La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

giovedì 7 ottobre 2010

Quando gli operai si vendono come delle prostitute (chiedo scusa alle donne) violentando la società civile.

Vorrei dire una cosa ai ragazzi che hanno contestato la CISL di Roma con uova e fumogeni e a tutti quei ragazzi che in Italia si stanno apprestando a mettere in atto azioni di contestazione, assolutamente legittime (a differenza di Maroni e del finto attentato a Belpietro), contro chi sta attentando ai diritti Costituzionali e sta incitando al terrorismo contro i cittadini Italiani, come fa Bonanni.
Vorrei dire loro di cercare altre vie, che io intravvedo più efficaci e meno costose dal punto di vista del prezzo personale che potrà essere pagato prestando il fianco alla violenza criminale di Maroni. Esporsi direttamente, anche se l'azione è assolutamente legale (il danneggiamento irrisorio rispetto ai valori costituzionali rivendicati) e legittima, presta il fianco alla propaganda di farneticazioni criminali di un’informazione allineata sulle posizioni pduiste.
Parlo per esperienza diretta.
La pulsione che ci spingeva a cercare la giustizia sociale a costo della nostra stessa vita era un nostro sentire personale, una nostra esigenza che noi, ingenui, proiettavamo su una classe operaia che nel suo insieme era composta da puttane, accattoni, miserabili, profittatori e vigliacchi. Una massa di manovra nelle mani dei Bonanni di allora che veniva usata per aggredire la società civile e che noi scambiavamo come una vittima. Gran parte di questa classe operaia degli anni ’70 è finita negli ospedali o negli obitori con una vita spezzata nelle infinite tragedie sui posti di lavoro e il territorio è stato spesso devastato da operai disposti a far ammalare di asbestosi i cittadini pur di avere uno stipendio.
Noi, che cercavamo giustizia per la giustizia, senza appoggi “politici”, “Istituzionali”, “economici”, abbiamo pagato un prezzo altissimo. Dalle torture, al tentativo dei magistrati di ammazzarci, alla manipolazione dei processi per tenerci anni in galera anche quando i “reati” contestabili erano irrilevanti.
Gli operai, le puttane, per i quali avevamo sacrificato la nostra vita, si divertivano a vederci massacrare.
Non avete lanciato molotov, né avete sparato, ma per un magistrato è lo stesso: trasformerà l’uovo in un’arma di distruzione di massa e paragonerà il lancio di uova alla bomba di Piazza Fontana (per noi modificarono le leggi equiparando una bottiglia di benzina a una mitragliatrice: arma da guerra pur di divertirsi a metterci in galera e indurre altri a usare pistole e mitra. Tanto, la pena era uguale.). L'informazione userà i media per creare allarme sociale e darà carta bianca alla polizia di Stato per torturare. Così fece il terrorista Francesco Cossiga con l’approvazione di Giorgio Napolitano e Enrico Berlinguer. Così fece Sandro Pertini e quelli che si riempivano la bocca di democrazia.
Ora che il disastro sociale si sta aggravando e le operazioni della CISL e UIL finalizzate a trafficare in schiavi stanno arrivando in porto gli operai, le puttane, si trasformeranno in accattoni pronti a leccare i piedi al vescovo cattolico e a concedere ai preti cattolici di stuprare i loro figli pur di avere una speranza di sopravvivenza in un futuro che è loro negato.
E non dico questo solo a chi ha lanciato le uova a Roma, ma anche a chi si sta apprestando a farlo in giro per l’Italia sacrificando la propria vita per operai miserabili, vigliacchi e puttane, che si sono dimenticati di essere parte integrante di una società civile. O come i dipendenti dei Call Center che vennero creati apposta per costruire un serbatoio elettorale di destra per poi essere chiusi dopo che i fessi si erano messi in ginocchio davanti al loro padrone.
Riporto l’articolo sulla cassa integrazione delle Fonderie del Montello:

TREVISO
L’incubo di 400 lavoratoriscade la cassa, addio paga
Prima vittima le Fonderie del Montello con 79 operai: scatta il presidio. Cisl: «Occorre creare le condizioni per il rifinanziamento degli ammortizzatori sociali»



MONTEBELLUNA (Treviso)— I 79 lavoratori di Fonderie del Montello di Montebelluna sono solo i primi. Perché a rischiare di rimanere senza più Cassa integrazione straordinaria o in deroga da oggi alla fine dell’anno nel Trevigiano sono in 400. La stima è della Cisl di Treviso che calcola in 37 le aziende del territorio prossime alla scadenza del periodo di Cig riconosciuto lo scorso anno, cinque delle quali si trovano in stato di procedura fallimentare. «Sono dati che confermano la nostra preoccupazione sull’andamento occupazionale del sistema industriale trevigiano - rileva Alfio Calvagna della segreteria provinciale della Cisl Treviso - e riteniamo necessario lavorare su due grandi versanti. Da un lato occorre creare le condizioni per avere le risorse al rifinanziamento degli ammortizzatori sociali. Bisogna passare dalle parole ai fatti, sperimentando strumenti di politiche attive che diano risposte ai lavoratori disoccupati. Dall’altra parte è necessario lavorare per riformare lo stesso sistema degli ammortizzatori, che mostra ormai i segni del tempo».
A Montebelluna, intanto, i dipendenti della società metalmeccanica dichiarata fallita nel 2009 hanno dato vita mercoledì ad un’assemblea di protesta. Il loro trattamento di Cig straordinaria, avevano da poco appreso, non sarebbe stato prorogato come si auspicava fino alla fine di gennaio perché sia il curatore fallimentare sia Unindustria Treviso avrebbero rinunciato a proporre una richiesta di proroga, dato il giudizio negativo espresso in materia dal ministero del Lavoro. «Pur avendo già un parere favorevole della Regione per concedere la cassa in deroga fino a fine anno - evidenzia però Paolo Agnolazza, della Fim Cisl - consideriamo ancora necessario insistere nel riconoscimento dei sei mesi per portare tutti i lavoratori alla scadenza del 24 gennaio 2011, data in cui, attraverso un’asta, si deciderà del futuro delle Fonderie del Montello. Per noi sarebbe fondamentale che tutti i lavoratori fossero ancora in forza a tale data, nella speranza che un possibile acquirente rilevasse impresa e personale al completo. Curatore e industriali non si sono assunti l’impegno di presentare la richiesta di proroga dopo aver sentito il ministero che ha sconsigliato il ricorso alla proroga della cassa integrazione per insufficienza di motivazioni. Si tratta di una decisione non accettabile da parte nostra, tanto più che in tutte le assemblee e gli incontri ci era sempre stato garantito l’impegno a presentare la richiesta. Nei prossimi giorni cercheremo di contattare il ministero nel tentativo di ottenere un ripensamento».
Gianni Favero


07 ottobre 2010


Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/treviso/notizie/economia/2010/7-ottobre-2010/incubo-400-lavoratori-scade-cassa-addio-paga-1703900892142.shtml


La situazione più generale della cassa integrazione in Veneto è delineata da questo articolo. Se queste 7000 persone sono vissute con uno stipendio ridotto, fra poco nemmeno quel stipendio sarà a loro disposizione. La CISL sta partecipando attivamente all’aggressione del lavoro e gli operai iscritti alla CISL stanno facendo il gioco del “mettiamoglielo in culo a quelli della CGIL”, mentre quelli della CGIL fanno il gioco “ma però non possiamo isolare quelli della CISL”. Il risultato di questo gioco dei bussolotti è la distruzione ulteriore del tessuto sociale con grave danno alla fruizione dei diritti Costituzionali di individui ridotti alla miseria: sia quelli della CISL che diventano degli accattoni che leccano i piedi ai preti cattolici anziché rivendicare i diritti sociali, sia quelli della CGIL che, comunque leccano i piedi ai preti cattolici, ma in più vengono presi a calci dagli operai della CISL che sanno leccare meglio. In questi giorni cade l’anniversario della marcia dei quarantamila di Torino che aggredì il principio secondo cui l’Italia è una Repubblica fondata sul lavoro.


OPERAI E IMPRENDITORI
Lavoro, 7mila cassintegrati a rischio
Entro dicembre scade la «straordinaria» per 254 aziende venete


VENEZIA—Fra settembre e dicembre i lavoratori di 254 aziende del Veneto vedranno concludersi il periodo di Cassa integrazione straordinaria, il che significa che per un numero compreso fra i 7 mila ed i 7.500 dipendenti si sta aprendo un’incognita legata alla possibilità di ottenere nuovi ammortizzatori sociali che li mantengano legati alle loro imprese oppure di scivolare nel pendio della mobilità. I dati provengono dal report aggiornato a luglio di Veneto Lavoro sull’impatto occupazionale delle crisi aziendali, che quantifica in 896 gli stati di crisi aperti nella nostra regione fra gennaio e luglio (erano 678 nello stesso periodo del 2009 e 1.189 a fine anno) per un coinvolgimento di 17.933 mila lavoratori. Il fatto che alla stessa data dell'anno precedente gli addetti interessati fossero leggermente superiori (18.746) sta a indicare che le debacle delle imprese venete nel 2010 hanno coinvolto principalmente le aziende di dimensione inferiore. Per avere un'idea di come il quadro sia andato peggiorando negli ultimi due anni, basta tenere presente che nell'intero 2008 le crisi aziendali sono state 335 per 6.717 dipendenti.
La crisi non ha ovviamente colpito tutti i comparti in modo omogeneo. Senza sorpresa, il rapporto evidenzia come ancora una volta le sofferenze più pesanti sono toccate alla metalmeccanica (374 casi), seguita da legno arredo (77), commercio (55) ed edilizia (43). Uno sguardo sulla dimensione delle imprese più coinvolte, come già evidenziato, mette in rilievo la fragilità delle unità più piccole. Quelle con meno di 50 addetti rappresentano infatti i due terzi del totale degli stati di crisi. Anche le considerazioni di tipo territoriale meritano un accenno. Fra le sette province venete quella che sta peggio sotto questo punto di vista è quella di Treviso, con 215 casi, seguita da Padova (204) e da Vicenza (153). Le crisi, poi, sono determinate da cause diverse. Delle 896 ditte, la grande maggioranza, pari a 540 unità, ha aperto la procedura per riduzioni del business determinate da «crisi di mercato». Ben al di sotto di questa soglia si trovano 106 casi di ristrutturazione o riorganizzazione, 79 episodi di fallimento ma anche 51 eventi in cui la situazione è molto semplicemente dovuta alla decisione della proprietà di chiudere l'azienda. Tutte queste imprese, sempre secondo i calcoli di Veneto Lavoro, occupano 53.762 addetti e quelli che risultano essere toccati da qualche forma di ammortizzatore sociale (Cassa integrazione straordinaria in 287 casi e mobilità per 592) sono 17.933, cioè uno su tre. Tutti elementi che fanno osservare agli analisti dell'agenzia regionale come, rispetto allo scorso anno, «non si ravvisino segnali importanti di attenuazione dei fenomeni di crisi ». A questo punto è bene cercare di comprendere, dato che gli ammortizzatori sociali non sono eterni, quanti dei lavoratori delle aziende venete in difficoltà vedranno esaurirsi il periodo di Cassa integrazione straordinaria, cioè quello strumento di sostegno al reddito che mantiene il link con il posto di lavoro momentaneamente, si spera, congelato.
Le imprese con trattamenti di Cigs in corso al 31 luglio risultano 493, contro le 366 rilevate a fine 2009. Di queste, 47 hanno visto scadere la misura ad agosto, 56 sono le conclusioni previste per il mese in corso, 67 quelle per ottobre, seguite dalle 65 di novembre e dalle 66 di dicembre. Da settembre a dicembre, dunque, fanno 254 (altre 192 scadranno in seguito). Calcolando con beneficio di migliore approssimazione 30 addetti per unità, ecco che entro dicembre i lavoratori che resteranno senza Cigs risultano vicini alle 7.500 unità. «Questo non significa affatto che gli interessati rimarranno privi di assistenza, sia chiaro», rassicura la segretaria generale della Cisl del Veneto, Franca Porto. «Ci sono il tempo e la possibilità di riprendere la contrattazione, e non è neppure detto che una parte di questi non rientrino al lavoro perché magari nel frattempo i conti sono migliorati. L'eventualità peggiore è che queste Cigs si trasformino in mobilità, cioè che il contatto con l'azienda termini del tutto. Vedremo a fine anno quante di queste industrie rimarranno aperte». Per Porto nei prossimi mesi, dunque, si potrebbe assistere alla «coda della crisi. Occorre una seria ricognizione con l'Inps per vedere quante risorse siano ancora disponibili per gli ammortizzatori sociali e pensare assolutamente a formule nuove di redistribuzione del reddito senza disdegnare l'apertura ai lavori socialmente utili».
Gianni Favero


09 settembre 2010

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneziamestre/notizie/economia/2010/9-settembre-2010/lavoro-7mila-cassintegrati-rischio-1703727100162.shtml?fr=correlati


La Lega che più che governare ha occupato i posti amministrativi in Veneto trasformandoli in centri di potere e di dominio, ora si appresta ad usare la propria discrezionalità per distribuire miseria a piene mani e là dove gli conviene. Gli operai che un tempo si dicevano comunisti, sono diventati tutti operai leghisti.
Hanno fatto la stessa azione che fece la città di Leningrado che oggi si chiama Sanpietroburgo. Apparentemente non cambia nulla; è sempre la stessa città. Però è cambiata la sua “anima”. Leningrado poteva fermare le armate di Hitler, Sanpietroburgo può solo chiedere benevolenza ai nazisti. Così gli operai quando avevano una pulsione che li spingeva verso il futuro, che loro chiamavano “comunismo”, potevano essere positivi nelle loro rivendicazioni, trattare, mediare, cercare soluzioni; oggi, invece, come leghisti possono solo attendere la distruzione del loro presente. Possono solo tendere la mano per cercare un’elemosina.


Il lavoro e la crisi
«A qualche azienda staccheremo la spina»
Cassa integrazione record, la Regione svolta: «Non si può accontentare tutti, selezioneremo»


VENEZIA – Nel giorno in cui la Fondazione Leone Moressa traccia l'ennesimo quadro disastrato dell'economia veneta, con l'occupazione in caduta libera e la cassa integrazione a veleggiare come uno Zeppelin verso livelli record, l'assessore al Lavoro Elena Donazzan tranquillizza quanti temono che le casse della Regione non siano in grado di reggere l'urto delle richieste d'aiuto dei lavoratori («I soldi ci sono») ma avverte: «Non possiamo più permetterci di accontentare chiunque bussa alla nostra porta. D'ora in avanti selezioneremo con attenzione le richieste di cassa integrazione e non esiteremo a staccare la spina alle aziende che non hanno più alcuna speranza di riprendersi». La scelta, insomma, sembra essere quella di gettare la corda soltanto a chi sembra ancora in grado di uscire dalle sabbie mobili. Ma non è una questione di soldi contati, precisa la Donazzan, «da due anni il governo risponde positivamente alle richieste delle Regioni, Veneto compreso, che chiedono di poter erogare la cassa integrazione e a fine luglio ho visto il ministro Sacconi che mi ha assicurato che i fondi sono garantiti anche per il prossimo anno. Parlerei piuttosto di una scelta di responsabilità ».
Le previsioni per il futuro, intanto, continuano ad essere tutt'altro che rosee. Stando al report della Fondazione Moressa, nei primi sei mesi di quest'anno l'occupazione è scesa di un ulteriore 0,5% e scenderà fino allo 0,7% nella seconda metà dell'anno. Cala l'occupazione delle donne (meno 3%), quella degli stranieri (meno 1,5%), con effetti particolarmente nefasti in edilizia (meno 2,6%) e per le piccole imprese (meno 2,3%). Di qui la decisione della Regione di cambiare strategia. «Abbiamo gestito bene la fase di crisi e dato una risposta puntuale anche alle situazioni più difficili – continua l'assessore –. A fine anno, però, dovremo rivedere gli accordi firmati all'inizio del 2009 e quello sarà il momento per un cambio di rotta. Nel 2011 le risorse a disposizione dovranno essere utilizzate per ripartire: ci prenderemo le nostre responsabilità e cominceremo a dire qualche no. Se un'azienda non si dimostrerà in grado di riprendere la produzione, ci preoccuperemo di accompagnare i lavoratori verso la mobilità ma non erogheremo più la cassa integrazione. Le risorse che verranno risparmiate verranno reinvestite in politiche di incentivo al lavoro».
La Donazzan cita due casi a suo dire particolarmente rappresentativi: «L'Ape di Treviso, alla quale già a suo tempo dissi sì a denti stretti e la Firema Trasporti di Padova, che sta in cassa integrazione ormai da sei anni. In casi di questo tipo gli aiuti non verranno più autorizzati». E il sindacato, che ne dice? L'assessore si dice tranquilla: «La Cisl è con noi ed anche le associazioni di categoria sono d'accordo». Resta da capire quante, tra le imprese in crisi oggi in Veneto, saranno in grado di dimostrare di potersi rimettere in moto. Se ci si ferma ai numeri, infatti, si rischia l'ecatombe: 756 aziende hanno formalizzato quest'anno (e siamo ad agosto) il loro stato di crisi, contro le 591 dell'intero 2009; la cassa integrazione, invece, ha segnato un più 152% per un totale ad agosto di 90 milioni di ore (le stime sono della Cgil), di cui 14 milioni soltanto a luglio. L'anno scorso, in dodici mesi, si fermarono ad 81 milioni.
Marco Bonet


28 agosto 2010

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneziamestre/notizie/economia/2010/28-agosto-2010/a-qualche-azienda-staccheremo-spina-1703654768035.shtml?fr=correlati


Il processo di distruzione della società civile si sta incancrenendo. La distruzione dei singoli individui non è più una questione sociale, ma una questione individuale. I drammi sono singoli drammi. Quando in una regione hai due milioni di drammi individuali che non vengono socializzati, significa che sta per scoppiare una bomba sociale di immani proporzioni.
Per questo voglio dire ai lanciatori di uova a Roma e a chi si appresta a contestare in maniera sempre più radicale una politica di aggressione alla Costituzione della Repubblica, di cercare vie alternative, di sorprendere e di non sottomettersi alle sollecitazioni che vengono dall’informazione per essere usati da chi sta distruggendo la società civile.
Bonanni è un criminale, ma i magistrati non interpretano la legge nello spirito della Costituzione della Repubblica, ma nello spirito dello Stato fascista che ritiene di essere il padrone dei cittadini. Così, nella bizzarra interpretazione della legge dei magistrati, le azioni di terrorismo sociale di Bonanni non rientrano nei delitti di eversione e questo fa percepire ai cittadini un’urgenza di giustizia negata.
Ed è questa percezione che personaggi come Maroni, oggi come Cossiga allora, per mettere in atto azioni che li legittimi a trafficare in schiavi.
I cittadini che hanno il senso di giustizia possono solo cadere in queste trappole, non hanno mezzi per difendersi da una propaganda criminale e finiscono per rimetterci l’unica cosa che di prezioso hanno: il loro futuro.
Gli operai restano delle puttane; anziché rivendicare i loro diritti Costituzionali preferiscono tendere la mano per avere l’elemosina dal vescovo cattolico leccandogli i piedi e consegnandogli i loro figli affinché lui li possa violentare.
Noi abbiamo pagato un caro prezzo il nostro amore per la società, non fatelo anche voi.

07 ottobre 2010

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Claudio Simeoni
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Apprendista Stregone
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