La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

mercoledì 29 settembre 2010

La CGIL protesta per i licenziamenti in Veneto e il Leghista viene colto che intasca la mazzetta del ricatto alla società civile.

Le foto sono quelle della manifestazione della CGIL tenuta oggi in Piazza Ferretto a Mestre.
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Mentre a Mestre la CGIL manifesta per il lavoro, le pensioni, e per tentare di fermare la disoccupazione, la Lega provvede all’esercizio del proprio ruolo di amministratori.



SETTEMBRE IN PIAZZA - NO ALLA MANOVRA DEL GOVERNO. NO ALL’ AUSTERITA’ SI’ ALLO SVILUPPO E AL LAVORO. MERCOLEDI 29 GIORNATA IN PIAZZA FERRETTO
GIORNATA DI MOBILITAZIONE EUROPEA
“No all’austerità, si alla crescita e al lavoro”. Il programma per la provincia di Venezia -Tre gazebo il 29 settembre in piazza Ferretto a Mestre per tutto il giorno e testimonianze dal palco di lavoratori, precari, studenti e cassaintegrati nel pomeriggio. Si chiude cosi la mobilitazione della Cgil del mese di settembre organizzata contro la manovra economica che ha visto una sessantina di presìdi nelle piazze di tutta la provincia per informare i cittadini sugli effetti che produrranno le scelte di questo Governo in Italia e nel nostro territorio. La presenza della Cgil di Venezia avviene in concomitanza con la giornata di mobilitazione internazionale proclamata dai sindacati europei che vedrà una manifestazione a Bruxelles e in alcune capitali dell’Unione Europea tra le quali Roma. I gazebo informativi di Mestre saranno attivi dalle 9 alle 19 . Alle 16.30 inizierà la manifestazione con l’arrivo di lavoratori, pensionati e studenti anche dalle altre città del Veneto e con gli interventi dal palco che saranno intervallati dalla musica del gruppo fiorentino Camillocromo.

Tratto da:
http://www.venezia.cgil.it/

La regione Veneto vive di disperazione, ma tanto, sembra che non freghi a nessuno.
In fondo si tratta di drammi individuali: molti drammi individuali o di piccole situazioni, che la politica regionale chiude all’informazione affinché i Veneti non siano consapevoli di quello che sta accadendo.
E intanto, fra tutte le azioni che portano alla distruzione della regione, con sempre maggior insistenza, si affacciano alla cronaca l’uso che la Lega sta facendo delle amministrazioni comunali.
Casi isolati?
Occorrono forti motivazioni politiche per amministrare; queste motivazioni non le vedo nella Lega che tende a trasformare i comuni che amministra in veri e propri centri di potere svincolati da ogni regola sociale con un ministro degli Interni che ne sta favorendo le azioni di devastazione sociale.

SAN MICHELE AL TAGLIAMENTO
Mazzetta da 15mila euro,arrestato assessore della Lega
David Codognotto accusato di concussione: ha ricevuto una tangente da una società satellite del Portogruaro Calcio per non revocare un contributo a un torneo


VENEZIA - Un assessore della Lega Nord al Comune di San Michele al Tagliamento (Venezia), David Codognotto, è stato arrestato dalla guardia di finanza di Venezia con l’accusa di aver preso una tangente di 15 mila euro. L’arresto sarebbe avvenuto in flagranza di reato. Secondo quanto si è appreso la "vittima" sarebbe una associazione sportiva, che gestiva una parte del settore giovanile del Portogruaro Calcio, società neo promossa in serie B. Per il politico l'accusa è di concussione. Codognotto avrebbe preteso una tangente minacciando la revoca di un contributo per l'organizzazione da parte dell'associazione stessa di un torneo di calcio giovanile.
LE INDAGINI - I finanzieri, che tenevano sotto controllo l’assessore, avrebbero seguito le fasi della consegna del denaro da parte della vittima. Dagli uffici comunali Codognotto avrebbe impartito le modalità del pagamento: riporre la busta con i contanti richiesti dentro la propria auto lasciata appositamente aperta. Una volta che il denaro era stato riposto sul cruscotto dell’auto, l’assessore, sempre dal proprio ufficio, si sarebbe preoccupato di mettere al sicuro il bottino azionando con il comando a distanza la chiusura centralizzata delle portiere. Ma quando, pochi minuti dopo, è sceso, è entrato nell’auto, ha preso la busta e controllato che tutto fosse a posto, si è trovato circondato dalle Fiamme gialle che lo hanno arrestato. Secondo gli inquirenti, l’episodio si inquadra in una vicenda più ampia che avrebbe visto Codognotto chiedere anche altri favori sfruttando la sua carica pubblica e la cui esatta definizione è oggetto di ulteriori indagini dirette dalla procura veneziana.
L'ASSESSORE DEL CARROCCIO - Codognotto, nato a Latisana (Udi
ne) il 3 gennaio 1970, è assessore al bilancio, ai tributi, allo sport e al turismo. E' stato eletto in consiglio comunale nel gruppo della Lega Nord Liga Veneta Padania assieme a Pietro Colle e Matteo Ziroldo. A San Michele al Tagliamento c'è una maggioranza di centrodestra con Pdl , Lega e due indipendenti. Il sindaco, Giorgio Vizzon, è stato eletto nel 2008, il suo mandato scade nel 2013 (Ansa)
29 settembre 2010

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneziamestre/notizie/cronaca/2010/29-settembre-2010/


La stessa CGIL non è più in grado di trovare una controparte: la CISL e la UIL sono tornate al loro ruolo di associazioni del terrore che vendono i diritti dei lavoratori pur di garantirsi un ruolo di potere rispetto al governo. A me la CGIL non piace per molte posizioni antisociali assunte, ma sta di fatto che in questo momento è all’interno di un disagio sociale nel mondo del lavoro di cui non solo non si vede la fine, ma sembra si stia aggravando giorno dopo giorno, specialmente dopo le dichiarazioni di Berlusconi, oggi alla camera, che lasciano prevedere altri forti licenziamenti e altre aggressioni ai livelli di vita degli italiani.
Intanto la Lega si è messa a rubare e questo leghista è stato colto in flagranza di reato.
Domani?
Certamente ne prenderanno altri.

29 settembre 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

domenica 19 settembre 2010

Riflessioni sulla mafia in Veneto e il tessuto sociale perfettamente funzionale all'ideologia e all'organizzazione mafiosa in regione.


Con politici più attenti al loro tornaconto personale che non alla società civile, pronti a negare l'evidenza pur di non essere costretti a lavorare (per costoro la crisi economica era solo una questione psicologica) la mafia è favorita. I successi vantati dai politici contro la mafia appaiono più un "millantato credito" in cui si accusa di mafia dei poveracci e si evita di mettere le mani nei palazzi in cui gli affari odorano di mafia: quella vera!
Così si porta il conflitto nel tessuto sociale per costruire emergenze da gestire in sceneggiate televisive e per impedire ai cittadini di predisporsi per affrontare le contraddizioni che il futuro riserva loro: come è successo alle centinaia di migliaiai di licenziati!
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Il Veneto è una regione in cui il sistema mafioso, che implica evitare gli obblighi di legge contando sull’appoggio dell’amico dell’amico, impera al di fuori delle leggi e con grande coinvolgimento delle Istituzioni.
L’allarme che viene lanciato è quello dell’arrivo in Veneto di organizzazioni mafiose. Ma, a guardar bene, non si tratta di paura che la legge venga violata o se ne impedisca l’applicazione, ma è una paura legata all’arrivo di una concorrenza che, sfruttando un tessuto sociale, economico e Istituzionale favorevole, possa entrare in concorrenza con le strutture mafiose che già agiscono in regione e che godono, troppo spesso, dell’appoggio di Istituzioni. Ogni giorno i fatti di cronaca ci rivelano l’esistenza di un tessuto sociale in disfacimento. Un tessuto sociale che già agisce con mezzi mafiosi, intimidatori, ricattatori, diffamatori, nei confronti dei cittadini che non si sottomettono e che non hanno mezzi sufficienti per chiedere giustizia. Un tessuto sociale che la cronaca ci svela composto da imprenditori criminali che evitano le leggi per assicurarsi ingiusti profitti. La cronaca ci parla di suicidi di disperati. Suicidi che avvengono quasi quotidianamente. La cronaca ci parla di disoccupazione prodotta da un sistema economico formato da imprenditori più tesi ad usare il proprio ruolo di imprenditore per truffare, rubare, che non per assicurare il benessere sociale.
Così la crisi economica ci dice com’è la situazione nel rodigino. E come nel rodigino, così nel padovano, nel veneziano, nel trevigiano, nel vicentino e nel veronese.
Questo articolo che riporta queste situazioni è emblematico di una situazione economica nel Veneto in rapido deterioramento e alla quale non esiste via d’uscita:



ROVIGO
Crisi, già esauriti i buoni lavoro


In tre mesi bruciati 100mila euro
Il Consvipo raddoppia i fondi: «Situazione durissima». In 112 hanno beneficiato dei voucher: 52 erano a Porto Viro, 27 ad Adria


ROVIGO — I Comuni del Polesine bruciano la scorta di voucher per il lavoro rivolti ai cittadini economicamente svantaggiati, pari a centomila euro, e il Consorzio per lo sviluppo delibera lo stanziamento di altri centomila euro per l'acquisto di nuovi ticket. Un'iniziativa che l'agenzia pubblica di programmazione economica ha realizzato con i fondi legati all'installazione del terminal Adriatic Lng al largo di Porto Levante, con cui cercare di dare una piccola risposta ai problemi di chi è rimasto senza lavoro oppure strozzato dalla precarietà. «I numeri parlano chiaro e danno il segno della necessità di trovare risposte - sostiene Luigi Pizzo, vicepresidente del Consvipo -. In meno di tre mesi sono stati utilizzati ben duemila tagliandi del valore di cinquanta euro ciascuno, che hanno permesso alle amministrazioni comunali di offrire concretamente occasioni di impiego temporaneo».
In totale sono stati 112 i cittadini a ricorrere a questo strumento, attraverso l'opera di segnalazione dei Servizi sociali che, sempre più, devono adoperarsi per «scovare» i cittadini in difficoltà economica, dovendo fare i conti con la difficoltà di molti ad aprirsi, proprio perché da sempre abituati a contare sulle proprie forze. Il Comune che ha fatto maggiore ricorso all'opportunità è Porto Viro con 52 casi; si sono mossi anche Adria e Taglio di Po, rispettivamente con 27 e 20 cittadini coinvolti. In Alto Polesine spiccano Lendinara, a quota 23, e Occhiobello, attestata sulle 15 persone impiegate. Nel capoluogo sono stati individuati 16 casi da destinare al progetto che prevede di destinare questi lavoratori ad attività di pubblica utilità.
Lavori di giardinaggio, pulizia, manutenzione di edifici, strade, parchi, monumenti, servizi operativi in occasione di manifestazioni sportive, fieristiche, culturali o lavori di emergenza e solidarietà: queste le opportunità di integrazione dei redditi per disoccupati, cassintegrati, studenti tra i 16 e i 25 anni, part time, pensionati. In questo ambito sono stati coinvolti soprattutto disoccupati (71) e inoccupati (26), mentre minore è stata l'incidenza dei cassintegrati (9) e i dipendenti in mobilità (6), destinati a crescere con ogni probabilità con l'esaurimento degli ammortizzatori sociali. «La crisi economica è un problema reale - continua Pizzo - proprio per questo stiamo puntando con decisione sul sostegno ai tirocini, finora con esiti positivi. Sono uno strumento per fare incontrare domanda e offerta tra manodopera e imprese, nell'ottica di creare occupazione buona e stabile. A ottobre la Commissione welfare si riunirà per definire con precisione lo stato dell'arte».
In generale, per le politiche di welfare, il Consvipo, attraverso l'accordo con Edison Lng, ha messo a disposizione uno stanziamento complessivo di circa un milione di euro. «Stiamo vivendo una crisi durissima - ribadisce Angelo Zanellato, presidente del Consvipo - e sicuramente si deve investire in moderni ammortizzatori sociali, ma anche puntare su infrastrutture e pianificazione economica per garantire occupazione buona e stabile a lavoratori e imprese. Noi, per esempio, con Fondazione Cariparo abbiamo anche sostenuto l’anticipazione della cassa integrazione per gli operai delle aziende in difficoltà».
Nicola Chiarini


15 settembre 2010

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/rovigo/notizie/cronaca/2010/15-settembre-2010/crisi-gia-esauriti-buoni-lavoro-tre-mesi-bruciati-100mila-euro-1703764483695.shtml

Quando la struttura imprenditoriale si articola sul lavoro nero, sull’aggressione dei lavoratori, su ritmi di lavoro schiavisti, su inganni e truffe fatte passare per imprenditorialità, si è costruito un tessuto socio-imprenditoriale facilmente coinvolgibile per il riciclaggio di fondi sporchi. Si aggiunga a questo la grande diffusione della cocaina che c’è nel territorio del Veneto, specialmente fra la “veneto bene”, e la necessità, da parte della “veneto bene”, di reperire grandi fondi per garantirsi il tenore di vita dell’epoca che ha preceduto l’attuale crisi economica e si capisce la possibilità che ha la mafia di entrare nel Veneto mettendosi in concorrenza con tutta la mafia locale che già agisce all’interno delle Istituzioni.
Un tessuto etico-morale favorevole a trasformare la società civile in preda da sciacallare. Un tessuto sociale pronto ad accogliere delle persone che si presentano con denaro contante da riciclare.
Una miscela esplosiva volta a peggiorare il tessuto sociale del Veneto.
Il fatto che in questi giorni la polizia tenti di scovare un “occultato” tesoro di Brusca non deve né sorprendere, né stupire. Semmai deve stupire che gli investigatori non ci abbiano pensato prima.
In ogni caso, anche questo fatto, dimostra come la società nella regione Veneto sia marcia e impegolata in traffici sporchi sui quali la magistratura appare latitante.



L'INDAGINE
Mafia, gli investigatori cercano


il «tesoro» del pentito Brusca
I Carabinieri hanno disposto perquisizioni anche nella provincia di Rovigo. L'ex boss è indagato per riciclaggio, fittizia intestazione di beni e tentata estorsione aggravata

PALERMO - Gli investigatori sarebbero alla ricerca del «tesoro» accumulato illecitamente da Giovanni Brusca e dai suoi famigliari. Brusca, tuttora sottoposto al programma di protezione, è uno degli esecutori materiali della strage di Capaci poi diventato collaboratore di giustizia, è indagato dalla Direzione distrettuale Antimafia di Palermo per riciclaggio, fittizia intestazione di beni e tentata estorsione aggravata. L’ex boss è indagato dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, che ha disposto perquisizioni in tutta Italia, per riciclaggio, fittizia intestazione di beni ed estorsione. I Carabinieri del gruppo di Monreale stanno eseguendo una serie di perquisizioni domiciliari nelle province di Palermo, Roma, Milano, Chieti e Rovigo.
Il boss di Altofonte Domenico Raccuglia, considerato il numero 2 di Cosa Nostra, era stato arrestato dalla polizia il 15 novembre del 2009 a Calatafimi (Trapani) dopo 13 anni di latitanza. Proprio dalle indagini nei confronti di Raccuglia sarebbe emersa l’attività di riciclaggio ed estorsione svolta dal clan Brusca. Non è la prima volta che un collaboratore di giustizia finisce nuovamente sotto indagine dopo essere stato sottoposto a programma di protezione. In passato era accaduto anche al boss Totuccio Contorno, uno dei primi a pentirsi subito dopo Tommaso Buscetta, arrestato nell’estate del 1988 per il suo «ritorno in armi» a Palermo con l’obiettivo di vendicarsi nei confronti dei clan rivali che gli avevano sterminato la famiglia. Anche Balduccio Di Maggio, un altro pentito «storico» che aveva parlato del presunto «bacio» tra Totò Riina e Andreotti, fu sorpreso dopo essere rientrato a San Giuseppe Jato proprio per regolare i conti con il clan di Giovanni Brusca. (Ansa)
17 settembre 2010

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/rovigo/notizie/cronaca/2010/17-settembre-2010/mafia-investigatori-cercano-tesoro-pentito-brusca-1703777869732.shtml


Il sistema mafioso in Veneto è nelle mani della chiesa cattolica: lo ha dimostrato Zaia l’altro giorno quando in consiglio regionale del Veneto si è prostrato davanti a Scola anziché chiedere a Scola di pagare per i suoi delitti. Anzi, ha deciso di favorire i delitti del dio dei cristiani e del criminale in croce distribuendo le bibbie ai ragazzi anziché la Costituzione della Repubblica.
Mentre Zenti è preoccupato per la concorrenza che la mafia può fare ai suoi interessi e indica il pericolo derivante dall’arrivo della sua concorrenza dal “soggiorno obbligato”; più pragmaticamente Schinaia, che non vede la mafia cattolica, indica nella situazione socio-economica il terreno fertile in cui una diversa mafia, da quella cattolica, può innestarsi.
Là dove sorgono urgenti necessità di natura economica, in specie fra imprenditori, chi ha denaro, sia pur sporco, fa presto a prendere il controllo dei falliti. Gli imprenditori veneti sono tutti (salvo rare eccezioni) dei falliti in quanto non sono mai stati dei veri imprenditori, ma piuttosto dei criminali che hanno pensato che facendo gli imprenditori sarebbero stati perseguiti a pene inferiori che non se avessero fatto delle rapine a mano armata in una banca: Tanzi dimostra!

Schinaia dissente dal vescovo «La mafia va dove c'è denaro»
BARDOLINO. L'incontro sulla legalità promosso dal Comune mette in evidenza chiavi di lettura diverse sul fenomeno. Il prelato identificava l'«infezione» nell'istituto del soggiorno obbligato. Il procuratore e lo scrittore Nicaso: «La complicità non ha confini»
16/09/2010


Giuditta Bolognesi
Una mafia che non ha confini geografici ma segue l'onda del denaro e di ciò che le occorre. Non solo o non tanto, ormai, per guadagnarne di più, quanto per «giustificare» il fatto di averne; è con questa chiave di lettura che vanno decodificate le nuove forme di delinquenza organizzata, con notabili e colletti bianchi nel ruolo di consulenti indispensabili al riciclaggio di denaro sporco. E un legame «inevitabile» con la politica in quanto «due mondi necessari l'uno all'altro: il primo perché ha bisogno di autorizzazioni, il secondo di consensi». È lo scenario tutt'altro che incoraggiante tracciato martedì sera a Bardolino dallo scrittore ed esperto di mafie Antonio Nicaso e dal procuratore capo di Verona Mario Giulio Schinaia, in un teatro Corallo particolarmente affollato; un incontro pubblico promosso dall'amministrazione comunale, in particolare dall'assessore alla cultura Marta Ferrari, al quale ha preso parte anche il «Consiglio comunale dei ragazzi».La serata, cui hanno assistito le massime autorità militari del territorio, si é aperta con una presa di posizione, forte quanto distaccata, rispetto alle dichiarazioni del vescovo di Verona monsignor Giuseppe Zenti sul ruolo negativo della misura del soggiorno obbligato come elemento patogeno e veicolo dei fenomeni mafiosi nei confronti di un tessuto sociale sano come quello veronese.«È un concetto storicamente sbagliato», ha detto Nicaso. «Il cosiddetto "confino" é stato introdotto nel 1956 e per vent'anni non ha originato nessun tipo di problema. La situazione è cambiata negli anni Settanta, quando la realtà imprenditoriale locale ha trovato proprio in queste persone risposte ai propri bisogni. L'espansione di fenomeni come quelli mafiosi é frutto dell'incontro di due realtà che hanno avuto l'una bisogno dell'altra. E oggi é più che mai riduttivo pensare di catalogare geograficamente questi fenomeni: la mafia», ha sottolineato lo scrittore, «é presente ovunque esistano territori con realtà produttive importanti». «In questo senso il nordest e il Veneto non fanno eccezione: e se Modena e l'Emilia sono il crocevia del traffico della droga, qui c'é il crocevia degli scambi di denaro. Che nell'era globalizzata attuale non hanno bisogno altro che di un "clic" sul computer. Perciò», ha ribadito più volte Nicaso, «la mafia é, paradossalmente, molto più pericolosa quando non spara ma agisce direttamente sul tessuto sociale minandolo alle sue radici più sane».Opinioni tutte condivise dal procuratore Schinaia, che ha confermato come la mafia «non possa più essere considerata problema regionale o, peggio ancora, circoscritto a un determinato ambito territoriale. Si radica dove c'é ricchezza, possibilità di incrementare i propri affari e riciclare il denaro sporco con la complicità di insospettabili professionisti. Sarebbe un grave errore pensare di assicurare la legalità fermando qualche delinquente comune, magari extracomunitario. Tutti dobbiamo sentirci coinvolti nel fare crescere la cultura della legalità: magari accontentandosi di fare il proprio lavoro secondo le regole e rinunciando a facili guadagni ma conquistando la stima di sé stessi».Da parte del procuratore anche l'elogio all'operato e all'impegno delle forze dell'ordine per un lavoro spesso fatto «al di là dell'orario e per fedeltà al senso del dovere». Plauso cui si é aggiunto quello del sindaco Ivan De Beni, che aveva aperto la serata confermando questa come un'ulteriore tappa dell'«impegno dell'amministrazione e dell'istituto "Falcone Borsellino" nella promozione di una cultura della legalità». Un segno: l'intenso minuto di silenzio omaggio ad Angelo Vassallo, il sindaco del Cilento recentemente ucciso.

Tratto da:
http://www.larena.it/stories/Home/183426_schinaia_dissente_dal_vescovo_la_mafia_va_dove_c_denaro/


Mentre Schinaia si limita a non vedere la mafia cattolica ritenendola, probabilmente, parte integrante del tessuto sociale (a me Michele Dalla Costa, oggi Procuratore a Trieste, mi disse che praticare il lavoro nero era parte legittima delle Istituzioni!), Zenti teme la concorrenza.
Solo che il tessuto sociale costruito dalla chiesa cattolica è un tessuto sociale volto a strutturarsi in sistema mafioso. Al suo vertice il “padrino”, il dio padrone o chi lo rappresenta, o, se preferite, l’ideologia “del paron”. El paron son mi! Ideologia del veneto. “Mi son aperto in proprio”: “son diventà el paron”. Da paron a padrino, non c’è differenza. Si dispiega la stessa ideologia e la differenza sta solo in come lo Stato interpreta la situazione.
Il Veneto è già terra di mafia. Del sistema mafioso cattolico. Semmai la differenza sta nel come le Istituzioni si rapportano col sistema mafioso: se lo usano o se lo ritengono antagonista ai loro interessi.
Provate a chiederlo ai disoccupati prodotti da Zaia, Gentilini, Gobbo, Tosi e quant’altri, se preferiscono la disoccupazione a zero reddito o un reddito a rischio pur di sopravvivere!
Questo sistema Istituzionale aggredisce l’accattone o la donna che cerca di sopravvivere, ma spesso chi occupa ruoli istituzionali vanno dallo spacciatore di cocaina e, anziché denunciarlo, si comprano la dose.

18 settembre 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
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venerdì 17 settembre 2010

Un Veneto di criminali prodotti da un'ideologia che forgia i disperati: Veneto fra crimini e razzismo


E’ il terrorismo in Veneto. Una due giorni nel trevigiano dello sceriffo Gentilini e “prostrato davanti all’extracomunitario Scola” Luca Zaia stanno a dimostrare quanto squallore ci sia nel territorio trevigiano e quanta disperazione serpeggi emergendo, di volta in volta, nei fatti di cronaca.
La feroce guerra messa in atto da Gentilini, Zaia, Bitonci e compagni di partito, contro poveri, extracomunitari, rom e quant’altri, aveva il solo scopo di favorire l’insorgere di una criminalità di origine familiare e imprenditoriale.
Nella vicenda della moglie che fa uccidere il marito per l’eredità sono tutti veneti: come Gobbo!
Ora mi chiedo: perché non si cacciano i trevigiani da Treviso?
Non è la logica di Maroni, Gentilini, Bossi e Zaia?
Secondo la loro logica i criminali non sono solo Marin, Vazzola, Fregona, ma anche Gentilini, Zaia, Gobbo, Bitonci: non sono forse della stessa razza?
Come Bossi vuole aggredire tutti i Rom perché qualche Rom ruba, con lo stesso meccanismo mentale Zaia, Gentilini, Bitoni, vanno cacciati perché sono tutti assassini.
Riporto l’agenzia ANSA:



Anziano ucciso nel trevigiano: la moglie confessa
Ha commissionato omicidio, arrestati anche i suoi complici
17 settembre, 09:41

(ANSA) - TREVISO, 17 SET - Ha confessato ed e' stata arrestata dalla squadra mobile di Treviso per l' omicidio premeditato del marito Laura de Nardo, 61 anni. La donna avrebbe pagato 200 mila euro per far uccidere il marito Eliseo David, 71 anni. In carcere sono finiti anche i suoi complici: Ivan Marin 36 anni, di Vazzola (Treviso), disoccupato; Gennaro Geremia (48), di Visna' di Vazzola, pregiudicato, manutentore presso un hotel di Mestre e Mirko Della Giustina (29), di Fregona (Treviso), idraulico. (ANSA).

Tratto da:
http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/veneto/2010/09/17/visualizza_new.html_1762323784.html

E lo stesso non vale forse per i direttori di banca?
Coloro che facevano rapinare le banche con un sodalizio criminoso?
I trevigiani sono dei rapinatori?
Non vale forse lo stesso sistema affermato da Bossi e da Maroni? Siamo alla follia ideologica di nazistelli che giocano con le Istituzioni in una regione malata di disperazione. Una regione malata di disperazione in cui fare l’imprenditore è il modo meno rischioso di fare il criminale.
Riporto la notizia dei direttori di filiale bancaria: che c’è da dire, che i direttori di filiale bancaria sono tutti dei rapinatori e andrebbero allontananti dal Veneto? Se assumessimo la logica di Bossi, Maroni, Gentilini e Bitonci, questa dovrebbe essere. Ma se i direttori di banca dovessero essere deportati lo dovrebbero essere non perché alcuni di loro hanno rapinato delle banche, ma perché molti di loro hanno ridotto alla miseria molti clienti. Riporto la notizia:


RAPINE IN BANCA, ARRESTATI DIRETTORI DI FILIALE
In tutto sono 15 le persone arrestate tra cui due direttori di banca



Autore: Carlo De Bastiani
TREVISO - Un'organizzazione finalizzata alla commissione di rapine nel Nord Italia, che avrebbero fruttato quasi 2 milioni di euro, è stata sgominata dai carabinieri del comando provinciale di Venezia che, in queste ore, stanno eseguendo una quindicina di provvedimenti cautelari in carcere e una trentina di perquisizioni.
L'operazione, tuttora in corso e con l'utilizzo di elicotteri e unità cinofile, sta interessando alcune aree del Nord Italia e la Sicilia. Secondo quanto è emerso dalle indagine, l'organizzazione criminale sarebbe stata articolata in tre livelli - organizzativo, logistico e operativo - con elementi interni agli istituti bancari. Abitualmente operava con gruppi di due-tre persone alla volta per l'esecuzione delle rapine.
L'indagine, coordinata dalle procure di Venezia, Trento, Treviso e Rovereto (Trento) è durata oltre un anno e ha di fatto impedito l'esecuzione di una nuova rapina, già organizzata nei dettagli e con l'uso delle armi, ai danni di un istituto bancario nel veneziano.
Sono complessivamente 15 le persone, tra cui due direttori di filiali bancarie, tratte in arresto dai carabinieri di Venezia di cui 5 arrestati Treviso.

16-09-2010

Tratto da:
http://www.oggitreviso.it/5-trevigiani-arrestati-rapina-28616


Poi i trevigiani cadono in basso?
No!
E’ la loro concezione di soggetto debole da rapinare senza, così immaginano, dover subire ritorsioni di giustizia. Speravano che il trans non denunciasse la rapina: si vergognasse e loro potevano godere di impunità. Loro erano TREVIGIANI, non come questo “pezzente” che vive facendo il trans: loro fanno rapine!
E’ la logica di Gentilini, Gobbo, Zaia, Bitonci, logica tesa a criminalizzare le persone socialmente deboli in modo da impedire loro di fruire dei diritti Costituzionali. Una logica che ha portato alla costruzione dei campi di sterminio e che sta portando il Veneto in una china di distruzione sociale.
E’ come per il “bullismo” (che poi è solo aggressione e violenza) che troppi ragazzi Veneti, educati ad essere dei vigliacchi come quello appeso in croce e davanti al quale si mettono in ginocchio, praticano nei confronti di persone fragili che emarginano per riaffermare il loro delirio di onnipotenza come incapacità ad affrontare la loro esistenza.
Riporto la notizia:


16/09/2010
Denunciati due giovani di Paese
RAPINA AL TRANS, INCASTRATI
Viado aveva letto la targa, simulato il furto dell'auto


MONTEBELLUNA - (nc) Nella notte del 4 settembre aveva rapinato con l'aiuto di un complice un trans peruviano, utilizzando l'auto intestata al fratello. Nella fuga però qualcosa era andato storto: l'auto a fatica si era messa in moto permettendo al viado di identificare parte della targa. L'uomo che si era appartato con lui è un 25enne di Paese, Alex Cendron. Il timore che il peruviano avesse riconosciuto l'auto ha spinto il giovane a cercare un alibi ed ha quindi convinto il fratello 21enne a sporgere regolare denuncia di furto dell'auto utilizzata per il colpo. La strana coincidenza dei due fatti, il furto dell'auto e la rapina con un mezzo simile a quello rubato, hanno messo in moto le indagini dei Carabinieri che hanno ritrovato il giorno dopo l'auto in un parcheggio di Spresiano, posteggiata e regolarmente chiusa. Per Alex Cendron è scattata una denuncia per rapina mentre il fratello Christian è stato deferito per simulazione di reato. Le indagini proseguiranno ora per identificare il complice della rapina che fruttò ai malviventi un bottino di appena 80 euro.

Tratto da:
http://www.venetouno.it/notizia/22466/rapina-al-trans-incastrati


E il Veneto finisce come ad Ormelle: la disperazione risolve la contraddizione di un’esistenza di autodistruzione.
Si è passata la vita a pregare e a discriminare finché la disperazione travolge le persone: il vuoto esistenziale le travolge riducendole a mere nullità.
E’ l’effetto del cristianesimo. Una regione come il Veneto che fa del cristianesimo l’ideologia di morte e di distruzione impedendo alle persone di costruire un futuro dignitoso.
Riporto la notizia della disperaione:

SI UCCIDE TAGLIANDOSI LA PANCIA
Si tratta di una 71enne di Ormelle da tempo sofferente di depressione
16-09-2010



ORMELLE – Una donna di 71 anni di Ormelle è stata ritrovata morta all’interno della sua abitazione con una profonda ferita all’addome.
Secondo quanto ricostruito dai carabinieri si tratterebbe di un suicidio: la donna avrebbe deciso di farla finita afferrando un coltello da cucina per poi ferirsi volontariamente al punto da morire.
La donna, sposata e casalinga, sarebbe stata da tempo sofferente di una forte forma di depressione.

Tratto da:
http://www.oggitreviso.it/si-uccide-tagliandosi-pancia-28631


E poi ci saranno ancora notizie di disperazione: disperazione dopo disperazione. Se non si cambia l’ideologia della Regione Veneto; se non si costruisce un diverso modo di pensare gli Scola continueranno a spacciare il loro dio creatore come se fosse una dose i eroina e i Luca Zaia si prostreranno sempre perché solo nel prostrarsi (il TGR ha mostrato Zaia che si fregava le mani e accennava ad inchini col corpo mentre dalla sala del Consiglio Regionale Veneto chiamava il criminale Scola “eminenza” e, in quell’atteggiamento deferente, violentava e insultava la Costituzione della Repubblica), come se il mondo e la vita fosse creata da un dio padrone pazzo, cretino e deficiente.
Domani, altra disperazione e altri delitti.

17 settembre 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

mercoledì 15 settembre 2010

Il leone dell'evangelista Marco e i fatti di cronaca indotti dai valori morali del crocifisso.


Il simbolo del leone di s. Marco è il simbolo del disonore etico e morale dei Veneti. Della loro rinuncia ad essere cittadini italiani; del loro disprezzo per la Costituzione della Repubblica; simbolo della loro ideologia clericale e nazista: si ignorano i valori della Costituzione per esaltare quelli che portano al genocidio e allo schiavismo.
I risultati dell'etica del leone di san Marco li osserviamo nei fatti di cronaca dei quali, gli amministratori regionali sono responsabili con le loro scelte e con le loro non-scelte.

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In un Veneto sempre più disperato in cui i suicidi continuano in una infinita sequenza e la disoccupazione sta dando i suoi frutti fra sfratti e sequestri, ormai non ci resta che elencare le cose buone di cui le amministrazioni regionali ci hanno abituato negli ultimi anni.
Il lavoro nero e lo schiavismo, tanto favorito dalla magistratura, vede ogni tanto qualche episodio salire alla ribalta della cronaca.
Naturalmente i giornalisti si guardano bene dal parlare dei drammi delle persone truffate, schiavizzate, derubate degli oneri sociali. Per l’associazione giornalisti sono delle non persone vittime che rappresentano numeri nel loro delirio di cronisti al servizio della disinformazione.
Ricordiamo che sono queste situazioni di “imprenditorialità diffusa” sempre pronte a superare il limite fra il lecito e l’illecito, che hanno rappresentato il serbatoio di voti della Lega e del PDL. Quando la CGIL ha tentato di portare la legalità della legge, era accusata di comunismo.
Certi personaggi usano forme apparenti di leggi per terrorizzare i cittadini e nello stesso tempo gridano allo scandalo quando si pretende che loro rispettino la legge.

PADOVA
Evasione fiscale delle coopTre arresti e 21 indagati
La Guardia di Finanza ritiene che l'associazione criminale incassasse oltre 10mila euro giornalieri. In carcere anche un consulente che lavorava a tempo pieno per la banda

PADOVA - Trenta milioni di euro tra oneri previdenziali e fiscali e contributivi non versati, 18 milioni di euro in contanti, titoli di società ed immobili sequestrati. Sono alcuni dei dati emersi nell’operazione della Guardia di finanza di Padova che dalle prime luci dell’alba di martedì sta procedendo a numerose perquisizioni tra Veneto, Emilia Romagna, Piemonte e Toscana. Ventuno le persone indagate e tre destinatari di ordinanze di custodia cautelare in carcere per il reato di associazione per delinquere finalizzata all’evasione fiscale. Secondo le stime della guardia di finanza, il sodalizio criminale incassava denaro per oltre 10mila euro giornalieri, frutto dei saldi non versati alle casse degli enti previdenziali dei titolari delle cooperative, che invece li consegnavano ai capi dell’organizzazione, finiti in carcere, che li reinvestivano in attività lecite quali bar e negozi. Tra i destinatari delle ordinanze di custodia cautelare in carcere anche un consulente fiscale che lavorava a tempo pieno per la banda, ed aveva il compito di «fabbricare» documenti che facessero apparire la situazione contabile delle numerosissime cooperative, intestate a titolari di comodo, in regola. Sotto la copertura delle cooperative riunite in consorzi, centinaia di lavoratori, in maggioranza stranieri, ma con anche molti italiani tra le fila della manovalanza, si aggiudicavano i servizi di facchinaggio di importanti gruppi industriali del settore alimentare, soprattutto nel nord Italia. (Ansa)

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/padova/notizie/cronaca/2010/14-settembre-2010/evasione-fiscale-3-arresti-ventuno-persone-indagate-1703757508231.shtml


Schiavismo, cocaina e vendere merda!
Sono ingredienti abbastanza comuni nell’attività dei veneti legati al simbolo criminale del Leone di Venezia.
Che la Verona “bene” sia piena di cocaina, come la Treviso “bene” o la Padova “bene”, ci sono ben pochi dubbi. Difficile è provarlo. Per fortuna, l’idea che le persone si fanno di un ambiente criminale che ritiene importante salvaguardare la faccia verso l’esterno, ogni tanto sono sorrette dalle notizie di cronaca che confermano il loro punto di vista.



Cocaina per la «Verona bene»Dieci insospettabili in manette
I carabinieri hanno individuato in un gruppo di commercianti e liberi professionisti italiani, molti dei quali incensurati, gli spacciatori insospettabili di droga, anche pesante, smerciata nella zona del Lago di Garda a giovani veronesi

Peschiera del Garda. Riforniva di cocaina, eroina e hascish i giovani della "Verona bene" una banda di insospettabili, fatta da commercianti e impiegati, sgominata dai carabinieri di Peschiera del Garda. L’operazione, denominata «Ancora», si è conclusa all’alba con l’arresto di 10 persone, altre 6 denunciate a piede libero e altri 14 giovani segnalati alla Prefettura come assuntori di stupefacenti. Un’indagine avviata dai militari dell’Arma ancora nel mese di febbraio, condotta con l’utilizzo di tecniche investigative sofisticate, ma anche tradizionali, che ha permesso di individuare in un gruppo di commercianti e liberi professionisti, molti dei quali incensurati, gli spacciatori insospettabili di droga, anche pesante, smerciata nella zona del Lago di Garda a ragazzi e adolescenti che arrivano dal vicino capoluogo scaligero.

Tratto da:
http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Home/183324_cocaina_per_la_verona_benedieci_insospettabili_in_manette/


Vendere merda sia che si tratti di uova o che si tratti di cocaina.
Hanno ragione le industrie dolciarie a rivendicare la loro estraneità all’uso di certi ingredienti: noi abbiamo tutte le ragioni per non credere alla loro presa di distanza.
Se la Melegatti non usa queste porcherie; se la Bauli non usa queste porcherie; lo dimostrino.
Non sto parlando della dimostrazione che può essere fatta al magistrato. Sto parlando della dimostrazione che deve essere fatta ad ogni singolo consumatore che ha il diritto di difendersi da una pubblicità che mediante la stimolazione della sua percezione lo induce a comperare un prodotto che, dai dati di cronaca, fa sorgere il sospetto della sua non assoluta integrità.

VERONA
Sequestrati 10 milioni di uovaper la preparazione di dolci natalizi
In una ditta veronese i Nas di Padova hanno riscontrato la violazione di norme igienico-sanitarie. Nel magazzino c'erano topi e insetti. La Melegatti: «Siamo estranei»

VENEZIA - Dieci milioni di uova sono state sequestrate dai carabinieri del Nas di Padova e del reparto Analisi per la tutela della Salute in una ditta veronese, specializzata nella fornitura di ovoprodotti destinati a industrie dolciarie nazionali. Il controllo, in vista degli approvvigionamenti autunnali di prodotti base per la realizzazione di dolci tipici natalizi, ha portato alla scoperta che in un magazzino di una ditta veronese le uova venivano stoccate senza rispettare le corrette condizioni igienico-sanitarie, a temperature non idonee, con percolati di uova rotte, il tutto in presenza di insetti, roditori e relativi escrementi. Visto il cattivo stato di conservazione del magazzino, il personale del Nas ha operato il sequestro penale dell’intera partita, pari a 10 milioni e 300 mila uova, per un valore commerciale del prodotto finito pari a 2 milioni di euro. L’attività ispettiva è proseguita anche all’interno dell’area di sgusciatura e lavorazione dove sono state riscontrate diffuse situazioni di sporcizia, risalenti alla precedente lavorazione. È stata quindi richiesta all’Autorità sanitaria l’inibizione all’uso dell’intera linea di lavorazione dell’azienda stessa fino all’adeguamento ai regolari criteri igienici. Lo specifico intervento dei carabinieri del Nas ha permesso di impedire l’eventuale utilizzo delle uova nella preparazione di sottoprodotti destinati quali ingredienti in prodotti dolciari da forno, panettoni e pandori in testa.
Nelle ore successive al sequestro, la Melegatti Spa, azienda leader del settore dolciario da ricorrenza, ha dichiarato la propria estraneità alle operazioni denunciate. «Operiamo severi controlli su ogni partita che ci viene consegnata, avvalendoci del nostro laboratorio e di laboratori esterni che ne integrano le competenze», conferma l’avvocato Emanuela Perazzoli, presidente e amministratore delegato di Melegatti, «tanto che, grazie alle nostre severe misure cautelative, abbiamo raggiunto importanti certificazioni di qualità per le quali rispettiamo rigorosissime procedure, che salvaguardano consumatore e azienda».
«Con oltre nove italiani su dieci che durante il periodo di Natale consumano dolci l’operazione dei Nas dei Carabinieri è importante per garantire la sicurezza a tavola in un momento importante per le famiglie». È quanto afferma, in una nota, la Coldiretti nell’esprimere soddisfazione per l’operazione dei Nas che hanno sequestrato i 10 milioni di uova stoccate vicino a Verona. «Si stima che in Italia siano prodotti per Natale più di cento e dieci milioni tra pandori e panettoni, ma sono anche in molti - conclude la Coldiretti - a riscoprire dolci tradizionali del territorio fatti in casa». (Ansa)
Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/verona/notizie/cronaca/2010/14-settembre-2010/sequestrati-10-milioni-uova-la-preparazione-dolci-natalizi--1703757307595.shtml


Perché comperare merendine e prodotti confezionati, se questi sono i metodi che alcuni confezionatori di merendine e di prodotti natalizi usano?
A me non interessano i loro certificati di qualità. Sono troppe le notizie di intrallazzi mafiosi fra certificatori ed aziende e nemmeno mi danno sicurezza le Istituzioni quando garantiscono anziché intervenire all’interno delle aziende quotidianamente e sistematicamente.


Gli industriali pensano alla società solo come un oggetto da predare e, pertanto, la loro parola è solo un metodo per ingannare distogliendo l'attenzione.
Questa è la società del Veneto: dalla cocaina ai suicidi; dalla merda spacciata per un prodotto commestibile, allo schiavismo come espressione ideologica.
Per gli amministratori del Veneto è importante solo riempire di botte la persona che hanno aggredito e ridotte all’accattonaggio: questo li fa sentire forti!


15 settembre 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
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lunedì 6 settembre 2010

I cacciatori chiamati a risarcire i danni per gli "incidenti"


Fino ad ora la superficialità dei cacciatori era sempre stata tollerata, ma qualche cosa sta cambiando.
E’ il senso della sentenza del tribunale di Conegliano.
Troppo spesso i cacciatori hanno VOLUTAMENTE provocato incidenti e tensioni in una sorta di impunità che giochi di “tacito silenzio” e di “intese sottese” hanno garantito loro. Spesso per gli inquirenti era troppo difficile distinguere l’aggressione mascherata da incidente, dall’incidente vero e proprio.
Col discorso dei risarcimenti milionari la questione cambia: “Non so se hai fatto a posta a sparargli, ma paghi il danno che hai fatto!”
Noi, che abbiamo subito provocazioni dai cacciatori e siamo consapevoli delle aggressioni che i cacciatori, con la loro arroganza al limite del criminale e del terrorista, salutiamo con soddisfazione questa sentenza e ci auguriamo che presto venga seguita in tutta Italia.
E’ un segnale di civiltà che alza una barriera contro l’odio sociale dei cacciatori e il loro disprezzo per la società civile e per la Costituzione della Repubblica.
Riporto la notizia:

Ucciso a caccia, un milione di risarcimento
Uccise per sbaglio l'amico che era a caccia con lui: adesso dovrà pagare un risarcimento di un milione di euro. E' una sentenza shock per il mondo della caccia. L'incidente avvenne durante una battuta sui colli di Tarzo, in cerca di lepri e caprioli
di Sabrina Tome'


TARZO. Sentenza choc per il mondo della caccia: 1 milione di euro di risarcimento a carico del cacciatore che uccise per sbaglio l'amico uscito in battuta con lui. La somma, che non ha precedenti, è stata decisa venerdì scorso dal giudice del tribunale di Conegliano: i danni sono stati riconosciuti alla madre, alla sorella, alla moglie, ai figli e anche ai nipoti della vittima. Angelo Fava morì dissanguato a 56 anni, il 27 settembre 2004 a Castelich di Tarzo.Il giudice Susanna Menegazzi ha chiuso venerdì scorso con un'ordinanza anticipatoria della sentenza, la causa che si trascina da anni davanti al tribunale civile. Il tribunale di Conegliano ha condannato gli eredi del cacciatore Giuseppe Tonon di Tarzo (nel frattempo deceduto) a pagare in solido con la compagnia di assicurazione Aurora la somma-record di 1 milione di euro (comprese le spese) per la morte di Angelo Fava, ucciso da un colpo di fucile calibro 12. Il risarcimento è stato disposto a favore di tutti gli eredi della vittima, nipoti compresi. L'incidente di caccia si verificò alle 11.30 di domenica 27 settembre 2004. Angelo Fava era uscito, senza fucile, con un amico sulle colline di Tarzo, località Castelich, dove avevano sistemato un cannocchiale per l'avvistamento di lepri e caprioli. Poco dopo i due erano stati raggiunti da Giuseppe Tonon, 65 anni, anche lui di Tarzo. Stando alle ricostruzioni fatte subito dopo la tragedia, l'ultimo arrivato si era chinato sul cannocchiale e Fava gli era arrivato alle spalle: a quel punto partì il colpo che recise tre dita dell'uomo andando poi a conficcarsi sulla coscia all'altezza dell'arteria femorale. Fava era morto in quattro minuti, malgrado i disperati tentativi degli amici di soccorrerlo. La Procura di Treviso, con il sostituto Francesca Torri, aveva aperto un'inchiesta per far luce sull'accaduto. Le prime deposizioni raccolte avvaloravano l'ipotesi del colpo partito accidentalmente. Nel frattempo anche Tonon morì (due mesi dopo, per infarto) e il procedimento penale si chiuse con un'archiviazione. E' andata diversamente sul piano civile: gli eredi della vittima, assistiti dallo studio legale Gracis, hanno chiesto di andare avanti e davanti al giudice sono stati citati gli eredi di Tonon, assistiti dallo studio Broli e la compagnia di assicurazione rappresentata dallo studio Barolo. Venerdì scorso è arrivato il pronunciamento del giudice che ha firmato l'ordinanza (destinata a diventare sentenza entro 30 giorni).

(04 settembre 2010)

Tratto da:
http://tribunatreviso.gelocal.it/dettaglio/ucciso-a-caccia-un-milione-di-risarcimento/2321551


E’ inevitabile che chi usa un fucile provochi degli incidenti, ma gli incidenti vanno circoscritti nell’ambito dell’incidente, non della violenza che si vuol far passare come incidente. Troppo spesso, è mia impressione, i carabinieri hanno preferito dar corso alla tesi dell’incidente di caccia anziché del delitto.
Sono convinto che questo modo di procedere del magistrato che sanziona in modo significativo l’incidente possa portare le persone che hanno la licenza di caccia a riflettere sull’importanza della società civile e delle sue regole morali.

06 settembre 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
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