La Boje

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Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

martedì 5 ottobre 2010

L'arma dei carabinieri e il Veneto devastato nella condanna dell'ex maresciallo di Caorle.


Secondo voi, quale fiducia si può avere nell’arma dei carabinieri quando si leggono fatti di cronaca del genere?
E, vigliaccamente, i magistrati non hanno elevato l’aggravante di terrorismo: per molto meno la magistratura di Venezia ha elevato tale aggravante, ma non erano dipendenti dell’arma dei carabinieri dimostrando, ancora una volta, il disprezzo per il principio di uguaglianza dei cittadini di fronte alla legge.
Un criminale che dei veneti aveva capito tutto.
Si era perfettamente integrato nella mentalità dei Veneti: violento con le persone socialmente più deboli e ossequioso nei confronti del più forte.
E’ la mentalità criminale del Veneto che si riversa in deliri di onnipotenza e che fa credere, a chi ha ruoli istituzionali, di essere un dio onnipotente al di fuori e al di là della legge.
E’ stato condannato?
La condanna ci dice solo che quei fatti, per cui è stato condannato, sono stati accertati da un organo istituzionale. La condanna non ci dice degli infiniti dolori che i cittadini del Veneto sono costretti a subire per le omissioni di atti d’ufficio di carabinieri, poliziotti, magistrati. Non ci dice della violenza che i bambini di Caorle hanno subito mentre questo personaggio usava il suo ruolo per farsi gli affari suoi.
La condanna ci dice solo di quell’aspetto della realtà che appare evidente agli occhi di un magistrato; non ci dice della realtà che lo stesso magistrato vuole ignorare girando la testa dall’altra parte. E il fatto che il magistrato, in linea con la mentalità da delirio di onnipotenza dei Veneti, giri la testa dall’altra parte, non è che i bambini non siano picchiati o i cittadini vessati da amministrazioni comunali che emettono provvedimenti amministrativi deliranti; semplicemente si finge di non vederlo.
Riporto la notizia da Il Gazzettino:


Venezia. Ex comandante dei carabinieria Caorle condannato a 6 anni di reclusione
Molteplici le accuse: peculato, truffa, falso, danneggiamento

Si è appropriato della pistola di un suicida e la teneva in casa


di Gianluca Amadori
VENEZIA (5 ottobre) - Sei anni di reclusione e 100mila euro di risarcimento danni. È la pesante condanna inflitta ieri pomeriggio al maresciallo Ciro Dalla Zeta, 47 anni, fino a settembre 2008 comandante della stazione di Caorle. La sentenza è stata emessa dal giudice per l’udienza preliminare Giuliana Galasso, a conclusione di un processo celebrato con rito abbreviato, ovvero con lo sconto di un terzo della pena. Dalla Zeta è stato riconosciuto colpevole di tutti i reati che sono stati contestati dalla Procura e per i quali fu arrestato nel novembre del 2009. Ora si trova agli arresti domiciliari a Siracusa, sua città d’origine. Il pm Paola Tonini aveva chiesto sei anni e 10 mesi di reclusione.Il capo d’imputazione contestato all’ex comandante dei carabinieri di Caorle è lungo: il reato più grave è quello di peculato e violazione della legge sulle armi per essersi appropriato della pistola di un suicida e averla conservata illegalmente nel garage della propria abitazione. Dalla Zeta è inoltre accusato di truffa, falso, simulazione di reato e fraudolento danneggiamento di beni assicurati per aver falsamente denunciato il furto di una vettura (poi bruciata) e i danni subiti a causa di due incidenti, in realtà mai avvenuti, per ottenere il rimborso da parte delle compagnie assicuratrici. Il tutto con la complicità di un carrozziere compiacente. Il giudice ha riqualificato in danneggiamento il reato di incendio dell’auto, come richiesto dal difensore, l’avvocato Federica Bertocco. Al processo si sono costituiti parte civile quattro compagnie assicuratrici e l’ex compagna del maresciallo, da lui minacciata («ti taglio la gola!»): il giudice ha liquidato loro complessivamente 100mila euro di risarcimento.
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=121619&sez=NORDEST


Dal cacciatore che ammazza il compagno di battuta di caccia che si trova davanti al “suo fagiano”, al maresciallo dei carabinieri che gioca con le armi e minaccia di morte le persone, siamo davanti ad un Veneto socialmente devastato.
Poi ci stupiamo se l’aggressione ai musulmani di Treviso viene giustificata con “controllo se ci sono terroristi infiltrati”. Si tratta di una giustificazione ridicola di poliziotti il cui scopo è violentare il sentimento religioso dei musulmani al fine di provocarne una reazione e poterli criminalizzare: quando mai i poliziotti hanno avuto lo stesso atteggiamento con il vescovo cattolico di Treviso consapevoli che costui, comunque, è responsabile morale di violenza ai minori?
I fatti di cronaca fanno sorgere un immenso numero di pensieri su una società del Veneto che ha perso la propria identità morale assumendo a modello il delirio di un criminale in croce che si sente il padrone delle persone in quanto millanta di esser il figlio del dio padrone e, allora, vuole essere al di là e al di fuori delle leggi.
Che brutto futuro è riservato alla società del Veneto.

04 ottobre 2010

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Claudio Simeoni
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