La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

sabato 6 novembre 2010

Il Pakistan alluvionato manda a dire al Veneto alluvionato... perché tanto odio religioso?

C'è una tomba per tutti. Sia per i padri dei padri dei padri, che per i figli dei figli dei figli: e ci sono terremoti e ondate d'acqua per tutti!
---
Si racconta di un cimitero con due tombe, una del padrone del paese e una del barbone.
Sono diventati “comunisti”. Hanno la stessa quantità di terra a disposizione.
Ricordo come Zaia e i suoi partiti hanno sottratto decine e decine di milioni di euro per finanziare la chiesa cattolica e le scuole private rubando le risorse dei Veneti ed evitando di sistemare argini. Il partito di Zaia scatenava un odio contro chi non è cattolica incitando al razzismo e all’annientamento spacciando la risorsa sociale degli immigrati come coloro che andavano derubati e rapinati perché con la loro intelligenza e la loo dedizione mettevano paura alla sua superficialità, ignoranza e disprezzo per la società. Sono del partito di Zaia quelli delle magliette con le offese ai musulmani


In fondo, è ciò che è accaduto in Veneto con l’alluvione: perché i veneti facevano guerra ai musulmani per impedire loro di pregare?
Io ho disprezzo sia per il cristianesimo che per l’islam, ma perché impedire a delle persone di “vivere e morire” nel loro credo?
Simmaco insegna, non certo quel delinquente terrorista che è Ambrogio fatto santo per la sua crudeltà contro gli uomini (ma lui la esercitava in nome del suo dio padrone) dalla chiesa cattolica e da Zaia.

Eppure:

1/8/2010 (10:58) - L'UE SBLOCCA 30 MILIONI DI AIUTI
Inondazioni, il Pakistan in ginocchio

Le piogge monsoniche provocano1000 morti e 1 milione di sfollati.






Registrati i primi casi di colera
ISLAMABAD - È di circa 1000 morti il bilancio provvisorio delle piogge monsoniche che hanno colpito la regione di Peshawar, nel nord-ovest del Pakistan. Lo hanno riferito le autorità locali sottolineando che tra gli sfollati, oltre un milione secondo le Nazioni Unite, sono stati registrati i primi casi di colera nella valle di Swat. «Le squadre di soccorso hanno trovato 62 nuovi corpi privi di vita nelle città di Peshawar, Charsada e Nowshera, che porta il bilancio a oltre 900 morti», hanno riferito fonti locali. La protezione civile, sotto-equipaggiata, ha enormi difficoltà a raggiungere i villaggi: fiumi in piena, strade interrotte, difficoltà nelle comunicazioni. La televisione pachistana ha mostrato immagini di gente sui tetti, persone aggrappate ai recinti per evitare di essere trascinati dalla corrente, altre ancora semisommerse fino alla testa. Ieri, la commissione europea ha sbloccato 30 milioni di euro in aiuti umanitari per le vittime delle inondazioni provocate dalle piogge monsoniche in Pakistan.


Tratto da:
http://www.lastampa.it/redazione/cmsSezioni/esteri/201008articoli/57246girata.asp


Perché ai Veneti piace vedere le persone povere e afflitte strisciare: sono educati dai cattolici!
Quando gli altri sono nella merda, i veneti ci godono. Allo stesso Guido Bertolaso, nella sua identificazione con i leghisti, è mancato tanto l’eruzione del Vesuvio: un’altra emergenza con la quale nascondere la propria incapacità.
I veneti non hanno mandato un euro al Pakistan e, quando lo hanno mandato, non lo hanno mandato per i pakistani, ma per aiutare il terrorismo messo in atto dai cristiani in Pakistan.
Ora il Veneto:


Centinaia di aziende in ginocchio:«Rischiamo di non riaprire più»
Duecento nel Padovano. Vicenza, danni per 39 milioni. Confindustria: stop al fisco. Il caso Bovolenta: mancano le pompe. Fondi stanziati, Zaia: ne servono ancora
Giovanni Viafora06 novembre 2010
PADOVA - Spuntano dall’acqua, come lapidi di un cimitero sommerso, carcasse di auto, barili d’olio, saracinesche spaccate, vetrine infrante. Mentre sul ciglio della strada uomini e donne piangono. Bovolenta, 3mila anime a sud di Padova, è l’immagine del Veneto del lavoro piegato dall’alluvione. In questa fossa naturale i rigurgiti dei fiumi hanno cancellato in un attimo almeno 40 piccole imprese, laboratori, officine, negozi; annullando senza pietà gli sforzi di una vita. Giuseppe Vicari, 60 anni, non riesce neanche a parlare: da qualche mese aveva aperto una concessionaria autorizzata Volkswagen, che ora è un ammasso di lamiere marcite. «Tutto perso - singhiozza disperato - per me è finita qua. Avevo investito centinaia di migliaia di euro; pagherò lo stipendio ai miei 20 dipendenti, poi basta». Antonio Magagna, invece, è il titolare di un’azienda di tende, anch’essa distrutta. «Ho fatto venire a mie spese un camion di sacchi di sabbia per salvare le case di tutti - dice - e ora ho chiamato a raccolta gli agricoltori della zona per succhiare via l’acqua. Perché se fosse stato per i soccorritori, saremmo ancora qui ad aspettare».
In questo paese dimenticato, infatti, gli imprenditori e gli artigiani hanno fatto tutto da soli: per cinque giorni nessuno è venuto a portare loro né la sabbia, né le pompe idrovore. Sono stati abbandonati, come cani. Bovolenta è solo l’acme del disastro per la piccola e media imprenditoria del Veneto. A Vicenza le associazioni di categoria stimano che le aziende coinvolte nell’alluvione siano almeno 150 sul fronte degli artigiani, metà delle quali nel capoluogo, e 20 fra gli industriali. Nel Padovano, invece, in tutto sarebbero 150-200 (con già una cinquantina di richieste di cassa integrazione ordinaria per eventi «oggettivamente non evitabili»). Ma poi ci sono anche le imprese del turismo e dei servizi. «Secondo una prima valutazione i danni subiti dalle attività del terziario di mercato - rende noto Confcommercio di Vicenza - ammonterebbero a circa 39 milioni di euro. Solo nel territorio comunale le attività interessate dall’alluvione sono state 273 tra negozi, bar, ristoranti, alberghi, distributori di carburante, tabaccai, agenzie immobiliari e di viaggio, agenti e rappresentanti di commercio (che hanno ad esempio visto danneggiata irreparabilmente la loro auto) e molte altre ancora».
«Chiediamo una moratoria fiscale - propone il presidente di Confindustria Padova Francesco Peghin - è una cosa dovuta alle imprese del Veneto, per tutto quello che hanno fatto in questi anni per il Paese». Le scadenze fiscali angosciano le imprese squassate dagli allagamenti: entro il 30 novembre ci sono da pagare alla Regione la seconda rata dell’Irap e allo Stato l’Ires; mentre entro il 15 dicembre bisogna saldare l’Ici per i fabbricati produttivi. «Ci stiamo autogestendo con dignità - dice Fernando Zilio, coordinatore provinciale di Rete Imprese Padova - perché come sempre noi veneti dimostriamo una grande forza. Ma ora serve l’aiuto di tutti. Ho scritto al presidente nazionale Carlo Sangalli e gli ho detto che la situazione è drammatica». Fino a questo punto, tuttavia, le iniziative di solidarietà sono partite soltanto a livello locale. La Camera di commercio di Padova ha convocato una giunta straordinaria lunedì alle 17; mentre la Direzione lavoro della Provincia di Padova ha messo a disposizione per gli imprenditori colpiti dall’alluvione due numeri di telefono: lo 049.8201337 e lo 049.8201349.
«Abbiamo già ricevuto numerose telefonate - ha spiegato l’assessore provinciale al Lavoro Massimiliano Barison - da parte di imprenditori molto provati per quanto successo. Non sanno se avranno la forza di ripartire con l’attività e se riusciranno a pagare i dipendenti. Purtroppo la disperazione si sta allargando anche al lavoro, questi imprenditori hanno danni per diversi milioni di euro e per molte imprese ci vorranno tempi lunghi prima di poter riavviare l’attività. Ci sono famiglie colpite sia nella propria abitazione che nel posto di lavoro, un dramma nel dramma». La conta finale dei danni sarà possibile soltanto quando l’acqua sarà scesa del tutto. E dunque ci vorranno ancora alcuni giorni, o forse settimane. Come a Bovolenta, dove ieri la notte è calata su una gigantesca distesa di fango.
Giovanni Viafora






06 novembre 2010

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/padova/notizie/economia/2010/6-novembre-2010/centinaia-aziende-ginocchio-rischiamo-non-riaprire-piu-1804109759718.shtml

Lapidi di un cimitero in cui la quantità di terra è la stessa.
Eppure i veneti seminano odio anche usando i morti per spartirsi i posti nel cimitero.
Per fortuna che c’è l’alluvione che rende uguali chi la subisce anche se, come al solito, ci sono le ingiustizie: un milione sotto acqua contro qualche migliaia di Veneti.
In fondo i Veneti sono ricchi e hanno perso solo l’arricchimento facile quello che spesso hanno fatto sfruttando gli immigrati sottopagati o usandoli come schiavi nel lavoro nero con la complicità di poliziotti e di magistrati.
Perché aiutare il Veneto?
Lavorino gli alpini ubriaconi di Gentilini.

Entra nel circuito del pensiero religioso, sociale, economico ed etico della Religione Pagana!

06 novembre 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

Nessun commento:

Posta un commento