La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

lunedì 31 maggio 2010

Veneto: disperazione e angoscia fra omicidi, suicidi, aggressioni e chili di cocaina.


Quando, sulla riva del fiume della vita attendi il passaggio dei cadaveri consapevole della disperazione e dell’angoscia che è stata costruita nel Veneto, non sai quali cadaveri transiteranno. Non sai la qualità in cui si svilupperà e manifesterà la disperazione sociale. Sai come la chiesa cattolica ha costruito la disperazione; sai come i media gestiscono la disperazione per allontanare i sospetti dalla chiesa cattolica, anche ricorrendo a magistrati più o meno compiacenti. Ma non sai come i cadaveri si presenteranno.
Il suicidio è il comportamento che più ti aspetti, ma anche lo spaccio di droga, come ultima risorsa. Poi ci sono gli omicidi, il bullismo e la criminalità diffusa che spesso i media mascherano da bullismo.
Ci sono i drammi familiari imposti dalla chiesa cattolica che si risolvono con la distruzione di uno dei componenti della famiglia o con la violenza.
Sta di fatto che la disperazione nel Veneto continua a lanciare segnali affinché gli amministratori la affrontino. Spesso sono gli amministratori, nella manifestazione della loro ideologia religiosa cattolica, che la alimentano giustificando gli eventi con delle situazioni personali.
Il Veneto è stato ridotto ad una fogna morale e sociale. Il ragazzo che ammazza il padre e lo fa a pezzi va di pari passo alla banda di ragazzi che aggredisce il mimo di strada e va di pari passo al ragazzo che ha aggredito il Procuratore Schinaia e per il quale Schinaia stesso ha avuto parole di comprensione. Comprensione per la violenza terrorista: quella vera, non quella inventata da altri magistrati per ottenere l’aggravio di pena per chi non aveva le loro stesse idee politiche o religiose.
Per questo da Verona, ridotta ad una fogna con un sindaco condannato per razzismo, abbiamo questa notizia:



Ventenne uccide il padre, lo taglia a pezzi
poi getta il cadavere nella spazzatura
Piergiorgio Zorzi, 20 anni, ha ucciso il padre, lo ha fatto a pezzi e ne ha gettato il cadavere in un bidone delle immondizie: è la macabra scoperta fatta questa notte a San Massimo. Il ragazzo ha confessato. È accusato dell’omicidio del padre Giorgio, 66 anni, di cui avrebbe tagliato gambe e braccia con la sega perché il corpo non stava nel bidone dei rifiuti.
31 maggio 2010

Verona. Macabra scoperta ieri a tarda sera a San Massimo. All'interno di un garage di un condominio di Via San Euproprio, è stato trovato il cadavere di un uomo fatto a pezzi: si tratta di Giorgio Zorzi, 66 anni. Sono stati i condomini a chiamare la polizia per il cattivo odore che proveniva da uno dei bidoni delle immondizie. Sul posto sono intervenute le volanti, il dirigente della squadra mobile scaligera Giampaolo Trevisi e il suo vice Massimo Scannicchio che hanno portato il giovane in questura dove, sottoposto a un interrogatorio durato alcune ore, ha infine confessato davanti al pm scaligero Elvira Vitulli. Il parricida è Piergiorgio Zorzi, 20 anni: ha usato una sega - sembra - per tagliare gambe e braccia dal corpo, perché il corpo non stava nel bidone dei rifiuti organici. L’omicidio sarebbe avvenuto in casa, probabilmente una settimana fa.I rapporti tra Giorgio Zorzi e il figlio Piergiorgio erano tesi da anni. E la madre si era allontanata da casa, da una decina di giorni, per accudire a Peschiera l’anziana genitrice.Zorzi, accusato di omicidio aggravato e occultamento di cadavere, ha ucciso il padre pare durante l'ennesima lite, scoppiata però per motivi che al momento ancora non sono chiari. Il ragazzo ha tagliato il corpo del padre in cinque pezzi per buttarli in un bidone di rifiuti organici tenuto in garage. Il giovane è attualmente detenuto nel carcere veronese di Montorio.


Tratto da:
http://www.larena.it/stories/Home/155656_ventenne_uccide_il_padre_lotaglia_a_pezzi_poigettail_cadavere_nella_spazzatura/


E non è da meno la notizia che ci giunge da Vicenza.
E non si dica “E’ una statunitense!”, si dica piuttosto: “Viveva in Veneto” e subiva le condizioni angoscianti imposte alla società veneta dalla chiesa cattolica.
E’ il terrore angosciante che vivono i veneti e che si riversa anche sugli extracomunitari rendendo difficile, se non impossibile, costruire delle relazioni all’interno della società civile.


Ferisce la figlioletta e si butta dalla finestra
La piccola afferra il fratellino e chiede aiuto
31 maggio 2010
Madre e figlia sono ora ricoverate all'ospedale, ma in peggiori condizioni è la bambina, che ha nove anni. L'allarme è stato dato dalla piccola che, preso con sé il fratellino di due anni, ha suonato alla porta dei vicini chiedendo aiuto. In questo modo sono stati avvisati i carabinieri di Camisano - luogo in cui è accaduto il dramma - che stanno ancora ricostruendo i fatti


Vicenza. Ha aggredito e ferito la figlia di nove anni con un oggetto appuntito, forse una forbice, e poi una donna statunitense, moglie di un connazionale militare, si è gettata dalla finestra al primo piano della loro abitazione a Camisano Vicentino. Entrambe sono ora ricoverate all’ospedale di Vicenza. Le condizioni più gravi sembrano quelle della piccola. Il fatto è accaduto stamani in una zona residenziale della cittadina berica e l’allarme è stato dato dalla stessa bambina ferita che, dopo aver preso con sé il fratellino di due anni, ha suonato alla porta dei vicini chiedendo aiuto. Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Camisano e di Vicenza che stanno cercando di ricostruire quanto accaduto e le possibili ragioni del gesto della donna.

Tratto da:
http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Home/155665_feriscela_figlioletta_e_si_butta_dalla_finestra_la_piccola_afferra_il_fratellino_e_chiede_aiuto/



La malattia del Veneto si riversa sui ragazzi.
Non hanno altro da fare che pensare il mondo come “relazioni criminali”.
Questo ha insegnato una città malata come Verona in un contesto sociale veneto che ha visto il terrore della chiesa cattolica sostituirsi ai principi della Costituzione della Repubblica.
Non esiste razzismo fra criminali, ma i criminali, con l’aiuto della magistratura, impongono il razzismo alla società civile al fine di salvaguardare la loro attività criminale
Riporto:
Verona. Insultano, umiliano e rapinano
un'artista di strada: fermati 10 bulletti
Gli hanno versato addosso della vodka e sono scappati con oggetti di sua proprietà e soldi. Quattro arrestati

VERONA (28 maggio) - In centro a Verona hanno deriso, insultato, rapinato e umiliato un artista di strada travestito da Pinocchio versandogli addosso una bottiglia di vodka, prendendosela poi con i poliziotti che li avevano fermati. Per la bravata messa a segno in piazza Bra, un gruppo di 10 bulli - tra cui una ragazza -, sette dei quali minorenni, aveva scelto come vittima un artista che attirava i turisti mimando il celebre personaggio di Collodi. La banda "internazionale", composta da un albanese, un colombiano, un argentino, un romeno, un serbo e da veronesi di città e provincia, tutti ubriachi, dopo aver derubato l'artista di dieci euro contenuti in una scatola posata sul marciapiede, era riuscita a fuggire. La latitanza è durata poco: grazie alle indicazioni della stessa vittima, tre equipaggi della polizia li hanno individuati e bloccati dopo uno scontro fisico con alcuni di loro, che avevano aggredito con calci e pugni gli agenti. I tre maggiorenni ed uno dei minorenni sono stati arrestati, tutti gli altri denunciati a piede libero. Il minorenne in manette è stato trovato in possesso di due coltellini svizzeri, mentre uno dei maggiorenni arrestato è stato trovato in possesso di un amuleto di proprietà dell'artista di strada. Il gip del Tribunale di Verona ha disposto nei confronti del minore e di due dei maggiorenni arrestati gli arresti domiciliari, il terzo maggiorenne è finito in carcere.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=104003&sez=NORDEST

Lo chiamano bullismo, in realtà si tratta di aggressione in banda e rapina. Ma i giornali preferiscono minimizzare per nascondere le responsabilità della chiesa cattolica e usano il termine di “bullismo”. Come a dire: una ragazzata!
Sarebbe una ragazzata se fosse stata fatta al sindaco Tosi, ma avendola fatta ad un individuo indifeso è aggressione e rapina.
E per concludere la carrellata della disperazione del Veneto, vale la pena ricordare la Treviso “Bene”, quella ricca. Quella in cui girano i milioni di Euro spesso esentasse o frutto idi illeciti come il lavoro nero.
Quali sono i fini dell’arricchimento dei veneti?
A loro sarebbe bastata un po’ di cocaina con cui compensare la loro impotenza sessuale.
Cocaina e droghe che girano a chili in tutta la regione e che soddisfano funzionari pubblici, imprenditori, il cui unico divertimento è rendere difficile la vita delle persone in Veneto: quelle che si affannano a conservare il posto di lavoro o a far crescere i loro figli con la consapevolezza di una Costituzione sempre negata ed offesa dalle istituzioni che si identificano come le “padrone dei cittadini” come ha insegnato loro la chiesa cattolica.
Per un pugno di cocaina molti pubblici ufficiali a Treviso sono pronti a macellare gli zingari.
E’ la mentalità Veneta.
Riporto:

Treviso. Spaccio di cocaina in centro:
arrestati i gestori della pizzeria Piola
Sono un 38enne che conduceva il locale vicino alla questura e la moglie.
Droga nella casa dove viveva il figlio di un anno

TREVISO (29 maggio) - È una delle pizzerie più conosciute e frequentate di Treviso, in pieno centro storico e a due passi dalla questura. Ed è proprio qui, alla "Piola", oltre che nella sua abitazione, che il gestore 38enne Gennaro Di Donato secondo la polizia spacciava cocaina ed hashish ad amici e clienti fidati. L'uomo è stato arrestato insieme alla moglie Barbara Di Costanzo, casalinga 28enne.Secondo le risultanze d'indagine della questura i coniugi, di origini campane, da almeno cinque anni avevano messo in piedi un fitto commercio di cocaina ed hashish. La droga veniva ceduta a conoscenti, amici e clienti della pizzeria che Di Donato gestiva da diversi anni e che era divenuta punto di ritrovo per moltissime persone, tra cui tanti giovanissimi della città e della provincia.La polizia ha individuato finora una trentina di acquirenti di droga che verranno tutti segnalati alla Prefettura ed al Servizio per le tossicodipendenze per i conseguenti provvedimenti di natura amministrativa e per la sospensione o revoca della patente di guida. Spaccio a casa, dove viveva il figlio di un anno. Gli acquisti avvenivano di norma presso l'abitazione della coppia, genitori di un bambino di un anno. Nel corso della perquisizione, gli agenti hanno trovato circa un chilo e mezzo di hashish, 30 grammi di cocaina e 10.000 euro in contanti. Tutto è stato sottoposto a sequestro. Sequestrate anche le autovetture, un Range Rover ed una Smart, ritenute il provento dello spaccio di droga.Bilancini in pizzeria: la "roba" venduta anche lì. Oltre che nell'abitazione dei coniugi, anche nella pizzeria sono stati rinvenuti bilancini di precisione, il che avvalorerebbe il sospetto che le cessioni di droga avvenissero anche nell'esercizio pubblico.

Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=104113&sez=NORDEST



E domani?
Quale forma assumerà la disperazione in Veneto?
Quali altri segnali continuerà a mandare una regione in cui la disperazione è talmente densa da “tagliarsi con un coltello” (e non sempre in modo figurato)?
In tutta Italia ci sono omicidi e suicidi, ma in Veneto la disperazione delle persone è più palpabile ed oggetto d’uso per politici prezzolati.
A noi non resta altro che rimanere seduti sulla riva del fiume e passare i cadaveri della disperazione e dell’angoscia: AVANTI, C’E’ POSTO, CHI E’ IL PROSSIMO?

31 maggio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

venerdì 28 maggio 2010

Il rito religioso del Solstizio d'Estate presso il Bosco Sacro a Jesolo - Venezia

Le foto dei riti in questa pagina sono relative ai riti degli anni scorsi presso il Bosco Sacro. In una foto è rappresentata l'area dell'Altare Pagano in inverno. Cliccando sulle foto si raggiungono pagine di approfondimento sui riti Pagani.
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Il rito religioso del Solstizio d’Estate che celebra la conoscenza, anche quest’anno sarà celebrato dai Pagani Politeisti presso il luogo di Culto Bosco Sacro.

Come da vari anni, presso il Bosco Sacro, è stato ricavato l’Altare Pagano, sul quale si celebrano i riti della Religione Pagana.
Nel Solstizio d’Estate i pagani celebrano la Conoscenza.
Quel processo del conoscere che è momento centrale dell’esistenza di ogni Essere della Natura, ed Essere Umano nel nostro caso. Il cui processo di sedimentazione dentro al soggetto porta a trasformare la sua energia vitale in Corpo Luminoso che partorirà alla morte del corpo fisico.

L’idea delle Antiche Religioni secondo cui il comportamento eroico delle persone portava le stesse a diventare Dèi, altro non è che la trasformazione intima dei soggetti nel loro “abitare il mondo” e nel loro comportamento eroico quando facevano fronte alle contraddizioni dell’esistenza.

Il processo di trasformazione degli individui che abitano il mondo va sotto il nome di CONOSCENZA.
Conoscenza non è il semplice atto del “conoscere le cose”, ma è l’atto di interiorizzare nella struttura emotiva l’esperienza al fine di trasformare l’individuo nelle sue relazioni con il mondo.

Il Solstizio d’Estate è il culmine dell’estate ed è il culmine della trasformazione degli Esseri nel corso della loro esistenza.

Per i Pagani ricordare tutto questo significa ricordare la felicità della morte del corpo fisico che conclude il loro ciclo di trasformazioni, il loro senso della vita. Una morte felice che si realizza nel momento in cui il Corpo Luminoso viene partorito.

La Religione Pagana non chiede sottomissione ad una verità; non chiede alle persone di seguire dei dogmi; la Religione Pagana chiede un comportamento degli individui di partecipazione e di affetto alla società in cui vivono. la Religione Pagana indica il Sacro nelle relazioni fra l’uomo e il mondo in cui è nato: nessuna sottomissione, ma un comportamento eroico di trasformazione continua che arricchisca tutta la società.

Per i Pagani gli Dèi sono ciò che le persone sono. Gli Dèi sono il mondo in cui gli Esseri Umani vivono. Gli Dèi sono le relazioni che i singoli Esseri Umani costruiscono col mondo. Gli Dèi Pagani non portano alla salvezza perché solo chi è reso disperato da un padrone ha bisogno di salvezza, ma sono la felicità in una società che cerca il benessere per i propri cittadini.
La Religione Pagana non chiede sottomissione, la Religione Pagana chiede alle persone di individuare gli ostacoli che impedicono la felicità della società e, nelle loro possibilità, di rimuoverli. Per rimuoverli è necessaria la CONOSCENZA.

Questo è il senso del rito del Solstizio d’Estate che, come tutti i riti Pagani organizzati dalla Federazione Pagana nel Bosco Sacro di Jesolo – Venezia, hanno nel passaggio fra i fuochi dei partecipanti il loro momento centrale.

Il rito del Solstizio d’Estate si celebrerà il 19 giugno presso il Bosco Sacro in Jesolo – Venezia Via Ca’ Gamba Settima traversa 3/B dalle ore 19.00 con accensione del Fuoco Sacro al tramonto.
Dopo il rito, tempo permettendo, ci fermeremo nei pressi dell'Altare Pagano a consumare cibi e bevande che i partecipanti al rito hanno portato, sia per chiacchierare che per ricordare in un momneto di convivialità.
I partecipanti devono ricordarsi di portare scarpe adeguate, altrimenti non sarà loro consentito di passare fra i fuochi (come coloro che negli anni passati arrivarono al rito con le ciabatte da spiaggia). Si ricorda ai partecipanti di portare i propri strumenti a percussione per chiamare le forze del mondo e per ringraziarle durante i giri attorno al fuoco.

28 maggio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

La corda per impiccarsi, prima o poi, dovrà essere assunta a simbolo della Regione Veneto. Vista la tradizione.


Continua la tradizione dei suicidi in Veneto.
Il farla finita.
La malattia sociale che attraversa il Veneto è di una gravità immane, ma si fa finta di non vederla: tanto, dicono i veneti, è lui lo scemo che si suicida.
Trent’anni?
Come tutte le età in Veneto sono età da disagio sociale. Un disagio imposto dalla chiesa cattolica attraverso l’educazione e il controllo militare del territorio. Un controllo militare che passa attraverso l’uso dei crocifissi imposti mediante la violenza e le relazioni che lo mantengono imposto ai bambini. Le relazioni sociali di tipo mafioso, con l’amico dell’amico, che caratterizzano il Veneto e che derivano dall’ideologia del crocifisso, mantengono l’odio imposto dalla chiesa cattolica nella struttura emotiva dell’individuo anche in età adulta.
Poi, può succedere, che si prenda atto dello stridere fra l’idea che si aveva della società e le relazioni mafiose al suo interno che tendono ad emarginare gli individui per quanti sforzi facciano.
E la malattia depressiva o quant’altro, esplode in tutta la sua drammaticità.
La malattia dei veneti emerge.
Riporto la breve notizia:

SI IMPICCA, IL GEMELLO LO VEGLIA PER ORE
Ragazzo di 30 anni trovato morto questa notte in zona Canizzano

TREVISO – A trovarlo è stato il fratello gemello. Sotto shock, l’ha spostato ed è rimasto a vegliarlo per qualche ora. La tragedia si è consumata questa notte in zona Canizzano. Verso le 2 è scattato l’allarme, a chiamare la polizia è stato il padre del ragazzo, un 30enne seguito da tempo da uno specialista.
Il fratello gemello, impiegato, l’ha trovato con una cintura attorno al collo attaccata alla maniglia di una finestra.
Passate almeno un paio di ore ha avvertito prima la madre, poi il padre ha chiamato la polizia. Sul posto è intervenuta la Squadra Mobile: sono stati disposti accertamenti sul corpo del ragazzo per escludere con certezza che non ci siano altri motivi alla base del decesso (sostanzialmente esami di routine).
Il ragazzo suicidatosi da poco tempo aveva seguito un master a Londra e ora era alla ricerca di un lavoro. MC

Tratto da:
http://www.oggitreviso.it/si-impicca-gemello-veglia-ore-25641


Si tratta dell’ennesimo suicidio.
Suicidio dopo suicidio.
E’ un’emergenza sociale. Solo che qui non si tratta di estrarre persone da sotto le macerie di un terremoto fisico: qui si tratta di tirar fuori le persone dalle macerie di un terremoto emotivo che le travolgono e le incitano al suicidio.
Si tratta di costruire strutture emotive sociali solide, capaci di rispondere al terremoto e all’instabilità imposta dal cattolicesimo agli abitanti di una regione che vengono sempre più spinti alla disperazione. Abitanti che spesso, proprio per il cattolicesimo, non sono in grado di rompere rapporti parentali e relazioni che tendono, invece, a porre le basi per altri suicidi.
Così noi, i disperati che guardano un futuro angoscioso ed incerto, seduti sulla riva del fiume della vita, guardiamo passare i cadaveri che la chiesa cattolica moltiplica nella società civile.
Chi sarà il prossimo?
28 maggio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
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mercoledì 26 maggio 2010

Incancrenimento della crisi e imprenditoria criminale: le illusioni seminate da Silvio Berlusconi


La crisi sta assumendo un altro carattere sociale: ha perso di individualità.
Non ci sono quasi più storie individuali, storie di drammi. I drammi sono nell’economia nel suo insieme e nei mesi in cui le persone non sono più in grado di far fronte ai propri debiti.
Berlusconi ha vaneggiato affermando che la crisi era una questione psicologica.

Si possono dimenticare le farneticazioni di Silvio Berlusconi?
Nel maggio di un anno fa, nel 2009, Berlusconi affermava:

La crisi? Per Berlusconi «è psicologica».

Franceschini: «L'ottimismo non si mangia»


Silvio Berlusconi torna ad insistere sulle origini «psicologiche» della crisi, portando l'esempio dei dipendenti pubblici che, pur non essendo «toccati direttamente» dal rallentamento economico, hanno modificato i propri comportamenti. Rimprovera un atteggiamento colpevole ai «media che dipingono la crisi come irreversibile e catastrofica». E un comportamento «assolutamente colpevole dell'opposizione» anche perchè ritiene «che il momento peggiore sia superato». Il presidente del Consiglio intervenendo da Mosca sulla crisi economica sottolinea che «c'è stato un diluvio, ma dopo tutto è tornato come prima, meglio di prima».Non è dello stesso avviso l'opposizione. Dario Franceschini commenta le affermazioni del ministro dell'Economia Giulio Tremonti, che si è dichiarato ottimista sul superamento della crisi economica. «Alla sera non si mangia ottimismo», dice il segretario Pd. E critica le affermazioni del premier: « Quando è troppo è troppo. Ieri la crisi era un problema psicologico, oggi il peggio è passato. Berlusconi deve smetterla di prendere il giro gli italiani». Per Franceschini «non è possibile aspettare che la soluzione cada dal cielo: il governo - dice - deve agire. Noi lo incalzeremo presentando le nostre proposte e non ci accontenteremo di un no, ma pretenderemo un voto in Aula». Pier Ferdinando Casini pensa che «il governo non stia facendo nulla per affrontare questa crisi: spera che passi la nottata, ma è un po' poco». Secondo il leader Udc: «c'è un ceto medio che non ce la fa più, ma si è provveduto solamente alle fasce debolissime della popolazione, come dimostra il dato di chi ha usufruito della social card e del bonus famiglia, per cui così non va».Antonio Di Pietro invita l'esecutivo a pensare «ad investire sull'occupazione e sul lavoro». «In Italia il prodotto interno lordo diminuisce ogni giorno di più perché il governo, invece di investire, spende le poche risorse che ci sono per spese correnti, anzi, per sprechi correnti», sostiene il leader Idv. Intanto la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia ribadisce: «anche se il peggio è alle spalle la nostra percezione è che la strada per l'uscita dalla crisi sarà lunga, complicata e dolorosa per arrivare di nuovo ad un livello accettabile». Non volendo sviluppare il tema della crisi per non anticipare nulla della relazione che svolgerà all'assemblea pubblica di Confindustria giovedì prossimo, la numero uno di viale dell'Astronomia sottolinea: il «dato di ieri sul Pil evidenzia che siamo in una crisi molto profonda, inedita e senza paragoni. È la peggiore dalla depressione del 1929 a oggi». A differenza però della crisi del '29, dice Marcegaglia oggi i governi e le banche «anche in Europa, seppure con interventi che riteniamo non sufficienti, hanno avuto una reazione veloce».
Tratto da:
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/05/Crisi-Berlusconi-Franceschini.shtml

Ora sappiamo che Tremonti, che spalleggiava Berlusconi e Bossi nelle strategie di occultamento della crisi, vuole non solo mettere le mani nelle tasche degli Italiani economicamente più deboli, ma lo fa dopo aver rimpinguato le tasche degli Italiani economicamente più ricchi. Infatti, con lo scudo fiscale ha regalato agli italiani ricchi e criminali, almeno 20 miliardi di euro e con la truffa che ha messo in piedi nell’affare Alitalia ha sottratto altri miliardi di euro agli italiani per non parlare delle multe che ha pagato con i soldi di tutti gli italiani prese dalle truffe fatte dagli allevatori con le quote latte.
Truffa dopo truffa il governo Berlusconi ha finito per distruggere l’Italia. La crisi non è scoppiata con la Grecia: la crisi è scoppiata, in Italia, con la truffa Alitalia. Una truffa che si è innestata in un crescendo di anomalie economico-sociali che il governo Berlusconi ha coperto, nascosto, e spesso usato per i propri affari (vedi caso Anemone).

Dire che le cose si aggravano diventa una banalità. Più corretto è dire che le cose si incancreniscono diventando manifestazione cronica della società in cui viviamo. Disperazione e distruzione di un presente sociale ed economico in cui la il processo di costruzione della nuova dittatura nello Stato con le richieste di Silvio Berlusconi di più potere per rimpinguarsi le casse, diventa quasi una richiesta ossessiva per nascondere la propria incapacità e la propria impotenza.

La crisi frena la fiducia
Marika Gervasio


MILANO Le tensioni in atto sui mercati internazionali scoraggiano gli italiani: a maggio, infatti, scende la fiducia dei consumatori. L'indice Isae si posiziona a 105,4 (era 107,9 in aprile) vicino ai valori di maggio 2009. Il pessimismo è più marcato nelle valutazioni sul quadro economico generale (il cui indicatore passa da 81,3 a 76,6) e sulle prospettive future (da 95,5 a 91,9). Segnano una flessione più contenuta l'indicatore relativo alla situazione personale (da 120,7 a 120,3) e quello sulla situazione corrente (da 117,9 a 117,3). C'è pessimismo sull'evoluzione del paese nei prossimi dodici mesi e aumentano i timori di incremento della disoccupazione. I consumatori si attendono anche una nuova accelerazione della dinamica inflazionistica. Si accentuano, dal punto di vista personale, le preoccupazioni per l'evoluzione della situazione familiare. Se il clima di fiducia peggiora, i consumi sembrano migliorare. Secondo le ultime rilevazioni dell'Istat, infatti, le vendite al dettaglio di marzo sono aumentate del 2,9% su base annua (+0,5% rispetto a febbraio), l'incremento tendenziale più alto da febbraio 2008, trainato da un incremento del 3,7% delle vendite di prodotti alimentari (+1,1% congiunturale) e del 2,7% di quelle dei non alimentari (+0,2% su base mensile) con giochi, giocattoli, sport e campeggio in testa (+6,4%), seguiti da elettrodomestici, tv, radio e registratori (+3,5%), foto-ottica (+3,5%), abbigliamento e pellicceria (+3,1%), calzature (+3%). Un risultato particolarmente positivo è stato registrato dalle vendite nella grande distribuzione che, rispetto al mese di marzo 2009, hanno segnato un aumento del 4,4% contro il 2% messo a segno dai piccoli negozi. Ma proprio dalle grandi superfici organizzate arriva un avvertimento: «La ripresa delle vendite al dettaglio nel mese di marzo non deve purtroppo essere vista con troppo ottimismo a causa dell'anticipo della Pasqua rispetto al 2009» fanno sapere da Federdistribuzione. «Infatti – aggiungono – i dati di vendita del mese di aprile nei super e ipermercati confermano un profilo dei consumi assolutamente debole con un calo dello 0,7% nel primo quadrimestre dell'anno rispetto allo stesso periodo del 2009».

Tratto da:
http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2010-05-26/crisi-frena-fiducia-080500.shtml?uuid=AYnseFtB


Credere ancora nelle favole del padrone buono o nella “divina provvidenza”, porta necessariamente alla disperazione.
Voglio riportare queste brevi esternazioni del giornale La Repubblica: davvero vogliamo continuare a credere nelle favole?
O non è meglio che, invece, iniziamo a difenderci visto quello che ci sta venendo addosso?

Credere, obbedire, pagare
mercoledì, 26 maggio 2010


Ma c’è davvero – e non è una domanda retorica – qualcuno che pensi che i 12 miliardi di Euro all’anno decisi dal governo Tremonti, per un totale teorico di 24 nel biennio (ammesso e non concesso che esistano tanti fessi da correre improvvisamente a farsi condonare la casa mai registrata dal Catasto e inviduata dall’occhiuto satellite) possano scongiurare, per una nazione che ha mille e 800 miliardi di debito, e ne paga 70 all’anno soltanto di interessi, il pericolo Grecia del quale ha parlato il meno bugiardo della banda del buco, Gianni Letta? E – di nuovo seriamente – c’è qualcuno che pensi che questi 24 miliardi non vengano dalle tasche degli italiani? Ma da dove ciumbia (milanese) credete che arrivino, dal tremontino cacazecchini? Dal bussolotto delle elemosine? Dai falsi invalidi che si rimetteranno tutti a camminare e a produrre ricchezza negli abbondanti posti di lavoro, come il lebbroso risanato del Vangelo? Forse la spiegazione è questa, pura, cieca fede. Oppure stiamo tutti davvero diventando bambini un po’ scemi, come infatti disse Egli.
Tratto da:
http://zucconi.blogautore.repubblica.it/2010/05/26/credere-obbedire-pagare/

La crisi economica in Veneto si sta aggravando sempre di più. Non solo crea miseria, ma induce molti “imprenditori” ad accentuare il lato illegale delle loro imprese. Nello stesso tempo l’intervento per il recupero di capitali sarà sempre più violento, come nelle notizie di oggi:


Fisco: controlli in 16 banche su movimenti con S.Marino
Operazione Gdf e Agenzia entrate in sei regioni, lotta evasione
26 maggio 2010

(ANSA) - ROMA, 26 MAG - Blitz della Guardia di finanza e dell'Agenzia delle Entrate in 78 filiali di 16 banche e due fiduciarie italiane in sei regioni, anche in Emilia-Romagna.L'obiettivo e' la verifica del rispetto degli obblighi di legge volti a garantire l'identificazione della clientela. Nel mirino del Fisco intermediari nazionali gia' emersi nel corso di attivita' contro l'evasione fiscale internazionale, le frodi Iva 'carosello' e il riciclaggio dei relativi proventi, individuati per essere stati utilizzati da contribuenti italiani per movimentazioni finanziarie illecite destinate a San Marino. (ANSA).

Tratto da:
http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/emiliaromagna/2010/05/26/visualizza_new.html_1816050796.html


Fra queste banche e filiali ce ne sono anche in Veneto, oltre che Marche, Toscana, Lombardia e Lazio.
Qualche anno fa questo tipo di indagini non sarebbe mai stato fatto.
Ora la crisi sta stimolando indagini più puntuali e più appropriate individuando atti criminali là dove spesso non si guardava.
Più l’illegalità imprenditoriale sarà perseguita e più si potrà chiarire quali sono i parametri della crisi economica che stiamo vivendo: non basta sequestrare il panfilo a Briatore, è necessario reprimere il sistema illegale messo in atto dalle imprese nel tentativo di truffare l’intera società italiana: questo è il vero motore della crisi economica che stiamo vivendo.


E questo è il rapporto Istat sulle famiglie italiane:


"La crisi più dura della storia recente"L'Istat: tegola su industrie e famiglie
26/5/2010 (10:26)
- IL RAPPORTO ANNUALE FOTOGRAFA L'ITALIA IN DIFFICOLTA'

Finanza, immobiliare e pagamenti sulla graticola, è allarme giovani«Aumenta il gap con i garantiti»
TORINOLa crisi degli anni 2008 e 2009 è stata «la più profonda della storia economica recente». Il Rapporto annuale dell’Istat sulla situazione del Paese fotografa così i due anni che ci lasciamo alle spalle e individua tre punti di fragilità: ad operare congiuntamente, secondo l’Istituto, sono stati, infatti, «squilibri di entità notevole nel settore finanziario (da dove ha tratto origine), nel settore immobiliare e nella bilancia dei pagamenti». Nel 2009, prosegue il Rapporto, «il Pil mondiale è diminuito dello 0,6% a parità di potere d’acquisto e del 2% se misurato ai tassi di cambio di mercato. Nell’economia reale, la crisi si è concentrata sul settore manifatturiero e sul commercio internazionale: produzione industriale e interscambio si sono contratti rispettivamente dell’8,2 e del 10,6%».D’altro canto, però, è la valutazione contenuta nel documento, «la recessione ha avuto durata relativamente breve: circa un anno, tra la primavera 2008 e la primavera 2009. Ciò anche grazie a un intervento di contenimento senza precedenti da parte delle autorità di governo. Nel biennio 2008-2009 i paesi europei hanno destinato risorse per circa 400 miliardi di euro (il 3 per cento del Pil dell’Ue), dirette a imprese e famiglie. Le misure anti-crisi hanno tuttavia provocato un notevole peggioramento a medio termine dei conti pubblici».I più colpiti dalla crisi, dice l’Istat, sono i ragazzi. L’Italia ha il più alto numero di giovani che non lavorano e non studiano. Si chiamano Neet (Non in education, employment or training) e nel nostro paese sono oltre 2 milioni. Per questo, ha il primato europeo. Hanno un’età fra i 15 e 29 anni (il 21,2% di questa fascia di età), per lo più maschi, e sono a rischio esclusione. Il numero dei giovani Neet è molto cresciuto nel 2009, a causa della crisi economica: 126 mila in più, concentrati al nord (+85 mila) e al centro (+27 mila). Tuttavia il maggior numero, oltre un milione, si trova nel Mezzogiorno. Fra i Neet si trovano anche laureati (21% della classe di età) e diplomati (20,2%). È un fenomeno in crescita; nel 2007 (dati Ocse), l’Italia già registrava il 10,2% di Neet contro il 5,8% dell’Ue). Chi sono i giovani Neet? Sono coloro che perdono il lavoro e quanto più dura questo stato di inattività tanto più hanno difficoltà a rientrare nel mondo del lavoro. Tra il primo trimestre del 2008 e lo stesso periodo del 2009 la probabilità di rimanere nella condizione di Neet è stata del 73,3% (l’anno precedente era il 68,6%), con valori più elevati per i maschi residenti al nord. Alla più elevata permanenza nello stato di Neet si accompagna anche un incremento del flusso in entrata di questa condizione degli studenti non occupati (dal 19,9% al 21,4%) ed una diminuzione delle uscite verso l’occupazione.

Tratto da:
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/201005articoli/55380girata.asp


E questa, invece, è la ricca Treviso. Una città in cui la criminalità imprenditoriale ha potuto svilupparsi in tutta la sua drammaticità sociale retta dalla Lega e da gente come Gentilini e Gobbo il cui scopo era solo quello di criminalizzare i cittadini più fragili. Hanno dimenticato, nella loro voglia di travestire gli extracomunitari da leprotti per far divertire i cacciatori, che una città è un insieme di strati sociali e di situazioni che vivono in un’interrelazione perfetta e quando si distruggono gli equilibri etici, si distrugge la città stessa: la sua economia!

Treviso
La città vuota: erbacce, galline, degrado
Ex Provincia in totale abbandono. In Strada Ovest razzolano polli fra i capannoni chiusi per crisi
Silvia Madiotto
24 maggio 2010
TREVISO — In termini numerici sono migliaia e migliaia di metri cubi di edifici a destinazione commerciale e direzionale. A occhio nudo sono capannoni abbandonati nella prima periferia trevigiana. Per chi attraversa tutti i giorni viale della Repubblica sono gli emblemi di una trasformazione della società, il simbolo della crisi e della difficoltà della ripartenza. Solo distese di parcheggi vuoti ed erbacce abbronzate, il resto è cemento e scheletri di ferro e acciaio. Era la strada dell’imprenditoria trevigiana e dell’automobile di ogni casa e modello, ma ha lasciato il passo alla Pontebbana dove molti hanno scelto di spostarsi. Oggi è un’essenziale arteria di grande circolazione ma, a destra e a sinistra della carreggiata, si alternano capannoni di dimensioni mastodontiche con i lucchetti sul cancello. E cartelli «Affittasi» ovunque.
Eppure a volte basta guardare sotto casa, in centro città. In viale Battisti la vecchia sede della Provincia, sgomberata lo scorso autunno, svetta su un’incolta vegetazione, il fu giardinetto antistante è una massa di arbusti intrecciati. Acquistata dall’impresa edile Setten, è ancora deserta. Dopo l’asta degli ultimi pezzi di mobilio quest’inverno è stata lasciata a sé stessa, in attesa di diventare un complesso residenziale. Il presidente Muraro ne aveva annunciato un rapido recupero, per non trasformare anche la Provincia in un contenitore problematico. Invece è ancora lì, fra i rami secchi. Il viaggio inizia al confine fra i comuni di Treviso e Villorba, sulla rotonda su cui nasce la Strada Ovest. Nel primo tratto ci sono edifici di recente costruzione e in gran parte occupati e illuminati, ma con l’incrocio di via Fontane ecco le prime strutture abbandonate. Un vecchio concessionario d’auto, due piani e un ingresso d’asfalto, segna l’ingresso. Poco più avanti via del Legname, che penetra la zona industriale cittadina. È lì che inizia la lunga serie di «Affittasi capannoni » o «Affittasi cantiere di 1.000 metri».
Sono tutte uguali le strutture abbandonate: tetti chiari, ampi scoperti un tempo ricolmi del benestante e iperattivo nordest, ora vuoti depositi di rimasugli, sacchetti di plastica, macchinari in disuso. E come in un surreale quadro di abbandono, galli e galline scorrazzano sugli ex parcheggi in cerca di cibo: rumori di campagna in mezzo all’asfalto. Un po’ più in là riparte la concessionaria Carraro, dove i lavori fervono. Poi, infilandosi in via Erizzo, lo spettacolo è lo stesso: porte chiuse, vetri impolverati. Qualche centinaio di metri dopo, le ex torri della Provincia che ospitavano l’ufficio per l’impiego. Di proprietà della Curia, oggi sono dolo due colossi dal tetto acqua marina, diventati un parcheggio per il vicino supermercato, frequentate da signore coi carrelli e famiglie con le buste della spesa. E poi la vecchia sede in centro. È pur vero che ormai l’edificio non è più di proprietà dell’ente, che non ha voce in capitolo sulle manutenzioni, ma lo scenario mal si adatta all’immagine della città curata e ordinata che l’amministrazione porta come un baluardo. E su quello che fu l’ingresso della Provincia spicca manifesto che promuoveva un evento musicale in città: «Requiem». Neanche a farlo apposta.
Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/treviso/notizie/cronaca/2010/24-maggio-2010/citta-vuota-erbacce-galline-degrado-1703073539297.shtml

Il rubare degli imprenditori, anche se le Istituzioni tenderanno a salvaguardarlo, sarà sempre più perseguitato da altre Istituzioni. Il rubare diventa quell’accumulo di ricchezza illegale sulle quali lo Stato deve mettere le mani per sopravvivere. Se non lo farà, continuerà a far pagare i cittadini distruggendo, di fatto, l’intera società civile.

26 maggio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

lunedì 24 maggio 2010

In braccio agli Dèi sono cresciuto.

Quand’ero fanciullo,
Spesso un dio mi scampava
Dagli sgridi degli uomini.
Giocavo sicuro e buono
Con i fiori del bosco,
E le Aure del cielo
Giocavano con me.

E come tu il cuore
Delle piante consoli,
Quando esse d’incontro
Le tenere braccia ti tendono,

Così hai il mio cuore consolato,
Padre Elio! E come Endimione,
Io ero il tuo vago,
Sacra Luna.

O tutti voi fidi,
Amorevoli Dèi!
Se poteste sapere
Quanto vi ha la mia anima amato!

Certo allora io non vi invocavo ancora
Con nomi, e neanche voi
Mi chiamavate mai a nome, come uomini si chiamano
Quasi si conoscessero.

Pure conosciuto vi ho meglio
Che mai abbia conosciuto gli uomini:
Compresi il silenzio dell’etere,
Le parole degli uomini non le ho comprese mai.

M’educò il concerto
Del bosco pieno di murmuri,
E amare appresi
In mezzo ai fiori.

In braccio agli Dèi sono cresciuto.

venerdì 21 maggio 2010

Un altro suicidio di un altro disperato, in Veneto, nel Padovano


Le maschere della prepotenza e della prevaricazione con le quali i Veneti nascondono l'angoscia in cui vivono e invidiano ch riesce a suicidarsi.

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Un altro bravo ragazzo. Non come quelli che hanno attraversato il mare sulle carrette accatastati uno sull’altro e aggrediti e respinti dalla Guardia di Finanza su ordine del ministro Maroni.
No!
Un Veneto!
Un individuo educato dai cattolici. Un impotente alla vita. Un angosciato. Un disperato. Un individuo senza futuro. Un individuo come piace ai vescovi cattolici e alla loro feroce violenza.
Sette lettere per spiegare il perché.
I perché altro non sono che una serie di desideri con cui giustificava la sua angoscia e alla quale non sapeva rispondere.
E’ l’angoscia che lo ha ucciso, la disperazione. Non importano i motivi specifici. Questi appartengono alla sua persona, non alla società di un Veneto che semina continuamente angoscia fra i suoi cittadini.
Contare i cadaveri sacrificati alla gloria del dio padrone.
Riporto l’articolo:


nel padovano
Si spara in automobile, sette lettere per spiegare il perché
Un venticinquenne vicentino si è tolto la vita dopo aver legato il grilletto della pistola al volante
Martino Galliolo


21 maggio 2010



SELVAZZANO DENTRO (Padova) - Si è sparato al cuore con una calibro 9, tirando la canna della pistola contro il petto: il grilletto era legato con un cavo al volante che teneva fissa l'impugnatura della Beretta. Si sarebbe tolto la vita in questo modo Diego Fanton, 25 anni di Grisignano di Zocco (Vicenza). Un pescatore ha notato la sua Alfa 145 blu nell'argine sinistro del fiume Bacchiglione a Selvazzano Dentro. I vetri dell'auto erano stati oscurati con fogli di giornale, fuori c'era una bicicletta da corsa senza una ruota. Sul sedile del conducente c'era il corpo senza vita di Diego, che secondo la prima ricostruzione dei carabinieri del Nucleo investigativo di Padova, intervenuti assieme ai militari della Compagnia e al medico legale, ipotizzano che il giovane sia morto da almeno 24 ore. Accanto a lui sono state trovate sette lettere, indirizzate agli amici e una alla famiglia in cui chiedeva come essere sepolto, con quali vestiti e a chi lasciare il denaro.

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/padova/notizie/cronaca/2010/21-maggio-2010/si-spara-automobile-sette-lettere-spiegare-perche-1703060223342.shtml


La conta continua: chi sarà il prossimo angosciato che deciderà di farla finita?
Chi sarà il prossimo che glorificherà Mattiazzo, Scola, Gardin, Nosiglia e altri?
Quante altre persone dovranno suicidarsi prima che lo Stato inizia ad assumersi la responsabilità dell’educazione dell’infanzia?

Riporto anche l’articolo de Il Gazzettino:

Vicenza. Lega la pistola al volante e sispara al cuore lasciando 7 lettere d'addio
Aveva 26 anni, viveva a Grisignano e si era licenziato da unaditta padovana. Ha chiesto di aprire solo la missiva ai familiari

VICENZA (22 maggio) - Un colpo di pistola sparato dritto al cuore per mettere fine alla sua vita. A tormentarlo da qualche tempo una profonda depressione. Ieri mattina a scoprire il cadavere di Diego Fanton, 26 anni, residente a Grisignano di Zocco (Vicenza) in via Ceresone 24 e operaio in una ditta padovana, la Tefma di Veggiano da cui si era licenziato un mese fa, sono stati due pescatori scesi lungo il Bacchiglione a Selvazzano.L’Alfa 145 blu parcheggiata vicino ad alcuni alberi ha attirato la loro attenzione. L’abitacolo nascosto dai fogli di giornale attaccati con cura, con lo scotch. Uno spiraglio apertosi dalla parte del guidatore ha permesso di intravedere il corpo. Si è pensato si potesse trattare di una persona che dormiva, o di qualcuno che si fosse sentito male. La macchina chiusa dall’interno, nessun movimento nell’abitacolo. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco per aprire lo sportello e per i rilievi il nucleo investigativo dei carabinieri di Padova.Il giovane era seduto al posto di guida. Occhiali scuri calati sugli occhi e alle orecchie le cuffie azzurre utilizzate per tirare al poligono. Probabilmente non ha voluto ne vedere, ne sentire quello che stava per mettere in atto. Alle mani i guanti utilizzati per correre in bicicletta. A premere il grilletto della pistola, una calibro 9 regolarmente detenuta, non è stato il giovane. Forse la posizione non gli permetteva di maneggiare agevolmente l’arma puntandola contro di sé, e così ha escogitato uno stratagemma. Il grilletto della pistola legato con un filo al volante dell’auto. Quattro i colpi nel caricatore. Una volta preparato il tutto è probabile che abbia tirato la pistola verso di sé, facendo partite il colpo. Accanto a lui sette buste chiuse, ciascuna con specificato il destinatario, e un’indicazione: poteva essere letta solo quella indirizzata ai familiari.All’interno le disposizioni di come doveva essere sepolto, gli abiti sportivi che avrebbe voluto indossare erano ripiegati all’interno di uno zainetto, e circa 13 mila euro in contanti. Quasi certamente un suicidio pianificato da chissà quanto tempo. Alla base della drammatica decisione non sembra esserci alcun problema affettivo o di lavoro, ma un profondo male di vivere. Vicino alla macchina la bicicletta da corsa, che era stata caricata sulla vettura.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=103143&sez=NORDEST


Intanto, sempre sulle rive del fiume della vita, assisto al passaggio di nuovi cadaveri a cui la chiesa cattolica ha chiuso il futuro relegando le persone nella disperazione.
Forza, avanti, chi è il prossimo?

21 maggio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

La ballata dei Veneti angosciati: continua la ballata dei suicidi istigati dalla chiesa cattolica.

Spingere a sperare nella vincita al superenalotto, nel miracolo, nel santo criminale come Padre Pio o Antonio da Padova, o nel pazzo che viene sulle nuvole con grande potenza per giudicare: significa spingere al suicidio. Significa istigare l'idea che non c'è più possibilità di vivere se non arriva il miracolo o la vincita al superenalotto. E quando una società punta al superenalotto, al gratta e vinci, o alle preghiere al dio padrone cristiano, significa che il livello d'angoscia ha superato la soglia che la società può tollerare e gestire.
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Chissà le e-mail che mi arriveranno da genitori e da parenti che tenteranno di allontanare le loro responsabilità nella morte del ragazzo. Veneti che si girano dall’altra parte per non vedere la realtà angosciante che hanno sotto gli occhi perché potrebbe acutizzare la loro angoscia.
Vaglielo a dire ai veneti imbecilli che se non affrontano le cause profonde dell’angoscia domani è il loro parente, il loro figlio, il loro vicino, a sparire nel fiume, a mettersi una corda al collo, a bruciarsi. E non importa il motivo adotto per l’estremo gesto. E’ l’angoscia di una vita irrisolta che come un tarlo corrode la loro psiche attendendo il fatidico momento.
Un momento che arriva sempre!
A diciasette anni come a cinquanta o settanta; sia che tu fai l’operaio o l’imprenditore; sia che tu ti ritenga “onesto” o che tu sia un “criminale”.
Cosa diranno di questo ragazzo?
Aveva problemi?
E chi glieli ha costruiti, giorno dopo giorno, le sue inadeguatezze?
Sempre la chiesa cattolica!
lo stupro generalizzato che mette in atto nei confronti dei ragazzi per renderli impotenti e incapaci di gestire la loro vita e i loro problemi. Ragazzi violentati nella loro capacità di vivere che finiscono per arrendersi perché non adeguatamente attrezzati: costretti a pregare e aspettare il miracolo. Un miracolo che tarda a venire mentre la corda per impiccarsi o il fiume in cui gettarsi è sempre più ambito come soluzione della propria angoscia.
Riporto l’articolo:


Venezia. Un messaggio su Facebook,


poi si getta nel Piave: annega a 17 anni
Aveva scritto: "Mi fa troppo schifo vivere". Si era pentito


e aveva gridato per essere salvato, il fiume lo ha risucchiato


di Fabrizio Cibin
VENEZIA (21 maggio) - Il Piave si è preso Luca. Aveva 17 anni, con la maggiore età che si trovava lì a due passi, il 23 giugno. La tragedia nella tarda serata di mercoledì, spinta da un malessere interiore, espressa un paio d'ore prima su Facebook, quando scrive «Basta sono stanco di tutto e tutti, mi fa troppo schifo vivere». Messaggio cui fanno seguito anche telefonate a casa, a Musile, da parte degli amici. Ma verso le 23 Luca Furlan è sul Ponte della Vittoria con il suo scooter. Qualche minuto e dal cinema Cristallo, che si trova in Golena, scatta l'allarme.«Erano quasi le 23.15 - racconta Alessandro Priviero, che con il padre Giuliano gestisce la sala, raccontando la scena che rimarrà indelebile nei suoi ricordi - quando un paio di clienti appena usciti rientrano dicendomi che sentivano delle urla provenire dal Piave. Con loro e un'altra coppia decidiamo di andare a vedere: effettivamente si sentiva una persona che, dal Piave, invocava aiuto. Non si vedeva bene, per cui abbiamo chiesto dove fosse. Dopo avere detto "Papà scusa, ho fatto una cavolata", è scomparso una prima volta, per poi riemergere. Abbiamo dato l'allarme, mentre un mio amico si stava spogliando perché voleva tuffarsi. Ma pochi istanti dopo non si sentiva più».Il giovane era stato risucchiato dalle torbide acque del fiume. Nel frattempo arrivano i vigili del fuoco, i carabinieri, gli stessi genitori di Luca. Quindi i sommozzatori di Vicenza che avviano le ricerche. «Si vedeva male, si vedeva male - continua a ripetersi Priviero, quasi non riuscisse a darsi pace - Gli urlavamo di venire verso la riva, che non lo vedevamo, ma lui era sfinito. Una cosa che mi rimarrà impressa nella mente per sempre».I sommozzatori iniziano a scandagliare il fiume, nonostante il buio renda difficoltosa l'operazione. Viene ritrovato il casco, ma del ragazzo nessuna traccia. Alle 2.30 l'interruzione, alle 8 del mattino di ieri si riprende, anche con l'ausilio di un elicottero. Ma ancora nulla. Le ricerche verranno riprese questa mattina.Un episodio che sconvolge per la giovane età di Luca e per come si è consumata la tragedia. Rimane quel senso di forte dolore in chi lo conosceva, ma anche in chi, mercoledì sera, non ha potuto fare nulla per salvarlo e che ora propone di attrezzare l'area per emergenze di questo tipo. «Dovrebbe essere attrezzata per interventi di emergenza - dice Priviero -, magari con un salvagente, una corda o non so cos’altro. Se qualcuno scivola accidentalmente dentro il fiume, non c'è modo per aiutarlo».
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=102890&sez=NORDEST


O come questa donna che litiga col marito e decide di buttarsi nel fiume. Non era una ragazzina, ma anche a lei, in quel momento, il futuro era chiuso e l’angoscia l’aveva avvolta.
La stessa angoscia del ragazzo. La stessa angoscia di Luca: una vita in cui non riusciva a veicolare in maniera soddisfacente la propria libido.
Finché non si affronteranno le cause reali della tragedia del Veneto, saremmo sempre costretti a contare la distruzione delle persone. Una conta infinita.
La domanda che ci dobbiamo porre è questa: questa donna è stata salvata o è stata condannata all’angoscia?
Quando sento che le persone dicono di essere contro la pena di morte mi chiedo: sono contro la pena di morte perché la pena di morte è inumana, o sono contro la pena di morte perché vogliono condannare le persone alla tortura a vita?
Spesso un suicida ci riprova.
Perché?
Perché il poliziotto corre come un salvatore a ripescare chi sta annegando: egli sa nuotare, calarsi in acqua, usare una corda, aggrapparsi, tirare. E’ stato addestrato a far questo. Ma davanti all’angoscia?
E’ stato addestrato a cogliere il delitto, il reato, il crimine, che non lascia traccia nel fisico, ma nell’anima?
No!
Spesso è addestrato a costruirlo quel dolore: lo provoca col suo essere “il poliziotto”; quello che comanda! Quello che si mette in ginocchio davanti al dio padrone (o prende ordini senza discutere) e bastona il poveraccio trasferendo su di lui le sue stesse intenzioni.
Per questo se l’angoscia non è risolta, domani c’è un altro fiume o un’altra corda che aspetta l’angosciato.
Riporto l’articolo:


Erano le 23 quando un passante ha avvertito la questura. I poliziotti si sono gettati nel fiume
Tenta il suicidio dopo il litigio col marito
Donna salvata dagli agenti mentre si immerge nelle acque dello Scaricatore
Martino Galliolo


20 maggio 2010

PADOVA - Si stava lasciando trascinare dalle acque del fiume dopo un litigio con il marito. All'ultimo istante l'ha salvata la polizia. Una donna di 53 anni ha tentato di togliersi la vita l'altra sera gettandosi nello Scaricatore al Bassanello nei dintorni di via Isonzo.
Il litigio Era iniziato tutto poche ore prima, nella sua casa poco distante quando, dopo aver litigato con suo marito, è uscita lasciandosi alle spalle la porta chiusa. Dentro di lei aleggiava irrimediabilmente l'idea di non fare più ritorno, con le urla della sfuriata che le rimbombavano ancora in testa. Prima di uscire aveva preso un flacone di pillole e le ha ingurgitate senza pensarci. E infine ha vagato senza sosta finché non ha raggiunto l'argine. Era sul marciapiede a passeggiare confusa, senza meta, resa inconsapevole dall'effetto dei farmaci.
Il «pedinamento» Solo quando ha preso il telefono e ha iniziato una conversazione, attorno alle undici di sera, un passante l'ha notata ed ha ascoltato quanto la donna urlava contro chi era all'altro capo della cornetta. Piangeva, disperata, fino a che non è riuscita a dire che si trattava della sua ultima telefonata perché aveva deciso di farla finita. Mentre camminava sul ponte ha minacciato di uccidersi e poi ha riagganciato, un gesto che prevedeva di chiudere le comunicazioni per sempre. Solo a quel punto il passante, che ha assistito alla scena, ha deciso di avvisare la polizia. Non ha impedito che la donna si allontanasse da sola, ha deciso semplicemente di aspettare l'arrivo delle volanti della questura.
Il salvataggio Appena sono arrivati i poliziotti l'uomo ha indicato la direzione che aveva preso l'aspirante suicida: i poliziotti l'hanno trovata nel fiume, con l'acqua che le arrivava quasi alla vita. Si sono tuffati in due e sono riusciti a riportarla a riva sana e salva. E' stata lei, una volta portata al sicuro, a raccontare che la disperazione per quanto era capitato con il marito l'aveva spinta a compiere un gesto tanto estremo. Ha trascorso la notte in ospedale sotto osservazione dei medici che l'hanno calmata e lasciata sfogare da tutte le ombre nella sua vita che l'affliggevano. Alla fine ha trovato il coraggio di dire ai suoi familiari, che intanto la cercavano disperati, che stava bene. Il peggio era passato.
Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/padova/notizie/cronaca/2010/20-maggio-2010/tenta-suicidio-il-litigio-col-marito-1703052243819.shtml


Impotenti e angosciati, continuiamo a stare sulla riva del fiume della vita a guardare passare cadavere dopo cadavere.
A tutti fa comodo che le persone si suicidano: ai magistrati, alla polizia, ai sindaci, all’amministrazione dello Stato, all’amministrazione Regionale, alla chiesa cattolica.
Tutti lavorano affinché le persone si suicidano in una follia di “selezione sociale” dove a soccombere sono, troppo spesso, le persone più sensibili.
Seduti ed impotenti, sulla riva del fiume della vita aspettiamo i prossimi, inevitabili, cadaveri.

21 maggio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
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martedì 18 maggio 2010

La chiesa cattolica e il Veneto: abusi e violenza che servono per alimentare gli abusi e la violenza.


La notizia in sé è aberrante e deve portare le persone a riflettere sulla notizia in sé.
A noi non interessano le responsabilità personali, queste saranno accertate dalla magistratura. Né ci interessa puntare il dito contro una persona, adulta o minore che sia, perché noi non ci identifichiamo col “dio padrone” dei cristiani e, pertanto, non siamo “giudici di uomini”, ma siamo persone sociali. Noi censuriamo i meccanismi sociali che distruggono l’uomo e lo stuprano al fine di costringerlo a rinunciare ai propri diritti Costituzionali.
Il meccanismo, che questo breve articolo mette in risalto, è quello che da sempre andiamo dicendo: le parrocchie cattoliche praticano la violenza sui ragazzi. Sempre quella violenza è di ordine psicologico e tende a scardinare la struttura emotiva dei ragazzi. Questa è l’anticamera e il fondamento della violenza fisica come veicolazione nell’ideologia del possesso della libido di chi si identifica col dio padrone, come in questo caso: “ragazzo che aiutava gli educatori (eufemismo che sta per terroristi che sparano nella psiche dei ragazzi)”. Ne consegue che chi è educato nell'ideologia cattolica trova del tutto normale veicolare la propria libido nei confronti dell’oggetto posseduto: appunto, i ragazzi sottomessi; o quel diritto negato da sempre dalla chiesa cattolica alle donne (il diritto di voto le donne in Italia lo ebbero grazie a Togliatti e fu accettato dalla chiesa cattolica SOLO nella speranza di distruggere Togliatti), come il diritto negato a omosessuali e lesbiche per costringerli alla clandestinità e impedire loro di rivendicare i diritti Costituzionali.

Mestre. Minore accusato di molestie
sui bimbi durante l'ora di catechismo
Il ragazzo, che aiuta gli educatori, ha negato tutto al parroco
Aperto un fascicolo in Procura: sono in corso accertamenti

MESTRE (17 maggio) - Sarà la Procura dei Minori di Venezia a fare chiarezza su un caso di presunte molestie sessuali su bambini tra i 7 e i 9 anni durante le ore di catechismo nel patronato di una parrocchia di Mestre (Venezia). Le molestie sarebbero opera di un altro minorenne della parrocchia che aiuta i catechisti nel loro compito. Sentito dal parroco, il ragazzo ha negato tutto. Accertamenti sono in corso per tutelare tutti i minori -compreso quello incolpato - coinvolti nella vicenda.
Tratto da:

http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=102282&sez=NORDEST

Di chi è la responsabilità di questi accadimenti?
Dei Magistrati di Venezia e della Polizia di Stato!
Anziché agire in maniera preventiva affinché i ragazzi non vengano sottratti ai loro diritti Costituzionali aiutano, invece, l’ideologia della monarchia assoluta, come quella professata da Angelo Scola. Aiutano l'odio di Scola contro il diritto delle donne di abortire, il diritto delle persone di disporre il proprio corpo, il diritto delle persone di avere una vita affettiva senza che il terrore cristiano imponga la sua morale di odio e di morte.
La responsabilità è dei magistrati che hanno anteposto i doveri che impone loro la Costituzione (attraverso le loro interpretazioni bizzarre e spesso offensive con cui si sottraggono ai loro doveri) al diritto della chiesa cattolica di violentare la psiche dei ragazzi al fine di sottometterli a quel crocifisso che i magistrati antepongono alla legge.
Fa parte della malattia di questo Veneto. L’attività della chiesa cattolica che impone la malattia mentale ai cittadini; l’attività della chiesa cattolica che imponendo la sua morale spinge i cittadini agli omicidi e alla violenza nelle famiglie.
E’ sempre l’attività criminale e terroristica della chiesa cattolica che, sostituendosi ai principi della Costituzione, disarticola la psiche dell’individuo nel suo essere un soggetto di diritto Costituzionale impedendo la capacità di rivendicare nella società il suo essere un soggetto di diritto Costituzionale. Da qui la violenza, e la violenza sui minori e gli indifesi in particolare, diventa l’esercizio del cattolico per creare miseria morale e sociale in cui sguazzare come quel criminale di Gesù (vedi i vangeli della chiesa cattolica).
Che poi le responsabilità individuali vanno davvero accertate, perché non bisogna dimenticare che è una pratica costante della chiesa cattolica diffamare, denigrare, insultare e usare "capri espiatori", con cui nascondere le proprie responsabilità.

18 maggio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

lunedì 17 maggio 2010

Considerazioni sulla festa-manifestazioni di Marghera: "Non incenerite il vostro futuro" di sabato 15 maggio.


Si è svolta in piazza Mercato a Marghera la festa-manifestazione dal titolo “Non incenerite il vostro futuro” contro gli inceneritori di rifiuti e il loro utilizzo al limite del lecito.
La manifestazione è stata organizzata dall’Assemblea Permanente contro il Pericolo Chimico e dall’Associazione Gabriele Bortolozzo con il patrocinio dell’Assessorato all’ambiente del Comune di Venezia.



Un apprezzamento partticolare va al pittore che ha rappresentato una pulsione che a Marghera è forte, ma che, da quanto ho visto, i gruppi che vorrebbero agire nel sociale non sono in grado di cogliere. Proprio perché non sono in grado di cogliere non sono nemmeno in grado di usare per veicolare le loro pulsioni di libertà o il loro desiderio di una società con meno problematiche.

La mostra fotografica all’interno del Municipio di Marghera esponeva vari problemi che affliggono la popolazione.
Lo spettacolo è stato molto apprezzato dai bambini accorsi.
Eppure la manifestazione ha manifestato tutta una serie di problemi che caratterizzano Marghera e Mestre: la totale assenza delle associazioni territoriali.
Non solo, ma quelle presenti avevano un’evidente paura di manifestare come se temessero una critica da un qualche “giudice”.

Mi diceva tempo fa un aderente all’Assemblea Permanente contro il Pericolo Chimico che il gruppo si è riattivato da non molto tempo. Da quando si è iniziato a ventilare l’ipotesi della riapertura in maniera non ortodossa dell’inceneritore SG31 per i possibili pericoli che quella riattivazione avrebbe comportato.
Nell’esposizione fotografica erano rappresentati vari pericoli sia per Marghera che per Venezia.

Nel breve tempo che sono stato presente ho notato i vari gruppi che esponevano in piazza Mercato a Marghera e non ho potuto far a meno di confrontare il loro modo di porsi rispetto ai gruppi sociali di trent’anni fa.

I gruppi presenti sulla piazza, oltre ai gruppi che organizzavano la manifestazione, era i Grillini, Greenpeace, i contrari al nucleare e Vivere Marghera.
Gruppi timorosi. Esprimono desideri e apprensioni, ma non esprimono ideali.

I Grillini e altri raccoglievano le firme per i referendum per l’acqua pubblica contro la privatizzazione voluta dal governo Berlusconi: lodevole iniziativa. Ma che cosa sarebbe successo se Berlusconi non avesse derubato i cittadini dell’acqua?
Sarebbero scesi in piazza per altre cose?
E quali?
Essere contro le ingiustizie è una buona cosa, ma aspettare le ingiustizie per pensare di avere delle ragioni per agire è una pessima cosa.
Il gazebo contro il nucleare?
E’ contro il nucleare. E poi? Se il governo non avrà, come io penso, soldi per finanziare i progetti delle centrali nucleari, le persone che si mobilitano, per che cosa si mobiliteranno?
Mancano gli ideali!
Gli ideali, o l’ideologia, se preferite, è quel complesso di idee che spingono l’individuo ad agire nella società. Un individuo che, per quel complesso di idee, può si mobilitarsi per delle ingiustizie che sono intollerabili, ma si mobilita anche per modificazioni ideali della società affinché questa faccia proprie le sue o parte di esse.
In questo momento la Lega ha come ideali la costruzione di campi di concentramento in cui rinchiudere i poveri, gli extracomunitari, e tutti coloro che gli danno fastidio. Sul piano locale si mobilità contro gli extracomunitari; sul piano amministrativo fa anche dei provvedimenti illegali contro i poveri (divieto di chiedere elemosina, divieto ai musicisti di strada, ecc.); sul piano legale modifica le leggi per attuare i suoi ideali... La Lega vuole la secessione e mette in atto provvedimenti che portano in quella direzione: quali sono gli ideali dei gruppi che hanno partecipato alla festa?
Lo stesso gruppo Vivere Marghera è un gruppo alla ricerca di idee, di un “che fare” sospeso fra paura di affrontare la realtà che li circonda e la tentazione di rifugiarsi nelle ricette culinarie.
Non ho visto ideali al di fuori del contingente. Forse solo Greenpeace aveva una tensione psicologica di esporsi verso l’esterno, verso i cittadini. Forse perché le “idee” ambientaliste fornivano un cappello ideale sufficientemente vasto per superare ogni forma di contingenza: domani scendono in piazza per altri motivi, non solo per fermare l’ingiustizia di oggi.
Mi chiedo: e se l’SG31 non fosse stato messo in uso con quelle intenzioni?
O Ancora: non è che si debba sperare che Berlusconi decida di costruire una centrale nucleare a Marghera per riuscire a dare ai gruppi di Marghera un motivo per mobilitarsi?
Un po’ come hanno fatto gli industriali quando hanno deciso di costruire gli inceneritori nel trevigiano. Hanno permesso alle persone di trovare un motivo per il quale mobilitarsi.
Ho visto molta povertà ideale fra chi ha partecipato a Marghera anche se c’è sempre la possibilità che io mi sbagli.

18 maggio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

sabato 15 maggio 2010

Ancora una vittima della chiesa cattolica: si è impiccato ad Ormelle TV. E sono tre i suicidi nel trevigiano.


A volte i suicidi in Veneto si susseguono con una rapidità sconcertante per chi non conosce la situazione angosciosa nella quale sono costretti a vivere i veneti.
E’ il caso di questo ragazzo di Ormelle sempre, come gli ultimi due suicidi, nella provincia di Treviso.
O come le anziane angosciate da Gesù e dal sacchetto di plastica, che appena ieri, o poco prima, hanno dato notizia del loro dolore esistenziale.
La domanda retorica è: perché si è ucciso?
La risposta della stampa legata al terrore cattolico è: perché la ragazza lo ha lasciato!
La risposta è sbagliata.
Si è suicidato perché era malato. Era malato di incapacità di vivere. Era stato costretto ad ammalarsi di incapacità dall’educazione cattolica. Da amministratori comunali e provinciali che lo hanno costretto in ginocchio davanti ad un crocifisso impedendogli di appropriarsi degli strumenti adeguati per affrontare la società in cui viveva.
La ragazza era il suo “capro espiatorio”. La sua vittima.
Era colei che doveva subire le sue inadeguatezze. Colei che compensava le violenze che lui aveva subito dalla chiesa cattolica e, per l’educazione cattolica, avrebbe dovuto essere la vittima del ragazzo inadeguato.
Lei non ha accettato il ruolo di vittima. Non ha accettato il ruolo di “capro espiatorio”. Ha ritenuto, al di là delle motivazioni specifiche, che quel ragazzo inadeguato alla vita era inadeguato anche per lei.
Lui non ha trovato altro che risolvere la sua malattia suicidandosi.
Riporto la notizia:

Venticinquenne trevigiano si impicca nel giardino della ex
La tragedia è avvenuta venerdì sera a Ormelle, in provincia di Treviso. I due giovani avevano cenato a casa di lei, in presenza dei genitori. Al termine avrebbero però avuto un nuovo litigio. E' stata la madre della ragazza a trovare sabato mattina il cadavere

ORMELLE (TREVISO) - Un giovane trevigiano di 25 anni si è ucciso impiccandosi nel giardino di casa della sua ex fidanzata. La tragedia è avvenuta ieri sera ad Ormelle, in provincia di Treviso. E' stata la madre della ragazza a trovare il cadavere stamane, penzolante da un albero del giardino. I due giovani, secondo quanto si è appreso, si erano incontrati per una cena ieri sera nella casa della ragazza, in presenza dei suoi genitori. Forse un tentativo di riconciliazione della coppia, che aveva convissuto in passato per alcuni mesi. Al termine i due avrebbero però avuto un nuovo litigio. Così il 25enne sarebbe uscito scosso dall'abitazione, maturando di lì a poco la decisione del tragico gesto. Sul fatto stanno indagando i carabinieri.
(15 maggio 2010)

Tratto da:
http://tribunatreviso.gelocal.it/dettaglio/venticinquenne-trevigiano-si-impicca-nel-giardino-della-ex/2005186


Fra le braccia della chiesa cattolica si muore lentamente nell’affannosa ricerca di un sollievo, di un rimedio, che spesso consiste nel danneggiare altre persone. Per questo, quando le altre persone si sottraggono, non resta che il suicidio.
Il futuro è chiuso.
E’ chiuso ad ogni pensiero, sia che questo appartenga al depresso o al nevrotico, allo schizofrenico come al paranoico. Se la medicina psichiatrica le considera forme di malattia quando tali patologie inducono alla debilitazione delle persone, nelle forme meno gravi sono confuse con forme caratteriali salvo riconoscerle quando quelle “forme caratteriali” all’improvviso inducono a gesti estremi.
Il discorso che facciamo è sempre lo stesso: l’inadeguatezza delle persone inducono a gesti estremi e disperati.
Chi costruisce l’inadeguatezza delle persone, gode nel preparare nuovi cadaveri.
Noi, che sappiamo perché percepiamo le emozioni della società in cui viviamo, siamo sulla riva del fiume della vita e pur consapevoli che anche il nostro cadavere un giorno galleggerà, ora assistiamo angosciati e impotenti ad una società che muore lentamente solo perché affaristi senza scrupoli costringono dei bambini in ginocchio davanti ad un crocifisso.
15 maggio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

venerdì 14 maggio 2010

Dai deliri su Gesù e la madonna al sacchetto di plastica attorno al collo: l'angoscia del Veneto e i preti truffatori.


Il veneto sempre più malato manda segnali di disperazione.
Oltre ai deliri di suicidio siamo arrivati anche alle visioni mistiche: le allucinazioni e i deliri di individui stuprati non hanno limiti.
Un conto è accusare i preti di truffare spacciando miracoli some se fossero dosi di eroina e un altro conto è la disperazione di una povera anziana che veicola la sua disperazione nelle allucinazioni e nel delirio.
Come i deliri di Civitavecchia e di Medjugorje hanno portato disastri nella società permettendo ai criminali di gestire masse di individui disperati (dopo averne imposta la disperazione) per le proprie truffe, così per questa povera disgraziata che trova nella creduloneria sollievo alla propria angoscia esistenziale.
Indovinate chi saranno i gonzi? Altri cattolici che, disperati come lei, sommeranno disperazione a disperazione a beneficio di preti rapaci ruffiani e criminali.
Altro che maghi da televisione con tanto di Padre Pio (assassino truffatore).
Che la disperazione del Veneto sia costruita dal cattolicesimo, sono anni che lo sto a dire. In tutte le forme venga veicolata l’angoscia e la disperazione, dal suicidio, alla madonna, all’omicidio in famiglia: la responsabilità è sempre della chiesa cattolica.
Io faccio Stregoneria da quaranta anni e so distinguere la veggenza dalla malattia psichiatrica che, veicolata nella società come realtà oggettiva, diventa strumento per truffare e imbrogliare le persone.
“Gesù mi ha detto di divulgare le sue parole”, “Io sono l’eletta!”, “Mettetevi in ginocchio davanti a me che sono eletta da Gesù sua portavoce”: chissà se Ratzinger si mette in ginocchio o la parrocchia si limita a derubare i “fedeli” dopo aver messo in giro notizie di “guarigioni” miracolose.
Riporto l’articolo de Il Gazzettino:

Pordenone. «Vedo Gesù e la Madonna»:la chiesa di Prodolone invasa dai fedeli
Ogni ultima domenica del mese arrivano pellegrini da tuttoil Triveneto. La "veggente" è Giovanna, vedova di 73 anni

di Antonella Santarelli
PORDENONE (14 maggio) - A Prodolone, piccolo paesino di campagna dove vivono mille anime, ogni ultima domenica del mese si perpetua un vero e proprio evento che calamita alla parrocchia di San Martino, alla stregua di un pellegrinaggio, fedeli provenienti da tutto il Triveneto. L’evento è la messa di preghiera per e con gli ammalati, durante la quale si dice che ci siano state numerose guarigioni o quantomeno che ci siano stati significativi miglioramenti sul fronte della salute e del benessere. Apparizioni di Gesù e la Madonna. Ma la cosa davvero singolare è che in questa chiesetta si verificherebbero le apparizioni di Gesù e della Madonna. E lo scorso 25 aprile, a detta della veggente, «a farsi vivo, accompagnato dal profumo di violette, è stato anche padre Pio». Giovanna è la "veggente". Ad avere le apparizioni è Giovanna, una 73enne, vedova da quando aveva 38 anni, che solo ora ha però deciso di raccontarsi. Una donna semplice e dolce, che ha sempre evitato il clamore, cercando di rimanere per quanto possibile nell’ombra. «È vero che sono una prescelta - sottolinea - ma spesso mi hanno dato della matta. Mi hanno derisa e anche fatto tanti dispetti. Per fortuna avevo il sostegno del gruppo di preghiera e soprattutto del parroco». Quest’ultimo, don Guido Corelli non è un semplice prete di campagna, ma un esperto delle arti per sconfiggere il male e il demonio. Una personalità forte e carismatica. E pur non essendo mai stato ufficialmente riconosciuto come un esorcista, in passato è stato protagonista di salvataggi d’anime. «Ne ha fatto uno anche recentemente - racconta Marco, 40 anni, agente di polizia municipale, che segue passo a passo Giovanna - a settembre a Medjugorje dove don Guido si è dovuto occupare (perchè tutti gli altri preti si erano allontanati) di una ragazza che sembrava posseduta, bestemmiava e urlava a più non posso». Una ragazza che ora viene a trovarlo a Prodolone. «Gesù mi ha detto di divulgare le sue parole». Intanto Giovanna, dopo tanti anni in cui ha preferito volare basso, ha deciso di rivelare l’esperienza bellissima che sta vivendo, «perchè - spiega - me l’ha chiesto Gesù. Ha detto che le sue parole devono essere divulgate, che le chiese si devono nuovamente riempire. Che la gente non deve solo chiedere, ma credere per capire. Mi ha anche detto di scrive un libro in cui raccogliere tutti i messaggi che ricevo e che puntualmente trascrivo. Perchè don Guido è ferreo: vuole che tutto sia messo agli atti. Così come le testimonianze di chi dice di essere guarito. È un prete molto prudente». Giovanna ribadisce più volte che lei non ha alcun potere. «Mi limito a ubbidire e a riferire. Ma ora non ho più paura delle domande della gente». Tutte le volte che ha le apparizioni, sviene. «Vado in estasi - spiega - e poi faccio molta fatica a riprendermi, nonostante provi grande gioia e serenità». La prima apparizione l’ha avuta in canonica, «mentre in sette, compreso don Guido stavamo pregando. Era Gesù - specifica - e mi ha detto da oggi sarai mia. Tutti i presenti hanno visto i raggi di luce. Poi sono andata a Medjugorje e ho visto la Madonna. Questa è solo la prima volta di tante - mi ha detto - perchè ti apparirò ancora in questa chiesa. E mi ha fatto vedere quella di Prodolone».

Tratto da:

http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=101918&sez=NORDEST

Anziana angosciata per anziana angosciata, vale nel Veneto la stessa disperazione. Quello che si impicca e quello che si da fuoco. Quello che delinque e quello che ammazza moglie e figli.
Sono espressioni della stessa malattia mentale che pur presentandosi in maniera diversa nei soggetti ha nell’educazione cristiana la sua origine di morte e di distruzione.
La malattia mentale imposta mediante l’educazione e veicolata all’interno della disperazione esistenziale diventa strumento di truffa e mezzo per diffondere ulteriore disperazione.
A questa anziana la disperazione le fa mettere un sacchetto di plastica attorno al collo per lenire la sua sofferenza.
La badante le salva la vita e, forse, salvandole la vita e ricoverandola in ospedale può ricevere cure lenitive per il suo dolore psichico.
Giovanna, invece, rimasta vedova a 38 anni non ha trovato di meglio per veicolare la sua libidine che delirare. Difficile dire se sia una truffa pensata o la mancanza di psicofarmaci, ma sta di fatto che il prete in questione, tale Guido sembra che continuasse ad alimentare la truffa di Medjugorje giocando e truffando le persone malate.
Riporto la storia dell’anziana di Campodarsego in provincia di Padova:


Padova. Anziana tenta di soffocarsicon un sacchetto: salvata dalla badante
La donna di Campodarsego voleva uccidersi dopouna lite con il fratello: fermata dall'assistente familiare

di Cesare Arcolini
PADOVA (11 maggio) - Deve la vita alla badante, una signora di Campodarsego. Si era messa un sacchetto di nylon in testa col fermo proposito di farla finita. Triste storia di depressione che ha rischiato di avere il suo epilogo drammatico domenica sera alle 10. Una donna di 87 anni, con gravi problemi psichici, pare dopo aver litigato con il fratello, ha aspettato di essere sola in camera da letto e si è avvolta il capo con un sacchetto. Lucida nel suo gesto, aveva poco prima lasciato qualche riga in un foglio di carta nel quale aveva scritto: "Sono stanca di litigare tutti i giorni, la faccio finita". Fortuna per l’anziana signora ha voluto che la badante fosse presente in casa. Non appena visto la scena, ha subito soccorso la poveretta e ha chiamato il 118. All’Arcella è giunto il persona
le medico del Suem e una volante della Questura. L’anziana donna, che per fortuna non aveva stretto a sufficienza il sacchetto al collo, è stata prontamente liberata. Le sono state prestate sul posto le prime cure. Non è in pericolo di vita. È stata trasportata in ospedale e ricoverata nel reparto di psichiatria.Gli agenti delle volanti guidati dal vicequestore aggiunto Michela Bochicchio hanno posto sotto sequestro il biglietto d’addio lasciato dalla donna e stanno ora cercando di capire, dalle testimonianze del fratello, la natura dei presunti litigi. Quello che da una prima ricostruzione è apparso chiaro agli inquirenti è che le litigate fossero solo un pretesto, ma che di fatto la signora soffrisse di problematiche psichiche già da tempo. Eroe di giornata la badante che, seppur sotto choc per la macabra scena che si è trovata di fronte, ha ricevuto i complimenti dei familiari dell’aspirante suicida per il sangue freddo avuto e la prontezza di riflessi nel chiamare i soccorsi.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=101437&sez=NORDEST

E’ sempre la malattia mentale del Veneto.
Nel caso sopra c’è l’aggiunta della truffa di chi induce speranza nei miracoli e nelle guarigioni e in chi truffa con la menzogna del “diavolo” persone che hanno bisogno di aiuto spacciando le loro necessità per “possesso del demonio”: è un crimine! Squallido e vigliacco perché aggredisce persone fragili per poterne stuprare la struttura emotiva.
Va da sé che, al di là della povera demente delirante, c’è sicuramente un prete che ci sta facendo affari: né più e né meno che come tutti gli altri truffatori del Veneto: dai “tronisti” di Treviso che truffano sulle automobili a chi ha truffato sulla sanità a Rovigo.


14 maggio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

giovedì 13 maggio 2010

Chiesa cattolica e la malattia del Veneto che porta al suicidio.


Ogni malattia ha le sue cure. Spesso, alla malattia che i cattolici impongono ai cittadini del Veneto, questo è l'unico sollievo che i cittadini conoscono per il loro dolore. Qualche volta si sparano, qualche volta si annegano, qualche volta si gettano dai palazzi. Cambia il metodo per risolvere il dolore, ma sempre uguale è la malattia che lo provoca e sempre la chiesa cattolica è la causa prima che induce al suicidio. (foto prese dall'web)
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Ancora corda per l’impiccato. Ancora un cappio con cui impiccarsi.
L’attenzione della stampa è sempre centrata sulle spiegazioni razionali, come se queste giustificassero il suicidio. Non ci si rende conto di quanto siano ridicole le spiegazioni razionali. A volte anche offensive. Ma di che cosa si può parlare se non solleticando il desiderio di chi può dire “Che scemo, si è suicidato per così poco”. La ricerca delle cause è un impegno dell’abitare il mondo che non appartiene al giornalista che deve, innanzi tutto, vendere la sua notizia confezionandola alla meno peggio.
Sostituendo alla causa reale che porta al suicidio con la causa apparente, personale, individuale, si evita che il suicidio sia considerata una malattia sociale. Un’emergenza della società. L’imbecille si è ammazzato perché era conchiuso su sé stesso; non perché era malato di una malattia indotta della quale non trovava l’uscita perché l’educazione cattolica lo aveva costretto a mettersi in ginocchio davanti ad un crocifisso anziché fornirgli gli strumenti con cui gestire la sua vita.
La malattia non si vede. Si è abituati a considerarne i sintomi come parte del carattere: “il carattere dei veneti”. Anziché la “malattia dei veneti”.
Sostituendo la causa apparente (spesso come fattore scatenante del gesto estremo) alla causa reale, la malattia che dilania l’individuo chiudendogli anche le possibilità che avrebbe, si mantengono inalterati i fattori sociali che inducono al suicidio: la capacità della chiesa cattolica di dilaniare il tessuto sociale distruggendo nei ragazzi la possibilità di appropriarsi di strumenti adeguati con cui affrontare la loro vita.
Sempre, questi ragazzi dilaniati dalla chiesa cattolica, agiscono come armi di distruzione nel tessuto sociale, come bulli e delinquenti, come operai arroganti, capi e capetti, come imprenditori o professionisti che oscillano fra la prepotenza legale e l’illegalità criminale, di varia natura finendo per aggredire tutti coloro che, al contrario di loro, hanno degli strumenti appena sufficienti per affrontare il loro presente. Poi, quando il loro problema si fa ingestibile in quanto si innesta su una personalità chiusa ad ogni modifica del proprio presente e handicappata rispetto al futuro immaginato, non resta che suicidarsi.
Per questo il giornalista si scatena, con manciate di particolari, sulla causa apparente (più o meno pietoso a seconda della sua partecipazione emotiva nei confronti del morto, ma sempre in assoluto disprezzo nei confronti della società civile che cerca risposte adeguate e non apprezzamenti per il morto), difendendo e proteggendo, di fatto, le condizioni che riproducono nella società la malattia che porta al suicidio.
Ogni singolo suicidio diventa un evento individuale e non la manifestazione di una condizione sociale. Intanto la chiesa cattolica, con il suo odio e la sua necessità di far ammalare la società, devasta i ragazzi oggi per costruire cause disgreganti nella società che si manifesteranno fra trenta o quaranta anni. Fra trenta o quaranta anni a chi vuoi che importi, in una società che vive di emergenze e non di programmazione e pianificazione, andare a cercare le cause di un evento in situazioni di quarant’anni prima e risalire la sequenza degli adattamenti soggettivi che portano al gesto finale?
Riporto l’articolo:

Il documento gli era stato ritirato: guida in stato di ebbrezza.
E l’auto gli serviva per lavorare
Perde la patente e si toglie la vita
Asolo, capo cantiere di 43 anni s’impicca nell’armadio di casa
ASOLO (Treviso) - Gli ritirano la patente perché aveva bevuto troppo e si uccide. È accaduto ad Asolo, nel Trevigiano. La vittima è un 43enne, di professione capocantiere. Lunedì sera l'uomo si è impiccato dopo aver aperto i rubinetti del gas del suo appartamento, dove viveva solo dopo essersi lasciato con la sua storica fidanzata. Loris Guidolin, suo datore di lavoro, lo ricorda con affetto. «Un bravo operaio, sapeva dirigere la squadra con precisione. Non capiamo il perché di un gesto tanto estremo, soffriamo per la famiglia ». Lunedì scorso, verso le 21, l’allarme era partito da alcuni vicini di casa del 43enne, che avevano sentito un forte odore forte di gas provenire dal suo appartamento.
I Vigili del fuoco hanno evacuato la palazzina dove viveva in via Lauro, a Villa d'Asolo, una frazione della perla della Pedemontana. Si temeva una esplosione, i rubinetti del gas erano tutti aperti. I pompieri, dopo aver scongiurato il pericolo, lo hanno trovato impiccato dentro l'armadio della sua camera da letto. I militari di Asolo, chiamati sul posto per le indagini di rito, hanno cercato da subito di capire i motivi del gesto estremo. Hanno contattato la sorella, l'ultima parente vicina che gli era rimasta dopo la morte dei genitori. La donna vive a Ciano del Montello, a pochi chilometri dal fratello. Qualche amico ha spiegato ai militari del rapporto che il 43enne aveva avuto nell'ultimo periodo con le donne. Aveva rotto da qualche tempo con la fidanzata storica, di Spinea, nel Veneziano. Da alcuni mesi era nata una nuova relazione, con una giovane di origine romena, residente a San Martino di Lupari, nel Padovano. Ma anche in questo caso la serenità mancava. Così, le sue giornate venivano ritmate dal lavoro.
Dipendente da poco più di un anno alla «Adriatica Strade» di Castelfranco Veneto, sempre nel Trevigiano, l'uomo era stato assunto come capocantiere. Dirigeva il lavoro di cinque operai sulle strade, dove la sua azienda lo inviava a realizzare i progetti e i cantieri in corso. L'ultimo era stato aperto nel Vicentino. I suoi colleghi di lavoro lo avevano visto fino a venerdì. Poi sabato era piovuto e tutti erano rimasti a casa. Lunedì, nuova pausa per via della pioggia. E l'ultima telefonata: «Ci sentiamo per domani, vediamo a che ora andar su». Quella sera, si sarebbe ucciso. A scatenare la sua reazione, almeno secondo gli inquirenti, un episodio che gli era capitato un paio di giorni prima. Gli era stata infatti ritirata la patente per guida in stato di ebbrezza. Praticamente, si trovava da solo, nel suo appartamento che aveva comperato a Villa d'Asolo quattro o cinque anni fa, e non poteva più muoversi. Quei mesi senza il documento di guida gli sono apparsi evidentemente troppo lunghi, nonostante al lavoro potesse comunque andarci tramite il furgone aziendale. La sua qualifica non implicava il dover guidare, neppure in cantiere.
Ma quell'infrazione, tanto costosa quanto umiliante, unita a emozioni che solo lui ha potuto vivere, gli sono forse sembrate troppo difficili da gestire. La comunità di Ciano del Montello si stringerà attorno ai suoi parenti e amici domani mattina, alle 10.30, quando si celebreranno i funerali. L'ultimo ricordo è di Guidolin, il suo datore di lavoro: «Era un bravo lavoratore, una persona della quale ci si poteva fidare. Forse introverso, preferiva la solitudine e si confidava raramente coi colleghi di lavoro. Nessuno pensava potesse arrivare a tanto, non sapevamo neppure che gli avessero ritirato la patente. Siamo vicini alla famiglia, siamo molto addolorati».
Mauro Pigozzo
13 maggio 2010

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/treviso/notizie/cronaca/2010/13-maggio-2010/perde-patente-si-toglie-vita-1703010462020.shtml

Se la patente non gli fosse stata ritirata, si sarebbe impiccato con altre motivazioni. Voleva impiccarsi perché era malato: il ritiro della patente è solo un fattore "formale" e "accidentale".
La psicanalisi tentò di risalire alle cause che portano alla manifestazione dei problemi presenti nelle persone. Però la psicanalisi si arrese quando le sue scoperte l'avrebbe dovuta spingere ad emettere un atto d’accusa contro la morale della società. La psicanalisi non realizzò che parte dell’imprinting, con cui l’individuo al momento della nascita si predispone ad affrontare il mondo, era trasferito dalla madre al feto fin nella pancia. Per cui, il condizionamento educazionale imposto alla madre e i suoi adattamenti si impongono già sul feto prima che sul bambino. La psicanalisi non prevedeva l’esistenza del meccanismo dei neuroni specchio anche se individuò nel linguaggio non verbale parte delle radici dei problemi emotivi dell'individuo. La psicanalisi era un prodotto della ragione e non prevedeva i meccanismi di relazione empatia e di adattamento emotivo dell’individuo come risposta alle condizioni emotive del mondo in cui viveva. Né la psicanalisi prevedeva che il mondo in cui viviamo fosse, in realtà, un crogiolo emotivo sconosciuto alla ragione capace di incide sugli adattamenti emotivi del soggetto senza che la ragione ne avesse un controllo. La psicanalisi, come tutte le scienze, ha sempre avuto in disprezzo l’apparato emotivo dell’uomo esaltando la coscienza e, in particolare, la coscienza razionale dell’individuo negando, di fatto, l'immenso che circonda l'uomo e che pure sull'uomo agisce. Così, mentre la chiesa cattolica devasta la struttura profonda dell’individuo rendendolo incapace e impotente ad affrontare la vita nell’attesa di un povero pazzo che venga dalle nubi con grande potenza, un disgraziato si suicida perché il ritiro della patente fa esplodere la malattia di impotenza in tutta la sua vastità.
E’ la malattia del Veneto.
Così stò sulla riva del fiume della vita a veder navigare i cadaveri del disastro che percepisco, ma che, sembra, non riesca a comunicare.
Non sempre i cadaveri che passano sono quelli che il mio desiderio anela, né tutti i cadaveri prodotti dalla malattia sociale passano sotto i nostri occhi. Spesso l’informazione, li nasconde.


Non faccio a tempo a pubblicare questo post oggi, che immediatamente arriva un’altra notizia da Oderzo.
Un commerciante si è dato fuoco.
Lo so! Tutti vogliono i particolari raccapriccianti. Sono in attesa di abbeverarsi dai particolari, ma sta di fatto che la malattia del Veneto colpisce ancora e alimenta la cronaca. Con la sua violenza sui bambini la chiesa cattolica ha colpito ancora: questa persona poteva andare in una biblioteca e leggersi un libro, un testo rilassante e piacevole, come la Critica alla Ragion Pura di Kant oppure Il Capitale di Marx, oppure le opere di Umberto Galimberti, ma, invece, non sapeva far altri che acquistare una tanica di benzina e darsi fuoco. Eppure, andare in biblioteca gli sarebbe costato meno e i suoi problemi soggettivi sarebbero stati affrontati comunque.
Riporto la notizia.
oderzo
Si cosparge di benzina e si dà fuoco
Muore nel centro del paese
La vittima è un 68enne, pare con problemi di natura psichica. Inutile i tentativi di alcuni passanti di spegnere le fiamme. Buio sulle ragione del gesto

ODERZO (Treviso) – Si uccide dandosi fuoco in centro al paese. È accaduto ad Oderzo, nel Trevigiano, alle dieci di stamattina. Giancarlo Canevese, 68enne residente in zona, si è presentato tra via Postioma Camin e via Postioma Fratta con una tanica di benzina, che pare avesse portato con sé da casa in autobus. Poi si è cosparso del liquido infiammabile e si è dato fuoco. Inutile il tentativo di alcuni passanti di salvarlo, chiamando ambulanza e vigili del fuoco. L'uomo è morto in pochi attimi, carbonizzato. Non sono al momento chiare le motivazioni del gesto, pare comunque che non avesse un equilibrio psichico consolidato. Le indagini di rito sono state delegate ai carabinieri della tenenza di Oderzo.
Mauro Pigozzo
13 maggio 2010

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/treviso/notizie/cronaca/2010/13-maggio-2010/si-cosparge-benzina-si-da-fuoco-muore-centro-paese--1703012477102.shtml

Che dire ancora?
Seduto sulle rive del fiume della vita vedo passare i cadaveri dell’infinita angoscia della società in cui vivo.
Guardo impotente, mirando le loro facce, travolto dall’angoscia che il cadavere che guardo non sarà l’ultimo.

E mentre guardo impotente il mondo, dal mondo arrivano nuovi segnali di disperazione.
Che dire di questo anziano?
Troppo anziano?
O vive una vita fatta di vuoti?
Asiago, si barrica in casa armato96enne bloccato dai carabinieri
13/05/2010

L'uomo dopo una lite con i figli minacciava di spararsi con un fucile. I militari con uno stratagemma sono entrati e lo hanno disarmato. Ora è in ospedale

Asiago. Un blitz dei carabinieri con uno stratagemma ha posto fine all’azione di un anziano di 96 anni che, dopo una lite con i figli, si era barricato in casa ad Asiago minacciando di spararsi con un fucile se qualcuno si avvicinava. L’uomo, una volta bloccato dai militari dell’arma diretti dal comandante provinciale, col. Michele Sarno, è stato portato all’ospedale e sedato.

Tratto da:
http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Home/150932_asiago_si_barrica_in_casa_armato_96enne_bloccato_dai_carabinieri/

Continuo a star seduto sulla riva del fiume e aspetto.
13 maggio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
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