La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

lunedì 7 giugno 2010

I Veneti preferiscono credere, piuttosto che analizzare separando ciò che è importante da ciò che sono i loro desideri


Spesso raccolgo storie di drammi per far capire le difficoltà in cui si muove la popolazione della Regione Veneto.
Anche queste storie sono dei drammi, ma nel dramma c’è la possibilità di comprendere il meccanismo che ha portato al dramma. Mentre, quando qualcuno si suicida c’è la fine della vita, qui non c’è la fine della vita (almeno non solo) anche se queste storie possono essere annoverate fra i suicidi.
Sono storie che rivelano la drammaticità dell’incapacità psico-emotiva di affrontare la quotidianità. Una quotidianità fatta di priorità e di cose importanti che spesso ignoriamo e che, se non stiamo attenti, rischiamo di perdere.
Anche queste due storie che raccolgo sono rivelatrici di come i cittadini del Veneto sono stati truffati e ingannati dalle Istituzioni. Rivelano quanta grande sia l’angoscia psico-emotiva dei cittadini del Veneto. Veri e propri andicappati mentali.
Riporto:

Treviso. Al casinò si gioca villa e gioielli,
perde e la moglie lo sbatte fuori di casa
Voleva soldi per la roulette: professionista 50enne, padre
di tre figli, firma davanti al notaio la cessione dell'immobile

TREVISO (7 giugno) - Una notte indimenticabile. Un sogno che diventa un incubo. Il miraggio di smettere per sempre di lavorare, la speranza di potersi comprare un’altra casa. Questa l’utopia che inseguiva il giocatore trevigiano, che in un casinò sloveno, appena dopo il confine, ha dilapidato i risparmi di una vita, in una sola notte. Risparmi, ma anche una delle case di proprietà, una bella villa con marmi e arredi di pregio. Quando si è trovato davanti al notaio, infatti, l’uomo non ha esitato a firmare l’atto con il quale si impegnava a cedere la villa.Ridotto sul lastrico in una notte, la notte nella quale sognava di realizzare la più grande vincita della vita. Invece quella notte la vita gliela ha distrutta. Quando è arrivato a casa, al mattino, l’uomo ha dovuto spiegare alla moglie che la loro vita, fatta di agiatezze, di auto e gioielli, era finita. Lei ha reagito sbattendolo fuori casa.Era arrivato al casinò con la convinzione che avrebbe potuto fare il salto di qualità, che le slot machines lo avrebbero ripagato di tutte le fatiche fatte al lavoro negli ultimi anni. Ha iniziato a inserire soldi nelle macchinette, poi si è spostato alla roulette. Lui ha iniziato a puntare su dei numeri che si ostinavano a non uscire. Nulla però lo ha spinto a desistere, anzi ha deciso di puntare più pesante, di insistere nel gioco micidiale. Nel gioco che gli stava rovinando la vita per sempre. Si è fatto prestare soldi, altri soldi, impegnandosi a firmare davanti al notaio.E così, senza esitare ha fatto, una firma, uno scarabocchio, con il quale ha detto addio per sempre a quella villa da sogno, a quella casa che per molti rappresenta un traguardo impensabile. Addio per sempre a quella vita. Ma per il 50enne professionista trevigiano, padre di tre figli, i guai erano solo all’inizio. Arrivato a casa infatti l’uomo ha dovuto dare alla moglie spiegazioni esaustive di quanto successo nella struttura tra luci sfavillanti e fiches che scorrono sul panno. In cura per combattere la febbre del gioco l’uomo si è giustificato dicendo di non sapere cosa gli sia successo, cosa dovesse spingerlo a desistere da quel gioco forsennato, da quelle puntate che gli stavano per sempre rovinando la vita.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=105413&sez=NORDEST

La prossima volta sarò fortunato! La prossima volta dio provvederà! La prossima volta il pazzo giungerà con grande potenza dalle nuvole e mi aiuterà a risolvere la situazione! Ancora una volta. Ancora una volta, finché il baratro non inghiotte l’illuso.
Questa storia ha risvolti più drammatici, ma mette in evidenza l’incapacità dei Veneti di distinguere il “principale” dal “secondario”.
Questa incapacità li rende prede non solo del casinò, incapaci di distinguere l’importanza della casa in relazione ai sogni illusori che vengono proposti dalla pubblicità, dalle trasmissioni televisive scosciate, da desideri di onnipotenza, ma anche incapaci di fissare la loro attenzione e distinguere le priorità nel loro agire.

Venezia. Inciampa sulla ferrovia mentre
insegue il cane: decapitato da un treno
Tragedia a Pradipozzo sulla linea Treviso-Portogruaro.
Nel marsupio la figlia di 9 mesi, ferita ma non in pericolo di vita


di Marco Corazza
VENEZIA (7 giugno) - Era uscito di casa poco prima di cena. Una passeggiata con la figlioletta di 9 mesi nel marsupio e la compagnia dei cani. Una passeggiata come tante, in attesa di cena, stavolta per andare a trovare la nonna della moglie, che abita a qualche centinaio di metri da casa sua. Ma ad un certo punto, forse correndo dietro ad uno dei suoi cani, che non aveva sentito il treno e rischiava di finire sotto, Enrico Zoccolan, neo papà di nemmeno 40 anni, è salito sulla massicciata della linea ferroviaria ed è inciampato proprio mentre arrivava il treno. Lui ha avuto la testa tagliata di netto, mentre la figlioletta veniva catapultata fuori dal marsupio e finiva sulla massicciata. Immediatamente soccorsa, la piccola è stata portata d’urgenza in ospedale e ieri sera è stata operata all’ospedale di Treviso. Non è in pericolo di vita. Il terribile incidente è avvenuto poco dopo le 7 di ieri sera a Pradipozzo di Portogruaro. Enrico Zoccolan, che abitava a poche decine di metri dalla ferrovia, è stato straziato da uno dei pochi convogli ferroviari che transitano, il treno regionale 20842, partito alle 19 e 11 da Portogruaro. È stato un vicino a dare l’allarme che ha portato sul posto l’elicottero del Suem e le forze dell’ordine. Intanto, non vedendo arrivare a casa la figlioletta e il marito, la giovane mamma, Giada Marzinotto, si è precipitata sul luogo dell'incidente, scoprendo la terribile tragedia. Enrico Zoccolan si era sposato con Giada Marzinotto nel 2006 e 9 mesi fa era nata la piccola Chiara.

Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=105340&sez=NORDEST

Si è messo ad inseguire il cane con la figlia di nove mesi: che cos’era importante per lui?
Non ci ha pensato. Tutta la provvidenza gli si è rivoltata contro. La sua attenzione non ha guardato il mondo in cui viveva.
Fa parte dell’educazione cui sono sottoposti i veneti dalla chiesa cattolica: distrarre la loro attenzione.
Vengono educati a non dare importanza alle cose importanti o a credere che alla fine la provvidenza divina provvederà loro: come per la casa che si è giocato al casinò o la figlia che si è salvata, ma che dovrà crescere senza un padre.

Se questi due episodi indicano chiaramente l’incapacità dei Veneti di scegliere e di dare delle priorità alle cose importanti della loro vita, pensate che cosa succede quando questa mancanza di attenzione viene impiegata nelle scelte della vita. Della quotidianità. Nelle piccole cose: scelta distruttiva dopo scelta distruttiva. Quel “credevo che” che antepone l’immaginazione all’analisi della realtà in cui i veneti vivono.
Quel “credevo che” è il frutto dell’ideologia cristiana. L’odio che ha la chiesa cattolica per la vita e per la quotidianità delle persone. Un odio che spinge le persone ad immaginare un presente anziché analizzarlo. Senza la capacità di analisi e di critica del presente, le persone accumulano scelta distruttiva dopo scelta distruttiva, finendo per costruire una situazione disastrosa in un insieme sociale che si nutre del loro fallimento personale.

07 giugno 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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