato all’imprenditore circa 130 mila euro con un tasso d’interesse del 10 per cento mensile. Ossia l’uomo d’affari gli aveva restituito quasi 230 mila euro almeno fino al marzo del 2008.É infatti nella primavera di due anni fa che il mercante tessile, disperato perchè l'azienda era comunque stata dichiarata fallita e impossibilitato a pagare l’usuraio, spedisce una email all’amico direttore di filiale. Una missiva drammatica. L’imprenditore rivela al direttore di banca che il ristoratore gli ha chiesto un tasso d’usura del 10 per cento e che non riuscendo più a pagarlo ha intenzione di suicidarsi. Il direttore preoccupato avverte i carabinieri di Vicenza. I militari lo trovano a casa. L’uomo appare tranquillo e afferma di non avere mai pensato di togliersi la vita. La vicenda però non convince i carabinieri e in particolare i militari del nucleo investigativo di Padova comandato dal tenente colonnello Antonio Rizzi e dal maggiore Ivan Petracca. Gli inquirenti così sentono il mercante tessile, che oppresso dall’usura in un primo momento teme di parlare, ma poi racconta tutto. Scattano le indagini e i carabinieri scoprono un versamento da 50 mila euro effettuato dall’uomo d’affari nel conto corrente del ristoratore. Quindi nell’abitazione dell’imprenditore tessile trovano le matrici di sei assegni da circa 10 mila euro all’uno a vantaggio sempre del ristoratore. Riescono a bloccarli prima che P.M. gli incassi. Capiscono che il mercante tessile versava a scadenze irregolari soldi al ristoratore. Il quadro a questo punto è completo e P.M. viene denunciato per usura. Inoltre i carabinieri gli sequestrano preventivamente la Ferrari 355 Berlinetta, che P.M. avrebbe acquistato proprio durante il periodo in cui incassava il denaro versatogli dall’imprenditore.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=98516&sez=NORDEST



Banchiere e strozzino lavorano assieme: come fra banche e finanziare che fanno prestiti a gente che sta fallendo sperando di portargli via anche le mutande.
C’è sempre qualche cosa da rubare agli imprenditori, operai, casalinghe, pensionati, falliti per le scelte che hanno fatto all’interno di illusioni che l’educazione cristiana ha imposto loro.
Come vengono educati a sperare nell’arrivo del dio padrone sulle nubi con grande potenza, così sperano nel colpo di fortuna, nel miracolo del criminale Antonio da Padova, o nella benevolenza di associazioni istituzionalizzate di rapina come le finanziarie, alle quali lo Stato si è ben guardato dal mettere un freno nelle loro attività di devastazione sociale.
La miseria si somma a miseria.
Se lo strozzino con la ferrari fa cronaca, non lo fa la disperazione di migliaia di casalinghe, pensionati, persone a basso reddito indebitate con mutui. La logica sociale è fatta in modo da aiutare lo stozzinaggio e l’immiserimento delle persone: non arrivano aiuti dai comuni, dalle provincie o dalle regioni se non quando (e quasi sempre solo per riempirsi la bocca di stupidaggini da parte di politici locali falliti) una persona è fallita e alla disperazione. In compenso arrivano forti sovvenzioni agli enti caritativi, come l’organizzazione criminale Caritas, che distribuiscono i “piatti di minestra” ai falliti in modo da limitare i suicidi sociali ed evitare che gli Enti Istituzionali siano costretti a emettere provvedimenti di tutela nei confronti della società civile nel suo insieme contro chi tenta di trasformare i cittadini in barboni.



18 aprile 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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mercoledì 14 aprile 2010

Colpisce ancora l'angoscia, la malattia dei Veneti: uccide la moglie, si spara, dieci figli orfani!


Foto: modello di un cimitero dei Veneti preromani ricostruito al museo di Altino. Erano cimiteri di persone che guardavano al futuro. Ora, i cimiteri cristiani, sono cimiteri di disperati.
---
Ci si chiedeva chi fosse stato il prossimo ad ammazzarsi. Questo ammazza la moglie e si spara. Dieci figli ora si devono arrangiare.
Chi gli ha fatto fare di fare dieci figli?
Non poteva abortire?
No! Era necessario creare dolore.
Così il dolore è stato completato e lui ha risolto i suoi problemi sparandosi.
Nello stile che gli è stato insegnato a catechismo: muoia Sansone con tutti i filistei.
Aspettiamo i prossimi suicidi.
Questo è il Veneto che ha votato Zaia: un disperato che si sposa molto bene con i disperati.
Questo è quanto scrive Il Gazzettino:



Venezia. Guardia giurata spara e uccidela moglie con la pistola, poi si ammazza
È accaduto nel pomeriggio a Quarto d'Altino. La coppia ha 10 figli

Al momento del dramma i due più piccoli giocavano in giardino


VENEZIA (14 aprile) - Un veneziano ha ucciso la moglie con un colpo di pistola e poi si è ucciso. È accaduto oggi a Quarto d'Altino, nel Veneziano. L'allarme è stato dato al 113, poco prima delle ore 18, da alcuni vicini di casa della coppia che avevano sentito gli spari.L'uxoricida si chiamava Rino Costantin, 56 anni, moglie era Elsa Stellato, 48. La coppia, che abitava in una casa nella campagna di Quarto d'Altino, aveva dieci figli, ma solo gli ultimi due, di 5 e 6 anni d'età, vivevano con i genitori. Nel momento della tragedia si trovavano in cortile a giocare. Ora sono affidati ai fratelli più grandi, arrivati sul posto dopo essere stati informati dai vicini che avevano chiamato la polizia una volta uditi due spari secchi, inequivocabili. L'uomo, che lavorava come guardia giurata, ha ucciso la moglie sparandole con la propria Beretta 7.65 calibro 9 un colpo alla testa; poi si è puntato l'arma alla tempia e ha premuto il grilletto. La polizia ha trovato i cadaveri in cucina. Nella casa sono attesi tra breve il medico legale e la pm Carlotta Franceschetti.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=98115&sez=NORDEST


E questo è quanto scrive La Nuova Venezia:



Altino, veneziano uccide la moglie con un colpo di pistola e si suicida


Rino Costantin, 56 anni, era il guardiano di una villa di un imprenditore veneziano. La moglie, Elsa Stellato, aveva 48 anni. A fare l'agghiacciante scoperta sarebbero stati tre dei dieci figli della coppia
Ad Altino, nel Veneziano, un uomo ha ucciso la moglie con un colpo di pistola e poi si è suicidato. Rino Costantin, 56 anni, era il guardiano di una villa di un imprenditore veneziano, Giancarlo Zacchello, presidente del Porto di Venezia e di Confindustria di Venezia. La moglie, Elsa Stellato, aveva 48 anni. I due erano padre e madre di una famiglia di dieci figli.L'uomo, che lavorava come guardia giurata, ha ucciso la moglie sparandole con la propria Beretta 7.65 cal. 9 un colpo alla testa; poi si è puntato l'arma alla tempia e ha premuto il grilletto.Sarebbero stati proprio tre dei figli più piccoli, di 6, 7 e 8 anni, a scoprire i cadaveri dei genitori e a chiedere aiuto ai vicini che hanno dato l'allarme al 113, poco prima delle 18.Pare che tra i due ci fossero frequenti dissapori e che i vicini avessero segnalato il caso ai servizi sociali del Comune.Sul posto stanno operando la squadra mobile di Venezia, le volanti e la polizia scientifica della questura lagunare.
(14 aprile 2010)

Tratto da:
http://nuovavenezia.gelocal.it/dettaglio/altino-veneziano-uccide-la-moglie-con-un-colpo-di-pistola-e-si-suicida/1935730


Gli articoli sono simili dal momento che la tragedia, appena avvenuta, ha scarse notizie. Ora si scateneranno i giornalisti per raccogliere notizie e i carabinieri dovranno scoprire il movente. I vicini diranno: “Ma che strano, era una bella famiglia!”
E così il cancro del Veneto si espande e l’angoscia, imposta dai cattolici, continua a fare le sue vittime.
Le ultime notizie dicono che era un uomo violento, che picchiava moglie e figli e che la vita della famiglia era un inferno: probabilmente i carabinieri erano occupati in cose più importanti. Loro sono "servitori dello Stato", non sono al servizio dei cittadini!
Noi che abbiamo la sensibilità per percepire il dolore e l’angoscia di questo Veneto disperato, vediamo le sue vittime scorrere sul fiume della vita. Consapevoli dele tragedie che si stanno consumando in questo momento e che nessuno vuole vedere, ci chiediamo: CHI SARA’ LA PROSSIMA VITTIMA?

14 aprile 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

Questioni ambientali dagli inceneritori(SG 31 e altri) alle centrali nucleari: come si ammazzano i cittadini


PROVINCIA DI VENEZIA - assessorato ambiente


RETE AMBIENTE VENETO - Comitati Riuniti Rifiuti Zero

RICICLO DEI RIFIUTI SPECIALI

BUONE PRATICHE ED ESPERIENZE VENETE

VENERDI’ 23 APRILE 2010 · ORE 15 · MESTRE

(presso: Collegio dei geometri della Provincia di Venezia

all'angolo di Via Forte Marghera e via Hermada)

INTERVENGONO

PAOLO DALLA VECCHIA - assessore ambiente Provincia di Venezia - Una nuova cultura del riciclo di sottoprodotti e scarti industriali
MICHELE BOATO - Direttore Ecoistituto del Veneto - Rete ambiente Veneto Idee guida per un Piano dei rifiuti speciali del Veneto
(da confermare) VALTER FACCIOTTO Direttore CONAI - Il sistema riciclo in Italia
MASSIMO GATTOLIN - Dirigente Politiche ambientali Provincia di Venezia Opportunità e criticità nel recupero dei rifiuti speciali

CARLA POLI - centro riciclo Vedelago TV - Verso il riciclo totale dei rifiuti urbani, degli assimilati e degli speciali
ANDREA GRIGOLETTO Sogesca - Padova le migliori tecnologie per il recupero dei rifiuti speciali
GIOVANNI POLETTI Alter Chemica Selvazzano - Dentro PD Recupero dei prodotti chimici
ALFEO MOZZATO Consorzio C.A.R.P.I. Zero Branco TV - La chiusura del cerchio di Produzione e riciclo di imballaggi in plastica
ETTORE MUSACCHI Consorzio Nazionale Argo - Riutilizzo di gomma da pneumatici nell’asfalto: applicazioni a Noale e Treviso
GERMANO ZANEllA AMIA Transeco Verona - Progetto di centro sociale in materiale in materiale plastico riciclato
BARBARA DAL SASSO cartiere Cariolaro PD - Regole autoimposte e Manuale per il riciclo di materiale cellulosico
ANTONIO CASOTTO - Elite Ambiente Brendola VI - Riciclo di imballaggi industriali
FRANCESCO COSTA - CometFer s. Stino di Livenza VE - Riciclo dei rifiuti metallici: 12 anni di esperienza

RICICLO DEI RIFIUTI SPECIALI

BUONE PRATICHE ED ESPERIENZE VENETE A CONFRONTO
CONVEGNO DI STUDI APERTO A TUTTI

PER INFORMAZIONI

PROVINCIA DI VENEZIA
Tel. 041.2501248 / 200
proveco@provincia.venezia.it

ECOISTITUTO DEL VENETO

Tel. 041.9356666
www.ecoistituto-italia.org



In Foto: La locandina del convegno

Parlare di ambiente e di problemi ambientali è sempre complesso perché, normalmente, le persone non sono abituate a valutare le conseguenze di un’azione. Se oggi immetto nell’aria una sostanza nociva, non agisce come un gas nervino che fa strage di persone, ma altera gli equilibrio biologici dell’ambiente in cui i singoli individui agiscono adattando, a loro volta, il loro fisico e la loro psiche.
Gli effetti dell’inquinamento ambientale non sono immediati, ma agiscono nel tempo e in misura diversa da individuo ad individuo
Spesso le persone che vivono in ambienti inquinati hanno due tipi di atteggiamento. Il primo è una reazione emotiva nei confronti dell’ambiente. Una reazione emotiva che non necessariamente indica esattamente la causa che genera il disturbo psichico, ma che manifesta un profondo malessere fra sé e il mondo in cui vivono. Il secondo è una patologia delirante in cui si generano delle idee di gerarchia bollando come “debole” o “inadeguato” la persona che si ammala. E’ un comportamento derivato da un retaggio psicologico che associava la malattia al peccato impedendo alle persone di analizzare l’ambiente in cui vivevano.
Questo secondo aspetto è il metodo assunto da militari, magistrati, funzionari pubblici in generale. Essi non attribuivano le difficoltà fisiche, le malattie e le morti, delle persone a cause ambientali, ma ad una loro intrinseca debolezza. Il Petrolchimico di Marghera fu una vera e propria macchina da guerra di distruzione ambientale. Migliaia di persone morirono, direttamente o indirettamente, di cancro, altre ebbero i reni distrutti, altri ebbero varie malattie. Tutto questo nell’assoluta indifferenza delle autorità preposte alla salute pubblica che preferivano rispondere con i manganelli e la provocazione alle richieste di salute. Il processo istruito da Casson e le sue conclusioni, dimostra come la magistratura veneziana abbia collaborato, di fatto, con Cefis e altri per ammazzare le persone: se la magistratura avesse agito negli anni ’70 Gori e Tagliercio non sarebbero stati ammazzati da chi voleva farsi propaganda vendicando gli operai ammazzati.

Ci sono delle scelte che ognuno di noi fa all’interno di situazioni di vita in cui la situazione ambientale assume un ruolo drammatico.
E’ l’esempio delle manifestazione anti NATO degli anni ’70 in cui i poliziotti manganellavano i dimostranti. Io le ricordo quelle manifestazioni. E ricordo che si diceva che sul monte Venda c’erano testate nucleari americane. Io non so nello specifico se allora c’erano o non c’erano, ma la sensazione del grande pericolo del monte Venda era netta in gran parte della popolazione.
Ora scopriamo che i militari che ci hanno lavorato stanno morendo. La magistratura o chi di competenza avrebbe dovuto indagare sulle sensazioni delle persone, invece ha preferito bastonare i manifestanti (e come dice Cossiga, intenzionalmente dopo averli provocati: fatti fessi e mazziati).
Ora, molti militari, magari quelli più sensibili a quel tipo di inquinamento (quelli che i deliranti di onnipotenza chiamerebbero “i deboli” ) stanno morendo uno a uno. Un po’ come quelli che andarono nel Kossovo a giocare con l’uranio impoverito.
Riporto il recente articolo de Il Gazzettino:



Padova. Il bunker dei veleni del Venda
fa un'altra vittima: 33esimo militare morto
Incubo radon e amianto: un tumore ai polmoni stronca

un maresciallo che aveva lavorato nella galleria del 1. Roc
di Lucio Piva



PADOVA (13 aprile) - C’è una nuova vittima del bunker dei veleni, scavato nelle viscere dei Colli Euganei. Il maresciallo Giacomo Mentil, 62 anni, da cinque anni in pensione dopo un’intera vita lavorativa passata all’interno della galleria del 1. Roc (Regional Operations Centre) del Monte Venda, è il trentatreesimo nome nella lista dei decessi causati da tumore ai polmoni. Ha lasciato, nella mattinata di domenica, la moglie ed un figlio. E ha smesso di lottare contro un male che non gli ha lasciato scampo, sfilandosi dal drappello di altri 7 sottufficiali dell’Aeronautica, che dopo decenni di lavoro, hanno condiviso con lui, dopo la pensione, mesi febbrili di esami e terapie all’Istituto oncologico di Padova.Il maresciallo Mentil era entrato da allievo alla base del Venda. Ed era uscito, prima del congedo, con il grado di sottufficiale addetto alla difesa aerea. Una vita intera dedicata all’Aeronautica. Rispettosa dei principi di obbedienza, lealtà e fedeltà alla divisa che aveva portato con orgoglio ed onore. Forse per questo, ai primi e terribili riscontri della malattia, si era chiuso in un doloroso riserbo. «Non ne parlava - raccontano i suoi ex colleghi della sezione aponense dell’Unione nazionale sottufficiali Italiani – per un senso di pudore e di riservatezza che l’aveva contraddistinto in tutta la carriera alla dipendenze dell’Aeronautica».Un cinico gioco del caso, ha voluto che la notizia della morte del maresciallo Mentil, arrivasse, nella stessa mattinata di domenica, ai colleghi della sezione impegnati in riunione. Spegnendo sul nascere l’entusiasmo con cui i sottufficiali in congedo ed alcuni ancora in attività avevano accolto, fra gli applausi, la volontà del presidente della Camera, Gianfranco Fini, di trasmettere in via d’urgenza alla commissione parlamentare il dossier sulle morti del Venda, collegato alla richiesta di riconoscimento delle cause di servizio. La telefonata del figlio del maresciallo Mentil, poco dopo che il padre si era spento all’ospedale di Padova, ha avuto un effetto lacerante specie per coloro che da anni combattono contro quel male che li ha colpiti praticamente dal giorno in cui hanno smesso la divisa. «Non so come andare a casa e dire a mia moglie – ha sussurrato con commozione Sergio Proietti, altro sottufficiale in cura al centro oncologico padovano – che Giacomo non c’è più».L’Unione sottufficiali non vuole però arrendersi. Domani alle 15, nella chiesa di Giarre, darà l’ultimo saluto al proprio collega. Ma dal giorno successivo tornerà a bussare alla porta delle Istituzioni con voce ancor più irrobustita dalla preoccupazione. «Siamo decisi – ha detto il presidente della sezione, Leone Grazzini – a chiedere un’audizione al ministro della Difesa, Ignazio La Russa, e al Cocer Interforze. Vogliamo che siano messe in atto tutte le forme di prevenzione per il personale in pensione e per quello in servizio. Ci preoccupano le sorti di quanti si sono congedati ed ora vivono in altre parti d’Italia. Ignari, magari, delle patologie che possono aver contratto». Vogliono insomma giustizia e speranza per quanti convivono da anni con l’incubo del radon e dell’amianto che hanno probabilmente respirato nelle condotte imbottite di eternit delle viscere del Venda. Quando la parola prevenzione non apparteneva al vocabolario della Forze Armate.«Non abbiamo mai sentito la soddisfazione nella ricerca di un colpevole – ha concluso Grazzini – ma la lista dei militari deceduti è troppo lunga per continuare ad ignorare il riconoscimento dei risarcimenti economici alle vedove e ai figli di quanti continuarono ad indossare, anche in condizioni a rischio, una divisa».
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=97855&sez=NORDEST


E’ il modo in cui agisce la distruzione dell’ambiente sull’organismo umano.
Ed è lo stesso modo in cui agiranno inceneritori come SG31 o altri che gli industriali vogliono costruire per far soldi se i cittadini non interverranno in anticipo.
Intervenire in anticipo significa avere delle risposte su che cosa verrà bruciato, a che temperatura, ecc.
Quando poi questo non dovesse avvenire e gli inceneritori inquinassero, la magistratura interviene solo dopo una lunga sfilza di morti e, come per Cefis, andrà a fare sentenze quando i colpevoli saranno morti o i reati prescritti.
Gli ambientalisti peccano di errori di comunicazione. O meglio, qualcuno usa le intenzioni ambientaliste per creare un movimento contrario agli ambientalisti. Affermano: “Gli ambientalisti vogliono punire il singolo cittadino quando non divide il vetro dalla carta.” Non è così: i sindaci leghisti mettono in atto delle azioni per criminalizzare il singolo cittadino, mentre gli ambientalisti vogliono costringere le industrie a comportamenti legali e virtuosi che rispettino l’ambiente, altrimenti dovremmo fare i conti col cromo esavalente disperso nelle falde acquifere e i cancri che insorgeranno.
Gli ambientalisti vogliono modificare il sistema di produzione rendendo responsabili gli industriali delle loro scelte e gli amministratori; i leghisti vogliono criminalizzare il singolo cittadino, magari costruendo campi di sterminio per l’extracomunitario che, dopo che i sindaci hanno distrutto i vespasiani, si permette di orinare per strada anziché nei propri pantaloni.
Lo stesso vale per le centrali nucleari che produrranno migliaia di persone ammalate di cancro in un raggio di cento kilometri dalla centrale nucleare. Negli USA le persone che vivono entro 30 chilometri dalla centrale nucleare devono prendere una pastiglia al giorno di iodio per tutta la vita. Ma non tutte le persone si ammaleranno di cancro e non tutti i bambini avranno insorgenze tumorali nell’età scolare: sono i bambini deboli (o le madri che vivono nel peccato) e non la relazione individuo e ambiente dove chi ha modificato l’ambiente per i suoi interessi è responsabile della strage.
Si tratta di discutere del modello sociale di sviluppo energetico anziché rincorrere i deliri di industriali falliti.
I cittadini che hanno preso malattie per l’inquinamento non vanno in regione a prendere per il collo Galan, si leccano le ferite e i loro familiari dicono “Oh poverino!”; chi non ha preso malattie non vede perché dovrebbe occuparsi di un ambiente che avrà effetto su di lui fra 10, 15 o venti anni.
Per questo chi ha una certa sensibilità nei confronti dell’ambiente si trova spesso da solo in quanto la sua percezione delle trasformazioni che avvengono nell’ambiente non sono razionalmente condivise da chi, invece, vive psicologicamente ed emotivamente separato dall’ambiente. E spesso le Istituzioni aggrediscono la sua sensibilità per impedire di essere accusate di comportamenti omissivi quando non criminali in quanto conniventi.

14 aprile 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it