La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

domenica 19 settembre 2010

Riflessioni sulla mafia in Veneto e il tessuto sociale perfettamente funzionale all'ideologia e all'organizzazione mafiosa in regione.


Con politici più attenti al loro tornaconto personale che non alla società civile, pronti a negare l'evidenza pur di non essere costretti a lavorare (per costoro la crisi economica era solo una questione psicologica) la mafia è favorita. I successi vantati dai politici contro la mafia appaiono più un "millantato credito" in cui si accusa di mafia dei poveracci e si evita di mettere le mani nei palazzi in cui gli affari odorano di mafia: quella vera!
Così si porta il conflitto nel tessuto sociale per costruire emergenze da gestire in sceneggiate televisive e per impedire ai cittadini di predisporsi per affrontare le contraddizioni che il futuro riserva loro: come è successo alle centinaia di migliaiai di licenziati!
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Il Veneto è una regione in cui il sistema mafioso, che implica evitare gli obblighi di legge contando sull’appoggio dell’amico dell’amico, impera al di fuori delle leggi e con grande coinvolgimento delle Istituzioni.
L’allarme che viene lanciato è quello dell’arrivo in Veneto di organizzazioni mafiose. Ma, a guardar bene, non si tratta di paura che la legge venga violata o se ne impedisca l’applicazione, ma è una paura legata all’arrivo di una concorrenza che, sfruttando un tessuto sociale, economico e Istituzionale favorevole, possa entrare in concorrenza con le strutture mafiose che già agiscono in regione e che godono, troppo spesso, dell’appoggio di Istituzioni. Ogni giorno i fatti di cronaca ci rivelano l’esistenza di un tessuto sociale in disfacimento. Un tessuto sociale che già agisce con mezzi mafiosi, intimidatori, ricattatori, diffamatori, nei confronti dei cittadini che non si sottomettono e che non hanno mezzi sufficienti per chiedere giustizia. Un tessuto sociale che la cronaca ci svela composto da imprenditori criminali che evitano le leggi per assicurarsi ingiusti profitti. La cronaca ci parla di suicidi di disperati. Suicidi che avvengono quasi quotidianamente. La cronaca ci parla di disoccupazione prodotta da un sistema economico formato da imprenditori più tesi ad usare il proprio ruolo di imprenditore per truffare, rubare, che non per assicurare il benessere sociale.
Così la crisi economica ci dice com’è la situazione nel rodigino. E come nel rodigino, così nel padovano, nel veneziano, nel trevigiano, nel vicentino e nel veronese.
Questo articolo che riporta queste situazioni è emblematico di una situazione economica nel Veneto in rapido deterioramento e alla quale non esiste via d’uscita:



ROVIGO
Crisi, già esauriti i buoni lavoro


In tre mesi bruciati 100mila euro
Il Consvipo raddoppia i fondi: «Situazione durissima». In 112 hanno beneficiato dei voucher: 52 erano a Porto Viro, 27 ad Adria


ROVIGO — I Comuni del Polesine bruciano la scorta di voucher per il lavoro rivolti ai cittadini economicamente svantaggiati, pari a centomila euro, e il Consorzio per lo sviluppo delibera lo stanziamento di altri centomila euro per l'acquisto di nuovi ticket. Un'iniziativa che l'agenzia pubblica di programmazione economica ha realizzato con i fondi legati all'installazione del terminal Adriatic Lng al largo di Porto Levante, con cui cercare di dare una piccola risposta ai problemi di chi è rimasto senza lavoro oppure strozzato dalla precarietà. «I numeri parlano chiaro e danno il segno della necessità di trovare risposte - sostiene Luigi Pizzo, vicepresidente del Consvipo -. In meno di tre mesi sono stati utilizzati ben duemila tagliandi del valore di cinquanta euro ciascuno, che hanno permesso alle amministrazioni comunali di offrire concretamente occasioni di impiego temporaneo».
In totale sono stati 112 i cittadini a ricorrere a questo strumento, attraverso l'opera di segnalazione dei Servizi sociali che, sempre più, devono adoperarsi per «scovare» i cittadini in difficoltà economica, dovendo fare i conti con la difficoltà di molti ad aprirsi, proprio perché da sempre abituati a contare sulle proprie forze. Il Comune che ha fatto maggiore ricorso all'opportunità è Porto Viro con 52 casi; si sono mossi anche Adria e Taglio di Po, rispettivamente con 27 e 20 cittadini coinvolti. In Alto Polesine spiccano Lendinara, a quota 23, e Occhiobello, attestata sulle 15 persone impiegate. Nel capoluogo sono stati individuati 16 casi da destinare al progetto che prevede di destinare questi lavoratori ad attività di pubblica utilità.
Lavori di giardinaggio, pulizia, manutenzione di edifici, strade, parchi, monumenti, servizi operativi in occasione di manifestazioni sportive, fieristiche, culturali o lavori di emergenza e solidarietà: queste le opportunità di integrazione dei redditi per disoccupati, cassintegrati, studenti tra i 16 e i 25 anni, part time, pensionati. In questo ambito sono stati coinvolti soprattutto disoccupati (71) e inoccupati (26), mentre minore è stata l'incidenza dei cassintegrati (9) e i dipendenti in mobilità (6), destinati a crescere con ogni probabilità con l'esaurimento degli ammortizzatori sociali. «La crisi economica è un problema reale - continua Pizzo - proprio per questo stiamo puntando con decisione sul sostegno ai tirocini, finora con esiti positivi. Sono uno strumento per fare incontrare domanda e offerta tra manodopera e imprese, nell'ottica di creare occupazione buona e stabile. A ottobre la Commissione welfare si riunirà per definire con precisione lo stato dell'arte».
In generale, per le politiche di welfare, il Consvipo, attraverso l'accordo con Edison Lng, ha messo a disposizione uno stanziamento complessivo di circa un milione di euro. «Stiamo vivendo una crisi durissima - ribadisce Angelo Zanellato, presidente del Consvipo - e sicuramente si deve investire in moderni ammortizzatori sociali, ma anche puntare su infrastrutture e pianificazione economica per garantire occupazione buona e stabile a lavoratori e imprese. Noi, per esempio, con Fondazione Cariparo abbiamo anche sostenuto l’anticipazione della cassa integrazione per gli operai delle aziende in difficoltà».
Nicola Chiarini


15 settembre 2010

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/rovigo/notizie/cronaca/2010/15-settembre-2010/crisi-gia-esauriti-buoni-lavoro-tre-mesi-bruciati-100mila-euro-1703764483695.shtml

Quando la struttura imprenditoriale si articola sul lavoro nero, sull’aggressione dei lavoratori, su ritmi di lavoro schiavisti, su inganni e truffe fatte passare per imprenditorialità, si è costruito un tessuto socio-imprenditoriale facilmente coinvolgibile per il riciclaggio di fondi sporchi. Si aggiunga a questo la grande diffusione della cocaina che c’è nel territorio del Veneto, specialmente fra la “veneto bene”, e la necessità, da parte della “veneto bene”, di reperire grandi fondi per garantirsi il tenore di vita dell’epoca che ha preceduto l’attuale crisi economica e si capisce la possibilità che ha la mafia di entrare nel Veneto mettendosi in concorrenza con tutta la mafia locale che già agisce all’interno delle Istituzioni.
Un tessuto etico-morale favorevole a trasformare la società civile in preda da sciacallare. Un tessuto sociale pronto ad accogliere delle persone che si presentano con denaro contante da riciclare.
Una miscela esplosiva volta a peggiorare il tessuto sociale del Veneto.
Il fatto che in questi giorni la polizia tenti di scovare un “occultato” tesoro di Brusca non deve né sorprendere, né stupire. Semmai deve stupire che gli investigatori non ci abbiano pensato prima.
In ogni caso, anche questo fatto, dimostra come la società nella regione Veneto sia marcia e impegolata in traffici sporchi sui quali la magistratura appare latitante.



L'INDAGINE
Mafia, gli investigatori cercano


il «tesoro» del pentito Brusca
I Carabinieri hanno disposto perquisizioni anche nella provincia di Rovigo. L'ex boss è indagato per riciclaggio, fittizia intestazione di beni e tentata estorsione aggravata

PALERMO - Gli investigatori sarebbero alla ricerca del «tesoro» accumulato illecitamente da Giovanni Brusca e dai suoi famigliari. Brusca, tuttora sottoposto al programma di protezione, è uno degli esecutori materiali della strage di Capaci poi diventato collaboratore di giustizia, è indagato dalla Direzione distrettuale Antimafia di Palermo per riciclaggio, fittizia intestazione di beni e tentata estorsione aggravata. L’ex boss è indagato dalla Direzione distrettuale antimafia di Palermo, che ha disposto perquisizioni in tutta Italia, per riciclaggio, fittizia intestazione di beni ed estorsione. I Carabinieri del gruppo di Monreale stanno eseguendo una serie di perquisizioni domiciliari nelle province di Palermo, Roma, Milano, Chieti e Rovigo.
Il boss di Altofonte Domenico Raccuglia, considerato il numero 2 di Cosa Nostra, era stato arrestato dalla polizia il 15 novembre del 2009 a Calatafimi (Trapani) dopo 13 anni di latitanza. Proprio dalle indagini nei confronti di Raccuglia sarebbe emersa l’attività di riciclaggio ed estorsione svolta dal clan Brusca. Non è la prima volta che un collaboratore di giustizia finisce nuovamente sotto indagine dopo essere stato sottoposto a programma di protezione. In passato era accaduto anche al boss Totuccio Contorno, uno dei primi a pentirsi subito dopo Tommaso Buscetta, arrestato nell’estate del 1988 per il suo «ritorno in armi» a Palermo con l’obiettivo di vendicarsi nei confronti dei clan rivali che gli avevano sterminato la famiglia. Anche Balduccio Di Maggio, un altro pentito «storico» che aveva parlato del presunto «bacio» tra Totò Riina e Andreotti, fu sorpreso dopo essere rientrato a San Giuseppe Jato proprio per regolare i conti con il clan di Giovanni Brusca. (Ansa)
17 settembre 2010

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/rovigo/notizie/cronaca/2010/17-settembre-2010/mafia-investigatori-cercano-tesoro-pentito-brusca-1703777869732.shtml


Il sistema mafioso in Veneto è nelle mani della chiesa cattolica: lo ha dimostrato Zaia l’altro giorno quando in consiglio regionale del Veneto si è prostrato davanti a Scola anziché chiedere a Scola di pagare per i suoi delitti. Anzi, ha deciso di favorire i delitti del dio dei cristiani e del criminale in croce distribuendo le bibbie ai ragazzi anziché la Costituzione della Repubblica.
Mentre Zenti è preoccupato per la concorrenza che la mafia può fare ai suoi interessi e indica il pericolo derivante dall’arrivo della sua concorrenza dal “soggiorno obbligato”; più pragmaticamente Schinaia, che non vede la mafia cattolica, indica nella situazione socio-economica il terreno fertile in cui una diversa mafia, da quella cattolica, può innestarsi.
Là dove sorgono urgenti necessità di natura economica, in specie fra imprenditori, chi ha denaro, sia pur sporco, fa presto a prendere il controllo dei falliti. Gli imprenditori veneti sono tutti (salvo rare eccezioni) dei falliti in quanto non sono mai stati dei veri imprenditori, ma piuttosto dei criminali che hanno pensato che facendo gli imprenditori sarebbero stati perseguiti a pene inferiori che non se avessero fatto delle rapine a mano armata in una banca: Tanzi dimostra!

Schinaia dissente dal vescovo «La mafia va dove c'è denaro»
BARDOLINO. L'incontro sulla legalità promosso dal Comune mette in evidenza chiavi di lettura diverse sul fenomeno. Il prelato identificava l'«infezione» nell'istituto del soggiorno obbligato. Il procuratore e lo scrittore Nicaso: «La complicità non ha confini»
16/09/2010


Giuditta Bolognesi
Una mafia che non ha confini geografici ma segue l'onda del denaro e di ciò che le occorre. Non solo o non tanto, ormai, per guadagnarne di più, quanto per «giustificare» il fatto di averne; è con questa chiave di lettura che vanno decodificate le nuove forme di delinquenza organizzata, con notabili e colletti bianchi nel ruolo di consulenti indispensabili al riciclaggio di denaro sporco. E un legame «inevitabile» con la politica in quanto «due mondi necessari l'uno all'altro: il primo perché ha bisogno di autorizzazioni, il secondo di consensi». È lo scenario tutt'altro che incoraggiante tracciato martedì sera a Bardolino dallo scrittore ed esperto di mafie Antonio Nicaso e dal procuratore capo di Verona Mario Giulio Schinaia, in un teatro Corallo particolarmente affollato; un incontro pubblico promosso dall'amministrazione comunale, in particolare dall'assessore alla cultura Marta Ferrari, al quale ha preso parte anche il «Consiglio comunale dei ragazzi».La serata, cui hanno assistito le massime autorità militari del territorio, si é aperta con una presa di posizione, forte quanto distaccata, rispetto alle dichiarazioni del vescovo di Verona monsignor Giuseppe Zenti sul ruolo negativo della misura del soggiorno obbligato come elemento patogeno e veicolo dei fenomeni mafiosi nei confronti di un tessuto sociale sano come quello veronese.«È un concetto storicamente sbagliato», ha detto Nicaso. «Il cosiddetto "confino" é stato introdotto nel 1956 e per vent'anni non ha originato nessun tipo di problema. La situazione è cambiata negli anni Settanta, quando la realtà imprenditoriale locale ha trovato proprio in queste persone risposte ai propri bisogni. L'espansione di fenomeni come quelli mafiosi é frutto dell'incontro di due realtà che hanno avuto l'una bisogno dell'altra. E oggi é più che mai riduttivo pensare di catalogare geograficamente questi fenomeni: la mafia», ha sottolineato lo scrittore, «é presente ovunque esistano territori con realtà produttive importanti». «In questo senso il nordest e il Veneto non fanno eccezione: e se Modena e l'Emilia sono il crocevia del traffico della droga, qui c'é il crocevia degli scambi di denaro. Che nell'era globalizzata attuale non hanno bisogno altro che di un "clic" sul computer. Perciò», ha ribadito più volte Nicaso, «la mafia é, paradossalmente, molto più pericolosa quando non spara ma agisce direttamente sul tessuto sociale minandolo alle sue radici più sane».Opinioni tutte condivise dal procuratore Schinaia, che ha confermato come la mafia «non possa più essere considerata problema regionale o, peggio ancora, circoscritto a un determinato ambito territoriale. Si radica dove c'é ricchezza, possibilità di incrementare i propri affari e riciclare il denaro sporco con la complicità di insospettabili professionisti. Sarebbe un grave errore pensare di assicurare la legalità fermando qualche delinquente comune, magari extracomunitario. Tutti dobbiamo sentirci coinvolti nel fare crescere la cultura della legalità: magari accontentandosi di fare il proprio lavoro secondo le regole e rinunciando a facili guadagni ma conquistando la stima di sé stessi».Da parte del procuratore anche l'elogio all'operato e all'impegno delle forze dell'ordine per un lavoro spesso fatto «al di là dell'orario e per fedeltà al senso del dovere». Plauso cui si é aggiunto quello del sindaco Ivan De Beni, che aveva aperto la serata confermando questa come un'ulteriore tappa dell'«impegno dell'amministrazione e dell'istituto "Falcone Borsellino" nella promozione di una cultura della legalità». Un segno: l'intenso minuto di silenzio omaggio ad Angelo Vassallo, il sindaco del Cilento recentemente ucciso.

Tratto da:
http://www.larena.it/stories/Home/183426_schinaia_dissente_dal_vescovo_la_mafia_va_dove_c_denaro/


Mentre Schinaia si limita a non vedere la mafia cattolica ritenendola, probabilmente, parte integrante del tessuto sociale (a me Michele Dalla Costa, oggi Procuratore a Trieste, mi disse che praticare il lavoro nero era parte legittima delle Istituzioni!), Zenti teme la concorrenza.
Solo che il tessuto sociale costruito dalla chiesa cattolica è un tessuto sociale volto a strutturarsi in sistema mafioso. Al suo vertice il “padrino”, il dio padrone o chi lo rappresenta, o, se preferite, l’ideologia “del paron”. El paron son mi! Ideologia del veneto. “Mi son aperto in proprio”: “son diventà el paron”. Da paron a padrino, non c’è differenza. Si dispiega la stessa ideologia e la differenza sta solo in come lo Stato interpreta la situazione.
Il Veneto è già terra di mafia. Del sistema mafioso cattolico. Semmai la differenza sta nel come le Istituzioni si rapportano col sistema mafioso: se lo usano o se lo ritengono antagonista ai loro interessi.
Provate a chiederlo ai disoccupati prodotti da Zaia, Gentilini, Gobbo, Tosi e quant’altri, se preferiscono la disoccupazione a zero reddito o un reddito a rischio pur di sopravvivere!
Questo sistema Istituzionale aggredisce l’accattone o la donna che cerca di sopravvivere, ma spesso chi occupa ruoli istituzionali vanno dallo spacciatore di cocaina e, anziché denunciarlo, si comprano la dose.

18 settembre 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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