La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

mercoledì 9 giugno 2010

Violenza sui minori e le priorità dei magistrati in Veneto.


Sono comportamenti che si incontrano molto spesso negli asili del Veneto.
I bambini, che non sono considerati dei soggetti portatori di diritti Costituzionali, ma solo degli oggetti di possesso, devono essere, secondo la logica cattolica, costretti all’obbedienza. Privati delle loro predilezioni e delle loro necessità devono aderire a delle categorie imposte pena maltrattamenti, violenze e sevizie.
Ci sono modi diversi di interpretare i maltrattamenti, tuttavia tutti i maltrattamenti, al di là di come vengono interpretati dal magistrato, hanno la funzione di distruggere la struttura psico-emotiva del ragazzi costringendolo a diventare un insicuro, un violento e a negare la propria apertura psichica al mondo finendo per crescere e danneggiare a sua volta la società civile.
E’ l’origine della maggior parte dei problemi del Veneto: la violenza sull’infanzia.
Questa violenza costruisce adulti insicuri, violenti, onnipotenti e finiscono per identificarsi col dio cattolico che pretende sottomissione con la violenza.
Come avrebbe fatto questa maestra.
Si tratta di atti di terrorismo eversivo, comunque li si voglia inquadrare a livello giuridico.
Quegli atti di violenza e di terrorismo che vengono derisi da Borraccetti e da Nordio (dichiarazioni sia quando è stato presentato il trasferimento della Procura nell’ex tabacchi, sia presentando il lavoro fatto con l’archiviazioni di numerose denunce da parte della Procura) che considerando quei fatti “minimali” di fatto alimentano la criminalità e l’eversione in regione (poi, torturano gli imputati mentre i poliziotti si divertono a torturarli e a giocare con la pistola puntandogliela alla testa e facendola ciccare a vuoto!). I cittadini vengono diffamati e la Procura della Repubblica di Venezia li deride affermando che le loro denunce sono “puttanate” e nemmeno se ne vergogna: omettere l’azione penale è un attentato alla Costituzione!
Riporto l’articolo sull’asilo:




Maestra d'asilo sotto accusa «Maltrattamenti ai bambini»
IL CASO. La polizia ha avviato un'indagine. Scuola materna nel caos. Li avrebbe costretti a dormire tenendoli fermi sulla brandina, e a mangiare anche il cibo che uno di loro aveva sputato.

Diego Neri
09/06/2010


Vicenza. Una maestra d'asilo avrebbe maltrattato i suoi giovanissimi allievi durante le lezioni. Bimbi costretti a stare a letto con la forza, altri obbligati a mangiare anche quello che avevano appena sputato. Sono le accuse che vengono mosse nei confronti di una vicentina ultraquarantenne, che insegna in una scuola materna dell'hinterland della città. La polizia, dopo le segnalazioni da parte dei genitori, ha compiuto una serie di accertamenti al termine dei quali ha formalizzato una dettagliata informativa in procura, denunciando la maestra per maltrattamenti verso i fanciulli e l'abuso dei mezzi di correzione. Del caso, quanto mai delicato, si sta occupando il pubblico ministero Marco Peraro.I MALTRATTAMENTI. Le lamentele da parte dei genitori sono iniziate qualche mese fa ed hanno coinvolto per primo il dirigente della scuola, che serve la frazione di un Comune contermine a nord della città. In base ai racconti dei bambini, circoscritti per quanto è reso possibile dall'età ma concordi, mamme e papà avevano iniziato a preoccuparsi e a fare una serie di domande. Che avevano deciso di rivolgere proprio ai responsabili dell'asilo. Non ottenendo risposte ritenute soddisfacenti, si sono rivolti alla squadra mobile della questura. LE ACCUSE. Sotto accusa sono finiti i metodi di R. S., 47 anni (le iniziali sono a tutela dei bambini, in una fase delle indagini con molti quesiti che attendono ancora risposta), la quale si sarebbe comportata con una determinazione, per dir così, eccessiva se si pensa che i bambini che le sono affidati hanno da tre a cinque anni. In base alle segnalazioni, la maestra sarebbe un po' troppo decisa nell'imporre le regole: in particolare, sarebbe solita ad alzare la voce e a rimproverare con durezza i disubbedienti. Non solo: un bimbo che non voleva dormire, nell'ora destinata al riposo, e che si era alzato dalla brandina, sarebbe stato rimesso di forza sul lettino, e tenuto con forza con la testa sul cuscino.IL CIBO. Una delle circostanze più allarmanti, per i genitori, e che avrebbe trovato delle conferme nelle indagini, è data dal comportamento dell'insegnante durante il pranzo o in alcune occasioni in cui i bimbi mangiavano. La maestra avrebbe costretto i più riottosi a finire quello che avevano nel piatto. In almeno un caso, un piccolo sarebbe stato obbligato a rimangiare quanto aveva sputato, perché non gli piaceva. Quando lo ha raccontato a casa i genitori hanno fatto un balzo dalla sedia.I PROVVEDIMENTI. Dopo aver ricevuto parecchie lamentele, il dirigente scolastico dell'asilo (che è comunale) ha spiegato di aver affiancato alla maestra incriminata una collega, per evitare certi comportamenti. A detta dei genitori, però, questa seconda insegnante non sarebbe sempre presente con i bimbi, anzi, il tempo gestito in coppia sarebbe assai ridotto. Pertanto, non trovando soddisfazione nella dirigenza, alcuni genitori si sono rivolti ai detective del vicequestore Michele Marchese e dell'ispettore Roberto Minervini.L'INDAGINE. L'inchiesta è stata avviata un paio di settimane fa. In questi giorni, i poliziotti hanno sentito una serie di testimonianze, e non solo dei genitori che avevano presentato gli esposti, ma anche di quelli di altri bambini, che nella sostanza hanno confermato le circostanze più allarmanti. Non è escluso che l'insegnante possa rischiare la sospensione, ma sarà il magistrato a valutare i prossimi passi dell'inchiesta di cui in paese, e non solo a scuola, si parla oramai da settimane.

Tratti da:
http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Home/157961_maestra_dasilo_sotto_accusa_maltrattamenti_ai_bambini/


Il problema grande è che mancano i controlli nei lager in cui ci sono persone fragili ed indifese.
Non ci sono controlli nelle galere in cui i detenuti vengono picchiati; non ci sono controlli nei posti di polizia; non ci sono telecamere nei seminari e nei collegi; però ci sono le telecamere davanti alle banche.
Non si garantisce la sicurezza dei cittadini e tanto meno ai bambini che dovrebbero essere i futuri cittadini.
Io prima o poi morirò, moriranno anche i miei torturatori, Carlo Mastelloni, Nordio, Ferrari, Fortuna, Dalla Costa, Ugolini, Pisani, Pietro Calogero, Palombarini, quello che ora è a Treviso o, prima di lui Candiani. Passeranno dieci, quindici o venti anni, ma è irrilevante perché, per quanto uno possa avere meno anni di un altro, comunque sono vite che volgono al tramonto e che non sono più in grado di progettare ulteriormente il loro futuro. Però, se non si da un taglio all’odio sociale e i magistrati non iniziano a cambiare i parametri su ciò che è importante e ciò che non lo è favorendo, di fatto, la violenza sui minori, ci sarà un bel triste futuro per la società che verrà.
Intanto il torturatore La Barbera è morto di cancro a 60 anni. Lui che torturava gli arrestati con l'aiuto dei magistrati che poi manipolavano i processi per garantirgli l'impunità. Dopo 24 ore di pugni e calci mi disse: "Se c'era Albanese non saresti uscito vivo". Poi, visto che non c'entravo con la morte del criminale Tagliercio, ha continuato a torturarmi per poter giustificare le sue torture: e Carlo Mastelloni, Michele Dalla Costa, Ugolini Rita, Ferrari, Pietro Calogero, Palombarini, con l'aiuto dell'Ordine degli Avvocati hanno manipolato i miei processi per garantirgli l'impunità.
Quando vennero, dopo quasi due giorni di torture, i PM, Dalla Costa e altri due, avevo alle spalle 12 poliziotti torturatori. Sì, quelli che mi avevano torturato. Quanti altri bambini violenteranno questi magistrati per paura della loro ombra? Ora si sta scoprendo il ruolo eversivo coperto da Arnaldo La Barbera:
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MAFIA
Il superpoliziotto La Barbera
era un agente dei Servizi
Per almeno due anni fu una "fonte" del Sisde. Nome in codice "Catullo". Per ora non ci sono legami tra i buchi neri delle inchieste e il doppio ruolo del poliziotto. Possibili ripercussioni sulle indagini per gli attentati all'Addaura e a Paolo Borsellino
di ATTILIO BOLZONI
C'è una relazione riservata che è finita fra le carte delle stragi siciliane. E' la fotocopia di un fascicolo dei servizi segreti, una scheda intestata alla "fonte Catullo". Sotto il nome in codice, c'è anche il nome vero del personaggio sotto copertura: Arnaldo La Barbera, capo della squadra mobile di Palermo a cavallo fra gli anni Ottanta e Novanta e poi a capo del "Gruppo Falcone-Borsellino", il pool di investigatori che per decreto governativo ha investigato sulle uccisioni dei due magistrati.
Questa è l'ultima informazione arrivata dall'Aisi (l'Agenzia per la sicurezza interna) ai procuratori di Caltanissetta che indagano su Capaci e via Mariano D'Amelio, ed è anche l'informazione che potrebbe dare una sterzata decisiva a tutte le inchieste sui massacri di mafia avvenuti in quella stagione in Sicilia. Arnaldo La Barbera, morto di cancro nel settembre del 2002, fama di funzionario integerrimo, un duro catapultato nella prima settimana di agosto del 1988 in una Palermo rovente soffocata dai sospetti e dai veleni, in realtà era al soldo del Sisde con una regolare retribuzione registrata nel fascicolo spedito qualche settimana fa agli inquirenti siciliani. Un'anomalia - capo della mobile di Palermo e "fonte Catullo" - che forse porterà a inseguire altre tracce sulle stragi. A cominciare dall'autobomba che ha fatto saltare in aria Borsellino e a finire al fallito attentato dell'Addaura. Per il momento non c'è alcun collegamento - preciso, documentato - fra i buchi neri delle indagini sui massacri e la scoperta della "fonte Catullo", lo scenario che però si apre con l'entrata in scena di La Barbera agente segreto è di quelli molto inquietanti. A svelare l'esistenza della scheda e del doppio incarico di Arnaldo la Barbera sono stati due giornalisti, Giuseppe Lo Bianco e Sandra Rizza, che ne L'Agenda Nera - un saggio che sarà in libreria domani (Chiarelettere, pagg 464, euro 15) - ricostruiscono come sono state taroccate le indagini su via D'Amelio. Un capitolo è dedicato ai "depistaggi di Stato". Ed è lì che si svela l'identità della "fonte Catullo". Chi ha indagato sugli assassini di Paolo Borsellino - e ha incastrato il falso pentito Vincenzo Scarantino, quello smentito diciassette anni dopo da Gaspare Spatuzza - risultava nel 1986 e nel 1987, quindi nei due anni precedenti al suo arrivo a Palermo, un agente sotto copertura. Se la circostanza è assai strana di per sé (perché un poliziotto, anzi un superpoliziotto, avrebbe dovuto ricevere degli "extra" dal servizio segreto? e quali notizie di polizia giudiziaria avrebbe dovuto rivelare all'intelligence?), ancora più complicato e cupo è il contesto in cui questa informazione scivola. E' quello della strage Borsellino. Indagine che è parzialmente da rifare, con un pezzo del processo già definito in Cassazione che va verso la revisione. Le ultime investigazioni hanno accertato che il pentito Scarantino, voluto a tutti i costi da Arnaldo La Barbera come l'autore del furto di quell'auto che poi servì a uccidere Borsellino, mentiva. E mentiva probabilmente per sviare le indagini. L'interrogativo che si pongono oggi i magistrati: Vincenzo Scarantino è stato incastrato per un'ansia da prestazione, per trovare subito un colpevole oppure è stato "costruito" a tavolino per insabbiare ogni altra indagine sugli assassini del procuratore? La scoperta della "fonte Catullo" riporta anche ad un'altra vicenda: quella sul fallito attentato all'Addaura. Una nuova inchiesta ha capovolto la scena del crimine: quel giorno - il 21 giugno 1989 - sugli scogli c'era un pezzo di Stato che voleva Falcone morto e un altro pezzo che l'ha salvato. Da una parte boss e agenti dei servizi che piazzarono l'ordigno, dall'altra i poliziotti Nino Agostino ed Emanuele Piazza che scoprirono quello che stava accadendo e riuscirono a sventare l'attentato. Dopo un mese e mezzo l'agente Agostino fu ucciso (Emanuele Piazza fu strangolato nove mesi dopo) e la squadra mobile di Palermo seguì per anni un'improbabile "pista passionale". Un altro depistaggio. Cominciato la stessa notte dell'omicidio con una perquisizione a casa del poliziotto ucciso. Qualcuno entrò nella sua casa e portò via dall'armadio alcune carte che Agostino nascondeva. Quel qualcuno era l'ispettore di polizia Guido Paolilli, ufficialmente in servizio alla questura di Pescara ma spesso "distaccato" a Palermo e "a disposizione" di La Barbera. Scendeva in Sicilia in missione segreta - come la sera che perquisì la casa dell'agente Agostino e fece sparire gli appunti - senza lasciare mai traccia della sua presenza nell'isola. Qualche mese fa una microspia ha registrato la sua voce mentre raccontava al figlio: "In quell'armadio di Agostino c'erano carte che ho distrutto".
(09 giugno 2010)
Tratto da:
E invece di intitolare la Caserma della Polizia di Venezia a Trifilò o al Cap. Ambrosini che difesero la Costituzione (denunciarono che mi stavano torturando, me e altri), si preferisce intitolarla al torturatore Albanese. Certo, gli idioti delle brigate rosse lo hanno ammazzato, ma i magistrati avrebbero dovuto arrestarlo e lui non doveva essere a piede libero, ma in galera.
Eppure, sarebbe sufficiente che i poliziotti facessero il loro lavoro rispettando le leggi e i magistrati fossero rispettosi della legge anziché deridere e insultare i cittadini come tanti dio onnipotente a cui pretendere che i cittadini si inginocchino.
Invece, molti di questi hanno comportamenti vigliacchi e giocano al terrorismo, violentano i cittadini e deridono le loro aspettative di giustizia.
Quanti altri bambini saranno violentati costretti in ginocchio davanti al crocifisso e quanti altri cittadini saranno privati dei loro diritti da magistrati codardi, vigliacchi e infingardi?


09 giugno 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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