La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

domenica 31 ottobre 2010

Si impicca il libero professionista, ma non si impicca la "barbona" multata da Gentilini a Treviso perché chiedeva l'elemosina.


E' la nuova bandiera con cui i Veneti stanno sostituendo, finalmente, il simbolo obrobrioso del leone del quel san Marco che descrive un Gesù che stupra bambini ( e dal cui esempio i preti cattolici ricavano legittimazione) sia nella psiche, inducendoli al suicidio e qualche volta anche fisicamente.


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E’ il solito discorso del Veneto disperato a cui non resta che attaccarsi alla corda ed impiccarsi. Politici incapaci, quando non legati a relazioni di tipo mafioso, e Istituzioni la cui attività suona ingiuria per i cittadini.
La depressione viene imposta nell’infanzia. Anche il “lavoro creativo” è un modo per emergere da un insieme sociale che tende all’appiattimento.
Un libero professionista che si è ammazzato.
Per fortuna che non si è ammazzata la “barbona” che Gentilini a Treviso ha multato di 100 euro (con sequestro del piattino per le elemosine e il sequestro dei 30 euro) perché anziché puntare un coltello alla gola delle persone chiedeva l’elemosina!
Chissà se Loris Piantella avrebbe avuto il coraggio di chiedere l’elemosina.
No! Non credo. Dalle parole dell’articolista del Mattino di Padova appare come colui che “vuole far cambiare lo stile di vita”. Ho l’impressione che si sentisse tanto un “pastore di uomini” come facilmente le persone si identificano frequentando le parrocchie avviluppate il terrore dei cattolici che violentano i bambini costringendoli in ginocchio davanti al crocifisso.
Non si tratta di male oscuro, ma degli effetti dell’educazione cattolica che porta le persone a non essere capaci di affrontare la loro vita.
Riporto l’articolo.



Crisi senza uscita, giovane designer si uccide
Lo hanno trovato i familiari ieri all'alba nella rimessa dietro casa. Loris Piantella aveva 31 anni. Si è appeso una corda al collo, all'alba di ieri. Era un designer dinamico e creativo. Inutili tutti i soccorsi
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di Silvia Bergamin


VILLA DEL CONTE. Un altro suicidio. Ancora un giovane, ancora nell'Alta Padovana. Loris Piantella aveva 31 anni. Si è appeso una corda al collo, all'alba di ieri. Era un designer dinamico e creativo. Perché lo ha fatto? C'è un guazzabuglio, un dolore non articolabile, un mistero. Nessuno scritto, nulla di nulla. Ma se qualche parola si può strappare dal silenzio, se una spiegazione si può cercare, pare che il gesto sia riconducibile alla crisi economica: il lavoro che inizia a mancare, le opportunità che si restringono, la sensazione che non ci sia luce in fondo al tunnel. Loris lascia un bimbo di 9 anni, lo aveva avuto giovanissimo, poi con la madre il legame si era rotto; i rapporti rimasero buoni, il figlio è cresciuto un po' con mamma, un po' con papà. Viveva in via Corse 37, a Villa del Conte, con la famiglia: papà Ezio, ora in pensione, dopo una vita a lavorare con un'azienda per conto della Telecom; mamma Daniela Gazzola, casalinga; Loris era il secondo di 3 figli, era arrivato dopo Patrizia, 32 anni, e Federica, 22. Sono stati i familiari a trovarlo ieri mattina. Hanno lanciato l'allarme, i sanitari del 118 hanno tentato l'impossibile, non hanno potuto fare altro che constatare il decesso. I carabinieri di San Martino di Lupari sono intervenuti solo per raccogliere testimonianze. Patrizia, la sorella maggiore, ripercorre la mattina d'angoscia e di strazio. «Nostra mamma si è svegliata poco prima delle 7 e ha notato una luce accesa, nell'ufficio di Loris e nella rimessa, dove c'è il garage. La cosa l'ha insospettita, Loris non doveva lavorare ieri mattina. Si è accorta che non era a letto. Ci siamo tutti alzati, a cercarlo». Lo hanno trovato nel garage. Si era impiccato. «Mio fratello era un libero professionista, aveva lo studio in casa; era riuscito a diplomarsi geometra facendo le scuole serali. Ha sempre fatto tante cose, gli piaceva l'arte, proprio pochi giorni fa era stato ad Asolo a scattare alcune foto, la fotografia era una sua passione». Cosa c'era che non andava? «L'ho visto sereno. Lo vedevamo tranquillo. Certo, era alla ricerca di una migliore situazione lavorativa. Ma di questo parlava, non teneva le difficoltà dentro, ce le raccontava». Il sito internet che descrive la sua attività si apre con un collage di ritagli: «Un racconto di passione, l'immaginazione e le parole sono le verità di arte e talento". Si firmava "LP" e si racconta: «Le mie passioni sono il mio lavoro».

Un designer, per la precisione un interior designer con esperienza decennale nella progettazione d'interni. L'attività è stata avviata ad aprile 2009. «Ho scelto di dar vita a questo studio perché credo nelle persone e nella positività, nelle capacità e nella creatività. Le ambizioni che mi hanno spinto in questa direzione sono molte ma più di tutte la voglia di cambiamento». Parole di slancio, di entusiasmo, una grande carica. E poi, ancora: «Noi progettisti, disegnatori creativi abbiamo la responsabilità morale di poter sensibilizzare e modificare gli stili di vita di molte persone, lavoriamo nella direzione delle nuove possibilità e della ricerca». C'era la voglia di andare oltre. Una speranza, quella di fare del proprio lavoro un motore per generare bellezza. Una speranza che forse è stata delusa. Qualcuno dice che nell'ultimo periodo Loris apparisse depresso. Il male oscuro avrebbe intaccato la sua storia. Nonostante gli affetti, una bella famiglia. Ora si trova all'obitorio di Camposampiero, martedì il magistrato dovrebbe dare il nullaosta alla sepoltura. Il funerale sarà celebrato non prima di mercoledì.

Tratto da:
http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2010/10/31/news/crisi-senza-uscita-giovane-designer-si-uccide-2634746


I parenti disperati che si chiederanno: “Come è potuto succedere!”.
Persone che hanno visuto senza conoscere gli effetti delle loro scelte e delle loro azioni. Che manipolano la psiche di bambini indifesi costruendo degli adulti arroganti, depressi, violenti e onnipotenti. Pronti per essere i fruitori del nuovo simbolo sociale del veneto: la corda con cui impiccarsi.
Noi, che assistiamo alla disperazione seduti sulla riva del fiume della vita, abbiamo cessato di contare i cadaveri della disperazione dei Veneti e, un po’ alla volta, ci stiamo addormentando assuefacendoci ad un’inevitabilità che vediamo costruita giorno dopo giorno.


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31 ottobre 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

mercoledì 27 ottobre 2010

Andrea Zanoni della Lega Abolizione Caccia e gli ambientalisti in sit-in al TAR del Veneto contro la delibera regionale per la caccia in deroga.

Si è tenuto in data 27 ottobre il Sit-in al TAR Veneto per chiedere il rispetto delle Direttive Comunitarie che tutelano gli uccelli insettivori protetti

Le principali associazioni del Veneto, tra le quali la LAC (Lega Abolizione Caccia), ENPA (Ente Nazionale Protezione Animali), la LIPU (Lega Italiana Protezione Uccelli), la LAV (Lega principali) e molte altre, MERCOLEDI 27 ottobre 2010, dalle 8.45, effettueranno un sit-in davanti la sede del TAR (Tribunale Amministrativo Regionale) del Veneto a Venezia in occasione della discussione del ricorso della LAC contro la delibera del 5/10/2010 della Giunta Zaia, che consente la caccia in deroga in tutto il Veneto.
Il ricorso (il n.1701/2010) verrà esaminato dai giudici della Prima Sezione: Alessandra Farina (Consigliere Relatore), Vincenzo Antonio Borea (Presidente) e Claudio Rovis (Consigliere).
Il TAR, con decreto n.201000710 del Presidente Vincenzo Antonio Borea, lo scorso 15 settembre aveva rigettato la domanda di misure cautelari urgenti su ricorso della LAC (http://www.giustizia-amministrativa.it/DocumentiGA/Venezia/Sezione%201/2010/201001701/Provvedimenti/201000710_06.XMLione%201/2010/201001701/Provvedimenti/201000710_06.XML).
Andrea Zanoni con una nutrita rappresentanza di ambientalisti del Veneto hanno presidiato per tutta la mattinata il cortile antistante al TAR del Veneto a Canareggio 2277.
Si sono presentati sia giornalisti RAI che altri giornalisti che hanno registrato le interviste fatte ad Andrea Zanoni che ha esposto le ragioni della protesta che si è sostanziata con un ricorso al TAR contro un provvedimento della Regione Veneto che di fatto ha privato i cittadini della fauna dandola ai cacciatori per il loro divertimento.
Il video sulle ragioni del Sit-in su You Tube:
http://www.youtube.com/watch?v=-jfnxg5nyPM
L’azione fatta dalla Regione Veneto è da considerarsi un furto fatto ai cittadini e della loro possibilità di fruizione dell’ambiente selvatico a vantaggio di una categoria minoritaria di individui, i cacciatori, che hanno sempre dimostrato un assoluto disprezzo per la società civile e per i doveri che impongono loro le leggi. Spesso succede (due volte di sicuro nella Regione Veneto in questa stagione) che si sparano fra di loro ammazzandosi data l’assoluta leggerezza e irresponsabilità con cui maneggiano le armi sicuri che il magistrato di turno classificherà la loro azione come un “incidente”.
Ci sono sicuramente varie e diverse sensibilità che intervengono per fermare la caccia. Con diverse motivazioni. C’è una motivazione per fermare la caccia che sta sopra tutte: ci state derubando il patrimonio comune. Ci state derubando la società civile. La fauna è un patrimonio dei cittadini i quali concedono alle Istituzioni di amministrarla, ma non di saccheggiarla o di farne scempio come sta facendo la Regione Veneto.
La protesta, come ogni protesta, della quale presento alcune foto e un filmato caricato su You Tube delle interviste di Andrea Zanoni, aveva il solo scopo di sensibilizzare i cittadini su un problema che riguarda l’intera società anche se, tutto sommato, i problemi economici, in questo momento, stanno monopolizzando l’attenzione sociale. I problemi economici forse, un giorno, riusciremo a superarli, ma una volta che si è distrutto l’ambiente faunistico la sua ricostruzione necessiterà di molti e molti anni. L’ambiente faunistico è come la cultura: una volta che lo hai perso non lo riacquisti più.
Il sit-in di oggi tendeva a questo, anche se si pensa che i giudici Amministrativi applichino le leggi al di là di ogni possibile pressione.
C’è da ricordare che la caccia in deroga è illegittima, specialmente in seguito alla condanna dell’Italia del 15 luglio scorso (Causa C-573/08) per il mancato rispetto della direttiva comunitaria “Uccelli” sulle deroghe. Il che significa che se l’Europa multerà l’Italia, saranno tutti gli italiani, e non solo i cacciatori, a pagare la multa inflitta. Così, non solo i cittadini italiani sono derubati del loro patrimonio faunistico, ma vengono anche beffati dai ladri che rifilano ai derubati la pena per il loro furto.
Da qui l’idea della Lega per l’Abolizione della Caccia di chiedere un risarcimento danni per le peppole, i fringuelli, il frosone, il prispolone, la pispola e lo storno che verranno ammazzati (anche se il censimento degli ammazzati è solo nominale, superficiale e apparente).
NOTA: Il 28 ottobre 2010 il TAR del Veneto respinge il ricorso della Lega per l'Abolizione della Caccia contro la delibera regionale per la caccia in deroga. Pertanto, i cacciatori vengono autorizzati a sottrarre ai cittadini la loro fauna.

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27 ottobre 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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martedì 26 ottobre 2010

Ragazzi che vivono disagio sociale violentati a Mestre da un artigiano in pensione sotto il segno del crocifisso.

Questa foto è parte di una foto più ampia pubblicata dal giornale Il Gazzettino all’indirizzo:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=124295&sez=NORDEST
E’ a contorno di un articolo in cui un artigiano di Mestre (chissà se è della CNA o del CGIA) di sessantanove anni abusava di ragazzini in forte disagio sociale.
Come i maghi usano padre Pio, la madonna o Gesù per truffare i clienti prospettando il miracolo possibile, così il crocifisso simboleggia la pretesa di un delirio di onnipotenza.
Una lettrice del giornale fa notare che sulla porta del capanno agricolo c’è un crocifisso.
La domanda che mi pongo è questa: cosa sarebbe successo se al posto del crocifisso ci fosse stata una stella a cinque punte capovolta?
I cristiani accusano i "satanisti" di fare le violenze, in realtà le violenze vengono fatte solo col simbolo del crocifisso. E sono le più abiette.
E’ il discorso che già facciamo da molto tempo: per fare violenza alla società civile è necessario soffrire da patologia da onnipotenza che viene imposta dal cristianesimo. Questo artigiano sfruttava la sua posizione con ragazzini che soffrivano di disagio sociale e di emarginazione. Il crocifisso era il suo simbolo e il Gesù arrestato col bambino nudo era il suo ideale da imitare.
L’articolo lo trovate all’indirizzo:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=124295&sez=NORDEST

L’articolo non vale la pena di riprenderlo in quanto molto scarso di contenuti.
Più completo è l’articolo sull’episodio del Corriere della Sera che vale la pena di leggere:


MESTRE
Il nonno girava per scuole e parchie offriva soldi in cambio di sesso
L’ex artigiano in pensione colto in flagranza con un quindicenne in un casolare. A caccia di giovani in difficoltà. S’indaga su altri eventuali casi

MESTRE - Guardava i ragazzi uscire da scuola e giocare nei campi da calcio o nei giardini cittadini, poi li avvicinava. Chiacchiere, proposte e offerte di soldi. Uno di questi ragazzini, un quindicenne, lo ha seguito in una baracca dove ha accettato una prestazione sessuale a pagamento. Cercava ragazzi di strada l’anziano mestrino arrestato dai carabinieri. E li cercava nei quartieri più popolari, tra i ragazzi più difficili, quelli con storie familiari più complesse e in condizioni economiche più fragili. L’ex artigiano puntava soprattutto i ragazzi stranieri e c’è il sospetto che per pochi euro abbia approfittato non solo del quindicenne con il quale è stato scoperto. Per ora questa però è solo un’ipotesi. L'uomo è stato arrestato, la settimana scorsa, dai carabinieri della Compagnia di Mestre del capitano Salvino Macli e del tenente Claudio Martino, per sfruttamento della prostituzione minorile. E’ stato fermato nel capanno, fatto di assi e teloni cerati, mentre si trovava con il quindicenne, poco prima che si consumasse l'abuso.

Il ragazzino aveva accettato di seguirlo in mezzo ai campi urbani di Mestre, pur di avere qualche spicciolo in tasca. Gli facevano comodo e credeva davvero di dovere seguire l'uomo per «dei lavoretti» in quel capanno, come gli aveva spiegato in macchina l’anziano. Poi quando si era trovato là, alla fine però aveva accettato le avances del pensionato, pur di avere i contanti promessi. I carabinieri del capitano Macli sono intervenuti in tempo, quel giorno, per arrestare il pensionato in flagranza di reato. Era da un po' che lo stavano seguendo. Prima lo avevano notato i carabinieri della stazione di Mestre, quel sessantanovenne che si fermava ai parchi dove i ragazzini giocavano a calcio e passava le giornate nei luoghi dei giovani e qualche volta era notato anche davanti alle scuole, non era passato inosservato. Poi ai sospetti si sono aggiunte anche altre segnalazioni, vicini di casa che notavano strani giri. «Ti interesserebbe guadagnare dei soldi?». Così si presentava ai ragazzi.

I carabinieri adesso stanno approfondendo tutti gli scenari precedenti, per trovare altre possibili vittime della perversione dell'anziano. La segnalazione di un cittadino, è quello che ha messo sulla pista giusta i carabinieri e confermato tutte le ipotesi. «L'indicazione del residente, che aveva notato comportamenti ambigui, ci ha consentito di intervenire in tempo - spiega il capitano Salvino Macli - Per questo partecipare, segnalare e comunicare è importante, in modo da prevenire insieme i reati». Il pensionato sessantanovenne è in carcere, misura cautelare disposta dopo l'interrogatorio di garanzia dal giudice per le indagini preliminari, Luca Marini, che ha negato gli arresti domiciliari richiesti invece dall'avvocato difensore Carlotta Galvan. La pena per sfruttamento della prostituzione minorile arriva fino a 12 anni di reclusione. L'indagine, coordinata dal sostituto procuratore Lucia D'Alessandro, prosegue per trovare altre eventuali vittime dell'ex artigiano.

Martino Galliolo
26 ottobre 2010

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneziamestre/notizie/cronaca/2010/26-ottobre-2010/nonno-girava-scuole-parchi-offriva-soldi-cambio-sesso-1704032060849.shtml

Sono segnali su come si è costruito il disagio in Veneto. La violenza del crocifisso, del criminale Gesù, imposta a ragazzini indifesi.
Questo artigiano ora si farà un po’ di carcere. Il suo delirio di onnipotenza è stato un po’ frustrato. Qualcuno gli sta spiegando che lui non è ad immagine e somiglianza del dio creatore dell’universo e che le leggi valgono anche per lui.
Avrebbe potuto scegliere di agire per il benessere della società, invece si è comportato come il Gesù dei cristiani che saccheggiava la società per costringere le persone in ginocchio davanti a lui.



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26 ottobre 2010
Claudio Simeoni
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Un bambino si è impiccato: riteneva di essere fatto così e invece lo hanno costretto ad essere così!


La condizione psichica vissuta dai bambini nell'educazione cristiana. Foto di un'opera di Binebine presentata alla 53esima biennale di Venezia.

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E’ un caso limite, ma sintomatico del disagio del Veneto: ci si suicida perché i genitori si sono dimenticati di avere delle responsabilità nei confronti dei figli. E’ sintomatico che nella lettere il ragazzino abbia scritto “Sono io che sono fatto così”. Il massimo della perversione: non era in grado di riconoscere il proprio divenuto nel suo abitare il mondo. I genitori lo avevano convinto che “lui era così!”. Non pensava di essere così perché i genitori si erano dimenticati di essere dei genitori e si comportavano da padroni ad imitazione del dio padrone.
E’ un caso limite. Esistono ragazzi che sono un potere prezioso per la società in cui viviamo. La loro sensibilità emotiva ha la capacità di spazzare via tutto il lordume che il cattolicesimo ha imposto nella società. Ma i genitori sono inadeguati, incapaci, di fornire loro gli strumenti con cui affrontare adeguatamente la quotidianità. Così non sono in grado di gestire le loro emozioni che sono gigantesche rispetto a quanto loro sono in grado di sopportare.
Queste persone, anche questo ragazzino, avrebbero potuto essere dei GIGANTI nella società in cui viviamo, ma nessuno gli ha spiegato che le sensazioni che provavano erano la percezione di un immenso che li circonda. Così, anziché usare le loro emozioni per costruire relazioni soddisfacenti, queste emozioni si sono ritorte contro di loro trasformandosi in una sofferenza indicibile.
Una libido potente, incapaci di veicolarla nelle astrazioni del mondo e legata a relazioni personali, individuali, le uniche che l’orrore cristiano concede alle bestie che costringe in ginocchio.
Così non resta che la bandiera dei Veneti: il cappio. Impiccarsi come ultima possibilità per mettere fine alla sofferenza.
Si nasce soli e si muore soli perché il cristianesimo vuole trasformare tutte le persone in pecore del suo gregge, ma qualcuno non accetta la condizione trova nei genitori persone inadeguate. E poi, colpevolizza sé stesso: sono fatto così!
Riporto l’articolo e tutta la mia personale sofferenza per il potere che questo ragazzino portava e che nessuno lo ha aiutato a sostenere nel momento più difficile della sua esistenza: l’adolescenza!


Si toglie la vita a 12 annidopo una delusione
IL DRAMMA. Ha voluto restare a casa da scuola, lo ha trovato la nonna. Lascia una lettera: «Cari genitori, non è colpa vostra. Sono io che sono fatto così. Non ha senso vivere in queste condizioni»
26/10/2010
Diego Neri
Vicenza. «Cara mamma, caro papà, non sentitevi in colpa. La nostra è una famiglia splendida, mi avete sempre voluto bene. Ma quando mi dicevate di tirarmi su, che ero un ragazzo in gamba, e di non fare le cose più grandi di quello che erano, in realtà mi buttavo ancora più giù. Sono io che sono fatto così. Non ha senso vivere in queste condizioni».Può un ragazzino di 12 anni- 13 li avrebbe fatti fra qualche settimana - decidere di farla finita e lasciare un biglietto del genere? È quanto si chiedono i tantissimi che lo hanno amato. L'adolescente, studente delle scuole medie, si è impiccato venerdì mattina nella mansarda di casa, in centro città. Ha salutato tutti con una lettera, che in parte sembra scritta da un uomo, nella quale non cela un dolore profondissimo.Venerdì lo studente ha salutato la mamma, che si è raccomandata, prima di andare al lavoro: «Fa' colazione e corri a scuola». Invece il ragazzo è salito in mansarda, con una corda. Poco dopo, la mamma ha chiamato la nonna del ragazzo, che abita nello stesso palazzo, chiedendole di andare a controllare. Forse, quasi guidata da un sesto senso, aveva avvertito qualcosa. La nonna lo ha trovato che ancora respirava. Si sono precipitati la polizia e il Suem. Il ragazzo è stato ricoverato in condizioni disperate. Ieri a mezzogiorno si è spento. I famigliari hanno dato l'assenso alla donazione degli organi: così continuerà a vivere in altri suoi coetanei.La causa della depressione, che si è trasformata in un tunnel senza via d'uscita, andrebbe ricercata in una delusione d'amore, citata dalla giovanissima vittima nella sua lettera d'addio e dai suoi cari. Ancora parecchi mesi fa, quel ragazzo - descritto come un'adolescente molto intelligente per la sua età, che eccelleva nello studio e nello sport - aveva maturato la prima cotta per una coetanea, non ricambiato. Da allora l'insoddisfazione era diventata la sua cifra distintiva, perchè non era mai contento di nulla, in particolare di se stesso, ritenendosi inferiore ad altri. I genitori l'hanno sostenuto e gli sono stati accanto con l'affetto e le attenzioni. Mai avrebbero immaginato una scelta così estrema, così folle. Dopo tre giorni di agonia l'adolescente si è spento, salutando tutti. «Non è colpa vostra».

Tratto da:
http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Home/195054_si_toglie_la_vita_a_12_annidopo_una_delusione/



Il cappio, l’unica alternativa dei Veneti all’orrore imposto dalla chiesa cattolica.
Noi, che siamo seduti sulla riva del fiume della vita e assistiamo al galleggiare dei cadaveri, sappiamo di chi è la colpa.
Non ci si ammazza perché l’amore non ti corrisponde; ci si ammazza perché non si è in grado di gestire il proprio apparato emotivo nelle relazioni con il mondo e così, anche un amore rifiutato, diventa un macigno che ti travolge perché in quel momento, tutto l’immenso dell’universo che a fatica controllavi, ti si riversa addosso e ti senti perduto.
I responsabili di questa morte sono i genitori e la chiesa cattolica; sono il dio dei cristiani e quel criminale in croce. Il ragazzo non era così perché creato da un dio pazzo e cretino, ma perché i genitori lo hanno costretto ad essere disarmato davanti ai disastri della vita.

NOTA: mi arriveranno altre e-mail indignate di persone che non vogliono essere indicate come responsabili della morte. Tutti sono pronti a dire “Non è colpa mia!”, ma la colpa non consiste nel fare delle azioni, ma anche nel non averle fate quando si poteva farle e, soprattutto, di non aver affrontato lo sconosciuto in cui viviamo per pensare ad azioni prima che i problemi si manifestano. In quest’ultimo caso, la colpa è assoluta perché significa che le persone si sono dimesse dalla società civile!



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26 ottobre 2010
Claudio Simeoni
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venerdì 22 ottobre 2010

Veneto, catastrofi ambientali, crisi economica: è giusto che i Veneti si arrangino per le catastrofi che hanno VOLUTO distruggendo l'ambiente.

In foto. Venezia è attrezzata per l'acqua alta, ma il resto del Veneto è attrezzato per le prossime trombe d'aria o per le prossime esondazioni?

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Se della crisi economica ai Veneti non è mai importato nulla, dalle notizie che arrivano, da oggi in poi, ad ogni catastrofe naturale dovranno arrangiarsi.
Una volta c’era il “partito dei Verdi” la cui ideologia era quella di mettere in armonia le attività umane con un ambiente vivibile.
Questo partito è stato aggredito da diverse parti e a sua volta ha aggredito altri partiti che proponevano altre soluzioni ai problemi sociali. Il risultato di queste contraddizioni e il fatto che i “verdi” inseguivano “sogni di gloria”, anziché obbiettivi ambientali, si è finito per perdere attenzione per l’ambiente in cui si viveva.
Inoltre, i Verdi avevano assunto il metodo di propaganda cattolico, quello legato al catastrofismo imminente e non avevano adottato la visione delle trasformazioni ambientali che, lungi dal manifestare un evento catastrofico visibile, si insinuavano nella vita delle persone distruggendone vari aspetti e varie condizioni esistenziali. I cinquecento malati di cancro che muoiono lentamente oggi, prodotti dalle modificazioni ambientali distruttive, vengono nascosti negli ospedali e i cattolici non vuole che se ne parli per “carità cristiana” e, dunque, ognuno muore solo nella disperazione di essere il responsabile della sua malattia. I cinquecento malati di cancro non sono come i trecento morti del terremoto dell’Aquila che per mesi hanno le prime pagine dei giornali. Ognuno muore solo, in un disastro sociale che rende le persone smarrite e impotenti.

Con la crisi sono venuti a mancare anche i soldi che venivano distribuiti in caso di disastro ambientale e dal momento che le calamità naturali di un certo tipo non possono essere assicurate, ne consegue che i cittadini ad ogni disastro dovranno arrangiarsi. Saranno soli come i malati di cancro prodotti dalla Montedison.
Tenendo presente che i disastri ambientali come smottamenti, trombe d’aria e quant’altro, sono in aumento, viste le modificazioni climatiche, è facile dedurre che i Veneti saranno costretti a rimboccarsi le maniche e a rimetterci per ogni scelta abitativa che hanno fatto: se hai scelto bene paghi di meno, se hai scelto male paghi di più.

Difficoltà si aggiunge a difficoltà. Crisi economica e disastri ambientali in aumento. Un binomio che potrebbe essere gestito soltanto se alla Regione ci fossero persone legate al territorio anziché persone legate al crocifisso e all’ideologia della sofferenza del cattolicesimo. Più saranno i disastri ambientali e più le persone che sono state stuprate affinché si sottomettano al crocifisso, anziché affrontare i problemi, si metteranno in ginocchio a pregare e sperare nella provvidenza. Come quella barzelletta del tizio che si getta dal dodicesimo piano di un palazzo e ad ogni piano dice “Fino ad ora, tutto va bene!”.

La notizia dell’esaurimento dei fondi per le catastrofi naturali in Veneto ce la da il Mattino di Padova:

Tromba d'aria a Montegrotto: neppure un euro di risarcimento dalla Regione
La risposta della giunta all'interrogazione di Stefano Peraro: "Non ci sono fondi per coprire i danni del maltempo del 23 luglio scorso". Il sindaco Luca Claudio infuriato: "Bertolaso non può tradirci"


ABANO. Niente soldi per i danni della tromba d'aria del 23 luglio scorso. La Regione ha esaurito i fondi e pare non ci siano prospettive migliori. L'amara sorpresa giunge da una delibera della Giunta regionale del 28 settembre scorso, nella quale viene fornita una risposta all'interrogazione urgente presentata dal consigliere dell'Udc, Stefano Peraro.

Nella domanda, datata 26 luglio, all'indomani degli eventi calamitosi, il consigliere chiedeva alla Regione quali iniziative intendesse adottare a favore dei comuni colpiti, in modo particolare quelli di Montegrotto, Albignasego, Abano e Pellestrina. Peraro ha evidenziato il fatto che lo stesso governatore Luca Zaia aveva promesso ai sindaci dei territori colpiti la massima solidarietà e disponibilità di intervento.

Nella risposta della Giunta, invece, viene ribadito che nell'ultimo triennio gli eventi calamitosi si sono susseguiti con ritmo incessante, portando il fabbisogno delle richieste a 150 milioni di euro nel solo 2010. Nel biennio 2008-2009 le richieste per i danni dichiarati ammissibili sono state rispettivamente di 35 e 70 milioni di euro. La giunta ha fatto sapere che non ci sono più risorse economiche disponibili e che il capitolo non viene finanziato già dal 2009.

«Ho pronunciato una replica durante il consiglio - esordisce Peraro - nella quale ho chiesto che la Regione dica pubblicamente che per i comuni come Montegrotto non ha un solo euro da spendere. Ho commentato che questo non è il modo migliore per dimostrarsi vicini ai comuni, che hanno già un grosso vincolo per il patto di stabilità».

Letteralmente infuriato il sindaco di Montegrotto, Luca Claudio, che esclama: «Non possono tirarsi indietro adesso, hanno garantito e promesso davanti a tutti il loro interessamento e appoggio. Abbiamo ancora le impalcature nelle scale del municipio, che non è agibile. La Regione deve dare un segnale forte di responsabilità, mettendo del suo e attivandosi con gli istituti bancari affinché anticipino i fondi, o saremo costretti a fare azioni anche eclatanti. Per presentare in tempo le domande di risarcimento dei danni, i cittadini hanno già pagato fior di quattrini ai professionisti per le perizie. Sappiamo dove trovare anche Guido Bertolaso, che non può tradirci».

Meno pessimista il sindaco di Albignasego, Massimiliano Barison, che commenta: «A fine settembre sono state presentate le domande alla Regione, che doveva inoltrarle al Ministero. Mi pare inconsueto che sia già arrivata una risposta da Roma. Comunque, si sapeva benissimo che il capitolo di spesa languiva, certo 80 milioni di euro riferiti al 2010 sono veramente tanti. Io preferirei attendere la risposta del ministero - prosegue - prima di allarmarmi».

Il commissario prefettizio di Abano, Marcella Conversano, commenta a sua volta: «Abbiamo attivato entrambi i canali, sia tramite la Regione che il Dipartimento della protezione civile, con l'intervento diretto di Guido Bertolaso - dice - Sappiamo bene che non si possono ricevere fondi da entrambe le fonti. Se non arrivano risarcimenti dalla Regione, speriamo nella protezione civile: Bertolaso ha promesso».
(21/10/2010)
Tratto da:
http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2010/10/21/news/tromba-d-aria-a-montegrotto-neppure-un-euro-di-risarcimento-dalla-regione-2571881

Confidare in Bertolaso, mi sembra alquanto ridicolo.
Bertolaso può solo usare le catastrofi per farsi propaganda e per distruggere. Non è in grado di mettere a punto un piano a medio-lungo termine per risolvere dei problemi.
Lui non è lo scarriolante che, carriola dopo carriola, modifica il territorio in cui vive. Lui è il mago da palcoscenico, l’uomo della bacchetta magica. Dalle imputazioni che gli sono state fatte appare più un personaggio che usa le Istituzioni per farsi gli affari suoi che non per i doveri che il suo ruolo gli impongono (a parte le figuracce che ha fatto fare all’Italia ad Haiti).
Pertanto, i Veneti sappiano che alla prossima acqua alta, al prossimo temporale forte, al prossimo smottamento, dovranno mettere mano al portafoglio.
Così i Veneti possono guardare al cielo non più con passione, ma con folle terrore.



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22 ottobre 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it



mercoledì 20 ottobre 2010

Altro cacciatore cacciato e sparato dai suoi colleghi: i giornalisti parlano di incidente. Hanno già fatto il processo.


Ciò che fa incazzare sono le ipotesi minimizzatrici dei giornalisti: chi ha accertato che il colpo è partito per errore?
Erano o non erano armati per uccidere?
E dunque hanno ucciso!
Affermare aprioristicamente che il colpo è partito per errore è un’affermazione di puro terrorismo come erano affermazioni di puro terrorismo le affermazioni di politici che incitano al linciaggio per razza, sesso o religione, quando conviene loro incitare all’odio per interessi elettorali.
Sappiamo che era gente abituata ad uccidere!
Massacrare!
Non avevano attenzione per il mondo e per il territorio.
Praticavano il disprezzo per la vita: come ci si può stupire se si sono sparati addosso?

Trovo vergognoso e criminale che gli stessi individui che dicono “basta”, davanti ad incidenti di automobile, siano pronti a fornire i mezzi a persone che girano armate per sparare a ogni cosa che si muove.
Va inquisito anche l’assessore regionale per la caccia in quanto responsabile di fatti di questo tipo.
E’ una vergogna.
E non è il primo assassinio che avviene in regione.



Cacciatore ucciso da un proiettile vagante nel Bellunese
Incidente nel bosco a Santo Stefano di Cadore: il colpo mortale è partito dal fucile di un altro cacciatore



SANTO STEFANO. Tragedia nei boschi del Comelico. Un cacciatore della zona è morto, ucciso da un proiettile partito per errore dal fucile di un altro cacciatore durante una battuta di caccia al camoscio nella zona di Padola. La vittima è Renzo Alfarè Lovo, 50 anni, piccolo imprenditore di Candide di Comelico superiore. L'allarme è scattato poco dopo le 13, quando una telefonata ha avvertito i sanitari del Suem dell'incidente nei pressi del rifugio Sala.Subito è scattata la macchina dei soccorsi, con l'elicottero del Suem che in pochi minuti ha raggiunto la zona del dramma. Il corpo senza vita è stato recuperato dall'elisoccorso tra la vegetazione di mughi, non distante dall'ex rifugio Sala, a circa 2000 metri di quota, nel gruppo del Popera.L'uomo è praticamente morto sul colpo. Delle indagini si stanno occupando gli uomini della Guardia di Finanza di Auronzo,i carabinieri e la polizia provinciale. Dopo il nulla osta del magistrato la salma è stata ricomposta e trasportata fino al rifugio Lunelli, in località Selvapiana a Casamazzagno. Secondo quanto si è appreso, l'uomo, uscito a caccia con il figlio e un amico, si sarebbe trovato sulla traiettoria del secondo colpo sparato da uno dei compagni nella direzione del'animale fatto fuggire dalla prima esplosione.

20 ottobre 2010


Tratto da:
http://corrierealpi.gelocal.it/cronaca/2010/10/20/news/cacciatore-ucciso-da-un-proiettile-vagante-nel-bellunese-2564528

Questo tipo di assassini sono destinati ad aumentare: in fondo, si spara a ciò che si muove e molto spesso i carabinieri non tengono nemmeno in conto (anzi dissuadono quando qualcuno protesta) di pallini di caccia che cadono sulle case perché questa banda si diverte a sparare.
Aspettiamo il prossimo morto.
Una nota personale: incidente per incidente, sono contento che a morire sia stato un imprenditore, coloro che hanno saccheggiato la regione Veneto e prodotto migliaia di disoccupati per i loro interessi. Sarei stato più triste se ad essere sparato fosse stato un barbone, o una persona che la ferocia degli imprenditori, in ossequio a quel criminale in croce, spinge all’emarginazione.
Se si vuole fermare questo tipo di omicidi, è necessario togliere i fucili dalle mani dei cacciatori. Se proprio deve succedere perché l’Assessore regionale della Caccia continua a distribuire licenze (anche in deroga) spero che tocchi ad un altro imprenditore.

NOTA del 21 novembre 2010:
Sembra che la cosa non sia finita qui. Dalle prime notizie che mi giungono, che poi andranno verificate, in un altro "incidente" di caccia accaduto fra ieri e oggi, si vedono coinvolti gli stessi personaggi. Dalle prime informazioni, sia lo sparatore che il figlio della vittima.
Cercherò di essere più preciso a mano a mano che le informazioni arriveranno, ma se le cose stessero così, la caccia appare (come troppo spesso) una giustificazione con cui sparare alle persone. Cosa che del resto, la Regione Veneto con i suoi provvedimenti illegali (vedi la caccia in deroga) non solo approva, ma favorisce.
Queste sono le notizie appena giunte:
Belluno: fucilata alla schiena, grave il cacciatore che uccise l'amico per errore
Fabio De Lorenzo Dandola, 44 anni, è stato raggiunto da una fucilata sparata per errore da un compagno di battuta. Un mese fa fu lui, nello stesso modo, a sparare un colpo mortale contro Renzo Alfarè Lovo
21 novembre 2010
COMELICO SUPERIORE. Un colpo di fucile alla schiena sparato da un centinaio di metri: Fabio De Lorenzo Dandola, 44 anni, è rimasto gravemente ferito in un incidente di caccia nella zona di malga Silvella, in località Ombrio, nei boschi del Bellunese.De Lorenzo è diventato bersaglio sbagliato a sua volta: un mese fa, il 20 ottobre, sempre in Comelico e sempre durante una battuta di caccia, era stato lui a sparare per errore una fucilata mortale all'amico Renzo Alfarè Lovo. Davanti agli occhi del figlio Claudio. E l'amaro destino ha voluto che nella comitiva di cinque persone ci fosse lo stesso Claudio. L'incidente verso le 16.30: con De Lorenzo c'era anche un vecchio amico di Alfarè Lovo, che lo accompagnava perchè considerato l'esperto anziano. Poi un terzo cacciatore, Claudio e suo cugino, che non hanno però la licenza. «Lo chiamano sempre, lui sta bene solo nei boschi», dicono le zie del giovane che vide morire suo padre. A caccia erano dunque in tre: almeno dalle prime ricostruzioni dei carabinieri di Padola e della compagnia di Cortina, pare che De Lorenzo stesse seguendo le orme di un animale per stanarlo e farlo scappare verso gli altri due amici cacciatori. I tre avevano fucili a canne lunghe (quelli usati per la caccia a cervi o camosci), che possono colpire una preda anche a 100 metri di distanza.Solo che la preda stavolta era un uomo: pare che il colpo sia partito dal fucile dell'anziano cacciatore che, vedendo muoversi il cespuglio a un centinaio di metri, pensava di sparare a un animale. De Lorenzo è stato raggiunto da un colpo alla schiena che gli è uscito dall'addome: fortunatamente non ha leso organi vitali, ma i medici l'hanno dovuto sottoporre a un intervento chirurgico durato fino alla serata. L'uomo, che non sarebbe in pericolo di vita, ed è sempre stato cosciente, è stato recuperato in elicottero del Suem (il Soccorso alpino era stato inviato verso la zona nel caso in cui il maltempo non avesse permesso il recupero con l'eliambulanza): diverse verricellate per tirarlo su, poi il trasferimento prima all'ospedale di Pieve, poi al San Martino di Belluno. I carabinieri di Padola indagano. Hanno portato tutti in caserma per l'interrogatorio: si accredita l'incidente di caccia (ipotesi di lesioni colpose aggravate, tra l'altro perseguibile con querela di parte), ma non si trascura nulla, neanche un sospetto regolamento di conti. Gli interrogatori sono stati molto lunghi.
Ci si dimentica che gli assassini sono degli assassini. La stampa minimizza, per i propri interessi, alcuni generi di assassini e aggrava, annullandone le ragioni e le giustificazioni, di altri generi di omicidi. Se tutti gli omicidi vanno censurati e condannati, quelli che avvengono per mandato delle o con licenza delle Istituzioni, sono quanto di più squallido e criminale agisca nel paese. Le vittime vengono spesso ignorate e viene insinuata l'idea che "sono state sfortunate" quando non si giunge ad insinuare l'idea che "se la sono voluta".

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21 ottobre 2010 (modificato il 21 novembre 2010)
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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venerdì 15 ottobre 2010

Che sia omicidio-suicidio; che sia suicidio; comunque sono segnali di disperazione di un Veneto malato da Istituzioni criminali


Forza di star seduti sulla riva del fiume a guardare cadaveri delle disperazione sociale del Veneto ci siamo raffreddati dal vento gelido dell’indifferenza sociale di Istituzioni in una regione che ha perso il senso del suo essere insieme sociale.
Situazioni di disperazione che giornalisti codardi isolano nel contesto privato anziché considerarli spie di un malessere diffuso da affrontare alle radici.
I suicidi in Veneto si susseguono, ma devono essere eclatanti per assurgere a fatti di cronaca. Devono colpire la morbosità di giornalisti perversi i cui articoli devono spingere a vendere più giornali. La normalità è tragica e drammatica e gli aguzzini della realtà sociale sono gli stessi che traggono vantaggi da una stampa che ignora i problemi sociali per criminalizzare il singolo cittadino costretto all’inadeguatezza culturale e progettuale del suo essere nella società.
Un cittadino violentato nei suoi diritti; costretto inginocchio davanti ad un crocifisso che esprime principi asociali e criminali e costretto ad ignorare i principi sociali, culturali e Costituzionali nei quali si deve e sui può costruire la propria vita.
Riporto il fatto come la stampa lo espone, ma sono consapevole che per un fatto di disperati di cui vengo a conoscenza, almeno altri venti vengono taciuti.
Riporto la notizia di stampa:


NEL PADOVANO
Stordisce il marito con i farmacie riempie l'auto di gas: lui muore
Abano Terme. La donna, ricoverata in gravi condizioni, aveva telefonato al figlio. Nell'auto dove è stata trovata la coppia ci sono gli appunti con le fasi del gesto
ABANO TERME (Padova) - Una coppia di coniugi è stata trovata esamine all’interno di un'auto ad Abano Terme (Padova). L’uomo era morto mentre la donna è stata ricoverata in gravi condizioni al locale ospedale. Secondo i primi accertamenti, si tratta di un caso di omicidio a cui è seguito un tentativo di suicidio. La coppia è stata trovata all’interno di una Punto grigia poco prima delle sette del mattino lungo la strada che va verso i colli da Abano a Montegrotto Terme. La vittima è Paolo Barotto, 56 anni, pensionato, mentre la moglie, Loretta Santinello, 54 anni, è cuoca in una casa di riposo. Secondo quanto si è appreso, la donna ha telefonato giovedì sera al figlio con il cellulare avvertendolo degli intenti suicidi. Poi ha spento il cellulare e inutili sono stati i tentativi prima del figlio e poi dei carabinieri di Abano Terme di entrare in contatto con lei. L’auto aveva i finestrini chiusi con del nastro adesivo. La donna ha lasciato diversi appunti con i quali pare abbia ricostruito le diverse fasi di quanto stava avvenendo dal fatto che aveva dato dei farmaci al marito, al fatto che lui aveva perso conoscenza, al collegamento del turbo di gomma tra gli scarichi del gas e l’abitacolo. A quanto pare, il gesto sarebbe riconducibile a problemi familiari legati alle condizioni dell’uomo. (Ansa)
15 ottobre 2010
Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneto/notizie/cronaca/2010/15-ottobre-2010/coppia-auto-lui-morto-lei-fini-vita-1703956586947.shtml


La cronaca in Veneto si arricchisce di segnali che la società invia a gente come Maroni la cui unica preoccupazione è quella di usare la Polizia di Stato contro gli avversari politici per assicurarsi di violare le leggi impunemente e criminalmente. Aggredire chi chiede giustizia anche per favorire il suicidio dei disperati.
Noi che siamo sulla riva del fiume della vita osserviamo i cadaveri, ma questo perché noi viviamo della sensibilità nella società civile: quelli che adorano il crocifisso e disprezzano la Costituzione affermano: “Bene, comunque vada, altri due imbecilli si sono tolti dalle palle!”


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15 ottobre 2010
Claudio Simeoni
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giovedì 14 ottobre 2010

Lega ladrona, con camorristi e mafiosi. la truffa del federalismo. I venetisti e la loro aggressione al popolo Veneto.

La truffa del federalismo giocata a mo’ di propaganda da parte della lega si sta rivelando una truffa per tutti gli italiani. La Lega ha avuto posti di amministratori che ha scambiato per centri di potere per il controllo militare dei cittadini. Ha spinto per trasformare la società civile in un campo di concentramento minando i diritti Costituzionali dei cittadini. E questo lo ha fatto mediante la truffa dell’indipendentismo prima e del federalismo poi.
La Lega è l’emblema di “roma ladrona” che gestisce proprio da ladrona appoggiando persone invischiate nella P3, come Verdini e coprendo i delitti di mafiosi (vedi Micciché) e camorristi (vedi Cosentino) e assumendo il ruolo di protettrice di mafiosi e camorristi.
Un federalismo che è stato bocciato dagli italiani con un referendum e ora agisce per sottrarre soldi agli italiani.
Le cifre dei vari centri studi affermano che Zaia è un truffatore che ha prospettato una diminuzione di tasse col federalismo e nascondendo le sue intenzioni criminali e truffaldine contro i cittadini del Veneto.
Non ha “sbagliato i conti” e nemmeno si può giustificare che non sapeva dove le scelte che proponeva portavano.
Zaia è un truffatore senza dignità morale come quel delinquente in croce che vuole imporre ai Veneti per poter, indisturbato, legittimare la pedofilia, la pederastia e la violenza sui bambini ad opera del terrorismo cattolico.
Riporto i dati:
nuovi conti
Sanità, il buco della Regione è di 750 milioni di euro
Cinque le Usl sotto la lente. Pesano ammortamenti per 250 milioni

VENEZIA — I conti della sanità vanno verso l’assetto definitivo. Il disavanzo «fisiologico» totale delle 24 aziende sanitarie ammonta a 500 milioni di euro, ai quali si devono aggiungere 250 milioni di «buco» dovuto agli ammortamenti. Debito quest’ultimo accumulato per la gran parte dall’Usl 12 veneziana (208 milioni), poi dalla 20 di Verona, dalla 18 di Rovigo e qualcosa dalle altre. La Regione sta però tenendo sotto controllo anche i bilanci dell’Usl 6 di Vicenza e della 16 di Padova, che evidenziano alcune criticità, anche se non gravi come quelle delle tre consorelle. Il punto ora è: come ripianare il «rosso» globale di settore, visto che gli avanzi del bilancio regionale sono già stati utilizzati la scorsa primavera per ripianare i 110 milioni di disavanzo costati il commissariamento della sanità e visto che non si può più contare sui 130 milioni di introito Irpef, tassa abolita dall’ex governatore Giancarlo Galan?
Mentre la giunta Zaia sta pensando se reintrodurla o meno, i tecnici della sanità lavorano insieme al segretario dello Sviluppo economico, Mauro Trapani, per capire come coprire il «buco». Per quanto riguarda il deficit di 500 milioni, si calcola che scenderà a circa 130, grazie ai 100 milioni risparmiati nel 2010 dalle aziende sanitarie su richiesta della Regione, ai 200 che il Veneto avanza da Roma come aggiunta del riparto 2009 e ai ticket. Per ripianare i 250 milioni che invece rappresentano la quota parte del miliardo e 400 milioni di ammortamenti accumulati negli ultimi dieci anni dalle Usl e finora sempre ripianati, bisognerà ricorrere a una manovra di aggiustamento di bilancio. Per metterla in atto l’esecutivo di Palazzo Balbi ha tempo fino al 30 aprile 2011, limite entro il quale dovrà definitivamente chiudere i conti. L’intenzione è di non attingere ai contributi destinati ad altri settori per andare in pareggio con la sanità. L’altro obiettivo è di ridurre la costosità del servizio sanitario a partire proprio dal 2011, che la Regione vorrebbe chiudere contenendo il disavanzo a un massimo di 70/80 milioni. Per poi scendere, l’anno successivo, a 50 e arrivare al pareggio nel 2013. L’ambizione è di rendere la sanità totalmente autosufficiente, nonostante i trasferimenti da Roma siano sempre inadeguati rispetto al fabbisogno. In dicembre dovrebbero arrivare i soldi del riparto 2010, cioè un 2,4% in più rispetto agli 8miliardi e 150milioni percepiti nel 2009. Peccato però che la costosità del sistema sia nel frattempo aumentata del 4%. Problema condiviso con il sociale, che secondo il Pd riceverà 30 milioni in meno dallo Stato e dovrà affrontare maggiori costi per sostenere le nuove esigenze, soprattutto relativamente alla disabilità e alla non autosufficienza. Nuove spese che ammonterebbero a 300 milioni, al momento non nella disponibilità della Regione.
Michela Nicolussi Moro
13 ottobre 2010

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/padova/notizie/politica/2010/13-ottobre-2010/sanita-buco-regione-750-milioni-euro-1703940688824.shtml


Solo dei venetisti idioti possono illudersi di derubare altri italiani per i loro interessi di casta e di banda.
Le situazioni sociali sono in aggravamento, come sono in aggravamento tutte le condizioni di vita di cittadini.
Stiamo per perdere la società civile saccheggiata da Silvio Berlusconi, Tremonti, Bossi e Maroni.
Domani sarà troppo tardi.
Riporto i dati di un centro studi:





IL DOSSIER
Federalismo, stangata possibile con la nuova addizionale Irpef
Le Regioni potranno alzarla di 226 euro a testa. Le simulazioni da qui al 2015 in uno studio della Uil. Aumenti fino a 900 euro pro capite
di ROBERTO PETRINI

ROMA - Il federalismo fiscale rischia di risolversi in un aumento delle tasse regionali. Secondo un dettagliato studio della Uil, che ha analizzato i risvolti del recente maxidecreto varato dal governo, alle Regioni viene data la possibilità di aumentare le addizionali Irpef a regime, cioè nel 2015, in media di 226 per ciascun contribuente. Ovvero un rialzo dell'82,8%. L'ultimo decreto sul federalismo dà allo stesso tempo margini di aumento o di diminuzione, ma è ovvio che con la fame di fondi e i tagli imposti dal governo, sarà la prima opzione quella più probabile.La vera sorpresa del nuovo meccanismo che si va profilando è che si creerà un fisco regionale a due fasce. Da una parte ci saranno i lavoratori dipendenti e pensionati che guadagnano fino a 28 mila euro lordi all'anno: questa categoria sarà parzialmente protetta dai possibili aumenti e le Regioni dovranno contenerli entro lo 0,5 per cento. Tutti gli altri, invece - sia lavoratori dipendenti sia autonomi - potranno subire - se le Regioni lo riterranno - aumenti fino al 2,1 per cento (che insieme allo 0,9 per cento base, fa il 3 per cento) nell'anno 2015.Secondo la simulazione della Uil infatti il rincaro per la fascia che sta, ad esempio, tra i 15 mila e i 28 mila euro lordi potrà essere di soli 41 euro per i lavoratori dipendenti, di 39 per i pensionati ma addirittura di 267 per gli autonomi che, sebbene a redditi bassi, non vengono tutelati dalla clausola di salvaguardia che
Secondo la simulazione della Uil infatti il rincaro per la fascia che sta, ad esempio, tra i 15 mila e i 28 mila euro lordi potrà essere di soli 41 euro per i lavoratori dipendenti, di 39 per i pensionati ma addirittura di 267 per gli autonomi che, sebbene a redditi bassi, non vengono tutelati dalla clausola di salvaguardia che potranno usare
la mano pesante, senza distinzione di sorta tra lavoratori dipendenti e autonomi. Infatti potranno elevare le addizionali molto di più, e non solo in conseguenza degli extra deficit sanitari per i quali sarà mantenuta una procedura a se stante. Per questi contribuenti del ceto medio il rincaro possibile sarà di 862 euro anni: una somma che si ricava facendo la differenza tra l'attuale aliquota media dell'addizionale Irpef pari all'1,2 per cento e quella possibile del 3 per cento, una volta giunto al traguardo il federalismo fiscale regionale nell'anno 20
15.Su quale platea andranno ad incidere gli aumenti che il decreto sul federalismo pone nella gamma delle opzioni delle Regioni? La platea è amplissima, spiega Guglielmo Loy, segretario confederale della Uil,. Nel nostro paese i contribuenti soggetti al versamento dell'addizionale Irpef sono oltre 30,9 milioni . Ma c'è un nucleo del 22,4 per cento che dichiara redditi sopra i 28 mila euro. C'è anche da considerare che visto l'andamento dell'evasione fiscale in Italia di questa "classe medio alta" il 95,3 per cento è rappresentato dai lavoratori dipendenti e solo il 7,9 per cento è costituito da lavoratori autonomi.Dubbi e rilievi giungono anche dal Pd. Secondo l'europarlamentare Gianni Pittella, il federalismo del governo e della Lega getta la maschera. In alcune regioni come Lazio, Molise, Campania e Calabria le addizionali Irpef potrebbero salire enormemente. "In pratica - aggiunge Pittella - è una tassa sulla miseria perché si rifiuta di considerare, oltre ai costi standard, anche le prestazioni standard, che nel Mezzogiorno sono drammaticamente sotto la media nazionale ed europea".

(14 ottobre 2010)

Tratto da:
http://www.repubblica.it/economia/2010/10/14/news/federalismo_tasse-8031895/?ref=HREC1-10


E mentre ci sono dei sindacati che agiscono per favorire il commercio di schiavi umani da mandare al macello nelle fabbriche, la società civile sta perdendo la sua anima.
Un futuro, possibile fino a quindici anni fa, oggi è chiuso.
Si può dire che non esiste più un futuro sociale. Non perché non ci sia più un futuro, ma perché quel futuro è morto ed è necessario ricostruire un presente sociale capace di aprire la società a un nuovo e diverso futuro. Ma, in questo momento, non ne vedo le condizioni. Tanta disperazione in un presente che si chiude su sé stesso, ma nessun futuro possibile. In questo momento battere il federalismo è l’unica possibilità per salvaguardare il presente sociale.

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14 ottobre 2010
Claudio Simeoni
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mercoledì 13 ottobre 2010

Cacciatori e terroristi in Veneto

A volte ci si chiede se gli inquirenti ci stanno con la testa o fingono di credere a babbo natale o a quel delinquente che sta in croce anziché alla realtà fattiva.
I dubbi nascono dalle riflessioni sui fatti che accadono in Veneto: I cacciatori sparano, ammazzano, mettono in pericolo le persone, hanno le armi tenute o usate in maniera illegale e non vengono accusati di terrorismo dei poveracci, solo perché non si mettono in ginocchio davanti alla chiesa cattolica, vengono criminalizzati e tenuti arbitrariamente in galera.
E’ l’abitudine di terrorizzare i cittadini messa in atto dalla Procura della Repubblica di Venezia e, più in generale, dalle Procure della Repubblica del Veneto. Procure asservite al terrore di poliziotti moralmente corrotti e socialmente incapaci di distinguere la dialettica di un dibattito sociale dalle loro fantasie di morte e di distruzione.
E così, mentre i cacciatori sparano nelle persone, nelle case, in luoghi in cui non dovrebbero nemmeno pensare di avvicinarsi con un’arma, la Polizia di Stato si diverte a mettere in galera persone che non hanno armi, ma attribuendo loro delle intenzioni soggettive e personali.
E’ un Veneto malato in cui la Polizia di Treviso aggredisce le persone di religione musulmana con la scusa di cercare terroristi, una scusa inventata, che non ha riscontri se non nelle fantasie malate di chi è abituato a violentare bambini costringendoli in ginocchio davanti ad un crocifisso e sottraendoli dai suoi diritti Costituzionali.
Chi ci dice che questo cacciatore non abbia voluto sparare sulla casa e non abbia voluto centrare la ragazzina?
E’ un cacciatore: una persona abituata ad ammazzare. Perché i giornalisti indicano delle intenzioni diverse da quello che l’atto indica?
L’atto indica che si tratta di un terrorista che ha tentato di ammazzare una ragazzina e che, probabilmente non era un idraulico, né un messo comunale, ma aveva una licenza di caccia.
Perché si arrestano delle persone perché pensano (come è accaduto a Londra per gli iraniani durante la visita di Ratzinger) in maniera diversa e non si accusa chi effettivamente spara per ammazzare?
Perché se non con una logica razzista e preconcettuale?
Riporto l’articolo sul tiro a segno del cacciatore sulla ragazzina:



Sbaglia mira e spara alla casa
ROANA. Indagine dei carabinieri che hanno interrogato alcuni residenti. Sequestrate nove armi e 1.200 munizioni. Cacciatore punta un capriolo ma la pallottola perfora la porta di un'abitazione sfiorando una ragazzina seduta a tavola
13/10/2010


Roana. Un vetro che si infrange, un boato, calcinacci che finiscono sul tavolo davanti ad una ragazzina di 13 anni che stava pranzando. È quanto è accaduto a Roana dopo che un cacciatore, sparando ad un capriolo, ha sbagliato mira e ha colpito la casa di Anna Munari in via Parnoli a Roana. Poi il sequestro cautelativo di 9 armi e oltre 1200 munizioni.È successo domenica 3 ottobre ma il fatto è stato reso pubblico solamente ora per garantire la riservatezza delle indagini svolte dalla polizia provinciale di Vicenza, competenti in materia di caccia e dai carabinieri di Canove. Erano le 12.30 quando uno sparo ha rovinato la domenica ad una famiglia residente a Roana. Il colpo ha forato la porta di ingresso della villetta a due piani, conficcandosi nella parete diametralmente opposta alla porta, e precisamente sopra il tavolo dove stava pranzando la figlia della coppia al primo piano. Immediatamente la segnalazione è giunta alla stazione dei carabinieri di Canove e alla polizia provinciale che ha inviato sul posto una pattuglia. SOPRALLUOGO. Dopo un sopralluogo gli agenti provinciali hanno estratto un pallettone calibro 12 dal muro e hanno intrapreso un pattugliamento della zona per cercare di identificare gli autori. Grazie alla testimonianza di alcuni passanti gli agenti hanno individuato quattro persone, tutti residenti a Roana di cui tre cacciatori, che erano nella zona al momento del fatto. Dopo aver raccolto le dichiarazioni dei quattro nella caserma dei carabinieri di Canove gli agenti provinciali e gli uomini dell'Arma sono riusciti ad individuare una quinta persona presente in zona al momento dei fatti, S.M. di Roana. Interrogato dalle forze dell'ordine ha negato di essere andato a caccia quella mattina, ha consegnato le armi in suo possesso (tra cui 2 carabine, 2 doppiette ed una pistola). Ma le forze dell'ordine, durante l'ispezione, hanno individuato all'interno dell'autovettura dell'uomo una cartuccia calibro 12 a palla del tutto simile a quella giunta all'interno dell'abitazione. LA TIPOLOGIA. Una tipologia di munizione non frequente, come spiegano i carabinieri, perché una cartuccia sparata da arma liscia per abbattere ungulati, oramai è sostituita dalle carabine a precisione, arma a canna rigata che utilizza pallottole. Questo unico indizio comunque non ha permesso alle forze dell'ordine di associare il cacciatore al fatto in questione. Le indagini quindi della polizia provinciale, coordinati dalla procura di Bassano, proseguono al fine di individuare l'autore del fatto perché oltre ai danni alla casa, ed eventuali conseguenze civili, ci sono numerose violazioni della legge sulla caccia. Le armi invece sono state poste sotto sequestro penale perché, nel corso delle indagini, sono risultate detenute in luogo diverso da quello dichiarato.

Gerardo Rigoni


Tratto da:
http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Home/191415_sbaglia_mira_e_spara_alla_casa/



Ed ora questi chiedono il risarcimento dei danni per ingiusta carcerazione.
Dalla notizia appare evidente che i “Ros” sono composti da una banda di nazistelli che agisce senza prove e per preconcetti (e questo per non pensare di peggio). E’ emersa l’intenzione, scrive la procura della Repubblica di Venezia dove un famigerato criminale come Carlo Mastelloni manipola processi, prove, tortura le persone per costringerli a confermare le sue intenzioni. Torturare le persone per confermare le intenzioni delle persone e applicare i dettami di processi con tortura e inquisitori della chiesa cattolica, è sempre stata una pratica della Procura della Repubblica di Venezia che ha visto in criminali come Rita Ugolini, Carlo Mastelloni, Frarrari, Pisani e altri, la peggior feccia criminale che ha insanguinato il Veneto con l’aiuto del Consiglio Superiore della Magistratura che ne ha legittimato gli atti di terrore e di eversione. Da allora alcune cose sono cambiate nel Codice di Procedura Penale, tuttavia la mentalità della Procura della Repubblica di Veneta resta fissata in individui più tesa a confermare le loro fantasie erotiche di devastazione Istituzionale che non quella di rientrare nell’ambito delle norme giuridiche.
Come Nordio ha distrutto i fondi alla magistratura in una ricerca (che si è rivelata finta) di un unabomber che ha portato a scoprire come la polizia (anche se era un ex poliziotto) manipoli le prove di reato,
così l’intera Procura della repubblica di Venezia si cerca un nemico capace di fare tanto chiasso sui giornali, ma che sia socialmente emarginato da non compromettere le carriere dei magistrati. L’islamico è ideale per personaggi come Carlo Mastelloni. Così la società italiana si trova a dover pagare i danni che questi magistrati, incapaci e fobici, fanno.
Nel loro delirio di onnipotenza non si rendono conto di essere dei ladri e di aver rubato agli italiani i soldi che saranno necessari per pagare l’ingiusta carcerazione a cui hanno costretto delle persone.
Questi vengono accusati di terrorismo partendo da delle intenzioni e il cacciatore che ha sparato ad una bambina se ne sminuiscono le responsabilità!
E’ un comportamento delle Istituzioni vergognoso.
Riporto la notizia:

Terrorismo, zero condanne: gli islamici arrestati chiedono i danni all’Italia
Veneto base logistica? E’ scontro pm-giudici. Ottantamila euro per ogni ingiusta carcerazione. Gli inquirenti: preparano attentati e documenti falsi, condannateli

VENEZIA — «E’ emersa in maniera certa l’intenzione degli imputati di effettuare attentati quanto meno nei confronti delle forze del governo legittimo iracheno e delle forze internazionali...», scrive la procura antiterrorismo di Venezia nel chiedere nuovamente la condanna di Hussein Saber Fadhil, il quarantottenne iracheno titolare di una pizzeria a Padova e di un kebab ambulante a Marghera, considerato un po’ l’uomo di Al Qaeda nel Veneto, già arrestato liberato e assolto. Il pm Giovanni Zorzi, nel suo ricorso in appello, ha cercato di smontare in dieci pagine la sentenza del giudice di Venezia, Vincenzo Santoro, che motivò l’assoluzione di Saber ritenendo che l’attività del suo gruppo fosse «interamente collocabile nell’ambito del conflitto armato interno dell’Iraq...» e che «le prove processuali sono lungi dal dimostrare che le iniziative della sua formazione siano state finalizzate a colpire obiettivi non militari».
Non è solo un fatto di cronaca giudiziaria. Il caso Saber è solo l’ultimo certificato dell’esistenza di uno scontro in atto nel Veneto fra inquirenti e giudici sulla questione del terrorismo internazionale. In estrema sintesi: i primi parlano di terrorismo e considerano il Nord Est un bacino di reclutamento e finanziamento di azioni all’estero, una sorta di base logistica; i secondi, che fino ad oggi hanno sempre assolto, negano questa impostazione, sia per mancanza di prove sia per una diversa interpretazione degli eventi bellici internazionali, dove il ruolo degli indagati non è associato al terrorismo anche quando i gruppi finanziati sono militarmente attivi. Procure, Ros dei carabinieri e Digos della polizia, ma soprattutto Ros, da una parte; e giudici dall’altra. «Si è lavorato tanto per nulla e il rischio è che si vada avanti così, con perdita di stimoli», dicono gli investigatori. «Non si può condannare se non ci sono le prove dell’associazione terroristica», ribattono i secondi. E’ successo così per l’iracheno Saber, che attende in libertà il giudizio d’appello dopo essere stato arrestato con varie accuse: capo di una cellula collegata ad Al Zarqawi, ideatore con i guerriglieri sunniti iracheni di un attacco al cuore di Bagdad, regista della vendita in Iraq di velicoli ultraleggeri prodotti da una ditta italiana di Varese e destinati forse ad attacchi kamikaze nel centro della capitale. «Impianto accusatorio smontato in sede di giudizio», gongola l’avvocato Giorgio Pietramala.
Ed è successo lo stesso in analoghi procedimenti. A Vicenza, per esempio, dove quattro algerini tacciati di partecipazione alla rete creata in Italia dal Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento (Gspc), altra associazione terroristica legata ad Al Qaeda, erano stati arrestati con misura d’urgenza per il rischio di un attentato imminente. Vicenza è stata considerata una base del Gspc collegata a Napoli, città dalla quale si erano trasferiti. Contro di loro una pletora di accuse: dal procacciamento di documenti falsi al reclutamento di affiliati, dalla raccolta di finanziamenti per l’organizzazione al proselitismo all’approvvigionamento di armamenti in collegamento coi circuiti criminali internazionali. Per gli algerini si sono tradotte in oltre un anno di carcere. Poi il colpo di scena della doppia assoluzione, in primo grado e in appello. «Non è stato dimostrato nulla», ha scritto la Corte d’Assise d’appello di Venezia nel dichiararli innocenti. «A Napoli lo stesso gruppo è stato condannato», insorgono gli investigatori sospettando il doppipesismo della giustizia. «Non è vero, non erano esattamente gli stessi fatti», replica il loro avvocato, Paolo Mele.
Risultato: gli algerini hanno chiesto un maxirarcimento danni allo Stato italiano: 80 mila euro a testa, cioè 250 euro al giorno per 370 giorni di ingiusta detenzione. Stesso epilogo per i cinque marocchini di Badia Polesine, Rovigo, che erano stati accusati di terrorismo dopo il rinvenimento di un chilo di esplosivo in un casolare-dormitorio. Dopo l’arresto e l’avvio dell’inchiesta da parte della procura antiterrorsimo di Venezia, la retromarcia: Al Queda non c’entra. Più recente il caso degli undici curdi accusati di appartenere a una frangia armata del Pkk, il partito comunista curdo guidato storicamente da Ocalan. Il gip di Venezia Luca Marini, su richiesta del pm Zorzi, ha disposto arresti e perquisizioni, al termine di una dettagliata indagine della Digos di Venezia. Ma il tribunale del Riesame di Venezia ha annullato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Motivo? Non state trovate le armi che potessero sostenere l’accusa. Questo, dunque, il quadro: tante inchieste, vari processi, nessuna condanna. «Il Nord Est non risulta fra gli obiettivi del terrorismo», dicono alla Digos. «Qualche magistrato dovrebbe interrogarsi sul motivo», pungono i Ros, alludendo al fatto che le assoluzione lo renderebbero un po’ zona franca. I giudici scuotono la testa: per condannare ci vogliono prove. E così, sul terrorismo internazionale è corto circuito fra investigatori e magistrati.
Andrea Pasqualetto



12 ottobre 2010

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/padova/notizie/cronaca/2010/12-ottobre-2010/terrorismo-zero-condanne-islamici-arrestati-chiedono-danni-all-italia-1703932501283.shtml


Si imbastiscono procedimenti penali sul nulla o sulle fantasie erotiche di poliziotti e carabinieri dementi grazie a Pubblici Ministeri più legati all’odio sociale rappresentato dal crocifisso che non alla Costituzione della Repubblica.
Tutti vogliamo sicurezza e legalità. Ma questa è possibile soltanto se poliziotti, carabinieri e magistrati, rispettano i loro doveri nei confronti dei cittadini non quando usano le leggi per i loro pruriti personali violando le leggi e le norme della comune convivenza al solo fine di alimentare tensioni da guerra civile.

13 ottobre 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

martedì 12 ottobre 2010

Il Pagus Veneto e le riflessioni sulla società civile.


Momenti del Pagus Veneto e della discussione.

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Fatta pulizia fra i parassiti che frequentano i Moot e deciso di chiudere con la tolleranza nei confronti dei wicca si iniziano gli incontri del Pagus Veneto.
Che cos’è un Pagus?
E’ un incontro-confronto fra pensieri diversi relativi ad un tema di attualità legato alle tematiche civili con un grande impatto dal punto di vista religioso.

Ogni Pagus ha un tema da approfondire e sul quale si può divagare nella discussione. Non esiste un ordine del discutere, ma esiste la volontà di berci una birra e di mangiarsi, se si vuole un piatto di patatine fritte, una salciccia o una pizza.

L’incontro del Pagus si terrà a Padova giovedì sera dalle 20.45 in poi. La puntualità non è necessaria . Basta, eventualmente, telefonare al numero: 3277862784.

Il tema del Pagus di giovedì sarà la nuova proposta a “Motu Proprio” di Ratzinger che istituisce “Il dicastero per la nuova evangelizzazione”. La domanda a cui cercheremo, per quanto è possibile di dare una risposta è questa: se Ratzinger decide di dichiarare guerra alla società civile e alla Costituzione della Repubblica, per costringere le persone in ginocchio davanti al suo dio, la magistratura, la Polizia di Stato, gli organi Istituzionali saranno in grado di fermare l’attività eversiva preservando il dettato di cui all’articolo 19 e 21 della Costituzione?

E’ sicuramente un tema importante anche per il futuro della nostra regione, il Veneto, che sta soffrendo di una violenta interferenza della chiesa cattolica nella società civile al di fuori dei paletti posti dalla nostra Costituzione.

Chi vuole partecipare alla discussione il luogo di ritrovo è in Via Tiziano Aspetti a Padova davanti al Bingo alle 20.45.
Capisco che i partiti politici sono tesi a conquistare più voti possibile in vista dell’occupazione di ruoli Istituzionali, ma chi partecipa al Pagus non è attratto da interessi per l’occupazione di cariche Istituzionali, ma è interessato ad una birra e un piatto di patatine oltre che riflettere sul futuro della società in cui viviamo.

INFORMAZIONE VENETA
Per gli Organizzatori del Pagus Veneto

A margine del discorso, voglio ricordare che il tema proposto è stato trattato in relazione al Vangelo di Matteo sulla redenzione come fine per costruire la schiavitù:

http://www.stregoneriapagana.it/redenzionegesumatteo.html

E’ importante, al di là delle singole idee, che si comprenda quanto è importante la nostra Costituzione e quanto siano importanti i suoi principi sacri nel preservare la società civile.

Informazione Veneta

Montegrotto terme, il sindaco Luca Claudio e i motivi reali dell'odio razzista della Lega Nord e dei venetisti


La Lega e il terrorismo diffuso in Veneto è qualche cosa di agghiacciante. Mentre i venetisti farneticano sognando di poter arricchirsi derubando l’Italia e trafficando in immigrati trasformati in schiavi, la qualità morale, etica ed economica, degli eletti nelle liste della Lega ci viene rivelata continuamente dai fatti di cronaca.

Un esempio è Luca Claudio, il sindaco di Montegrotto Terme, che aveva messo in atto una feroce campagna dio incitamento all’odio contro gli immigrati e contro le persone povere ed indifese.
Era una campagna che aveva l’approvazione di tutti i benestanti del comprensorio termale del basso Padovano sicuri di far soldi macellando e aggredendo i più deboli o usando le leggi per fini personali attraverso interpretazioni personali.
Era il tempo in cui il sindaco Luca Claudio incitava all’odio. Usava i cartelloni luminosi del comune per la propria personale campagna d’odio. Una campagna d’odio che pretendeva di sostituirsi ai magistrati pensando che il sindaco dovesse rispondere ai cittadini di responsabilità che appartenevano allo Stato e alla sua amministrazione della giustizia.
Delle attività di incitamento all’odio di Luca Claudio ne avevo già parlato, ma i magistrati di Padova hanno pensato che il suo incitamento all’odio non fosse perseguibile per legge, anche se gli alberghi di Montegrotto hanno sfruttato gli extracomunitari col terrore:

http://informazioneveneta.blogspot.com/2008/05/montegrotto-disagio-sociale-e-razzismo.html

Ho spiegato anche come quel terrore diffuso fosse fonte di disagio sociale tale da spingere le persona al suicidio, ma normalmente alle persone non interessa.
Poi, oggi scopriamo quali erano gli interessi reali che Luca Claudio alimentava col suo razzismo.
Riporto da Il Mattino di Padova:



Fallimento hotel Caesar, pignorati stipendio e società del sindaco
Il sindaco di Montegrotto Luca Claudio è nei guai in quanto ex amministratore unico della società "Hotel Caesar srl", fallita nel 2008. I giudici hanno emesso un provvedimento cautelativo di sequestro dei suoi beni. In via preventiva verrà pignorato un quinto dello stipendio da primo cittadino (300 euro su circa 2 mila totali) e le partecipazioni azionarie in società
di Irene Zaino


MONTEGROTTO. E' finito nel mirino del tribunale fallimentare in qualità di amministratore unico dell'Hotel Caesar Srl, il sindaco Luca Claudio. Alcuni mesi fa, infatti, i giudici che stanno seguendo la vicenda contabile dell'albergo di via Aureliana fallito nel 2008, hanno emesso un provvedimento di sequestro cautelativo sui beni del primo cittadino. In via preventiva, a Claudio è stato pignorato un quinto dello stipendio di sindaco (circa 300 euro sui 2.000 di compenso mensile), in più gli sono state congelate le quote personali nelle società partecipate a lui riconducibili. Ma in ballo c'è anche l'abitazione di Mezzavia (salva perché coperta da un fondo patrimoniale) e vari strascichi penali che si aprirebbero qualora il tribunale dovesse accertare una qualche responsabilità dell'amministratore unico. Insomma, una doccia gelata specie perché la sentenza che stabilirà se vi siano o meno delle colpe di Claudio sul fallimento del Caesar, potrebbe esserci tra mesi.A «confessarsi» pubblicamente è lo stesso sindaco. Stanco di essere accusato di non aver salvato dal licenziamento i 35 lavoratori che all'epoca persero il lavoro. «Tra i capi di accusa - racconta - mi viene addebitato il fatto che quando nel 2006 ho accettato l'incarico di amministratore unico, non ho chiuso immediatamente l'attività alberghiera visto che c'erano circa 5 milioni di euro di buco. Avrei dovuto portare subito i libri contabili in tribunale. Non l'ho fatto e da qui ha preso il via l'azione di responsabilità che mi sta costando molto anche per avvocati e periti». In pratica, ad «abbagliare» Claudio sarebbero state alcune possibilità di rilancio dell'albergo. «C'era un finanziamento già deliberato dalla società finanziaria Locafit che avrebbe dato 10 milioni di euro alla Hotel Caesar srl per comprare il Caesar e il Montecarlo di proprietà dell'Enpam. Altri 2 milioni di euro - ha aggiunto - sarebbero invece serviti alla ristrutturazione dello stesso Caesar». Inoltre c'era il gruppo spagnolo della Sol Melià pronto a rilevare 12 strutture in tutta Italia, una alle Terme. «Ci ho creduto, vi era un accordo preliminare e tutte le premesse per l'acquisto del Caesar. Purtroppo dopo un anno e mezzo di trattative gli spagnoli si sono ritirati dall'Italia perché hanno ritenuto poco appetibili e anti economiche le condizioni sindacali e le tipologie contrattuali esistenti da noi. A quel punto ho solo cercato di far sì che vi fosse in cassa flusso di denaro sufficiente a pagare il saldo degli stipendi ai lavoratori, ad esclusione del Tfr che poteva essere recuperato dall'Inps. Se avessi portato i libri in tribunale - ha concluso - i dipendenti non avrebbero preso un euro». L'ormai ex Hotel Caesar srl faceva capo alla «Roma Studios» di Giancarlo Parretti (discusso imprenditore che alcuni anni fa tentò la scalata alla Metro Goldwyn Mayer). Perché imbarcarsi in quest'avventura? «C'era un discorso affettivo perché mio padre era stato il primo direttore dell'albergo e lo stipendio di sindaco certo non mi dava da mangiare. Oggi ammetto di essere stato abbagliato e ho sbagliato», ha concluso Claudio che ora dovrà attendere il verdetto dei giudici.
(10 ottobre 2010)

Tratto da:
http://mattinopadova.gelocal.it/dettaglio/fallimento-hotel-caesar-pignorati-stipendio-e-societa-del-sindaco/2499734


Ora i giudici faranno il loro lavoro?
I crimini di Luca Claudio saranno perseguiti a norma di legge, o si chiuderà un occhio girandosi dall’altra parte per consentire a questo criminale di continuare ad incitare all’odio sociale e a devastare la società civile?
Lui ha giocato con i milioni di euro e poi usava la polizia municipale per aggravere la vita dei cittadini a iutare gli albergatori in funzioni asociali.
Questo è un razzista della lega.
Uno che seminava odio contro le donne lungo le strade e che, alla fin fine, è solo un incapace, un incompetente e un vile che incita all’odio contro chi non si può difendere: UN TIPICO “paron” del Veneto!

12 ottobre 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

giovedì 7 ottobre 2010

Quando gli operai si vendono come delle prostitute (chiedo scusa alle donne) violentando la società civile.

Vorrei dire una cosa ai ragazzi che hanno contestato la CISL di Roma con uova e fumogeni e a tutti quei ragazzi che in Italia si stanno apprestando a mettere in atto azioni di contestazione, assolutamente legittime (a differenza di Maroni e del finto attentato a Belpietro), contro chi sta attentando ai diritti Costituzionali e sta incitando al terrorismo contro i cittadini Italiani, come fa Bonanni.
Vorrei dire loro di cercare altre vie, che io intravvedo più efficaci e meno costose dal punto di vista del prezzo personale che potrà essere pagato prestando il fianco alla violenza criminale di Maroni. Esporsi direttamente, anche se l'azione è assolutamente legale (il danneggiamento irrisorio rispetto ai valori costituzionali rivendicati) e legittima, presta il fianco alla propaganda di farneticazioni criminali di un’informazione allineata sulle posizioni pduiste.
Parlo per esperienza diretta.
La pulsione che ci spingeva a cercare la giustizia sociale a costo della nostra stessa vita era un nostro sentire personale, una nostra esigenza che noi, ingenui, proiettavamo su una classe operaia che nel suo insieme era composta da puttane, accattoni, miserabili, profittatori e vigliacchi. Una massa di manovra nelle mani dei Bonanni di allora che veniva usata per aggredire la società civile e che noi scambiavamo come una vittima. Gran parte di questa classe operaia degli anni ’70 è finita negli ospedali o negli obitori con una vita spezzata nelle infinite tragedie sui posti di lavoro e il territorio è stato spesso devastato da operai disposti a far ammalare di asbestosi i cittadini pur di avere uno stipendio.
Noi, che cercavamo giustizia per la giustizia, senza appoggi “politici”, “Istituzionali”, “economici”, abbiamo pagato un prezzo altissimo. Dalle torture, al tentativo dei magistrati di ammazzarci, alla manipolazione dei processi per tenerci anni in galera anche quando i “reati” contestabili erano irrilevanti.
Gli operai, le puttane, per i quali avevamo sacrificato la nostra vita, si divertivano a vederci massacrare.
Non avete lanciato molotov, né avete sparato, ma per un magistrato è lo stesso: trasformerà l’uovo in un’arma di distruzione di massa e paragonerà il lancio di uova alla bomba di Piazza Fontana (per noi modificarono le leggi equiparando una bottiglia di benzina a una mitragliatrice: arma da guerra pur di divertirsi a metterci in galera e indurre altri a usare pistole e mitra. Tanto, la pena era uguale.). L'informazione userà i media per creare allarme sociale e darà carta bianca alla polizia di Stato per torturare. Così fece il terrorista Francesco Cossiga con l’approvazione di Giorgio Napolitano e Enrico Berlinguer. Così fece Sandro Pertini e quelli che si riempivano la bocca di democrazia.
Ora che il disastro sociale si sta aggravando e le operazioni della CISL e UIL finalizzate a trafficare in schiavi stanno arrivando in porto gli operai, le puttane, si trasformeranno in accattoni pronti a leccare i piedi al vescovo cattolico e a concedere ai preti cattolici di stuprare i loro figli pur di avere una speranza di sopravvivenza in un futuro che è loro negato.
E non dico questo solo a chi ha lanciato le uova a Roma, ma anche a chi si sta apprestando a farlo in giro per l’Italia sacrificando la propria vita per operai miserabili, vigliacchi e puttane, che si sono dimenticati di essere parte integrante di una società civile. O come i dipendenti dei Call Center che vennero creati apposta per costruire un serbatoio elettorale di destra per poi essere chiusi dopo che i fessi si erano messi in ginocchio davanti al loro padrone.
Riporto l’articolo sulla cassa integrazione delle Fonderie del Montello:

TREVISO
L’incubo di 400 lavoratoriscade la cassa, addio paga
Prima vittima le Fonderie del Montello con 79 operai: scatta il presidio. Cisl: «Occorre creare le condizioni per il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali»



MONTEBELLUNA (Treviso)— I 79 lavoratori di Fonderie del Montello di Montebelluna sono solo i primi. Perché a rischiare di rimanere senza più Cassa integrazione straordinaria o in deroga da oggi alla fine dell’anno nel Trevigiano sono in 400. La stima è della Cisl di Treviso che calcola in 37 le aziende del territorio prossime alla scadenza del periodo di Cig riconosciuto lo scorso anno, cinque delle quali si trovano in stato di procedura fallimentare. «Sono dati che confermano la nostra preoccupazione sull’andamento occupazionale del sistema industriale trevigiano - rileva Alfio Calvagna della segreteria provinciale della Cisl Treviso - e riteniamo necessario lavorare su due grandi versanti. Da un lato occorre creare le condizioni per avere le risorse al rifinanziamento degli ammortizzatori sociali. Bisogna passare dalle parole ai fatti, sperimentando strumenti di politiche attive che diano risposte ai lavoratori disoccupati. Dall’altra parte è necessario lavorare per riformare lo stesso sistema degli ammortizzatori, che mostra ormai i segni del tempo».
A Montebelluna, intanto, i dipendenti della società metalmeccanica dichiarata fallita nel 2009 hanno dato vita mercoledì ad un’assemblea di protesta. Il loro trattamento di Cig straordinaria, avevano da poco appreso, non sarebbe stato prorogato come si auspicava fino alla fine di gennaio perché sia il curatore fallimentare sia Unindustria Treviso avrebbero rinunciato a proporre una richiesta di proroga, dato il giudizio negativo espresso in materia dal ministero del Lavoro. «Pur avendo già un parere favorevole della Regione per concedere la cassa in deroga fino a fine anno - evidenzia però Paolo Agnolazza, della Fim Cisl - consideriamo ancora necessario insistere nel riconoscimento dei sei mesi per portare tutti i lavoratori alla scadenza del 24 gennaio 2011, data in cui, attraverso un’asta, si deciderà del futuro delle Fonderie del Montello. Per noi sarebbe fondamentale che tutti i lavoratori fossero ancora in forza a tale data, nella speranza che un possibile acquirente rilevasse impresa e personale al completo. Curatore e industriali non si sono assunti l’impegno di presentare la richiesta di proroga dopo aver sentito il ministero che ha sconsigliato il ricorso alla proroga della cassa integrazione per insufficienza di motivazioni. Si tratta di una decisione non accettabile da parte nostra, tanto più che in tutte le assemblee e gli incontri ci era sempre stato garantito l’impegno a presentare la richiesta. Nei prossimi giorni cercheremo di contattare il ministero nel tentativo di ottenere un ripensamento».
Gianni Favero


07 ottobre 2010


Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/treviso/notizie/economia/2010/7-ottobre-2010/incubo-400-lavoratori-scade-cassa-addio-paga-1703900892142.shtml


La situazione più generale della cassa integrazione in Veneto è delineata da questo articolo. Se queste 7000 persone sono vissute con uno stipendio ridotto, fra poco nemmeno quel stipendio sarà a loro disposizione. La CISL sta partecipando attivamente all’aggressione del lavoro e gli operai iscritti alla CISL stanno facendo il gioco del “mettiamoglielo in culo a quelli della CGIL”, mentre quelli della CGIL fanno il gioco “ma però non possiamo isolare quelli della CISL”. Il risultato di questo gioco dei bussolotti è la distruzione ulteriore del tessuto sociale con grave danno alla fruizione dei diritti Costituzionali di individui ridotti alla miseria: sia quelli della CISL che diventano degli accattoni che leccano i piedi ai preti cattolici anziché rivendicare i diritti sociali, sia quelli della CGIL che, comunque leccano i piedi ai preti cattolici, ma in più vengono presi a calci dagli operai della CISL che sanno leccare meglio. In questi giorni cade l’anniversario della marcia dei quarantamila di Torino che aggredì il principio secondo cui l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro.


OPERAI E IMPRENDITORI
Lavoro, 7mila cassintegrati a rischio
Entro dicembre scade la «straordinaria» per 254 aziende venete


VENEZIA—Fra settembre e dicembre i lavoratori di 254 aziende del Veneto vedranno concludersi il periodo di Cassa integrazione straordinaria, il che significa che per un numero compreso fra i 7 mila ed i 7.500 dipendenti si sta aprendo un’incognita legata alla possibilità di ottenere nuovi ammortizzatori sociali che li mantengano legati alle loro imprese oppure di scivolare nel pendio della mobilità. I dati provengono dal report aggiornato a luglio di Veneto Lavoro sull’impatto occupazionale delle crisi aziendali, che quantifica in 896 gli stati di crisi aperti nella nostra regione fra gennaio e luglio (erano 678 nello stesso periodo del 2009 e 1.189 a fine anno) per un coinvolgimento di 17.933 mila lavoratori. Il fatto che alla stessa data dell'anno precedente gli addetti interessati fossero leggermente superiori (18.746) sta a indicare che le debacle delle imprese venete nel 2010 hanno coinvolto principalmente le aziende di dimensione inferiore. Per avere un'idea di come il quadro sia andato peggiorando negli ultimi due anni, basta tenere presente che nell'intero 2008 le crisi aziendali sono state 335 per 6.717 dipendenti.
La crisi non ha ovviamente colpito tutti i comparti in modo omogeneo. Senza sorpresa, il rapporto evidenzia come ancora una volta le sofferenze più pesanti sono toccate alla metalmeccanica (374 casi), seguita da legno arredo (77), commercio (55) ed edilizia (43). Uno sguardo sulla dimensione delle imprese più coinvolte, come già evidenziato, mette in rilievo la fragilità delle unità più piccole. Quelle con meno di 50 addetti rappresentano infatti i due terzi del totale degli stati di crisi. Anche le considerazioni di tipo territoriale meritano un accenno. Fra le sette province venete quella che sta peggio sotto questo punto di vista è quella di Treviso, con 215 casi, seguita da Padova (204) e da Vicenza (153). Le crisi, poi, sono determinate da cause diverse. Delle 896 ditte, la grande maggioranza, pari a 540 unità, ha aperto la procedura per riduzioni del business determinate da «crisi di mercato». Ben al di sotto di questa soglia si trovano 106 casi di ristrutturazione o riorganizzazione, 79 episodi di fallimento ma anche 51 eventi in cui la situazione è molto semplicemente dovuta alla decisione della proprietà di chiudere l'azienda. Tutte queste imprese, sempre secondo i calcoli di Veneto Lavoro, occupano 53.762 addetti e quelli che risultano essere toccati da qualche forma di ammortizzatore sociale (Cassa integrazione straordinaria in 287 casi e mobilità per 592) sono 17.933, cioè uno su tre. Tutti elementi che fanno osservare agli analisti dell'agenzia regionale come, rispetto allo scorso anno, «non si ravvisino segnali importanti di attenuazione dei fenomeni di crisi ». A questo punto è bene cercare di comprendere, dato che gli ammortizzatori sociali non sono eterni, quanti dei lavoratori delle aziende venete in difficoltà vedranno esaurirsi il periodo di Cassa integrazione straordinaria, cioè quello strumento di sostegno al reddito che mantiene il link con il posto di lavoro momentaneamente, si spera, congelato.
Le imprese con trattamenti di Cigs in corso al 31 luglio risultano 493, contro le 366 rilevate a fine 2009. Di queste, 47 hanno visto scadere la misura ad agosto, 56 sono le conclusioni previste per il mese in corso, 67 quelle per ottobre, seguite dalle 65 di novembre e dalle 66 di dicembre. Da settembre a dicembre, dunque, fanno 254 (altre 192 scadranno in seguito). Calcolando con beneficio di migliore approssimazione 30 addetti per unità, ecco che entro dicembre i lavoratori che resteranno senza Cigs risultano vicini alle 7.500 unità. «Questo non significa affatto che gli interessati rimarranno privi di assistenza, sia chiaro», rassicura la segretaria generale della Cisl del Veneto, Franca Porto. «Ci sono il tempo e la possibilità di riprendere la contrattazione, e non è neppure detto che una parte di questi non rientrino al lavoro perché magari nel frattempo i conti sono migliorati. L'eventualità peggiore è che queste Cigs si trasformino in mobilità, cioè che il contatto con l'azienda termini del tutto. Vedremo a fine anno quante di queste industrie rimarranno aperte». Per Porto nei prossimi mesi, dunque, si potrebbe assistere alla «coda della crisi. Occorre una seria ricognizione con l'Inps per vedere quante risorse siano ancora disponibili per gli ammortizzatori sociali e pensare assolutamente a formule nuove di redistribuzione del reddito senza disdegnare l'apertura ai lavori socialmente utili».
Gianni Favero


09 settembre 2010

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneziamestre/notizie/economia/2010/9-settembre-2010/lavoro-7mila-cassintegrati-rischio-1703727100162.shtml?fr=correlati


La Lega che più che governare ha occupato i posti amministrativi in Veneto trasformandoli in centri di potere e di dominio, ora si appresta ad usare la propria discrezionalità per distribuire miseria a piene mani e là dove gli conviene. Gli operai che un tempo si dicevano comunisti, sono diventati tutti operai leghisti.
Hanno fatto la stessa azione che fece la città di Leningrado che oggi si chiama Sanpietroburgo. Apparentemente non cambia nulla; è sempre la stessa città. Però è cambiata la sua “anima”. Leningrado poteva fermare le armate di Hitler, Sanpietroburgo può solo chiedere benevolenza ai nazisti. Così gli operai quando avevano una pulsione che li spingeva verso il futuro, che loro chiamavano “comunismo”, potevano essere positivi nelle loro rivendicazioni, trattare, mediare, cercare soluzioni; oggi, invece, come leghisti possono solo attendere la distruzione del loro presente. Possono solo tendere la mano per cercare un’elemosina.


Il lavoro e la crisi
«A qualche azienda staccheremo la spina»
Cassa integrazione record, la Regione svolta: «Non si può accontentare tutti, selezioneremo»


VENEZIA – Nel giorno in cui la Fondazione Leone Moressa traccia l'ennesimo quadro disastrato dell'economia veneta, con l'occupazione in caduta libera e la cassa integrazione a veleggiare come uno Zeppelin verso livelli record, l'assessore al Lavoro Elena Donazzan tranquillizza quanti temono che le casse della Regione non siano in grado di reggere l'urto delle richieste d'aiuto dei lavoratori («I soldi ci sono») ma avverte: «Non possiamo più permetterci di accontentare chiunque bussa alla nostra porta. D'ora in avanti selezioneremo con attenzione le richieste di cassa integrazione e non esiteremo a staccare la spina alle aziende che non hanno più alcuna speranza di riprendersi». La scelta, insomma, sembra essere quella di gettare la corda soltanto a chi sembra ancora in grado di uscire dalle sabbie mobili. Ma non è una questione di soldi contati, precisa la Donazzan, «da due anni il governo risponde positivamente alle richieste delle Regioni, Veneto compreso, che chiedono di poter erogare la cassa integrazione e a fine luglio ho visto il ministro Sacconi che mi ha assicurato che i fondi sono garantiti anche per il prossimo anno. Parlerei piuttosto di una scelta di responsabilità ».
Le previsioni per il futuro, intanto, continuano ad essere tutt'altro che rosee. Stando al report della Fondazione Moressa, nei primi sei mesi di quest'anno l'occupazione è scesa di un ulteriore 0,5% e scenderà fino allo 0,7% nella seconda metà dell'anno. Cala l'occupazione delle donne (meno 3%), quella degli stranieri (meno 1,5%), con effetti particolarmente nefasti in edilizia (meno 2,6%) e per le piccole imprese (meno 2,3%). Di qui la decisione della Regione di cambiare strategia. «Abbiamo gestito bene la fase di crisi e dato una risposta puntuale anche alle situazioni più difficili – continua l'assessore –. A fine anno, però, dovremo rivedere gli accordi firmati all'inizio del 2009 e quello sarà il momento per un cambio di rotta. Nel 2011 le risorse a disposizione dovranno essere utilizzate per ripartire: ci prenderemo le nostre responsabilità e cominceremo a dire qualche no. Se un'azienda non si dimostrerà in grado di riprendere la produzione, ci preoccuperemo di accompagnare i lavoratori verso la mobilità ma non erogheremo più la cassa integrazione. Le risorse che verranno risparmiate verranno reinvestite in politiche di incentivo al lavoro».
La Donazzan cita due casi a suo dire particolarmente rappresentativi: «L'Ape di Treviso, alla quale già a suo tempo dissi sì a denti stretti e la Firema Trasporti di Padova, che sta in cassa integrazione ormai da sei anni. In casi di questo tipo gli aiuti non verranno più autorizzati». E il sindacato, che ne dice? L'assessore si dice tranquilla: «La Cisl è con noi ed anche le associazioni di categoria sono d'accordo». Resta da capire quante, tra le imprese in crisi oggi in Veneto, saranno in grado di dimostrare di potersi rimettere in moto. Se ci si ferma ai numeri, infatti, si rischia l'ecatombe: 756 aziende hanno formalizzato quest'anno (e siamo ad agosto) il loro stato di crisi, contro le 591 dell'intero 2009; la cassa integrazione, invece, ha segnato un più 152% per un totale ad agosto di 90 milioni di ore (le stime sono della Cgil), di cui 14 milioni soltanto a luglio. L'anno scorso, in dodici mesi, si fermarono ad 81 milioni.
Marco Bonet


28 agosto 2010

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneziamestre/notizie/economia/2010/28-agosto-2010/a-qualche-azienda-staccheremo-spina-1703654768035.shtml?fr=correlati


Il processo di distruzione della società civile si sta incancrenendo. La distruzione dei singoli individui non è più una questione sociale, ma una questione individuale. I drammi sono singoli drammi. Quando in una regione hai due milioni di drammi individuali che non vengono socializzati, significa che sta per scoppiare una bomba sociale di immani proporzioni.
Per questo voglio dire ai lanciatori di uova a Roma e a chi si appresta a contestare in maniera sempre più radicale una politica di aggressione alla Costituzione della Repubblica, di cercare vie alternative, di sorprendere e di non sottomettersi alle sollecitazioni che vengono dall’informazione per essere usati da chi sta distruggendo la società civile.
Bonanni è un criminale, ma i magistrati non interpretano la legge nello spirito della Costituzione della Repubblica, ma nello spirito dello Stato fascista che ritiene di essere il padrone dei cittadini. Così, nella bizzarra interpretazione della legge dei magistrati, le azioni di terrorismo sociale di Bonanni non rientrano nei delitti di eversione e questo fa percepire ai cittadini un’urgenza di giustizia negata.
Ed è questa percezione che personaggi come Maroni, oggi come Cossiga allora, per mettere in atto azioni che li legittimi a trafficare in schiavi.
I cittadini che hanno il senso di giustizia possono solo cadere in queste trappole, non hanno mezzi per difendersi da una propaganda criminale e finiscono per rimetterci l’unica cosa che di prezioso hanno: il loro futuro.
Gli operai restano delle puttane; anziché rivendicare i loro diritti Costituzionali preferiscono tendere la mano per avere l’elemosina dal vescovo cattolico leccandogli i piedi e consegnandogli i loro figli affinché lui li possa violentare.
Noi abbiamo pagato un caro prezzo il nostro amore per la società, non fatelo anche voi.

07 ottobre 2010

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Claudio Simeoni
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