La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

mercoledì 13 ottobre 2010

Cacciatori e terroristi in Veneto

A volte ci si chiede se gli inquirenti ci stanno con la testa o fingono di credere a babbo natale o a quel delinquente che sta in croce anziché alla realtà fattiva.
I dubbi nascono dalle riflessioni sui fatti che accadono in Veneto: I cacciatori sparano, ammazzano, mettono in pericolo le persone, hanno le armi tenute o usate in maniera illegale e non vengono accusati di terrorismo dei poveracci, solo perché non si mettono in ginocchio davanti alla chiesa cattolica, vengono criminalizzati e tenuti arbitrariamente in galera.
E’ l’abitudine di terrorizzare i cittadini messa in atto dalla Procura della Repubblica di Venezia e, più in generale, dalle Procure della Repubblica del Veneto. Procure asservite al terrore di poliziotti moralmente corrotti e socialmente incapaci di distinguere la dialettica di un dibattito sociale dalle loro fantasie di morte e di distruzione.
E così, mentre i cacciatori sparano nelle persone, nelle case, in luoghi in cui non dovrebbero nemmeno pensare di avvicinarsi con un’arma, la Polizia di Stato si diverte a mettere in galera persone che non hanno armi, ma attribuendo loro delle intenzioni soggettive e personali.
E’ un Veneto malato in cui la Polizia di Treviso aggredisce le persone di religione musulmana con la scusa di cercare terroristi, una scusa inventata, che non ha riscontri se non nelle fantasie malate di chi è abituato a violentare bambini costringendoli in ginocchio davanti ad un crocifisso e sottraendoli dai suoi diritti Costituzionali.
Chi ci dice che questo cacciatore non abbia voluto sparare sulla casa e non abbia voluto centrare la ragazzina?
E’ un cacciatore: una persona abituata ad ammazzare. Perché i giornalisti indicano delle intenzioni diverse da quello che l’atto indica?
L’atto indica che si tratta di un terrorista che ha tentato di ammazzare una ragazzina e che, probabilmente non era un idraulico, né un messo comunale, ma aveva una licenza di caccia.
Perché si arrestano delle persone perché pensano (come è accaduto a Londra per gli iraniani durante la visita di Ratzinger) in maniera diversa e non si accusa chi effettivamente spara per ammazzare?
Perché se non con una logica razzista e preconcettuale?
Riporto l’articolo sul tiro a segno del cacciatore sulla ragazzina:



Sbaglia mira e spara alla casa
ROANA. Indagine dei carabinieri che hanno interrogato alcuni residenti. Sequestrate nove armi e 1.200 munizioni. Cacciatore punta un capriolo ma la pallottola perfora la porta di un'abitazione sfiorando una ragazzina seduta a tavola
13/10/2010


Roana. Un vetro che si infrange, un boato, calcinacci che finiscono sul tavolo davanti ad una ragazzina di 13 anni che stava pranzando. È quanto è accaduto a Roana dopo che un cacciatore, sparando ad un capriolo, ha sbagliato mira e ha colpito la casa di Anna Munari in via Parnoli a Roana. Poi il sequestro cautelativo di 9 armi e oltre 1200 munizioni.È successo domenica 3 ottobre ma il fatto è stato reso pubblico solamente ora per garantire la riservatezza delle indagini svolte dalla polizia provinciale di Vicenza, competenti in materia di caccia e dai carabinieri di Canove. Erano le 12.30 quando uno sparo ha rovinato la domenica ad una famiglia residente a Roana. Il colpo ha forato la porta di ingresso della villetta a due piani, conficcandosi nella parete diametralmente opposta alla porta, e precisamente sopra il tavolo dove stava pranzando la figlia della coppia al primo piano. Immediatamente la segnalazione è giunta alla stazione dei carabinieri di Canove e alla polizia provinciale che ha inviato sul posto una pattuglia. SOPRALLUOGO. Dopo un sopralluogo gli agenti provinciali hanno estratto un pallettone calibro 12 dal muro e hanno intrapreso un pattugliamento della zona per cercare di identificare gli autori. Grazie alla testimonianza di alcuni passanti gli agenti hanno individuato quattro persone, tutti residenti a Roana di cui tre cacciatori, che erano nella zona al momento del fatto. Dopo aver raccolto le dichiarazioni dei quattro nella caserma dei carabinieri di Canove gli agenti provinciali e gli uomini dell'Arma sono riusciti ad individuare una quinta persona presente in zona al momento dei fatti, S.M. di Roana. Interrogato dalle forze dell'ordine ha negato di essere andato a caccia quella mattina, ha consegnato le armi in suo possesso (tra cui 2 carabine, 2 doppiette ed una pistola). Ma le forze dell'ordine, durante l'ispezione, hanno individuato all'interno dell'autovettura dell'uomo una cartuccia calibro 12 a palla del tutto simile a quella giunta all'interno dell'abitazione. LA TIPOLOGIA. Una tipologia di munizione non frequente, come spiegano i carabinieri, perché una cartuccia sparata da arma liscia per abbattere ungulati, oramai è sostituita dalle carabine a precisione, arma a canna rigata che utilizza pallottole. Questo unico indizio comunque non ha permesso alle forze dell'ordine di associare il cacciatore al fatto in questione. Le indagini quindi della polizia provinciale, coordinati dalla procura di Bassano, proseguono al fine di individuare l'autore del fatto perché oltre ai danni alla casa, ed eventuali conseguenze civili, ci sono numerose violazioni della legge sulla caccia. Le armi invece sono state poste sotto sequestro penale perché, nel corso delle indagini, sono risultate detenute in luogo diverso da quello dichiarato.

Gerardo Rigoni


Tratto da:
http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Home/191415_sbaglia_mira_e_spara_alla_casa/



Ed ora questi chiedono il risarcimento dei danni per ingiusta carcerazione.
Dalla notizia appare evidente che i “Ros” sono composti da una banda di nazistelli che agisce senza prove e per preconcetti (e questo per non pensare di peggio). E’ emersa l’intenzione, scrive la procura della Repubblica di Venezia dove un famigerato criminale come Carlo Mastelloni manipola processi, prove, tortura le persone per costringerli a confermare le sue intenzioni. Torturare le persone per confermare le intenzioni delle persone e applicare i dettami di processi con tortura e inquisitori della chiesa cattolica, è sempre stata una pratica della Procura della Repubblica di Venezia che ha visto in criminali come Rita Ugolini, Carlo Mastelloni, Frarrari, Pisani e altri, la peggior feccia criminale che ha insanguinato il Veneto con l’aiuto del Consiglio Superiore della Magistratura che ne ha legittimato gli atti di terrore e di eversione. Da allora alcune cose sono cambiate nel Codice di Procedura Penale, tuttavia la mentalità della Procura della Repubblica di Veneta resta fissata in individui più tesa a confermare le loro fantasie erotiche di devastazione Istituzionale che non quella di rientrare nell’ambito delle norme giuridiche.
Come Nordio ha distrutto i fondi alla magistratura in una ricerca (che si è rivelata finta) di un unabomber che ha portato a scoprire come la polizia (anche se era un ex poliziotto) manipoli le prove di reato,
così l’intera Procura della repubblica di Venezia si cerca un nemico capace di fare tanto chiasso sui giornali, ma che sia socialmente emarginato da non compromettere le carriere dei magistrati. L’islamico è ideale per personaggi come Carlo Mastelloni. Così la società italiana si trova a dover pagare i danni che questi magistrati, incapaci e fobici, fanno.
Nel loro delirio di onnipotenza non si rendono conto di essere dei ladri e di aver rubato agli italiani i soldi che saranno necessari per pagare l’ingiusta carcerazione a cui hanno costretto delle persone.
Questi vengono accusati di terrorismo partendo da delle intenzioni e il cacciatore che ha sparato ad una bambina se ne sminuiscono le responsabilità!
E’ un comportamento delle Istituzioni vergognoso.
Riporto la notizia:

Terrorismo, zero condanne: gli islamici arrestati chiedono i danni all’Italia
Veneto base logistica? E’ scontro pm-giudici. Ottantamila euro per ogni ingiusta carcerazione. Gli inquirenti: preparano attentati e documenti falsi, condannateli

VENEZIA — «E’ emersa in maniera certa l’intenzione degli imputati di effettuare attentati quanto meno nei confronti delle forze del governo legittimo iracheno e delle forze internazionali...», scrive la procura antiterrorismo di Venezia nel chiedere nuovamente la condanna di Hussein Saber Fadhil, il quarantottenne iracheno titolare di una pizzeria a Padova e di un kebab ambulante a Marghera, considerato un po’ l’uomo di Al Qaeda nel Veneto, già arrestato liberato e assolto. Il pm Giovanni Zorzi, nel suo ricorso in appello, ha cercato di smontare in dieci pagine la sentenza del giudice di Venezia, Vincenzo Santoro, che motivò l’assoluzione di Saber ritenendo che l’attività del suo gruppo fosse «interamente collocabile nell’ambito del conflitto armato interno dell’Iraq...» e che «le prove processuali sono lungi dal dimostrare che le iniziative della sua formazione siano state finalizzate a colpire obiettivi non militari».
Non è solo un fatto di cronaca giudiziaria. Il caso Saber è solo l’ultimo certificato dell’esistenza di uno scontro in atto nel Veneto fra inquirenti e giudici sulla questione del terrorismo internazionale. In estrema sintesi: i primi parlano di terrorismo e considerano il Nord Est un bacino di reclutamento e finanziamento di azioni all’estero, una sorta di base logistica; i secondi, che fino ad oggi hanno sempre assolto, negano questa impostazione, sia per mancanza di prove sia per una diversa interpretazione degli eventi bellici internazionali, dove il ruolo degli indagati non è associato al terrorismo anche quando i gruppi finanziati sono militarmente attivi. Procure, Ros dei carabinieri e Digos della polizia, ma soprattutto Ros, da una parte; e giudici dall’altra. «Si è lavorato tanto per nulla e il rischio è che si vada avanti così, con perdita di stimoli», dicono gli investigatori. «Non si può condannare se non ci sono le prove dell’associazione terroristica», ribattono i secondi. E’ successo così per l’iracheno Saber, che attende in libertà il giudizio d’appello dopo essere stato arrestato con varie accuse: capo di una cellula collegata ad Al Zarqawi, ideatore con i guerriglieri sunniti iracheni di un attacco al cuore di Bagdad, regista della vendita in Iraq di velicoli ultraleggeri prodotti da una ditta italiana di Varese e destinati forse ad attacchi kamikaze nel centro della capitale. «Impianto accusatorio smontato in sede di giudizio», gongola l’avvocato Giorgio Pietramala.
Ed è successo lo stesso in analoghi procedimenti. A Vicenza, per esempio, dove quattro algerini tacciati di partecipazione alla rete creata in Italia dal Gruppo salafita per la predicazione e il combattimento (Gspc), altra associazione terroristica legata ad Al Qaeda, erano stati arrestati con misura d’urgenza per il rischio di un attentato imminente. Vicenza è stata considerata una base del Gspc collegata a Napoli, città dalla quale si erano trasferiti. Contro di loro una pletora di accuse: dal procacciamento di documenti falsi al reclutamento di affiliati, dalla raccolta di finanziamenti per l’organizzazione al proselitismo all’approvvigionamento di armamenti in collegamento coi circuiti criminali internazionali. Per gli algerini si sono tradotte in oltre un anno di carcere. Poi il colpo di scena della doppia assoluzione, in primo grado e in appello. «Non è stato dimostrato nulla», ha scritto la Corte d’Assise d’appello di Venezia nel dichiararli innocenti. «A Napoli lo stesso gruppo è stato condannato», insorgono gli investigatori sospettando il doppipesismo della giustizia. «Non è vero, non erano esattamente gli stessi fatti», replica il loro avvocato, Paolo Mele.
Risultato: gli algerini hanno chiesto un maxirarcimento danni allo Stato italiano: 80 mila euro a testa, cioè 250 euro al giorno per 370 giorni di ingiusta detenzione. Stesso epilogo per i cinque marocchini di Badia Polesine, Rovigo, che erano stati accusati di terrorismo dopo il rinvenimento di un chilo di esplosivo in un casolare-dormitorio. Dopo l’arresto e l’avvio dell’inchiesta da parte della procura antiterrorsimo di Venezia, la retromarcia: Al Queda non c’entra. Più recente il caso degli undici curdi accusati di appartenere a una frangia armata del Pkk, il partito comunista curdo guidato storicamente da Ocalan. Il gip di Venezia Luca Marini, su richiesta del pm Zorzi, ha disposto arresti e perquisizioni, al termine di una dettagliata indagine della Digos di Venezia. Ma il tribunale del Riesame di Venezia ha annullato l'ordinanza di custodia cautelare in carcere. Motivo? Non state trovate le armi che potessero sostenere l’accusa. Questo, dunque, il quadro: tante inchieste, vari processi, nessuna condanna. «Il Nord Est non risulta fra gli obiettivi del terrorismo», dicono alla Digos. «Qualche magistrato dovrebbe interrogarsi sul motivo», pungono i Ros, alludendo al fatto che le assoluzione lo renderebbero un po’ zona franca. I giudici scuotono la testa: per condannare ci vogliono prove. E così, sul terrorismo internazionale è corto circuito fra investigatori e magistrati.
Andrea Pasqualetto



12 ottobre 2010

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/padova/notizie/cronaca/2010/12-ottobre-2010/terrorismo-zero-condanne-islamici-arrestati-chiedono-danni-all-italia-1703932501283.shtml


Si imbastiscono procedimenti penali sul nulla o sulle fantasie erotiche di poliziotti e carabinieri dementi grazie a Pubblici Ministeri più legati all’odio sociale rappresentato dal crocifisso che non alla Costituzione della Repubblica.
Tutti vogliamo sicurezza e legalità. Ma questa è possibile soltanto se poliziotti, carabinieri e magistrati, rispettano i loro doveri nei confronti dei cittadini non quando usano le leggi per i loro pruriti personali violando le leggi e le norme della comune convivenza al solo fine di alimentare tensioni da guerra civile.

13 ottobre 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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