La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

giovedì 6 maggio 2010

Imprenditori Veneti e imprenditori arabi: modelli a confronto.

Benetton ha deciso di chiudere l’Olimpias di Grumolo delle Abbadesse lasciando a casa gli operai addetti (se non sbaglio) alla tintura delle stoffe. In compenso Benetton si sta apprestando ad investire in Enel Green Power. Ci sono una serie di indiscrezioni da parte dell’amministratore delegato della Benetton, Stefano Cao, che a margine dell’assemblea della Gemina ha ricordato che già Gilberto Benetton si è espresso in quel senso. Gli operai di Grumolo delle Badesse possono “crepare” in pace e non rompere le palle al padrone il quale ha ben altro a cui pensare che non essere presente alle convocazioni.
Anche alla Nuova Pansac le cose si stanno chiarendo con operai licenziati: con i soldi degli operai si compra la squadra di calcio, poi si licenziano gli operai per mantenere la squadra di calcio. Quando emerge il bambino dentro al padrone 440 nuclei di persone arrivano a fare la fame. Due modelli di imprenditori veneti che piacciono tanto a Zaia.
Riporto l’articolo:

Nuova Pansac, piano da 440 esuberi
L'azienda di Mira vuole chiudere lo stabilimento di Portogruaro.
Sindacati infuriati: "Piano inaccettabile".
I vertici dell’azienda incontreranno le banche per il piano finanziario
di Francesco Furlan
MIRA. Una sberla traumatizzante: la chiusura degli stabilimenti di Portogruaro, Zinconia e Ravenna, la chiusura delle sedi amministrative di Mantova e Milano e dell’ufficio di Parigi, un piano che all’attuale regime di produzione (40 mila tonnellate nel 2010) prevede 440 esuberi, le cui modalità andranno discusse, su 856 dipendenti del gruppo, anche se il numero potrebbe scendere a 340 nel 2012, se l’azienda dovesse raggiungere l’obiettivo delle 75-78 mila tonnellate di produzione (fino a pochi anni fa erano 120 mila l’anno). Piano di dimagrimento drastico per la Nuova Pansac, quello presentato ieri dai vertici dell’azienda, il legale rappresentante Piero Manaresi e l’amministratore delegato Fabio Gandolfi alle parti sindacali al tavolo del ministero della Sviluppo economico. Un piano di rilancio austero che ha in parte sorpreso i sindacati e i rappresentanti delle istituzioni locali presenti al tavolo, tra i quali l’assessore alle Attività produttive della Provincia, Paolino D’Anna. Le linee guida illustrate da Gandolfi e Manaresi tratteggiano uno scenario di pesanti tagli, accentramento della produzione negli stabilimenti tecnologicamente migliori (Mira e Marghera), rapporti da riconquistate con i fornitori ma soprattutto con i clienti, i quali dopo l’ultimo anno delle gestione di Fabrizio Lori faticano a considerare Nuova Pansac un partner attendibile dal quale far dipendere percentuali importati del proprio approvvigionamento. Intanto per la stesura di un piano finanziario credibile - a fronte di un debito che secondo fonti sindaci si aggira intorno ai 180 milioni di euro - proprio domani i vertici dell’azienda avranno un incontro con le banche esposte. Il piano presentato a Roma viene intanto bocciato dai sindacati, che lo ritengono inaccettabile e arrogante. «Non si può parlare di rilancio e poi chiudere tutto - dice Maurizio Don della Uil - perdendo il 50% della produzione. Non ci spaventa ragionare di cassa integrazione, ma un piano del genere è francamente inaccettabile». Attacca Massimo Meneghetti della Fim Cisl: «L’azienda, con tono arrogante, ha detto di essere già pronta a partire con le lettere di mobilità per i dipendenti. A questo punto chiediamo un nuovo piano finalizzato alla vendita nuovi soggetti proprietari. Abbiamo chiesto anche un nuovo incontro dopo che l’azienda avrà discusso con le banche. Certo è che se procederà autonomamente con iniziative non concordate, la risposta del sindacato sarà forte e determinata». Per l’assessore D’Anna l’incontro è stato «una totale delusione. La situazione è terribilmente peggiorata, a questo punto sarebbe stata preferibile l’amministrazione controllata».

(05 maggio 2010)

Tratto da:
http://nuovavenezia.gelocal.it/dettaglio/nuova-pansac-piano-da-440-esuberi/1977867

Già una società iraniana ha acquistato la Lofra. lo abbiamo dimenticato? la notizia è del 16 marzo 2010:

Oggi nello stabilimento di via Euganea a Treponti di Teolo a riaprire l’azienda c’era Seyed Moahammad Reza, l’imprenditore iraniano che possiede la Polysteel e che ha rilevato la Lofra in liquidazione, insieme al suo consulente Bijan Mehrabi. Erano presenti anche l’assessore al Lavoro e alla Formazione della Provincia di Padova Massimiliano Barison, il segretario generale di Fiom Cgil Antonio Silvestri, il segretario generale di Fim Cisl Gianni Castellan insieme ad Alessandro Barbiero sempre della Fim Cisl. “Questo è un giorno importante per la nostra provincia – ha detto Barison -. Ho ringraziato l’imprenditore iraniano che ha voluto investire in Italia mantenendo la qualità, il personale e soprattutto le qualifiche dei lavoratori, determinati a continuare a lavorare in quest’azienda. Viene garantita la continuità occupazionale e mantenuto un marchio importante della nostra provincia per cui oggi per noi, per i lavoratori, ma anche per le aziende che lavoravano per Lofra, è un giorno da festeggiare”.

Tratto da:
http://www.provincia.pd.it/portal/varie/comunicazione/stampa/apre_lofra

Per quanto poco l’impresa iraniana ha aperto uno spiraglio nella disperazione del personale imposta dagli imprenditori del Veneto.
E intanto i vituperati arabi fanno i loro affari. Dopo gli iraniani che hanno comperato la Lofra, ora arriva una società di origine araba. Questo è quanto emerge dalle notizie:

Vinyls, accordo raggiunto Operai: restiamo all'Asinara
Giovedì 06 maggio 2010 10.07
È stato raggiunto a Roma, dopo cinque ore di discussione, l'accordo fra Ramco e Eni per l'acquisizione da parte della multinazionale araba degli impianti Vinyls ed Eni per la ricostituzione del ciclo cloro-pvc. Ramco si impegna ad acquisire tutti gli asset della Vinyls, l'Eni a fornire materie prime e servizi per consentire a Ramco l'immediato riavvio degli impianti. Soddisfatti gli operai.
L'accordo fra Ramco ed Eni è stato raggiunto. L'intesa con tutti i punti su cui ieri sera è stato raggiunto l'accordo, alla presenza di un rappresentante del governo, il sottosegretario Stefano Saglia, verrà firmata dai board delle due aziende entro due settimane.
Un lasso di tempo necessario per dare modo alle parti di limare ancora qualcosa prima di arrivare alla stesura dell'atto definitivo entro e non oltre due settimane. INTESA Al termine dell'incontro è stato diramato un comunicato che contiene i punti essenziali. Ramco si è impegnata ad acquisire tutti gli asset della Vinyls e a presentare un'offerta economica, che andrà a beneficio dell'Eni, nell'ambito della procedura di amministrazione straordinaria.
L'Eni dal canto suo fornirà le materie prime e i servizi necessari per consentire a Ramco l'immediato riavvio degli impianti. Nei confronti del Governo la multinazionale araba si è impegnata a mantenere l'attività e i livelli occupativi per non meno di quattro anni.
I giorni che hanno preceduto l'atteso meeting di ieri erano stati caratterizzati da alcune interviste rilasciate dal presidente della Syndial, Leonardo Bellodi. L'ente di stato ha sofferto molto sul piano dell'immagine l'iniziativa dei cassintegrati che hanno occupato la diramazione di Cala d'Oliva, sull'isola dell'Asinara, conquistando una risonanza mediatica di livello internazionale.
ACCUSE Le accuse di remare contro il progetto Ramco sono state ripetute dai lavoratori in tutte le trasmissioni nazionali di maggior audience.
Così il 29 aprile Bellodi esce allo scoperto e afferma: «Se il problema sono le forniture delle materie prime siamo pronti a rispettare quanto stabilito dagli accordi fin dal 2006. Se oggi ci chiedono i prodotti noi li mandiamo domani. Stesso discorso per gli asset, cioè gli impianti considerati essenziali per integrare il ciclo del cloro. Nessun impedimento. In realtà Ramco ci ha chiesto anche cose che non hanno nulla a che vedere con il ciclo del cloro. Stiamo cercando di capire».
La Ramco ha fatto di più. Non dichiarazioni alla stampa ma documenti sui quali ha messo nero su bianco cosa intende fare, quanto vuole investire (150 milioni) e cosa vorrebbe avere da Eni per poter ricostituire la filiera del cloro-pvc. Ieri finalmente l'accordo.
GIBI PUGGIONI
Tratto da:
http://unionesarda.ilsole24ore.com/Articoli/Articolo/179526

E’ forse l’unica notizia positiva dopo anni di angoscia. Ma non è definitiva. Tutto può cambiare e tutto rimane in sospeso. Gli impianti sono fermi da mesi e l’area, in particolare quella di Marghera, dovrebbe essere chiusa. La situazione della Montefibre è a dir poco comica fra chi vuole impossessarsi dell’area e chi propone di “spostare” lo stabilimento.
Resta sempre il dato di fatto: Marghera contava 35000 operai oggi ne ha 2000 e i letti di ospedale sono pieni delle vittime di malattie professionali.

06 maggio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

1 commento:

  1. Due anni fa ho acquistato una cucina lofra xg96gv/c una delle più costose del periodo 1.200 euro. Ieri sera ero a letto e sono stato svegliato da uno strano rumore. vado a vedere ed il pavimento della cucina era cosparso e coperto da innumerevoli pezzi di piccoli vetri a specchio. lo specchio frontale dello sportello della mia cucina lofra era esploso. Questa mattina recandomi dal venditore Nova Elettronix ho appreso che la lofra è fallita. Il classico cetriolo dovrà sempre tornare all'ortolano? che ne dite?Cosa fare?

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