La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

mercoledì 30 giugno 2010

E' ora di dire basta al terrorismo con cui i cattolici danneggiano la società civile!


E’ ora di dire basta al terrorismo dei cattolici contro la Costituzione della Repubblica.
La Costituzione è chiara. L’articolo 33, comma 3, della Costituzione della Repubblica recita testualmente:

“Enti e privati hanno il diritto di istituire scuole e istituti di educazione, senza oneri per lo Stato”.

Eppure, nonostante questo dovere imposto dalla Costituzione allo Stato (e per estensione ai Comuni e alla Regione) i cittadini vengono rapinati e viene consegnato denaro a chi violenta l’infanzia costringendola in ginocchio davanti ad un crocifisso in assoluto disprezzo del dettato Costituzionale. Si costringe l’infanzia a piangere per un delinquente appeso in croce (e responsabile di delitti contro l’umanità) anziché essere accompagnata per diventare consapevole dei propri diritti e del proprio ruolo di cittadini consapevoli. Si sottomette l’infanzia ad un presunto padrone anziché costruire la coscienza di cittadini: e poi ci si stupisce se i bambini vengono massacrati di botte o violentati dai preti cattolici.
Nessuno impedisce ai cattolici di pagarsi la propria scuola privata, ma i preti cattolici pretendono soldi (oltre ai miliardi che hanno con l’otto per mille) per poter devastare la scuola pubblica e la società civile democratica: si tratta di terrorismo!
Con tutti i miliardi che la chiesa cattolica e il Vaticano hanno sottratto in maniera più o meno fraudolenta o con la complicità di politici moralmente corretti, dall’avvento della Costituzione della Repubblica, in Italia non ci sarebbe nessun debito pubblico nonostante la corruzione dilagante. Una corruzione, sia in campo economico che istituzionale, di stampo ideologico cattolico.
Sicuramente ci saranno politici che anziché essere rispettosi della Costituzione preferiranno mettersi in ginocchio davanti al criminale in croce, quel bandito che fu arrestato col bambino nudo, ma questo, anche se per i rapporti di forza verrà fatto, è illegale, immorale e criminale.

treviso
«Dite balle». Lite fra preti e Regione
Treviso, bagarre all’incontro sui fondi alle scuole paritarie. I presidi: «Senza soldi non apriamo»


Silvia Madiotto

30 giugno 2010
TREVISO—Pronti a chiudere gli asili se i soldi non arrivano, perché i conti non tornano o per serrata. E questi soldi devono arrivare subito, per pagare gli insegnanti e definire le rette del prossimo anno, ma i ritardi impediscono di programmare e predisporre il servizio. È stata una fossa dei leoni l’assemblea provinciale di Fism per l’assessore regionale Remo Sernagiotto, che lunedì sera ne ha incontrato gli amministratori. L’assessore ha annunciato aiuti e soluzioni: «Ci avete raccontato solo balle» hanno invece gridato parroci e mamme. Una paura che pare, in questo momento, giustificata. «Abbiamo due grossi problemi – ha esordito il presidente di Fism Giancarlo Frare -. I 130 milioni di euro della finanziaria 2010 previsti ma mai arrivati, e il taglio dei contributi del 41% della finanziaria 2011, trentatré euro al mese in meno per ogni bambino. Le nostre scuole così rischiano di chiudere». Alla riunione c’erano 150 persone fra parroci, dirigenti di scuole materne paritarie e genitori.
Una platea dalla quale nessuno si sarebbe aspettato invece il vigore e la dialettica pungente in un’ora di attacchi serrati. «Non siamo noi che dobbiamo venire a tirarvi la giacca per avere i nostri soldi – ha detto il presidente dell’Ipab di Treviso Antonio Dotto -, ma siete voi che dovete ringraziarci, offriamo un servizio di ottimo livello a tantissimi bambini». Ci sono 238 scuole paritarie per l’infanzia in provincia di Treviso (in 93 comuni sui 95 della Marca), accolgono 18.600 alunni e fanno lavorare 929 insegnanti: un patrimonio esteso e di grande valore, che difficilmente verrebbe assorbito dalla sola scuola pubblica. L’assessore azzurro si è preso un preciso incarico: «Integreremo noi, con un aumento robusto, parte dei tagli dello Stato, oltre agli aumenti che la Regione ha già disposto per le scuole paritarie», annunciando la possibilità di trovare 2 milioni di euro nell’assestamento di bilancio. Oltre ai due milioni e mezzo già erogati, e che entreranno nelle casse degli asili paritari entro due settimane. Ma la platea da quell’orecchio non ci sentiva. «Da anni ci dite solo balle», è intervenuto don Carlo Velludo, della materna Provera di Treviso, puntando dritto su Sernagiotto. «Non accetteremo i tagli in silenzio, a settembre non apriremo senza impegni e scadenze precise a eliminare questi tagli»: con questa proposta di serrata ha strappato applausi e consensi. Sernagiotto esprime solidarietà e pensa a far rientrare anche la materna (3-6 anni) come scuola dell’obbligo. «Vedo tanti impegni, ma nessuna risposta » ha esclamato un’ospite. «Verrete voi a spiegare alle mie figlie perché non potranno più andare all’asilo, quando la loro mamma non avrà i soldi per le rette?».
Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/treviso/notizie/politica/2010/30-giugno-2010/dite-balle-lite-preti-regione-1703296961701.shtml

L’attività illegale dei cattolici ha danneggiato grandemente la società civile e prosegue nel delirio di politici che anziché essere rispettosi della Costituzione agiscono per imporre i principi sociali della monarchia assoluta anche costringendo i bambini a commettere azioni illegali e immorali.
Molti genitori hanno preferito scappare dalla società civile e confidare nel prete-padrone. La sua fuga fu un’azione infame che ha messo al primo posto il dio padrone e al secondo posto la società civile retta dai principi etici e morali propri della Costituzione della Repubblica. Questi genitori, anziché sollecitare una scuola pubblica più efficiente hanno preferito confidare nelle relazioni mafiose fra sè e la chiesa cattolica e fra la chiesa cattolica e politici compiacenti.
Prima o poi dovrà essere ripristinata la legalità democratica.
Non è possibile che i politici, sia nazionali che locali, usino la Costituzione della Repubblica per pulircisi il culo in dispregio dei diritti dei cittadini.

30 giugno 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

Continuano i sacrifici umani in un Veneto angosciato e disperato dall'ideologia del crocifisso: questa volta è un sedicenne di Bassano del Grappa


Una pittura di Alessandro Verdi che descrive molto bene lo stato psico-emotivo dei veneti in un mondo che nega loro ogni prospettiva di futuro attraverso un'aggressione, costante e sistematica, del loro presente sociale.

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Dall’inizio dell’anno, sia pur senza grandi mezzi d’informazione, ho dovuto registrare parecchi suicidi in Veneto. Ho fatto sicuramente la cronaca di parecchie decine di suicidi ed è un elenco per difetto perché posso presumere che i suicidi siano stati almeno tre volte più di quanti siano giunti in cronaca.
E’ solo un ragazzino di sedici anni che si è suicidato a Bassano del Grappa fra angoscia di desideri negati e possibilità sociali inesistenti. La sua angoscia ha preso la sua ultima e definitiva forma. Non ha importanza quale forma: quella di un problema insuperabile! L’ultimo problema, quello che ha focalizzato tutta la sua angoscia.
E’ stato educato in Veneto, nell’orrore sociale ed etico che il Veneto impone ai ragazzi: l’ideologia della sottomissione e dell’obbedienza “al paron”.
L’effetto dell’esposizione del crocifisso, con cui si negano i diritti civili e sociali delle persone, alimenta la disperazione e l’angoscia in una regione in cui manca ogni prospettiva per un futuro. Nella Regione Veneto non esiste nessuna concezione di un possibile futuro. Le Istituzioni vivono saccheggiando il presente. In questo saccheggio del presente si aggrappano, per legittimare la loro azione distruttiva, al distruttore per eccellenza: quel criminale in croce che invitava a distruggere la società civile perché tanto lui sarebbe venuto sulle nubi con grande potenza in quella generazione.
Così le Istituzioni del Veneto si aggrappano alla provvidenza che di lì a poco dovrebbe, secondo la loro malattia mentale, portare fuori la regione dalla crisi: attendono il miracolo e, nel frattempo, costringono il Veneto e i veneti a vivere nell’angoscia e nella disperazione più profonda. Se qualche veneto si azzarda a chiedere giustizia e rispetto, dalle Istituzioni riceve solo derisione e offese.
Registriamo l’ennesimo suicidio nella consapevolezza che il prossimo se non è già avvenuto, sta avvenendo in questo momento, sia che la cronaca lo registri, sia che la cronaca lo nascondi:

la tragedia
Ragazzo di 16 anni si suicidaSconosciuti i motivi del gesto
Bassano del Grappa, i carabinieri stanno ascoltando i famigliari per capire quali siano gli elementi che hanno portato uno studente modello a togliersi la vita
R.Va.29 giugno 2010

BASSANO DEL GRAPPA (Vicenza) – Un ragazzino di soli 16 anni ( avrebbe compiuto 17 anni ad ottobre) si è ucciso. Si è impiccato con una corda ad una trave in cantina. I motivi del gesto che hanno spinto il giovane nato in Ecuador ma cresciuto in Italia sono ancora sconosciuti. Lo studente, che aveva concluso la terza superiore, a quanto pare, con buoni risultati, non ha lasciato lettere. I carabinieri stanno ascoltando i famigliari per ricostruire gli ultimi giorni del ragazzo e capire se ci siano elementi che possano far comprendere cosa abbia portato lo studente ad un malessere così insormontabile da portarlo al suicidio.
Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/vicenza/notizie/cronaca/2010/29-giugno-2010/ragazzo-16-anni-si-suicida-sconosciuti-motivi-gesto-1703291851474.shtml

I media vanno sempre alla ricerca delle “motivazioni” nell’assurdo assunto secondo cui essendo l’uomo creato ad immagine e somiglianza di un dio pazzo e cretino, ci deve essere qualche cosa che è intervenuto nella perfezione della creazione divina. Questi imbecilli non analizzano il quotidiano delle persone. Le violenze che quotidianamente le persone sono costrette a subire; la loro trasformazione emotiva in una regione che fa del terrorismo nei confronti delle persone pratica di normalità quotidiana. Terrorismo e violenza che diventano metodo tollerato se non favorito da magistrati corrotti e vigliacchi, da sindaci che ritengono la violenza sui più deboli legittima; da amministratori che si ritengono tanti dio onnipotenti consapevoli che chi subisce violenza non ha nessun mezzo per chiedere giustizia. Questo porta le persone al suicidio; ad ogni età e al di là di come i media giustificano, allontanando le loro responsabilità, le cause ultime che hanno indotto al suicidio.
Intanto noi, che subiamo i fiumi d’angoscia e di impotenza che dal Veneto si levano come supplici, sul fiume della vita assistiamo al passaggio dell’ennesimo cadavere.
Questo è un cadavere che non avrei voluto vedere perché porta con sé lo strazio di un’adolescenza violentata.

30 giugno 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
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martedì 29 giugno 2010

Forza Veneti! Avanti con i suicidi! Le persone sagge cercano le cause dell'angoscia; i Veneti scappano a suicidarsi: potenza del crocifisso.


Che forse era necessario aspettare molto?
Dopo colui che si è impiccato e che gestiva un bar nel trevigiano, ecco il camionista farla finita.
Stupore fra i familiari.
“Poverino, era un bravo ragazzo. Andava tutto bene!”
E intanto si continuano a contare i cadaveri con i quali la chiesa cattolica sta lastricando le strade del Veneto con la complicità di Istituzioni infingarde.
Certamente domani ne sapremo di più di Mauro Piccolo Conosceremo qualche ipotesi in più fatta dagli inquirenti.
Noi sappiamo che è la malattia d’angoscia dei Veneti. Persone malate da delirio di onnipotenza che non riescono a veicolare i loro deliri in forme soddisfacenti.
Poi, c’è una motivazione che gli inquirenti considerano scatenante, ma gli inquirenti cercano di nascondere le loro responsabilità: permettono che i bambini vengano violentati davanti al crocifisso per poi stupirsi della loro fragilità davanti ai problemi della vita.
Riporto l’informazione di cronaca:


nel padovano
Saluta gli amici al pub e si uccide
Noventa Padovana, il trentenne Mauro Piccolo, camionista, non ha lasciato nessun messaggio. La sorella: «Non c'è spiegazione»


NOVENTA PADOVANA (Padova) - E' stato trovato impiccato nel garage di casa, poche ore dopo aver salutato gli amici al pub. Mauro Piccolo, camionista di 30 anni, avrebbe compiuto l'estremo gesto attorno alle tre di notte. Lo ha trovato martedì mattina la madre, alle sette e mezzo, nella villetta di via Argine Destro a Noventa Padovana. L'uomo non aveva lasciato alcun biglietto. Per il momento la morte di Mauro resta ancora inspiegabile. «E' un mistero che ci lascia senza nessuna risposta, sul "perchè" - dice la sorella - Mio fratello lavorava come camionista, sembrava andasse tutto bene». Un fascicolo è stata aperto dalla procura, che ha affidato le indagini ai carabinieri del nucleo radiomobile di Padova.
Martino Galliolo

29 giugno 2010

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/padova/notizie/cronaca/2010/29-giugno-2010/saluta-amici-pub-si-uccide-1703290274800.shtml

Ecco, la disperazione angosciante che travolge gli abitanti del Veneto ha avuto il suo esito: si è suicidato anche questo camionista.
Fra assistere al cadavere, che galleggia sul fiume della vita, di un imprenditore o di un camionista, io personalmente preferisco quello di un imprenditore, ma so che la malattia d’angoscia attraversa ogni classe sociale, ogni età, ogni sesso e ogni nazionalità. Travolge gli abitanti di questa regione in un conflitto fra ciò che considerano siano i loro diritti e le offese che ricevono dalle Istituzioni affinché rinuncino ai loro diritti.
Domani altri cadaveri passeranno sul fiume della vita e gli inquirenti si affanneranno a spiegarne i motivi.
Ma sono solo menzogne. I motivi di questi cadaveri è la violenza della chiesa cattolica e la violenza delle Istituzioni che permettono alla chiesa cattolica di attentare alle Istituzioni per i loro interessi. A volte per un pugno di voti.
Avanti col prossimo cadavere, forza Veneti, c’è posto: è triste vedere i veneti suicidarsi anziché cercare e rimuovere le cause della loro angoscia. Triste, ma quando l’angoscia del vivere ti assale, allora non c’è più la forza per analizzare le possibili cause: a loro non resta che il suicidio.

Marghera, 29 giugno 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
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Chiude l'economia del Veneto: chiude la società del Veneto.


Continua la crisi nel Veneto.
Con centinaia di posti di lavoro che si stanno perdendo e con un ministro come Sacconi che prende in giro i lavoratori delle varie ditte.
Se queste possono essere considerate le ultime informazioni, dopo l’estate molte ditte non apriranno i battenti e molti operai si troveranno a casa senza nessun preavviso.
Va in questo modo da anni nel Veneto e le Istituzioni hanno sempre evitato di porre un freno al fenomeno.
“I paroni i fa quel che i vol,” è un modo di dire nel veneto in cui ci si identifica col dio padrone che la chiesa cattolica impone agli abitanti fin da quando sono bambini.
Tutto il comprensorio di Castelfranco Veneto va verso la chiusura produttiva.
Ogni volta che una fabbrica mette in cassa integrazione (operai a metà stipendio) o mete in mobilità (con l’indennità di disoccupazione), significa ridurre del 75% il flusso di denaro su quella zona: i commercianti vanno in crisi, i comuni vanno in crisi, le strutture sociali vanno in crisi, i baristi si suicidano, le banche tendono a non dare fidi, ecc.
Ogni volta che una fabbrica mette in cassa integrazione il valore complessivo del territorio crolla. Più il valore del territorio crolla, più le aziende tendono a chiudere. Più le aziende tendono a chiudere più diventa feroce la guerra nei confronti degli extracomunitari. Più diventa feroce la guerra contro gli extracomunitari con aggressioni, più o meno legali, dei vigili urbani, meno turisti giungono in zona.
E’ un esempio Jesolo che, dopo le aggressioni ai turisti che comperavano merce da venditori ambulanti ad opera dei vigili urbani, vede diminuire i turisti e i vacanzieri. Può solo sperare in un’ondata di gran caldo.
Non si va più nelle località di villeggiatura del Veneto con il piacere di qualche anno fa’. Oggi si va nelle località turistiche del Veneto con la consapevolezza che si è delle prede da rapinare: sia dalle Istituzioni che dai commercianti, come da soggetti che occupano più o meno abusivamente gli spazi demaniali.
Lo stesso accade a Venezia dove i commercianti vogliono militarizzare la città per poter imporre prezzi folli e rapinare (letteralmente) i turisti che vengono a godersi la città.
Il Veneto si sta trasformando in una grande prigione e le manifestazioni degli operai vengono viste come delle buffonerie, un folclore dal quale non si può derogare vista la trasformazione economica in atto.
Riporto articoli ed osservazioni sulla situazione del Veneto:




Messi in mobilità i 196 lavoratori dell'azienda
FERVET VERSO LA CHIUSURA
La cassa integrazione scadrà nel marzo del 2011
29/06/2010
CASTELFRANCO – (gp) Ormai la speranza è ridotta al lumicino. La Fervet, storica azienda di Castelfranco Veneto, è destinata a chiudere i battenti. L'ultimo incontro nella sede di Unindustria ha decretato la messa in mobilità su base volontaria per i 196 lavoratori della ditta. A marzo 2011 poi, quando scadrà la cassa integrazione, la mobilità diventerà obbligatoria e i dipendenti dovranno quindi cercarsi un altro lavoro. Le possibilità che l'azienda venisse acquistata da qualche compratore estero sono sfumate e la chiusura è praticamente certa. E anche se il concordato preventivo verrà omologato e l'azienda verrà venduta o spezzettata non è poi detto che i lavoratori vengano riassunti o continuino a lavorare.

Tratto da:
http://www.venetouno.it/notizia/21479/fervet-verso-la-chiusura


««Noi lavoratori abbiamo deciso che l’Indesit di Refrontolo non può chiudere, non possiamo finire così, per tutto ciò che in tanti anni abbiamo dato all’azienda – ha detto Marcello Guerra, delegato più anziano – Chiediamo il sostegno delle istituzioni locali e della gente perché la nostra battaglia è la battaglia di tante piccole realtà che in questo momento non hanno voce».

Tratto da Oggitreviso.


Indesit: incontro azienda-sindacati,conferma chiusura 2 siti
Sindacati, 4 ore sciopero da qui al 9 luglio; due oggi


(ANSA) - ANCONA, 17 GIU - Indesit Company ha confermato oggi, durante l'incontro annuale con il coordinamento sindacale nella sede di Confindustria Ancona, la chiusura di due stabilimenti. Sono quelli di Brembate (Bergamo) e a Refrontolo (Treviso): le loro attivita' verranno accorpate a Caserta e Fabriano.Confermato anche il piano di investimenti per 120 milioni di euro in tre anni. Negative le prime reazioni dei sindacati, che hanno indetto 4 ore di sciopero da qui al 9 luglio in tutto il gruppo. Altre due ore di astensione dal lavoro ci sono state oggi, in concomitanza con l'incontro. E domani mattina e' stata convocata l'assemblea dei lavoratori a Brembate. (ANSA).

Tratto da:
http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/marche/2010/06/17/visualizza_new.html_1823590873.html



Manifestazioni e scioperi: e poi?
Una società che muore su sé stessa senza possibilità di uscire dalla crisi perché è finito il “tempo dei paroni”.
E’ arrivato il “tempo delle leggi e delle regole sociali”.
Prima che questo tempo si affermi saranno necessarie grandi sofferenze sociali e umane: “prima de morir i paroni onnipotenti i vol copar tutti i Filistei, parché i Filistei i podaria costruir na società meio par i loro fioi!”
Perché “il tempo delle leggi e delle regole sociali” possa emergere è necessario un altro bagno “nell’inferno dell’umana esistenza”.
Assisteremo alla costruzione di nuovi campi di concentramento finché un altro “esercito di liberazione”, che ci auguriamo di natura etico-morale anziché fatto da carri armati, aprirà un diverso futuro.
Intanto molti Veneti si suicideranno; molti veneti saranno spinti al banditismo; molti veneti avranno comportamenti criminali, immorali e vigliacchi, forti della complicità di Istituzioni che ne favoriranno i comportamenti.


Marghera, 29 giugno 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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lunedì 28 giugno 2010

Altro suicidio fra i trevigiani: imprenditori falliti, megalomani incalliti, in ginocchio davanti al crocifisso.


Ed ecco un altro disperato che in Veneto ha trovato l’unica soluzione che la sua condizione gli ha permesso di individuare.
Non serve aspettare molto per veder confermata, attraverso la cronaca, la disperazione che come un crocefisso malefico si aggira fra gli abitanti del Veneto.
Si dirà: “Ma che bravo ragazzo era!”. E si sottintende “Che scemo che era”.
Gli amici costernati negli atteggiamenti sono attraversati dal pensiero “magari riuscissi anch’io a farlo!”.
Non sono stati i debiti o l’amore mancato a indurlo al suicidio, ma è stata la malattia da impotenza che la chiesa cattolica impone sui cittadini del Veneto con la complicità di Istituzioni corrotte e codarde.
Riporto l’articolo:


Guai economici ed alimenti da pagare all'ex moglie
BARISTA SUICIDA A 35 ANNI
Cristian Fabris si è ucciso nella sua abitazione

TREVISO - (nc) Probabilmente strozzato dai debiti, dagli alimenti da pagare all'ex moglie e da un dolore latente, fattori questi che lo hanno portato alla decisione più tragica, quella di togliersi la vita. Si è suicidato, impiccandosi ad una trave della sua stanza da letto in via Cendon a Silea, il 37enne Cristian Fabris. L'uomo, gestiva il bar “Da Cristian” in piazza San Leonardo. I vigili del fuoco ed i Carabinieri sono giunti questa notte presso la sua abitazione poco dopo le 3 su segnalazione allarmata di uno dei famigliari dell'uomo di cui non si avevano più notizie da ore. Nella camera da letto i militari hanno rinvenuto alcuni biglietti scritti dal 35enne prima di compiere l'estremo gesto: in alcuni erano riportati ringraziamenti e saluti ai genitori, ai figli ma non le motivazioni del gesto. Secondo la ricostruzione dei Carabinieri che hanno già raccolto le testimonianze della famiglia ed alcune persone vicine all'uomo, Cristian Fabris viveva una situazione economica definita “difficile”, aggravata da debiti contratti dal suo bar e dall'obbligo di dover pagare gli alimenti all'ex moglie. Dopo la fine di quel rapporto il 37enne aveva allacciato un'altra relazione con un figlioletto, nato solo pochi mesi fa. Stamani alla diffusione della notizia della sua morte è stato grande il cordoglio dei tanti amici e clienti che si sono recati al bar addolorati. Tutti lo ricordano come una persona buona, gentile, disponibile con un gesto che perlopiù resta inspiegabile.


Tratto da:
http://www.venetouno.it/notizia/21463/barista-suicida-a-35-anni


La malattia del Veneto non è finita; domani nuovi suicidi in un crescendo che vede le Istituzioni le prime responsabili della mattanza.
Una mattanza che è stata prodotta dall’odio per i bambini. Quell’odio che ha costretto i bambini a mettersi in ginocchio davanti al dio padrone e a confidare in una provvidenza fallimentare che ha omesso di insegnare loro gli strumenti con cui affrontare adeguatamente la loro vita.
Noi, impotenti, vessati dall’odio di Istituzioni le cui azioni sono più finalizzate a destabilizzare la Costituzione della Repubblica che non ad essere ossequienti ai propri doveri, assistiamo impotenti ai cadaveri che galleggiano nel fiume della vita.
Tò “questo è un imprenditore!”, “el paron de un bar che fasea i schei con la gente che andava in fabbrica. Poca gente in fabbrica, pochi schei che gira, tanti debiti e na corda par impicarse!”
Domani, aspettiamo il prossimo cadavere sperando che non passi oggi.

28 giugno 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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Cosa si intende quando si parla di terrorismo? La Nostra Famiglia e l'infinita violenza sull'infanzia.


Lager, orfanotrofi, collegi, centri famiglia, centri di identificazione e espulsione, centri di recupero per tossicodipendenti, ecc. Sono sempre la stessa cosa: centri di detenzione in cui gli internati (usate pure il termine ricoverati, ma è un eufemismo che segnifica SEMPRE, internati) sono privati dei diritti Costituzionali, sia pur a vari livelli e in diversi livelli di violazione, e sempre sottoposti a vilolenza. Specie quando la violenza è giustificata "per il loro bene", "per la loro sicurezza", "per la loro salute". Almeno, nonostante le violenze, nelle galere, ogni tanto, passa il giudice di sorveglianza, in questi lager, invece, si è assolutamente privi di ogni diritto.

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Voglio mettere a confronto due articoli in web per far capire i diversi approcci giornalistici al problema della violenza sui minori messa in atto nella struttura “lager” de “La Nostra Famiglia”.
I due articoli hanno la stessa data, parlano dello stesso argomento, ma lo trattano da angolature diverse.
Un punto di vista si può definirlo criminale, terrorista, eversivo, in quanto viene confezionato con intenti (trasmessi dall’articolo) di minimizzare i fatti e di collocarli in un’ottica di intenti positivi delle “educatrici” ignorando i diritti e i doveri di cui all’articolo 31, comma 2, della Costituzione della Repubblica.
E’ un articolo finalizzato a salvaguardare l’aguzzino, come quello fatto da Lauredana Marsiglia in favore delle suore aguzzine dell’asilo quando il 21 agosto 2004 insinuava il dubbio che le accuse:

“Una storia carica di veleni che, in queste ore, sta dividendo le coscienze e gli animi. Qualcuno ventila anche la possibilità che dietro a tutto questo ci sia una manovra per mandare via le religiose.”

Così, tutto l’articolo de Il Gazzettino è tutto sbilanciato sulle aguzzine (al di là di ogni sentenza futura di un tribunale) tesa a giustificare i fatti o, comunque, a renderli meno atroci. E’ come se avesse scritto. “Il lavoro rende liberi!”. Che c’è di male nel “lavoro rende liberi”? E che c’è di male nell’aguzzina che “...ritiene di non essersi resa protagonista di una condotta penalmente rilevante”? Peccato che dietro al “lavoro rende liberi” o ad una “condotta non penalmente rilevante” ci sono vittime di violenza criminale e assoluta (anche un solo schiaffo ad un bambino è percepito da un bambino come una violenza assoluta).
E’ proprio del giornale Il Gazzettino, da quando io ne ricordo gli articoli, aver sempre avuto atteggiamenti benevoli per la violenza di stampo terrorista e distruttivo nei confronti dei principi Costituzionali e un atteggiamento benevolo rispetto ai criminali purché avessero un ruolo di potere nella società.
Chi conosce la storia dell’infanzia, degli orfanotrofi, dei lager cristiani e cattolici, dei massacri dei bambini che sono avvenuti in Italia, USA, Canada, Germania, Australia, Inghilterra, ecc. ecc. sa quanto orrore ingenera chi picchia i bambini giustificando le botte come se i bambini fossero degli oggetti di possesso, di cui si fa ciò che si vuole, e non dei soggetti di diritto Costituzionale nella società civile.
L’articolo 31 e 32 della Costituzione della Repubblica sono articoli a salvaguardia dei cittadini, dei minori e di chi ha problemi, non sono a garanzia di comportamenti criminali di adoratori di quel pazzo in croce che va farneticando: “O fai quello che voglio io o io ti ammazzo”.
Riporto l’articolo di quella che massacra i bambini, ma che aveva solo le intenzioni di educarli:



Treviso. L'educatrice che schiaffeggiava
i bambini: volevo solamente educarli
La difesa di una delle due operatrici a "La NostraFamiglia": «Non si ritiene responsabile di nefandezze»
di Roberto Ortolan
TREVISO (28 giugno) - L’indagine dei carabinieri ha appena mosso i primi passi, ma sono già iniziate le schermaglie tra inquirenti e legali che curano la difesa delle due indagate. «La cliente è tranquilla ma dispiaciuta - ha spiegato l’avvocato Paolo Ferri, di Oderzo, che assiste la 32enne - perchè ritiene di non essersi resa protagonista di alcuna condotta penalmente rilevante». Il legale cerca di chiarire la posizione di D.P., l’educatrice che assieme alla più anziana collega di Paese, è stata iscritta nel registro degli indagati e sottoposta alla misura restrittiva del divieto di dimora con l’ipotesi d’accusa dimaltrattamenti aggravati ai danni di tre piccoli portatori di handicap, dai 3 ai 6 anni, ospitati e accuditi nel centro socio-assistenziale gestito dall’Ente Ecclesistico “La Nostra Famiglia” di via Ellero a Treviso.In settimana le due indagate saranno sentite dal pm Cicero, che ha chiesto e ottenuto le misure restrittive sulla base degli elementi di prova forniti dai carabinieri del capitano Vincenzo Nicoletti. Già martedì l’avvocato Ferri, per conto della 32enne opitergina, presenterà ricorso al Tribunale del Riesame di Venezia per ottenere l’annullamento della misura restrittiva. Le due educatrici, sulla base della crudezza delle immagini registrate dalle telecamere dei carabinieri, sono state infatti sottoposte al divieto di dimora nel Comune di Treviso. Dalla documentazione l'avvocato Paolo Ferri sottolinea come sia esclusa l'ipotesi di lesioni ai danni dei piccoli e l'aggravante dei futili motivi. «La cliente - ha precisato il legale - ha sempre ispirato le proprie condotte all’idea di educare i bambini. Non a caso era stimata dai genitori». Eppure i filmati acquisiti dai carabinieri sembrano lasciare poco spazio alle interpretazioni: «Lì dentro sono stati ripresi episodi di inspiegabile cinismo» ha detto senza giri di parole il capitano Vincenzo Nicoletti.Il legale dell’educatrice opitergina ha però voluto puntualizzare l’infondatezza, stando agli atti in proprio possesso, di chi ha voluto distinguere nettamente i ruoli delle due indagate: «Non mi pare ci sia suddivisione di responsabilità tra loro o almeno non compare nella documentazione che riporta le interpretazioni dei video». Nei prossimi giorni l’avvocato Ferri acquisirà e visionerà i filmati. Solo a quel punto deciderà se la cliente, convocata dal pm Cicero, risponderà alle eventuali domande o si avvarrà della facoltà di tacere.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=108452&sez=NORDEST


Diverso è il taglio dato all’articolo dal Corriere della Sera. Un articolo che si basa più sui fatti che non sulle illazioni spacciate per intenzioni.
Il taglio dell’articolo non fornisce, a differenza dell’articolo scritto da Il Gazzettino, nessuna giustificazione all’operato delle “educatrici” le quali hanno tutto il diritto a difendersi, ma non possono insultare gli italiani e la Costituzione della Repubblica spacciando la violenza come una componente di progetti educativi. Che i cattolici, col loro Gesù in croce, lo facciano ( e con questo sono stati giustificati i campi di sterminio) è un conto, che questo venga imposto nella società civile, è un atto di terrorismo.
Riporto l’articolo del Corriere della Sera:

treviso
Botte ai disabili, 3 le educatrici indagate
Nostra Famiglia, almeno un’altra operatrice coinvolta. Secondo i filmati una di loro pestava un bimbo, altre assistevano
Mauro Pigozzo

28 giugno 2010

TREVISO — Botte ai bambini disabili, spuntano nuove responsabilità. I carabinieri di Treviso avrebbero denunciato almeno un’altra educatrice, che sarebbe indagata dalla procura di Treviso per il concorso nei maltrattamenti verso i fanciulli dei quali sono accusate le due trentenni di Oderzo e Paese alle quali è stato vietato di dimorare nella città di Treviso. Lo scenario che si andrebbe profilando, almeno secondo gli investigatori, sarebbe quello di una sistematico comportamento scorretto di alcune educatrici, che avveniva in un clima di degenerato silenzio.
Intanto, trapelano le prime indiscrezioni dall’ordinanza chiesta dal pm Giovanni Cicero e firmata dal gip di Treviso Umberto Donà, notificata venerdì mattina alle due donne, che erano regolarmente in servizio alla «Nostra Famiglia» di via Ellero.
Secondo quanto si apprende, una delle due educatrici avrebbe la posizione più compromessa. Infatti, nei filmati la si vede mentre picchia uno dei bambini disabili, nel tentativo, pare, di calmare uno stato di agitazione. L’altra, invece, semplicemente assisteva alle vessazioni. Adesso sarà fondamentale chiarire cosa veramente è accaduto nel centro di riabilitazione ecclesiastico, sopratutto lontano dalle telecamere. A tal proposito, ieri i carabinieri del nucleo investigativo, sotto il diretto controllo del comandante Vicenzo Nicoletti, hanno dato il via al primo valzer di interrogatori. In caserma sono sfilate le colleghe di lavoro delle due donne, ma anche la direttrice. Secondo quanto trapela, sarebbero emersi nuovi dettagli, anche se in molti casi si è tentato di ricondurre tutto a «modi ruvidi» nell’azione educativa finalizzata a calmare bambini con gravi disagi psichici e fisici. Le due educatrici allontanate dall’istituto, che hanno 32 e 35 anni, nel frattempo hanno ottenuto un avvocato d’ufficio, Sebastiano Sartoretto. «Le incontrerò lunedì (domani, ndr.), prima di allora non posso dire nulla», si è limitato a commentare.
Nel frattempo, anche l’ente ha deciso di tutelarsi legalmente, dando mandato all’avvocato Piero Barolo di acquisire gli atti che raccontano le angherie e i video che le hanno riprese. La segnalazione era arrivata ai carabinieri qualche settimana fa, pare da alcuni genitori, ai quali i figli avevano raccontato di aver subito dei soprusi da parte degli insegnanti. Sberle e schiaffoni in refettorio, all’ora di pranzo. Bambini con handicap psichici e fisici (tre quelli accertati, dell’età compresa tra i 3 e i 6 anni) che venivano costretti a ingoiare il cibo controvoglia. Botte. Spintoni. Atteggiamenti aggressivi che avvenivano spesso in mensa, ma anche in altri locali. Quasi sempre, di fronte ad altri bambini: più di una decina gli «spettatori» accertati. Spesso alla presenza di educatrici e assistenti che facevano finta di non vedere. Secondo quanto era stato riferito agli inquirenti, i bambini vittime degli abusi avevano iniziato a modificare il loro comportamento. Erano nervosi quando vicino a loro c’erano le assistenti che li maltrattavano. Ma nessuno pare facesse qualcosa e così sono dovuti intervenire i carabinieri.
Mauro Pigozzo


28 giugno 2010

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/treviso/notizie/cronaca/2010/28-giugno-2010/botte-disabili-3-educatrici-indagate-1703280797821.shtml


Sia chiaro che, al di là di come sentenzierà la magistratura, la “La Nostra Famiglia” è corresponsabile delle violenze in quanto quella struttura, nel suo complesso, ha omesso di vigilare sulle aguzzine che ha delegato a trattare con i bambini. Diverso sarebbe stato se la denuncia delle violenze alla magistratura fosse stata fatta da “La Nostra Famiglia”.
Si chiama terrorismo e non ammette giustificazioni in quanto la violenza sui minori genera e riproduce la violenza.
Mi ricordo un posto, sulle Torricelle di Verona, poco più di cinquanta anni fa. Allora avevo sette anni ed era giunta un’inserviente orfana che lavava il pavimento del bagno. Un bambino pestò quel pavimento ancora bagnato e fu massacrato di botte. Sono passati cinquanta anni? No! Sta avvenendo adesso. Ed è una delle malattie del Veneto: il terrorismo!
Intanto, per la cronaca, registriamo anche questa notizia:
il caso
Botte ai disabili, il giudicescagionata una delle educatrici
Revocata l'accusa per una 35enne di Paese, finita sotto inchiesta per errore. All'origine del provvedimento uno scambio di identità. L'avvocato: ora reintegro immediato
Valentina Dal Zilio
29 giugno 2010
TREVISO - Maltrattamenti a «La Nostra Famiglia», il giudice scagiona una delle due educatrici. Colpo di scena nel caso di sospetti abusi nei confronti di tre bambini portatori di handicap: il giudice per le indagini preliminari ha revocato la misura cautelare nei confronti di C.N, operatrice 35enne di Paese, finita sotto inchiesta per errore.
Uno scambio di persona all’origine del provvedimento del giudice, disposto questa mattina dopo gli interrogatori di garanzia in tribunale, che ha riconosciuto estranea ai fatti contestati l’educatrice difesa dall’avvocato trevigiano Mario Lot. «Ora chiederemo il reintegro immediato della mia assistita al lavoro nella struttura per minori» ha dichiarato il legale. Diversa invece la posizione di D.P., 32enne di Oderzo che si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Sulla revoca del divieto di dimora a Treviso chiesto dalla difesa, il gip deve ancora pronunciarsi. Nell’inchiesta finirà quindi a breve un terzo nominativo, quello dell’educatrice comparsa nei video dei maltrattamenti in mano agli inquirenti e scambiata per l’incolpevole collega.
Tratto da:

Ricordo, a margine di fatti come questo, che è compito dei magistrati accertare le responsabilità, le colpe e la pena, ma è compito della società civile censurare i comportamenti che ne incrinano la capacità di affrontare il futuro. Errori sull'individuazione delle persone, sempre esecrabili, possono accadere in ambito giudiziario, ma le condizioni di disagio oggettivo, l'abitudine in Veneto di dare botte ai bambini in "strutture protette", che sono altrettanti lager, al contrario di quanto va farneticando il Procuratore della Repubblica di Treviso (lui che, comunque, rimane responsabile di torture nei confronti degli arrestati e, pertanto, psicologicamente sempre comprensivo nei confronti della violenza agli indifesi), è una cosa comune e sistematica: mettesse le telecamere!

28 giugno 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

venerdì 25 giugno 2010

Dal Sanguinazzi di Feltre al "La nostra famiglia" la solita violenza dei cattolici contro i bambini




La violenza sui minori da parte della chiesa cattolica, e dai cattolici, sue vittime e suoi carnefici, è una pratica costante nella Regione Veneto.
Qualche volta la stampa ne da notizia, ma diventa un caso raro e una vera novità sul piano della cronaca constatare che i carabinieri hanno cominciato a piazzare telecamere per individuare la violenza sui minori.
Riporto la notizia di fonte giornalistica:

Treviso. Bambini disabili di 4 e 6 anni maltrattati in una struttura ecclesiastica
Denunciate due operatrici del centro "La nostra famiglia"
:schiaffoni in refettorio a pranzo. Gli episodi sono stati filmati

TREVISO (25 giugno) - Schiaffoni soprattutto in refettorio, durante il pranzo. Botte a bambini disabili di appena quattro e sei anni e gli altri costretti ad assistere a quei maltrattamenti. È successo a Treviso, nell'ente ecclesiastico "La nostra famiglia": denunciate due operatrici di 32 e 35 anni. A togliere il velo e mostrare l'orrore degli abusi i carabinieri di Treviso che hanno denunciato per maltrattamenti le due donne della struttura che si occupa di assistenza socio sanitaria, istruzione e formazione. "La nostra famiglia" è presente in Veneto con una decina di sedi, una trentina a livello nazionale e presenze in Sudan, Brasile, Ecuador, Cina, Marocco, Palestina. A Treviso è operativo il Centro di riabilitazione diurno e ambulatoriale, dove i genitori lasciano i piccoli nel corso della giornata. I maltrattamenti avvenivano soprattutto nel refettorio al momento del pranzo e sono stati documentati con telecamere. In quei momenti, è risultato dalle indagini, le due donne colpivano i piccoli con schiaffi e schiaffoni: trattamenti che avvenivano già da tempo, come testimoniano adesso gli atteggiamenti dei bambini che sembrano aspettarsi una reazione violenta. Si accanivano contro i piccoli da nutrire sotto gli occhi degli altri bambini. Le denunciate, la cui qualifica è di educatrici, si sono accanite in particolare verso tre bambini che avevano il compito specifico di nutrire, ma anche altri piccoli erano costretti ad assistere agli abusi. Per le donne ora divieto di dimora a Treviso. Le due hanno ora divieto di dimora nella città di Treviso, per il reato di maltrattamenti verso fanciulli con le aggravanti tra l'altro di aver agito per motivi abbietti e futili, di aver approfittato di circostanze tali da ostacolare ogni difesa e di aver commesso il fatto con abuso di autorità ed ospitalità.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=108081&sez=NORDEST

“La nostra famiglia" è un’organizzazione cattolica il cui scopo è la disarticolazione della struttura sanitaria per assicurarsi un profitto.
Agisce per disarticolare le leggi della società civile.
Solo che poi viene scoperta nei suoi reali intenti.
Nel suo sito non trovate scritto: noi facciamo violenza ai minori!
Trovate scritto altre cose. Ma se questa è la violenza messa in atto a Treviso, qual è la violenza messa in atto sui bambini del Sudan, dell’Equador e in Brasile?
Mentre i bambini venivano picchiati, il sito web de “La nostra famiglia” (sa tanto di mafia) scriveva di sé stessa:

La Nostra Famiglia è un Ente Ecclesiastico civilmente riconosciuto, che svolge anche attività ONLUS di assistenza sanitaria, socio–sanitaria, istruzione e formazione finalizzate in particolare alla cura di persone disabili e svantaggiate.
Viene riconosciuta per:


la vasta rete di strutture di riabilitazione extraospedaliere;
la lunga e accreditata esperienza nell'ambito prevalente delle disabilità dell'età evolutiva;
un’ampia casistica di bambini e ragazzi, sia italiani che stranieri, che presentano situazioni di estrema gravità (come gli “stati vegetativi” e le pluriminorazioni) e di soggetti con patologie più lievi, a rischio psicopatologico e/o di svantaggio sociale.
La Nostra Famiglia è nata in Italia per rispondere ai segni dei tempi, come l’attenzione ai bisogni delle persone più svantaggiate. Ci sono altre tre Associazioni con lo stesso nome nei Paesi in Via di Sviluppo con cui la Nostra Famiglia italiana collabora:
Usratuna in Sudan
A Nossa Familia in Brasile
Nuestra Familia in Ecuador
La Nostra Famiglia realizza uno specifico servizio alla vita, alla sua tutela e cura con attività di:
riabilitazione delle persone disabili, con una particolare attenzione a sostenere direttamente o indirettamente anche la loro educazione, istruzione e formazione professionale, l’accompagnamento della famiglia e la cura per l’inserimento sociale;
ricerca scientifica e studio delle problematiche mediche e psicoeducative delle varie disabilità nell’Istituto Scientifico “E. Medea”;
accoglienza di bambini con grave disagio familiare in attesa di affido o adozione, bambini e adolescenti soli o con disagio socio-ambientale in piccole comunità o in nuclei di tipo familiare;
accoglienza di adulti con disabilità in strutture residenziali, gestione di Centri di lavoro guidato.
LA NOSTRA MISSIONE
La nostra "missione" è tutelare la dignità e migliorare la qualità della vita - attraverso specifici interventi di riabilitazione - delle persone con disabilità, specie in età evolutiva." La Nostra Famiglia" intende farsi carico non solo della disabilità in quanto tale, ma anche della sofferenza personale e familiare che l'accompagna.

L'Associazione si propone di dare il proprio contributo allo sviluppo della ricerca e delle conoscenze scientifiche nel campo della patologia dello sviluppo.
IL NOSTRO STILE
Motivazione caritativa e di solidarietà sociale, secondo l'ispirazione del Fondatore don Luigi Monza: "scienza e tecnica al servizio della carità"
innovazione in campo sanitario riabilitativo e ricerca scientifica: il nostro sguardo va all'Europa e a quanto di meglio si sta facendo a livello mondiale
sviluppo della professionalità e formazione dei nostri operatori, delle nostre metodologie, della nostra organizzazione: "il bene va fatto bene" (don Luigi Monza)
Tratto da:
http://www.lanostrafamiglia.it/chi_siamo.php

Lo stile, praticato ne la “nostra famiglia”, è che è roba nostra e dei bambini ne facciamo quello che vogliamo: il messaggio del criminale appeso in croce che continua a devastare la società con i valori morali del possesso e della sopraffazione sui più deboli.
Se queste violenze avvengono in Italia, figuriamoci che cosa avviene in Sudan, in Brasile, in Equador, dove non ci sono carabinieri pronti a mettere delle telecamere per individuare i maltrattamenti e le violenze sui minori.
Nella pagina del “che cosa facciamo” non è scritto che fanno violenza ai bambini, ma cercano di vendere un prodotto commerciale, cattivo e violento che contribuisce a danneggiare il sistema sanitario nazionale, con una morale in assoluto contrasto con la Costituzione della Repubblica.
Riporto per intero la loro presentazione:

COSA FACCIAMO

Le nostre risposte alla DISABILITA': RICERCA, CURA, RIABILITAZIONE PER LA QUALITA’ DELLA VITA
RicercaNella società industrializzata il tasso di natalità è molto basso.Il futuro di ogni società sono i suoi figli.LAVORIAMO NEL CAMPO DELLA RICERCA SCIENTIFICA PERCHE’ I BAMBINI NASCANO, CRESCANO SANI E POSSANO ESPRIMERSI AL MASSIMO.
CuraLa risorsa principale di ogni società è costituita dalle capacità umane di cui dispone.NOI CI PREOCCUPIAMO CHE AD OGNI BAMBINO, RAGAZZO O GIOVANE CHE PARTE IN SITUAZIONE DI SVANTAGGIO SIA DATA LA POSSIBILITA' DI SVILUPPARE PIENAMENTE LE SUE POTENZIALITA' .Noi misuriamo i risultati in proporzione al benessere della persona, alla sua dignità, al suo equilibrio psicologico: questo è un risultato che si può sempre ottenere per quanto sia grave la situazione di partenza.PER QUESTO OBIETTIVO VALE SEMPRE LA PENA DI UTILIZZARE IL MASSIMO DELLE RISORSE.
RiabilitazioneUna società civile conserva la vita, anche di chi è colpito da eventi traumatici o degenerativi gravi, attraverso:
il massimo recupero delle capacità residue
il riconoscimento che la persona è sempre una importante risorsa sociale
NOI SIAMO IMPEGNATI DA 50 ANNI NEL RECUPERO DELLE DISABILITA' INFANTILI, ANCHE GRAVI E COMPLESSE.
Qualità della vitaLe società moderne sono caratterizzate da una evoluzione dei bisogni personali e sociali.Tali bisogni oggi si raggruppano attorno a ciò che viene chiamata la "qualità di vita".

La ricerca nel campo della prevenzione sta procedendo a grandi passi, ugualmente la cura. La riabilitazione trova tecniche sempre più appropriateLa qualità della vita della persona disabile è però ancora l’obiettivo da raggiungere.

NOI FACCIAMO DELLA "QUALITA' DELLA VITA" DELLA PERSONA DISABILE L'OBIETTIVO DI OGNI NOSTRO INTERVENTO.

Tratto da:
http://www.lanostrafamiglia.it/cosa_facciamo.php

Cosa facciamo come "La nostra famiglia"? Pratichiamo la violenza sui minori.

Come ebbe a dire il Pubblico Ministero Pietro Forno, nessuna violenza ai minori è mai stata denunciata dalla chiesa cattolica all'interno delle proprie strutture.

Infatti, "La nostra famiglia" non ha denunciato le violenze che avvenivano dentro alle sue strutture, ma appare coerente pensare che, pur essendone a conoscenza, le abbia, di fatto protette se non favorite per gli scopi della fede cattolica.
In sostanza, anche in questo caso si ripete la storia del Sanguinazzi di Feltre con le suore aguzzine: in questo caso non erano suore? Ai bambini poco importa!
Questa volta i Carabinieri hanno pensato bene di piazzare delle telecamere che non lasciano dubbi ai fatti.
Chissà se il giornale Il Gazzettino, senza quelle telecamere, anche stavolta, per proteggere la violenza nei confronti dell’infanzia avrebbe scritto (come fece il 21 agosto 2004) per sminuire l'impatto sociale della violenza delle suore cattoliche al Sanguinazzi di Feltre:

“Forse qualche schiaffo, forse qualche strattone o qualche reprimenda in un sottile confine tra lecito ed illecito nel sempre difficile compito di educare. Quel che si dice un caso di jus corrigendi.”



A differenza del Sanguinazzi di Feltre, i Carabinieri hanno piazzato le telecamere, come all’asilo Cip Ciop di Pistoia.
E così comprensivo Il Gazzettino sulla violenza ai minori fatta da “educatori”, che dal mio punto di vista appare come gesti di criminali che attentano alla struttura psico-emotiva dei bambini attentando ai loro diritti Costituzionali. Scrive il giornale Il Gazzettino nell’articolo in cui minimizzava la violenza delle suore all’asilo Sanguinazzi di Feltre nel suo articolo del 21 agosto 2004:

“Un tempo uno schiaffo dato dalla maestra veniva nascosto ai genitori con religioso silenzio. Serviva ad evitare di prenderne altri.”

Solo che in questo caso intervengono i carabinieri che piazzano le telecamere.
E allora non serve la parola dei bambini per le violenze subite: tutto appare in maniera immediata.
In questo caso il comportamento va ad onore dei Carabinieri che hanno agito in maniera opportuna. Hanno considerato i bambini dei soggetti di diritto i cui diritti andavano tutelati e non degli oggetti in possesso di una chiesa cattolica che si può permettere di far loro violenza “ogni volta che ne ha voglia”.
E’ facile e vile mettere in discussione la parola dei bambini quando, di fatto, si fa loro un’ulteriore violenza chiamandoli, sia pure in sospetto, “bugiardi”.
Mettete ora in discussione queste telecamere dei carabinieri:

“I maltrattamenti avvenivano soprattutto nel refettorio al momento del pranzo e sono stati documentati con telecamere. In quei momenti, è risultato dalle indagini, le due donne colpivano i piccoli con schiaffi e schiaffoni: trattamenti che avvenivano già da tempo, come testimoniano adesso gli atteggiamenti dei bambini che sembrano aspettarsi una reazione violenta. Si accanivano contro i piccoli da nutrire sotto gli occhi degli altri bambini. Le denunciate, la cui qualifica è di educatrici, si sono accanite in particolare verso tre bambini che avevano il compito specifico di nutrire, ma anche altri piccoli erano costretti ad assistere agli abusi.”

Ci si provi ora il giornale Il Gazzettino a produrre un’ulteriore violenza ai minori affermando, anche a questi minori, ciò che ha affermato nei confronti dei bambini del Sanguinazzi di Feltre, quando scrisse:

"Sì, perché ancora una volta, tutto si gioca sull’attendibilità dei piccoli. Il pubblico ministero ha nominato un consulente psicologico che avrebbe sentito tutti i minitesti per valutare il grado di attendibilità.”


Allora i carabinieri non piazzarono le telecamere, ma oggi sì. Solo che allora, come oggi, i bambini sono SEMPRE attendibili!
E lo sono perché la loro età non consente l’esperienza per nascondere i segnali non verbali dai quali si evince psicologicamente se stanno o meno mentendo.

Domani si scopriranno altre violenze fatte dagli adoratori del crocifisso sia nei confronti dei bambini, sia nei confronti di anziani negli ospizi e queste violenze saranno possibili perché ci saranno sempre giornalisti pronti ad aiutare i violentatori minimizzando le loro violenze e ci saranno sempre giornalisti pronti ad insinuare il dubbio sulla credibilità delle vittime: vittime trasformate, mediante la violenza, oggetti di possesso sottratti dall’essere dei soggetti di diritto Costituzionale. Da quando fu istruito quel famoso processo che va sotto il nome del Paese dei Celestini, una torma di giornalisti criminali si sono accalcati attorno agli interessi del Vaticano per favorire la violenza sui minori.
Qualche Magistrato ha agito con onore, qualcun altro meno.
Ora ci auguriamo che le telecamere non siano usate solo davanti alle banche, contro i rapinatori, ma siano usate anche per fermare le violenze ai minori.
Mentre in Belgio assistiamo a:

PEDOFILIA: PRIMATE CATTOLICO BELGIO CRITICA PERQUISIZIONI POLIZIA
(ASCA-AFP) - Bruxelles, 25 giu - Il capo della Chiesa cattolica del Belgio, monsignor Andre-Joseph Leonard, ha criticato le perquisizioni effettuate ieri dalla polizia in alcune proprieta' della diocesi di Malines-Bruxelles in seguito alle inchieste sui preti pedofili.''La giustizia fa il suo lavoro ed ha il diritto di fare delle perquisizioni. Quello che stupisce e' che abbiano anche scavato nelle tombe arcivescovali e che tutti i vescovi siano stati trattenuti fino a sera'', ha detto monsignor Leonard, parlando di ''sequestro fra virgolette'' e di ''eccessivo zelo'' durante la presentazione alla stampa di monsignor Jozef De Kesel, vescovo nominato oggi da papa Ratzinger alla guida della diocesi di Bruges al posto di Roger Vangheluwe, reo confesso di abusi sessuali nei confronti di un minore.La polizia ha fatto irruzione ieri nel palazzo episcopale di Malins, a nord della capitale Bruxelles, mentre si teneva una riunione dei vescovi in presenza di un rappresentante del Vaticano. Le forze dell'ordine erano alla ricerca di documenti, in particolare lo scambio di lettere fra le vittime degli abusi sessuali commessi dai sacerdoti e le autorita' ecclesiastiche. Gli agenti hanno sequestrato per diverse ore i telefoni dei vescovi costringendoli a rimanere sul posto. Fra le perquisizioni effettuate, anche quella del predecessore di Leonard, Godfried Danneels, accusato di aver nascosto alla giustizia diversi casi di pedofilia.

Tratto da:
http://www.asca.it/news-PEDOFILIA__PRIMATE_CATTOLICO_BELGIO_CRITICA_PERQUISIZIONI_POLIZIA-926532-ORA-.html

In Italia assistiamo ancora ad una tale sottomissione alla chiesa cattolica che vede un alto numero di giornalisti schierati per minimizzare, se non nascondere, la violenza ai minori: e questo è fonte d’angoscia specialmente quando Giorgio Napolitano ritiene il crocifisso portatore di valori morali e, con questo, ritiene che la violenza sui deboli, imposta dal crocifisso e col crocifisso, sia un valore morale.
Cosa conferma la cronaca delle violenze messe in atto dai cattolici nel campo di concentramento chiamato “La Nostra famiglia”?

26/06/2010
Erano professioniste di lungo corso, stimate e rispettate
UNA PICCHIA, L'ALTRA COMPLICE
La Nostra Famiglia: genitori e direttrice dai Carabinieri

TREVISO - (nc) Voci, segnalazioni di alcuni genitori, bimbi che tornando a casa sconvolti ed impauriti avrebbero anche confessato a papà e mamma “La maestra mi ha picchiato”. Sarebbe partita così qualche mese fa l'indagine della Procura nei confronti dell'istituto “La Nostra Famiglia” di via Ellero. E' ampia la documentazione in mano ai Carabinieri che hanno ripreso con alcune telecamere nascoste i pestaggi di due operatrici ai danni di tre giovanissimi portatori di handicap tra i 4 ed i 6 anni. Nei filmati comparirebbero offese, schiaffi e colpi al capo che hanno portato alla denuncia per maltrattamenti due professioniste trevigiane di 35 e 32 anni residenti a Paese ed Oderzo. “Violenze gratuite” così gli investigatori hanno bollato quanto appare nei video dello scandalo. Le donne da anni lavoravano presso l'istituto trevigiano, erano educatrici di lungo corso, rispettate e stimate: due insospettabili insomma. Le violenze, stando a fonti investigative, potrebbero essere però state commesse da una sola educatrice mentre la collega avrebbe solo assistito a queste sistematiche vessazioni ai danni di piccoli indifesi, puniti per l'unica colpa di essere troppo vivaci. Quest'ultima infatti comparirebbe nei filmati ma avrebbe solamente coperto con il silenzio l'operato dell'altra operatrice. Intanto stamani sia all'istituto di via Ellero che al comando dei Carabinieri di Treviso in via Cornarotta si sono presentati numerosi genitori di piccoli utenti del centro: in molti volevano sapere se tra le vittime delle violenze potesse esserci anche il proprio figlio. In mattinata è stata sentita dagli inquirenti anche la direttrice dell'Istituto, ovviamente scossa del polverone sollevato. Ieri a presentarsi dai militari erano state le due educatrici, convocate per la contestazione di quanto emerso nelle indagini e per il divieto di dimora in Comune di Treviso: la loro reazione è stata definita fredda, impassibile, di fronte a responsabilità che sono pesantissime. Le indagini intanto proseguono e non si escludono nelle prossime ore sviluppi clamorosi: dalle testimonianze e dall'esame dei filmati potrebbero infatti emergere altri coinvolgimenti.

Tratto da:
http://www.venetouno.it/notizia/21446/una-picchia-l-altra-complice

E davanti ai filmati dei carabinieri, che dice Zaia?
“Va verificato!”
Quella voglia di violenza dei cattolici, anche davanti all’evidenza, si sospende il giudizio salvo puntare il dito contro l’extracomunitario o il musulmano per dei nonnulla.
Cosa dice Zaia?
Proviamo a leggere:

26/06/2010
"La Nostra Famiglia" nella bufera
COMPORTAMENTO INCIVILE
Il commento del governatore Luca Zaia

TREVISO -“Il Veneto è un popolo accogliente che niente deve avere a che fare con chi maltratta piccoli disabili”. Lo ha detto il presidente della Regione del Veneto Luca Zaia commentando la denuncia di due operatrici dell'istituto 'La Nostra Famiglia' di Treviso accusate di maltrattamenti protratti nei confronti di tre bambini disabili. “Attendiamo, come sempre in questi casi, la conclusione delle indagini della magistratura per accertare eventuali responsabilità. Ma se risultasse provato che queste educatrici prendevano a ceffoni bambini inermi e facevano regolarmente ingurgitare cibo con la forza, non potremmo che giudicare molto gravemente questi comportamenti che nulla hanno a che vedere con la civiltà del nostro popolo e che non possono che essere severamente stigmatizzati ed eventualmente puniti”.
Tratto da:
http://www.venetouno.it/notizia/21451/comportamento-incivile

Per Zaia che ritiene l’uomo creato ad immagine e somiglianza di un dio pazzo e cretino, si tratta di un “comportamento incivile”, ma la legge e la nostra Costituzione, che ritiene che l’uomo vada salvaguardato in tutte le sue fasi di crescita e di sviluppo fisico, psichico e intellettivo, si tratta di un atto di terrorismo volto alla destabilizzazione delle Istituzioni mediante la destrutturazione della capacità psico-fisica dei bambini.
Il disprezzo che Zaia manifesta per le persone, è offensivo!
Con questa logica si possono costruire campi di sterminio e definirli, poi, degli “incidenti di percorso”.
E’ un atteggiamento proprio di chi si identifica col criminale in croce.
Vergognoso è anche l’atteggiamento delle Rsu.
Riporto l’articolo:

26/06/2010
"Giudizio sospeso in attesa delle indagini"
"VICINI AGLI OPERATORI"
Nota delle Rsu di Mareno, Conegliano e Pieve di Soligo


TREVISO - (nc) “Riteniamo che un giudizio definitivo sull’operato e sulle persone coinvolte debba necessariamente essere sospeso in attesa del risultato delle indagini in corso”: intervengono così i rappresentanti sindacali de “La nostra famiglia” sul caso che ha interessato la sede di via Ellero dell'ente. Le Rsu chiedono chiarezza sugli episodi su cui ora indaga la magistratura esprimendo, si legge in un comunicato “assoluta disapprovazione verso episodi di violenza nell’esercizio della nostra professione”. La nota delle Rsu di Conegliano, Mareno e Pieve di Soligo prosegue così: “Ribadiamo che la professionalità esercitata da chi opera all’interno dei centri ha sempre avuto conferma nei risultati raggiunti dagli utenti, dalla credibilità operativa che i genitori ci riconoscono e dalla competenza pluridisciplinare con la quale si imposta la strategia educativa più idonea. Inoltre, in questi anni, la Nostra Famiglia ha favorito la diffusione della cultura dell’integrazione della persona disabile promuovendo conoscenze e servizi per favorirne il benessere e la salute. Con queste considerazioni riteniamo di poter chiedere credibilità e fiducia al di là di episodi incresciosi e disapprovabili come quello oggetto di questi giorni. Siamo vicini agli operatori de La Nostra Famiglia di Treviso nella speranza che al più presto venga fatta chiarezza sui fatti realmente accaduti.”
Tratto da:
http://www.venetouno.it/notizia/21453/-vicini-agli-operatori-

"La Nostra Famiglia" ha favorito l'odio contro i principi della Costituzione in favore dei valori di sottomissione, morte, sofferenza e violenza sui più deboli, rappresentata dal crocifisso.

Un atteggiamento cattivo e criminale è quello delle RSU di Conegliano, Mareno e Pieve di Soligo. La Magistratura è chiamata a dare un giudizio ponderato e definitivo che inquadri dal punto di vista giuridico il reato. La società civile deve bollare tali atti come atti criminali e terroristici. Non esiste attenuante. Cosa diversa è se i carabinieri avessero mentito e non avessero i filmati e le prove dei reati. Il reato filmato c’è. Come c’è quando un bambino denuncia maltrattamenti. Poi la magistratura deve accertare la relazione reato e pena. Ma la società civile non può tollerare nemmeno la remota possibilità che tali atti possano avvenire. La condanna della società nei confronti dei delinquenti “La nostra famiglia” deve essere totale per tutta l’organizzazione “La Nostra Famiglia” che aveva il dovere di assicurare ai bambini l’assoluta tranquillità. Invece non l’ha fatto.
Si vergogni le RSU: col loro atteggiamento offendono i bambini e la Costituzione della Repubblica.
Vediamo come i bambini sono circondati da adulti timorosi, in ginocchio davanti al criminale in croce, che non difendono i loro diritti nella società civile.
Questa volta hanno agito i carabinieri, ma domani o ieri che i carabinieri non mettevano le telecamere i bambini venivano fatti passare per bugiardi.


25 giugno 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

mercoledì 23 giugno 2010

Continua la saga dei suicidi in Veneto: ora si fa anche col gas di scarico.


E intanto, fra l’indifferenza di una stampa complice di chi costruisce le condizioni sociali che spingono al suicidio, altre persone si suicidano.
Il massacro dei suicidi in Veneto continua.
Ieri era un poliziotto in servizio a San Donà di Piave, oggi un paio di persone (del sessantenne dovranno essere accertate le cause) in provincia di treviso.
Noi, sfruttando l’informazione regionale, possiamo solo far la conta dei morti che l’angoscia, imposta con la violenza dalla chiesa cattolica e la complicità di Istituzioni corrotte, stanno provocando.
Un tessuto sociale del Veneto che si è già disgregato, ma che mostra il suo dramma giorno dopo giorno.
Riporto la notizia:


Conegliano, 60enne morto nella sua abitazione
SUICIDA CON IL GAS DI SCARICO
Il corpo di un giovane trovato stamani a Nervesa

NERVESA - (nc) Si è tolto la vita, asfissiato dalle esalazioni del gas di scarico della sua auto: è stato ritrovato stamani poco dopo le 6.50 in via terza Armata a Nervesa il corpo senza vita di un giovane del luogo dall'apparente età di 30-40 anni. Sul fatto ancora frammentarie le notizie: indagano i Carabinieri di Nervesa. Un altro ritrovamento è avvenuto stamani poco dopo le 9 in via Gorizia a Conegliano con un uomo di 60 anni rinvenuto cadavere all'interno della sua abitazione. Sul posto una squadra dei vigili del fuoco: a lanciare l'allarme sarebbe stato un amico dell'uomo che da tempo non riusciva a raggiungerlo telefonicamente. Aggiornamenti all'interno dei nostri prossimi notiziari.
Tratto da:
http://www.venetouno.it/notizia/21405/suicida-con-il-gas-di-scarico


Mentre la stampa regionale, Il Gazzettino in primis, aiuta le condizioni che portano alla disgregazione del tessuto sociale e al suicidio di decine e decine di cittadini, noi possiamo solo guardare l’angoscia che i cittadini esprimono con i loro gesti estremi.
Qualcuno lo guardiamo con più affetto, altri con maggior disprezzo, ma questo appartiene al nostro essere cittadini. Ciò che proprio non sopportiamo come cittadini, sono i terroristi che alimentano le cause che inducono alla disperazione delle persone.
Consideriamo tale attività come un atto di terrorismo, infinitamente più grave che non l’omicidio di persone socialmente corrotte come Aldo Moro o altri la cui attività era finalizzata ad impedire ai cittadini di fruire dei loro diritti costituzionali.
E sulla riva del solito fiume della vita, guardiamo i cadaveri che l’angoscia ha portato alla disperazione.
Quando avrò altri particolari sui suicidati, li metterò in rete.

E alcune precisazioni, anche se con grande ritardo, sono arrivate:

Treviso. Ristoratore 44enne si uccide
con il gas di scarico della macchina
Il titolare del locale "da Dametto" trovato morto da un passante
Ha lasciato un biglietto con poche parole rivolte ai suoi cari


di Luciano Beltramini
TREVISO (24 giugno) - Una morte inspiegabile che ha lasciato tutti attoniti e senza parole, a cominciare dai familiari più stretti. Emanuele Andrea Cattaruzza, per tutti Lele, 44 anni, da otto titolare dello storico ristorante "da Dametto" sulla Panoramica del Montello nel Trevigiano, è stato trovato privo di via nella sua auto da un passante in via VIII Brigata, poco lontano dalla sua abitazione. Non erano ancora le 7: un tubo collegava i gas di scarico all’abitacolo. Quando sono arrivati i soccorritori del 118, per il ristoratore non c'era più niente da fare. Le cause del decesso: intossicazione da monossido di carbonio. Nell'auto avrebbe lasciato un foglietto di carta con poche parole rivolte ai suoi cari."Lele" era nato in Belgio da genitori emigranti provenienti da Aviano e subito si era fatto benvolere da tutti i ristoratori del Montello dove era un punto di riferimento grazie ai suoi prelibati piatti legati alla cultura culinaria della nostra terra. «Sempre sereno e sorridente». Così lo descrive la moglie Katia Calcagnotto che con Lele divideva i sacrifici e il lavoro di tutti i giorni. «Non so proprio capire cosa sia successo, so soltanto che in tutti noi ha lasciato un vuoto incolmabile. Non avevamo alcun problema, il nostro ristorante lavorava molto bene ed anzi eravamo stati costretti ad anticipare le ferie di qualche giorno perchè avevamo delle prenotazioni molto importanti». Una tragedia immane per la donna e per il piccolo figlio di 3 anni e mezzo, una tragedia assolutamente inspiegabile. In poche ore la ferale notizia ha fatto il giro di tutta Nervesa e in tutto il Montebellunese.

Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=107926&sez=NORDEST

Un altro disperato che ha lasciato la moglie e la figlia piccolissima alla loro disperazione: si arrangino!
Si possono cercare cause specifiche, ma è la malattia d’angoscia che viene imposta dalla chiesa cattolica ai cittadini del Veneto e che poi si esprime nelle situazioni più diverse.
Sulla riva del fiume della vita aspettiamo il prossimo cadavere che forse è già arrivato.
(Modifica 24.06.2010)
23 giugno 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
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martedì 22 giugno 2010

Continuano i suicidi fra gli angosciati del Veneto: stavolta tocca ad un poliziotto in servizio!


E stavolta a spararsi è un poliziotto.
Malato?
Certamente separato dalla società civile in cui viveva. Viveva come un recluso nella caserma e, molto probabilmente, ha visto la sua vita finire nel nulla.
L’impressione è che si sia tolta la vita esattamente con la stessa disperazione di un detenuto.
Guardare impotenti i cadaveri che galleggiano sul fiume della vita non sai dove colpirà la disperazione.
Se una donna si uccide perché le hanno portato via il figlio o l’altro perché non riesce a pagare i debiti, questo perché se non travolto dalla stessa malattia?
Io so una cosa per esperienza: nei posti di polizia, sui muri e nella testa delle persone c’è un crocifisso, non la Costituzione della Repubblica: quanta violenza subiscono i cittadini in nome di quel criminale appeso in croce.
Ora è toccato a lui.
Ieri mi chiedevo chi sarà il prossimo, ed oggi l’ambiente sociale ha risposto.
Riporto la notizia:

san donà
Un colpo alla testa con l'arma d'ordinanza
Poliziotto si uccide in caserma
La vittima, un agente di 54 anni, si è tolta la vita all'alba

Da tempo viveva in un alloggio nel distaccamento della stradale: inutile il soccorso di alcuni colleghi
SAN DONA' DI PIAVE – Si è tolto la vita sparandosi alla testa con la pistola d'ordinanza. La vittima è un agente in servizio alla polizia stradale di San Donà di Piave, M.P. di 54 anni. Si è suicidato nel cortile della caserma. L'agente, che non aveva figli e non era sposato, viveva da alcuni anni in un alloggio messo a disposizione all'interno del distaccamento della stradale di San Donà.
Il suicidio è avvenuto di primo mattino. M.P., dopo il risveglio, come capitava spesso, aveva preso un caffè al bar della caserma. Salutati i colleghi presenti, è uscito in giardino: qui, impugnata la pistola d'ordinanza, si è sparato un colpo alla testa. I colleghi che si trovavano al piano inferiore e che stavano prendendo servizio hanno sentito il colpo e si sono precipitati all'esterno. Avrebbero voluto soccorrere M.P. ma non c'era più nulla da fare. Una morte che ha fatto arrivare il comandante della polizia stradale Rocco Sardone e le forze dell'ordine, polizia e carabinieri, per eseguire i rilievi del caso. Il suicida non avrebbe lasciato alcuna lettera. I motivi del gesto sarebbero riconducibili a un problema di salute dell'agente, ma qui tutti ritengono che stesse bene e non si danno pace per l'accaduto.
Giorgia Gallina

22 giugno 2010


Se devo avere delle preferenze nell’assistere ai cadaveri che galleggiano sul fiume della vita travolti dall’angoscia alla quale i cittadini del Veneto sono costretti, confesso che quello del poliziotto non suscita in me “compassione”. Più partecipazione suscita il “barbone” aggredito dai Vigili Urbani: il “barbone” è un soggetto di diritti Costituzionali al quale vengono negati i diritti in forza dell’odio del criminale in croce (si costringono i bambini a pensarlo come padrone in quanto figlio del dio padrone, in offesa ai principi Costituzionali); il poliziotto dovrebbe garantire i diritti dei cittadini e, invece, troppo spesso, si trasforma nel loro carnefice!

23 giugno 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
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Bocciato l'arbitrio e la violenzacon cui il Governo Berlusconi voleva imporre le centrali nucleari ai cittadini Italiani: Grazie Corte Costituzionale!

Grazie alla Corte Costituzionale, sarà molto più difficile vedere in Veneto questo spettacolo di centrali nucleari e quello di un aumento esponenziale di cancri (negli USA gli abitanti attorno alle centrali nucleari sono costretti a prendere una pillola tutti i giorni per tutta la vita)!

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La Corte Costituzionale ferma l’arbitrio con cui il Governo Berlusconi voleva violentare la sovranità delle Regioni ed imporre le Centrali Nucleari.
L’uso dei commissari straordinari per aggredire le regioni e sottrarre loro la sovranità: altro che “federalismo”. Siamo davanti a veri e propri atti di violenza fatti con dei Parlamentari che vengono meno al loro giuramento di fedeltà alla Costituzione per mettere in atto azioni eversive contro la Costituzione e i diritti primari dei cittadini.


Ricordo come il Veneto sia stata una regione "possibilista" per le centrali nucleari, con l'appoggio alle centrali nucleari da parte di numerosi esponenti politici della maggioranza sia di Roma che nel Consiglio regionale Veneto.
Riporto la notizia:


18:18 21 GIU 2010 (AGI) - Bari, 21 giu. -


La Corte Costituzionale ha bocciato la legge 215 del 9 giugno 2010, la legge che permetteva il ritorno all'energia nucleare nel nostro paese (sentenza numero 215 del 9 giugno 2010, pubblicata sulla Gazzetta Ufficiale venerdi' scorso). "Questa legge - ha commentato il presidente della Regione Puglia, Nichi Vendola - era stata fortemente voluta dal presidente del Consiglio e dall'ex ministro per lo Sviluppo Economico, Claudio Scajola. Era considerata uno dei fiori all'occhiello del governo nazionale. La Corte Costituzionale fa giustizia cassandola, restituendo agli enti locali, ed in particolar modo alle regioni, la facolta' di appoggiare o rigettare integralmente le scelte operative e territoriali dell'esecutivo nazionale in materia di energia nucleare.

Tratto da:
http://www.agi.it/research-e-sviluppo/notizie/201006211818-eco-rt10368-nucleare_vendola_anche_la_corte_costituzionale_dice_no



Cosa dicevano esattamente gli articoli bocciati dalla Corte Costituzionale?
Si tratta della dichiarazione di incostituzionalità dell’articolo 4 e commi 1, 2, 3 e 4.


Legge 3 agosto 2009, n. 102
"Conversione in legge, con modificazioni, del decreto-legge 1º luglio 2009, n. 78, recante provvedimenti anticrisi, nonchè proroga di termini e della partecipazione italiana a missioni internazionali"
pubblicata nella Gazzetta Ufficiale n. 179 del 4 agosto 2009 -


Supplemento ordinario n. 140



Art. 4.


Interventi urgenti per le reti dell'energia

1. Il Consiglio dei ministri, su proposta del Ministro dello sviluppo economico di concerto con il Ministro delle infrastrutture e dei trasporti, sentito il Ministro per la semplificazione normativa, individua gli interventi relativi alla trasmissione e alla distribuzione dell'energia, nonche', d'intesa con le regioni e le province autonome interessate, gli interventi relativi alla produzione dell'energia, da realizzare con capitale prevalentemente o interamente privato, per i quali ricorrono particolari ragioni di urgenza in riferimento allo sviluppo socio-economico e che devono essere effettuati con mezzi e poteri straordinari.

2. Per la realizzazione degli interventi di cui al comma 1 sono nominati uno o piu' Commissari straordinari del Governo, ai sensi dell'articolo 11 della legge 23 agosto 1988, n. 400; la relativa deliberazione del Consiglio dei Ministri e' adottata con le stesse modalita' di cui al comma 1 del presente articolo.

3. Ciascun Commissario, sentiti gli enti locali interessati, emana gli atti e i provvedimenti, nonche' cura tutte le attivita', di competenza delle amministrazioni pubbliche, occorrenti all'autorizzazione e all'effettiva realizzazione degli interventi, nel rispetto delle disposizioni comunitarie, avvalendosi ove necessario dei poteri di sostituzione e di deroga di cui all'articolo 20, comma 4, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185, convertito dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2.

4. Con i provvedimenti di cui al comma 1 sono altresi' individuati le strutture di cui si avvale il Commissario straordinario, senza che cio' comporti nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato, nonche' i poteri di controllo e di vigilanza del Ministro per la semplificazione normativa e degli altri Ministri competenti.

Tratto da:
http://www.parlamento.it/parlam/leggi/09102l.htm


Questi articoli, che lasciavano mano libera allo Stato di costruire le centrali nucleari dove vuole, quando vuole e alla faccia di ogni opposizione, sono bocciati dalla Corte Costituzionale in quanto illegittimi. In particolare la questione con cui si consentiva ai privati di agire indisturbati.
I cittadini devono pensare che ogni volta che la Corte Costituzionale boccia una legge non in regola con le regole Costituzionali, ha fermato un atto di eversione dell’ordine democratico: ha fermato atti di terrorismo!
E’ in quest’ottica, e solo in quast’ottica che la questione va analizzata e considerata.

Proviamo a leggere tutta la sentenza con cui la Corte Costituzionale boccia l’arbitrarietà del governo Berlusconi di costruire a piacimento e contro la volontà dei cittadini le centrali nucleari, di vecchia ed obsoleta generazione, là dove lui le vuole (e non ad Arcore per esempio o in Vaticano) disprezzando i diritti e le proteste dei cittadini:



SENTENZA N. 215
ANNO 2010
REPUBBLICA ITALIANA
IN NOME DEL POPOLO ITALIANO
LA CORTE COSTITUZIONALE



composta dai signori:


Presidente: Francesco AMIRANTE;


Giudici : Ugo DE SIERVO,


Paolo MADDALENA,


Alfio FINOCCHIARO,


Alfonso QUARANTA,


Franco GALLO,


Luigi MAZZELLA,


Gaetano SILVESTRI,


Sabino CASSESE,


Maria Rita SAULLE,


Giuseppe TESAURO,


Paolo Maria NAPOLITANO,


Giuseppe FRIGO,


Alessandro CRISCUOLO,


Paolo GROSSI,


ha pronunciato la seguente
SENTENZA



nei giudizi di legittimità costituzionale dell’art. 4, commi 1, 2, 3 e 4, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78 (Provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini), convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, come modificato dall’art. 1, comma 1, lettera a), del decreto-legge 3 agosto 2009, n. 103 (Disposizioni correttive del decreto-legge anticrisi n. 78 del 2009), convertito, con modificazioni, dalla legge 3 ottobre 2009, n. 141, promossi dalla Regione Umbria, dalla Provincia autonoma di Trento e dalle Regioni Toscana ed Emilia-Romagna con ricorsi notificati il 3 e il 2 ottobre 2009, depositati in cancelleria il 7, l’8 e il 13 ottobre 2009, rispettivamente iscritti ai nn. 79, 80, 84 e 88 del registro ricorsi 2009.
Visti gli atti di costituzione del Presidente del Consiglio dei ministri, nonché gli atti di intervento della TERNA, Rete elettrica nazionale s.p.a.;
udito nell’udienza pubblica dell’11 maggio 2010 il Giudice relatore Luigi Mazzella;
uditi gli avvocati Rosaria Russo Valentini e Giandomenico Falcon per la Regione Emilia Romagna, Giandomenico Falcon per la Regione Umbria, per la Provincia autonoma di Trento e per la Regione Toscana e l’avvocato dello Stato Giuseppe Fiengo per il Presidente del Consiglio dei ministri.



Ritenuto in fatto


1. – La Regione Umbria ha promosso, in riferimento agli artt. 117, terzo comma, e 118, secondo e terzo comma, della Costituzione, questioni di legittimità costituzionale dell’art. 4 del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78 (Provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini), convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, come modificato dall’art. 1 del decreto-legge 3 agosto 2009, n. 103 (Disposizioni correttive del decreto-legge anticrisi n. 78 del 2009), convertito, con modificazioni, dalla legge 3 ottobre 2009, n. 141 (R.R. n. 79 del 2009).
1.1. – La ricorrente premette che il predetto art. 4 concerne interventi urgenti per le reti dell’energia. Esso, al comma 1, dispone che il Consiglio dei ministri, su proposta dei Ministri competenti, «individua gli interventi relativi alla trasmissione ed alla distribuzione dell’energia, nonché, d’intesa con le Regioni e le province autonome interessate, gli interventi relativi alla produzione dell’energia, da realizzare con capitale prevalentemente o interamente privato, per i quali ricorrono particolari ragioni di urgenza in riferimento allo sviluppo socio-economico e che devono essere effettuati con mezzi e poteri straordinari».
Per la realizzazione dei predetti interventi e con le medesime modalità, il comma 2 prevede la nomina, con deliberazione del Consiglio dei ministri, di uno o più Commissari straordinari del Governo ai sensi dell’art. 11 della legge 23 agosto 1988, n. 400 (Disciplina dell’attività di Governo e ordinamento della Presidenza del Consiglio dei ministri).
Ciascun commissario, «sentiti gli enti locali interessati, emana gli atti e i provvedimenti, nonché cura tutte le attività, di competenza delle amministrazioni pubbliche che non abbiano rispettato i termini previsti dalla legge o quelli più brevi, comunque non inferiori alla metà, eventualmente fissati in deroga dallo stesso Commissario, occorrenti all’autorizzazione e all’effettiva realizzazione degli interventi, nel rispetto delle disposizioni comunitarie, avvalendosi ove necessario dei poteri di sostituzione e di deroga di cui all’articolo 20, comma 4, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185» (comma 3, come modificato dal d.l. n. 103 del 2009, convertito dalla legge n. 141 del 2009).
Con i provvedimenti di cui al comma 1 «sono altresì individuati le strutture di cui si avvale il Commissario straordinario, senza che ciò comporti nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato, nonché i poteri di controllo e di vigilanza del Ministro per la semplificazione normativa e degli altri Ministri competenti» (comma 4).
1.2. – La ricorrente pur non contestando che, nelle circostanze indicate dalla norma, l’individuazione degli interventi urgenti relativi alla trasmissione, alla distribuzione e alla produzione dell’energia sia fatta a livello centrale, ricorda come questa Corte abbia sottolineato che la «chiamata in sussidiarietà» di funzioni statali in materie di competenza regionale può giustificarsi solo qualora la legislazione statale «detti una disciplina logicamente pertinente, dunque idonea alla regolazione delle suddette funzioni, e [...] risulti limitata a quanto strettamente indispensabile a tal fine»; inoltre, «essa deve risultare adottata a seguito di procedure che assicurino la partecipazione dei livelli di Governo coinvolti attraverso strumenti di leale collaborazione o, comunque, deve prevedere adeguati meccanismi di cooperazione per l’esercizio concreto delle funzioni amministrative allocate agli organi centrali» (sentenza n. 6 del 2004).
Ad avviso della Regione Umbria, la disciplina dell’art. 4 del d.l. n. 78 del 2009 non è pertinente (perché gli imprecisati interventi per i quali sussisterebbero «particolari ragioni di urgenza» devono essere realizzati «con capitale prevalentemente o interamente privato» e pertanto la legge non é idonea a regolare interventi realmente urgenti, poiché la disponibilità del capitale privato é per definizione non garantita), né proporzionata, non essendovi ragioni per attrarre al centro, oltre all’individuazione degli interventi, anche la loro realizzazione.
Il legislatore statale avrebbe potuto realizzare l’obiettivo dell’accelerazione degli interventi di competenza regionale riducendo i termini o semplificando in altro modo i procedimenti, nell’esercizio della sua potestà legislativa di principio. Né lo strumento dei commissari è previsto per compiere atti urgenti di competenza di altre amministrazioni.
La difesa regionale aggiunge che il principio di sussidiarietà ha già operato nella materia dell’energia, considerato che l’art. 29 del decreto legislativo 31 marzo 1998, n. 112 (Conferimento di funzioni e compiti amministrativi dello Stato alle Regioni ed agli enti locali, in attuazione del capo I della legge 15 marzo 1997, n. 59), e la legge 23 agosto 2004, n. 239 (Riordino del settore energetico, nonché delega al Governo per il riassetto delle disposizioni vigenti in materia di energia), attribuiscono ad organi statali alcune funzioni amministrative, in base ad esigenze di esercizio unitario.
Secondo la Regione Umbria, pertanto, l’art. 4, commi 2, 3 e 4, del d.l. n. 78 del 2009, prevedendo poteri amministrativi statali in materie di competenza regionale (energia e governo del territorio), violerebbe gli artt. 117, terzo comma, e 118, commi primo e secondo, della Costituzione.
1.3. – In via subordinata, la ricorrente deduce che l’art. 4, comma 3, del d.l. n. 78 del 2009, attribuendo al commissario straordinario del Governo i poteri di sostituzione e di deroga di cui all’art. 20, comma 4, del decreto-legge 29 novembre 2008, n. 185 (Misure urgenti per il sostegno a famiglie, lavoro, occupazione e impresa e per ridisegnare in funzione anti-crisi il quadro strategico nazionale), convertito, con modificazioni, dalla legge 28 gennaio 2009, n. 2, e quello di fissare, per l’espletamento delle attività di competenza delle pubbliche amministrazioni, termini inferiori rispetto a quelli previsti dalle leggi, violerebbe comunque i predetti parametri costituzionali.
Infatti, quanto ai poteri sostitutivi, ad avviso della difesa regionale non è costituzionalmente ammissibile che presunte ragioni di urgenza legittimino il conferimento ad un commissario del potere di “espropriare” le competenze amministrative spettanti alle Regioni e agli enti locali in materia di energia, governo del territorio e tutela della salute, né che il commissario possa derogare ad ogni norma, comprese quelle regionali che regolano la valutazione di impatto ambientale e quelle poste a difesa della salute dei cittadini; inoltre, la previsione di tali poteri sostitutivi non risponderebbe ai requisiti richiesti dalla giurisprudenza della Corte costituzionale (precisamente, non sussiste la competenza di un organo politico, non si tratta di atti obbligatori e non sono stabilite garanzie procedimentali per le Regioni).
Il potere di riduzione dei termini, invece, incide potenzialmente sulla normativa regionale e pregiudica la possibilità di esercizio della funzione amministrativa regionale o degli enti locali, mettendo a repentaglio gli interessi all’ordinato sviluppo del territorio, all’ambiente e alla salute tutelati dalle leggi regionali in materia di energia e di urbanistica.
1.4. – La Regione Umbria afferma, poi, che l’art. 4, commi 1, 2 e 3, del d.l. n. 78 del 2009, nella parte in cui non prevede l’intesa della Regione interessata per l’atto di individuazione degli interventi relativi alla trasmissione ed alla distribuzione dell’energia (comma 1), per l’atto di nomina dei commissari (comma 2) e per gli atti adottati dai commissari (comma 3), viola gli artt. 117, terzo comma, e 118, primo e secondo comma, Cost. e il principio di leale collaborazione, i quali richiedono un forte coinvolgimento della Regione quando, come nella specie, lo Stato attragga a sé funzioni amministrative attinenti a materie di competenza regionale.
Infatti, il comma 1 del menzionato art. 4 richiede l’intesa solamente per l’individuazione degli interventi di produzione dell’energia, non anche per quelli di trasmissione e di distribuzione. Ad avviso della Regione, tale differenziazione non è giustificata, né la lacuna potrebbe essere corretta in sede interpretativa, stante la chiarezza del testo della norma.
Il comma 2 prevede che per la realizzazione dei predetti interventi e con le medesime modalità si provvede alla nomina, con deliberazione del Consiglio dei ministri, di uno o più commissari straordinari del Governo. Anche in questo caso, secondo la difesa regionale, dovrebbe ugualmente valere il principio dell’intesa, che invece è richiesto, attraverso il rinvio al comma 1, per le sole opere di produzione dell’energia; ne conseguirebbe l’illegittimità del comma 2 per non aver previsto l’intesa anche sulla nomina di commissari statali in relazione alle opere di trasmissione e di distribuzione dell’energia.
Anche l’art. 4, comma 3, del d.l. n. 78 del 2009, ad avviso della ricorrente, sarebbe illegittimo, perché non stabilisce che i provvedimenti relativi all’autorizzazione e alla realizzazione degli interventi vengano assunti d’intesa con la Regione interessata.
La Regione Umbria richiama, poi, la giurisprudenza di questa Corte che ha sancito la necessità dell’intesa con la Regione interessata per la localizzazione e la realizzazione di opere gestite da organi centrali in virtù del principio di sussidiarietà (sentenze n. 303 del 2003, n. 6 del 2004, n. 62 e n. 383 del 2005).
Infine, la ricorrente segnala che anche la Commissione parlamentare per le questioni regionali, nel parere del 29 luglio 2009, aveva chiesto il ripristino del testo originario del d.l. n. 78 del 2009 che prevedeva l’intesa con le Regioni e le Province autonome interessate per l’individuazione, non solo degli interventi relativi alla produzione dell’energia, ma anche di quelli relativi alla trasmissione e alla distribuzione dell’energia.
2. – Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, si è costituito in giudizio e chiede che il ricorso sia dichiarato inammissibile e comunque infondato nel merito.
Il resistente afferma che l’art. 4 del d.l. n. 78 del 2009 mira a superare situazioni di stallo che si possono verificare con riferimento ad impianti privati di produzione di energia (già realizzati o in corso di realizzazione), sui quali le competenze della Regione e degli enti locali già si sono espresse e per i quali si presentino difficoltà per la piena utilizzazione del prodotto nella rete nazionale, ovvero con riferimento all’individuazione di nuovi insediamenti necessari per risolvere deficit strutturali di energia riscontrabili in importanti aree del Paese.
Esso, dunque, si applica solamente in circostanze di particolare urgenza che richiedono il ricorso a mezzi e poteri straordinari al fine di tutelare in modo unitario gli interessi dell’intera collettività nazionale.
La difesa erariale aggiunge che la chiamata in sussidiarietà prevista dalla norma impugnata è ragionevole e proporzionata.
Infatti, assodato (come riconosciuto dalla stessa ricorrente) che le circostanze di urgenza giustificano l’individuazione, da parte dello Stato, degli interventi da compiere, sarebbe semmai irragionevole che la fase esecutiva, che è quella che determina l’effettivo soddisfacimento delle esigenze unitarie che giustificano l’intervento statale, non fosse anch’essa attratta in capo allo Stato.
Irrilevante sarebbe, poi, la forma, pubblica o privata, dell’intervento da realizzare, decisiva essendo invece la finalità pubblicistica che si intende celermente perseguire.
Quanto alla pretesa violazione del principio di leale collaborazione, la difesa erariale afferma che, nel caso di specie, esso è stato attuato nei limiti della ragionevole essenzialità e, cioè, per gli interventi di nuove produzioni, con l’intesa con la Regione interessata e, in tutti i casi, con la partecipazione egli enti locali.
La differenziazione della disciplina degli interventi urgenti relativi alla trasmissione e alla distribuzione, da un lato, e quelli relativi alla produzione dell’energia, dall’altro, è il frutto di una consapevole scelta del legislatore, basata sulla constatazione che situazioni critiche in tema di trasporto e distribuzione presuppongono necessariamente una preventiva positiva valutazione della Regione sull’attività di produzione e mirano a superare difficoltà e gelosie locali in ordine alla fruizione di un bene già esistente che una non razionale distribuzione potrebbe disperdere.
Inoltre l’Avvocatura generale dello Stato sottolinea come gli interventi in materia di trasporto e distribuzione di energia siano caratterizzati da un interesse strategico statale più marcato rispetto a quelli inerenti la produzione. Infatti il servizio di trasporto e trasformazione dell’energia elettrica sulla rete nazionale ha la funzione di connettere i centri di produzione nazionali e transazionali, al fine di ottimizzare la produzione.
3. – La Provincia autonoma di Trento ha promosso, in riferimento agli artt. 117, terzo comma, e 118, secondo e terzo comma, Cost., agli artt. 8, numeri 5, 6, 17, 19 e 22, e 16 del d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige), e all’art. 4, comma 1, del decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 266 (Norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige concernenti il rapporto tra atti legislativi statali e leggi regionali e provinciali, nonché la potestà statale di indirizzo e coordinamento), questioni di legittimità costituzionale – tra l’altro – dell’art. 4, commi 1, 2, 3 e 4, del medesimo d.l. n. 78 del 2009 (R.R. n. 80 del 2009) di cui al precedente ricorso.
3.1. – La ricorrente premette che le disposizioni impugnate attengono alla materia «energia», nella quale essa ha potestà legislativa ed amministrativa in virtù del d.lgs. 11 novembre 1999, n. 463 (Norme di attuazione dello statuto speciale della regione Trentino-Alto Adige in materia di demanio idrico, di opere idrauliche e di concessioni di grandi derivazioni a scopo idroelettrico, produzione e distribuzione di energia elettrica), che, in attuazione delle norme statutarie che attribuiscono potestà primaria alla Provincia di Trento nelle materie dell’«urbanistica», della «tutela del paesaggio», dei «lavori pubblici di interesse provinciale», della «assunzione diretta di servizi pubblici» e della «espropriazione per pubblica utilità (art. 8, nn. 5, 6, 17, 19 e 22 dello statuto di autonomia speciale), ha aggiunto l’art. 01 nel d.P.R. 26 marzo 1977, n. 235 (Norme di attuazione dello statuto speciale della regione Trentino-Alto Adige in materia di energia).
Inoltre, l’art. 14, primo comma, dello statuto di speciale autonomia prevede il parere obbligatorio della Provincia per le concessioni in materia di comunicazioni e trasporti riguardanti linee che attraversano il territorio provinciale e l’art. 9 del d.P.R. n. 235 del 1977 precisa che quanto disposto da tale art. 14 si applica «per quanto concerne il territorio delle province autonome» a tutto ciò che riguarda «lo sviluppo della rete di trasmissione nazionale».
In particolare, l’art. 01 del d.P.R. n. 235 del 1977 trasferisce alle Province autonome «le funzioni in materia di energia esercitate sia direttamente dagli organi centrali e periferici dello Stato sia per il tramite di enti e istituti pubblici a carattere nazionale o sovraprovinciale, salvo quanto previsto dal comma 3» (comma 1); ed il comma 2 precisa che le funzioni relative alla materia «energia» di cui al comma 1 «concernono le attività di ricerca, produzione, stoccaggio, conservazione, trasporto e distribuzione di qualunque forma di energia».
Allo Stato il citato art. 01, comma 3, lettera c), riserva solamente «la costruzione e l’esercizio degli impianti di produzione di energia elettrica da fonti convenzionali di potenza superiore a 300 MW termici nonché le reti per il trasporto dell’energia elettrica costituenti la rete di trasmissione nazionale con tensione superiore a 150 KV, l’emanazione delle relative norme tecniche e le reti di livello nazionale di gasdotti con pressione di esercizio superiore a 40 bar e oleodotti». Anche in relazione a tali compiti, comunque, l’art. 01, comma 4, prevede il parere obbligatorio della Provincia, ai sensi dell’art. 14, primo comma, dello statuto di speciale autonomia.
Infine, la ricorrente ricorda che, in base agli artt. 117, terzo comma, e 118 Cost., le Regioni ordinarie hanno potestà legislativa concorrente e potere di allocare le funzioni amministrative in materia di «produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia».
3.2. – La Provincia autonoma di Trento sostiene che, se l’art. 4 del d.l. n. 78 del 2009 dovesse essere inteso come riferito a tutti gli impianti e a tutte le reti (e cioè anche a quelli che l’art. 01 del d.P.R. n. 235 del 1977 attribuisce alla competenza provinciale), violerebbe sia gli artt. 8, numeri 5, 6, 17, 19 e 22, e 16 del d.P.R. n. 670 del 1972, sia l’art. 4, comma 1, del d.lgs. n. 266 del 1992, il quale esclude che la legge possa attribuire agli organi statali – nelle materie di competenza propria delle Province autonome – funzioni amministrative, comprese quelle di vigilanza, di polizia amministrativa e di accertamento di violazioni amministrative, diverse da quelle spettanti allo Stato secondo lo statuto speciale e le relative norme di attuazione.
3.3. – Ad avviso della ricorrente l’art. 4 del d.l. n. 78 del 2009 sarebbe illegittimo anche se inteso come riferito esclusivamente alle opere diverse da quelle trasferite alla competenza della Provincia di Trento.
Infatti, pur restando ferma la necessità del parere della Provincia per le concessioni in materia di comunicazioni e trasporti riguardanti linee che attraversano il territorio provinciale prevista dall’art. 14 del d.P.R. n. 670 del 1972 (previsione che – in virtù dell’art. 9 del d.P.R. n. 235 del 1977 – si applica anche allo sviluppo della rete di trasmissione nazionale dell’energia), la norma impugnata attribuirebbe inammissibilmente compiti amministrativi ad organi statali in materia oggetto di competenza concorrente, senza prevedere un forte coinvolgimento della Provincia.
Al riguardo la ricorrente svolge considerazioni analoghe a quelle contenute nel ricorso proposto alla Regione Umbria (v., supra, n. 1.4).
4. – Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, si è costituito e chiede che il ricorso sia respinto.
La difesa del Governo afferma che le disposizioni impugnate prevedono, in materia di produzione di energia, il coinvolgimento delle Regioni e delle Province autonome interessate attraverso lo strumento dell’intesa. Invece il trasporto e la distribuzione dell’energia avvengono in un quadro di riferimento che richiederebbe necessariamente una valutazione d’insieme che solamente la visione unitaria dello Stato sarebbe in condizione di garantire.
Coerente con tale competenza statale sarebbe la nomina dei commissari di cui all’art. 4, comma 2, del d.l. n. 78 del 2009, mentre il rispetto dei principi di leale collaborazione è garantito dalla necessità (prevista dal successivo comma 3) di sentire gli enti locali interessati. Infine, del tutto legittimamente il comma 4 dello stesso art. 4 disciplinerebbe l’ufficio del commissario, che è un organo dello Stato.
5. – Anche la Regione Toscana ha promosso, in riferimento agli artt. 117 e 118 Cost. e al principio di leale collaborazione, questione di legittimità costituzionale – tra l’altro – dell’art. 4, comma 1, del medesimo d.l. n. 78 del 2009 di cui ai precedenti ricorsi (R.R. n. 84 del 2009).
La ricorrente espone che l’art. 4, comma 1, del d.l. n. 78 del 2009, nella sua versione originaria era conforme a Costituzione, poiché prevedeva la necessità dell’intesa con la Regione interessata, per l’individuazione, non solo degli interventi in tema di produzione dell’energia, ma anche di quelli relativi al trasporto e alla distribuzione dell’energia.
Invece, per questa seconda categoria di interventi, la necessità dell’intesa è stata eliminata in sede di conversione in legge e tale testo della norma è stato riprodotto dall’art. 1, comma 1, lettera a), del d.l. n. 103 del 2009.
Ciò determinerebbe la lesione delle competenze regionali in materia di trasporto e distribuzione dell’energia, poiché lo Stato ha assunto la titolarità di funzioni amministrative che in tale materia spetterebbero alle Regioni, senza prevedere la necessità di una intesa forte, così come richiesto dalla giurisprudenza di questa Corte (in proposito, la ricorrente cita le sentenze n. 303 del 2003, n. 6 del 2004 e n. 383 del 2005).
6. – Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, si è costituito e chiede che il ricorso sia respinto.
Il resistente afferma che il legislatore non ha previsto la necessità dell’intesa per gli interventi in materia di trasporto e distribuzione dell’energia perché questi sono caratterizzati da un preminente interesse strategico ai fini dello sviluppo economico, della produzione industriale e della fornitura dei servizi pubblici essenziali sull’intero territorio nazionale e pertanto legittimamente ha ritenuto che, in una situazione di particolare urgenza, il coinvolgimento delle singole Regioni interessate potesse avvenire esclusivamente in materia di produzione dell’energia.
7. – Anche la Regione Emilia-Romagna ha promosso, in riferimento agli artt. 117, terzo comma, e 118, primo e secondo comma, Cost., nonché per violazione del principio di leale collaborazione, questioni di legittimità costituzionale del medesimo art. 4, commi 1, 2, 3 e 4, del d.l. n. 78 del 2009 (R.R. n. 88 del 2009), svolgendo considerazioni analoghe a quelle esposte nel ricorso della Regione Umbria e riportate supra, sub numeri da 1.1. a 1.4).
8. – Il Presidente del Consiglio dei ministri, rappresentato e difeso dall’Avvocatura generale dello Stato, si è costituito e chiede che il ricorso sia dichiarato inammissibile e comunque infondato nel merito, sulla base degli stessi argomenti svolti nell’atto di costituzione nel giudizio promosso dalla Regione Umbria (v., supra, sub n. 2).
9. – In tutti i giudizi è intervenuta la TERNA – Rete Elettrica Nazionale s.p.a., la quale chiede che i ricorsi siano respinti.
10. – Le Regioni Umbria ed Emilia-Romagna e la Provincia autonoma di Trento hanno depositato memorie.
10.1. – La Regione Umbria premette che l’art. 2-quinquies del decreto-legge 25 gennaio 2010, n. 3 (Misure urgenti per garantire la sicurezza di approvvigionamento di energia elettrica nelle isole maggiori), inserito dalla legge di conversione 22 marzo 2010, n. 41, a norma del quale ai commissari straordinari di cui all’art. 4 del d.l. n. 78 del 2009 non si applicano le previsioni dell’art. 11 della legge n. 400 del 1988, non incide sulla materia del contendere nel presente giudizio.
Eccepisce, inoltre, l’inammissibilità dell’intervento della TERNA s.p.a.
Nel merito, la Regione Umbria contesta le argomentazioni svolte dal Presidente del Consiglio dei ministri, affermando che le situazioni indicate dall’Avvocatura generale dello Stato a fondamento della norma impugnata non valgono a giustificare la chiamata in sussidiarietà per la realizzazione degli interventi contemplati dalla norma medesima; aggiunge che le disposizioni censurate non sono neppure idonee a garantire interventi effettivamente urgenti, poiché questi devono essere realizzati con prevalente capitale privato.
La Regione ribadisce, quindi, che l’art. 4 del d.l. n. 78 del 2009 viola il principio di leale collaborazione e che esso è illegittimo anche perché attribuisce ai commissari poteri troppo ampi.
Nega, infine, che gli interventi previsti dalla norma impugnata si riferiscano a strutture la cui realizzazione sarebbe già stata concertata con le Regioni e che le situazioni di urgenza che li giustificherebbero dipendano da obblighi internazionali assunti dall’Italia.
10.2. – La Provincia autonoma di Trento, nella propria memoria, svolge considerazioni analoghe a quelle contenute nella memoria della Regione Umbria.
10.3. – La Regione Emilia-Romagna, a sua volta, contesta le argomentazioni svolte dal Presidente del Consiglio dei ministri e dalla TERNA s.p.a. ed afferma che la normativa impugnata sarebbe illegittima anche perché i poteri attribuiti ai commissari sono eccessivamente ampi, né essi sono limitati agli impianti per i quali sia in corso un procedimento autorizzativo che necessiti di un intervento sollecitatorio ovvero a quelli la cui realizzazione sarebbe stata già concertata con le Regioni.
Ad avviso della difesa regionale, il principio di leale collaborazione sarebbe leso per non essere state previste forme di collaborazione Stato-Regione in relazione agli interventi di trasmissione e distribuzione dell’energia. Né l’asserito più marcato interesse strategico statale nei confronti di questi interventi rispetto a quelli inerenti la produzione dell’energia giustificherebbe l’attrazione della materia de qua nella sfera di competenza esclusiva dello Stato.
La Regione, infine, contesta che lo Stato avesse titolo ad emanare le norme censurate in ragione della propria competenza legislativa in materia di rapporti con l’unione europea, di ambiente e di determinazione dei livelli essenziali delle prestazioni concernenti i diritti civili e sociali che debbono essere garantiti su tutto il territorio nazionale. Infatti le norme in questione rientrano nella materia della «produzione, trasporto e distribuzione nazionale dell’energia», oggetto di competenza legislativa concorrente. Conseguentemente, la necessità di adeguamento alla normativa europea di far fronte ai ritardi accumulati dal nostro Paese è inconferente e insufficiente a legittimare i contenuti concretamente adottati dal legislatore statale, in ragione, sia della violazione del principio di leale collaborazione, sia della mancanza di un riscontro positivo delle asserite ragioni di urgenza (stante anche la mancata previsione di forme certe e pubbliche di finanziamento per la realizzazione degli interventi che si ritengono necessari).



Considerato in diritto



1. – Le Regioni Umbria, Toscana ed Emilia-Romagna e la Provincia autonoma di Trento hanno promosso questioni di legittimità costituzionale dell’art. 4, commi 1, 2, 3 e 4, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78 (Provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini), convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, come modificato dall’art. 1, comma 1, lettera a), del decreto-legge 3 agosto 2009, n. 103 (Disposizioni correttive del d.l. anticrisi n. 78 del 2009), convertito, con modificazioni, dalla legge 3 ottobre 2009, n. 141, in riferimento agli artt. 117 e 118 della Costituzione, agli artt. 8, numeri 5, 6, 17, 19 e 22, e 16 del d.P.R. 31 agosto 1972, n. 670 (Approvazione del testo unico delle leggi costituzionali concernenti lo statuto speciale per il Trentino-Alto Adige), all’art. 4, comma 1, del decreto legislativo 16 marzo 1992, n. 266 (Norme di attuazione dello statuto speciale per il Trentino-Alto Adige concernenti il rapporto tra atti legislativi statali e leggi regionali e provinciali, nonché la potestà statale di indirizzo e coordinamento), ed al principio di leale collaborazione.
La Provincia autonoma di Trento e la Regione Toscana hanno promosso, con i medesimi ricorsi, anche questioni di legittimità costituzionale di altre disposizioni del medesimo d.l. n. 78 del 2009, per le quali si è proceduto a separati giudizi.
1.1. – L’art. 4 del d.l. n. 78 del 2009, nel testo risultante dalle modifiche introdotte dal d.l. n. 103 del 2009, prevede che il Consiglio dei ministri può individuare interventi relativi alla produzione, al trasporto ed alla distribuzione dell’energia, da realizzare con capitale prevalentemente o interamente privato, per i quali ricorrono particolari ragioni di urgenza in riferimento allo sviluppo socio-economico e che devono essere effettuati con mezzi e poteri straordinari (comma 1); la disposizione richiede la necessità dell’intesa con la Regione solo per l’individuazione degli interventi relativi alla produzione e non anche per quelli concernenti il trasporto e la distribuzione.
Il Consiglio dei ministri nomina, con la stessa procedura di cui al comma 1, uno o più Commissari straordinari per la realizzazione di tali interventi (comma 2).
Il Commissario straordinario può fissare, per l’attività occorrente per l’autorizzazione e l’esecuzione degli interventi in questione, termini più brevi rispetto a quelli ordinariamente previsti; inoltre, in tutti i casi in cui le amministrazioni non rispettino tali termini (quelli ordinari ovvero quelli da lui abbreviati), può sostituirsi alle amministrazioni medesime nel compimento di tutta l’attività che sarebbe di loro competenza (comma 3).
Con i provvedimenti di cui al comma 1 sono altresì individuati le strutture di cui si avvale il Commissario straordinario, senza nuovi o maggiori oneri a carico del bilancio dello Stato, nonché i poteri di controllo e di vigilanza del Ministro per la semplificazione normativa e degli altri Ministri competenti (comma 4).
1.2. – Ad avviso delle Regioni Umbria ed Emilia-Romagna e della Provincia autonoma di Trento, premesso che la norma censurata deve essere ricondotta alla materia della «produzione, trasporto e distribuzione dell’energia», non sussisterebbero le ragioni giustificatrici della chiamata in sussidiarietà in capo ad organismi statali disposta dalla norma denunciata.
Le Regioni Umbria ed Emilia-Romagna e la Provincia autonoma di Trento sostengono anzitutto che la chiamata in sussidiarietà del potere di individuare e realizzare interventi relativi alla produzione, alla trasmissione ed alla distribuzione dell’energia è stata attuata dall’art. 4, commi 1, 2, 3 e 4, del d.l. n. 78 del 2009 con una normativa non pertinente (perché gli interventi per i quali sussisterebbero «particolari ragioni di urgenza» devono essere realizzati «con capitale prevalentemente o interamente privato» e, pertanto, la legge non sarebbe idonea a regolare interventi realmente urgenti, la disponibilità del capitale privato essendo per definizione non garantita), né proporzionata, perché non ci sono ragioni per attrarre al centro, oltre all’individuazione degli interventi, anche la loro realizzazione.
Le Regioni Umbria ed Emilia-Romagna deducono, in via subordinata, che, in ogni caso, i poteri attribuiti ai Commissari sarebbero troppo ampi.
Infine, tutte le ricorrenti sostengono che, ammesso che sussista l’esigenza accentratrice, la norma sarebbe illegittima nella parte in cui prevede l’intesa con le Regioni solo per gli interventi relativi alla produzione e non anche per quelli relativi al trasporto ed alla distribuzione dell’energia.
Risulterebbero pertanto violati, per le Regioni ricorrenti, gli artt. 117 e 118 Cost. e, per la Provincia di Trento, anche le norme statutarie in materia di «energia» (artt. 8, numeri 5, 6, 17, 19 e 22, e 16 del d.P.R. n. 670 del 1972, e art. 4, comma 1, del d.lgs. n. 266 del 1992).
2. – Stante la loro connessione oggettiva, i quattro ricorsi devono essere riuniti ai fini di un’unica pronuncia.
3. – Nei giudizi di costituzionalità è intervenuta la TERNA s.p.a., gestore della rete elettrica nazionale.
Tale intervento è inammissibile, perché, come costantemente affermato da questa Corte, i giudizi di costituzionalità in via principale si svolgono solamente fra i soggetti titolari di potestà legislativa, con esclusione di qualsiasi altro soggetto.
4. – La questione è fondata.
In considerazione del fatto che si verte in materia di produzione, trasmissione e distribuzione dell’energia, non può in astratto contestarsi che l’individuazione e la realizzazione dei relativi interventi possa essere compiuta a livello centrale, ai sensi dell’art. 118 della Costituzione. In concreto, però, quando un simile spostamento di competenze è motivato con l’urgenza che si ritiene necessaria nell’esecuzione delle opere, esso dev’essere confortato da valide e convincenti argomentazioni.
Ora, è agevole osservare che, trattandosi di iniziative di rilievo strategico, ogni motivo d’urgenza dovrebbe comportare l’assunzione diretta, da parte dello Stato, della realizzazione delle opere medesime.
Invece la disposizione impugnata stabilisce che gli interventi da essa previsti debbano essere realizzati con capitale interamente o prevalentemente privato, che per sua natura è aleatorio, sia quanto all’an che al quantum.
Si aggiunga che la previsione, secondo cui la realizzazione degli interventi è affidata ai privati, rende l’intervento legislativo statale anche sproporzionato. Se, infatti, le presunte ragioni dell’urgenza non sono tali da rendere certo che sia lo stesso Stato, per esigenze di esercizio unitario, a doversi occupare dell’esecuzione immediata delle opere, non c’è motivo di sottrarre alle Regioni la competenza nella realizzazione degli interventi.
I canoni di pertinenza e proporzionalità richiesti dalla giurisprudenza costituzionale al fine di riconoscere la legittimità di previsioni legislative che attraggano in capo allo Stato funzioni di competenza delle Regioni non sono stati, quindi, rispettati. Va dichiarata pertanto l’illegittimità dell’art. 4, commi da 1 a 4, del d.l. n. 78 del 2009, nel testo risultante dalle modifiche introdotte dal d.l. n. 103 del 2009, per violazione degli artt. 117, terzo comma, e 118, primo e secondo comma, della Costituzione.
4. – Le ulteriori questioni sollevate dai ricorrenti (in tema di ampiezza dei poteri dei Commissari straordinari e di mancata previsione dell’intesa con le Regioni in sede di individuazione degli interventi in materia di trasmissione e distribuzione dell’energia) restano assorbite, stante la caducazione integrale delle norme censurate.


per questi motivi
LA CORTE COSTITUZIONALE



riuniti i giudizi e riservata a separate pronunce la decisione delle altre questioni di legittimità costituzionale promosse dalla Provincia autonoma di Trento e dalla Regione Toscana,
dichiara l’illegittimità costituzionale dell’art. 4, commi 1, 2, 3 e 4, del decreto-legge 1° luglio 2009, n. 78 (Provvedimenti anticrisi, nonché proroga di termini), convertito, con modificazioni, dalla legge 3 agosto 2009, n. 102, nel testo risultante dalle modifiche introdotte dall’art. 1, comma 1, lettera a), del decreto-legge 3 agosto 2009, n. 103 (Disposizioni correttive del decreto-legge anticrisi n. 78 del 2009), convertito, con modificazioni, dalla legge 3 ottobre 2009, n. 141.
Così deciso in Roma, nella sede della Corte costituzionale, Palazzo della Consulta, il 9 giugno 2010.
F.to:
Francesco AMIRANTE, Presidente
Luigi MAZZELLA, Redattore
Giuseppe DI PAOLA, Cancelliere
Depositata in Cancelleria il 17 giugno 2010.
Il Direttore della Cancelleria
F.to: DI PAOLA

Tratto da:
http://www.cortecostituzionale.it/giurisprudenza/pronunce/schedaDec.asp?Comando=RIC&bVar=true&TrmD=&TrmDF=&TrmDD=&TrmM=&iPagEl=1&iPag=1#fatto


Appare del tutto evidente come la Corte Costituzionale sia messa a difesa della Costituzione proprio contro le violenze che un Parlamento, incapace di onore nei confronti della Carta su cui ha giurato fedeltà, agisce per destabilizzare il paese e costruire uno stato mafia. Che cos’è un uno smodato di Commissari Straordinari o di Autority svincolate dal controllo della magistratura e che sottopongono i cittadini a violenze per imporre il diritto del più forte?
Cosa sarebbe successo se il Governo Berlusconi avesse potuto violentare la sovranità delle regioni?
Intanto, anche se la Corte Costituzionale ha rigettato l'arbitrarietà con cui il Governo Berlusconi ha tentato di agire, non è stato fermato il progetto di costruzioni delle Centrali Nucleari e a questo punto la responsabilità ricade sia sulle Regioni, per quanto riguarda la costruzioni di centrali nucleari, sia, tali costruzioni ricadono , come onere, sulle spalle dello Stato.
Infatti, nella sentenza successiva la Corte Costituzionale (anche se la sentenza non è stata bupplicata:
Nucleare: respinti ricorsi Regioni
Per la Corte Costituzionale sono infondati o inammissibili
23 giugno, 18:59
(ANSA) - ROMA, 23 GIU - La Corte Costituzionale ha rigettato i ricorsi sollevati da dieci Regioni sulla legge delega del 2009 sul nucleare. La Consulta li ha dichiarati in parte infondati e in parte inammissibili. A impugnare la legge che ha conferito al governo la delega per la riapertura degli impianti nucleari in Italia sono state Toscana, Umbria, Liguria, Puglia, Basilicata, Lazio, Calabria, Marche, Emilia Romagna e Molise. Il Piemonte, dopo l'elezione di Cota, aveva ritirato il ricorso.
Tratto da:
Come si può constatare, è sempre necessaria l'attività dei cittadini affinché sia riaffermato il diritto Costituzionale. Stante queste condizioni, se le centrali nucleari si faranno ciò sarà dovuto alla scelta dei presidenti delle regioni e dai finanziamenti dello Stato.
21 giugno 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it