La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

domenica 14 novembre 2010

Si suicida il poliziotto; si suicida l'imprenditore; drammi individuali prodotti da condizioni sociali. Ma a nessuno frega niente.


Stando sulla riva del fiume se ne vedono di cadaveri.
Alcuni afferrano la compassione del veggente perché muoiono con passione o hanno vissuto in com-passione della loro società.
Altri li vedi scorrere come cadaveri di persone vittime di forze oscure, il cristianesimo, che li ha travolti rendendo inevitabile il loro suicidio.
Altri li vedi scorrere come degli “sboroni” che si suicidano dopo il fallimento del loro delirio di onnipotenza.
Tutti sono malati.
Tutti sono incapaci di vedere il loro futuro.
Mi è capitato di andare in un ospizio di persone anziane e di vedere come la vita si spegne un po’ alla volta. Mi è capitato di vedere vecchi che si consumano nel nulla e alcuni corpi luminosi che fluttuavano in corpi di vecchi, muti e assenti, che costruiti nel corso della vita attendevano di nascere.
Ed è la morte, la morte che temono gli arroganti, gli sboroni, gli onnipotenti, criminali che si sono separati dalla società e che si ergono a predatori della stessa, sia quando fanno gli imprenditori, i poliziotti, i magistrati, gli amministratori pubblici o occupano qualche ruolo sociale dal quale si ergono al di sopra della società, sputando sul bisogno di giustizia dei cittadini che i cittadini stessi invocano nei loro confronti.
Seduti sulla riva del fiume passano i cadaveri del fallimento esistenziale e noi assistiamo all’evento. Non possiamo far altro. Potremmo dire alle persone come costruire il loro corpo luminoso, ma alle persone non interessa. Loro sono create ad immagine e somiglianza del loro dio, vivono la loro onnipotenza ora e si sentono forti, immortali. Solo che ignorano che il mondo è fatto di soggetti consapevoli che progettano a loro volta. Ignorano che oggi si costruiscono i dopo-sci, ma fra venti anni la gente non li compra più nella stessa misura. Ignorano che oggi si chiedono i parchi per i bambini, ma fra venti anni, quando la Polizia di Stato ha diffuso l’uso dell’eroina per controllare i giovani, i parchi saranno pieni di tossici disperati e allora sarà la mafia, grande o piccola, a continuare il lavoro della Polizia. E cosa si è ottenuto? Persone disperate.
Imprenditori, poliziotti, tossicomani, sono tutti aspetti del medesimo problema sociale.
Ognuno nasce solo e muore solo, ma vive e semina nella società in cui nasce.
Intanto leggiamo:




Imprenditore suicida per la crisiIl figlio: colpa dei cinesi
Un altro piccolo imprenditore trevigiano ha pagato con la vita il peso della crisi. Santo Sergio Merlo, 71 anni, fondatore del calzaturificio "Emmevi" di Caerano, si è gettato nel canale Brentella. Nel giugno scorso aveva dichiarato fallimento.


Santo Sergio Merlo aveva fondato il suo calzaturificio nel 1972. Si era specializzato in dopo-sci, che esportava in tutto il mondo. Ma gli ultimi anni di crisi, che hanno flagellato il distretto dello sport system trevigiano, gli sono stati fatali. In giugno è stato costretto a portare i libri in tribunale e a licenziare gli ultimi dieci dipendenti. Un colpo che non ha saputo sopportare. "L'azienda era tutta la sua vita - dice il figlio - lo hanno stroncato la concorrenza cinese e il ritardo dei pagamenti da parte dei clienti".


Tratto da:
http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2010/11/13/news/imprenditore-suicida-per-la-crisi-il-figlio-colpa-dei-cinesi-2733299


Le notizie sono scarse, la Polizia di Stato si vergogna dei comportamenti dei Poliziotti stessi. Preferisce nascondere i propri problemi per meglio aggredire i cittadini. Così i drammi restano confinati nell’individuale, ma il problema che li genera è sociale e la Polizia di Stato, come sempre accade, scappa davanti ai problemi per pura vigliaccheria. Non sto parlando del problema del “rapinatore”, sto parlando dei problemi veri, quelli che i pistoleros del sabato sera, senza la colt fumante, non sono in gradi di affrontare e quando li esponi ti minacciano dicendo: “Guarda come parli....”
Intanto riposto:


Gorizia: poliziotto suicida con arma d’ordinanza
13 novembre 2010
Il corpo di un poliziotto di 43 anni, in servizio a Gorizia, è stato ritrovato nel primo pomeriggio di oggi nelle campagne di Lucinico, frazione alla periferia del capoluogo isontino. Accanto al corpo, riverso a terra, gli investigatori hanno rinvenuto l’arma d’ordinanza con la quale l’uomo si è tolto la vita.
(fonte Ansa)


Domani, seduti sulla riva del fiume della vita, assistiamo al passaggio di nuovi cadaveri. Lo sappiamo. Questa è la società nella quale viviamo ed è inevitabile che il fiume si riempia di cadaveri. E per favore, per l’imprenditore morto, Sergio Merlo, non diamo la colpa ai cinesi, diamo la colpa al delirio di onnipotenza che la chiesa cattolica gli ha imposto fin dal giorno in cui è nato. I cinesi lavoravano anche nel 1972, il fatto che lui non fosse in grado di prevedere lo sviluppo della Cina e l’impatto della Cina sul suo lavoro, derivava dal delirio di onnipotenza che la chiesa cattolica gli aveva imposto e che annebbiava la sua capacità di giudizio.
Avanti con i cadaveri: il fiume della vita è grande e ci contiene tutti!

Dal momento che non c’è due senza tre, dal Mattino di Padova riporto anche questo suicidio:



Suicida per amore nel suo bar
Gianluca Zaghetto, 36 anni, non dava notizie di sé da due giorni. Ritrovato impiccato a L'isola del Caffè in via Regia

di Enrico Ferro

VIGONZA. Ha scelto di farla finita impiccandosi nel magazzino del suo bar, L'isola del Caffè. Gianluca Zaghetto, 36 anni, residente a Stra in via Fiessetto 3, mancava da casa da due giorni. La tragica scoperta è stata fatta ieri sera proprio dai genitori. Non avendo più notizie si sono messi alla ricerca del figlio, tra Stra e Vigonza. Fuori dal locale di via Regia 68 c'era la sua auto ma la porta del bar era chiusa a chiave dall'interno. Sono entrati comunque, sono scesi al piano interrato, trovandolo esanime nel magazzino. Gianluca Zaghetto si è stretto il filo dell'antenna del televisore intorno al collo, issando l'atro capo del cavo ad una trave in legno. Poi si è lasciato cadere dalla sedia in cui era salito. Non ha lasciato biglietti, né messaggi, anche se chi lo conosce sospetta che il gesto estremo sia stato compiuto per una delusione amorosa. Circa un anno fa infatti il rapporto con la fidanzata era finito. Il trentaseienne non era mai riuscito a superare lo choc e con il passare del tempo era finito nel tunnel della depressione. I genitori lo sapevano e cercavano di stargli vicino. Ma non hanno mai sospettato neanche lontanamente che potesse arrivare a tanto. Sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di Pionca, con il comandante Massimo Andreozzi. Secondo quanto accertato dai carabinieri e dal medico legale il ragazzo si trovava lì almeno da un giorno e mezzo. Il barista potrebbe essersi tolto la vita sabato mattina. Il locale era rimasto chiuso sia venerdì che sabato, ma i fratelli hanno detto di non aver visto la sua auto lì davanti. Circostanza che restringe la finestra oraria.Grande lo choc tra gli amici e soprattutto tra gli abituali frequentatori del locale che solo ieri in serata hanno compreso il motivo per cui da due giorni il bar era chiuso, senza alcun avviso. Nel corso degli accertamenti i militari dell'Arma hanno controllato anche il telefono cellulare, alla ricerca degli ultimi messaggi e delle ultime telefonate. Esaminando il registro delle chiamate però sembra che Gianluca non abbia avvisato nessuno dell'intenzione di farla finita. Ha fatto tutto da solo. Ha chiuso le porte del suo bar, dicendo per sempre addio alla vita e a quel mal di vivere che l'aveva assalito da dentro in modo irreversibile. Nei prossimi giorni la salma sarà sottoposta all'esame autoptico nel tentativo di avere ulteriori risposte. Del fatto è stata informato anche il pm di turno della procura di Padova.

Tratto da:
http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2010/11/15/news/suicida-per-amore-nel-suo-bar-2740263

Il fiume della vita continua a portarci i cadaveri dei fallimenti dell’esistenza umana.

Purtroppo, l’umana esistenza qualche volta è più squallida di quanto appare. Il suicida per “amore” a Vigonza, qualche giorno fa’ si arricchisce di un nuovo episodio.

Vigonza, trovata morta l'ex fidanzata del barista suicida: è giallo
Gianluca Zaghetto, 36 anni, si era tolto la vita cinque giorni fa impiccandosi nel magazzino del suo bar. Poco prima di mezzogiorno hanno trovato senza vita anche la sua ex fidanzata rumena
18 novembre 2010

Poco prima di mezzogiorno i carabinieri hanno trovato l'ex fidanzata del barista di Busa senza vita all'interno della sua abitazione. La ragazza, 35 anni, rumena, doveva partire per tornare nel suo paese proprio oggi. Un'amica ha suonato al suo campanello senza ricevere risposta, così ha chiesto aiuto alle forze dell'ordine. Ma una volta all'interno hanno trovato il suo corpo esanime.Domenica sera il suo ex fidanzato, Gianluca Zaghetto, 36 anni, di Stra, è stato trovato senza vita nel magazzino del suo bar, l'Isola del Caffé di via Regia. Ora è giallo. I militari dell'Arma, coordinati dal maresciallo Massimo Andreozzi, stanno cercando di capire cos'è successo.

Tratto da:
http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2010/11/18/news/vigonza-trovata-morta-l-ex-fidanzata-del-barista-suicida-e-giallo-2768474
E ora provate a dirmi che non sono storie di un Veneto disperato la cui disperazione viene sfruttata da Muraro a Zaia, da Gentilini a Gobbo, da Bitonci a Tosi, per alimentare la spirale della paura.

C’è da chiedersi (e non proprio per burla, ma per Costituzione), perché i carabinieri di Pionca o del Veneziano o del Padovano, non hanno arrestato quelle persone che, pur avendo dei doveri di educazione e costruzione delle persone (genitori, insegnati e quant’altro) hanno omesso i loro doveri e non hanno fornito a questa persona i mezzi adeguati per affrontare la sua vita?
Perché, del futuro delle persone e della società, non frega nulla a nessuno e a noi non resta che rimanere sulla riva del fiume della vita e assistere al passaggio dei cadaveri della disperazione umana che una società corrotta e vile, prostrata davanti ad un criminale in croce, produce continuamente.
NOTA: Modifica 15.11.2010 e modiche successive dal momento che la storia di Vigonza si sta un po’ ingarbugliando data la disperazione che caraterizza i protagonisti.
14 novembre 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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