La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

martedì 6 aprile 2010

La strada per la miseria e per il fallimento economico-sociale del Veneto.


I dieci anni di Lega e Pdl lasciano il segno nel nord-est.
Distrutta l’economia, distrutto il tessuto sociale, distrutti i principi istituzionali, non resta che la miseria.
I furbi che rubavano e si pensavano più furbi a rubare perché loro erano creati ad immagine e somiglianza del dio padrone, ora stanno mostrando tutti i loro limiti.
L’economia del Veneto sta chiudendo.
Si sta sempre più richiudendo su sé stessa in quanto gli imprenditori del Veneto non hanno strumenti etici e morali con cui confrontarsi con gli imprenditori del mondo che, al contrario dei Veneti, hanno un tasso di moralità e un senso del dovere infinitamente più sviluppato.
Negli ultimi anni l’economia del Veneto è arretrata di oltre dodici anni e le prospettive sono per un rapido peggioramento nei tempi brevi.
Dice la Banca d’Italia:

Un italiano su 3 povero se 3 mesi senza stipendio
Lo dice Bankitalia. Ma in Italia rischio minore rispetto ad altri paesi

ROMA - Il 32% degli italiani, se si trovasse improvvisamente senza redditi o altre entrate, e dovesse 'andare avanti' solo con la ricchezza finanziaria accumulata, non avrebbe risorse sufficienti per reggere più di tre mesi: cadrebbe sotto la soglia di povertà. Una percentuale comunque inferiore a quella di altri Paesi: in Germania diventerebbe 'povero' in tre mesi il 52,3% dei cittadini; in Canada addirittura il 56,5%. Una migliore 'tenuta' di fronte alle possibili difficoltà della vita dovuta al "maggior risparmio a fini precauzionali" messo in campo dalle famiglie italiane, tradizionalmente 'formiche'. E' quanto risulta in uno studio pubblicato dalla Banca d'Italia.
Tratto da:
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/economia/2010/04/06/visualizza_new.html_1759836299.html

Mentre questi dati rispecchiano un’ipotesi previsionale, nel Veneto, questa realtà è un vero e proprio incubo. In questo momento migliaia di persone, per un motivo o per l’altro, stanno cadendo sotto la soglia di povertà e spesso gli imprenditori non pagano gli stipendi perché essi stessi sono sull’orlo del fallimento. Né le banche possono finanziarli in quanto, questi imprenditori, non hanno prospettive per il futuro se non giocando a forme d’azzardo economico. “Se le cosa vanno diversamente, io mi tiro su!” dal momento che non esistono fattori materiali per cui le cose possano andare diversamente, questi imprenditori portano in banca le loro speranze. Ma le speranze servono ai cattolici per costringere le persone a confidare nei miracoli del loro dio padrone, non per garantire una prospettiva di lavoro.
Così in Veneto siamo nella condizione descritta dal Corriere della Sera con una sola obiezione: non esistono eccellenze imprenditoriali. Esistono solo imprenditori che, grazie a scelte precedenti, oggi vantano una minore esposizione alla crisi, ma anch’essi stanno pagando un prezzo non indifferente.
Riporto l’articolo del Corriere della Sera:

Nord Est, il mito che vacilla «Ricchezza ai livelli del ’98»
In 10 anni il Pil pro capite peggio che nel resto d’Italia
Massimo Favaro
06 aprile 2010
VENEZIA — I veneti della grande crisi si scoprono meno ricchi della media europea. E anche il vantaggio rispetto ai connazionali si assottiglia. Nell’ultimo anno il prodotto interno lordo per abitante del Nord Est è sceso di 1.400 euro, caduta che consolida una regressione in corso da un decennio, secondo quanto certificano i dati Istat raccolti dalla Cisl di Vicenza. Da tempo la celebrata locomotiva economica d’Italia ha perso brillantezza. Ed ora, per ripartire, deve contare proprio sulla ripresa dell’Europa. «Non è vero che, come tutti pensano, il Nord Est in genere e il Veneto in particolare negli ultimi dieci anni sono andati meglio del resto d’Italia. La decelerazione del pil pro capite - afferma Luigi Copiello, segretario provinciale della Cisl di Vicenza - è infatti una tendenza di lungo periodo: eravamo una delle regioni più ricche d’Europa, ora siamo sotto la media Ue».
All’inizio del decennio la ricchezza prodotta da ogni residente del Nord Est distaccava di quasi 1.600 euro quella degli altri cittadini europei e di 2.600 euro i connazionali. Da allora la crescita del pil per abitante è stata sempre inferiore a quella registrata in Italia e, soprattutto, in Europa. Poi è arrivata la crisi, che ha consentito il sorpasso. Nel 2009 ciascun residente nordestino ha generato mediamente 22.300 euro: oltre 400 euro di pil pro capite in meno rispetto ai cittadini dell’area euro e «solamente» 2.200 euro in più rispetto agli altri abitanti dello stivale. «Questi numeri smentiscono i falsi miti e i luoghi comuni sull’economia veneta e ci costringono a ragionare di una vera politica industriale», afferma Copiello. «Anche gli effetti della crisi sono stati molto più pesanti: nel 2009 l’Europa a sedici è tornata al valore di pil pro capite reale del 2005, quattro anni indietro; il Nord Est invece - sottolinea il sindacalista - è tornato al valore di pil pro capite del 1998, ben undici anni indietro».
Da un lato, spiega Copiello, c’è un tessuto imprenditoriale basato su «realtà produttive che continuano a sopravvivere basandosi solo sui costi, quindi in diretta competizione con i laboratori cinesi». Dall’altro vi sono i deficit strutturali: «Mentre il resto d’Europa migliorava competitività, formazione e infrastrutture, noi dovremo magari aspettare il terzo mandato in Regione di Zaia per avere - denuncia Copiello - l’Alta velocità ferroviaria». Sono tre i fattori che spiegano il rallentamento del pil pro capite veneto secondo Paolo Gubitta, professore di organizzazione aziendale all’Università di Padova e docente al Cuoa. Il primo è la dimensione aziendale. «Le imprese sono rimaste piccole e non hanno avuto forza finanziaria e competenze per fare investimenti in tecnologia, in ricerca e in formazione». Il secondo elemento è rappresentato dalle produzioni a basso valore aggiunto. «Una parte rilevante del sistema produttivo è rimasta nelle fasi centrali della catena del valore, dove - spiega Gubitta - sono maggiori le pressioni sui costi».
Infine lo scarso sviluppo, rispetto in particolare al Nord Ovest, del settore dei servizi professionali e del terziario avanzato in generale. «Il Veneto fatica a cambiare pelle e rimane ancorato ai settori tipici del made in Italy, a volte interpretato in modo tradizionale e altre volte - nota l’economista - in modo innovativo». Casi virtuosi ce ne sono e talvolta trovano spinta da collaborazioni con l’università. Gubitta cita la Agugiaro&Figna e la Chimab di Padova, entrambe del settore alimentare, l’azienda veronese della meccanica Midac, la padovana Maschio Gaspardo che realizza macchine agricole. Poi esistono alcune grandi realtà, come il gruppo Morellato dell’ammistratore delegato Massimo Carraro e il gruppo Coin guidato da Stefano Beraldo. Tutti esempi di imprese «che hanno saputo posizionarsi - spiega Paolo Gubitta - nella parte alta della catena del valore». Che è uno dei modi, se non il principale, per sfuggire alla sindrome da declino.
Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/economia/2010/6-aprile-2010/nord-est-mito-che-vacilla-ricchezza-livelli-98-1602782348407.shtml


La distruzione del tessuto economico del Veneto sta procedendo a grandi passi.
Zaia darà una mano a distruggerlo ulteriormente perché non è in grado di uscire dalla logica del suo predecessore. Può continuare nel saccheggio della società civile aggredendo le soluzioni sociali per favorire un’ulteriore immiserimento dei cittadini. Un po’ come avviene nelle grandi città del Veneto che sono state ristrutturate in funzione dei bisogni dei cittadini danarosi e non in funzione dei cittadini tutti. I cittadini danarosi si sono dimenticati che la loro ricchezza dipendeva dalla massa dei cittadini e limitando la massa perché a loro i “poveri” fanno schifo, hanno portato le città venete al collasso.
Gli amministratori del Veneto si sono dimenticati che tanto più i cittadini “poveri” fanno circolare denaro e tanto maggiore è il benessere; tanta maggiore è la libertà di movimento dei cittadini poveri e tanto maggiore è l’accumulo di ricchezza. Se fabbrichi “polli” da fare allo spiedo, per guadagnare devi venderne decine di migliaia. I ricchi ne mangiano uno ogni tanto, i poveri ne mangiano molti. Impedisci ai poveri di mangiare il pollo perché gli sottrai il reddito e fallirà il produttore di polli.
E’ questo che è avvenuto in Veneto.
Gli amministratori hanno derubato i cittadini della loro vita. Credevano di essere furbi, ma poi hanno dovuto affrontare la crisi di ristrutturazione dell’economia mondiale. Continuano a praticare il terrorismo nei confronti delle persone fragili, ma passeranno, a loro volta, fra le persone fragili da calpestare in Veneto.
Fa ridere il federalismo di Zaia: quando il Veneto non sarà più in grado di finanziarsi, sarà costretto a chiedere soldi allo Stato centrale!
E il disastro economico non è che all’inizio.
Come per i “fannulloni” della T-system

T-SYSTEM: FABI, 54 LAVORATORI A RISCHIO MOBILITA'.
PROCLAMATO SCIOPERO
06-04-10

(ASCA) - Roma, 6 apr - Cinquantaquattro lavoratori della sede di Vicenza della T-System Italia, azienda specializzata in servizi informatici controllata da Deutsche Telekom.A partire dal 27 aprile 40 dipendenti saranno, infatti, ceduti a un'azienda varesina che opera nel campo dell'Information Tecnology, la Ots, e si andranno cosi' ad aggiungere agli altri 14 lavoratori del gruppo gia' trasferiti nel 2009 presso una societa' esterna e ora in procinto di essere messi in mobilita'.Il trasferimento di questi lavoratori, spiega la nota della Fabi, e' la conseguenza diretta della cessione di quattro rami d'azienda.''Il rischio concreto che corrono questi lavoratori e' quello di essere inquadrati dalla nuova societa' proprietaria con un contratto diverso da quello del credito, area alla quale da sempre appartengono. Infatti, T-System Italia, prima di essere ceduta a Deutsche Telekom, faceva parte dell'ex Banca cattolica del Veneto'', spiega Giuliano Xausa, coordinatore di Fabi Vicenza.
Cosi' Fabi, Fiba Cisl, Fisac Cgil, Uilca, hanno proclamato una giornata di sciopero il prossimo 13 aprile e lo stato

Tratto da:
http://www.asca.it/news-T-SYSTEM__FABI__54_LAVORATORI_A_RISCHIO_MOBILITA___PROCLAMATO_SCIOPERO-907383-ORA-.html

Qualcuno forse sopravvivrà, ma molti si leccheranno le ferite, e non solo...
Gli altri andranno a mendicare come altri Veneti prima di loro o come i dipendenti del Gruppo Pam si stanno apprestando a fare.

06 aprile 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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