La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

mercoledì 14 aprile 2010

Questioni ambientali dagli inceneritori(SG 31 e altri) alle centrali nucleari: come si ammazzano i cittadini


PROVINCIA DI VENEZIA - assessorato ambiente


RETE AMBIENTE VENETO - Comitati Riuniti Rifiuti Zero

RICICLO DEI RIFIUTI SPECIALI

BUONE PRATICHE ED ESPERIENZE VENETE

VENERDI’ 23 APRILE 2010 · ORE 15 · MESTRE

(presso: Collegio dei geometri della Provincia di Venezia

all'angolo di Via Forte Marghera e via Hermada)

INTERVENGONO

PAOLO DALLA VECCHIA - assessore ambiente Provincia di Venezia - Una nuova cultura del riciclo di sottoprodotti e scarti industriali
MICHELE BOATO - Direttore Ecoistituto del Veneto - Rete ambiente Veneto Idee guida per un Piano dei rifiuti speciali del Veneto
(da confermare) VALTER FACCIOTTO Direttore CONAI - Il sistema riciclo in Italia
MASSIMO GATTOLIN - Dirigente Politiche ambientali Provincia di Venezia Opportunità e criticità nel recupero dei rifiuti speciali

CARLA POLI - centro riciclo Vedelago TV - Verso il riciclo totale dei rifiuti urbani, degli assimilati e degli speciali
ANDREA GRIGOLETTO Sogesca - Padova le migliori tecnologie per il recupero dei rifiuti speciali
GIOVANNI POLETTI Alter Chemica Selvazzano - Dentro PD Recupero dei prodotti chimici
ALFEO MOZZATO Consorzio C.A.R.P.I. Zero Branco TV - La chiusura del cerchio di Produzione e riciclo di imballaggi in plastica
ETTORE MUSACCHI Consorzio Nazionale Argo - Riutilizzo di gomma da pneumatici nell’asfalto: applicazioni a Noale e Treviso
GERMANO ZANEllA AMIA Transeco Verona - Progetto di centro sociale in materiale in materiale plastico riciclato
BARBARA DAL SASSO cartiere Cariolaro PD - Regole autoimposte e Manuale per il riciclo di materiale cellulosico
ANTONIO CASOTTO - Elite Ambiente Brendola VI - Riciclo di imballaggi industriali
FRANCESCO COSTA - CometFer s. Stino di Livenza VE - Riciclo dei rifiuti metallici: 12 anni di esperienza

RICICLO DEI RIFIUTI SPECIALI

BUONE PRATICHE ED ESPERIENZE VENETE A CONFRONTO
CONVEGNO DI STUDI APERTO A TUTTI

PER INFORMAZIONI

PROVINCIA DI VENEZIA
Tel. 041.2501248 / 200
proveco@provincia.venezia.it

ECOISTITUTO DEL VENETO

Tel. 041.9356666
www.ecoistituto-italia.org



In Foto: La locandina del convegno

Parlare di ambiente e di problemi ambientali è sempre complesso perché, normalmente, le persone non sono abituate a valutare le conseguenze di un’azione. Se oggi immetto nell’aria una sostanza nociva, non agisce come un gas nervino che fa strage di persone, ma altera gli equilibrio biologici dell’ambiente in cui i singoli individui agiscono adattando, a loro volta, il loro fisico e la loro psiche.
Gli effetti dell’inquinamento ambientale non sono immediati, ma agiscono nel tempo e in misura diversa da individuo ad individuo
Spesso le persone che vivono in ambienti inquinati hanno due tipi di atteggiamento. Il primo è una reazione emotiva nei confronti dell’ambiente. Una reazione emotiva che non necessariamente indica esattamente la causa che genera il disturbo psichico, ma che manifesta un profondo malessere fra sé e il mondo in cui vivono. Il secondo è una patologia delirante in cui si generano delle idee di gerarchia bollando come “debole” o “inadeguato” la persona che si ammala. E’ un comportamento derivato da un retaggio psicologico che associava la malattia al peccato impedendo alle persone di analizzare l’ambiente in cui vivevano.
Questo secondo aspetto è il metodo assunto da militari, magistrati, funzionari pubblici in generale. Essi non attribuivano le difficoltà fisiche, le malattie e le morti, delle persone a cause ambientali, ma ad una loro intrinseca debolezza. Il Petrolchimico di Marghera fu una vera e propria macchina da guerra di distruzione ambientale. Migliaia di persone morirono, direttamente o indirettamente, di cancro, altre ebbero i reni distrutti, altri ebbero varie malattie. Tutto questo nell’assoluta indifferenza delle autorità preposte alla salute pubblica che preferivano rispondere con i manganelli e la provocazione alle richieste di salute. Il processo istruito da Casson e le sue conclusioni, dimostra come la magistratura veneziana abbia collaborato, di fatto, con Cefis e altri per ammazzare le persone: se la magistratura avesse agito negli anni ’70 Gori e Tagliercio non sarebbero stati ammazzati da chi voleva farsi propaganda vendicando gli operai ammazzati.

Ci sono delle scelte che ognuno di noi fa all’interno di situazioni di vita in cui la situazione ambientale assume un ruolo drammatico.
E’ l’esempio delle manifestazione anti NATO degli anni ’70 in cui i poliziotti manganellavano i dimostranti. Io le ricordo quelle manifestazioni. E ricordo che si diceva che sul monte Venda c’erano testate nucleari americane. Io non so nello specifico se allora c’erano o non c’erano, ma la sensazione del grande pericolo del monte Venda era netta in gran parte della popolazione.
Ora scopriamo che i militari che ci hanno lavorato stanno morendo. La magistratura o chi di competenza avrebbe dovuto indagare sulle sensazioni delle persone, invece ha preferito bastonare i manifestanti (e come dice Cossiga, intenzionalmente dopo averli provocati: fatti fessi e mazziati).
Ora, molti militari, magari quelli più sensibili a quel tipo di inquinamento (quelli che i deliranti di onnipotenza chiamerebbero “i deboli” ) stanno morendo uno a uno. Un po’ come quelli che andarono nel Kossovo a giocare con l’uranio impoverito.
Riporto il recente articolo de Il Gazzettino:



Padova. Il bunker dei veleni del Venda
fa un'altra vittima: 33esimo militare morto
Incubo radon e amianto: un tumore ai polmoni stronca

un maresciallo che aveva lavorato nella galleria del 1. Roc
di Lucio Piva



PADOVA (13 aprile) - C’è una nuova vittima del bunker dei veleni, scavato nelle viscere dei Colli Euganei. Il maresciallo Giacomo Mentil, 62 anni, da cinque anni in pensione dopo un’intera vita lavorativa passata all’interno della galleria del 1. Roc (Regional Operations Centre) del Monte Venda, è il trentatreesimo nome nella lista dei decessi causati da tumore ai polmoni. Ha lasciato, nella mattinata di domenica, la moglie ed un figlio. E ha smesso di lottare contro un male che non gli ha lasciato scampo, sfilandosi dal drappello di altri 7 sottufficiali dell’Aeronautica, che dopo decenni di lavoro, hanno condiviso con lui, dopo la pensione, mesi febbrili di esami e terapie all’Istituto oncologico di Padova.Il maresciallo Mentil era entrato da allievo alla base del Venda. Ed era uscito, prima del congedo, con il grado di sottufficiale addetto alla difesa aerea. Una vita intera dedicata all’Aeronautica. Rispettosa dei principi di obbedienza, lealtà e fedeltà alla divisa che aveva portato con orgoglio ed onore. Forse per questo, ai primi e terribili riscontri della malattia, si era chiuso in un doloroso riserbo. «Non ne parlava - raccontano i suoi ex colleghi della sezione aponense dell’Unione nazionale sottufficiali Italiani – per un senso di pudore e di riservatezza che l’aveva contraddistinto in tutta la carriera alla dipendenze dell’Aeronautica».Un cinico gioco del caso, ha voluto che la notizia della morte del maresciallo Mentil, arrivasse, nella stessa mattinata di domenica, ai colleghi della sezione impegnati in riunione. Spegnendo sul nascere l’entusiasmo con cui i sottufficiali in congedo ed alcuni ancora in attività avevano accolto, fra gli applausi, la volontà del presidente della Camera, Gianfranco Fini, di trasmettere in via d’urgenza alla commissione parlamentare il dossier sulle morti del Venda, collegato alla richiesta di riconoscimento delle cause di servizio. La telefonata del figlio del maresciallo Mentil, poco dopo che il padre si era spento all’ospedale di Padova, ha avuto un effetto lacerante specie per coloro che da anni combattono contro quel male che li ha colpiti praticamente dal giorno in cui hanno smesso la divisa. «Non so come andare a casa e dire a mia moglie – ha sussurrato con commozione Sergio Proietti, altro sottufficiale in cura al centro oncologico padovano – che Giacomo non c’è più».L’Unione sottufficiali non vuole però arrendersi. Domani alle 15, nella chiesa di Giarre, darà l’ultimo saluto al proprio collega. Ma dal giorno successivo tornerà a bussare alla porta delle Istituzioni con voce ancor più irrobustita dalla preoccupazione. «Siamo decisi – ha detto il presidente della sezione, Leone Grazzini – a chiedere un’audizione al ministro della Difesa, Ignazio La Russa, e al Cocer Interforze. Vogliamo che siano messe in atto tutte le forme di prevenzione per il personale in pensione e per quello in servizio. Ci preoccupano le sorti di quanti si sono congedati ed ora vivono in altre parti d’Italia. Ignari, magari, delle patologie che possono aver contratto». Vogliono insomma giustizia e speranza per quanti convivono da anni con l’incubo del radon e dell’amianto che hanno probabilmente respirato nelle condotte imbottite di eternit delle viscere del Venda. Quando la parola prevenzione non apparteneva al vocabolario della Forze Armate.«Non abbiamo mai sentito la soddisfazione nella ricerca di un colpevole – ha concluso Grazzini – ma la lista dei militari deceduti è troppo lunga per continuare ad ignorare il riconoscimento dei risarcimenti economici alle vedove e ai figli di quanti continuarono ad indossare, anche in condizioni a rischio, una divisa».
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=97855&sez=NORDEST


E’ il modo in cui agisce la distruzione dell’ambiente sull’organismo umano.
Ed è lo stesso modo in cui agiranno inceneritori come SG31 o altri che gli industriali vogliono costruire per far soldi se i cittadini non interverranno in anticipo.
Intervenire in anticipo significa avere delle risposte su che cosa verrà bruciato, a che temperatura, ecc.
Quando poi questo non dovesse avvenire e gli inceneritori inquinassero, la magistratura interviene solo dopo una lunga sfilza di morti e, come per Cefis, andrà a fare sentenze quando i colpevoli saranno morti o i reati prescritti.
Gli ambientalisti peccano di errori di comunicazione. O meglio, qualcuno usa le intenzioni ambientaliste per creare un movimento contrario agli ambientalisti. Affermano: “Gli ambientalisti vogliono punire il singolo cittadino quando non divide il vetro dalla carta.” Non è così: i sindaci leghisti mettono in atto delle azioni per criminalizzare il singolo cittadino, mentre gli ambientalisti vogliono costringere le industrie a comportamenti legali e virtuosi che rispettino l’ambiente, altrimenti dovremmo fare i conti col cromo esavalente disperso nelle falde acquifere e i cancri che insorgeranno.
Gli ambientalisti vogliono modificare il sistema di produzione rendendo responsabili gli industriali delle loro scelte e gli amministratori; i leghisti vogliono criminalizzare il singolo cittadino, magari costruendo campi di sterminio per l’extracomunitario che, dopo che i sindaci hanno distrutto i vespasiani, si permette di orinare per strada anziché nei propri pantaloni.
Lo stesso vale per le centrali nucleari che produrranno migliaia di persone ammalate di cancro in un raggio di cento kilometri dalla centrale nucleare. Negli USA le persone che vivono entro 30 chilometri dalla centrale nucleare devono prendere una pastiglia al giorno di iodio per tutta la vita. Ma non tutte le persone si ammaleranno di cancro e non tutti i bambini avranno insorgenze tumorali nell’età scolare: sono i bambini deboli (o le madri che vivono nel peccato) e non la relazione individuo e ambiente dove chi ha modificato l’ambiente per i suoi interessi è responsabile della strage.
Si tratta di discutere del modello sociale di sviluppo energetico anziché rincorrere i deliri di industriali falliti.
I cittadini che hanno preso malattie per l’inquinamento non vanno in regione a prendere per il collo Galan, si leccano le ferite e i loro familiari dicono “Oh poverino!”; chi non ha preso malattie non vede perché dovrebbe occuparsi di un ambiente che avrà effetto su di lui fra 10, 15 o venti anni.
Per questo chi ha una certa sensibilità nei confronti dell’ambiente si trova spesso da solo in quanto la sua percezione delle trasformazioni che avvengono nell’ambiente non sono razionalmente condivise da chi, invece, vive psicologicamente ed emotivamente separato dall’ambiente. E spesso le Istituzioni aggrediscono la sua sensibilità per impedire di essere accusate di comportamenti omissivi quando non criminali in quanto conniventi.

14 aprile 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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