La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

giovedì 17 giugno 2010

Paroni del veneto disperai: come gli extracomunitari, gli zingari, i barboni, i cassaintegrati, gli interinali, i precari: loro vogliono la "serenità"



Divertente la storia di questo imprenditore.
Incapace, incompetente, sprezzante nei confronti della società civile e ora ridotto ad invocare soldi per la sua sicurezza e dignità.
Ma cosa crede questo individuo? Che gli operai licenziati o in cassa integrazione non abbiano bisogno di soldi e di sicurezza e non stiano, magari, perdendo anche la casa perché non sono in grado di pagare il mutuo?
O forse non ha gli stessi diritti il barbone che dormiva e veniva aggredito dai vigili urbani mandati da Gentilini?
O forse non hanno diritto anche gli zingari ad avere una sicurezza sociale anziché vedersi distruggere i campi sosta?
Eppure era suo dovere, anziché mettersi in ginocchio davanti ad un crocifisso, osservare la società in cui viveva.
“Ma io, di che cosa sono colpevole?” Di esserti fatto gli affari tuoi mentre una società stava per essere fatta a pezzi da razzisti e criminali che ne aggredivano, uno ad uno, i soggetti più deboli.
Venditi il rene o fai un’altra scelta: sei più accattone tu, con le tue sparate, che non gli zingari, i barboni o i musicisti di strada o le donne costrette a vendersi lungo la strada che si vedono aggredite da Vigili Urbani che si sono dimenticati i loro doveri Costituzionali.
Ora tocca a te, ma dov’eri quando:


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Prima vennero a prendere gli zingari,
Io restai in silenzio.
Rubacchiavano.
Quando vennero a prendere gli ebrei
Io restai in silenzio.
Mi stavano antipatici.

Quando vennero a prendere gli omosessuali

Io restai in silenzio.
Mi erano fastidiosi.

Quando vennero a prendere i comunisti

Io restai in silenzio.
Non ero comunista.

Quando vennero per me,

Non era più rimasto nessuno che potesse far sentire la mia voce.

L’accattone non è il barbone che dorme sulle panchine che Gentilini ha voluto rendere scomode: accattone sei tu che non sei in grado di affrontare il fallimento delle tue scelte.
Falliti non sono gli zingari che affrontano la galera e le botte di poliziotti criminali per vivere.
Tu sei un fallito: un fallito nell’anima. Un fallito che non è in grado di affrontare psicologicamente le scelte che ha fatto.
Uno che è vissuto pensandosi furbo e che ora si lamenta perché con lo stipendio della moglie non vive.
Io mi auguro che tu finisca in una baracca sotto un ponete e mi auguro che i vigili urbani vengano, mentre dormi, a distruggertela: come piace a Gentilini.

La storia
Ex imprenditore sommerso
dai debiti: «Vendo un rene o mi impicco»
Senza lavoro e con la casa che sta per andare all'asta:
«Chiedo 150mila euro per dare un futuro alle mie figlie»


di Erica Bet
TREVISO (17 giugno) - «Sono sano, forte come un lupo e abbastanza giovane: metto in vendita un mio rene per 150mila euro». Non usa mezzi termini l'ex imprenditore G.M. 46enne di Ponte della Priula; oberato dai debiti e con una famiglia sulle spalle è pronto a vendere al miglior offerente una parte del suo corpo. La sua storia è quella comune a quella di molti altri trevigiani, e non solo, sopraffatti dai conti da pagare e senza un lavoro fisso. «Dal 28 maggio sono di nuovo disoccupato, adesso mi arrangio con dei lavoretti, faccio anche il muratore. La casa è andata all'asta e ci viviamo fino a quando non ci sfratteranno. Che futuro posso assicurare alle mie figlie in queste condizioni? Ogni mattina quando mi sveglio non so se impiccarmi e mettere fine a tutto questo o se continuare a vivere. Sono alla ricerca di denaro, disposto a fare qualsiasi lavoro. Non riesco a trovarne uno di stabile e adesso ho deciso». È lucido nel raccontare la sua condizione e i suoi propositi; oggi è spinto sull'orlo del baratro dalla crisi e dopo aver tentato qualsiasi soluzione è pronto ad un gesto estremo. «Sono friulano, terra di lavoratori, nato a Pordenone nel settembre del '64 e dal '93 mi sono trasferito a Ponte della Priula».Arrivato nell'hinterland coneglianese, investe alcuni risparmi ed avvia un'attività di autotrasporti in proprio: «Era il 2001 e avevo quattro camion e tante speranze, poi sono iniziate le pendenze con le banche e ho dovuto chiudere. Ho lavorato come operaio autista, alle dipendenze di due aziende locali una delle quali è fallita». Con il denaro che guadagna, l'imprenditore cerca di sanare i suoi debiti, ma la situazione si fa via via sempre più critica: «Mi sono mangiato la casa che è finita all'asta. A fine aprile l'hanno acquistata per 80mila euro circa, ma non è bastato. Le banche mi chiedono ancora denaro e io non ne ho più. Sono su una strada». Per ora lui e la sua famiglia, la moglie «Lei lavora da anni, ma non posso pensare che sia sufficiente per tutti noi» e due bimbe piccole, hanno un tetto. «Viviamo ancora nella casa fino a quando non ci sfratteranno. Io così non ce la faccio più, ho ancora debiti da saldare e non riesco a trovare un lavoro fisso e se dovessi uno stipendio le banche me lo pignorerebbero». Così, preso dalla disperazione, attanagliato dalla morsa dei creditori decide di prendere una soluzione estrema: «Lo so che qui in Italia non si potrebbe fare, ma io offro il mio rene. È sano, io sono sano e se c'è qualche persona benestante con problemi di salute sono a sua disposizione. Chiedo 150mila euro e prometto che 20mila euro andranno per la ricerca». L'ex imprenditore ha previsto tutto, anche il risvolto sociale, pur di riavere la sua serenità, di potersi addormentare la sera tranquillo senza l'incubo dei debiti e senza la paura di trovarsi senza un tetto sulla testa dall'oggi al domani. «Lo faccio per la mia famiglia, per mia moglie e le mie figlie. Voglio assicurare loro un futuro, gli studi, la serenità di una volta, non chiedo poi molto. Da mesi cerco lavoro, mi tengono per tre mesi e poi mi lasciano a casa. Dicono che questi tempi sono duri per tutti ma così non ce la faccio più ad andare avanti, vi prego datemi una mano almeno voi».
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=106973&sez=NORDEST

Educati ad identificarsi col proprio dio onnipotente i cristiani disprezzano le persone che serrano denti e pugni per sopravvivere solo che non si rendono conto che quando una società si contrae su sé stessa anche loro possono o saranno fra le vittime.
Così questa poesia che ho voluto mettere rende bene il clima, ma va aggiornata:

Prima incarcerarono gli extracomunitari irregolari
Io restai in silenzio
Non volevo pagarli per il loro lavoro

Poi vennero a prendere quelli di diversa religione
Io restai in silenzio
Mettevo i miei figli in ginocchio davanti al crocifisso

Quando vennero a prendere gay e lesbiche
Io restai in silenzio
Mi stavano antipatici

Quando licenziarono gli operai
Io restai in silenzio
Finalmente non facevo più code dietro alle manifestazioni

Quando chiusero le stalle
Fui contento
Finalmente finì la puzza del letame

Ora vengono a prendersi gli imprenditori
E io sono contento
Hanno evaso il fisco, praticato il lavoro nero, aumentato i prezzi

Ora non resti che tu
O ti vendi un rene, o vai a fare il barbone o t’impicchi
E io sono contento.

Perché sono contento?
Perché io sono il primo della lista
Colui su cui sputavi quando avevi quattro camion e ti sentivi un “paron”.

Ma non vi preoccupate,
domani verranno a prendere i banchieri, i sindaci, gli assessori, ecc.

Il problema non è che non ci sia più nessuno a protestare, ma che non ci sia più una società nella quale andare a costruire un futuro.
Quanti barboni, musicisti di strada, zingari, operai e cassaintegrati, vorrebbero assicurare ai loro figli studi e serenità: ma quelli come lui glielo hanno impedito.
Ci siamo dimenticati che una Patria è tale se da serenità a tutti oppure, in caso contrario, la serenità e il futuro non c’è per nessuno.
A questo imprenditore posiamo suggerirgli di andare a dormire nel cassonetto delle immondizie, come altri, stanno facendo e di portarci, magari, anche la Mercegaglia e Marchionne (prima o poi la crisi verrà a prendere anche loro) come si usa fare a Treviso grazie a Gentilini:

Trova un uomo nel cassonetto:«È la mia casa, ci dormo ogni notte»
È stato scoperto ieri sera a Treviso. Ha 39 anni, un passatoda tossicodipendente e non ha più un tetto o un lavoro


di Gigi Bignotti
TREVISO (18 giugno) - Dramma della povertà e della solitudine scoperto per caso ieri sera in città. L’allarme è stato lanciato poco prima delle 20.30 da un trevigiano che stava gettando i propri rifiuti nel cassonetto giallo sotto casa, in viale Europa, vicino alla sede del liceo scientifico Leonardo da Vinci. Quando ha aperto il grande coperchio per la raccolta differenziata di carta e cartone ha avuto un sobbalzo: all’interno ha visto la sagoma di un uomo, esanime. Subito ha pensato potesse trattarsi di un cadavere: nonostante il trambusto, infatti, l’ospite non si è mosso rimanendo immobile all’interno. Il trevigiano, temendo il peggio, ha avvertito i carabinieri ed è stato allertato subito il 118 (sul posto si è immediatamente portata anche una squadra dei vigili del fuoco). Gli infermieri e i militari dell’Arma hanno capito che si trattava di un clochard e in effetti, non senza fatica, sono riusciti a svegliarlo e farlo uscire dal cassonetto.«Questa è la mia casa, ci dormo ogni sera» ha detto Ivan B. agli esterrefatti soccorritori che ne hanno verificato le condizioni di salute. In effetti l’uomo, un trentanovenne di Monastier, è stato messo fuori di casa dalla famiglia (madre, padre e una sorella sposata) e - complice la condizione disagiata e la perdita del lavoro - si è trasferito da tre notti nel cassonetto della carta di viale Europa da dove i carabinieri l’hanno sfrattato ieri sera.Ivan è in buone condizioni di salute, anche mentale, ma ha un passato da tossicodipendente (è tuttora in cura al Sert) e forse proprio per questo la famiglia lo ha scaricato.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=107156&sez=NORDEST

Prima incarcerarono gli extracomunitari irregolari
Io restai in silenzio
Non volevo pagarli per il loro lavoro

Poi vennero a prendere quelli di diversa religione
Io restai in silenzio
Mettevo i miei figli in ginocchio davanti al crocifisso

Quando vennero a prendere gay e lesbiche
Io restai in silenzio
Mi stavano antipatici

Quando licenziarono gli operai
Io restai in silenzio
Finalmente non facevo più code dietro alle manifestazioni

18 giugno 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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