La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

mercoledì 26 maggio 2010

Incancrenimento della crisi e imprenditoria criminale: le illusioni seminate da Silvio Berlusconi


La crisi sta assumendo un altro carattere sociale: ha perso di individualità.
Non ci sono quasi più storie individuali, storie di drammi. I drammi sono nell’economia nel suo insieme e nei mesi in cui le persone non sono più in grado di far fronte ai propri debiti.
Berlusconi ha vaneggiato affermando che la crisi era una questione psicologica.

Si possono dimenticare le farneticazioni di Silvio Berlusconi?
Nel maggio di un anno fa, nel 2009, Berlusconi affermava:

La crisi? Per Berlusconi «è psicologica».

Franceschini: «L'ottimismo non si mangia»


Silvio Berlusconi torna ad insistere sulle origini «psicologiche» della crisi, portando l'esempio dei dipendenti pubblici che, pur non essendo «toccati direttamente» dal rallentamento economico, hanno modificato i propri comportamenti. Rimprovera un atteggiamento colpevole ai «media che dipingono la crisi come irreversibile e catastrofica». E un comportamento «assolutamente colpevole dell'opposizione» anche perchè ritiene «che il momento peggiore sia superato». Il presidente del Consiglio intervenendo da Mosca sulla crisi economica sottolinea che «c'è stato un diluvio, ma dopo tutto è tornato come prima, meglio di prima».Non è dello stesso avviso l'opposizione. Dario Franceschini commenta le affermazioni del ministro dell'Economia Giulio Tremonti, che si è dichiarato ottimista sul superamento della crisi economica. «Alla sera non si mangia ottimismo», dice il segretario Pd. E critica le affermazioni del premier: « Quando è troppo è troppo. Ieri la crisi era un problema psicologico, oggi il peggio è passato. Berlusconi deve smetterla di prendere il giro gli italiani». Per Franceschini «non è possibile aspettare che la soluzione cada dal cielo: il governo - dice - deve agire. Noi lo incalzeremo presentando le nostre proposte e non ci accontenteremo di un no, ma pretenderemo un voto in Aula». Pier Ferdinando Casini pensa che «il governo non stia facendo nulla per affrontare questa crisi: spera che passi la nottata, ma è un po' poco». Secondo il leader Udc: «c'è un ceto medio che non ce la fa più, ma si è provveduto solamente alle fasce debolissime della popolazione, come dimostra il dato di chi ha usufruito della social card e del bonus famiglia, per cui così non va».Antonio Di Pietro invita l'esecutivo a pensare «ad investire sull'occupazione e sul lavoro». «In Italia il prodotto interno lordo diminuisce ogni giorno di più perché il governo, invece di investire, spende le poche risorse che ci sono per spese correnti, anzi, per sprechi correnti», sostiene il leader Idv. Intanto la presidente di Confindustria, Emma Marcegaglia ribadisce: «anche se il peggio è alle spalle la nostra percezione è che la strada per l'uscita dalla crisi sarà lunga, complicata e dolorosa per arrivare di nuovo ad un livello accettabile». Non volendo sviluppare il tema della crisi per non anticipare nulla della relazione che svolgerà all'assemblea pubblica di Confindustria giovedì prossimo, la numero uno di viale dell'Astronomia sottolinea: il «dato di ieri sul Pil evidenzia che siamo in una crisi molto profonda, inedita e senza paragoni. È la peggiore dalla depressione del 1929 a oggi». A differenza però della crisi del '29, dice Marcegaglia oggi i governi e le banche «anche in Europa, seppure con interventi che riteniamo non sufficienti, hanno avuto una reazione veloce».
Tratto da:
http://www.ilsole24ore.com/art/SoleOnLine4/Italia/2009/05/Crisi-Berlusconi-Franceschini.shtml

Ora sappiamo che Tremonti, che spalleggiava Berlusconi e Bossi nelle strategie di occultamento della crisi, vuole non solo mettere le mani nelle tasche degli Italiani economicamente più deboli, ma lo fa dopo aver rimpinguato le tasche degli Italiani economicamente più ricchi. Infatti, con lo scudo fiscale ha regalato agli italiani ricchi e criminali, almeno 20 miliardi di euro e con la truffa che ha messo in piedi nell’affare Alitalia ha sottratto altri miliardi di euro agli italiani per non parlare delle multe che ha pagato con i soldi di tutti gli italiani prese dalle truffe fatte dagli allevatori con le quote latte.
Truffa dopo truffa il governo Berlusconi ha finito per distruggere l’Italia. La crisi non è scoppiata con la Grecia: la crisi è scoppiata, in Italia, con la truffa Alitalia. Una truffa che si è innestata in un crescendo di anomalie economico-sociali che il governo Berlusconi ha coperto, nascosto, e spesso usato per i propri affari (vedi caso Anemone).

Dire che le cose si aggravano diventa una banalità. Più corretto è dire che le cose si incancreniscono diventando manifestazione cronica della società in cui viviamo. Disperazione e distruzione di un presente sociale ed economico in cui la il processo di costruzione della nuova dittatura nello Stato con le richieste di Silvio Berlusconi di più potere per rimpinguarsi le casse, diventa quasi una richiesta ossessiva per nascondere la propria incapacità e la propria impotenza.

La crisi frena la fiducia
Marika Gervasio


MILANO Le tensioni in atto sui mercati internazionali scoraggiano gli italiani: a maggio, infatti, scende la fiducia dei consumatori. L'indice Isae si posiziona a 105,4 (era 107,9 in aprile) vicino ai valori di maggio 2009. Il pessimismo è più marcato nelle valutazioni sul quadro economico generale (il cui indicatore passa da 81,3 a 76,6) e sulle prospettive future (da 95,5 a 91,9). Segnano una flessione più contenuta l'indicatore relativo alla situazione personale (da 120,7 a 120,3) e quello sulla situazione corrente (da 117,9 a 117,3). C'è pessimismo sull'evoluzione del paese nei prossimi dodici mesi e aumentano i timori di incremento della disoccupazione. I consumatori si attendono anche una nuova accelerazione della dinamica inflazionistica. Si accentuano, dal punto di vista personale, le preoccupazioni per l'evoluzione della situazione familiare. Se il clima di fiducia peggiora, i consumi sembrano migliorare. Secondo le ultime rilevazioni dell'Istat, infatti, le vendite al dettaglio di marzo sono aumentate del 2,9% su base annua (+0,5% rispetto a febbraio), l'incremento tendenziale più alto da febbraio 2008, trainato da un incremento del 3,7% delle vendite di prodotti alimentari (+1,1% congiunturale) e del 2,7% di quelle dei non alimentari (+0,2% su base mensile) con giochi, giocattoli, sport e campeggio in testa (+6,4%), seguiti da elettrodomestici, tv, radio e registratori (+3,5%), foto-ottica (+3,5%), abbigliamento e pellicceria (+3,1%), calzature (+3%). Un risultato particolarmente positivo è stato registrato dalle vendite nella grande distribuzione che, rispetto al mese di marzo 2009, hanno segnato un aumento del 4,4% contro il 2% messo a segno dai piccoli negozi. Ma proprio dalle grandi superfici organizzate arriva un avvertimento: «La ripresa delle vendite al dettaglio nel mese di marzo non deve purtroppo essere vista con troppo ottimismo a causa dell'anticipo della Pasqua rispetto al 2009» fanno sapere da Federdistribuzione. «Infatti – aggiungono – i dati di vendita del mese di aprile nei super e ipermercati confermano un profilo dei consumi assolutamente debole con un calo dello 0,7% nel primo quadrimestre dell'anno rispetto allo stesso periodo del 2009».

Tratto da:
http://www.ilsole24ore.com/art/economia/2010-05-26/crisi-frena-fiducia-080500.shtml?uuid=AYnseFtB


Credere ancora nelle favole del padrone buono o nella “divina provvidenza”, porta necessariamente alla disperazione.
Voglio riportare queste brevi esternazioni del giornale La Repubblica: davvero vogliamo continuare a credere nelle favole?
O non è meglio che, invece, iniziamo a difenderci visto quello che ci sta venendo addosso?

Credere, obbedire, pagare
mercoledì, 26 maggio 2010


Ma c’è davvero – e non è una domanda retorica – qualcuno che pensi che i 12 miliardi di Euro all’anno decisi dal governo Tremonti, per un totale teorico di 24 nel biennio (ammesso e non concesso che esistano tanti fessi da correre improvvisamente a farsi condonare la casa mai registrata dal Catasto e inviduata dall’occhiuto satellite) possano scongiurare, per una nazione che ha mille e 800 miliardi di debito, e ne paga 70 all’anno soltanto di interessi, il pericolo Grecia del quale ha parlato il meno bugiardo della banda del buco, Gianni Letta? E – di nuovo seriamente – c’è qualcuno che pensi che questi 24 miliardi non vengano dalle tasche degli italiani? Ma da dove ciumbia (milanese) credete che arrivino, dal tremontino cacazecchini? Dal bussolotto delle elemosine? Dai falsi invalidi che si rimetteranno tutti a camminare e a produrre ricchezza negli abbondanti posti di lavoro, come il lebbroso risanato del Vangelo? Forse la spiegazione è questa, pura, cieca fede. Oppure stiamo tutti davvero diventando bambini un po’ scemi, come infatti disse Egli.
Tratto da:
http://zucconi.blogautore.repubblica.it/2010/05/26/credere-obbedire-pagare/

La crisi economica in Veneto si sta aggravando sempre di più. Non solo crea miseria, ma induce molti “imprenditori” ad accentuare il lato illegale delle loro imprese. Nello stesso tempo l’intervento per il recupero di capitali sarà sempre più violento, come nelle notizie di oggi:


Fisco: controlli in 16 banche su movimenti con S.Marino
Operazione Gdf e Agenzia entrate in sei regioni, lotta evasione
26 maggio 2010

(ANSA) - ROMA, 26 MAG - Blitz della Guardia di finanza e dell'Agenzia delle Entrate in 78 filiali di 16 banche e due fiduciarie italiane in sei regioni, anche in Emilia-Romagna.L'obiettivo e' la verifica del rispetto degli obblighi di legge volti a garantire l'identificazione della clientela. Nel mirino del Fisco intermediari nazionali gia' emersi nel corso di attivita' contro l'evasione fiscale internazionale, le frodi Iva 'carosello' e il riciclaggio dei relativi proventi, individuati per essere stati utilizzati da contribuenti italiani per movimentazioni finanziarie illecite destinate a San Marino. (ANSA).

Tratto da:
http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/emiliaromagna/2010/05/26/visualizza_new.html_1816050796.html


Fra queste banche e filiali ce ne sono anche in Veneto, oltre che Marche, Toscana, Lombardia e Lazio.
Qualche anno fa questo tipo di indagini non sarebbe mai stato fatto.
Ora la crisi sta stimolando indagini più puntuali e più appropriate individuando atti criminali là dove spesso non si guardava.
Più l’illegalità imprenditoriale sarà perseguita e più si potrà chiarire quali sono i parametri della crisi economica che stiamo vivendo: non basta sequestrare il panfilo a Briatore, è necessario reprimere il sistema illegale messo in atto dalle imprese nel tentativo di truffare l’intera società italiana: questo è il vero motore della crisi economica che stiamo vivendo.


E questo è il rapporto Istat sulle famiglie italiane:


"La crisi più dura della storia recente"L'Istat: tegola su industrie e famiglie
26/5/2010 (10:26)
- IL RAPPORTO ANNUALE FOTOGRAFA L'ITALIA IN DIFFICOLTA'

Finanza, immobiliare e pagamenti sulla graticola, è allarme giovani«Aumenta il gap con i garantiti»
TORINOLa crisi degli anni 2008 e 2009 è stata «la più profonda della storia economica recente». Il Rapporto annuale dell’Istat sulla situazione del Paese fotografa così i due anni che ci lasciamo alle spalle e individua tre punti di fragilità: ad operare congiuntamente, secondo l’Istituto, sono stati, infatti, «squilibri di entità notevole nel settore finanziario (da dove ha tratto origine), nel settore immobiliare e nella bilancia dei pagamenti». Nel 2009, prosegue il Rapporto, «il Pil mondiale è diminuito dello 0,6% a parità di potere d’acquisto e del 2% se misurato ai tassi di cambio di mercato. Nell’economia reale, la crisi si è concentrata sul settore manifatturiero e sul commercio internazionale: produzione industriale e interscambio si sono contratti rispettivamente dell’8,2 e del 10,6%».D’altro canto, però, è la valutazione contenuta nel documento, «la recessione ha avuto durata relativamente breve: circa un anno, tra la primavera 2008 e la primavera 2009. Ciò anche grazie a un intervento di contenimento senza precedenti da parte delle autorità di governo. Nel biennio 2008-2009 i paesi europei hanno destinato risorse per circa 400 miliardi di euro (il 3 per cento del Pil dell’Ue), dirette a imprese e famiglie. Le misure anti-crisi hanno tuttavia provocato un notevole peggioramento a medio termine dei conti pubblici».I più colpiti dalla crisi, dice l’Istat, sono i ragazzi. L’Italia ha il più alto numero di giovani che non lavorano e non studiano. Si chiamano Neet (Non in education, employment or training) e nel nostro paese sono oltre 2 milioni. Per questo, ha il primato europeo. Hanno un’età fra i 15 e 29 anni (il 21,2% di questa fascia di età), per lo più maschi, e sono a rischio esclusione. Il numero dei giovani Neet è molto cresciuto nel 2009, a causa della crisi economica: 126 mila in più, concentrati al nord (+85 mila) e al centro (+27 mila). Tuttavia il maggior numero, oltre un milione, si trova nel Mezzogiorno. Fra i Neet si trovano anche laureati (21% della classe di età) e diplomati (20,2%). È un fenomeno in crescita; nel 2007 (dati Ocse), l’Italia già registrava il 10,2% di Neet contro il 5,8% dell’Ue). Chi sono i giovani Neet? Sono coloro che perdono il lavoro e quanto più dura questo stato di inattività tanto più hanno difficoltà a rientrare nel mondo del lavoro. Tra il primo trimestre del 2008 e lo stesso periodo del 2009 la probabilità di rimanere nella condizione di Neet è stata del 73,3% (l’anno precedente era il 68,6%), con valori più elevati per i maschi residenti al nord. Alla più elevata permanenza nello stato di Neet si accompagna anche un incremento del flusso in entrata di questa condizione degli studenti non occupati (dal 19,9% al 21,4%) ed una diminuzione delle uscite verso l’occupazione.

Tratto da:
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/economia/201005articoli/55380girata.asp


E questa, invece, è la ricca Treviso. Una città in cui la criminalità imprenditoriale ha potuto svilupparsi in tutta la sua drammaticità sociale retta dalla Lega e da gente come Gentilini e Gobbo il cui scopo era solo quello di criminalizzare i cittadini più fragili. Hanno dimenticato, nella loro voglia di travestire gli extracomunitari da leprotti per far divertire i cacciatori, che una città è un insieme di strati sociali e di situazioni che vivono in un’interrelazione perfetta e quando si distruggono gli equilibri etici, si distrugge la città stessa: la sua economia!

Treviso
La città vuota: erbacce, galline, degrado
Ex Provincia in totale abbandono. In Strada Ovest razzolano polli fra i capannoni chiusi per crisi
Silvia Madiotto
24 maggio 2010
TREVISO — In termini numerici sono migliaia e migliaia di metri cubi di edifici a destinazione commerciale e direzionale. A occhio nudo sono capannoni abbandonati nella prima periferia trevigiana. Per chi attraversa tutti i giorni viale della Repubblica sono gli emblemi di una trasformazione della società, il simbolo della crisi e della difficoltà della ripartenza. Solo distese di parcheggi vuoti ed erbacce abbronzate, il resto è cemento e scheletri di ferro e acciaio. Era la strada dell’imprenditoria trevigiana e dell’automobile di ogni casa e modello, ma ha lasciato il passo alla Pontebbana dove molti hanno scelto di spostarsi. Oggi è un’essenziale arteria di grande circolazione ma, a destra e a sinistra della carreggiata, si alternano capannoni di dimensioni mastodontiche con i lucchetti sul cancello. E cartelli «Affittasi» ovunque.
Eppure a volte basta guardare sotto casa, in centro città. In viale Battisti la vecchia sede della Provincia, sgomberata lo scorso autunno, svetta su un’incolta vegetazione, il fu giardinetto antistante è una massa di arbusti intrecciati. Acquistata dall’impresa edile Setten, è ancora deserta. Dopo l’asta degli ultimi pezzi di mobilio quest’inverno è stata lasciata a sé stessa, in attesa di diventare un complesso residenziale. Il presidente Muraro ne aveva annunciato un rapido recupero, per non trasformare anche la Provincia in un contenitore problematico. Invece è ancora lì, fra i rami secchi. Il viaggio inizia al confine fra i comuni di Treviso e Villorba, sulla rotonda su cui nasce la Strada Ovest. Nel primo tratto ci sono edifici di recente costruzione e in gran parte occupati e illuminati, ma con l’incrocio di via Fontane ecco le prime strutture abbandonate. Un vecchio concessionario d’auto, due piani e un ingresso d’asfalto, segna l’ingresso. Poco più avanti via del Legname, che penetra la zona industriale cittadina. È lì che inizia la lunga serie di «Affittasi capannoni » o «Affittasi cantiere di 1.000 metri».
Sono tutte uguali le strutture abbandonate: tetti chiari, ampi scoperti un tempo ricolmi del benestante e iperattivo nordest, ora vuoti depositi di rimasugli, sacchetti di plastica, macchinari in disuso. E come in un surreale quadro di abbandono, galli e galline scorrazzano sugli ex parcheggi in cerca di cibo: rumori di campagna in mezzo all’asfalto. Un po’ più in là riparte la concessionaria Carraro, dove i lavori fervono. Poi, infilandosi in via Erizzo, lo spettacolo è lo stesso: porte chiuse, vetri impolverati. Qualche centinaio di metri dopo, le ex torri della Provincia che ospitavano l’ufficio per l’impiego. Di proprietà della Curia, oggi sono dolo due colossi dal tetto acqua marina, diventati un parcheggio per il vicino supermercato, frequentate da signore coi carrelli e famiglie con le buste della spesa. E poi la vecchia sede in centro. È pur vero che ormai l’edificio non è più di proprietà dell’ente, che non ha voce in capitolo sulle manutenzioni, ma lo scenario mal si adatta all’immagine della città curata e ordinata che l’amministrazione porta come un baluardo. E su quello che fu l’ingresso della Provincia spicca manifesto che promuoveva un evento musicale in città: «Requiem». Neanche a farlo apposta.
Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/treviso/notizie/cronaca/2010/24-maggio-2010/citta-vuota-erbacce-galline-degrado-1703073539297.shtml

Il rubare degli imprenditori, anche se le Istituzioni tenderanno a salvaguardarlo, sarà sempre più perseguitato da altre Istituzioni. Il rubare diventa quell’accumulo di ricchezza illegale sulle quali lo Stato deve mettere le mani per sopravvivere. Se non lo farà, continuerà a far pagare i cittadini distruggendo, di fatto, l’intera società civile.

26 maggio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

Nessun commento:

Posta un commento