La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

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Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

giovedì 11 novembre 2010

Caccia in deroga e l'illegalità del TAR del Veneto: l'Europa condanna l'Italia. Una sentenza che dimostra l'illegalità dei provvedimenti in Veneto.


Le foto sono quelle della manifestazione al TAR di Venezia in occasione della richiesta di rigettare la delibera della Regione Veneto sulla Caccia in Deroga. Come è noto il TAR del Veneto legittimò la rapina che la Regione Veneto fa nei confronti del patrimonio collettivo dei volatili. Oggi l'Europa ha detto che anche questi magistrati hanno sbagliato non rispettando le leggi.
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Che la Regione Veneto legiferasse in maniera illegale e più attenta agli interessi di gruppi pseudomafiosi sul territorio che non alla legge e alla legalità, era risaputo. Ora, anche grazie agli atti criminali di Lombardia e Veneto che cercano di accontentare gli elettori di amministratori incapaci e incompetenti, gli italiani saranno costretti a sborsare molti soldi di multa.

Così veniamo a sapere che l’11 novembre 2010:

«Caccia: oggi l’Italia è stata condannata dalla Corte di giustizia dell’Unione Europea». Lo comunica Gennaro Marotta, consigliere regionale di Italia dei Valori, appresa la notizia della sentenza odierna. Secondo quanto stabilito dai giudici, riuniti a Lussemburgo, la Regione Veneto ha adottato e applicato una normativa che autorizza deroghe al regime di protezione degli uccelli selvatici senza rispettare la direttiva 79/409/Cee.


E mentre questo avveniva, il TAR del Veneto appoggiava le decisioni, anche se illegali e criminali, della Regione Veneto consentendo la caccia indiscriminata in deroga anche se la caccia in deroga è consentita solo per:

“E la possibilità di autorizzare campagne di abbattimento straordinarie, in deroga, appunto? «Il regolamento europeo prevede che i Paesi membri possano vararle nell'interesse della salute e della sicurezza pubblica nonché della sicurezza aerea; per prevenire gravi danni all'agricoltura, per la protezione della flora e della fauna e, in secondo luogo, ai fini della ricerca e dell'insegnamento, del ripopolamento e della reintroduzione. Ma si parla sempre di interventi rigidamente controllati e di piccole quantità».Invece? «Lo Stato italiano, nell'articolo 19 bis della legge sulla caccia, la 157 del '92, ha istituito un procedimento di controllo di legittimità delle deroghe a livello regionale sostanzialmente inefficace e intempestivo.”

(Tratto da Brescia oggi)

Le proteste in Veneto per una legge illegale fatta da Zaia al fine di saccheggiare il territorio si erano fatte sentire davanti al tribunale del TAR che ha preferito, con la sua sentenza, offendere i cittadini che chiedevano giustizia per i loro interessi offesi.
Riporto l’articolo dell’Arena di Verona:


La Corte europea condannala caccia in deroga in Veneto
La Corte europea di giustizia ha condannato l’Italia per la legge della Regione Veneto sulla caccia. Poichè la Regione Veneto ha adottato e applicato una normativa che autorizza deroghe al regime di protezione degli uccelli selvatici, senza rispettare le condizioni stabilite dalla direttiva 79/409/Cee, concernente la conservazione degli uccelli selvatici, la Repubblica italiana, si legge nella sentenza, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti.


La Corte europea di giustizia ha condannato l’Italia per la legge della Regione Veneto sulla caccia. Poichè la Regione Veneto ha adottato e applicato una normativa che autorizza deroghe al regime di protezione degli uccelli selvatici, senza rispettare le condizioni stabilite dalla direttiva 79/409/Cee, concernente la conservazione degli uccelli selvatici, la Repubblica italiana, si legge nella sentenza, è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti. Secondo i giudici europei, la quantità di uccelli delle specie che possono essere cacciate in base alla legge regionale 13/2005 «sono comunque nettamente superiori al limite indicato dalla direttiva». La determinazione delle quantità «effettuata sulla base di un dato aleatorio», cioè il fatto che non tutti i cacciatori cacceranno le specie oggetto della deroga, «non risponde alle esigenze scientifiche e non rispetta il principio di certezza del diritto», rilevano i giudici Ue. Alla Corte del Lussemburgo aveva fatto ricorso la Commissione. Per l’esecutivo Ue, la legge della Regione Veneto non era conforme alla direttiva sotto vari aspetti. Anzitutto, rilevava l’eurogoverno, indicherebbe esplicitamente le specie di uccelli che possono costituire indifferentemente oggetto di una deroga (passero, passera mattugia, cormorano, fringuello, peppola, storno e tortora dal collare orientale). Ma, osservava la Commissione, le prime cinque specie menzionate non sarebbero elencate nella direttiva, mentre le ultime due, sebbene indicate, non potrebbero essere cacciate in Italia. Le specie di cui è autorizzata la caccia sarebbero inoltre identificate «in via generale ed astratta e senza limiti temporali». Oggi la Corte ha sostanzialmente dato ragione alla Commissione. Nel luglio scorso i giudici Ue avevano condannato l’Italia anche per la legge applicata in Lombardia che autorizzava, in deroga, l’attività venatoria a quattro specie protette: fringuello, peppola, pispola e frosone.
Tratto da:

http://www.larena.it/stories/Home/200023_la_corte_europea_condannala_caccia_in_deroga_in_veneto/


Riporto parte della sentenza della Corte Europea:


SENTENZA DELLA CORTE (Terza Sezione)
15 luglio 2010 (
*)
«Inadempimento di uno Stato – Direttiva 79/409/CEE – Conservazione degli uccelli selvatici – Provvedimenti di trasposizione»
Nella causa C‑573/08,
avente ad oggetto il ricorso per inadempimento, ai sensi dell’art. 226 CE, proposto il 22 dicembre 2008,
Commissione europea, rappresentata dalla sig.ra D. Recchia, in qualità di agente, con domicilio eletto in Lussemburgo,
ricorrente,
contro
Repubblica italiana, rappresentata dalla sig.ra G. Palmieri, in qualità di agente, assistita dal sig. G. Fiengo, avvocato dello Stato,
convenuta,
LA CORTE (Terza Sezione),
composta dal sig. K. Lenaerts, presidente di sezione, dalla sig.ra R. Silva de Lapuerta, dai sigg. G. Arestis, J. Malenovský e D. Šváby (relatore), giudici,
avvocato generale: sig.ra E. Sharpston
cancelliere: sig.ra R. Şereş, amministratore
vista la fase scritta del procedimento e in seguito all’udienza del 25 marzo 2010,
vista la decisione, adottata dopo aver sentito l’avvocato generale, di giudicare la causa senza conclusioni,
ha pronunciato la seguente
Sentenza
1 Con il presente ricorso, la Commissione delle Comunità europee chiede alla Corte di dichiarare che, poiché la normativa di trasposizione nell’ordinamento italiano della direttiva del Consiglio 2 aprile 1979, 79/409/CEE, concernente la conservazione degli uccelli selvatici (GU L 103, pag. 1), non è completamente conforme a tale direttiva e il sistema di recepimento dell’art. 9 di quest’ultima non garantisce che le deroghe adottate dalle autorità italiane competenti rispettino le condizioni e i requisiti previsti da tale articolo, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza degli artt. 2‑7, 9‑11, 13 e 18 della citata direttiva.

[....]


80 Alla luce del complesso delle considerazioni sin qui svolte si deve dichiarare che, poiché la normativa di trasposizione nell’ordinamento italiano della direttiva 79/409 non è completamente conforme a tale direttiva e il sistema di recepimento dell’art. 9 di quest’ultima non garantisce che le deroghe adottate dalle autorità italiane competenti rispettino le condizioni e i requisiti previsti da tale articolo, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza degli artt. 2‑7, 9‑11, 13 e 18 della citata direttiva.
Sulle spese
81 A norma dell’art. 69, n. 2, del regolamento di procedura, la parte soccombente è condannata alle spese se ne è stata fatta domanda. Poiché la Commissione ne ha fatto domanda, la Repubblica italiana, rimasta soccombente, dev’essere condannata alle spese, ivi comprese quelle relative al procedimento sommario.
Per questi motivi, la Corte (Terza Sezione) dichiara e statuisce:
1) Poiché la normativa di trasposizione nell’ordinamento italiano della direttiva del Consiglio 2 aprile 1979, 79/409/CEE, concernente la conservazione degli uccelli selvatici, non è completamente conforme a tale direttiva e il sistema di recepimento dell’art. 9 di quest’ultima non garantisce che le deroghe adottate dalle autorità italiane competenti rispettino le condizioni e i requisiti previsti da tale articolo, la Repubblica italiana è venuta meno agli obblighi ad essa incombenti in forza degli artt. 2‑7, 9‑11, 13 e 18 della citata direttiva.
2) La Repubblica italiana è condannata alle spese, ivi comprese quelle relative al procedimento sommario.
Firme
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Va da se che i magistrati del TAR del Veneto sono degli incompetenti e incapaci a difendere gli interessi dei cittadini contro le norme di carattere terrorista delle amministrazioni. Quasi volessero affiancare le amministrazioni nell’attività di distruzione della Democrazia e della Costituzione della Repubblica a favore di un ritorno all’assolutismo nazi-fascista.
Sarebbe da chiedere le dimissioni per incapacità, incompetenza o criminalità dei magistrati amministrativi del Veneto: intanto i cacciatori in Veneto praticano il saccheggio del bene comune usando dei provvedimenti che la Corte Europea ritiene illegali!
E ora, i danni e la multa dell’Europa la pagano i Giudici del TAR del Veneto?
Tutti vorremmo giudici attenti alle leggi, alla Costituzione e alle necessità dei cittadini, ma purtroppo i magistrati hanno troppe frequentazioni con i centri di potere che vedono la loro forza nella violenza che mettono in atto contro i diritti dei cittadini.

Troppi magistrati si mettono in ginocchio davanti al crocifisso identificandosi col dio padrone piuttosto che considerarsi cittadini all'interno della Costituzione della Repubblica.
Sarebbe da addebitargliela!

11 novembre 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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