La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

venerdì 21 maggio 2010

La ballata dei Veneti angosciati: continua la ballata dei suicidi istigati dalla chiesa cattolica.

Spingere a sperare nella vincita al superenalotto, nel miracolo, nel santo criminale come Padre Pio o Antonio da Padova, o nel pazzo che viene sulle nuvole con grande potenza per giudicare: significa spingere al suicidio. Significa istigare l'idea che non c'è più possibilità di vivere se non arriva il miracolo o la vincita al superenalotto. E quando una società punta al superenalotto, al gratta e vinci, o alle preghiere al dio padrone cristiano, significa che il livello d'angoscia ha superato la soglia che la società può tollerare e gestire.
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Chissà le e-mail che mi arriveranno da genitori e da parenti che tenteranno di allontanare le loro responsabilità nella morte del ragazzo. Veneti che si girano dall’altra parte per non vedere la realtà angosciante che hanno sotto gli occhi perché potrebbe acutizzare la loro angoscia.
Vaglielo a dire ai veneti imbecilli che se non affrontano le cause profonde dell’angoscia domani è il loro parente, il loro figlio, il loro vicino, a sparire nel fiume, a mettersi una corda al collo, a bruciarsi. E non importa il motivo adotto per l’estremo gesto. E’ l’angoscia di una vita irrisolta che come un tarlo corrode la loro psiche attendendo il fatidico momento.
Un momento che arriva sempre!
A diciasette anni come a cinquanta o settanta; sia che tu fai l’operaio o l’imprenditore; sia che tu ti ritenga “onesto” o che tu sia un “criminale”.
Cosa diranno di questo ragazzo?
Aveva problemi?
E chi glieli ha costruiti, giorno dopo giorno, le sue inadeguatezze?
Sempre la chiesa cattolica!
lo stupro generalizzato che mette in atto nei confronti dei ragazzi per renderli impotenti e incapaci di gestire la loro vita e i loro problemi. Ragazzi violentati nella loro capacità di vivere che finiscono per arrendersi perché non adeguatamente attrezzati: costretti a pregare e aspettare il miracolo. Un miracolo che tarda a venire mentre la corda per impiccarsi o il fiume in cui gettarsi è sempre più ambito come soluzione della propria angoscia.
Riporto l’articolo:


Venezia. Un messaggio su Facebook,


poi si getta nel Piave: annega a 17 anni
Aveva scritto: "Mi fa troppo schifo vivere". Si era pentito


e aveva gridato per essere salvato, il fiume lo ha risucchiato


di Fabrizio Cibin
VENEZIA (21 maggio) - Il Piave si è preso Luca. Aveva 17 anni, con la maggiore età che si trovava lì a due passi, il 23 giugno. La tragedia nella tarda serata di mercoledì, spinta da un malessere interiore, espressa un paio d'ore prima su Facebook, quando scrive «Basta sono stanco di tutto e tutti, mi fa troppo schifo vivere». Messaggio cui fanno seguito anche telefonate a casa, a Musile, da parte degli amici. Ma verso le 23 Luca Furlan è sul Ponte della Vittoria con il suo scooter. Qualche minuto e dal cinema Cristallo, che si trova in Golena, scatta l'allarme.«Erano quasi le 23.15 - racconta Alessandro Priviero, che con il padre Giuliano gestisce la sala, raccontando la scena che rimarrà indelebile nei suoi ricordi - quando un paio di clienti appena usciti rientrano dicendomi che sentivano delle urla provenire dal Piave. Con loro e un'altra coppia decidiamo di andare a vedere: effettivamente si sentiva una persona che, dal Piave, invocava aiuto. Non si vedeva bene, per cui abbiamo chiesto dove fosse. Dopo avere detto "Papà scusa, ho fatto una cavolata", è scomparso una prima volta, per poi riemergere. Abbiamo dato l'allarme, mentre un mio amico si stava spogliando perché voleva tuffarsi. Ma pochi istanti dopo non si sentiva più».Il giovane era stato risucchiato dalle torbide acque del fiume. Nel frattempo arrivano i vigili del fuoco, i carabinieri, gli stessi genitori di Luca. Quindi i sommozzatori di Vicenza che avviano le ricerche. «Si vedeva male, si vedeva male - continua a ripetersi Priviero, quasi non riuscisse a darsi pace - Gli urlavamo di venire verso la riva, che non lo vedevamo, ma lui era sfinito. Una cosa che mi rimarrà impressa nella mente per sempre».I sommozzatori iniziano a scandagliare il fiume, nonostante il buio renda difficoltosa l'operazione. Viene ritrovato il casco, ma del ragazzo nessuna traccia. Alle 2.30 l'interruzione, alle 8 del mattino di ieri si riprende, anche con l'ausilio di un elicottero. Ma ancora nulla. Le ricerche verranno riprese questa mattina.Un episodio che sconvolge per la giovane età di Luca e per come si è consumata la tragedia. Rimane quel senso di forte dolore in chi lo conosceva, ma anche in chi, mercoledì sera, non ha potuto fare nulla per salvarlo e che ora propone di attrezzare l'area per emergenze di questo tipo. «Dovrebbe essere attrezzata per interventi di emergenza - dice Priviero -, magari con un salvagente, una corda o non so cos’altro. Se qualcuno scivola accidentalmente dentro il fiume, non c'è modo per aiutarlo».
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=102890&sez=NORDEST


O come questa donna che litiga col marito e decide di buttarsi nel fiume. Non era una ragazzina, ma anche a lei, in quel momento, il futuro era chiuso e l’angoscia l’aveva avvolta.
La stessa angoscia del ragazzo. La stessa angoscia di Luca: una vita in cui non riusciva a veicolare in maniera soddisfacente la propria libido.
Finché non si affronteranno le cause reali della tragedia del Veneto, saremmo sempre costretti a contare la distruzione delle persone. Una conta infinita.
La domanda che ci dobbiamo porre è questa: questa donna è stata salvata o è stata condannata all’angoscia?
Quando sento che le persone dicono di essere contro la pena di morte mi chiedo: sono contro la pena di morte perché la pena di morte è inumana, o sono contro la pena di morte perché vogliono condannare le persone alla tortura a vita?
Spesso un suicida ci riprova.
Perché?
Perché il poliziotto corre come un salvatore a ripescare chi sta annegando: egli sa nuotare, calarsi in acqua, usare una corda, aggrapparsi, tirare. E’ stato addestrato a far questo. Ma davanti all’angoscia?
E’ stato addestrato a cogliere il delitto, il reato, il crimine, che non lascia traccia nel fisico, ma nell’anima?
No!
Spesso è addestrato a costruirlo quel dolore: lo provoca col suo essere “il poliziotto”; quello che comanda! Quello che si mette in ginocchio davanti al dio padrone (o prende ordini senza discutere) e bastona il poveraccio trasferendo su di lui le sue stesse intenzioni.
Per questo se l’angoscia non è risolta, domani c’è un altro fiume o un’altra corda che aspetta l’angosciato.
Riporto l’articolo:


Erano le 23 quando un passante ha avvertito la questura. I poliziotti si sono gettati nel fiume
Tenta il suicidio dopo il litigio col marito
Donna salvata dagli agenti mentre si immerge nelle acque dello Scaricatore
Martino Galliolo


20 maggio 2010

PADOVA - Si stava lasciando trascinare dalle acque del fiume dopo un litigio con il marito. All'ultimo istante l'ha salvata la polizia. Una donna di 53 anni ha tentato di togliersi la vita l'altra sera gettandosi nello Scaricatore al Bassanello nei dintorni di via Isonzo.
Il litigio Era iniziato tutto poche ore prima, nella sua casa poco distante quando, dopo aver litigato con suo marito, è uscita lasciandosi alle spalle la porta chiusa. Dentro di lei aleggiava irrimediabilmente l'idea di non fare più ritorno, con le urla della sfuriata che le rimbombavano ancora in testa. Prima di uscire aveva preso un flacone di pillole e le ha ingurgitate senza pensarci. E infine ha vagato senza sosta finché non ha raggiunto l'argine. Era sul marciapiede a passeggiare confusa, senza meta, resa inconsapevole dall'effetto dei farmaci.
Il «pedinamento» Solo quando ha preso il telefono e ha iniziato una conversazione, attorno alle undici di sera, un passante l'ha notata ed ha ascoltato quanto la donna urlava contro chi era all'altro capo della cornetta. Piangeva, disperata, fino a che non è riuscita a dire che si trattava della sua ultima telefonata perché aveva deciso di farla finita. Mentre camminava sul ponte ha minacciato di uccidersi e poi ha riagganciato, un gesto che prevedeva di chiudere le comunicazioni per sempre. Solo a quel punto il passante, che ha assistito alla scena, ha deciso di avvisare la polizia. Non ha impedito che la donna si allontanasse da sola, ha deciso semplicemente di aspettare l'arrivo delle volanti della questura.
Il salvataggio Appena sono arrivati i poliziotti l'uomo ha indicato la direzione che aveva preso l'aspirante suicida: i poliziotti l'hanno trovata nel fiume, con l'acqua che le arrivava quasi alla vita. Si sono tuffati in due e sono riusciti a riportarla a riva sana e salva. E' stata lei, una volta portata al sicuro, a raccontare che la disperazione per quanto era capitato con il marito l'aveva spinta a compiere un gesto tanto estremo. Ha trascorso la notte in ospedale sotto osservazione dei medici che l'hanno calmata e lasciata sfogare da tutte le ombre nella sua vita che l'affliggevano. Alla fine ha trovato il coraggio di dire ai suoi familiari, che intanto la cercavano disperati, che stava bene. Il peggio era passato.
Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/padova/notizie/cronaca/2010/20-maggio-2010/tenta-suicidio-il-litigio-col-marito-1703052243819.shtml


Impotenti e angosciati, continuiamo a stare sulla riva del fiume della vita a guardare passare cadavere dopo cadavere.
A tutti fa comodo che le persone si suicidano: ai magistrati, alla polizia, ai sindaci, all’amministrazione dello Stato, all’amministrazione Regionale, alla chiesa cattolica.
Tutti lavorano affinché le persone si suicidano in una follia di “selezione sociale” dove a soccombere sono, troppo spesso, le persone più sensibili.
Seduti ed impotenti, sulla riva del fiume della vita aspettiamo i prossimi, inevitabili, cadaveri.

21 maggio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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