La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

sabato 24 aprile 2010

La crisi economica del Veneto e la distruzione della società: i costruttori di miseria sociale!


Quando si parla di crisi economica non ci si riferisce alla bolla speculativa che è arrivata dagli USA, almeno non solo ad essa. Ci si riferisce piuttosto all’uso che se ne fa della bolla speculativa con cui occultare le trasformazioni della struttura socio-economica provocando, alimentando e proteggendo, forme di aggressione alla società civile.
Non esistono fattori che permettano alla crisi economica attuale di modificare il suo corso. Anzi, la ripresa della produzione in Cina fa ipotizzare un’ulteriore diminuzione della produzione in Italia con un parallelo aumento del lavoro nero, sottopagato, schiavizzato.
Quattro casi di situazione economica.
La situazione del petrolchimico di Marghera, la situazione dei vongolari, la situazione dell’uso del lavoro nero e del caporalato in Veneto e la distruzione della struttura educativa dello stato.
Non si tratta di notizie da prima pagina sui giornali, sia nazionali che locali. Sono notizie nascoste all’interno delle edizioni provinciali e nascoste sotto un cumulo di pubblicità che nessuno legge e, per contro, i giornalisti si guardano bene dal mettere in luce le conseguenze che avranno.
Iniziamo con la chimica di Marghera e con le prese per i fondelli messe in atto dal governo Berlusconi e dal governo leghista e berlusconiano in regione.
Cominciamo con le ditte appaltatrici, quelle imprese che negli anni ’70 dichiararono guerra agli operai della manutenzione del petrolchimico nel tentativo di distruggere gli operai delle fabbriche e appropriarsi di guadagni con manodopera sottopagata, con meno diritti e più controllabile:
CHIMICA Crisi delle imprese d’appalto
l’assessore Malaspina le convocaIntanto i lavoratori scioperano
(Sabato 24 Aprile 2010)

Era metà febbraio quando l’assessore, Massimiliano Malaspina, convocò in Provincia i titolari delle più importanti imprese di appalto che operano al petrolchimico e nella raffineria di Porto Marghera per le manutenzioni degli impianti. L’intenzione era quella di unire le forze per permettere a quelle realtà imprenditoriali di restare sul mercato. La situazione ora sta peggiorando di giorno in giorno: ieri i lavoratori di queste imprese hanno scioperato per due ore perché le loro aziende hanno perduto gli appalti e «dalla prossima settimana si cominceranno a vedere gli effetti con cassa integrazione e licenziamenti - commenta Luca Trevisan, segretario Fiom-Cgil che chiede alla Prefettura di convocare le appaltatrici -. Le industrie hanno rinnovato i contratti al massimo ribasso, riducendo l’occupazione, la qualità del lavoro e la sicurezza». L’assessore Malaspina ha riconvocato le imprese per venerdì prossimo, 30 aprile, auspicando che partecipi anche Confindustria, che la volta precedente invece non si era fatta vedere: «Concorderemo assieme la strategia per tutelare le nostre imprese nei confronti dei grandi colossi che negli anni hanno investito sul nostro territorio che tanto ha dato loro nel tempo. Bisogna agevolare, nella massima trasparenza, le nostre imprese che non possono essere tagliate fuori da eventuali ditte provenienti da altre parti del paese con dubbia capacità lavorativa, ma magari con prezzi più bassi, rovinando così il tessuto socio economico della provincia di Venezia».


Tratto da:
http://carta.ilgazzettino.it/MostraStoria.php?TokenStoria=548008&Data=20100424&CodSigla=VE


Se da un lato gli operai di Porto Marghera si sono dimenticati di far parte di una società civile preferendo schierarsi con il governo Berlusconi e ignorando i problemi di Marghera, dall’altro lato appare evidente che sono stati presi per i fondelli. Marghera assiste quasi indifferente all’agonia del Petrolchimico e alla devastazione sempre maggiore del suo territorio:
Sorpresa, Montefibre è «scomparsa»
Sabato 24 Aprile 2010)

Hanno trattato per mesi su un piatto che non c’è. Se uno va in via della Chimica e guarda l’entrata di Montefibre che fino a poco più di un anno fa, prima di essere chiuso, produceva fibre acriliche, vede ancora tutto a posto, come se potesse riaprire da un momento all’altro. Ma è solo un’illusione ottica, quella fabbrica dev’essere abbattuta, e al più presto. Nel contratto con il quale l’Autorità portuale di Venezia (Apv) si è impegnata ad acquistare i 67 ettari di Montefibre è scritto, in buona sostanza, che Apv non verserà un centesimo dei 68,6 milioni di euro pattuiti fino a che tutti i capannoni non saranno stati abbattuti. È un contratto vincolante, approvato dal Tribunale di Milano nell’ambito della ristrutturazione del debito del gruppo che, in tal modo, evita il fallimento. A dire il vero la cosa era già scritta lo scorso febbraio nel piano che Montefibre aveva presentato, appunto, al Tribunale, ma negli incontri che ci sono stati «non era stata confermata. Montefibre ha venduto la pelle dell’orso, e ci hanno fatto trattare per mesi su una cosa inesistente» ha commentato Ivan Palasgo, presidente della cordata "Nuova Marghera" dell’Apindustria Venezia che intende riaprire la fabbrica per produrre principalmente l’innovativa fibra al carbonio. Il rappresentante del ministero dello Sviluppo economico, presente all’incontro che ieri mattina si è tenuto a Milano, ha proposto di riconvocare le parti a Roma per cercare una soluzione alternativa. «Ho chiesto e ottenuto che la prossima volta siano convocate anche le istituzioni locali perché per attuare la "soluzione b" occorre anche il loro impegno». L’alternativa possibile è spostare la fabbrica in un altro posto, non distante da dove si trova adesso. E, in proposito, l’Autorità portuale veneziana ha ribadito il suo impegno ad «individuare un’area idonea che non interferisca con i progetti di sviluppo portuale e logistico in area ex Syndial ed ex Montefibre. Progetti che potranno conseguire un livello occupazionale fino a 100 lavoratori nella fase di bonifica, e quasi 1000 occupati all’operatività del sito». Quanto al progetto di "Nuova Marghera" ieri il responsabile di Ambromobiliare, l’advisor pronto a finanziare l’operazione, ha illustrato il piano industriale: investimento di 61 milioni di euro, inizio attività nel 2011, a regime nel 2013; apertura di un laboratorio di ricerca, produzione di 2 mila tonnellate di fibra di carbonio completa, già carbonizzata, 270 operai occupati a regime. «Uno spostamento della fabbrica ci impone di rivedere alcuni parametri del business plan, e il Ministero dovrà tenere conto del fatto che l’operazione sarà rallentata e quindi anche il riassorbimento degli operai - ha concluso Palasgo -. Ma per noi si può fare, sempre se i costi non saranno improponibili».


Tratto da:
http://carta.ilgazzettino.it/MostraStoria.php?TokenStoria=548012&Data=20100424&CodSigla=VE

Ora passiamo alla stupidità dei capparozzolanti: loro propongono la merce e il mercato può o non può assorbire la merce. Se i caparozzolanti di Chioggia hanno fatto una guerra contro la società civile, la società civile, subita la loro aggressione (le loro scelte sociali e politiche), non è in grado di assorbire il prodotto che loro propongono perché loro (con le loro scelte) hanno abbassato gli stipendi e le possibilità di reddito delle famiglie. Forse puntano decisamente a costruire una centrale nucleare a Chioggia e a passare il resto della loro vita a prendere una pillola al giorno perché non si scateni il cancro alla tiroide.
I commercianti non possono sapere quanto prodotto verrà comperato perché anche l’Associazione dei Commercianti ha lavorato per immiserire la società civile e favorirsi dei vantaggi a discapito della società. Ma quando si danneggia la società civile, non è detto che il commerciante possa avere necessariamente dei vantaggi.
Come per i vongolari l’obbiettivo è quello di sopravvivere, così per i commercianti è aumentare il margine di profitto per compensare il mancato guadagno dovuto alla diminuzione delle possibilità di acquisto da parte dei cittadini. I vongolari, come i commercianti, si sono dimenticati che i loro profitti sono garantiti solo dalla ricchezza diffusa nella società. Quando la ricchezza diffusa nella società viene aggredita, come fa il sindaco leghista di Chioggia, anche le loro possibilità di guadagno sono aggredite.
Riporto:

Prezzi a picco, fermi i vongolari
«In questa situazione non conviene pescare». Braccio di ferro con i commercianti
Marco Biolcati
(Sabato 24 Aprile 2010)

Tutti fermi per il prezzo delle vongole. Ieri i caparozzolanti hanno incrociato le braccia e non hanno pescato. Dal mattino fino al tardo pomeriggio gli incontri si sono susseguiti a ritmo incalzante, era infatti necessario trovare una soluzione per un comparto sempre più in difficoltà economica. Alle riunioni hanno partecipato tutti i rappresentanti delle cooperative e dei consorzi della gronda lagunare, da Comacchio fino a Marano. I lavori sono cominciati alle 10.30 nella sede dell'Aspo. Prima un incontro tra i pescatori e i propri rappresentanti, poi, nel pomeriggio, una seconda riunione con i commercianti. Il messaggio è stato chiaro: sotto i 3 euro al kg non c'è guadagno ed è meglio non andare a pescare. Nei giorni scorsi sembrava fosse stato raggiunto un accordo e, tenendo la soglia dei 3 euro, tutto è filato liscio. È bastata però la voce che qualcuno avesse venduto vongole a meno soldi per far collassare nuovamente il sistema. «Controllo e gestione devono essere le nuove parole d'ordine - afferma il direttore di Coopesca Alberto Corrieri - daremo vita anche a un'associazione no profit per tenere sotto controllo la situazione ed evitare di pescare senza guadagno». Braccio di ferro finale nel pomeriggio con i commercianti, con i quali si è ottenuto che a Chioggia da lunedì il prezzo delle vongole non sarà mai inferiore ai 3 euro. Nelle zone di Goro e Comacchio invece il prezzo rimarrà sui 3 euro e 30, con guadagno maggiore per i pescatori. «L'obiettivo è di ridurre questa forbice - afferma Corrieri - portare il prezzo anche a Chioggia attorno ai 3.15 sarebbe la cosa migliore». Alcuni commercianti hanno fatto presente che il prezzo rimane basso perché c'è poca richiesta rispetto alla quantità di prodotto: «Su questo argomento - conclude Corrieri - la parola d'ordine deve essere programmazione. Se è vero che c'è meno richiesta i commercianti devono farci sapere con cadenze regolari quanto prodotto serve in modo da permetterci di organizzare il lavoro e il numero di uscite».

Tratto da:
http://carta.ilgazzettino.it/MostraStoria.php?TokenStoria=548087&Data=20100424&CodSigla=VE


La scoperta che gli industriali di Treviso importano manodopera extracomunitaria ha sconcertato?
Gli industriali di Treviso, con l’appoggio di Gentilini e Gobbo, hanno sempre importato extracomunitari per sostituire gli operai nelle aziende. Quanto sia grave dal punto di vista processuale la vicenda, lo diranno i magistrati, ma che gli industriali avessero sia delocalizzato, sia fatto arrivare decine di migliaia di extracomunitari (molti per alimentare i circuiti della droga, visto che siamo a Treviso) per danneggiare gli operai del Veneto, era una cosa risaputa. Il razzismo di Gentilini, Gobbo e Bitonci, avevano come fine l’aggressione ai livelli di vita degli operai del Veneto. Il loro obbiettivo era quello di distruggere i livelli di vita del Veneto.
Caporalato, sconcerto tra gli operai
Manodopera abusiva, la Maeg:
«Dipendenti retribuiti e controllati dalle imprese appaltatrici»
(Sabato 24 Aprile 2010)

«Cos'è successo? Non ne sappiamo proprio nulla». Così gli operai all'uscita dal lavoro: tra sconcerto e sorpresa. Chiedono di mantenere l'anonimato e cadono dalle nuvole quando si fa riferimento a quanto apparso sui giornali: «Lo sentiamo per la prima volta ora. Fino ad oggi non ne avevamo mai sentito parlare». Ai lavoratori dell'azienda con sede principale in via Toniolo nella zona industriale di Vazzola, dunque, la vicenda appare del tutto nuova. Si tratta di alcuni dei 300 dipendenti che fanno parte dello staff della società specializzata nel settore della carpenteria metallica, sia leggera che pesante, e che conta un fatturato di circa 50-60 milioni. In base a quanto spiegato dalla Guardia di finanza provinciale, si tratterebbe di operai stranieri portati in Italia da aziende del territorio per lavorare nei propri capannoni, ma senza assicurazioni e contributi. «Si tratta di contratti di appalto stipulati alla luce del sole» replica Raffaella Maccari dell'ufficio legale Maeg spa. «La legge Biagi non vieta la stipula di contratti di appalto anche nel caso in cui, per la tipologia del servizio, essi debbano essere svolti nella sede del committente e li ritiene leciti anche nel caso in cui essi non riguardino un "prodotto finito" bensì l'esecuzione di una parte o una fase della lavorazione. Nel caso specifico, come comunica l'azienda, si trattava di «Prestazioni specializzate di assemblaggio e saldatura da svolgersi, necessariamente, presso gli stabilimenti della Maeg. Ciò che conta è il fatto che il personale impiegato fosse assunto, retribuito, diretto e controllato dalle imprese appaltatrici, come è avvenuto in questo caso». Indagini scattate da una semplice verifica sui bilanci dell'azienda dalla quale è emerso come all'aumentare del volume d'affari non corrispondeva un conseguente aumento dei costi del personale. «Una spiegazione a tutto questo - continua Maccari - non può non essere ricondotta alla conclusione di contratti di appalto, i cui costi sono stati regolarmente sostenuti dalla società».

Tratto da:
http://carta.ilgazzettino.it/MostraStoria.php?TokenStoria=547701&Data=20100424&CodSigla=TV


La distruzione della scuola pubblica, da un lato favorisce le scuole private dell’organizzazione cattolica e dall’altro alimenta quella criminalità tanto cara a Gentilini, Gobbo, Tosi, Bitonci e Maroni. Tutto risponde ad un piano preciso: aggravare le condizioni di vita delle scuole per distruggere la società civile. A differenza dei paesi Europei in cui, in piena crisi, si stanziano fondi maggiori per la scuola come risorsa e ricchezza della società tutta, in Italia si risparmia sulla scuola.
La scure si abbattesu 373 insegnanti
(Sabato 24 Aprile 2010)
Maura Bertanzon
Più studenti, meno professori. E molti anche. I primi numeri sugli organici e sulle nuove iscrizioni forniti dall'ufficio scolastico regionale confermano le previsioni infauste che già da tempo aleggiavano sulla scuola trevigiana. La riforma Gelmini, unita ai tagli richiesti dal ministero dell'Economia, ha prodotto i suoi effetti, in una giostra che sembra avere un meccanismo inversamente proporzionale: più si appesantisce il piatto del numero degli allievi, più si alleggerisce quello degli insegnanti. E del numero di classi. Soprattutto negli istituti superiori: gli iscritti in prima aumentano di 1.122 unità, su un totale di 35.989 studenti. Ma la quota di docenti previsti passa da 3.224 a 3.016. Ovvero: meno 208 presenze, pari a un meno 6,45 per cento. In diminuzione, come il numero di classi. «Un'operazione possibile», spiega l'assessore provinciale all'Istruzione, Carla Puppinato. «Perché secondo le disposizioni ministeriali, si può arrivare anche a 33 allievi per classe». Le superiori sono quelle che soffrono di più. Ma alle medie inferiori non va comunque meglio: meno 46 professori, pari a un calo del 2,17%, nonostante una popolazione scolastica in aumento di circa cento unità. Brutta aria anche alla scuola primaria, con una diminuzione di 135 docenti (meno 3,9%), a fronte di una crescita di circa 200 alunni. In tutto, fanno 373 insegnanti (16 in più nelle scuole dell’infanzia) . Quasi un quarto rispetto al taglio regionale di 1633 posti. I dati non sono ancora definitivi: per gli studenti, si dovrà attendere il numero dei respinti. Per i docenti, il provveditorato provinciale dovrà far quadrare il cerchio sulle varie classi di concorso. «Prima di giugno non avremo dati certi», commenta l'assessore Puppinato. «So però che è aumentata la scelta per i licei. E anche per gli alberghieri, con una crescita anche dei ragazzi disabili e delle richieste da altre province, che dovremo respingere». Faticano, per contro, gli istituti tecnico-professionali: «C'è stato un calo. Dobbiamo ancora verificare i dati, ma potrebbe essere dovuto a una minore presenza di ragazzi stranieri. Una tendenza, del resto, già iniziata l'anno scorso».

Tratto da:
http://carta.ilgazzettino.it/MostraStoria.php?TokenStoria=547557&Data=20100424&CodSigla=TV


Non è la bolla speculativa che è arrivata dagli USA a fare la crisi, ma una precisa volontà politica. Scelte politiche e scelte criminali che hanno trovato la loro sintesi nell’amministrazione della regione del Veneto.
Non sarà strano se si scoprirà a breve che qualcuno ha “truccato” i conti dello Stato nascondendoli sotto la vernice della propaganda.
Queste notizie appaiono come dei trafiletti insignificanti di giornali locali, ma se voi fate qualche calcolo vi accorgerete che i posti di lavoro in pericolo o saltati sono circa un migliaio e coinvolgono circa 5000 persone.
Cinquemila persone che non acquisteranno nei negozi dei commercianti del Veneto!
E’ la crisi che appare solo nelle statistiche dimenticandoci che sono persone con nome e con cognome, ma nessun giornalista vuole che si parli del dramma che il Veneto sta vivendo in questo momento. Intanto gli indiani, che si accontentano di poco, acquistano i negozi di frutta e verdura. I cinesi aprono le imprese commerciali e gli extracomunitari in genere offrono merce a basso prezzo nei mercati rionali o nelle fiere.

25 aprile 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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