La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

martedì 13 luglio 2010

Bottiglie molotov contro gli emarginati: suicidi, omicidi, anche questo è disperazione dei Veneti


Si tratta sempre dei Veneti da parrocchia che, al di là di come definiscono sé stessi, obbediscono agli ordini di Gesù: “Scannare chi non si vuole mettere in ginocchio” davanti alla loro educazione da padroni.
E’ l’odio per il diverso coltivato nelle parrocchie dove il principio di uguaglianza non è mai uguaglianza al dio padrone o al Gesù dei cristiani, ma sottomissione al dio padrone e sottomissione al Gesù dei cristiani che impone, all’individuo sottomesso, di cercare persone più deboli da sottomettere.
Così, quando delle persone che si vogliono far rimanere nell’emarginazione, vogliono integrarsi acquisendo i diritti che spettano loro, i frequentatori delle parrocchie prima agiscono usando con sistemi mafiosi le Istituzioni e quando non sono più in grado di farlo, passano al manganello, all’olio di ricino o alle bottiglie incendiarie. Basta ricordare la vicenda del villaggio dei Sinti a Venezia.
Questo è il meccanismo psicologico: conosciuto, evidente e col quale gli psicologi non si misurano per paura di perdere il loro posto di lavoro. Per loro è meglio mettersi in ginocchio davanti al dio padrone dei cristiani che rischiare di perdere il loro posto di lavoro. Donne ammazzate perché non vogliono essere oggetto di possesso, persone che si suicidano per la disperazione angosciosa di un futuro negato, o queste molotov, appartengono ai medesimi effetti prodotto dall’educazione cattolica nelle parrocchie.
Riporto l’articolo dal Giornale di Vicenza:

Cinque molotov esplose nel parco"Messaggio" al sindaco di Schio
L'ATTENTATO. Lanciate contro un'aiuola confinante con l'abitazione. Distrutte panchine, recinzioni e piante. Il Pd locale denuncia ai carabinieri un profilo anti-zingari a Poleo comparso su Facebook dove si parlava di bombe molotov
13/07/2010


Mauro Sartori


Schio. Quattro, forse cinque molotov hanno distrutto panchine, recinzioni, alberi e cespugli di una grande aiuola di via Dei Boldù, proprio davanti all'abitazione del sindaco Luigi Dalla Via.È accaduto l'altra notte. L'allarme è stato dato da una figlia del primo cittadino poco dopo le 2. Anche i vicini hanno sentito lo scoppio e visto le fiamme levarsi, domate in pochi minuti dai vigili del fuoco di Schio. I danni non si sono limitati alle attrezzature comunali ma hanno intaccato gli impianti sportivi della parrocchia di Ss. Trinità.Sul posto sono stati trovati cinque colli di bottigliaUn gesto inconsulto e non rivendicato, almeno sino a ieri sera, ma che è seguito ad un episodio su cui i carabinieri della stazione di Schio stanno già indagando e su cui pende una denuncia per istigazione all'odio razziale.Un esponente del consiglio di quartiere Poleo - Stadio, Stefano Ave, ha nel fine settimana aperto un profilo su Facebook dal titolo "Noi di Poleo gli zingari non li vogliamo", cui si sono iscritti una sessantina di internauti, lasciando commenti di vario genere, tutti contro il futuro insediamento al rustico Pettinà di una famiglia sinti, nel contesto di un progetto comunale di integrazione sociale. In verità Aver, che abita al Caile, vicino al rustico Pettinà e nelle recenti elezioni di quartiere ha raccolto 145 voti, al terzo posto dopo il presidente Alcide Pettinà la vicepresidente Augusta Golo, nelle premesse non è andato oltre la dialettica di chi si schiera pro o contro, come nel suo caso, ad una questione sociale. A spingere sull'acceleratore sono stati altri visitatori, uno dei quali ha inserito la foto di un'accetta lorda di sangue, fra cui un certo "Dado Lieno" che, dopo aver invitato a vendere ai cinesi gli organi dei minorenni (intendendo gli zingari), segnala alcune cose da "non fare", fra cui un metodo efficace per costruire una bottiglia incendiaria: «Ricordetevi inoltre di non mettere mai del polistirolo all'interno delle bottiglie molotov riempite di benzina; il polistirolo farebbe della benzina un amalgama molto difficile da spegnere».Un invito a non realizzare una molotov, legato alla protesta contro i sinti al Caile, che è stato tolto dalla discussione su Internet già nella prima mattinata di ieri. Poi, verso le 11, è sparito tutto il profilo di Aver. Però non era sfuggito a molti scledensi, fra cui alcuni rappresentanti del Pd locale che hanno provveduto a salvare la parte incriminata e ad inoltre, nel pomeriggio di ieri, una denuncia per istigazione all'odio razziale, firmata dal neosegretario Alessandro Pozzan.Intanto i carabinieri stanno seguendo anche questa pista per scovare gli autori dell'attentato a Ss.


Tratto da:

http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Home/166517_cinque_molotov_esplose_nel_parcomessaggio_al_sindaco_di_schio/

Si tratta sempre di un Veneto disperato. Un Veneto che si rifugia nell’odio appreso nelle parrocchie. L’odio di un dio che macella chi non fa la sua volontà e che finisce per costruire il deserto psico-emotivo nell’anima dei ragazzi che, una volta adulti, non sono in grado di gestire il loro futuro.
Queste molotov sono un esempio di come alcuni veneti volevano le ronde.
Il fallimento delle ronde, come proposto da Maroni, è dovuto al fatto che mentre i veneti le pensavano come delle squadracce in diritto di macellare i più deboli, la Costituzione ne ha vietati fini e mezzi.
Visto che non si può aggredire alla luce del sole, non resta che il terrorismo clandestino. Quel terrorismo che i Veneti hanno sempre subito, messo in atto dai ricatti di imprenditori, lavoro nero e traffico di schiavi, che ha sempre avuto nei magistrati la massima comprensione.

13 luglio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

domenica 11 luglio 2010

Continuano gli omicidi e i suicidi in Veneto: chi è cresciuto in parrocchia trasforma le persone in oggetti di possesso.


La più grande forma di cecità degli Esseri Umani è la perdita della loro capacità di empatia col mondo in cui vivono.
Così viene seminato l’orrore del crocifisso; i bambini violentati nella psiche costretti in ginocchio davanti al crocifisso e resi ignoranti delle contraddizioni e delle condizioni che devono affrontare nella vita quotidiana. Le persone pensate come oggetti di possesso che si devono inginocchiare al desiderio di un sé stesso identificato con quel criminale in croce e, quando le persone non accettano di soddisfare il desiderio, come il criminale in croce ordina di scannare chi non si mette in ginocchio davanti a lui, ecco apparire la pistola o il coltello.
E’ la disperazione emotiva di un Veneto senza futuro e senza passioni dove la distruzione della società passa attraverso la distruzione della struttura emotiva degli individui costretti in ginocchio davanti ad un padrone e privati degli strumenti con cui affrontare in maniera adeguata, come la Costituzione impone, le relazioni sociali e morali all’interno della società.
Succede che chi uccide lo fa vicino a casa tua. E allora, in quel momento, si scopre come l’angoscia e la disperazione era a portata di mano. Eppure la disperazione dei Veneti è qualcosa di palpabile, tangibile. Come si dice della nebbia: “si taglia con il coltello”.
Fabio Riccato ha ammazzato una ragazzina: Fabio Riccato, un ragazzino di trent’anni abortito come uomo adulto nella sua adolescenza e incapace di affrontare la vita senza essere in grado di staccarsi dalla tetta della mamma che, probabilmente, pensava vergine come la madonna.
Eleonora Noventa una ragazza che, stando all’articolo, voleva solo vivere. Quel vivere che il delirio di possesso di chi è cresciuto in parrocchia e negli oratori, gli ha negato.
Riporto l’articolo de La Nuova Venezia:



NUOVO OMICIDIO PASSIONALE

Mestre, 31enne uccide a colpi di pistola un'adolescente e si suicida
La tragedia si è consumata intorno alle ore 9 di stamani ad Asseggiano, piccolo quartiere periferico di Mestre (Venezia). L'omicida è un 31enne, Fabio Riccato, la vittima, Eleonora Noventa, ha invece poco più di 16 anni. L'uomo ha aspettato in strada la giovane ed ha esploso tre colpi di pistola uccidendola sul colpo. Poi si è tolto la vita sparandosi


MESTRE. L'ha aspettata in strada, poco dopo le 9 di questa mattina, e le ha sparato tre colpi di pistola in petto uccidendola sul colpo. Poi ha puntato l'arma contro se stesso e si è suicidato. La tragedia si è consumata ad Asseggiano, piccolo quartiere periferico di Mestre (Venezia), in via Alfani all'altezza del civico 6. L'omicida è un 31enne, Fabio Riccato, la vittima, Eleonora Noventa, ha invece poco più di 16 anni. Entrambi erano del posto. L'uomo, laureatosi da appena due settimane a Ferrara con 110 e lode, pare si fosse invaghito follemente della ragazza, da poco trasferitasi con i genitori in un condominio non lontano dall'abitazione dell’omicida. L'adolescente, a quanto sembra, non gradiva però le sue attenzioni. Dalle prime notizie sembra che tra i due, ieri sera, sia scoppiata una violenta lite. Stamani il tragico epilogo con l’omicidio-suicidio in strada. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, l'omicida - a bordo di uno scooter - si è avvicinato alla ragazza, che era in bicicletta, e le ha sparato tre colpi. Poi ha rivolto l'arma verso se stesso e si è sparato in petto. A dare l'allarme una signora che avrebbe sentito i quattro spari mentre era sul suo balcone di casa. Sul posto sono intervenuti gli agenti della Squadra Mobile della Questura di Venezia, la polizia scientifica e le Volanti che hanno fatto il primo intervento. Questa nuovo delitto passionale segue di appena cinque giorni, nel Veneziano, l'omicidio di Roberta Vanin, uccisa con 60 coltellate dall'ex convivente a Spinea, ad appena un chilometro di distanza dal luogo della tragedia di oggi.

(11 luglio 2010)


Noi che sperimentiamo ogni giorno l’angoscia del Veneto; noi che sopportiamo la “derisione” di coloro che sono separati dalle tensioni empatiche della società e che non vogliono vedere perché preferiscono pregare, sappiamo che siamo solo e sempre agli inizi di manifestazioni angoscianti di una società malata. Una società che nega la propria malattia per continuare a seminare la malattia stessa.
Fabio Riccato non poteva vivere senza l’oggetto del suo desiderio; solo che l’oggetto desiderato era una persona che desiderava di vivere e manifestava desideri che non collimavano con i suoi. Una persone che Fabio Riccato voleva ridurre ad oggetto di possesso, a bestiame, come gli ha insegnato il suo dio padrone.
Così sul fiume della vita galleggiano due cadaveri: due vite spezzate dall’incapacità di gestire il loro presente.
Su quel fiume si ergono increspature di disperazione e morte che ci annunciano nuovi cadaveri: chi sarà la prossima vittima dell’infinita disperazione imposta dalla chiesa cattolica?
Avanti col prossimo.
Io non mi chiedo più chi sarà il prossimo o chi potrebbe essere. E’ talmente vasta la disperazione in Veneto che il prossimo può essere chiunque. Finché le parrocchie violenteranno la struttura emotiva dei ragazzi costringendoli in ginocchio davanti ad un padrone, sul fiume della vita continueranno a scorrere dei cadaveri di vite spezzate dall’angoscia di affrontare il proprio presente.

11 luglio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it


giovedì 8 luglio 2010

Broker si impicca ad un termosifone: mica era un barbone, ma sempre un disperato Veneto. Disperato come tutti i Veneti


Continuano ad ammazzarsi in Veneto.
La disperazione travolge ogni classe sociale e si riempie di ogni motivazione che la fervida immaginazione degli investigatori riesce ad elaborare.
Questo consulente bancario, per che cosa si sarà suicidato?
Quali motivazioni troveranno i media o le Istituzioni?
Con quali scuse la chiesa cattolica e le Istituzioni della Provincia di Treviso allontaneranno da loro le responsabilità per questa morte?
Mario Scinni, consulente bancario, non il barbone senza casa. Non la donna a cui è stata tolta la figlia. Non la vedova inconsolata. Un uomo che girava con gicca e cravatta, non cme un barbone che non si lava da una settimana.
Eppure, era solo un povero disperato senza futuro e senza punti di riferimento.
Non uno sbandato emarginato, ma un uomo con moglie.
Riporto la notizia:

BROKER SI IMPICCA CON LA CRAVATTA AL TERMOSIFONE
Ritrovato dalla moglie senza vita un 51enne di Paese
PAESE – A scoprire il corpo già senza vita dell’uomo, ieri verso le 18,30, è stata la moglie. M.S., broker 51enne di Paese, si era impiccato legando la sua cravatta ad un termosifone.
La moglie ha dato l’allarme, ma per l’uomo non c’era nulla da fare.
Del caso sono stati informati i carabinieri. Ci sono ancora alcuni lati da chiarire sul gesto dell’uomo: non ha lasciato alcun biglietto e non sembra soffrisse di depressione.
I militari sentiranno le dichiarazioni di famigliari e conoscenti per cercare di ricostruire i motivi che l’hanno spinto a farla finita. MC
08-07-2010


Tratto da:
http://www.oggitreviso.it/broker-si-impicca-con-cravatta-al-termosifone-27039

Sono ossessionati gli inquirenti: dobbiamo dare una spiegazione.
La malattia del Veneto non ha spiegazioni. Non ha perché al di fuori dell’odio e del disadattamento imposto dalla chiesa cattolica che poi, dopo, emerge sia nel corso della vita sia al presentarsi di problemi sociali o economici.
Sembra che non fosse nemmeno “depresso” o, almeno, non sembrava ad uno spettatore fugace.
Riporto ancora da altro sito:

08/07/2010
Si è impiccato con la sua cravatta
BROKER SI UCCIDE
Mario Scinni, 51enne ritrovato dalla compagna

PAESE - (nc) A trovare il suo corpo esanime è stata la compagna nella serata di ieri poco dopo le 18.30: si è suicidato nella sua abitazione di via Gasparini a Paese il 51enne Mario Scinni, broker e consulente bancario. L'uomo si è tolto la vita impiccandosi con una cravatta al termosifone: quando la moglie ne ha rinvenuto il corpo per lui ormai non c'era più nulla da fare. Sul posto sono intervenuti i Carabinieri di Montebelluna che stanno cercando di ricostruire un suicidio che è avvolto nel giallo. Secondo la ricostruzione dei militari l'uomo non avrebbe lasciato messaggi, non soffriva di depressione e per ora si esclude che tra le cause possa esserci il suo lavoro di broker. Indagini sono ora in corso da parte dei Carabinieri che probabilmente raccoglieranno le testimonianze delle persone più vicine a lui.

Tratto da:
http://www.venetouno.it/notizia/21615/broker-si-uccide


E’ l’angoscia che caratterizza il Veneto: morto dopo morto in un’ossessione di morte come unica possibilità di felicità nella sofferenza esistenziale.
Forse troveranno qualche truffa o qualche ammanco, ma alla base di tutto c’è l’incapacità di vivere imposta dalla chiesa cattolica che, come una serie infinita di sacrifici umani, sta lastricando la storia del divenire della società.
Noi, che stiamo soffrendo davanti a tanta angoscia che la chiesa cattolica impone ai veneti; consapevoli che i veneti sono troppo vigliacchi per cercare le cause della disperazione che li attanaglia; dalla riva del fiume della vita assistiamo al galleggiare di cadaveri che un tempo furono corpi pieni di passioni frustrate.


09 luglio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

mercoledì 7 luglio 2010

I veneti che si sentono tanti "dio padrone" e la frustrazione nell'impotenza


I veneti sono educati dalla chiesa cattolica a sentirsi dei padroni. Padroni in diritto di mettere il naso su ogni questione; dire agli altri cosa devono o non devono fare.
Questo atteggiamento psichico, imposto educazionalmente, spesso ha i suoi riscontri nella struttura fisica.
La distorsione nella percezione della realtà e del proprio essere nel mondo, è anche distorsione della propria struttura fisica dell’essere nel mondo.
Il sentirsi “paroni di altri” è espressione di una malattia mentale e fisica allo stesso tempo. Una sofferenza che quando viene individuata dal medico questi la riconosce nella struttura fisica, ma non la riconosce nella struttura psichica.
E così, questo “paron” “se ga rabià” con due persone che non si comportavano come lui voleva che si comportassero: non erano dei bravi schiavi rispettosi ed ubbidienti. Così ha pensato bene di gridare a queste persone. Ha alterato il proprio equilibrio psico-fisico in quella smorfia di onnipotenza che, in questo caso, lo ha portato a morire.
Qui non si tratta del comportamento eroico di colui che scorge un pericolo e interviene; in questo caso si tratta di un comportamento arrogante del “paron” che vuole che il mondo si conformi ai suoi desideri: come insegna la chiesa cattolica.
Chi ha detto che erano extracomunitari? Sono state viste le carte d’identità? Mi ricorda quell’italiano a cui l’impiegata comunale che insisteva a chiedere il permesso di soggiorno mentre lui presentava la carta d’identità in quanto cittadino italiano, solo perché era nero.
Riporto la notizia:

Venezia. Seda una lite tra immigrati:

45enne muore colpito da un malore
Dopo aver gridato ai due nordafricani di smetterla si è sentito

male e si è accasciato al suolo. Inutili i tentativi di rianimarlo

VENEZIA (7 luglio) - Quando ha visto due extracomunitari litigare in una calle a Venezia, con il rischio che venissero alle mani, ha alzato la voce dicendo loro di smettere ma poco dopo si è accasciato a terra colpito da un malore. A nulla sono serviti i tentativi di rianimarlo. È morto così nella serata di ieri Fabrizio Borgonovi, 45 anni, pare sofferente al cuore. Non è ancora chiaro se ci sia un nesso diretto tra il suo tentativo di intervento per sedare il diverbio tra i due nordafricani e il malore che l'ha colto poco dopo. Un aspetto che solo l'eventuale autopsia potrà chiarire. Secondo alcuni testimoni l'uomo si sarebbe limitato a gridare ai due di smettere e poi avrebbe proseguito la sua strada ma qualche metro dopo è stramazzato a terra.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=109778&sez=NORDEST


Mentre questo arrogante se la prendeva con persone che non avevano l’atteggiamento da schiave, ben più grave era il comportamento fra i Deputati della Repubblica Italiana oggi 07.07.2010:

ROMA - Seduta sospesa alla Camera dopo una rissa tra Franco Barbato dell'Idv e deputati del Pdl durante l'esame del ddl Meloni sulle comunità giovanili. Il deputato dipietrista ha avuto la peggio: raggiunto da un pugno, è svenuto ed stato trasportato in ospedale con l'ambulanza. Ma anche Alessandra Mussolini, finiana e contraria al ddl Meloni, ha raccontato di essere stata minacciata da due deputati della maggioranza.Un'escalation a suon di insulti e spintoni che ha comportato l'intervento dei commessi. Mentre il ministro della Gioventù accettava il rinvio in Commissione affari costituzionali del ddl, Barbato, particolarmente critico sui criteri di finanziamento delle comunità giovanili stabiliti dal disegno di legge, è intervenuto accusando Giorgia Meloni di "volere questo provvedimento non per sostenere i giovani, ma la corrente politica sua e di Alemanno e dell'assessore Lollobrigida".Mentre Barbara Saltamartini del Pdl è immediatamente scattata per attaccare Barbato ma è stata trattenuta dai commessi, altri deputati del Popolo della Libertà si sono portati verso i banchi dell'opposizione ed è scoppiata la colluttazione. Dalle tribune si è visto Fabio Rampelli del Pdl impegnato in un corpo a corpo con un collega dell'Idv, mentre Maurizio Bianconi indirizzava un "pezzo di merda!" a Barbato gridando a squarciagola.

Tratto da:
http://www.repubblica.it/politica/2010/07/07/news/rissa_alla_camera_seduta_sospesa-5448746/?ref=HREC1-2

Fabrizio Borgonovi non sarebbe mai andato dai deputati a dire loro di smetterla: i deputati, nella sua gerarchia mentale, erano i suoi padroni, non i suoi schiavi.
Se non altro ha finito di soffrire per il suo ego onnipotente frustrato.

07 luglio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

martedì 6 luglio 2010

Anche a Spinea - Venezia ammazza la fidanzata e tenta il suicidio: continua la saga della disperazione dei Veneti


Divoratore di Energia Vitale.

----

E ci risiamo con i disperati del Veneto.
Questo ha ammazzato la fidanzata e ha tentato di togliersi la vita a Spinea. Un’altra località sotto il giogo del delirio di onnipotenza della chiesa cattolica.
Dopo Oderzo, ora Spinea: la stessa disperazione. La stessa angoscia veicolata in maniera diversa. Lo stesso terrore educazionale imposto dalla chiesa cattolica che impedisce alle persone di veicolare in maniera diversa, socialmente più corretta, le loro tensioni emotive quando l’angoscia le ferma in un futuro negato.
Disperazione!
E’ l’unica parola che serve per descrivere il disagio in Veneto.
Anche nelle altre parti d’Italia avviene, ma la disperazione è l’oggetto stesso della mentalità dei Veneti: un popolo di disperati incapaci di far fronte alle contraddizioni della vita perché derubati della capacità di affrontarle dalla chiesa cattolica che li ha costretti a pregare in ginocchio davanti ad un dio padrone. Li ha costretti a confidare nel miracolo risolutore: nella provvidenza!
Così, quando la provvidenza non arriva e l’amata ti lascia perché, tutto sommato, al di là del pene non sei una persona interessante, allora scatta il delirio di possesso appreso al catechismo cattolico: o mia o di nessuno!
L’angoscia di un vissuto negato emerge in tutta la sua violenza.
Riporto la notizia:
nel veneziano
Uccide l'ex fidanzata e tenta il suicidio
Un quarantenne è entrato in un'erboristeria a Spinea dove lavorava la donna. Lei è morta subito, lui è ricoverato in gravi condizioni
(Ansa)


06 luglio 2010
VENEZIA - Un uomo ha ucciso a coltellate l’ex fidanzata e poi ha tentato il suicidio, usando la stessa arma. È accaduto in un negozio di erboristeria a Spinea (Venezia), dove lavorava la donna. I protagonisti della tragedia sono quarantenni. Pare che l’uomo sia entrato nel negozio poco prima della chiusura e nel corso di una lite, poi degenerata, abbia colpito a morte con un coltello la donna, con la quale aveva avuto un rapporto sentimentale fino a poco tempo fa. Poi ha usato lo stesso coltello per uccidersi, ferendosi in più parti del corpo. L’uomo è ora ricoverato in gravi condizioni all’ospedale di Mirano (Venezia). Sul posto si trovano i carabinieri di Mestre che hanno avvertito il magistrato di turno.

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneziamestre/notizie/cronaca/2010/6-luglio-2010/uccide-ex-fidanzata-tenta-suicidio-1703338535725.shtml

Domani sapremo chi è, se un Italiano o uno straniero. A seconda di chi è e di che cosa alla stampa conviene avremo articoli comprensivi o accusatori, ma la stampa si guarderà bene dall’accusare la chiesa cattolica della disperazione che attraversa il veneto.
I bambini, costretti in ginocchio davanti al crocifisso, sono i disperati di domani: quelli che manifesteranno il disagio sociale domani. Se non si ferma la chiesa cattolica e l’orrore dei valori morali di morte e di annientamento rappresentati dal crocifisso, la disperazione continuerà a mietere le vittime: sia chi è stata uccisa sia del suo assassino.
Quando avrò altri particolari li aggiungerò.


Come avevo intuito fin dall’inizio è un omicidio da delirio di possesso: un classico delitto indotto dalla chiesa cattolica.
La donna era l’oggetto del suo possesso. Quella donna era l’oggetto su cui veicolava il suo delirio di possesso come gli ha insegnato la chiesa cattolica: era roba sua! Nei suoi confronti era il dio che abbisognava di essere adorato e seguito. La donna doveva sottomettersi a lui che era il Gesù della situazione.
Quando la donna ha riaffermato sé stessa, il proprio diritto alla vita, e lui non ha trovato di meglio che esercitare un valore fondamentale della religione cristiana: muoia Sansone con tutti i filistei che non si mettono in ginocchio davanti a Sansone.


TRAGEDIA NEL VENEZIANO
Insegnante uccide la ex fidanzata e poi tenta il suicidio

L'omicidio è avvenuto in un negozio di erboristeria a Spinea, dove lavorava la donna. L'uomo, Andrea Donaglie, insegnante di chimica di 47 anni, ha colpito Roberta Vanin (44) con un coltello e subito dopo ha usato l'arma contro di sé

SPINEA (VE). Ha raggiunto la ex fidanzata nel suo negozio di erboristeria a Spinea e l'ha accoltellata alla gola senza pietà. Andrea Donaglie, insegnante di chimica di 47 anni, ha così ucciso la ex convivente Roberta Vanin, 44enne titolare del negozio "Biovita". L'uomo ha poi tentato di togliersi la vita con lo stesso coltello inferendosi numerose ferite sul corpo. L'omicida si trova ora ricoverato all'ospedale di Mirano.L'omicidio è avvenuto durante la pausa pranzo. Secondo le prime ricostruzioni, l'uomo ha atteso la chiusura del negozio di erboristeria dove lavorava la sua ex, e dove lui stesso collaborava quotidianamente, e l'ha aggredita. Donaglio con un coltello, simile a quelli che si usano in cucina, ha colpito più volte Roberta Vanin tra l'addome e al collo. Poi, con la stessa lama si è ferito più volte, stramazzando sul pavimento in un bagno di sangue.A dare l'allarme è stato il padre di Donaglie che non riuscendo a contattare il figlio si è recato poco dopo le 14 nel negozio di erboristeria dell'ex convivente del figlio. L'anziano ha aperto con le chiavi, un secondo mazzo che teneva per le emergenze, e ha trovato i due corpi distesi davanti al bancone. A quel punto ha chiamato il 118. Sul posto sono arrivati i soccorsi e i medici non hanno potuto che constatare la morte della donna. Il ferito invece è stato trasportato d'urgenza in ambulanza all'ospedale dove è stato sottoposto ad un intervento chirurgico. Le sue condizioni sono considerate gravi.Attualmente è piantonato dai carabinieri nel nosocomio di Mirano e l'accusa nei suoi confronti è di omicidio volontario.Secondo quanto è emerso dagli accertamenti dei carabinieri, tra i due, dopo la fine del loro rapporto, le liti erano quasi quotidiane. Non erano, comunque, mai arrivate ad una soglia di preoccupazione o sfociate in denunce. Però la situazione tra i due era ormai precipitata, soprattutto quando Roberta aveva intrapreso una nuova storia sentimentale. Lui invece era ancora single e avrebbe tentato, in più di una occasione, di riallacciare i rapporti con l'ex, senza alcun risultato. Oggi il tragico epilogo. In queste ore i carabinieri stanno tentando di ricostruire ogni passaggio dei rapporti negli ultimi giorni tra i due, sentendo parenti e amici.

(06 luglio 2010)

Tratto da:
http://nuovavenezia.gelocal.it/dettaglio/tragedia-nel-veneziano-insegnante-uccide-la-ex-fidanzata-e-poi-tenta-il-suicidio/2147411

Sono cadaveri che galleggiano sul fiume della vita.
Cadaveri di disperati che non poterono più considerarsi dei corpi viventi e pulsanti di passioni.
Il possesso aveva trasformato il desiderio in delirio e solo la morte poteva dissetare quel delirio.
In questo momento, la chiesa cattolica, sta preparando centinaia di bambini a delirare: nuovi adulti che, a seconda delle relazioni che incontreranno nella loro vita si trasformeranno in aguzzini o in vittime. Proprio come piace al Gesù dei cristiani che pretende di essere il padrone delle persone.
Non pensare se il prossimo delirante è tuo figlio; pensa solo che nessuno nella società dovrebbe vivere alimentando deliri di onnipotenza.

06 luglio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

lunedì 5 luglio 2010

Anziana si suicida? Chi è il responsabile che gli ha rubato il futuro, se non la chiesa cattolica?

E' il simbolo cattolico del suicidio: la negazione delle emozioni e della vita sessuale rappresentate dalla vagina vergine della loro madonna davanti alla quale costringono i bambini in ginocchio con l'aiuto della Polizia di Stato e della magistratura che non intervengono.

---

Continua la saga dei suicidi in Veneto?
Anche questo è un suicidio?
Non sono state rese note le generalità. Forse, in questo modo si cerca di nascondere le responsabilità della chiesa cattolica che con la sua violenza sui ragazzi costruisce degli adulti incapaci di far fronte alle emergenze dell’esistenza in cui viene negato ogni futuro.
Se la notizia rimane ciò che è ora, la donna si è gettata nel fiume.
Un’anziana? Quale futuro aveva? Quali passioni aveva coltivato nella sua vita? Quali desideri inespressi agognava che la morale cattolica censurava?
I familiari si sono accorti della sua assenza: e dei suoi problemi?
E di ciò che avrebbe voluto fare in tutta la sua vita, ma l’educazione cattolica gli ha negato?
Di questo, si sono accorti?
Noi che assistiamo alla disperazione in Veneto imposta da un’educazione cattolica sempre più feroce, possiamo solo assistere al fluire di quei cadaveri, veri e propri sacrifici umani al dio padrone dei cristiani, che quando erano corpi desideranti hanno avuto la vita offesa nelle loro emozioni.
Riporto la notizia:
Testimoni hanno visto caderci una donna
SCOMPARSA NEL MONTICANO
I sommozzatori stanno scandagliando il fiume
05/07/2010
ODERZO - (es) Nessuna novità sulla donna scomparsa due giorni fa a Oderzo. Sono infatti ancora in corso le ricerche da parte dei sommozzatori dei vigili del fuoco di Vicenza che stanno scandagliando il fiume Monticano nel quale alcuni testimoni dicono di aver visto cadere l'anziana. A denunciarne la scomparsa erano stati i famigliari della donna che non avevano sue notizie da qualche ora avevano allertato i carabinieri. La signora, di cui non sono state rese note le generalità, sembra possa soffrire di depressione. Ora le ricerche sono concentrate nella zona Gorgazzo, tristemente famosa perchè spesso sono stati rinvenuti i corpi delle persone annegate.
Tratto da:
http://www.venetouno.it/notizia/21568/scomparsa-nel-monticano


Domani forse sapremo chi era.
Non sapremo mai quali erano i suoi desideri, i suoi sogni, le sue speranze. E non si dica che era “vecchia”. Un corpo è tale finché desidera e diventa un cadavere quando ogni possibile veicolazione del desiderio è negata.
Si dice che “la legge non ammette l’ignoranza!”. Infatti, i magistrati, ignoranti delle violazioni di legge, dovrebbero essere cacciati. La loro ignoranza (e i loro interessi personali nell’applicazione della legge) produrrà nuovi cadaveri che galleggeranno sul fiume della vita e noi, che percepiamo l’angoscia di un mondo di fanciulli stuprati nel loro “essere nel mondo”, possiamo solo assistere ai disastri sociali.
Un Veneto angosciato che continua ad inviare segnali ad Istituzioni gestite da individui vili, codardi, quando non complici nella costruzione dell’angoscia sociale.


Intanto viene data la notizia del ritrovamento del corpo e anche se non viene dato il nome della donna (più giovane di come appariva in un primo momento), appare evidente come la causa del decesso sia da imputare alla violenza messa in atto dalla chiesa cattolica mediante la manipolazione dei ragazzi che qualcuno spaccia per “educazione”.
Riporto l’ultima informazione:

Vigili del fuoco avevano a lungo setacciato il fiume
RITROVATA DUE GIORNI DOPO
Il corpo di una 54enne rinvenuto nel Monticano

ODERZO - (es) E' stata ritrovata nel tardo pomeriggio di oggi la donna scomparsa due giorni fa a Oderzo: è una 54enne del luogo. Si sono protratte a lunghe le ricerche da parte dei sommozzatori dei vigili del fuoco di Vicenza che hanno scandagliando palmo a palmo il fiume Monticano nel quale alcuni testimoni dicono di aver visto cadere l'anziana. A denunciarne la scomparsa erano stati i famigliari della donna che non avevano sue notizie da qualche ora avevano allertato i carabinieri. La signora soffriva di depressione, un male che l'avrebbe spinta al gesto estremo.
Tratto da:
http://www.venetouno.it/notizia/21568/ritrovata-due-giorni-dopo

La Marca Trevigiana un luogo di persone malate senza nessun futuro che anelano alla morte come ultimo ed estremo rimedio al dolore di vivere.
Completo l’esposizione il 06 luglio con le ultime notizie che dimostrano come la pratica del suicidio sia in realtà una malattia sociale ben presente nella zona al di là delle motivazioni attribuite ad ogni singolo individuo che fa l’estremo gesto:

RITROVATO IL CADAVERE DELLA DONNA INGHIOTTITA DAL MONTICANO
Luciana Drusian, 56enne del posto, soffriva di depressione da un anno
ODERZO - Si sono concluse con il tragico ritrovamento del corpo di Luciana Drusian, ormai privo di vita.
A dare l'allarme i parenti della donna, 56enne del posto, a 48 ore dalla scomparsa dalla sua abitazione. Immediato l'intervento degli uomini dell'arma e dei Vigili del Fuoco che hanno iniziato a perlustrare l'area in cui era stata vista per l'ultima volta.
Nel tardo pomeriggio di ieri, lunedì 5 luglio, il tragico epilogo: il ritrovamento del corpo senza vita, inghiottito dalle acque del Monticano. La 56enne soffriva di depressione, un male che l'avrebbe forse spinta a compiere un gesto estremo.
Infatti pare che la signora fosse caduta in stato di depressione da circa un anno, ossia dopo la scomparsa del marito Gianfranco. Giorno dopo giorno ha tenuto dentro di sé il mal di vivere, senza confidarsi.
Sabato ha deciso: uscita di casa, si è gettata nel fiume. Quando i soccorritori hanno infatti trovato le ciabatte, è stato chiaro a tutti in che direzione si doveva proseguire. Poi ieri il ritrovamento della salma, verso Gorgo al Monticano, a quasi due chilometri di distanza da dove è stato ritrovato il corpo.
In lacrime i genitori: il papà Arrigo, residente a Fratta di Oderzo, ha sottolineato come la figlia non si sia più completamente ripresa dalla scomparsa del marito.
Tra l'altro Arrigo a maggio è stato testimone di un altro fatto sconvolgente. Ossia il suicidio, proprio a Fratta, di Giancarlo Canevese 68enne mottense che è spirato dandosi fuoco proprio vicino all'abitazione. E ieri quest'altra tragedia, che ha messo a dura prova gli anziani coniugi.
Non è la prima volta che accadono episodi di questo tipo: qualche anno fa analogo episodio a Meduna di Livenza, dove un anziano si suicidò gettandosi nel canale Malgher.
Vicino al ponte, anche allora, vennero ritorvate le sue scarpe.
Tratto da:
http://www.oggitreviso.it/ritrovato-cadevere-della-donna-scomparsa-nel-monticano-26922
Spinta al suicidio dall’educazione cattolica. Suo marito non era SOLO il suo compagno: ERA LA SUA LIBERTA’. Era il soggetto che le permetteva di veicolare la sue emozioni senza che l’orrore della famiglia gli imponesse i sensi di colpa dei doveri morali. Non era libera nella società, suo marito le permetteva di sopportare la ferocia dell’educazione che l’ambiente gli aveva imposto.
Mentre la chiesa cattolica costruisce con la violenza la sottomissione angosciante che porta alla morte come unica soluzione alla propria disperazione, gli Antichi Egiziani, qualche migliaio di anni prima del delinquente criminale appeso in croce, avevano un concetto diverso dalla morte per disperazione:

La morte è davanti a me oggi,
Come quando un malato risana,
come l’uscire fuori da una detenzione.

La morte è davanti a me oggi,
come il profumo della mirra,
come il sedere sotto una vela in un giorno di vento.

La morte è davanti a me oggi,
come il profumo dei loti,
come sedere sulle rive del paese dell’ebbrezza.

La morte è davanti a me oggi,
come il tornar sereno del cielo,
come riuscire a comprendere ciò che non si conosceva.

La morte è davanti a me oggi,
come quando un uomo desidera vedere la sua casa,
dopo molti anni passati in prigionia.

(Papiro di Berlino n. 3024)
I cristiani se ne sono dimenticati: se la vita è angoscia, allora la morte è la felicità desiderata e desiderabile!
Noi, comunque, osserviamo l’angoscia in cui i cristiani costringono l’esistenza umana.

05 luglio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

L'origine del disagio, pedofilia, droga, bullismo, suicidi, crisi economica, del Veneto: la chiesa cattolica e la violenza sui minori

E' il simbolo che vuole legittimare la pedofilia e la violenza sui minori nella società. Questo criminale, arrestato con il bambino nudo, viene esosto nelle scuole del Veneto per legittimare il diritto a violentare i bambini. Dallo stupro alla struttura psico-emotiva dei minori hanno origine tutti i problemi sociali del Veneto.

---

Per capire il disagio della società del Veneto è necessario inquadrare la specificità della pedofilia e della violenza sui minori ad opera della chiesa cattolica nel Veneto nella più generale violenza operata dalla chiesa cattolica in campo mondiale.
Il simbolo del crocifisso che tanti sindaci del Veneto vogliono esporre è il loro tentativo di legittimare la pedofilia cattolica e la violenza sui minori, di origine cattolica, nel Veneto.
Mentre i veneti sono disposti a far violenza al mendicante che si permette di dormire sulle panchine, sono disposti, nel medesimo disegno criminoso, a sostenere il diritto dei preti pedofili a violentare bambini imponendo, nelle aule scolastiche, il crocifisso consapevoli che il Gesù dei cattolici è il pedofilo per eccellenza: il pedofilo, il padre, a cui i preti pedofili e i pedofili loro vittime, si riferiscono e lo imitano.
Si cerca di far passare la pedofilia cattolica come una questione di norme, di regole, di codici, ma ci si dimentica che la violenza sui minori è il nocciolo centrale del cristianesimo e del cattolicesimo come ideologia religiosa del possesso e della sottomissione. Un possesso e una sottomissione che vede nella violenza l’unica forma con la quale vengono “evangelizzati i popoli” in nome di un criminale, qual è il Gesù dei cristiani, che rappresenta quanto di più aberrante e contrario ai principi dell’umana convivenza a cui la storia ha assistito.
Senza la pedofilia e la violenza sui minori, la chiesa cattolica e il cristianesimo non hanno possibilità di far accettare la loro dottrina alle persone. Perché il cristianesimo è una dottrina inumana, una dottrina di morte e di genocidio. Gesù ordina di ammazzare. Se nella dottrina cristiana Gesù viene ammazzato, costituisce giustificazione per i cristiani (per mandato del loro dio padrone) di ammazzare chi non si mette in ginocchio davanti a loro. Ed è l’ammazzare Gesù che è assunto, nel cristianesimo, a comportamento sacro e divino da imitare: tutti gli uomini che non si mettono in ginocchio vanno ammazzati. Gesù è il pedofilo che viene arrestato col bambino nudo: l’esempio seguito dai preti pedofili il cui sogno è veder la loro violenza pedofila accettata e desiderata dai bambini che violentano. Come il bambino nudo in Gesù. Il dio dei cristiani è un assassino. Il popolo eletto è eletto per assassinare, macellare, uccidere, violentare, chi non si mette in ginocchio davanti al popolo eletto. Un ideale che viene praticato nella costruzione dei campi di sterminio: i cristiani sono i teorizzatori e i realizzatori dei campi di sterminio nazisti (i cristiani hanno costruito i primi campi di sterminio in cui macellavano i Pagani fin dai primissimi secoli e il genocidio messo in atto dai cristiani fu uno dei motivi di intolleranza nei loro confronti dell’Impero Romano: da Salamina a Cirene).

E’ iniziata la campagna di terrore nei confronti dei giudici e della polizia del Belgio:

Bruxelles, 2 lug. (Adnkronos/Aki) - I magistrati che indagano sul caso dei preti pedofili in Belgio hanno ricevuto una lettera con minacce di morte, che il Tribunale di Bruxelles ha preso seriamente in considerazione pur continuando l'inchiesta. Ad essere minacciato telefonicamente di morte da arma da fuoco sarebbe anche stato il sacerdote in pensione Rik Deville', che ha inviato alla giustizia una serie di documenti sugli abusi compiuti dai religiosi. E' quanto riporta la stampa fiamminga.

Tratto da:
http://www.adnkronos.com/IGN/News/Esteri/Belgio-minacce-di-morte-a-magistrati-inchiesta-su-preti-pedofili_627932185.html

La pedofilia è parte integrante e inalienabile della struttura ideologica del cristianesimo che centra la sua ideologia sul “onora il padre e la madre” facendo della violenza sui minori attività legittima: ogni individuo, per i minori, è padre e madre. I preti cattolici sono padri e le suore si fanno chiamare madri: in questo modo legittimano il loro diritto a fare violenza sui minori in quanto oggetti di possesso di padri e madri.
Anche se la propaganda cristiana, sorretta da potentissimi mezzi, tenta di allontanare le sue responsabilità dalla sua dottrina, senza la pratica della pedofilia il cristianesimo sarebbe già scomparso.
Da quando le società civili hanno iniziato a prendere consapevolezza dell’importanza dell’educazione infantile e della psiche, il cristianesimo, nella sua pratica pedofila, che considera una pratica di libertà religiosa, è stato messo sotto accusa.
Da un lato i fatti di pedofilia e dall’altro la potente macchina della “propaganda fide” che pretende l’immunità.

Io per anni ho parlato sollevando il problema della gravità dell’attività di pedofilia dei preti cattolici come nel 1998 nelle trasmissioni di Radio Gamma 5:

http://www.federazionepagana.com/radiopagana/1998-1.htm

Come in altre pagine dell’archivio.




http://www.federazionepagana.com/radiopagana/2004.htm


E così via finché ho trasmesso per radio e i preti pedofili non sono riusciti, con l'inganno, la truffa e la menzogna, ad impedirmi a denunciare i loro crimini e l'ideologia a fondamento dei loro crimini.
Dai microfoni di Radio Gamma 5 da Padova, per anni i Veneti sono stati informati della pedofilia dei preti cattolici. Hanno zittito la mia voce, ma altre voci, ben più potenti, si sono levate.

Ricordo come l'AGCOM con le sue bestemmie ha impedito ai cittadini di diventare consapevoli del problema affiancando e collaborando, di fatto, con Ratzinger nell'attività di violenza ai minori.

Ora, anche i giornali mondiali sollevano il problema, a seconda della loro ideologia, e mettono in luce la gravità del problema della violenza sui minori ad opera dei preti cattolici.

I due articoli che presento affrontano la medesima questione attingendo da punti di vista differenti.


La “religione” cristiana è una struttura ideologica volta al possesso degli Esseri Umani, ma gli Esseri Umani non devono rendersi conto di essere solo oggetti di possesso manipolati dai preti cattolici che rubano loro la vita:

La Santa Sede prepara nuove regole per fermare gli abusi dei sacerdoti
3/7/2010

Il Vaticano: «Negli Usa campagna mediatica disonesta»
GIACOMO GALEAZZI

CITTA' DEL VATICANO Sono pronte le nuove norme contro la pedofilia». La reazione vaticana all’attacco del New York Times è affidata all’annuncio informale delle linee guida anti-abusi che dal Palazzo Apostolico rimbalza nella residenza sul Gianicolo dell’ambasciatore Usa presso la Santa Sede, Miguel Diaz. Ne hanno discusso ieri a Villa Richardson il capo del Sant’Uffizio Levada e i due vice di Bertone, Ballestrero e Wells, poi mercoledì (con il ritorno in Curia del pm d’Oltretevere, Scicluna) il «giro di vite» contro i preti pedofili troverà la sua formulazione definitiva. E cioè: tempestiva rimozione dagli incarichi parrocchiali del sacerdote sospettato, corsia preferenziale per la riduzione allo stato laicale, obbligo per il vescovo locale di denuncia alle autorità civili, stop alla prescrizione nel diritto canonico per i reati contro i minori, invio immediato a Roma della documentazione raccolta in diocesi. Intanto il leader dei riformisti Schoenborn rilancia sull’abolizione del celibato: «Bisogna accettare il fatto che nella Chiesa greco-cattolica ci sono ottimi preti sposati». In attesa che venga ufficializzata la tolleranza-zero di Benedetto XVI, le nuove accuse dagli Stati Uniti ricompattano la Curia attorno al Papa e la replica unanime è che la Santa Sede è competente per i crimini dei preti pedofili solo dal 2001. Prima i processi canonici erano gestiti sul posto e quindi la responsabilità rimaneva a livello diocesano. «Il ruolo di Joseph Ratzinger, da cardinale e da Pontefice, è stato esemplare: ha sempre contrastato insabbiamenti, omertà, coperture», evidenziano in Segreteria di Stato, dove crea «sconcerto» la motivazione dell’affondo. Finora, infatti, si puntava l’indice contro la Santa Sede per aver avocato a sè i procedimenti contro il «clero indegno» al fine di «sopire gli scandali», mentre ora il Nyt critica Roma per non essersi fatta carico dell’intera questione. «In realtà il Vaticano ha solo dal 2001 la possibilità di intervenire direttamente sui processi nelle diocesi», precisano Oltretevere, mentre prende piede la convizione che nel mondo anglosassone sia in corso «un’offensiva mediatica per osteggiare il complesso viaggio di Benedetto XVI nel Regno Unito». «Da profondo conoscitore della storia, Benedetto XVI sa che le esperienze del peccato anche nelle comunità cristiane non sono purtroppo una novità, né oggi sono molto diverse da quelle del passato», commenta il direttore dell’Osservatore Romano, Giovanni Maria Vian. Che aggiunge: «C’è una campagna mediatica insistente che mira a fare di ogni erba un fascio e a presentare la Chiesa cattolica a tinte fortemente oscure. Ma questa non è una rappresentazione onesta della realtà. Quanto sostiene il quotidiano newyorkese semplicemente non è vero, e i primi a saperlo sono proprio i colleghi d’Oltreoceano». Joseph Ratzinger «mira a una lettura attualizzante della Bibbia» evidenzia Vian. Emblematica in questo senso è «la lettera di Benedetto XVI dopo la revoca della scomunica ai vescovi lefebvriani», quando il Papa paragonò la situazione del cattolicesimo odierno a quella descritta nella lettera ai Galati: «Nella Chiesa ci si morde e ci si divora».


Tratto da:
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/cronache/201007articoli/56422girata.asp


Diverso è l’articolo del New York Times che individua Ratzinger in uno dei responsabili che agì attivamente per coprire l’attività di pedofilia nella chiesa cattolica.
IL CASO
L'accusa del New York Times a Benedetto XVI"Così Ratzinger lasciò impuniti i pedofili"
"I vescovi locali denunciavano il problema, ma il Vaticano restò inattivo"
di FEDERICO RAMPINI
(03 luglio 2010)

NEW YORK - Joseph Ratzinger, quando da cardinale dirigeva la Congregazione per la dottrina della fede, fu "parte di una cultura di non-responsabilità, negazionismo, e ostruzionismo della giustizia" di fronte agli abusi sessuali commessi da sacerdoti. Lo afferma il New York Times sulla base di documenti interni alla Chiesa, interviste a vescovi ed esperti di diritto canonico. Dal reportage emerge una versione molto diversa, sul ruolo di papa Benedetto XVI, rispetto alla descrizione ufficiale fornita dalla Chiesa. Tra le rivelazioni spunta un vertice segreto avvenuto in Vaticano nel 2000 tra Ratzinger e i vescovi delle nazioni anglofone più colpite dagli scandali di pedofilia: Stati Uniti, Irlanda, Australia. Secondo il vescovo Geoffrey Robinson di Sidney, che partecipò all'incontro segreto, Ratzinger "impiegò molto più tempo a riconoscere il problema degli abusi sessuali, rispetto a quel che fecero alcuni vescovi locali". Nell'intervista al New York Times il prelato australiano si chiede: "Perché il Vaticano era così tanti anni indietro?".Il New York Times smonta la linea di difesa che la Santa Sede ha tenuto sull'attuale pontefice. Il Vaticano ha descritto come una svolta la decisione del 2001 di dare alla Congregazione diretta da Ratzinger l'autorità di semplificare le procedure e affrontare direttamente i casi di pedofilia. Dopo quella decisione, annunciata con una lettera apostolica di Giovanni Paolo II, il cardinal Ratzinger sarebbe emerso come uno dei più coraggiosi nel riconoscere la minaccia degli abusi sessuali per la reputazione della Chiesa. Tutto questo viene confutato nella ricostruzione del giornale americano. In realtà la Congregazione aveva già gli stessi poteri dal 1922, secondo diversi esperti di diritto canonico interpellati. La lettera del 2001 non segnò affatto una svolta. Al contrario, la Chiesa si decise ad agire solo in grande ritardo, sotto la pressione di alcuni vescovi anglofoni in prima linea negli scandali. "Per i due decenni in cui ebbe la guida della Congregazione", scrive il New York Times, "il futuro Papa non esercitò mai quell'autorità. Evitò di intervenire anche quando le accuse e i processi stavano minando la credibilità della Chiesa in America, Australia, Irlanda, e altri Paesi". Ancora oggi, prosegue l'articolo, "molti decenni dopo che gli abusi sessuali da parte dei sacerdoti sono diventati un problema, Benedetto XVI non ha istituito un sistema di regole universali" per affrontarlo. Al contrario permane tuttora "una confusione dilagante tra i vescovi, sul modo di affrontare le accuse".Eppure i segnali d'allarme per il Vaticano vengono da lontano. Nel 1984 il reverendo Gilbert Gauthé di Lafayette, Louisiana, ammise di avere molestato 37 minorenni. Nel 1989 uno scandalo enorme scoppiò in un orfanatrofio cattolico del Canada. Nella prima metà degli anni Novanta 40 fra preti e monaci australiani erano sotto processo per abusi sessuali. Nel 1994 cadde un governo in Irlanda per avere negato l'estradizione di un prete pedofilo. A quel tempo il cardinal Ratzinger aveva consolidato la sua autorità al vertice della Congregazione, dove era stato nominato nel 1981. "È lui", sottolinea il New York Times, "che avrebbe potuto avviare azioni decisive negli anni Novanta, per impedire che gli scandali diventassero una metastasi, diffondendosi da un Paese all'altro". Ma le sue priorità erano altre. Fin dal 1981 Ratzinger aveva identificato "la minaccia fondamentale per la fede della Chiesa": la teologia della liberazione, il movimento dei preti progressisti che si stava affermando in America latina. "Mentre padre Gauthé (il pedofilo, ndr) veniva processato in Louisiana, il cardinal Ratzinger stava sanzionando pubblicamente i preti del Brasile e del Perù per aver sostenuto che la Chiesa doveva impegnarsi a favore dei poveri e degli oppressi. I suoi strali colpirono poi un teologo olandese favorevole a dare funzioni ecclesiali ai laici, e un americano che sosteneva il diritto al dissenso sull'aborto, il controllo delle nascite, il divorzio e l'omosessualità". Per reprimere ogni velleità di autonomia delle Chiese nazionali, Ratzinger usò la sua autorità per affermare che le Conferenze episcopali "non hanno un fondamento teologico, non appartengono alla struttura della Chiesa". Un'offensiva fatale, scatenata proprio nella fase in cui alcune "onferenze episcopali nei Paesi anglofoni avevano cominciato ad affrontare gli scandali in modo aperto, e chiedevano di poter sanzionare i preti pedofili senza aspettare le lungaggini dei processi canonici.


Tratto da:
http://www.repubblica.it/esteri/2010/07/03/news/cos_ratzinger_prese_di_mira_i_progressisti_e_lasci_impuniti_i_pedofili-5352180/


La questione, approdata alla Corte Suprema USA sta aprendo un altro dibattito: la processabilità di Ratzinger e del Vaticano per atti di terrore contro i minori.


Pedofilia, prima causa al Vaticano
Usa, dopo no Corte Suprema a immunità
Dopo il "sì" della Corte Suprema di Washington sul processo al Vaticano in un caso di pedofilia dell'Oregon, l'avvocato Jeff Anderson, difensore di numerose vittime di abusi sessuali da parte di religiosi negli Stati Uniti, è tornato all'attacco con una denuncia contro la Santa Sede in California. L'azione legale è la prima dopo il verdetto dei giudici di Washington contro l'immunità al Vaticano e ai suoi più alti rappresentanti.
La nuova azione legale è stata intentata per conto di un uomo che fu molestato da un prete salesiano di nome Titian Miani: l'avvocato accusa i vertici del Vaticano, i superiori dell'ordine dei salesiani e i vescovi responsabili di una scuola di Bellflower in California di aver insabbiato le molestie sessuali di Miani, ''padre Jim'' per i suoi allievi. Miani ha 83 anni e nel 2003 è stato arrestato per un caso di pedofilia poi caduto in prescrizione. Il religioso aveva altre accuse alle spalle: negli anni Quaranta, quando era seminarista, su un ragazzino di 13 anni durante un ritiro parrocchiale in Italia; poi in un collegio salesiano a Edmonton, in Canada, e successivamente nella diocesi di Stockton, in California, di cui è stato vescovo il cardinale Roger Mahoney, arcivescovo uscente di Los Angeles.Secondo Anderson "il Vaticano era stato avvertito ma il Papa e la Congregazione per la Dottrina della Fede non avevano rimosso il prete pedofilo". Nell'azione legale si afferma anche che l'ordine dei Salesiani era a conoscenza delle tendenze di Miani: ciò nonostante, quando il prete fu trasferito a Bellflower, fu incaricato dei rapporti con gli studenti senza che né i ragazzi né le famiglie fossero avvertiti."Per molti anni gli ordini religiosi con base a Roma hanno trasferito con impunità all'estero i sacerdoti pedofili per evitare di fare i conti con la giustizia - ha detto l'avvocato - L'ordine dei salesiani, il terzo per importanza nella galassia cattolica (vi appartiene fra gli altri il segretario di Stato vaticano, cardinal Tarcisio Bertone, ndr), era stato informato che Miani era un pedofilo fin dagli anni Quaranta e tuttavia lo aveva trasferito dall'Italia in Brasile, in California, in Canada e di nuovo in California. Questo prete ha fatto almeno 13 vittime, e malgrado ciò ha continuato a svolgere il suo servizio".Nel 2008 la Società Salesiana di Los Angeles ha accettato di pagare 19,5 milioni di dollari per chiudere 17 casi di molestie sessuali nell'arcidiocesi. L'accordo era arrivato mentre una giuria si apprestava ad ascoltare accuse secondo le quali i salesiani sapevano che padre Miani aveva molestato ragazzini quando lo avevano assegnato alla St. John Bosco High School di Bellflower. Proprio qui Miani avrebbe commesso abusi su almeno quattro minori, tra cui un ragazzo quindicenne e le sue due sorelline. Miani ha lasciato l'ordine nel 1974 ma ha continuato a esercitare il proprio ministero fino a quando è andato in pensione, nel 1993.

Tratto da:
http://www.tgcom.mediaset.it/mondo/articoli/articolo485243.shtml

Siamo di fronte ad un’altra rivoluzione come quella del 1789: allora la gente tagliò la testa al dio padrone dei cristiani (nella figura del re per volontà del dio padrone), oggi processa il dio dei cristiani nella figura di Ratzinger e del Vaticano.
Si tratta di quel processo che porta all’uguaglianza e alla democrazia che attraverso i problemi quotidiani i cittadini stanno costruendo.
I politici fanatici cristiani ci sono sempre, ma le società si stanno avviando verso una trasformazione inevitabile: una società che sottostà alle leggi e non ai deliri del dio padrone dei cristiani o dell’orrore della figa vergine della loro madonna.


Intanto in Belgio:
Pedofilia: chiesa belga annuncia possibile azione legale
Ma decisione magistratura difesa e approvata da media belgio
BRUXELLES - La Chiesa cattolica belga potrebbe decidere di avviare un'azione legale contro le perquisizioni compiute giovedi' dalla polizia. Lo ha detto il portavoce della conferenza episcopale belga, Eric de Buekelaer. Ma intanto, fino a quando la magistratura non ordinera' il dissequestro dei computer, l'attivita' dell'arcivescovado di Machelen-Bruxelles, quartier generale della Chiesa cattolica in Belgio, restera' paralizzata. La magistratura intende prima esaminare con attenzione tutto il materiale acquisito per indagare su chi si e' reso colpevole di abusi sessuali nei confronti di minori. Davanti all'ira del Vaticano, il Paese non si scompone e anzi rilancia.
La giustizia ha finalmente lanciato un ''segnale chiaro: la Chiesa non e' al di sopra della legge'', ha commentato il quotidiano fiammingo 'De Morgen', riassumendo bene la posizione espressa dalla maggior parte degli opinionisti belgi intervenuti sullo scontro tra Vaticano e Belgio innescato dalle modalita' con cui magistratura e polizia hanno condotto le perquisizioni di giovedi' scorso. In un Paese di antica tradizione cattolica, ma dove la laicita' dello Stato e' sacrosanta e inviolabile e la pedofilia e' un incubo, i media - come fa anche l'altra grande testata fiamminga 'Der Standaard' - riconoscono che in alcuni casi le iniziative prese durante le perquisizioni effettuate nell'arcivescovado di Mechel-Bruxelles e nella cripta della cattedrale di Saint-Rombaut sono state ''sproporzionate''. Detto questo, pero', nell'editoriale pubblicato sul principale quotidiano francofono, 'Le Soir' ci si chiede a quale ''gioco stia giocando la Chiesa quando sostiene che nel cercare di identificare i preti che hanno abusato di minori, la giustizia si rende colpevole di una doppia violenza''.
E un altro commento, pubblicato sullo stesso giornale sotto un articolo dal titolo ''i religiosi, una casta superiore'', osserva:''Il Vaticano preferisce le tombe alle vittime''. A essere messo sotto accusa e' soprattutto l'accordo raggiunto da poco, sotto l'egida del ministro della giustizia, con la commissione voluta dalla Chiesa e guidata dal professor Peter Andriaenssen che ha il compito di indagare sugli abusi sessuali compiuti dai preti. Un accordo ''forse lodevole nelle intenzioni'' ma ''sbilenco'' poiche', si sottolinea su 'La Libre Belgique', ''lascia alla Chiesa un curioso margine di manovra''. Esso non tiene conto che la riservatezza delle informazioni raccolte, in caso di gravi reati, passa in secondo piano rispetto alla necessita' di accertamenti giudiziari. E bene ha fatto - conclude l'editoriale - il giudice istruttore De Troy (quello che ha ordinato le perquisizioni, ndr), di cui fortunatamente e' garantita l'indipendenza, a riprendere in mano le redini dell'inchiesta''.
Tratto da:
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/06/26/visualizza_new.html_1846675202.html


A differenza del Belgio, la magistratura italiana è “cattolico-dipendente”. Fa le sentenze minacciando i morte gli imputati e le parti civili mediante l’esposizione del crocifisso nelle aule riaffermando quell’assolutismo fascista e clericale che la Costituzione della Repubblica voleva bandire dalle norme sociali. Così, personaggi come Angelo Scola, Mattiazzo e, in generale, i vescovi cattolici italiani ricevono dai magistrati quel diritto all’impunità che, al contrario, in altri paesi europei viene negato loro: quanti bambini sono stati violentati perché i magistrati si sono dimessi dai loro obblighi in ottemperanza ai “valori morali di odio e saccheggio” rappresentati dal crocifisso? Quanta droga i magistrati hanno diffuso per essere venuti meno al loro dovere? Quanto bullismo, disagio sociale, violenza in famiglia, è da attribuire a magistrati che si sono dimessi dal loro essere parte integrante della società civile?
Forse non lo sapremo mai, ma il disagio sociale del Veneto, dovuto al venir meno degli obblighi delle Istituzioni, della loro violazione alla legge, dei loro disegni criminosi, è in tutti i fatti di cronaca che il Veneto quotidianamente ci presenta.

05 luglio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

domenica 4 luglio 2010

L'assoluto disprezzo per l'infanzia nell'educazione cattolica: quando parliamo di terrorismo!


Questa volta, la violenza sui bambini non è stata documentata da telecamere. I carabinieri, a differenza de “La Nostra Famiglia”, non hanno piazzato telecamere. Si risale alle violenze subite dai bambini partendo dai disturbi psichici che possono essere provocati solo dalle violenze.
Quando dico che negli asili si picchiano i bambini, o che negli ospizi si fa violenza agli anziani, non dico una “verità assoluta”, ma constato la relazione che può esserci fra le persone deboli che possono essere sottratte ai loro diritti e persone che si sentono “dio onnipotente”, educate dalla chiesa cattolica che, sottraendosi ai loro obblighi sociali, esercitano violenza sui più deboli in quanto non ritengono che queste persone siano dei soggetti di diritto Costituzionale. Ma solo degli oggetti di possesso della loro attività.
Gli asili, specialmente quelli privati, sono sempre delle strutture nelle quali si esercita la violenza nei confronti dei minori, questo perché gli operatori, giovani, addestrati nelle scuole cattoliche al delirio di onnipotenza, ritengono che la violenza sia la via più breve per non aver rogne o risolvere i problemi contingenti.
Riporto la notizia:

Troppi castighi all'asilo, procura Bolzano apre inchiesta
Due maestre sono state sospese cautelativamente dal servizio
04 luglio 2010
BOLZANO - La procura di Bolzano sta svolgendo indagini su un asilo nido del capoluogo altoatesino dove alcuni bambini (sinora sarebbero emersi una decina di casi) avrebbero subito pesanti punizioni da parte di due maestre. In alcuni casi - secondo la denuncia presentata dai genitori di uno dei piccoli ospiti - per castigo sarebbe stato loro rifiutato anche il cibo. Mentre il magistrato sta attendendo nuovi elementi per inquadrare il caso, due maestre sono state cautelativamente sospese dal servizio.
Gli episodi sono stati segnalati in un esposto presentato ai carabinieri da una famiglia ed altri nove genitori sono stati convocati dal magistrato, confermando le circostanze. Alcuni dei bambini - hanno denunciato i genitori - se non prendevano sonno, sarebbero stati rinchiusi in una stanza al buio o obbligati a stare fermi su dei lettini con una copertina tirata sino sopra i capelli. In altri casi alcuni bambini sarebbero stati costretti a rimanere per ore su una sedia con il viso rivolto contro un muro. Ad altri ancora le operatrici avrebbero tirato le orecchie con continue minacce di castighi più pesanti.
La struttura incriminata non appartiene alla rete comunale degli asili nido, ma è gestita da una cooperativa formata in gran parte da operatrici specializzate, ed oltre ad occuparsi della gestione di alcuni nidi d'infanzia, è impegnata anche nella formazione, all'interno di un programma del Fondo sociale europeo, delle Tagesmutter, le donne che accudiscono a casa propria i figli altrui, sull'onda di una consolidata tradizione del mondo di lingua tedesca. La questione è giunta sul tavolo del magistrato sulla base della segnalazione dei genitori di uno dei piccolissimi ospiti dell'asilo nido: secondo quanto messo a verbale dai carabinieri, il bambino avrebbe denunciato una serie di disturbi psicologici, con una particolare paura del buio e persistenti disturbi del sonno.
A determinare questa situazione - secondo i genitori - sarebbe stata una serie di punizioni comminate all'interno dell'asilo nido. La decisione del magistrato che si occupa dell'inchiesta, affidata al pm Donatella Marchesini, si presenta molto difficile. I casi denunciati sono avvenuti a gennaio e subito dopo i genitori hanno deciso di ritirare i piccoli dalla struttura. In questo modo non è stato possibile agli inquirenti procedere ad indagini più accurate, ad esempio con l'installazione di microspie che avrebbero potuto chiarire in maniera inoppugnabile la realtà dei fatti.

Tratto da:
http://www.ansa.it/web/notizie/rubriche/cronaca/2010/07/04/visualizza_new.html_1849447532.html

Chissà se anche in questa occasione si divideranno fra innocentisti o colpevolisti, come se la questione dell’infanzia fosse una partita di calcio.
I bambini sono stati ritirati dalla struttura: così i genitori hanno dovuto scegliere fra il far torturare i loro figli o i problemi che la gestione dei figli comportava senza i servizi.
Ci sono sempre giornalisti, come quelli de Il Gazzettino, come Lauredana Marsiglia, che ritengono che in fondo, qualche schiaffo non fa male e riducono le feroci violenze dei campi dei lager cattolici a semplice “atteggiamento brusco”: come se l’induzione di patologie psichiche nei bambini fosse solo una questione di “atteggiamenti bruschi” e non dei veri e propri atti di terrorismo con cui si spara nella psiche dei bambini.
Scrive Il Gazzettino:

Bolzano. Rifiutavano il cibo a bambini

di 3 anni e li immobilizzavano su lettini
Sospese due maestre d'asilo. Dopo la denuncia di alcuni

genitori la Procura indaga sulle punizioni inflitte ai piccoli

BOLZANO (4 luglio) - Bambini di tre anni che sarebbero stati trattati in maniera brusca e violenta, in alcuni casi per castigo sarebbe stato loro rifiutato anche il cibo: a Bolzano la procura ha aperto un'inchiesta su due operatrici di un asilo nido. Gli episodi - scrive oggi il quotidiano Alto Adige - sono stati segnalati in un esposto presentato ai carabinieri da una famiglia ed altri nove genitori sono stati convocati dal magistrato, confermando le circostanze.Alcuni dei bambini - così la denuncia - se non prendevano sonno sarebbero stati rinchiusi in una stanza al buio o obbligati a stare fermi su lettini con una copertina tirata sopra i capelli. In altri casi alcuni bambini sarebbero stati costretti a rimanere per ore su una sedia con il viso rivolto contro un muro. Ad altri ancora le operatrici avrebbero tirato le orecchie con continue minacce di castighi più pesanti. Le due maestre sono state per ora sospese dal servizio.

Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=109328&sez=NORDEST

Quando non si coglie il significato del terrorismo, perché è di terrorismo che stiamo parlando, nei confronti dei bambini, allora ci sono giornalisti che ne occultano la gravità delle azioni usando un linguaggio conciliante al fine di salvaguardare l’atrocità delle guardie del lager.
Ricordo le reazioni dei genitori che difendevano le aguzzine dell’asilo Cip-ciop alla vista dei filmati su come trattavano i loro figli: in fondo sono solo “mezzi bruschi”, mica gli hanno bruciato i genitali con l’accendino.

04 luglio 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it