La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

lunedì 3 maggio 2010

Le gocce che fanno traboccare il vaso del suicidio individuale. La donna che vola a Schio; i lavoratori di Ca' Foscari; Roni di Sedico

Quel “forse suicidio” appare più come un atto di prudenza del giornalista.
E’ un po’ duro pensare ad una donna con problemi psichici che sale al settimo piano di un ospedale e, poi, succede un incidente.
Se proprio non volete parlare di suicidio, perché questo colpevolizzerebbe le Istituzioni regionali per aver collaborato con atti omissivi al suicidio, potete ipotizzare l’omicidio. Qualcuno stava al settimo piano, ha aspettato che questa poveraccia arrivasse al settimo piano e “maliziosamente” l’ha spinta di sotto in modo che Informazione Veneta scrivesse: continua la disperazione e il disagio in un Veneto malato di incapacità di vivere costruita ed imposta dall’attività dei cattolici.
Siamo al ridicolo, ma si moltiplicano le sollecitazioni che spingono i cittadini a suicidarsi: dalle condizioni familiari alle condizioni di lavoro.
Riporto dal Giornale di Vicenza:


Giovane madre si getta nel vuoto
LA TRAGEDIA. La donna, 36 anni, residente a Torrebelvicino si è lanciata dall'ultimo piano dell'ospedale De Lellis Da un paio d'anni era in cura per una depressione Nessun biglietto d'addio Lascia due figli piccoli


Cade nel vuoto dalla terrazza al settimo piano dell'ospedale De Lellis, per chiudere definitivamente la partita con la vita. Un gesto drammatico, spinto probabilmente da una situazione emotiva disperata e apparentemente senza via d'uscita.A nulla è servito l'immediato intervento dei sanitari. È morta sul colpo, dopo il violento impatto con il suolo, una giovane donna di 36 anni e residente a Torrebelvicino, dove viveva con il marito e due figli piccoli.Come emerso da una prima ricostruzione dei fatti, la donna ieri mattina era partita da casa e si era recata al padiglione ospedaliero scledense con il preciso intento di farla finita. Aveva scelto proprio l'edificio sanitario forse perchè tra i più alti in città, oltre che di pubblico accesso, potendovi quindi entrare senza dare nell'occhio in un orario, come quello delle 9 del mattino, in cui ambulatori e sportelli sono assai frequentati.La donna soffriva da diverso tempo di disturbi legati alla depressione, malattia insorta dopo la nascita della seconda gravidanza, per la quale era stata seguita anche da medici specialisti, ma che pian piano l'ha logorata nell'animo e presumibilmente alla fine l'ha spinta a commettere l'estremo gesto. In ogni caso, non sono stati rinvenuti biglietti o messaggi che motivassero la drammatica scelta.I carabinieri della stazione di Schio, intervenuti subito sul luogo della tragedia per identificare la vittima e raccogliere le testimonianze dei presenti, si stanno ora occupando del caso.Questo è il secondo suicidio, registrato nel 2010, che ha visto come triste scenario l'ospedale di Schio. Il primo era avvenuto a febbraio. Un pensionato di 78 era salito a sua volta al settimo piano dell'edificio con la chiara volontà di gettarsi nel vuoto. Anche negli anni scorsi il De Lellis, con la sua altezza di circa 30 metri, è stato scelto da persone che volevano togliersi la vita, tutte con la stessa modalità: un volo fatale da uno degli ultimi piani, un'altezza che non lascia scampo. S.D.C.

Tratto da:
http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Provincia/148341__giovane_madre_si_getta_nel_vuoto/

Probabilmente le cause del suicidio di questa donna andranno ricercate nella difficoltà di vivere o nei rapporti familiari. Tutti eviteranno di accusare di terrorismo la chiesa cattolica che impone la famiglia dei ruoli in sostituzione alla famiglia determinata dalla Costituzione o il delirio di onnipotenza in cui l’individuo più debole deve prostrarsi davanti all’individuo più forte.

Come nel caso dei lavoratori della cooperativa che gestiva le portinerie all’università Cà Foscari di Venezia, cacciati come cani rognosi dal proprio posto di lavoro nell’aggiudicazione di appalti al ribasso assoluto. Protestano, protestano, ma non frega niente a nessuno: si chiama costruire cause che spingono al suicidio. Quando i circuiti dell’informazione e dell’acquisizione dei problemi da parte delle Istituzioni saltano e queste si comportano come ha fatto Zaia con i lavoratori della Grimeca, salvo occuparsi delle candidate a prostitute del concorso di Miss Italia, allora o si vuole spingere ad atti di violenza che magistrati corrotti e vili imputeranno di “terrorismo”, oppure si induce al suicidio.
Nella foto: le proteste dei lavoratori

Eppure è stato accolto il ricorso. La ditta nuova doveva assumere i lavoratori della ditta che ha perso l'appalto, ma ancora non è stato fatto. Intanto, si muore di fame e si aspetta attratti da quel settimo piano che risolve, una volta per tutte, i problemi.

Oppure, come nella situazione di Sedico alla Roni in cui i sindacati si dividono fra chi ritiene che stare cinque mesi senza stipendio non sia solo un danno per il singolo lavoratore, ma un problema sociale, e chi invece ritiene i lavoratori degli “sporchi comunisti” che pretendono di avere uno stipendio dopo aver lavorato.
E’ una conflittualità non da poco in seno al sindacato e ai diversi modi di considerare la collocazione delle persone all’interno della società.
Riporto l’articolo dal Corriere delle Alpi:

LA CRISI NEL BELLUNESE
Senza stipendio da cinque mesi, protestano i dipendenti della Roni

SEDICO. Non ricevono lo stipendio da cinque mesi. Per questo i lavoratori della Roni hanno scelto di scendere in piazza. Lo hanno fatto di prima mattina, distribuendo anche dei volantini tra gli automobilisti di passaggio al Mas di Sedico, dove campeggiano le bandiere dei sindacati. «Vogliamo risposte dall’azienda», dice al megafono Marco Nardini, Fillea Cgil. Dalle 7 alle 8.30 sono circa una trentina i lavoratori che aderiscono alla protesta. «Ci sono tante famiglie in difficoltà. Finora l’azienda non ci ha dato risposte. Non è stato un atteggiamento corretto», prosegue Nardini. Tanti automobilisti vengono fermati e sensibilizzati sul tema: la maggior parte non sa che la Roni è in difficoltà. Sembra quasi impossibile dopo sessant’anni di solidità. «Era un punto fermo», dice un abitante che assiste alla protesta. Il volantino della discordia. Se tutte le sigle sindacali sono scese in strada, un certo disaccordo c’è stato sulle modalità della protesta. «Non condivido alcune espressioni della Cgil nel volantino», afferma Edi Toigo, segretario provinciale e regionale Filca Cisl, riferendosi a due parole contenute nello scritto diffuso tra la gente: “conflitto sociale”. «Oggi più che mai serve condivisione», ribatte Toigo. «Dobbiamo affrontare questi problemi insieme, dai sindacati alle aziende, passando per le istituzioni». Prende le distanze dai “toni utilizzati” dalla Fillea, la Feneal Uil. Puntualizzazioni a parte, resta il problema di un’azienda che si è smarrita: «Come la Roni ce ne sono tante altre. Il periodo economico è negativo e la Roni ha pagato molto caro». Tanto hanno influito i problemi generali del comparto: il crollo della domanda e l’insolvenza dei debitori. «Ci sono poi le banche», sottolinea Toigo, «fanno danni». Appello al governo. Vuole capire qual è il piano dell’azienda Valerio Costa, segretario provinciale Fillea: «Dopo 5 mesi senza stipendio i lavoratori devono avere maggiore attenzione. Vogliamo capire dall’a zienda cosa ne sarà di loro». Ma per il sindacalista, il problema è di ordine generale: «A questo punto, dovrebbe intervenire il governo e dare maggiori garanzie, a cominciare da procedure di cassa straordinaria». Gli stati generali. Sottolinea come si stia procedendo a grandi passi verso gli stati generali dell’edilizia, previsti tra la fine di maggio e metà giugno, il segretario della Feneal-Uil Valerio Zannin: «Saranno coinvolti tutti, dalle aziende agli enti che devono sbloccare i cantieri e dare ossigeno a un intero comparto». (cr.ar.)
(30 aprile 2010)

Tratto da:
http://corrierealpi.gelocal.it/dettaglio/senza-stipendio-da-cinque-mesi-protestano-i-dipendenti-della-roni/1969958

A Marghera negli anni ’80 c’erano 35.000 lavoratori. Oggi sono 2000 con un indotto che sta morendo.
Si induce al suicidio le singole persone e si induce al suicidio un’intera società. Un intero modo di concepire la vita. Non tutti si suicideranno come non tutta l’economia si fermerà, ma non è questo che preoccupa. Preoccupa la volontà di distruzione della società civile messa in atto dalle Istituzione al fine di favorire più interessi di gruppi economici che si muovono ai margini della legalità, che non la ripresa della società civile.
Intanto l'Olimpias a Grumolo dele Badesse di proprietà dei Benetton è in lista di chiusura mentre l'Alenia di Tessera a Venezia inizia alasciare in cassa integrazione un centocinquanta persone.

03 maggio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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