La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

domenica 19 dicembre 2010

L'ideologia del blog di Informazione Veneta: riflessioni su truffe fatte dai carabinieri e da dei sinti.



C’è un modo di ragionare di Informazione Veneta che appartiene ai Veneti che vivono con onore e dignità, consapevoli di essere dei cittadini che rivendicano il loro ruolo di cittadini e di persone. Questo modo di ragionare, Informazione Veneta, lo rivendica contro ogni partito politico e contro ogni ideologia perché è a sua volta ideologia. Ideologia nel senso di complesso di idee e di essere nel mondo dell’individuo da cui si fa discendere il proprio modo di guardare e costruire le proprie opinioni sul mondo.

Gli articoli di cronaca, che riporto, ci danno la notizia di persone truffate da “sinti” e di persone truffate da carabinieri.
Lasciando alla magistratura l’accertamento dei fatti, che a noi poco interessano, ad Informazione Veneta interessa usare i due episodi, per la loro affinità, al fine di chiarire perché Informazione Veneta è “furiosa” per il comportamento dei carabinieri, mentre è più tollerante o comprensiva nei confronti dei truffatori indicati come “sinti”.
Riporto i due articoli prelevati, uno dal Corriere della Sera Veneto e l’altro da Il Gazzettino di Rovigo (c’è l’indicazione specifica della pagina da cui è prelevato e l’autore dell’articolo):


Serie di anziani truffati e rapinati
Smascherata una banda di sinti
I tre nomadi pregiudicati entravano in casa con una scusa. Ora sono in carcere a Parma. In quattro colpi, rubati denaro e preziosi per settemila euro


Antonio Andreotti
17 dicembre 2010
ROVIGO — Quattro colpi, di cui uno tentato, compiuti tra il 9 e il 21 aprile scorso ai danni di altrettanti anziani rodigini. Sempre truffe, in una caso sfociate in rapina, per un bottino complessivo di settemila euro sottratti alle loro vittime tra denaro e gioielli. Dopo mesi di indagine, la squadra mobile di Rovigo coordinata da Bruno Zito ha scoperto chi li ha messi a segno. Si tratta di tre fratelli di etnia sinta, tra i 38 e i 29 anni, residenti in provincia di Torino che sono stati denunciati. Due di loro sono in carcere a Parma, dov’erano stati arrestati lo scorso maggio in flagranza di reato. A mettere la mobile sulle tracce dei tre pregiudicati, che dal Torinese erano calati come predoni per un paio di settimane a Rovigo, sono stati diversi aspetti. Intanto il «modus operandi», caratteristico della gang sinta. Uno dei due fratelli bussava alla porta della vittima, sempre una villetta con giardino, fingendosi come dipendente comunale incaricato di misurare la metratura della casa per la tariffa rifiuti, oppure come addetto Enel, o dell’acquedotto.
Un altro fratello, intanto, entrava di soppiatto nell’appartamento dal retro. Poi rubava qualcosa e tornava all’entrata, spacciandosi a sua volta per carabiniere, poliziotto, finanziere o anche vigile urbano e ponendo all’anziano la domanda: «È sua questa refurtiva che abbiamo ritrovato? », mostrandogli quanto appena sottratto. Una volta ottenuta la sua fiducia, entrava assieme al finto dipendente e teneva occupata la preda mentre l’altro si allontanava per rubare. Poi se ne andavano e fuggivano a bordo di un’auto grigia, guidata dal terzo fratello. Un meccanismo che si è ripetuto costantemente tutte e quattro le volte ai danni una donna di 76 anni residente in via Buozzi, rapinata di circa 3.500 euro, perché minacciata dal duo; di un 78enne di via Degan razziato di preziosi per circa duemila euro; di una 91enne di via Sanzio alla quale hanno portato via 1.500 euro dal portafogli.
Unico colpo andato a vuoto, quello ai danni di un 68enne in via Porta Po, che non ha abboccato. Le modalità coi quali i quattro colpi sono stati tentati e consumati hanno dato lo spunto investigativo alla Mobile, che poi ha anche lavorato sulle testimonianze degli anziani. Tutti i truffati hanno parlato di forte somiglianza tra i due malviventi e della presenza costante di un’auto grigia nella vicinanze. Le ricerche si sono così indirizzate verso i tre sinti residenti nel Torinese, due dei quali nel frattempo catturati a Parma. Si tratta di pregiudicati con precedenti specifici, noti anche alle forze dell’ordine friulane.

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/rovigo/notizie/cronaca/2010/17-dicembre-2010/serie-anziani-truffati-rapinati-smascherata-banda-sinti-18196292806.shtml



E poi:


Rovigo. Arrestati due carabinieri: accusati
di aver rubato 50mila euro a una donna
Complici di due giovani che avevano alleggerito le vittime
prospettando affari nel settore immobiliare e dei preziosi

di Cristina Fortunati
18 dicembre 2010
ROVIGO (18 dicembre) - Sono stati arrestati, con l'accusa di furto aggravato da mezzo fraudolento, due marescialli dei carabinieri in servizio al Nucleo operativo della Compagnia di Rovigo. All'esecuzione delle ordinanze di custodia cautelare in carcere, emesse dal gip Carlo Negri, affidata alla squadra mobile rodigina, hanno assistito anche militari del comando provinciale dell'Arma. Dell'inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore Sabrina Duò, era stato informato il comandante provinciale dei carabinieri, colonnello Giovanni Baudo, che aveva offerto la massima collaborazione agli inquirenti.Uno dei due sottoufficiali è stato arrestato in mattinata, l'altro nel pomeriggio, al rientro da una missione all'estero. Essendo militari, sono stati portati in un carcere fuori provincia. Secondo la ricostruzione della Procura, avrebbero avuto un ruolo nel furto di 50 mila euro perpetrato la scorsa primavera ai danni di una rodigina. Questa la vicenda al centro delle ordinanze eseguite, ma gli episodi su cui indagano Mobile e Procura sarebbero più d'uno.I copioni sono simili: due giovani avvicinano le vittime e prospettano guadagni strabilianti. A detta loro c'è modo di incrementare i risparmi comprando immobili, diamanti o entrando nel giro del riciclaggio. Anche nel caso della donna, i due, che gli inquirenti ritengono il polesano Alessandro Chinaglia, 27 anni, e il padovano Rade Radulovic, prospettano investimenti redditizi. Una messinscena ben orchestrata, con finte consegne di denaro da parte di complici per dimostrare la convenienza dell'affare. Alla fine lei accetta di investire 50 mila euro. L'appuntamento è in un parcheggio di Rovigo: Chinaglia, Radulovic e la vittima sono in auto, la valigetta coi soldi sta per passare di mano, quando entrano in scena i due carabinieri. Scesi da una Punto, in borghese, paletta in mano, chiedono ragione di tutto quel denaro, fermano i due uomini e li caricano in auto con la valigetta e le banconote. Impaurite, spesso nella convinzione di aver partecipato a un'operazione poco pulita, le vittime tacevano. Altrimenti ci pensava Chinaglia, un paio di giorni dopo, a telefonare al derubato di turno dicendo: «Stai zitto, se no prendono anche te».Ma la donna denuncia l'accaduto. Partono gli accertamenti e la polizia identifica Chinaglia e Radulovic. Per il primo scatta l'arresto, mentre il secondo è tuttora ricercato. Le indagini continuano e gli investigatori scoprono che i carabinieri descritti dalla donna possono essere effettivamente in servizio e non semplici millantatori. A portare alla caserma di via Silvestri sarebbero i tabulati telefonici che testimonierebbero contatti tra i truffatori e utenze intestate ai due marescialli. E anche la donna li avrebbe riconosciuti dalle foto.

Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=131308&sez=NORDEST


I Sinti, sono un gruppo etnico all’interno della popolazione italiana, ma anche di altri paesi, comunque sempre di un gruppo etnico si tratta. I carabinieri sono un’Istituzione dello Stato.
I Sinti, spesso vivono ai margini della società civile. Si arrangiano per sopravvivere occupando quel segmento della società che sta fra l’integrazione e l’emarginazione vissuto sempre con sospetto e con timore dalla società “integrata”.
Dal momento che il diritto alla sopravvivenza, sia fisica che economica, è un diritto sacro e non viene garantito dalle Istituzioni è inevitabile che queste persone commettano reati, più o meno gravi, nei confronti di settori della società civile che, pur essendo integrata e relativamente benestante, è tuttavia più esposta alla loro azione. Diciamo che difficilmente si farebbero passare per dei direttori di banca e difficilmente ruberebbero centinaia di milioni di euro. Più facile che rubino una pensione o truffino l’anziano. I colpi che questi “sinti” arrestati mettevano a segno erano nell’ordine di 1000-5000 euro. Importanti e vitali per la singola persona, ma non gravi nel complesso della delinquenza nazionale.
E’ fuori discussione che i loro crimini vanno perseguiti a norma di legge e ci irritano se uno di noi li subisce, ma rimangono tuttavia nell’ambito della società occupando quella posizione di marginalità dalla cui miseria e illegalità la società civile trae la sua ricchezza.
Se queste persone, anziché “sinti” fossero stati ebrei e qualcuno avesse scritto “Smascherata una banda di ebrei” ci sarebbero state persone che avrebbero gridato al razzismo in quanto essere ebreo non implica essere un ladro. Ma nemmeno essere un sinto è sinonimo di ladro. Un ebreo povero può rubare (o non rubare); un sinto povero può rubare (o non rubare); un cattolico povero può rubare (o non rubare).
Dal momento che i giornalisti si vergognano di dire che “i poveri fanno schifo” perché possono rubare, preferiscono fare del razzismo indicando un’appartenenza etnica che separi il “malfattore” da un contesto sociale che appare onesto. In questo modo i giornalisti fanno un’azione criminale: nascondono le cause che inducono a commettere reati criminalizzano un insieme etnico come causa del reato.
Da qui: l’Ordine dei Giornalisti è un’organizzazione criminale che sparge odio razzista in Italia! L’Ordine dei Giornalisti, non intervenendo su questo modo di fare notizia e perciò si assume tutta la responsabilità morali derivanti dal fatto trasformandosi in un’organizzazione terroristica, criminale e delinquenziale, anche se la magistratura, nell’ottica per cui i “poveri fanno schifo” non si disturba a contestarne il reato.

Diverso è il discorso per quanto riguarda i carabinieri arrestati.
Intanto osserviamo come le cifre sottratte si stiano alzando. Stiamo passando da qualche migliaia di euro ai 50000 euro sottratti dai carabinieri. E questi carabinieri eseguivano il loro crimine proprio usando l’Istituzione Carabinieri. In quanto Carabinieri, addestrati come Carabinieri, potevano mettere in atto la loro azione delittuosa. L’essere Carabinieri permetteva loro di delinquere. La notizia, riportata dalla stampa ci dice che veniva esercitata una minaccia sulle vittime proprio attraverso delle azioni che potevano essere messe in atto attraverso l’uso dell’Istituzione Carabinieri.
Ci domandiamo a questo punto: quante migliaia di atti criminali i carabinieri hanno messo in atto usando come copertura il loro ruolo Istituzionale?
Perché non è stata messa una sorveglianza e un controllo sulle attività di inchiesta, indagine, intervento, dei Carabinieri?
Perché non si parte dal presupposto che gli atti dei Carabinieri sono oggettivamente e aprioristicamente degli atti delittuosi e disonorevoli di aggressione alla popolazione civile e solo in un second’ordine, dopo attenta analisi del magistrato, si possono ascrivere ad una “correttezza” corrispondente al loro dovere Istituzionale?
Mentre i sinti, dell’articolo citato, agiscono nell’ambito di un’emarginazione loro imposta (ricordiamo i tentativi da parte della Lega di impedire la fruizione del villaggio a Mestre), i Carabinieri dell’articolo, agiscono come Carabinieri, usando l’Istituzione Carabinieri per poter delinquere.
Se dobbiamo rispettare la legge per ciò che la legge è: da un lato questi tre “sinti” vanno perseguiti per il loro reato, ma dall’altro lato, non solo i due Carabinieri vanno perseguiti, ma tutta l’arma dei Carabinieri è responsabile, sociale e morale, di quei delitti.
Quando un’Istituzione viene usata per delinquere, l’intera Istituzione è responsabile di quel delinquere e tutti i suoi membri vanno perseguiti a norma di legge.

Purtroppo le persone che vengono violentate dai Carabinieri e costrette in ginocchio davanti ad un crocifisso, vengono costrette a soggettivare il crocifisso come il padrone che identificano nel Carabiniere, e vengono costrette a rinunciare alla loro consapevolezza dell’essere dei soggetti di diritto Costituzionale. Vengono costrette, anche dai carabinieri, a considerarsi degli oggetti di possesso e come tali, privati del diritto di rivendicare giustizia nei confronti di Istituzioni che troppo spesso servono per coprire azioni criminali.

Questo è il modo di pensare di Informazione Veneta: la propaganda di chi delinque nascosto dietro alle Istituzioni ci interessa poco.


Entra nel circuito del pensiero religioso, sociale, economico ed etico della Religione Pagana!

19 dicembre 2010
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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