La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

giovedì 25 novembre 2010

Karl Marx, Zaia, Galan, Berlusconi, Bossi, ecc. ragioni e conseguenze della crisi socio-economica in Veneto


Quando quasi tre anni or sono, applicando i parametri di analisi marxiana, avvertivo il Veneto che da questa crisi, che il miliardario Silvio Berlusconi nella sua miopia definiva “un effetto psicologico”, nulla sarebbe più stato come prima, i Veneti se ne fregarono e le banche rubavano.
Anche se l’informazione continuava a proporre la crisi come “crisi di settori”, di questo o quel settore, di volta in volta, le affermazioni di Marx nel Capitale indicavano come non si trattava di una crisi limitata, ma di una trasformazione in toto di un modello sociale sul piano mondiale.
La fine del colonialismo, negli anni ’40 ha comportato una trasformazione delle relazioni internazionali sempre sottovalutate dagli analisti.
La stessa rivoluzione culturale cinese e i progetti di terzomondismo della Cina erano visti con sufficienza. Il terzo mondo presente nei paesi occidentali e le relazioni con l’est Europa durante la guerra fredda, impedivano agli analisti di capire il senso economico della trasformazione sociale in corso a media e lunga scadenza.
Agli analisti sfuggiva la relazione uomo-produzione. Gli analisti “liberali” avevano svincolato la produzione dall’uomo e la produzione, che poi divenne finanza, fu trattato come un oggetto a sé svincolato dall’uomo che della produzione e della finanza aveva fatto uno strumento con cui vivere. La produzione e la finanza vennero trattati come soggetti che usano l’uomo in una visione sociale monarchica in cui la finanza era il re a cui le popolazioni si sottomettevano.
La guerra fredda prima, l’avvento dell’informatica e lo sviluppo della comunicazione poi, hanno annebbiato la capacità di analisi dei politici che dagli analisti economici traevano esclusivamente quello che faceva loro comodo nelle campagne elettorali.
Fra il 1975 e il 2005 assistiamo a due processi economici inversi. Uno nei paesi occidentali in cui si inizia il saccheggio della ricchezza culturale e sociale accumulata e, l’altro, nel paesi del “terzo mondo”, Cina, India e Brasile in testa, in cui alla ricchezza culturale e sociale si sommano in processi sociali di formazione di nuove ricchezze.
Le ricchezze culturali e sociali portano alla nascita di esigenze economiche e alla costruzione di strategie di massa nella ricerca di benessere. Queste strategie, se in Africa passano attraverso la strettoia del massacro e delle guerre civili, dalla Cina e dall’India si genera quella potenza culturale e sociale che traina lo sviluppo mondiale.
Uno sviluppo mondiale che ha come conseguenza la distruzione del capitale finanziario dell’occidente.
La distruzione del capitale finanziario è sempre stato il fine di ogni guerra: si distrugge ciò che è stato costruito per ricominciare a costruire.
La nascita delle potenze economiche asiatiche, africane e dell’America Latina, passa attraverso la distruzione dell’economia finanziaria occidentale.
Solo che l’economia finanziaria dei paesi occidentali non è più uno strumento in funzione dell’uomo, ma è il soggetto in sé che chiede all’uomo di rispettare le regole che l’economia finanziaria ha stabilito per assicurarsi il dominio sull’uomo. Dal momento che Berlusconi non è Solone, capace di distruggere il potere finanziario per permettere alle società di riprendere il proprio sviluppo, ne consegue che la distruzione della struttura finanziaria comporta la distruzione della società nel suo insieme: dei paesi occidentali nel loro complesso.

Scrive Marx nel Capitale:

“Il prodotto complessivo, quindi anche la produzione complessiva, della società si divide in due grandi sezioni:
1 – Mezzi di produzione, mezzi che possiedono una forma in cui devono, o almeno possono, entrare nel consumo produttivo.
2 - Mezzi di consumo, merci che possiedono una forma in cui entrano nel consumo individuale della classe capitalista e della classe operaia.
In ciascuna di queste sezioni tutti i differenti rami di produzione ad essa appartenenti costituiscono un unico grande ramo di produzione, gli uni, quello dei mezzi di produzione, gli altri, quello dei mezzi di consumo. Il capitale complessivo impiegato in ciascuno dei due rami di produzione costituisce una grande sezione particolare del capitale sociale. In ogni sezione il capitolo si suddivide in due parti costitutive:
1 – Capitale variabile. Questo, considerato secondo il valore, è uguale al valore della forza-lavoro sociale impiegata in questo ramo di produzione, cioè uguale alla somma dei salari per essa spesi. Considerato secondo la materia, esso consiste della forza lavoro stessa che si attiva, cioè del lavoro vivente messo in movimento da questo valore-capitale.
2- Capitale costante. Cioè il valore di tutti i mezzi di produzione impiegati in questo ramo per la produzione. Questi a loro volta si suddividono in capitale fisso: macchinari, strumenti di lavoro, fabbricati, bestiame da lavoro, ecc.; e in capitale costante circolante: materiali da produzione come materie prime e ausiliarie, semilavorati, ecc.
Il valore del prodotto complessivo annuo, fabbricato con l’aiuto di questo capitale in ognuna delle due sezioni, si suddivide in una parte di valore che rappresenta il capitale costante e consumato nella produzione e, secondo il suo valore, solamente trasferito sul prodotto, e nella parte di valore aggiunta medainte il lavoro complessivo annuo. Quest’ultima si suddivide a sua volta nella sostituzione del capitale variabile V anticipato e nell’eccedenza rispetto ad esso, che costituisce il plusvalore PV. Come il valore di ogni singola merce, così anche quella del prodotto complessivo annuo di ciascuna sezione si suddivide in C+V+PV.”

Tratto da Il Capitale di Karl Marx cap. XX°

Che sta a significare?
Che se tu tocchi il consumo individuale, modifichi l’intera struttura economica di una nazione.
Se ai tempi di Marx l’informazione circolava lentamente e i consumi individuali cambiavano lentamente dando modo alla società di adattarsi e di mettere in atto nuove strategie, oggi con la televisione, la modifica dei consumi è immediata o quasi. La distruzione della cultura messa in atto dalle esigenze dello Stato mafia, che è la forma dello Stato assunta dal controllo finanziario all’interno di una struttura Stato formalmente democratica, per rispondere alle sue esigenze di controllo dei cittadini porta ad un crollo del valore-capitale della società nel suo insieme.
Crolla sia il valore complessivo del capitale costante che quello del capitale variabile proprio attraverso il crollo delle esigenze culturali di accesso a prodotti che non siano immediatamente fruibili come pura esigenza di sopravvivenza materiale (quelli a basso prezzo te li fornisce la Cina).
Se i salari non vengono aumentati, non c’è l’acquisto di prodotti e c’è una contrazione di capitale costante con l’impoverimento del paese.
Se non si aumenta e si favorisce l’offerta culturale, non c’è la diversificazione della richiesta di prodotti capaci di soddisfare i bisogni culturali, restano solo i culi delle veline che, per quanto piacevoli al momento deprimono, una volta elevati a modello, il capitale variabile abbattendo la qualità della forza lavoro e della capacità produttiva.
Dalla Cina e dall’India arrivano i prodotti di una forza lavoro impiegata nella produzione le cui merci che sono in grado di soddisfare bisogni medi italiani dato l’abbattimento delle possibilità di uso dei capitali da parte della classe media italiana impoverita dalla distruzione della cultura sociale in risposta dai bisogni dello Stato mafia.

I risultati di quest’ignoranza dei principi marxiani sono abbastanza evidenti. Fin dall’inizio del 2008 avevo detto che la crisi della società era tale da introdurre una crisi economica di ristrutturazione socio-economica mondiale che non aveva precedenti. Fino ad allora eravamo abituati a crisi cicliche che venivano riassorbite in qualche anno. Ma questa crisi, a differenza delle altre, cambia tutta la società mondiale ed è quell’assoluto che risponde ai caratteri di analisi marxiana che il capitalismo rimandava nel tempo mediante la soluzioni di contraddizioni locali (come la guerra fredda). Anche questa volta ha tentato di rimandare l’inevitabile cercando di mettere a ferro e fuoco il medio oriente con l’attacco all’Iraq e all’Afganistan, ma l’operazione non gli è riuscita: Russia, Cina, India, Iran e Brasile, si sono chiamati fuori preferendo difendere le loro economie e le loro società piuttosto che l’ideologia dello Stato mafia.
E nel Veneto?
Quali sono gli effetti nel Veneto che ha ignorato l’ABC dell’economia sociale?
E’ sufficiente prendere qualche esempio da articoli di questi giorni per capire la distruzione della società in Veneto:



Barbiero:"Le politiche attuali non aiutano le aziende"
LAVORO: LA CRISI NON PASSA
Nella Marca sono oltre 7000 i licenziati nel 2010
24/11/2010

TREVISO - (st) Sono più di 7 mila i licenziati quest'anno nel territorio della Provincia di Treviso: la crisi occupazionale della Marca non sembra voler passare, questo è quanto emerge dalla ricerca compiuta dall'Ufficio Studi della Cgil di Treviso. Dall'inizio dell'anno sono 4.658 espulsi dal sistema delle piccole imprese, 2.347 provenienti invece dalle medie e grandi aziende. Solo nell'ultimo quadrimestre i licenziati sono stati in totale 2.316, contro i 1.515 dei quattro mesi precedenti: dato sempre più allarmante. Le aziende interessate da cassa integrazione straordinaria per crisi avviata nel corso del 2010 sono, ad oggi, 175 per un totale di 7.801 lavoratori, 69 di queste procedure riguardano la totalità dei dipendenti dell'azienda, un segnale di una fortissima difficoltà che conduce, nella maggioranza dei casi, alla chiusura dell'azienda stessa. I settori più colpiti sono il metalmeccanico, tessile e quello del legno arredo. "La crisi occupazionale - afferma Paolino Barbiero, segretario della Cgil di Treviso - deve essere affrontata con misure straordinarie, che partono dagli ammortizzatori per arrivare a politiche più incisive che consentano di mettere in atto un minimo di ripresa, ma – aggiunge- la direzione che si sta prendendo è un'altra: tagli ai trasferimenti verso i Comuni, Patto di Stabilità che congela gli investimenti pubblici, la contrazione della spesa sono tutti fattori che non permettono alle aziende di uscire dalla crisi, anzi le spingono ancora più in fondo nel baratro”.

Tratto da:
http://www.venetouno.it/notizia/23479/lavoro-la-crisi-non-passa

Per non parlare delle prospettive del polo industriale di Marghera:


Venezia. Crisi Fincantieri: 500 in cassaintegrazione e altre aziende in ginocchio
Marghera, da luglio a casa quasi metà dei dipendenti.

E ledifficoltà si ripercuoteranno su migliaia di lavoratori dell'indotto


di Elisio Trevisan
VENEZIA (24 novembre) - È arrivata la mazzata: dal prossimo luglio starà a casa quasi metà del personale di Fincantieri. 527 lavoratori su un totale di 1200 dipendenti diretti finiranno in cassa integrazione. In effetti l’unica buona notizia, in questo frangente, è che l’Azienda ha ribadito di non voler licenziare nessuno, anzi di essere impegnata per rilanciare i cantieri italiani, non solo quello di Porto Marghera. La comunicazione sul numero dei dipendenti che, a partire da fine febbraio, massimo primi di marzo, a Marghera saranno coinvolti dalla cassa integrazione, è stata data ieri a Roma nel corso di un incontro dell’Azienda con i sindacati sui carichi di lavoro. Complessivamente entro metà 2011, dagli attuali 800 saliranno a 2.200 i lavoratori in cassa integrazione nei vari cantieri italiani, da Castellammare di Stabia e Ancona a Monfalcone, Muggiano, Riva Trigoso e Palermo. Considerando che i cantieri più a rischio sono considerati quello di Castellammare e quello di Ancona (che avranno ciascuno oltre 500 lavoratori in cassa integrazione), la situazione di Porto Marghera non appare rosea.

Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=127927&sez=NORDEST


Con effetti sociali sempre più legati alla sopravvivenza:


emergenza casa
Scure sui contributi per l’affitto a rischio gli aiuti per metà famiglie
Comuni e Regione in affanno, il governo taglia quasi sette milioni Chioggia e San Donà tra le amministrazioni con maggiori fondi

VENEZIA — Le domande sono state quasi tutte accolte. Ma i soldi per pagare i contributi a tutti non ci sono. In molti comuni le domande di sostegno all’affitto accettate sfiorano infatti l’80 per cento delle richieste totali, ma con i tagli dei finanziamenti in arrivo dal ministero delle infrastrutture la parte di contributo che i Comuni dovranno accollarsi diventa sempre più ampia. In sostanza quasi sempre il 50 per cento, del fabbisogno. Ma anche i Comuni non hanno soldi. In tutto il Veneto sono in arrivo dal ministero quasi sette milioni di euro in meno rispetto a due anni fa. «Il taglio nazionale dei contributi all’affitto è stato secco - spiega Bruno Filippini, assessore alle politiche della residenza di Venezia - i contributi del ministero erano di 20,5 milioni di euro per le domande del 2006, sono scesi a 14,8 per quelle del 2007 e a 13,8 per le domande del 2008. Se i tagli aumenteranno ancora, avremo problemi gravi, i Comuni e la Regione non riusciranno mai a coprire la differenza».
Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/veneziamestre/notizie/cronaca/2010/25-novembre-2010/scure-contributi-l-affitto-rischio-aiuti-meta-famiglie-1804242201847.shtml


Si tratta, in sostanza, della distruzione del capitale sociale.
Si distrugge la ricchezza del paese per preservare, quanto più possibile, lo Stato mafia rappresentato dal capitale accumulato in plusvalore anziché aprire la società ad un nuovo futuro mediante lo sviluppo della cultura e delle relazioni sociali.
La guerra alla società civile fatta da Silvio Berlusconi mediante le sue televisioni che ha aggredito la cultura per garantirsi l’impunità e che ha visto la Lega aggregarsi nel delirio di rapinare, perché questo è il suo concetto di federalismo, gli altri cittadini al fine di garantirsi la sopravvivenza, finisce per distruggere il presente senza una prospettiva per il futuro.
Si licenzia la forza lavoro capace di produrre ricchezza al fine di conservare la ricchezza finanziaria.
Distruggendo questa si distrugge l’apparato produttivo perché non ci sono più consumatori abbastanza ricchi per acquistare prodotti.
Si distrugge la sopravvivenza delle perone più deboli del sistema sociale che sono quelle che maggiormente pagano i prodotti costruendo, di fatto, il capitale finanziario e sociale.
Quelli come Berlusconi o Zaia, o Galan o Bossi, o Maroni, ecc. scambiano Marx per quell’imbecille che farnetica: “E’ più facile che un cammello passi per la cruna di un ago che un ricco entri nel regno dei cieli!” finendo per considerare l’economie e la società come la MAFIA: soggetti da distruggere e rapinare.
Come se la società e l’economia l’avesse creata il dio padrone e non il lavoro degli Esseri Umani, dei cittadini, di quella società. Per questo rubano la scuola e la sanità: non è mica roba dei cittadini. Appartiene al dio padrone e loro si considerano i loro rappresentanti.
Alla fine, rimane il deserto!


Entra nel circuito del pensiero religioso, sociale, economico ed etico della Religione Pagana!

25 novembre 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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