La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

sabato 5 giugno 2010

I cittadini del Veneto, angosciati e disperati, continuano ad inviare segnali alle Istituzioni: incominciate a rispettare la Costituzione Italiana.


Continuano i disperati segnali che i cittadini del Veneto inviano alle Istituzioni.
Terrore, angoscia, sgomento e insicurezza, che vengono alimentate da Istituzioni infingarde e incompetenti.
Spesso gli assistenti sociali sono degli incompetenti, ragazzini alla prima prova. Persone che hanno fallito in altri lavori e spesso preparati dalle scuole cattoliche che trovano loro lavoro presso le istituzioni pubbliche: questi li ho conosciuti io.
Personaggi più pronti ad aggredire i cittadini con soluzioni da galera (portare via i figli) che sorreggere, come la Costituzione impone, le famiglie nel loro bisogno.
E’ la logica del terrore che viene veicolata in Veneto dalle Istituzioni che obbediscono più ad una logica nazista (repressiva) che non Costituzionale: affiancare i cittadini nelle loro necessità.
In una regione che vive nell’angoscia e nel terrore questi comportamenti hanno delle risposte immediate. Certo, se questa madre fosse stata un po’ più attrezzata non si sarebbe nemmeno suicidata, ma se fosse stata un po’ più attrezzata, anziché costretta in ginocchio davanti al crocifisso, avrebbe avuto strumenti migliori con cui difendere sua figlia, la sua vita e le sue relazioni interpersonali.
In una regione in cui si è imposta l’angoscia, tutto si muove sul filo del rasoio della disperazione: basta un incidente, un licenziamento, uno sfratto, una difficoltà, perché l’angoscia esploda in tutta la sua drammaticità.
Riporto la notizia:



Vicenza. Perde l'affidamento della figlia:
mamma di 28 anni si impicca in cucina
Suicidio a Camisano a casa dei genitori. La donna ha lasciato
un biglietto: non sono in grado di vivere senza la mia bambina

VICENZA (5 giugno) - Ha lasciato scritto di non essere più in grado di vivere senza la sua bambina e poi si è impiccata alla ringhiera della cucina della abitazione dei genitori, a Camisano Vicentino. È stata la stessa madre a trovare la figlia di 28 anni impiccata e a prestarle i primi soccorsi, ma è stato tutto inutile, così come la disperata corsa sul posto di medici e infermieri del Suem.La donna che ha deciso di farla finita nel corso della notte era stata protagonista di una vicenda dolorosa: circa sei mesi fa, mentre abitava a Padova, le era stata tolta la figlia di tre anni per ragioni legate a una sua difficile situazione personale. In questi mesi, la giovane aveva fatto ritorno a casa dei genitori e aveva cercato di creare le condizioni per riottenere l'affidamento della figlia; ma, a quanto si è appreso, non avrebbe ancora fatto richieste formali per riaverla. In un messaggio indirizzato alla madre, la giovane avrebbe lasciato proprio detto di non essere più capace di vivere senza la figlia.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=105187&sez=NORDEST



E ancora, tanto per non dimenticare:

Giovane madre si impicca
E' il quinto suicidio in 7 giorni
La donna trovata agonizzante dai genitori nella casa di Camisano. Sei mesi fa le era stata tolta la figlia, lascia un biglietto: «Non posso vivere senza di lei». Una settimana tragica: si sono tolti la vita un imprenditore, un medico, un 44enne di Cornedo e un'anziano sempre a Camisano



Camisano. Cinque suicidi in sette giorni: quattro uomini e una donna, due a Camisano, la più giovane a soli 28 anni, passando dai 44 della vittima di Cornedo ad un 80 enne. Una settimana da dimenticare, nel Vicentino. L'ultima oggi è la giovane madre di Camisano: ha lasciato scritto di non essere più in grado di vivere senza la sua bambina e poi si è impiccata alla ringhiera della cucina della abitazione dei genitori. È stata la stessa madre a trovare la figlia di 28 anni impiccata e a prestarle i primi soccorsi, ma è stato tutto inutile, così come la disperata corsa sul posto dei sanitari del Suem. La donna che ha deciso di farla finita nel corso della notte era stata protagonista di una vicenda dolorosa: circa sei mesi fa, mentre abitava a Padova, le era stata tolta la figlia di tre anni per ragioni legate a una sua difficile situazione personale. In questi mesi, la giovane aveva fatto ritorno a casa dei genitori e aveva cercato di creare le condizioni per riottenere l’affidamento della figlia; ma, a quanto si è appreso, non avrebbe ancora fatto richieste formali per riaverla. In un messaggio indirizzato alla madre, la giovane avrebbe lasciato proprio detto di non essere più capace di vivere senza la figlia.

Tratto da:
http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Home/157128_giovane_madre_si_impicca_e_il_quinto_suicidio_in_7_giorni/


Quanti altri segnali devono giungere affinché le Istituzioni infingarde e vili iniziano ad obbedire alla Costituzione della Repubblica?
Di quanto altri cadaveri deve essere lastricata la strada degli orrori a cui viene costretta l’infanzia?
nel padovano
Non passa l'esame ad Agripolis, universitario si toglie la vita
Martino Galliolo
05 giugno 2010
Saonara, Giulio Diserò si è tolto la vita il giorno del suo venticinquesimo compleanno.
La disperazione del padre
SAONARA (Padova) - Si è tolto la vita lasciandosi cadere nel vuoto guardando per l'ultima volta la campagna al tramonto. Ha deciso di farlo nel giorno del suo compleanno, alla stessa ora di quando era nato 25 anni fa. L'ultimo esame all'università, il penultimo prima della tesi, non era registrato sul suo libretto e forse, secondo i familiari, la delusione per non averlo superato qualche giorno prima potrebbe averlo spinto all'ultimo, estremo, gesto. Giulio Diserò, ha compiuto 25 anni e sul far della sera, alle sette, ha appeso una corda alla trave della barchessa a casa dello zio come suo ultimo gesto di congedo. E' saltato nel vuoto senza lasciare alcun biglietto.
Lo hanno trovato i parenti, separati dalla casa del nipote solo da un paio di campi, dopo aver chiamato per fargli gli auguri di compleanno. Giulio Diserò viveva a Villatora di Saonara, in via Villanova, in casa aveva il libretto con 30 esami registrati alla facoltà di Veterinaria, seguiva il corso di laurea in Scienze e tecnologie animali all'Agripolis di Legnaro. «Era un figlio in gamba, bravo, sempre all'opera nell'azienda agricola dello zio - racconta il padre, Savino - Mi aveva detto di aver passato l'esame qualche giorno fa, gli mancava solo l'ultimo, non so se credere a questo punto che non volesse dirmi che era stato bocciato all'appello. Ma perché avrebbe dovuto? Un esame lo si può dare sempre la volta successiva. No, in questo momento voglio credere a mio figlio».
Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2010/5-giugno-2010/non-passa-esame-ad-agripolis-universitario-si-toglie-vita-1703146785685.shtml

Incapacità di gestire la propria vita. Il fallimento della propria vita che si materializza e si rivela davanti alla psiche svelato da un fallimento universitario?
Che cos’hanno in comune questo suicidio e la madre che si è ammazzata perché gli hanno tolto la figlia?
Un futuro negato!
Un’angoscia non risolta e costruita nel fallimento della loro infanzia: genitori falliti.
Genitori falliti: quando un ragazzo si suicida, il ragazzo ha fallito la sua esistenza, ma i suoi genitori sono coloro che hanno fallito la loro esistenza. Ognuno di noi è il motivo per il quale milioni di generazioni hanno lottato e combattuto la loro battaglia d'esistenza: il suicidio è il fallimento di tutte quelle generazioni che portarono a noi.
Si preferisce costringere i ragazzi in ginocchio davanti ad un crocifisso piuttosto che fornire loro il bagagli dell'esperienza che ci siamo costruiti con i nostri errori e con i nostri fallimenti. Li nascondiamo, quasi aspettando il loro fallimento per dire: ecco, anche loro sono falliti.
E’ una regione intera, il Veneto, che fallisce nella sua essenza umana: costretto in ginocchio davanti ad un crocifisso fa dell’annientamento personale l’unica soluzione all’angoscia.
E questo è un altro canefice-vittima dei deliri di onnipotenza della chiesa cattolica.
Io non so che cosa, allora, abbia convinto i giudici a dargli una pena lieve, ma sta di fatto che nonostante la condanna ha reiterato il reato o, comunque, commerciava nella materia.
Fa parte dell’angoscia della regione Veneto e dei veneti. L’angoscia di non essere in grado di veicolare le loro pulsioni sessuali e di aver bisogno di soldi per poter comandare: esser un paron!


Vicenza. Pedopornografia, arrestato

ex insegnante: in casa aveva 155 dvd
L'uomo lavorava alla scuola media di Camisano, due anni fa era stato condannato a otto mesi per un reato analogo

VICENZA (5 giugno) - La polizia di Vicenza ha arrestato un 54enne di Camisano, Giuseppe Rocco, ex insegnante di scuola media. L'uomo è stato trovato in possesso di 155 dvd di materiale pedopornografico che era custodito nella sua abitazione. L'insegnante era già stato condannato nel gennaio del 2008 a otto mesi di reclusione sempre per il possesso di materiale pedopornografico realizzato con lo sfruttamento sessuale di minorenni. La richiesta di condanna presentata all'epoca del pm Giorgio Falcone era di 4 anni e sei mesi, ma l'accusa di aver prodotto quel materiale non era stata condivisa dai giudici. Nel caso attuale Giuseppe Rocco dovrà presentarsi lunedì prossimo davanti al gip per l'udienza di convalida.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=105189&sez=NORDEST


E, infine, questo sindaco leghista.
Ha tuonato contro le donne lungo la strada e, a quanto sembra, lui faceva commercio di donne.
Lui parlad i omonimia; la Lega nord lo ha espulso. Ma sta di fatto che quando non si ha attenzione per il mondo in cui si vive, ci sono certamente altri interessi.
Riporto la notizia:

Treviso. Trecento euro all'ex sindaco
per prostituirsi nel suo appartamento
Biasin era stato primo cittadino della Lega a Silea, ora è stato
denunciato per sfruttamento. La difesa: «Caso di omonimia»


di Luca Bertevello
TREVISO (5 giugno) - Tre case d’appuntamenti in una stessa palazzina di via dell’Olmo, dietro le Stiore, tutte affittate alle lucciole da persone diverse. Alcune in buona fede, altre nella consapevolezza di ciò che veniva consumato al loro interno; alcune pronte a capitalizzare il commercio sessuale, altre semplicemente coscienti di favorirlo.Il più esposto, alla luce delle indagini della squadra mobile, è l’ex sindaco di Silea e attuale consigliere comunale leghista Cesare Biasin, 46 anni. Nel suo appartamento, che è stato sequestrato, si prostituivano due romene di 32 e 34 anni. Per poterlo fare le donne dovevano però versagli lauti "contributi". Era lui a mettere gli annunci su siti e riviste specializzate ed era lui a fornire il domicilio per gli incontri clandestini: in cambio riceveva da entrambe 300 euro la settimana. Con una parte di questi proventi saldava i conti con il proprietario dell’appartamento, un pensionato del tutto all’oscuro della vicenda, che però finirà nei guai perchè si faceva pagare la pigione in nero.Biasin è stato ovviamente denunciato per favoreggiamento e sfruttamento della prostituzione anche se, raggiunto al telefono, ha negato ogni addebito: «Non sono io, forse è un caso di omonimia» sono state le sue parole. Il blitz della Mobile ha portato alla luce un’attività non certo sbandierata, che le donne esercitavano al riparo da occhi indiscreti, non però quelli di alcuni condòmini che hanno presentato esposti e denunce per l’andirivieni pressochè continuo di perfetti sconosciuti. Entravano nelle abitazioni a tutte le ore del giorno e della notte e ne uscivano alleggeriti nelle tasche e nello spirito. Proprio da tali esposti ha preso il via l’attività investigativa che ha portato alla scoperta di un secondo appartamento, occupato da un’ecuadoregna di 40 anni alla quale era stato dato in subaffitto da una padovana di 45 che, secondo gli inquirenti, era perfettamente a conoscenza dell’attività di meretricio. La titolare del contratto di affitto è stata perciò denunciata per favoreggiamento.Un ulteriore controllo in una casa vicina ha permesso agli agenti di verificare che vi risiede un’altra romena di 28 anni, anche lei prostituta a tutti gli effetti. Con la differenza che, essendo intestataria del contratto di locazione, è a posto con la legge quanto basta per continuare a vendere il proprio corpo come le pare e piace. Così, mentre le colleghe hanno dovuto fare armi e bagagli per lasciare la palazzina e anche la città, la romena resterà lì. In attesa del prossimo cliente.

Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=105099&sez=NORDEST


Sono tutti episodi che dimostrano la disperazione in Veneto.
Disperati e angosciati che vivono oltre e al di là della legge. Persone fragili che vengono aggredite dalle istituzioni e indotte la suicidio, anziché aiutarle a superare il momento difficile. Vittime della chiesa cattolica che non sanno far altro che riprodurre l’orrore dell’onnipotenza rappresentato dal crocifisso, sia nella veicolazione delle loro pulsioni sessuali, sia nel delirio di essere un padrone di donne da sfruttare.
Comunque andranno i processi, qualunque siano le responsabilità che verranno o meno accertate, sta di fatto che questi sono altri segnali di un disagio sempre crescente in una regione abitata da disperati: sia nelle vittime che nelle vittime-carnefici.

Noi che siamo sopraffatti dal dolore che verso di noi l’angoscia dei veneti emana, seduti sulla riva del fiume della vita, diciamo: chi sarà il prossimo cadavere?
Avanti, c’è posto!
L’angoscia si infrange con alti marosi sulle rive del fiume della vita; gli uomini coraggiosi indicano l’orrore; gli uomini angosciati si riparano alimentando orrore ed angoscia.
Così ai coraggiosi, e impotenti, non resta che attendere il nuovo cadavere.


05 giugno 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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