La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

lunedì 28 giugno 2010

Cosa si intende quando si parla di terrorismo? La Nostra Famiglia e l'infinita violenza sull'infanzia.


Lager, orfanotrofi, collegi, centri famiglia, centri di identificazione e espulsione, centri di recupero per tossicodipendenti, ecc. Sono sempre la stessa cosa: centri di detenzione in cui gli internati (usate pure il termine ricoverati, ma è un eufemismo che segnifica SEMPRE, internati) sono privati dei diritti Costituzionali, sia pur a vari livelli e in diversi livelli di violazione, e sempre sottoposti a vilolenza. Specie quando la violenza è giustificata "per il loro bene", "per la loro sicurezza", "per la loro salute". Almeno, nonostante le violenze, nelle galere, ogni tanto, passa il giudice di sorveglianza, in questi lager, invece, si è assolutamente privi di ogni diritto.

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Voglio mettere a confronto due articoli in web per far capire i diversi approcci giornalistici al problema della violenza sui minori messa in atto nella struttura “lager” de “La Nostra Famiglia”.
I due articoli hanno la stessa data, parlano dello stesso argomento, ma lo trattano da angolature diverse.
Un punto di vista si può definirlo criminale, terrorista, eversivo, in quanto viene confezionato con intenti (trasmessi dall’articolo) di minimizzare i fatti e di collocarli in un’ottica di intenti positivi delle “educatrici” ignorando i diritti e i doveri di cui all’articolo 31, comma 2, della Costituzione della Repubblica.
E’ un articolo finalizzato a salvaguardare l’aguzzino, come quello fatto da Lauredana Marsiglia in favore delle suore aguzzine dell’asilo quando il 21 agosto 2004 insinuava il dubbio che le accuse:

“Una storia carica di veleni che, in queste ore, sta dividendo le coscienze e gli animi. Qualcuno ventila anche la possibilità che dietro a tutto questo ci sia una manovra per mandare via le religiose.”

Così, tutto l’articolo de Il Gazzettino è tutto sbilanciato sulle aguzzine (al di là di ogni sentenza futura di un tribunale) tesa a giustificare i fatti o, comunque, a renderli meno atroci. E’ come se avesse scritto. “Il lavoro rende liberi!”. Che c’è di male nel “lavoro rende liberi”? E che c’è di male nell’aguzzina che “...ritiene di non essersi resa protagonista di una condotta penalmente rilevante”? Peccato che dietro al “lavoro rende liberi” o ad una “condotta non penalmente rilevante” ci sono vittime di violenza criminale e assoluta (anche un solo schiaffo ad un bambino è percepito da un bambino come una violenza assoluta).
E’ proprio del giornale Il Gazzettino, da quando io ne ricordo gli articoli, aver sempre avuto atteggiamenti benevoli per la violenza di stampo terrorista e distruttivo nei confronti dei principi Costituzionali e un atteggiamento benevolo rispetto ai criminali purché avessero un ruolo di potere nella società.
Chi conosce la storia dell’infanzia, degli orfanotrofi, dei lager cristiani e cattolici, dei massacri dei bambini che sono avvenuti in Italia, USA, Canada, Germania, Australia, Inghilterra, ecc. ecc. sa quanto orrore ingenera chi picchia i bambini giustificando le botte come se i bambini fossero degli oggetti di possesso, di cui si fa ciò che si vuole, e non dei soggetti di diritto Costituzionale nella società civile.
L’articolo 31 e 32 della Costituzione della Repubblica sono articoli a salvaguardia dei cittadini, dei minori e di chi ha problemi, non sono a garanzia di comportamenti criminali di adoratori di quel pazzo in croce che va farneticando: “O fai quello che voglio io o io ti ammazzo”.
Riporto l’articolo di quella che massacra i bambini, ma che aveva solo le intenzioni di educarli:



Treviso. L'educatrice che schiaffeggiava
i bambini: volevo solamente educarli
La difesa di una delle due operatrici a "La NostraFamiglia": «Non si ritiene responsabile di nefandezze»
di Roberto Ortolan
TREVISO (28 giugno) - L’indagine dei carabinieri ha appena mosso i primi passi, ma sono già iniziate le schermaglie tra inquirenti e legali che curano la difesa delle due indagate. «La cliente è tranquilla ma dispiaciuta - ha spiegato l’avvocato Paolo Ferri, di Oderzo, che assiste la 32enne - perchè ritiene di non essersi resa protagonista di alcuna condotta penalmente rilevante». Il legale cerca di chiarire la posizione di D.P., l’educatrice che assieme alla più anziana collega di Paese, è stata iscritta nel registro degli indagati e sottoposta alla misura restrittiva del divieto di dimora con l’ipotesi d’accusa dimaltrattamenti aggravati ai danni di tre piccoli portatori di handicap, dai 3 ai 6 anni, ospitati e accuditi nel centro socio-assistenziale gestito dall’Ente Ecclesistico “La Nostra Famiglia” di via Ellero a Treviso.In settimana le due indagate saranno sentite dal pm Cicero, che ha chiesto e ottenuto le misure restrittive sulla base degli elementi di prova forniti dai carabinieri del capitano Vincenzo Nicoletti. Già martedì l’avvocato Ferri, per conto della 32enne opitergina, presenterà ricorso al Tribunale del Riesame di Venezia per ottenere l’annullamento della misura restrittiva. Le due educatrici, sulla base della crudezza delle immagini registrate dalle telecamere dei carabinieri, sono state infatti sottoposte al divieto di dimora nel Comune di Treviso. Dalla documentazione l'avvocato Paolo Ferri sottolinea come sia esclusa l'ipotesi di lesioni ai danni dei piccoli e l'aggravante dei futili motivi. «La cliente - ha precisato il legale - ha sempre ispirato le proprie condotte all’idea di educare i bambini. Non a caso era stimata dai genitori». Eppure i filmati acquisiti dai carabinieri sembrano lasciare poco spazio alle interpretazioni: «Lì dentro sono stati ripresi episodi di inspiegabile cinismo» ha detto senza giri di parole il capitano Vincenzo Nicoletti.Il legale dell’educatrice opitergina ha però voluto puntualizzare l’infondatezza, stando agli atti in proprio possesso, di chi ha voluto distinguere nettamente i ruoli delle due indagate: «Non mi pare ci sia suddivisione di responsabilità tra loro o almeno non compare nella documentazione che riporta le interpretazioni dei video». Nei prossimi giorni l’avvocato Ferri acquisirà e visionerà i filmati. Solo a quel punto deciderà se la cliente, convocata dal pm Cicero, risponderà alle eventuali domande o si avvarrà della facoltà di tacere.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=108452&sez=NORDEST


Diverso è il taglio dato all’articolo dal Corriere della Sera. Un articolo che si basa più sui fatti che non sulle illazioni spacciate per intenzioni.
Il taglio dell’articolo non fornisce, a differenza dell’articolo scritto da Il Gazzettino, nessuna giustificazione all’operato delle “educatrici” le quali hanno tutto il diritto a difendersi, ma non possono insultare gli italiani e la Costituzione della Repubblica spacciando la violenza come una componente di progetti educativi. Che i cattolici, col loro Gesù in croce, lo facciano ( e con questo sono stati giustificati i campi di sterminio) è un conto, che questo venga imposto nella società civile, è un atto di terrorismo.
Riporto l’articolo del Corriere della Sera:

treviso
Botte ai disabili, 3 le educatrici indagate
Nostra Famiglia, almeno un’altra operatrice coinvolta. Secondo i filmati una di loro pestava un bimbo, altre assistevano
Mauro Pigozzo

28 giugno 2010

TREVISO — Botte ai bambini disabili, spuntano nuove responsabilità. I carabinieri di Treviso avrebbero denunciato almeno un’altra educatrice, che sarebbe indagata dalla procura di Treviso per il concorso nei maltrattamenti verso i fanciulli dei quali sono accusate le due trentenni di Oderzo e Paese alle quali è stato vietato di dimorare nella città di Treviso. Lo scenario che si andrebbe profilando, almeno secondo gli investigatori, sarebbe quello di una sistematico comportamento scorretto di alcune educatrici, che avveniva in un clima di degenerato silenzio.
Intanto, trapelano le prime indiscrezioni dall’ordinanza chiesta dal pm Giovanni Cicero e firmata dal gip di Treviso Umberto Donà, notificata venerdì mattina alle due donne, che erano regolarmente in servizio alla «Nostra Famiglia» di via Ellero.
Secondo quanto si apprende, una delle due educatrici avrebbe la posizione più compromessa. Infatti, nei filmati la si vede mentre picchia uno dei bambini disabili, nel tentativo, pare, di calmare uno stato di agitazione. L’altra, invece, semplicemente assisteva alle vessazioni. Adesso sarà fondamentale chiarire cosa veramente è accaduto nel centro di riabilitazione ecclesiastico, sopratutto lontano dalle telecamere. A tal proposito, ieri i carabinieri del nucleo investigativo, sotto il diretto controllo del comandante Vicenzo Nicoletti, hanno dato il via al primo valzer di interrogatori. In caserma sono sfilate le colleghe di lavoro delle due donne, ma anche la direttrice. Secondo quanto trapela, sarebbero emersi nuovi dettagli, anche se in molti casi si è tentato di ricondurre tutto a «modi ruvidi» nell’azione educativa finalizzata a calmare bambini con gravi disagi psichici e fisici. Le due educatrici allontanate dall’istituto, che hanno 32 e 35 anni, nel frattempo hanno ottenuto un avvocato d’ufficio, Sebastiano Sartoretto. «Le incontrerò lunedì (domani, ndr.), prima di allora non posso dire nulla», si è limitato a commentare.
Nel frattempo, anche l’ente ha deciso di tutelarsi legalmente, dando mandato all’avvocato Piero Barolo di acquisire gli atti che raccontano le angherie e i video che le hanno riprese. La segnalazione era arrivata ai carabinieri qualche settimana fa, pare da alcuni genitori, ai quali i figli avevano raccontato di aver subito dei soprusi da parte degli insegnanti. Sberle e schiaffoni in refettorio, all’ora di pranzo. Bambini con handicap psichici e fisici (tre quelli accertati, dell’età compresa tra i 3 e i 6 anni) che venivano costretti a ingoiare il cibo controvoglia. Botte. Spintoni. Atteggiamenti aggressivi che avvenivano spesso in mensa, ma anche in altri locali. Quasi sempre, di fronte ad altri bambini: più di una decina gli «spettatori» accertati. Spesso alla presenza di educatrici e assistenti che facevano finta di non vedere. Secondo quanto era stato riferito agli inquirenti, i bambini vittime degli abusi avevano iniziato a modificare il loro comportamento. Erano nervosi quando vicino a loro c’erano le assistenti che li maltrattavano. Ma nessuno pare facesse qualcosa e così sono dovuti intervenire i carabinieri.
Mauro Pigozzo


28 giugno 2010

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/treviso/notizie/cronaca/2010/28-giugno-2010/botte-disabili-3-educatrici-indagate-1703280797821.shtml


Sia chiaro che, al di là di come sentenzierà la magistratura, la “La Nostra Famiglia” è corresponsabile delle violenze in quanto quella struttura, nel suo complesso, ha omesso di vigilare sulle aguzzine che ha delegato a trattare con i bambini. Diverso sarebbe stato se la denuncia delle violenze alla magistratura fosse stata fatta da “La Nostra Famiglia”.
Si chiama terrorismo e non ammette giustificazioni in quanto la violenza sui minori genera e riproduce la violenza.
Mi ricordo un posto, sulle Torricelle di Verona, poco più di cinquanta anni fa. Allora avevo sette anni ed era giunta un’inserviente orfana che lavava il pavimento del bagno. Un bambino pestò quel pavimento ancora bagnato e fu massacrato di botte. Sono passati cinquanta anni? No! Sta avvenendo adesso. Ed è una delle malattie del Veneto: il terrorismo!
Intanto, per la cronaca, registriamo anche questa notizia:
il caso
Botte ai disabili, il giudicescagionata una delle educatrici
Revocata l'accusa per una 35enne di Paese, finita sotto inchiesta per errore. All'origine del provvedimento uno scambio di identità. L'avvocato: ora reintegro immediato
Valentina Dal Zilio
29 giugno 2010
TREVISO - Maltrattamenti a «La Nostra Famiglia», il giudice scagiona una delle due educatrici. Colpo di scena nel caso di sospetti abusi nei confronti di tre bambini portatori di handicap: il giudice per le indagini preliminari ha revocato la misura cautelare nei confronti di C.N, operatrice 35enne di Paese, finita sotto inchiesta per errore.
Uno scambio di persona all’origine del provvedimento del giudice, disposto questa mattina dopo gli interrogatori di garanzia in tribunale, che ha riconosciuto estranea ai fatti contestati l’educatrice difesa dall’avvocato trevigiano Mario Lot. «Ora chiederemo il reintegro immediato della mia assistita al lavoro nella struttura per minori» ha dichiarato il legale. Diversa invece la posizione di D.P., 32enne di Oderzo che si è avvalsa della facoltà di non rispondere. Sulla revoca del divieto di dimora a Treviso chiesto dalla difesa, il gip deve ancora pronunciarsi. Nell’inchiesta finirà quindi a breve un terzo nominativo, quello dell’educatrice comparsa nei video dei maltrattamenti in mano agli inquirenti e scambiata per l’incolpevole collega.
Tratto da:

Ricordo, a margine di fatti come questo, che è compito dei magistrati accertare le responsabilità, le colpe e la pena, ma è compito della società civile censurare i comportamenti che ne incrinano la capacità di affrontare il futuro. Errori sull'individuazione delle persone, sempre esecrabili, possono accadere in ambito giudiziario, ma le condizioni di disagio oggettivo, l'abitudine in Veneto di dare botte ai bambini in "strutture protette", che sono altrettanti lager, al contrario di quanto va farneticando il Procuratore della Repubblica di Treviso (lui che, comunque, rimane responsabile di torture nei confronti degli arrestati e, pertanto, psicologicamente sempre comprensivo nei confronti della violenza agli indifesi), è una cosa comune e sistematica: mettesse le telecamere!

28 giugno 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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