La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

lunedì 31 maggio 2010

Veneto: disperazione e angoscia fra omicidi, suicidi, aggressioni e chili di cocaina.


Quando, sulla riva del fiume della vita attendi il passaggio dei cadaveri consapevole della disperazione e dell’angoscia che è stata costruita nel Veneto, non sai quali cadaveri transiteranno. Non sai la qualità in cui si svilupperà e manifesterà la disperazione sociale. Sai come la chiesa cattolica ha costruito la disperazione; sai come i media gestiscono la disperazione per allontanare i sospetti dalla chiesa cattolica, anche ricorrendo a magistrati più o meno compiacenti. Ma non sai come i cadaveri si presenteranno.
Il suicidio è il comportamento che più ti aspetti, ma anche lo spaccio di droga, come ultima risorsa. Poi ci sono gli omicidi, il bullismo e la criminalità diffusa che spesso i media mascherano da bullismo.
Ci sono i drammi familiari imposti dalla chiesa cattolica che si risolvono con la distruzione di uno dei componenti della famiglia o con la violenza.
Sta di fatto che la disperazione nel Veneto continua a lanciare segnali affinché gli amministratori la affrontino. Spesso sono gli amministratori, nella manifestazione della loro ideologia religiosa cattolica, che la alimentano giustificando gli eventi con delle situazioni personali.
Il Veneto è stato ridotto ad una fogna morale e sociale. Il ragazzo che ammazza il padre e lo fa a pezzi va di pari passo alla banda di ragazzi che aggredisce il mimo di strada e va di pari passo al ragazzo che ha aggredito il Procuratore Schinaia e per il quale Schinaia stesso ha avuto parole di comprensione. Comprensione per la violenza terrorista: quella vera, non quella inventata da altri magistrati per ottenere l’aggravio di pena per chi non aveva le loro stesse idee politiche o religiose.
Per questo da Verona, ridotta ad una fogna con un sindaco condannato per razzismo, abbiamo questa notizia:



Ventenne uccide il padre, lo taglia a pezzi
poi getta il cadavere nella spazzatura
Piergiorgio Zorzi, 20 anni, ha ucciso il padre, lo ha fatto a pezzi e ne ha gettato il cadavere in un bidone delle immondizie: è la macabra scoperta fatta questa notte a San Massimo. Il ragazzo ha confessato. È accusato dell’omicidio del padre Giorgio, 66 anni, di cui avrebbe tagliato gambe e braccia con la sega perché il corpo non stava nel bidone dei rifiuti.
31 maggio 2010

Verona. Macabra scoperta ieri a tarda sera a San Massimo. All'interno di un garage di un condominio di Via San Euproprio, è stato trovato il cadavere di un uomo fatto a pezzi: si tratta di Giorgio Zorzi, 66 anni. Sono stati i condomini a chiamare la polizia per il cattivo odore che proveniva da uno dei bidoni delle immondizie. Sul posto sono intervenute le volanti, il dirigente della squadra mobile scaligera Giampaolo Trevisi e il suo vice Massimo Scannicchio che hanno portato il giovane in questura dove, sottoposto a un interrogatorio durato alcune ore, ha infine confessato davanti al pm scaligero Elvira Vitulli. Il parricida è Piergiorgio Zorzi, 20 anni: ha usato una sega - sembra - per tagliare gambe e braccia dal corpo, perché il corpo non stava nel bidone dei rifiuti organici. L’omicidio sarebbe avvenuto in casa, probabilmente una settimana fa.I rapporti tra Giorgio Zorzi e il figlio Piergiorgio erano tesi da anni. E la madre si era allontanata da casa, da una decina di giorni, per accudire a Peschiera l’anziana genitrice.Zorzi, accusato di omicidio aggravato e occultamento di cadavere, ha ucciso il padre pare durante l'ennesima lite, scoppiata però per motivi che al momento ancora non sono chiari. Il ragazzo ha tagliato il corpo del padre in cinque pezzi per buttarli in un bidone di rifiuti organici tenuto in garage. Il giovane è attualmente detenuto nel carcere veronese di Montorio.


Tratto da:
http://www.larena.it/stories/Home/155656_ventenne_uccide_il_padre_lotaglia_a_pezzi_poigettail_cadavere_nella_spazzatura/


E non è da meno la notizia che ci giunge da Vicenza.
E non si dica “E’ una statunitense!”, si dica piuttosto: “Viveva in Veneto” e subiva le condizioni angoscianti imposte alla società veneta dalla chiesa cattolica.
E’ il terrore angosciante che vivono i veneti e che si riversa anche sugli extracomunitari rendendo difficile, se non impossibile, costruire delle relazioni all’interno della società civile.


Ferisce la figlioletta e si butta dalla finestra
La piccola afferra il fratellino e chiede aiuto
31 maggio 2010
Madre e figlia sono ora ricoverate all'ospedale, ma in peggiori condizioni è la bambina, che ha nove anni. L'allarme è stato dato dalla piccola che, preso con sé il fratellino di due anni, ha suonato alla porta dei vicini chiedendo aiuto. In questo modo sono stati avvisati i carabinieri di Camisano - luogo in cui è accaduto il dramma - che stanno ancora ricostruendo i fatti


Vicenza. Ha aggredito e ferito la figlia di nove anni con un oggetto appuntito, forse una forbice, e poi una donna statunitense, moglie di un connazionale militare, si è gettata dalla finestra al primo piano della loro abitazione a Camisano Vicentino. Entrambe sono ora ricoverate all’ospedale di Vicenza. Le condizioni più gravi sembrano quelle della piccola. Il fatto è accaduto stamani in una zona residenziale della cittadina berica e l’allarme è stato dato dalla stessa bambina ferita che, dopo aver preso con sé il fratellino di due anni, ha suonato alla porta dei vicini chiedendo aiuto. Sul posto sono intervenuti i carabinieri di Camisano e di Vicenza che stanno cercando di ricostruire quanto accaduto e le possibili ragioni del gesto della donna.

Tratto da:
http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Home/155665_feriscela_figlioletta_e_si_butta_dalla_finestra_la_piccola_afferra_il_fratellino_e_chiede_aiuto/



La malattia del Veneto si riversa sui ragazzi.
Non hanno altro da fare che pensare il mondo come “relazioni criminali”.
Questo ha insegnato una città malata come Verona in un contesto sociale veneto che ha visto il terrore della chiesa cattolica sostituirsi ai principi della Costituzione della Repubblica.
Non esiste razzismo fra criminali, ma i criminali, con l’aiuto della magistratura, impongono il razzismo alla società civile al fine di salvaguardare la loro attività criminale
Riporto:
Verona. Insultano, umiliano e rapinano
un'artista di strada: fermati 10 bulletti
Gli hanno versato addosso della vodka e sono scappati con oggetti di sua proprietà e soldi. Quattro arrestati

VERONA (28 maggio) - In centro a Verona hanno deriso, insultato, rapinato e umiliato un artista di strada travestito da Pinocchio versandogli addosso una bottiglia di vodka, prendendosela poi con i poliziotti che li avevano fermati. Per la bravata messa a segno in piazza Bra, un gruppo di 10 bulli - tra cui una ragazza -, sette dei quali minorenni, aveva scelto come vittima un artista che attirava i turisti mimando il celebre personaggio di Collodi. La banda "internazionale", composta da un albanese, un colombiano, un argentino, un romeno, un serbo e da veronesi di città e provincia, tutti ubriachi, dopo aver derubato l'artista di dieci euro contenuti in una scatola posata sul marciapiede, era riuscita a fuggire. La latitanza è durata poco: grazie alle indicazioni della stessa vittima, tre equipaggi della polizia li hanno individuati e bloccati dopo uno scontro fisico con alcuni di loro, che avevano aggredito con calci e pugni gli agenti. I tre maggiorenni ed uno dei minorenni sono stati arrestati, tutti gli altri denunciati a piede libero. Il minorenne in manette è stato trovato in possesso di due coltellini svizzeri, mentre uno dei maggiorenni arrestato è stato trovato in possesso di un amuleto di proprietà dell'artista di strada. Il gip del Tribunale di Verona ha disposto nei confronti del minore e di due dei maggiorenni arrestati gli arresti domiciliari, il terzo maggiorenne è finito in carcere.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=104003&sez=NORDEST

Lo chiamano bullismo, in realtà si tratta di aggressione in banda e rapina. Ma i giornali preferiscono minimizzare per nascondere le responsabilità della chiesa cattolica e usano il termine di “bullismo”. Come a dire: una ragazzata!
Sarebbe una ragazzata se fosse stata fatta al sindaco Tosi, ma avendola fatta ad un individuo indifeso è aggressione e rapina.
E per concludere la carrellata della disperazione del Veneto, vale la pena ricordare la Treviso “Bene”, quella ricca. Quella in cui girano i milioni di Euro spesso esentasse o frutto idi illeciti come il lavoro nero.
Quali sono i fini dell’arricchimento dei veneti?
A loro sarebbe bastata un po’ di cocaina con cui compensare la loro impotenza sessuale.
Cocaina e droghe che girano a chili in tutta la regione e che soddisfano funzionari pubblici, imprenditori, il cui unico divertimento è rendere difficile la vita delle persone in Veneto: quelle che si affannano a conservare il posto di lavoro o a far crescere i loro figli con la consapevolezza di una Costituzione sempre negata ed offesa dalle istituzioni che si identificano come le “padrone dei cittadini” come ha insegnato loro la chiesa cattolica.
Per un pugno di cocaina molti pubblici ufficiali a Treviso sono pronti a macellare gli zingari.
E’ la mentalità Veneta.
Riporto:

Treviso. Spaccio di cocaina in centro:
arrestati i gestori della pizzeria Piola
Sono un 38enne che conduceva il locale vicino alla questura e la moglie.
Droga nella casa dove viveva il figlio di un anno

TREVISO (29 maggio) - È una delle pizzerie più conosciute e frequentate di Treviso, in pieno centro storico e a due passi dalla questura. Ed è proprio qui, alla "Piola", oltre che nella sua abitazione, che il gestore 38enne Gennaro Di Donato secondo la polizia spacciava cocaina ed hashish ad amici e clienti fidati. L'uomo è stato arrestato insieme alla moglie Barbara Di Costanzo, casalinga 28enne.Secondo le risultanze d'indagine della questura i coniugi, di origini campane, da almeno cinque anni avevano messo in piedi un fitto commercio di cocaina ed hashish. La droga veniva ceduta a conoscenti, amici e clienti della pizzeria che Di Donato gestiva da diversi anni e che era divenuta punto di ritrovo per moltissime persone, tra cui tanti giovanissimi della città e della provincia.La polizia ha individuato finora una trentina di acquirenti di droga che verranno tutti segnalati alla Prefettura ed al Servizio per le tossicodipendenze per i conseguenti provvedimenti di natura amministrativa e per la sospensione o revoca della patente di guida. Spaccio a casa, dove viveva il figlio di un anno. Gli acquisti avvenivano di norma presso l'abitazione della coppia, genitori di un bambino di un anno. Nel corso della perquisizione, gli agenti hanno trovato circa un chilo e mezzo di hashish, 30 grammi di cocaina e 10.000 euro in contanti. Tutto è stato sottoposto a sequestro. Sequestrate anche le autovetture, un Range Rover ed una Smart, ritenute il provento dello spaccio di droga.Bilancini in pizzeria: la "roba" venduta anche lì. Oltre che nell'abitazione dei coniugi, anche nella pizzeria sono stati rinvenuti bilancini di precisione, il che avvalorerebbe il sospetto che le cessioni di droga avvenissero anche nell'esercizio pubblico.

Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=104113&sez=NORDEST



E domani?
Quale forma assumerà la disperazione in Veneto?
Quali altri segnali continuerà a mandare una regione in cui la disperazione è talmente densa da “tagliarsi con un coltello” (e non sempre in modo figurato)?
In tutta Italia ci sono omicidi e suicidi, ma in Veneto la disperazione delle persone è più palpabile ed oggetto d’uso per politici prezzolati.
A noi non resta altro che rimanere seduti sulla riva del fiume e passare i cadaveri della disperazione e dell’angoscia: AVANTI, C’E’ POSTO, CHI E’ IL PROSSIMO?

31 maggio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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