La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

sabato 8 maggio 2010

Gli imprenditori del Veneto: storie di ordinaria criminalità di una regione dedita ai comportamenti mafiosi.



E’ da un po’ che non parlo degli imprenditori del Veneto.
Questa manica di incapaci, incompetenti e troppo spesso corrotti.
A fronte di imprenditori legati al territorio, la maggiore delinquenza che si registra nel Veneto è l’attività criminale legata a sottrarre risorse alla società civile.
Le notizie che posto sono raccolte qua e là in questi giorni e danno un quadro desolante dell’attività criminale che sta agendo aiutando la “crisi” a saccheggiare la società civile.
Succede anche in altre parti d’Italia?
E’ irrilevante: in Veneto questo modo di essere ha una radice ideologica che serve come giustificazione all’attività criminale.
Il rubare, insegnato in oratorio (quando mai il Gesù dei cristiani lavora?), che i Veneti hanno imparato benissimo e lo riproducono sul territorio.


Lonigo.

Arrestato commercialista
LONIGO. Il tribunale di Verona ha ordinato la cattura di Renzo Padoan, professionista già condannato in passato È accusato di associazione a delinquere finalizzata alle truffe ai danni delle banche: un buco di 30 milioni con Mondialfruit

Il commercialista di Lonigo Renzo Padoan è stato arrestato. Il professionista è stato ammanettato ieri mattina dalla polizia giudiziaria, che gli ha notificato l'ordinanza di custodia cautelare sollecitata dal pm Marco Zenatelli e firmata dal giudice Guido Taramelli. L'accusa? Essere al vertice di un'associazione per delinquere finalizzata alle truffe, un'organizzazione criminale portata alla luce nel corso delle indagini sul crac della Mondialfruit. Un buco da 30 milioni di euro ai danni di 25 banche.Una decina di giorni fa il tribunale di Verona aveva inflitto ventuno anni di carcere per quattro dei principali imputati della bancarotta fraudolenta. In quell'occasione Padoan, 47 anni, era stato rinviato a giudizio, perchè fra l'altro avrebbe indicato al principale imputato Stefano Zambon (latitante, condannato a 9 anni) le modalità operative per truffare le banche. In quell'occasione il vicentino Moreno Venco, 51 anni, di Almisano di Lonigo, via Tornadori, aveva patteggiato tre anni e mezzo. Padoan (che è difeso dall'avv. Teresa Ferrante), già condannato qualche mese fa a 4 anni per la bancarotta fraudolenta della società (Commerce house) amministrata da Antonio Armotti, aveva visto aggravarsi la sua posizione. Le banche avevano infatti concesso anticipi sul credito a Zambon senza garanzie reali, ma fidandosi delle fatture emesse dalle società amministrate da altri indagati che sebbene descrivessero rapporti di dare e avere, facendo risultare Mondialfruit creditrice, in realtà erano fasulle. In aula, il 23 aprile scorso, il pm aveva chiesto l'emissione di una misura cautelare per Padoan, che è molto conosciuto in tutto il Basso Vicentino. Un arresto sostenuto dal convincimento che il commercialista, al pari di Zambon, amministratore di fatto della Spa di Montecchia di Crosara - leader nella commercializzazione della frutta fresca - sia uno dei promotori dell'associazione per delinquere costituita con lo scopo di commettere truffe. Tanto che, nell'ottobre 2008, quando furono perquisite l'azienda e le abitazioni degli indagati, finirono sotto sequestro la sede, i conti, le quote, auto in leasing e quant'altro ruotava attorno all'azienda. Non furono trovati i quattrini, i milioni di euro prestati dagli istituti di credito, che potrebbero - secondo la procura scaligera - essere finiti all'estero, dove con ogni probabilità si rifugia Zambon, su cui pende un mandato di cattura internazionale. Al sole dei Caraibi, si godrebbe i frutti delle stangate a raffica. Un enorme «bluff» quello che emerse all'indomani della segnalazione del collegio dei revisori dei conti circa le anomalie presenti nei movimenti della società da maggio a ottobre di due anni fa: sulla base di fatture false rilasciate da finti fornitori ed emesse per finti clienti Zambon ottenne anticipi sul credito per complessivi 30 milioni. La posizione di Renzo Padoan si aggravò proprio nel corso dell'udienza preliminare in seguito alle dichiarazioni rese da uno degli imputati: fino al 23 aprile il pm Zenatelli gli contestava il concorso in bancarotta e truffa ma la ricostruzione offerta dall'amministratore unico della Mondialfruit fornì in quella sede uno scenario diverso.Padoan si è sempre difeso, sostenendo la sua estraneità alle accuse, ma da ieri mattina è in carcere in attesa di presentarsi davanti al tribunale veronese, dove le 25 banche si costituiranno parte civile con l'avv. Luigi Sancassani. «Mi sono limitati a tenere i conti della Mondialfruit, da commercialista», ha sempre sostenuto. Per gli inquirenti, che si erano avvalsi delle indagini della guardia di finanza, è invece una delle menti del raggiro venuto alla luce dallo scoperto di alcune decine di migliaia di euro dalla carta di credito di uno degli indagati.

Tratto da:
http://www.ilgiornaledivicenza.it/dossiers/Comunità/67/183/148750/


Gli immigrati vanno bene solo come tiro la bersaglio; agli insulti.
Qualcuno dice che gli immigrati in Veneto si sono integrati? A me questo non interessa. Non interessa la percentuale che ha saputo mangiarsi le umiliazioni e che è riuscita ad ottenere dei risultati; a me interessa l’atteggiamento criminale dei Veneti. E in particolar modo quello degli imprenditori del Veneto: i criminali per eccellenza.







Sono stati scoperti poco meno di mille lavoratori in nero?
Moltiplichiamo la cifra per quindici o per cinquanta e ancora non abbiamo idea di come i Veneti vivano di furto del lavoro e di rapina di chi ha bisogno di lavorare. Perché il lavoro nero, salvo rari casi, è furto e rapina nei confronti dei più deboli.

Veneto. Venezia capitale dell'evasionefiscale, Treviso mecca del lavoro nero
Nella città lagunare la Guardia di finanza ha trovato nei primiquattro mesi dell'anni oltre 384 milioni "nascosti" al Fisco

VENEZIA (8 maggio) - É Venezia la culla dell’evasione in Veneto dall’alto dei suoi 384 milioni maturati nei primi quattro mesi dell’anno. La provincia veneziana è seguita a distanza da Vicenza, con 250 milioni, Verona con 222 e Padova con 59. Fanalino di coda Belluno con 13. Città che risulta essere "virtuosa" anche per quanto riguarda l’Iva, il lavoro nero e i lavoratori irregolari. Il quadro del resto del Veneto è invece alquanto pesante: complessivamente da gennaio ad aprile l’ammontare dell’evasione è stato di 1 miliardo e 34 milioni di euro.Pesante anche "l’ammanco" dell’Iva: 242 milioni e mezzo di euro in quattro mesi, sempre con Venezia in vetta alla classifica con quasi 93 milioni, seguita da Vicenza con 51 e Padova con 49. Anche in questo caso Belluno ha fatto registrare la cifra più bassa, 1 milione e mezzo di euro.Ma non c’è solo l’evasione. La Guardia di finanza ha anche scoperto 975 i lavoratori in "nero" o irregolari, sempre nel periodo che va da gennaio ad aprile 2010. Quello del lavoro nero è un fenomeno che presenta caratteri diversi e differenze numeriche macroscopiche da provincia a provincia.La provincia con più violazioni è quella di Treviso, dove sono stati scoperti 352 lavoratori del tutto "in nero" o irregolari; poi seguono Verona (149), Venezia (130), Vicenza (119) e Rovigo (115). Ma c’è anche chi è virtuoso, come Belluno dove le posizioni irregolari sono risultate essere appena 16.Sul fronte imprese e professionisti, quelli risultati completamente sconosciuti al Fisco sono stati 288; il maggior numero è stato scoperto a Venezia (83), Verona (57) e Vicenza (47).Per il 2010, i reparti della Guardia di finanza del Veneto dovranno concludere un piano che prevede l'esecuzione di 3128 verifiche sostanziali, delle quali 462 nei confronti di soggetti di medie e grandi dimensioni. A questi vanno aggiunti 30.000 controlli in materia di ricevute e scontrini. Un impegno che sicuramente porterà allo scoperto altra evasione sommersa.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=100945&sez=NORDEST


Ai Veneti la società fa schifo: perché pagare le tasse?
Per i veneti la società va rapinata ed è quello che ha fatto questo imprenditore.


Pordenone. Ditta edile "evasore totale":nessuna dichiarazione dei redditi dal 2007
Ricavi occultati per oltre un milione di euroL'impresa operava nel settore privato

PORDENONE (3 maggio) - Ricavi non dichiarati per oltre un milione di euro, Iva evasa per circa 100 mila euro e omessi versamenti di ritenute d'acconto per circa 10 mila euro: questi i risultati di una verifica fiscale compiuta dalla Guardia di finanza di Pordenone. Al centro della verifica - informa una nota - un'impresa edile della provincia di Pordenone, che non ha presentato le dichiarazioni ai fini delle Imposte dirette, dell'Iva e dell'Irap dal 2007. Grazie all'incrocio delle notizie desumibili dalle diverse banche dati informatiche in uso alle Fiamme Gialle, l'imprenditore è risultato essere "evasore totale" per ben due annualità, pur operando regolarmente nel settore dell'edilizia privata.Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=100199&sez=NORDEST


Le carte clonate?
E’ un’altra forma di finanziamento ad un’imprenditoria fallimentare.


Pordenone. Uso di carte di credito clonate:imprenditore di Prata finisce in carcere
Un trentottenne in manette dopo un'indagine nata a GoriziaIndividuato dai carabinieri durante i controlli del Primo maggio

PORDENONE (2 maggio) - Un imprenditore di Prata di Pordenone, Flavio Celotto di 38 anni, è stato arrestato dai carabinieri di Portogruaro per aver ripetutamente utilizzato carte di credito clonate. L'uomo, nei cui confronti era stato emesso dal gip di Gorizia un ordine di custodia cautelare in carcere, è stato notato e arrestato dai militari durante i controlli del primo maggio.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=100102&sez=NORDEST


E il dipendente della Gemmo, probabilmente era mal pagato per chiedere 3000 euro in mazette.
La mentalità dei Veneti è riassunta in questi comportamenti.
Non tutti i veneti. Ma quelli che non mettono in atto questi comportamenti non sono nessuno: e poi ci si chiede da dove nasca il bullismo e la prepotenza giovanile:

Il capo commessa intascò mazzette Patteggia 20 mesi
PROCESSO. Il dipendente della Gemmo Minacciò l'artigiano: «Paga o non firmo gli avanzamenti dei lavori»
23/04/2010
VENEZIA«Ho fatto una grossa stupidaggine, mi dispiace. Sia per essermi cacciato nei guai, sia per avere deluso le aspettative della Gemmo che mi ha sempre dato fiducia». Così aveva confessato Samuele Pagani, 28 anni, di S. Bonifacio, capo commessa della Gemmo di Arcugnano. Era il novembre scorso; l'altra mattina, davanti al giudice Liguori del tribunale di Venezia, Pagani - assistito dall'avv. Fucito - ha patteggiato un anno e 8 mesi di reclusione (pena sospesa).Pagani era stato arrestato dai carabinieri di Schio subito dopo aver intascato una mazzetta da 3 mila euro (dopo aver fatto gonfiare le fatture), la seconda per lo stesso importo. Le manette erano scattate per estorsione ai danni dell'imprenditore Massimo Baldan, di Camponogara, titolare della "Automazione veneta srl". In base a quanto denunciato da Baldan, Pagani, in qualità di capo commessa per la costruzione dell'ospedale di Conegliano, era entrato in contatto con il veneziano che aveva ricevuto dalla Gemmo, che aveva vinto l'appalto, dei lavori da compiere. Baldan aveva denunciato ai carabinieri di essere stato costretto a consegnare una mazzette da 3 mila euro sotto la minaccia di non certificare lo stato di avanzamento dei lavori della sua ditta da parte di Pagani. Dopo la consegna della seconda mazzetta, i militari del capitano Ferrari avevano fatto scattare le manette. Subito dopo l'arresto, la Gemmo - estranea alla vicenda - aveva annunciato l'avvio di un procedimento per il licenziamento del dipendente, oltre ad una serie di controlli sull'operato del giovane capo commessa infedele che ha scelto ora di patteggiare.
D. N.

Tratto da:
http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Cronaca/145755__il_capo_commessa_intasc_mazzette_patteggia_20_mesi/


E’ un quadro dei comportamenti dei Veneti.
Non tutti i veneti, ma questi comportamenti rispecchiano la mentalità della regione del Veneto cresciuta sotto il giogo ideologico cattolico.
Ma in Veneto ci sono persone oneste?
L'onestà non consiste nel nascondersi come topi di fogna sperando di poter aver l'occasione per rubare e nemmeno nell'attività omissiva delle Istituzioni. Semmai la criminalità dei veneti ha inizio lò dove qualcuno si nasconde, altri desiderano rubare ma non ne hanno occasione e le Istituzioni commettono delitti sia di omissione sia di complicità.
E quello che è onesto e che proclama una diversa società? Be' lui è il fesso, l'imbecille, l'illuso che i veneti trattano con sufficienza mentre rubano.
Vale la pena aggiungere un paio di notizie giunte oggi, 10 maggio.
Domani ne arriveranno altre e altre ancora da un Veneto malato che fa della rapina, del delinquere, della disperazione e dell’angoscia, componenti normali della sua morale sociale.
Evasione di 16 milioni di euro
Guai per 9 imprese del lago
È stata così scoperta una maxi evasione fiscale al centro della quale ci sono nove imprese, create e gestite in modo apparentemente autonomo per la commercializzazione all’estero e per la vendita in Italia, tutte con sede nella zona lago di Garda e riconducibili allo stesso nucleo familiare
10/05/2010

Verona. Tre veronesi sono stati denunciati dalla guardia di finanza di Bardolino (Verona) che ha accertato un’evasione fiscale di 16 milioni di euro nell’ambito della commercializzazione di capi di abbigliamento e accessori, anche attraverso utilizzo di canali informatici. L’ispezione dei finanzieri era volta ad accertare l’autenticità della merce commercializzata da una società che realizza vendite di articoli costosi a prezzi di outlet.È stata così scoperta una maxi evasione fiscale al centro della quale ci sono nove imprese, create e gestite in modo apparentemente autonomo per la commercializzazione all’estero e per la vendita in Italia, tutte con sede nella zona lago di Garda e riconducibili allo stesso nucleo familiare. L’evasione accertata è di 16 milioni di euro oltre a circa 3 milioni di Iva e 300 mila euro di ritenute operate e non versate. Sequestrata nelle abitazioni e negli uffici degli indagati una corposa contabilità "in nero" (supporti informatici con files "nascosti" e protetti da password). Tra le imprese ispezionate, una aveva anche simulato il trasferimento della propria residenza fiscale in Austria, ma le attività economiche e gestionali dell’impresa di fatto continuavano ad essere realizzate a Verona.
Tratto da:
http://www.larena.it/stories/Home/150055_evasione_di_16_milioni_di_euro_guai_per_9_imprese_del_lago/

Materie plastiche importate. Anche la san Marco Plast di Mirano coinvolta?
Truffare, truffare, truffare, è l0’attività principale degli imprenditori. La Guardia di Finanza ha raccontato che nell’ufficio di questo imprenditore bergamasco aperto sul tavolo c’era un manuale per emettere fatture false. Che c’è da stupirsi?
Sono imprenditori: come possono organizzare una rapina a mano armata, così organizzano le aziende sperando di arraffare il più possibile e nel più breve tempo possibile.
Qualche volta la Guardia di Finanza li scopre.

FISCO: GDF VENEZIA SCOPRE TRUFFA IVA DA 32 MILIONI
(AGI) - Roma, 10 mag. - La Guardia di Finanza di Venezia ha concluso una complessa indagine contro una organizzazione dedita alla "frode carosello" con la quale sono stati sottratti all'erario 32 milioni di Iva. Il commercialista bergamasco a capo della banda e' fuggito precipitosamente in Brasile prima di essere tratto in arresto abbandonando in Italia la famiglia. (AGI) Fra
Tratto da:
http://www.agi.it/venezia/notizie/201005100705-cro-rt10004-fisco_gdf_venezia_scopre_truffa_iva_da_32_milioni


Truffe, truffe, truffe: domani ce ne saranno altre e altre ancora. Rubare, rubare, rubare, è la parola d’ordine con cui la Lega ha vinto le elezioni mascherando la sua parola d’ordine reale, “RUBARE” con un sinonimo: “FEDERALISMO FISCALE”.
Proprio perché ha rubato ai propri dipendenti nella tradizione Veneta, l'Università di Padova si trova a dover pagare 7 milioni di euro. Non ha voluto riconoscere il valore del lavoro e l'Europa l'ha punita per comportamenti criminali. Domani l'Università di Padova continuerà a truffare affermando, magari, di non aver soldi.
09 maggio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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