La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

lunedì 21 giugno 2010

Continua a sventolare la bandiera del "popolo veneto": la corda per impiccarsi come simbolo della loro angoscia


Mi sembrava che stesse passando troppo tempo dall’ultimo suicidio.
Ma era un bravo ragazzo: si interessava di politica, giocava a pallavolo, era pieno di idee, ecc. ecc.
Ma che cosa significa in sostanza?
Era un servo che voleva farsi accettare come bravo servo da una società che schiaccia chiunque affinché diventino servi.
Così da servo aveva delle idee che il suo gruppo sociale o politico usava, ma da servo era sempre trattato: le sue idee non gli consentivano di emergere, anzi, magari qualcuno gliele rubava pure, facendo “carriera”.
E’ il servo veneto: come quello di Goldoni!
Un servo che si sente bene solo quando il padrone (come il dio padrone fagocitato durante il catechismo) pensa a lui, ma proprio a lui, e gli da qualche pacca sulla spalla.
“Ma che bravo servo sei!” gli dice il padrone.
Solo che in quel servo c’è l’uomo che cerca la sua libertà e che costruisce il conflitto psichico col servo che deve essere nella vita sociale: è uno dei motivi per cui i Veneti sono degli ubriaconi.
Come dice Liber Pater: l’uomo in catene e che sente il desiderio di libertà, beve per liberarsi dall’angoscia della schiavitù.
Poi, succede che ti prendono mentre hai bevuto e un po’ sognato, e ti ritirano la patente e allora allo schiavo giunge l’illuminazione: “siete riusciti a distruggermi la mia vita; non mi avrete più!”.
E così torna in auge il simbolo dei veneti: la corda per impiccarsi.
Quando io attendo, sulla riva del fiume della vita, che passino i cadaveri di un’angoscia divenuta sentimento generale, non mi chiedo quale sia il cadavere che passerà. Anche se il mio cuore si stringe un po’ di più per il barbone che si suicida, più che non per l’imprenditore che si impicca, devo constatare che è sempre un frammento di società che muore nel suo fallimento verso il futuro.
Riporto l’articolo:


Treviso. Lo trovano positivo all'alcoltest:dirigente sportivo si impicca a un albero
La tragedia a Miane. Sabato notte gli era stata ritiratala patente dopo un controllo. Non è più tornato a casa


di Manuela Collodet
TREVISO (21 giugno) - L’hanno cercato per un giorno intero. Ovunque. L’ha ritrovato impiccato a un albero a pochi metri dall’abitazione un suo amico per puro caso. Luca Antonio Lucchetta 37enne di Miane si è tolto la vita nella notte tra sabato e domenica. Il suo cadavere è stato scoperto solo nel tardo pomeriggio di ieri.Sabato notte Luca non torna in via Sant’Antonio 23, nella casa dove viveva con l’anziana madre. La mattina di lui ancora nessuna notizia. Scattano le ricerche, si allertano i fratelli, gli amici e alla fine anche i carabinieri. Gli ultimi ad averlo visto vivo. Perchè nella notte Luca è stato fermato da una pattuglia per un controllo. Dalle prime informazioni sembra gli uomini dell'Arma gli avessero ritirato la patente perchè l’avevano trovato alla guida in stato d'ebbrezza. Un tassello che allarma ancora di più i familiari: Luca da un po’ di tempo è più fragile, non sta bene e quel provvedimento potrebbe essere un colpo troppo forte da sopportare. Vengono avvisati gli amici del Miane Volley, che stanno festeggiando la fine della stagione. «Chi ha visto Luca chiami subito la famiglia». La voce gira di tavola in tavola ma di Luca, che a quella festa avrebbe dovuto partecipare, nessuno sa nulla. Eppure per uno strano gioco del destino proprio a uno di loro spetterà scoprire dov’è finito. Appassionato di natura, uno dei sostenitori della pallavolo locale, se ne va dalla festa e prima di far ritorno a casa va a controllare nella zona delle fontane, verso Vergoman, il livello dell’acqua. Sono le 18. Si incammina verso il bosco, alza gli occhi e davanti vede il corpo penzolante di Luca. Impiccato a un albero. Luca era molto impegnato nella vita sociale del suo paese. Era stato candidato come consigliere comunale nella lista di Marco Mori "Miane Democratica", ma la politica la bazziccava da anni, dai tempi di Giovanni Follador. «Era un ragazzo pieno di idee, molto attivo - ricorda Mori - Quando mi hanno detto che si era tolto la vita sono rimasto senza fiato. Luca era partecipe, sempre presente, pronto a dire la sua, ma anche a mettersi in discussione. Non so darmi una spiegazione».E così lo ricorda anche il sindaco Angela Colmellere. Luca amava la pallavolo, da tempo era attivo nel Miane Volley, di cui era stato direttore sportivo e membro del direttivo. Sempre in prima fila pronto a darsi da fare, che fosse per gioco o per dovere. Eppure tutto questo vivere non è bastato a fermare quell’angoscia che gli mordeva l’anima.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=107504&sez=NORDEST


Si vorrebbe che chi ha distrutto la società e le persone privandole dei mezzi adeguati per vivere pagasse per il suo delitto. O, almeno, lo riconoscesse e trasmetta alle altre persone i propri errori affinché non vengano ripetuti. Ma non è così.
Tonnellate di giustificazioni coprono i fallimenti di una società angosciata che va verso il fallimento: cosa avrebbe fatto costui se fosse stato torturato da La Barbera e i magistrati avessero manomesso le sue stesse dichiarazioni per distruggergli la vita?
Viviamo in una società malata che anziché correre ai ripari, si giustifica affinché altre persone si ammalino di disperazione e morte.
Sulla riva del fiume della vita, attendiamo altri cadaveri!

21 giugno 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

Nessun commento:

Posta un commento