La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

venerdì 11 giugno 2010

L'economia del Veneto in una crisi angosciante: una crisi sia economica che sociale.


Un po’ sta riprendendo il lavoro nel vicentino, ma Treviso è ridotta ad un cimitero di capannoni vuoti.
Qualcuno, costruendo il capannone, voleva farsi la pensione, ora, invece, assistiamo al crollo degli affitti e dei prezzi.

Gli stipendi si abbassano anche se sono sostenuti da ammortizzatori sociali, mentre le prospettive di chiusura di molte fabbriche creano apprensione e disperazione che si somma ad apprensione e disperazione. La Montefibre a Marghera è chiusa e la Vinyls, che sembrava fosse acquistata dagli arabi della Ramco, a questo punto sta per chiudere.
Scelte industriali, ristrutturazione del territorio, riposizionamento sul mercato internazionale? Tutti fattori che incidono su una trasformazione del territorio Veneto che sta togliendo ogni prospettiva per il futuro sociale.
Improvvisamente dalla Indesit:


INDESIT: OPERAI IN STRADA PER SALVARE IL POSTO DI LAVORO
La notizia della chiusura è arrivata come un fulmine a ciel sereno ai 96 dipendenti

REFRONTOLO - “Nessun pezzo uscirà dalla Indesit almeno fino al 17 giugno, quando finalmente l’azienda ci comunicherà che cosa intende fare”.
A dichiararlo i rappresentanti sindacali e i lavoratori dello stabilimento di via Crevada a Refrontolo che oggi, giovedì 10 giugno, hanno protestato con un blocco stradale contro la notizia della decisione della proprietà di chiudere la sede trevigiana e spostare la produzione nelle Marche

Una notizia arrivata come un fulmine a ciel sereno per i 96 dipendenti, informati non dall’azienda ma dalla stampa: “Il modo in cui la notizia ci è stata comunicata – commentano i dipendenti – dimostra che non c’è più rispetto per i lavoratori. Abbiamo un’ottima rete di referenti sindacali, che ha sempre collaborato con l’azienda, dovevano comunicarlo a loro prima di uscire sui giornali”.
Un atteggiamento da parte della famiglia Berloni, proprietaria di Indesit, che ha meravigliato tutti, a cominciare dai sindacati. La reazione dei lavoratori è stata però immediata, questa mattina tre ore di sciopero, manifestazione davanti allo stabilimento e blocco del traffico per una mezz’oretta con la conseguenza di una coda di qualche chilometro fino al centro di Pieve di Soligo.
Un’azione forte con la quale sindacati e dipendenti intendono mandare un chiaro messaggio all’azienda: la vertenza sarà dura.

“L’obiettivo – spiega Loris Scarpa, Segreterio Fiom Cgil - è assolutamente far cambiare opinione alla proprietà. Questo è uno stabilimento storico, ci sono produzioni specializzate e non esiste che arrivi qualcuno a decidere che qua si chiude. La produzione deve rimanere qui, i lavoratori non possono essere parcheggiati con gli ammortizzatori sociali ma devono poter lavorare”.
Già decise le prime iniziative a cominciare da uno sciopero a singhiozzo, di un’ora al giorno che consentirà di bloccare la produzione. I dipendenti organizzeranno anche un presidio permanente che rimarrà attivo anche durante il fine settimana al fine di evitare che, ad azienda chiusa, inizi lo smantellamento.
“Metteremo in campo – continua Scarpa -, anche iniziative pubbliche per fare in modo che le istituzioni ci appoggino. Troveremo modi e forme, sicuramente gradiremmo un’assemblea con i politici del territorio”.

Risposta che dalle istituzioni locali sta già arrivando, il sindaco Mariagrazia Morgan ha infatti già annunciato la sua disponibilità a sostenere i lavoratori. “E’ una situazione drammatica – spiega il primo cittadino -. Ho avuto la notizia da un rappresentante dell’azienda che non ha lasciato grandi speranze su una soluzione diversa. Noi comunque ci batteremo per far sì che cambino idea ma, se come pare la decisione è definitiva, cercheremo di sostenere i lavoratori. Ho sentito stamattina l’assessore provinciale Farnea che mi ha dato la sua disponibilità per gantire ai lavorati gli ammortizzatori sociali e soprattutto per quello che sarà ancora più difficile e cioè il loro ricollocamento nel mondo del lavoro in questo momento davvero difficile”.
Un anno fa la crisi dell’Ape, conclusasi con la chiusura dell’azienda, oggi il caso Indesit e domani, a Codognè, a scendere in piazza saranno gli operai della Ortolan Spa, azienda che sta andando verso il concordato fallimentare con 67 lavoratori che rischiano il posto di lavoro. Una realtà industriale, quella trevigiana, che si sta lentamente sgretolando.

Tratto da:
http://www.oggitreviso.it/indesit-operai-strada-salvare-posto-di-lavoro-26086



Nel contempo niente soldi per la TAV in Veneto:


VENEZIA—Qualora non fosse stato ancora abbastanza chiaro, ci ha pensato il viceministro alle Infrastrutture e Trasporti, il leghista Roberto Castelli, a ratificare l’ulteriore allontanamento della progettazione e, soprattutto, della realizzazione dell’Alta Velocità in Veneto (l’ad di Ferrovie, Mauro Moretti, aveva parlato di inaugurazione nel 2015, a fronte di un impegno di spesa di quasi 5 miliardi di euro). Rispondendo l’altra sera alla Camera a un’interrogazione della collega di partito, la deputata vicentina Manuela Lanzarin, Castelli, a nome del governo, ha sentenziato: «Lo schema di aggiornamento 2009 del Contratto di Programma 2007-2011, proposto da Rfi al Ministero delle Infrastrutture, prevedeva già nell’anno 2010 la richiesta delle risorse per le progettazioni definitive delle tratte di Alta Velocità Brescia-Verona e Verona-Padova, rispettivamente di 84 e 120 milioni di euro e indicava un successivo fabbisogno per l’anno 2011 di 1 miliardo di euro per l’avvio della fase realizzativa della tratta Brescia-Verona.

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/politica/2010/11-giugno-2010/governo-conferma-niente-soldi-tav-veneta-1703179666824.shtml



nel frattempo la Regione Veneto avrebbe dovuto attivarsi per ovviare al problema dei pescatori. Da quattro anni si sapeva che la normativa europea avrebbe previsto norme di salvaguardia del pesce, ma si è lasciato trascorrere il tempo senza fare nulla, o quasi.



(ANSA) - VENEZIA, 8 GIU - Nessuna deroga alle norme Ue che limitano al pesca, ma la Regione del Veneto mette a disposizione un milione e mezzo di euro a sostegno dei pescatori.In un momento nel quale i pescatori non possono piu' andare in mare, ha spiegato l'assessore alla pesca Franco Manzato, l'intervento di supporto finanziario consentira' di attutire i problemi per le imprese e le famiglie. E' stata istituita inoltre un'Unita' di crisi per l'emergenza conseguente ai divieti comunitari che hanno ristretto le maglie delle reti e vietato la pesca sotto costa. (ANSA).

Tratto da:
http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/veneto/2010/06/08/visualizza_new.html_1820663658.html


Anziché regole da rispettare, si mettono a disposizione dei soldi sottratti alla comunità. Un’elemosina anziché assicurare il lavoro.
Nel frattempo, non dimentichiamo, le banche stanno agonizzando. La ricca Cassamarca di Treviso che un tempo si permetteva di spendere e di spandere, oggi è alla crisi e deve contenere le sue operazioni di mercato. La Cassamarca è stato uno dei centri che hanno finanziato lo sviluppo della Marca Trevigiana contribuendo, da un lato a far nascere molte imprese e dall’altro, attraverso la sua politica di “accompagnamento”, le ha usate in funzione di relazioni politiche più che non all’interno dei mercati e dell’economia che mutano in maniera rapida e dinamica. Ha finanziato la nascita di imprese che esternalizzavano il lavoro di aziende più grandi in funzione di un’ottica militare il cui scopo era la dequalificazione della professionalità e della capacità di lavorare che ha finito per svuotare le aziende maggiori della loro competitività finendo per soccombere ai minor costi delle aziende cinesi.
Ora la Cassamarca sta pagando la sua politica aggressiva:


FONDAZIONE CASSAMARCA, SCURE SULLE MOSTRE
Avanti tutta con il progetto 'area metropolitana' e Università. No alle mostre sull’India

Autore: laurat
TREVISO – I dividendi che anche il prossim’anno saranno magri, 5 milioni di euro, costringono la Fondazione Cassamarca a fare tagli ed economie, insomma a rinunciare a qualche progetto, ma non alle operazioni strategiche.
I guai finanziari erano iniziati lo scorso anno, quando Unicredit, di cui la Fondazione è socia, non aveva proceduto alla distribuzione dei dividendi, assegnando quindi quest'anno alla società trevigiana poco meno di 5 milioni di euro, circa un quinto di quanto percepito normalmente negli anni precedenti.
Stamani il presidente Dino De Poli (nella foto), assieme ai vertici di Ca’ Spineda, ha reso nota la manovra finanziaria che in questa prima fare, solo per i risparmi previsti nella gestione ordinaria, si aggira sul milione di euro. I tagli avverranno chiudendo strutture immobiliari inutili e reinvestendo il personale in altre produttive, tagliando le esternalizzazioni per mantenere la garanzia del posto di lavoro ai circa 70 dipendenti. Ove fosse possibile, anche vendendo immobili.
De Poli ha fatto sapere di aver in corso trattative con la società immobiliare del gruppo Stefanel per l'eventuale dismissioni di parti del proprio patrimonio immobiliare ritenuto non strategico e di non escludere su questo confronti preliminari anche con il gruppo Benetton.
Insomma si può benissimo rinunciare alla quattro mostre sull’India previste a partire dal 2011, ma avanti tutta con il progetto "area metropolitana" che comprende importanti investimenti fra Preganziol e Dosson, nell’area compresa fra Villa Franchetti, l’ex compendio Secco e le area retrostanti.
L’università resta sempre una priorità e i dialoghi con gli atenei proseguono, anche se De Poli lamenta rigidità da parte di Padova “Che si vanta più di avere delle aule a Bressanone per i corsi estivi, piuttosto che vedere le prospettive che offre Treviso”. De Poli ha illustrato il progetto di revisione di contratti di fornitura in essere, per esempio sulle pulizie dei locali della Fondazione che dovrebbe far risparmiare circa il 50%.
Complessivamente, per il 2010, le minori uscite nella gestione ordinaria potrebbero raggiungere il milione di euro. Il presidente, nel confermare la maggioranza dei progetti già avviati, specialmente in ambito universitario, ha tuttavia parlato del "congelamento" delle attività in edifici normalmente destinati allo svolgimento di master come Cà Zenobio a Treviso, e Villa Annia,a Cà Tron di Roncade.
Mentre non intende rinunciare al progetto di realizzare a Ca Tron una sala congressi da 300 posti, visto che mancava un locale intermadio rispetto a quelli esistenti da 100 e 1.500 posti per il progetto “Archivi contemporanei”.
De Poli ha ricordato che i due teatri, il Comunale e l’Eden, registrano sempre il tutto esaurito e vengono molto richiesti anche per manifestazioni non direttamente organizzate e che un’ altra iniziativa che verrà portata avanti è il progetto editoriale intitolato “Il rinascimento italiano in Europa e nel Mondo”, una preziosa opera in 12 volumi che a giorni vedrà l’uscita del sesto.
Sagace come sempre, De Poli ad un giornalista che gli ha chiesto cosa pensasse delle presunte pretese della Lega sulle fondazioni bancarie ha risposto: “Presunte, appunto”, specificando che le Fondazioni hanno leggi e statuti e che se anche il Carroccio ha fatto il pieno alle elezioni non può vantare pretese a tavolino.
Se nella Lega "cresce l'appetito la dirigenza delle fondazioni bancarie è legata ad un discorso di legittimità ben preciso e l'autonomia delle stesse non ha una natura arbitraria. Per quanto riguarda Treviso - ha aggiunto - la Lega ha la bandiera sulla Provincia, sul Comune capoluogo e sul Comune di Castelfranco", ovvero i tre enti locali chiamati ad esprimere ciascuno uno dei nove rappresentanti nel consiglio di indirizzo (gli altri sono Camera di Commercio, Università di Venezia e Padova, mentre altri tre nomi sono cooptati dal consiglio uscente).
"Ma oltre a questi basta - ha aggiunto De Poli - perché non ci sono altri soggetti riferibili alla Lega". L'attuale consiglio di indirizzo, organo che designa il presidente, scadrà nel 2010. E se De Poli riconosce alla Lega il merito di aver sollevato il problema dell’autonomia, teme, però che la sua tendenza sia quella di volersi troppo chiudere in se stessa, “mentre il Veneto – sostiene il numero uno di Ca’ Spineda – ha nel Dna una vocazione internazionale. Il Veneto si deve sempre più aprire al mondo, è una forza nazionale e soprattutto internazionale”.
In conferenza si è anche affrontato il discorso di Unicredit. De Poli si è detto favorevole al progetto di Banca Unica del gruppo guidato da Alessandro Profumo, come aveva già avuto modo di sostenere qualche mese addietro.
"Sono favorevole alla Banca Unica - ha detto De Poli, in una conferenza stampa a Treviso - Ero contrario, o meglio, avevo delle forti perplessità sul modello precedente, con la divisione in tre banche". "Il problema - ha osservato - è come armonizzare le esigenze della Banca Unica con quelle del territorio. UniCredit sta affrontando questo problema, Intesa Sanpaolo invece no".
De Poli ha regalato anche un’altra battuta, quando i giornalisti gli hanno fatto osservare come le Fondazioni avessero fatto sudare a Profumo la riorganizzazione di UniCredit in Banca Unica: "che sudi anche lui - ha risposto De Poli - vuol dire che avrà un 'profumo' diverso".
L’ultra ottantenne De Poli, oggi in forma più che mai, non demorde e guarda al futuro con le necessarie cautele del caso, ma con lo spirito costruttivo di sempre “Se ci fossimo fermati, Treviso sarebbe alla stregua di Belluno e Rovigo” (tradotto zone stantie, sempre uguali a se stesse) ha nuovamente ribadito anche in questa occasione. Laura Tuveri

Tratto da:
http://www.oggitreviso.it/cassamarca-tagli-1-mln-senza-rinunciare-ai-progetti-strategici-26047

Al di là di quanto scritto nell’articolo, le imprese avranno sempre più difficoltà a reperire i finanziamenti.
C’è una compressione della società Veneta che non vede prospettive di apertura.
Si tagliano costi e “sprechi” finendo per tagliare attività di massa che coinvolgono molte migliaia di persone. Persone che vengono lasciate ad arrangiarsi e sono tutte quelle persone che anziché seguire l’affare, col loro lavoro e con la loro posizione nella società, compongono quella “massa” di cittadini che sono la base della società Veneta.
Disarticolata la struttura economica che rende coesa quella massa di cittadini; ne consegue il disfacimento del tipo di società che abbiamo conosciuto in una prospettiva di futuro incerta e fonte di angoscia sociale.
Quando i dati sulla disoccupazione giovanile ci dicono che questa è così:

VENEZIA - Sono la metà dei disoccupati della regione. Rappresentano due terzi dei lavoratori con un contratto a tempo determinato. E guadagnano, in media, meno dei propri genitori. Sono i giovani, la «generazione cuscinetto» che sta pagando, in Veneto, il prezzo più alto della crisi. A mettere a nudo la forte condizione di debolezza di chi ha fatto da poco ingresso nel mondo del lavoro regionale è il centro studi della Fondazione Leone Moressa, che ha presentato ieri l'osservatorio annuale sull'occupazione. I dati rivelano che dall'inizio della crisi il numero dei giovani tra i 15 e i 34 anni senza lavoro ha registrato una crescita vicina al 40%: i disoccupati sono poco meno di 54mila, con un tasso di disoccupazione giovanile salito in Veneto sino al 7,6 per cento.
Un dato mai registrato in questa regione, ma pur sempre inferiore alla media nazionale del paese che secondo i dati istat sfiora il trenta per cento: «Il quadro del mercato del lavoro giovanile è sconfortante, le nuove generazioni escono con rapidità sempre maggiore dalle aziende — spiega Valeria Benvenuti, ricercatrice della Fondazione Moressa — È soprattutto l'effetto collaterale della precarietà. Per quasi un terzo dei giovani disoccupati la ragione della perdita del lavoro è il mancato rinnovo del contratto a termine». I più penalizzati sono i giovani con i titoli di studio più alti: il 37 per cento dei laureati è stato infatti costretto a sottoscrivere un contratto atipico, oppure è un lavoratore autonomo. Una percentuale che sale fino a 66% tra i giovani occupati con un titolo di studio post-laurea. Preoccupa anche la crescita in Veneto della quota dei giovani inattivi, con quasi 14mila ragazzi che nel 2008 lavoravano, per poi rinunciare a cercare un nuovo impiego.
Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/economia/2010/2-giugno-2010/disoccupazione-record-giovani-1703124214521.shtml

significa che anche le prospettive per un prossimo futuro sono, a dir poco, disastrose.
Se fino a ieri i problemi venivano nascosti con una caccia xenofoba all’immigrato, oggi, che gli immigrati hanno pagato un prezzo altissimo per il disastro economico, si sta sempre più rivelando ai Veneti la precarietà della loro situazione.
Esiste in Veneto la possibilità di produrre e commerciare. Le potenzialità, oggi come oggi, ancora ci sono, ma non esiste il mercato che richieda il prodotto del Veneto. Non esiste la gente che possa comperare e alimentare quel circuito del benessere e della ricchezza che fino a ieri sembrava inesauribile.
C’è un vero e proprio sconquasso fra il Veneti nelle loro prospettive future. Tutti cercano di difendere, per quanto possibile, il loro presente. Spesso, troppo spesso, la difesa del presente prelude al danneggiamento ulteriore del presente sociale: il singolo si difende danneggiando altri.

11 giugno 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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