La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

mercoledì 21 aprile 2010

La malattia dei veneti: arroganza per coprire il fallimento psico-emotivo che la chiesa cattolica impone loro.



Due casi recenti, ma le motivazioni sono solo scuse con cui gli inquirenti soddisfano la curiosità di pubblico e di giornalisti.
Due casi che avrebbero ammazzato e si sarebbero ammazzati comunque: sia che lei fosse rimasta anziché manifestare il suo intento di andare in Francia sia che lui fosse stato pagato dei soldi che i debitori gli dovevano.
Dario Brazzo e Francesco Rizzi erano persona malate. Malate dentro. Incapaci di affrontare le condizioni della loro vita in quanto educati nella “speranza” cristiana che porta le persone alla morte. Se lei non avesse deciso di lasciarlo e i creditori avessero pagato, probabilmente suicidi ed omicidi sarebbero stati posticipati, ma sarebbero avvenuti comunque.
Tutta gente malata dentro, come lo sono i veneti che si consolano grazie al fatto che altri si suicidano rendendo psicologicamente meno amara la loro esistenza attuale e posticipando, di fatto, il loro suicidio finché anche loro, prima o poi, alimenteranno la cronaca dei suicidati.
C’era un contadino dell’Altopiano di Asiago che un giorno mi raccontò del momento della morte di sua moglie. Mentre stava sul letto di morte chiamò il prete cattolico e gli disse: “Io sono stata una donna corretta per tutta la vita e ora vedi di andare a fan cu.lo te e quel miserabile del tuo dio!” Non so se queste furono le parole esatte, ma questo era il senso che per quella donna era “verbalmente violento” del disprezzo che provava per la morale e gli obblighi che le erano stati imposti e che avevano distrutto la sua vita rendendola difficoltosa.
Avrebbe potuto Dario Brazzo o Francesco Rizzi fare altrettanto? Loro si sentivano abbandonati dal dio padrone e questo ha reso i problemi che vivevano insormontabili.
E’ la malattia dei veneti: il cristianesimo.
Riporto le notizie in breve:
Rovigo. Crisi, imbianchino si impicca:«Grazie a chi non mi ha mai pagato»
Prima di togliersi la vita ha lasciato un biglietto a tre persone
che non hanno saldato i debiti e lo hanno mandato in rovina

ROVIGO (20 aprile) - Ha scelto il garage di casa, si è chiuso dentro e si è impiccato. Dario Brazzo, 50 anni, imbianchino di Villadose (Rovigo) si è ucciso lasciando un biglietto in cui chiede scusa ai figli e "ringrazia" le tre persone che, non avendogli mai dato i soldi che gli dovevano, hanno causato il suo dissesto finanziario, spingendolo a togliersi la vita.L'uomo, che abitava con la moglie e i figli a Villadose, era titolare di una ditta individuale e faceva l'imbianchino per privati e aziende. Ma negli ultimi tempi il calo di lavoro, unito ai mancati pagamenti, ha mandato in crisi la sua attività, facendolo precipitare nella disperazione. Dei suoi problemi non aveva parlato con nessuno, nemmeno con i suoi familiari, che ieri sera hanno scoperto il suo corpo appeso in garage: «Mio padre era un gran lavoratore che non ci ha mai fatto mancare nulla - racconta il figlio Andrea, 25 anni - ma da due mesi a questa parte si era chiuso in se stesso. Io gli chiedevo "cos'hai papà?", cercavo di spingerlo a confidarsi, lui però non lo ho mai fatto perché evidentemente non voleva farci pesare questa situazione»
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=98768&sez=NORDEST

E a Treviso:

Treviso. Lei vuole lasciarlo, lui la uccide
con un colpo di pistola e tenta il suicidio
Pensionato 61enne di Miane ha sparato alla convivente che
voleva tornare in Francia, poi ha rivolto l'arma contro di sé

TREVISO (20 aprile) - Ha ucciso la convivente con un colpo di pistola, poi ha rivolto l'arma contro di sé per farla finita e ha fatto fuoco: Francesco Rizzi - un commerciante sessantunenne di Miane (Treviso) in pensione - versa ora in gravi condizioni all'ospedale Ca' Foncello di Treviso. Quando i sanitari sono arrivati alla loro abitazione per la donna - Laura Adelaide Leducq, 50 anni di origine francese - non c'era più niente da fare. Secondo quando si è appreso, la donna è stata trovata riversa sul letto, mentre il compagno era steso ai suoi piedi: lei, morta, con un colpo di pistola che le ha trafitto il petto, lui con un colpo alla tempia ma ancora in vita. Stando agli elementi raccolti finora dai carabinieri, all'origine della tragedia ci sarebbe la decisione di Laura Leudcq di lasciare il suo convivente e tornare in Francia. Una decisione alla quale Rizzi ha reagito uccidendola e poi cercando di farla finita. Ancora non si sa con esattezza quando è avvenuta la tragedia, scoperta oggi pomeriggio da Ronnie - il figlio avuto da Rizzi in una precedente unione,che vive a Tambre (Belluno) - che era andato a trovare il padre e ha dato subito l'allarme.Gli investigatori hanno accertato che per uccidere e poi tentare il suicidio Rizzi ha usato una pistola detenuta regolarmente. L'uomo si trova ora ricoverato in rianimazione all'ospedale di Treviso dove i medici lo hanno sottoposto a un intervento chirurgico d'urgenza.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=98790&sez=NORDEST


Noi, che conosciamo la malattia che travolge i Veneti, stiamo sulla riva del fiume a contare i cadaveri delle persone che il cattolicesimo ha portato al fallimento della loro esistenza.

21 aprile 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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