La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

domenica 30 gennaio 2011

Imprenditori del Veneto e Serenissimi del campanile di san Marco: due modi per sciacallare la società Veneta.


Gli industriali veneti che distruggono la società veneta per i propri affari.
Hanno sempre considerato la società veneta come fatta di schiavi, stupidi e cretini, da depredare.
la domanda è questa: dove Benetton venderà ciò che produrrà in Serbia?
In Italia? Oppure in Ukraina?
Fare affari per distruggere la società veneta è sempre stato l’obbiettivo di Benetton. Un obbiettivo giustificato da politici corrotti che pensavano che la società veneta fosse una società da rapinare. Così Benetton licenzia in Veneto, crea miseria e disoccupazione in Veneto per costruire in Serbia.
Riporto l’articolo:


Nuova fabbrica in Serbia domani Benetton firma
Accordo fatto (domani la firma) tra il gruppo Benetton e la Serbia per l'apertura del nuovo polo industriale che sarà realizzato a Nis.


L'investimento dichiarato è di 43,2 milioni di euro, ma parte di questi verranno restituiti sotto forma di incentivi all'insediamento. Si è conclusa positivamente la trattativa del gruppo Benetton per l'apertura di una piattaforma produttiva in Serbia. Prende corpo, dunque, il «federalismo industriale» invocato da Luciano Benetton nell'ultima assemblea degli azionisti. L'accordo con il governo di Belgrado, che conferma l'operazione, sarà firmato domani mattina dal ministro dell'economia Mladjan Dinkic, unitamente alle autorità locali di Nis, e da un rappresentante del gruppo industriale trevigiano. Il nuovo polo industriale Benetton sarà realizzato a Nis, terza città della Serbia dopo Belgrado e Novi Sad, scelta per la presenza di una fabbrica tessile dismessa con 660 operai a casa da quasi un anno. Sotto la pressione delle autorità locali e dell'opinione pubblica, il governo ha fatto ponti d'oro al gruppo Benetton, offrendo novemila euro l'anno per un triennio per ogni posto di lavoro creato in loco e forti agevolazioni fiscali. Un operaio in Serbia percepisce circa ottomila dinari, l'equivalente di 80 euro al mese. A Nis sarà costituita una società controllata da Benetton, beneficiaria degli incentivi, che rileverà lo stabilimento e dovrà rendere conto del piano di sviluppo al governo. Rilevante la ricaduta nel territorio, oltre gli aspetti occupazionali: parte dell'investimento sarà destinato a migliorare le infrastrutture della città serba. La fabbrica destinata ad accogliere le produzioni Benetton per l'Est europeo si chiama Nitecks, è reduce da una sfortunata privatizzazione conclusasi con il licenziamento di tutti i 660 addetti. Strategica è la posizione di Nis: nel cuore del distretto industriale della «tigre dei Balcani», si trova lungo il «Koridor 10», il corridoio europeo destinato a collegare l'Europa centrale con Grecia e Turchia. Cento chilometri più a nord c'è la fabbrica della Fiat, che sta allestendo la produzione del nuovo monovolume della casa torinese. Il nuovo polo produttivo in Serbia _ precisano a Ponzano _ non toglierà un euro di investimento in Italia. Probabilmente
a venire ridimensionato sarà la piattaforma produttiva che Benetton mantiene in Croazia, destinata al confezionamento, paese sempre più problematico negli investimenti stranieri. Fino ad ora i più importanti poli produttivi di Benetton si trovano in Tunisia e Croazia per l'area mediterranea e in India e Cina per l'area pacifica. Complessivamente, producono 160 milioni di capi di abbigliamento, distribuiti in oltre centoventi paesi per un volume complessivo di ricavi pari a 2,05 miliardi di euro. Benetton si aggiunge a una lunga lista di imprese italiane che producono in Serbia: il più noto è quello della Fiat, che dopo la vittoria dimezzata a Pomigliano, ha deciso di realizzare una nuova monovolume nello stato balcanico. Ma in Serbia stanno arrivando tutti i grandi marchi della moda, attratti dalle agevolazioni offerte dal governo: l'ultima in ordine di tempo è il gruppo Golden Lady, che qualche anno fa chiuse proprio lo stabilimento di Valdobbiadene della SiSi, il marchio il cui claim pubblicitario era _ ricorderete _ «SiSi, la moda cammina».
30 gennaio 2011

Tratto da:
http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2011/01/30/news/nuova-fabbrica-in-serbia-domani-benetton-firma-3302752

Cosa si può augurare a Benetton?
Di essere al centro di contraddizioni sociali come quelle scoppiate in Tunisia.
Come quelle che hanno vissuto altri industriali che vedevano nel Veneto un cumulo di “imbecilli da rapinare.
Riporto l’articolo:


Tunisia, bande di ribelli mettono a ferro e fuoco azienda di due cassolesi
ALLARME IN FAMIGLIA. Rivoltosi in azione nella notte di sabato alla periferia della capitale
18/01/2011

Un industriale bassanese, Riccardo Bordignon, residente a San Giuseppe di Cassola, sta pagando a caro prezzo la sommossa di questi giorni in Tunisia.L'imprenditore ha visto infatti bruciare la sua fabbrica di articoli tecnici che da pochi mesi aveva aperto assieme al fratello Alessandro in una zona situata nella periferia nord della capitale tunisina.Secondo il suo racconto, bande di ribelli sono penetrate all'interno dei capannoni, distruggendo macchinari e rubando prodotti finiti e materie prime.Tramite skype l'imprenditore è riuscito a mettersi in contatto con la moglie, Maria Ragni, e a rassicurarla.La donna, tuttavia, è molto preoccupata per la piega che stanno prendendo gli eventi in Tunisia.«Mio marito - spiega - mi ha chiamato sabato mattina verso le 8.30, spiegandomi che durante la notte bande di ribelli erano entrate nella fabbrica, dandole fuoco, distruggendo i macchinari e portando via materiale. Era molto agitato e preoccupato. Mi ha detto che altre fabbriche gestite da italiani hanno subito la stessa sorte».«Riccardo - aggiunge la moglie - spera di rientrare in Italia quanto prima e di salvare quel poco che è rimasto dopo la furia devastatrice dei ribelli. Cerco di seguire come meglio posso l'evolversi della situazione e non vedo l'ora di poter riabbracciare mio marito. Le notizie che arrivano dal Nordafrica, però, non sono affatto rassicuranti. Speriamo che tutto si risolva nel migliore dei modi e che Riccardo possa trovare un aereo per ritornare in Italia. Lui di raccomanda di stare tranquilla ma in famiglia siamo tutti preoccupati. Riccardo ha un biglietto aereo prenotato per venerdì. Se le cose non precipiteranno, a fine settimana sarà a casa».L'intenzione dell'imprenditore cassolese era quella di ingrandirsi e di procedere nei prossimi mesi a una decina di nuove assunzioni, ma molto probabilmente l'attività imprenditoriale in Tunisia non avrà seguito.Secondo il racconto che l'imprenditore ha fatto ai familiari, che lo attendono con preoccupazione a casa, altre fabbriche di proprietà di imprenditori italiani sono state prese d'assalto dai ribelli.L'industriale in questi giorni si è sempre tenuto in contatto con la famiglia via telefono e via skype.

Tratto da:

http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Home/218838_tunisia_bande_di_ribelli_mettono_a_ferro_e_fuoco_azienda_di_due_cassolesi/

Non è che le cose sono pacifiche in tutta l’area del mediterraneo.
Si può augurare a questi imprenditori, corsari e pirati, di essere ripagati con la stessa moneta.
Mi sembra come quella banda dei serenissimi del campanile di Venezia pronti ad ogni porcata pur di danneggiare i veneti e la società del Veneto.
D’altro canto, non fu forse Benetton a sponsorizzare Zaia?


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30 gennaio 2011
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

Avviso a tutti i veneti che hanno aderito al prestito d'onore alla Cooperativa Radio Gamma 5 di Padova.

Avviso a tutti i Veneti che hanno aderito al prestito d’onore lanciato dalla Cooperativa Radio gamma 5 di Padova:

E’ necessario attivarsi per chiedere la restituzione del prestito effettuato alla Cooperativa Radio Gamma 5 nel novembre del 2006.
A novembre di quest’anno scadono i termini entro i quali Radio gamma 5 avrebbe dovuto effettuare i rimborsi con gli interessi pattuiti.

Al momento non sono ancora stati effettuati, a quanto mi risulta, dei rimborsi e i 140.000 euro circa raccolti in quell’occasione sono stati stornati dalla disponibilità della Cooperativa.

Si rende necessario attivarsi per chiedere il rimborso del prestito effettuato perché, chi non lo fa, dopo la data di scadenza, potrebbe avere dei problemi.

Altre informazioni alla pagina:

http://www.stregoneriapagana.it/cooperativaradiogamma5.html


Come precisato nella pagina, i comportamenti della Cooperativa Radio Gamma 5 sono sempre stati molto disonorevoli e tali da impedire ogni fiducia.
Ricordo che il contratto sottoscritto obbliga la radio a risarcire il prestito entro il novembre del 2011 mentre, le dichiarazioni della radio fatte dai conduttori, che non hanno nessun valore legale, affermavano l'obbligo della radio di risarcire il prestito dopo i cinque anni.
Spesso le persone si fidano della parola e non leggono i termini del contratto.
Le affermazioni dei conduttori radio avevano lo scopo di ingannare chi ha prestato i soldi affinché non si attivasse per richiedere la restituzione del prestito prima della data di scadenza che è quella dell’inizio di novembre del 2011.
L’inganno consisteva nel creare l’illusione che la radio avrebbe risarcito il prestito dopo i cinque anni, mentre sul contratto è scritto “ENTRO I CINQUE ANNI”.
Mettete attenzione, perché io ho l’impressione, viste le mancate risposte, che sia in corso un tentativo di inganno di coloro che hanno aderito al prestito d’onore.


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30 gennaio 2011
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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martedì 25 gennaio 2011

Continua la saga dei suicidi in Veneto: eppure la disperazione che percepisco ne indicherebbe molti di più!


Continuano i sacrifici umani indotti mediante la depressione per elogiare il criminale in croce.
Bambini costretti a vivere una vita impotente si trovano a diventare adulti inadeguati, incapaci e spaesati.
Credo sia saltata ogni statistica relativa all’età dei suicidi.
Anche se la stampa cerca motivazioni personali per ogni suicidio, in realtà la motivazione generale è la stessa: i principi del criminale in croce vengono imposti ai bambini in sostituzione dei principi della Costituzione della Repubblica. Così, crescendo, i bambini si trovano inadeguati in una società che richiede consapevolezza nelle scelte e responsabilità nelle azioni. A forza di aspettare la provvidenza divina o il colpo di fortuna, si consuma la psiche e questi ex bambini si trovano vuoti e impotenti. Così si impiccano, si buttano dalle impalcature, si schiantano con l’automobile, si sparano in testa o si buttano ad annegare nel fiume.
Imponendo il crocifisso si fa una strage e nessuno vuol essere il responsabile di questa strage.
I responsabili sono quei politici che impongono il crocifisso ai bambini anziché essere rispettosi della Costituzione della Repubblica per quello che la Costituzione della Repubblica impone loro.

Valdobbiadene. Scompare da casa, ritrovata morta
Da domenica pomeriggio si erano perse le tracce di Daniela Agostinetto, 33 anni. Creata una task force per le ricerche, ma nella notte è stato ritrovato il cadavere della donna spegnendo ogni speranza


di Francesca Gallo
VALDOBBIADENE. Daniela Agostinetto ha deciso con tutta probabilità di togliersi la vita. Da domenica pomeriggio si erano perse le tracce dell'impiegata trentatreenne di Valdobbiadene. Ieri mattina la famiglia aveva sporto denuncia ed erano scattare le ricerche. Che si sono concluse nella notte con il ritrovamento del cadavere in via Roma, nei pressi della casa di riposo Geronazzo, all'interno dell'area dell'ex ospedale. L'ipotesi più accreditata è che la donna sia salita al terzo piano e poi si sia gettata nel vuoto. La giovane era uscita di casa senza cellulare, né soldi e documenti. Accanto ai genitori, a cercarla nelle scorse ore si sono mobilitati carabinieri, protezione civile, vigili del fuoco, forestale e soccorso alpino. Daniela si era allontanata a piedi. Intanto in tutta la zona era stata formata una task force per rintracciare la giovane e riportarla a casa. Imponente lo spiegamento di forze. Come base logistica era stata scelta via San Venanzio davanti alla nuova caserma dei carabinieri. Alla battute di ricerca hanno partecipato anche le unità cinofile. I carabinieri avevano diramato le ricerche con foto segnaletiche in tutta la provincia di Treviso. La giovane lavorava come responsabile fiscale della Coldiretti di Valdobbiadene. Da due settimane, però, era a casa dal lavoro. «Una bravissima ragazza, molto impegnata. Ultimamente non stava bene. Era un po' depressa e viveva dai genitori», fanno sapere gli amici. L'impiegata trentatreenne non si era mai allontanata da casa senza dare spiegazioni. Un gesto che ha fatto subito temere al peggio.
25 gennaio 2011


Tratto da:
http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2011/01/25/news/valdobbiadene-scompare-da-casa-ritrovata-morta-3259579



Si lo so!
Sto guardando dalla riva del fiume della vita i morti che galleggiano.
Purtroppo vivo la disperazione di un Veneto disperato che, comunque, produce meno cadaveri di quanto la disperazione che percepisco imporrebbe.
Ma tanto, non frega niente a nessuno.
I politici e gli amministratori locali sanno di non aver futuro: come il criminale in croce che predicava la distruzione delle società nell’imminenza della fine del mondo.
Domani conteremo altri cadaveri.
Non chiedete chi sarà il prossimo: ognuno di voi che legge è una potenziale vittima. Ognuno dei vostri figli, che avete ignorato nelle loro esigenze, è una potenziale vittima.
E ognuno di voi ne è il responsabile!


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25 gennaio 2011
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
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domenica 23 gennaio 2011

I proverbi dell'Anticristo per i veneti: dal capitolo 30

I Proverbi dell'Anticristo
Capitolo 30
PROVERBI NUMERICI




Figlio mio, chiunque tu sia,
guarda i miei errori e da essi impara.
Ti attrezzeranno per affrontare la tua vita
e il seme della sottomissione in te non sboccerà.

La sanguisuga ha due figlie: “Inginocchiati! Inginocchiati!”.

Tre cose non si saziano mai,
anzi quattro non dicono mai: “Basta!”:
Il nulla in cui si dissolve una vita sottomessa;
le azioni prive di intento;
la depressione priva di passione;
l’occhio di un padre che guarda con scherno il figlio
e una madre che lo alleva legandolo a sé,
sia strappato dai corvi l’occhio del futuro e
divorato dalle aspettative del presente.

Tre cose sono difficili,
anzi quattro che io ben comprendo:
il sentiero dell’aquila, padre Zeus, nell’aria;
il sentiero del serpente della vita nella roccia del presente;
la rotta della nave degli uomini verso la morte;
il sentiero di Afrodite percorso da uomini e donne,
nel desiderio d’amore.

Comprendo il desiderio d’amore della donna,
che i malvagi chiamo “adultera” per poterla sottomettere
alla loro schiavitù.

Per tre cose gioisce la Terra,
anzi, per quattro cose freme di felicità:
uno schiavo che spezza le sue catene;
la felicità di un uomo che non tenti di possedere altri uomini;
la felicità di una donna che trova amori dopo amori;
una schiava che conquista il diritto d’uso del proprio corpo.

Quattro Esseri sono gli esempi per l’uomo
anzi cinque da cui gli DEI hanno appreso:
le cicale che corrono verso la morte alla fine del loro tempo;
lo scarabeo che avvolge lo sterco per assicurare il futuro
ai suoi figli;
la capra che non disdegna nessun cibo;
il lombrico che ara la terra e la rende feconda;
i funghi nella terra che sono giustizia della Natura.

Quattro esseri hanno un comportamento maestoso,
anzi cinque sono eleganti nel camminare:
l’Essere Terra, madre di ogni vita;
l’Essere Sole, padre d’ogni germoglio;
padre Zeus, nel vento che accarezza;
padre Cronos, nel mutamento che ci spinge;
l’utero della donna che stai amando in questo momento.

Se ti sei esaltato, pensandoti il padrone di qualcosa,
ora rifletti su chi ti spinse ad essere e dove ti spinge ad andare.
Figlio mio, chiunque tu sia,
guarda i miei errori e da essi impara.
Ti attrezzeranno per affrontare la tua vita
E il seme della sottomissione in te non sboccerà.

Ogni azione genera un effetto;
ogni effetto un adattamento;
ogni adattamento è un’azione che genera adattamento.
Figlio mio, quali sono gli adattamenti che vuoi ottenere
con le azioni che metti in atto?

Si trasforma l’Essere Terra, madre di ogni vita;
si trasforma l’Essere Sole, padre d’ogni germoglio;
si trasforma padre Zeus, nel vento che accarezza;
si trasforma padre Cronos, nel mutamento che ci spinge;
si trasforma l’utero della donna che stai amando in questo momento.

Trasformi te stesso ad ogni azione:
figlio mio, corri verso la morte
prima che qualcun altro prenda il tuo posto!

Altri Proverbi dell'Anticristo:


I proverbi dell'Anticristo Prologo: L'Anticristo e la saggezza.
I proverbi dell'Anticristo N. 1 : Fuggire la compagnia dei giovani cattivi.
I proverbi dell'Anticristo N. 2 : I padri per i figli sprovveduti.
I proverbi dell'Anticristo N. 3 : Frequentare le giuste compagnie.
I proverbi dell'Anticristo N. 4 : I padri ai figli come conquistare la conoscenza ed essere padri e madri.
I proverbi dell'Anticristo N. 5 : La saggezza che conduce all'eternità.
I proverbi dell'Anticristo N. 6 : Segliere la via fra la vita e la morte.
I proverbi dell'Anticristo N. 7 : Accogliere lo straniero e i veri amori del saggio.
I proverbi dell'Anticristo N. 8 : Percorrere assieme un sentiero.

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23 gennaio 2011
Claudio Simeoni
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sabato 22 gennaio 2011

Puttanismo, puttane e puttani, come fondamento dell'ideologia politica dei veneti.


Io non contesto il diritto delle persone di fare le orge.
Quello che a me da fastidio e che ritengo offensivo è la feroce guerra che la Lega ha fatto contro le donne di strada tentando di trasformarle in bestiame da gestire a piacimento.
Questo tentativo di controllare le donne di strada per ricavarne profitto, messo in atto dalla Lega (anche evocando l’orrore delle case chiuse e la guerra contro il diritto d’aborto), aveva un progetto sociale ben preciso: favorire lo sviluppo dello sfruttamento della prostituzione.
Non si tratta soltanto dello sfruttamento della prostituzione ad opera “dell’utilizzatore finale” Silvio Berlusconi, ma di un progetto di devastazione delle Istituzioni al fine di alimentare il controllo di forme di mafia sul territorio.
Questo è il livello ideologico di un indipendentista Veneto, quei venetisti, che insultano i veneti con la bandiera del pederasta san Marco (è nel suo vangelo che si esalta Gesù col bambino nudo).
Poi, ogni tanto, dobbiamo aspettarci dei fatti di cronaca che confermano quanto andiamo sostenendo:


Orge con squillo: imprenditori tra i clienti
Sfruttamento della prostituzione: arrestato il leghista A. C., 38 anni. Denunciato anche R. C., 56 anni di Vedelago. Perquisizioni a Castelfranco


Denunce e perquisizioni nella Marca in relazione ad un giro di prostituzione di alto bordo. E' stato arrestato giovedì pomeriggio A. C., 39 anni, residente a Barbarano Vicentino, ed ex assessore alla sicurezza della Lega Nord nel Comune della provincia di Vicenza ed ex vigile urbano a Noventa Vicentina. Denunciato R. C., 56 anni di Vedelago, considerato l'esattore di Costa. Perquisizioni anche a Castelfranco. Nella lunga lista di clienti, ritrovata dai carabinieri, spuntano i nomi di diversi imprenditori trevigiani. L'indagine «Escort Ungheria» era iniziata nell'estate del 2009. Da lì è scattata la caccia ai gestori dei siti www.bestannunci.us e www.bestannunci.in. Così i carabinieri nello scorso agosto sono risaliti a C., che in quel momento era ancora assessore alla sicurezza di Barbisano. Dopo lo scandalo e le dimissioni però l'uomo ha continuato nell'attività, sostituendo il meccanismo di pagamento via "Postepay" e quello porta-a-porta. Giovedì pomeriggio infatti doveva trovarsi con uno dei suoi agenti commerciali per ricuotere il denaro di una lucciola padovana. Ma ad attenderli davanti al casello di Padova Ovest c'erano i carabinieri della Compagnia di Padova, guidati dal maggiore Dionisio De Masi e dal tenente Luca Bordin. Secondo gli accertamenti condotti fino ad ora sembra che attraverso il sito venissero organizzate anche vere e proprie "gang-bang" anche tra nove partecipanti. Tra questi numerosi imprenditori e medici del Nordest.
22 gennaio 2011

Tratto da:
http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2011/01/22/news/orge-con-squillo-imprenditori-tra-i-clienti-3242723


Il puttanismo è come il cattolicesimo. Quando escono dalla sfera personale, privata, diventano attività di devastazione sociale e istituzionale. Quando il puttanismo si impone sulla politica e sui meccanismi di formazione dell’uomo politico che diventa il frequentatore, fruitore e gestore, del puttanismo, allora l’intera politica Istituzionale assume il carattere ideologico del puttanismo. Una politica in cui i metri ideologici sono misurati in forma di vagina, pene, seni, deretani e quant’altro. Dove la morale, anziché essere quella della Costituzione, diventa quella del pazzo in croce che chiede sottomissione e deferenza anche quando viene arrestato col bambino nudo.
E’ la vergogna del Veneto dove il puttanismo fu la reazione dell’integralismo cristiano al bigottismo cristiano e viene gestito dalla Lega in termini politici. Dopo la nascita dell’ideologia puttanica, questa ha cessato di essere una reazione al moralismo bigotto per diventare sistemica nella società e ha sfrattato l’ideologia sociale in favore di peni, vagine e sederi.
Così i veneti oggi non esprimono idee sociali che guardano al futuro, ma solo peni, vagine e deretani, che fruiscono nel presente.
Triste, ma è così!


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22 gennaio 2011
Claudio Simeoni
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lunedì 17 gennaio 2011

Altro suicidio a Vazzola di un disoccupato; un altro sacrificio umano dell'educazione cattolica!


Dopo una donna che si è gettata nel fiume e un’altra donna ammalata di anoressia che si è suicidata in un ospedale De Gironcoli di Conegliano Veneto, continua la saga dei suicidi indotti dall’educazione cristiana mediante l’imposizione della fede.

Stavolta a suicidarsi non è un imprenditore, ma un disoccupato.
Quell’imposizione della fede cristiana che disarma le persone davanti ai problemi della vita e le induce al suicidio.
Facile parlare del “dramma della disoccupazione” con cui giustificare i gesti di suicidio.
Ci sono persone disoccupate, ma che scelgono di rubare. Scelgono di arrangiarsi. Ci sono persone derubate di ogni possibilità di scelta psicologica e debilitate dalla violenza cattolica al punto tale che scelte, anche non estreme, come rubare o trafficare in maniera illegale, non possono nemmeno essere prese in considerazione.
Così il cattolicesimo nega ogni possibilità di futuro a queste persone costringendole all’unica scelta possibile: il suicidio.
Eppure, sarebbe bastato aver obbedito alla Costituzione della Repubblica e fornire ai ragazzi quegli strumenti capaci di affrontare le condizioni della vita. In fondo aveva 42 anni e la Costituzione è in vigore da sessanta anni. Ma come è possibile se anche recentemente Ratzinger ha istillato odio sociale affermando che sia l’Educazione Civica che l’Educazione Sessuale mettono in discussioneil diritto dlela chiesa cattolica di imporre la sua fede in contrapposizione ai principi etici e morali determinati dalla Costituzione?
E così la chiesa cattolica guarda i cadaveri che ha fatto a maggior gloria del suo dio padrone, come questo Fabio Rosolen.
Non andrà a vendere fiori nei ristoranti né aveva in atto una qualche forma di attività sociale capace di coinvolgerlo.
Aveva solo la malattia imposta dal cattolicesimo che gli imponeva di suicidarsi considerandosi fallito in quanto maledetto dalla provvidenza del suo dio padrone.
Riporto l’informazione:


Vazzola, dramma della disoccupazione: impiccato a 42 anni
Dramma della disoccupazione a Vazzola dove un uomo di 42 anni si è suicidato impiccandosi a causa della depressione per la perdita del lavoro.


Dramma della disoccupazione a Vazzola dove un uomo di 42 anni si è suicidato impiccandosi a causa della depressione per la perdita del lavoro.E' stato ritrovato ieri sera dal padre Stefano il cadavere di Fabio Rosolen, 42 anni, di Vazzola, operaio disoccupato da circa un anno. Si è impiccato dietro casa, in una rimessa, sotto una tettoia. Secondo le prime ricostruzioni si tratterebbe di un dramma della disoccupazione. L'uomo ha lasciato un ultimo messaggio in un biglietto autografo che teneva in tasca: "Scusate ma non ce la faccio più. Ti voglio bene papà, ti voglio bene mamma. ti voglio bene Sonia e anche mio nipote. Anche a chi mi ha fatto del male".Da notizie raccolte in ambito familiare sembra che l'uomo negli ultimi tempi fosse depresso a causa della disoccupazione. Si era dimesso un anno per cambiare lavoro.

Tratto da:
http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2011/01/17/news/vazzola-dramma-della-disoccupazione-impiccato-a-42-anni-3200048

Forse chi ha dato la notizia doveva scrivere: “Da notizie raccolte quest’uomo aveva soggettivato i principi religiosi cattolici che gli impedivano di affrontare con dignità la sua vita da un punto di vista psico-emotivo!”
Ma non l’hanno detto e noi, che assistiamo alla disperazione della vita, dalla riva del fiume guardiamo i cadaveri delle vittime dell’educazione cristiana.


Entra nel circuito del pensiero religioso, sociale, economico ed etico della Religione Pagana!

17 gennaio 2011
Claudio Simeoni
Meccanico
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venerdì 14 gennaio 2011

Il Sanguinazzi di Feltre: un lager in cui si praticava maltrattamenti nei confronti dei bambini con la simpatia dei giornalisti de Il Gazzettino!


Oggi un altro capitolo della tristissima vicenda del Sanguinazzi di Feltre che suore aguzzine avevano trasformato in un vero e proprio campo di detenzione e terrore per i bambini.

Un campo di detenzione e di terrore al punto tale da farmi infuriare per la complicità con le aguzzine dimostrata dal giornale Il Gazzettino che, per minimizzare la feroce attività delle suore, usava con una leggerezza sconcertante il terrore che la società subì per centinaia di anni e che aveva le sue ultime feroci manifestazioni nella legge dello Jus Corrigendi (fino al nuovo Diritto di Famiglia).
In un articolo del 21 agosto del 2004 a firma di Lauredana Marsiglia, le suore aguzzine venivano fatte passare per delle “santarelline” e si insinuava che dietro ci fosse qualche interesse. Dei bambini non gli fregava niente: non una riga.
Dai microfoni di Radio gamma 5 esprimo la mia indignazione censurando l’articolo a firma di Lauredana Marsiglia e il suo giornale (che, fra l’altro ebbe un ruolo non indifferente nel farmi torturare).
Dopo qualche anno Lauredana Marsiglia trova la mia trasmissione radiofonica in internet dove sono state caricate da un ascoltatore di Radio gamma 5 affezionato alla mia trasmissione, “Magia, Stregoneria e Paganesimo”, e decide che lei era al di sopra dei giudizi delle persone. Le persone non avevano il diritto di indignarsi per le sue azioni.
E così tale Lauredana Marsiglia ha pensato di DENUNCIARE la mia indignazione come se per lei fosse un diritto aggiungere la sua violenza di giornalista alla violenza delle suore del Sanguinazzi di Feltre.
Scrivere articoli non è un estraniarsi dalla vita, specie quando gli articoli esprimono finalità avverse al diritto civile e sociale. Scrivere articoli che commentano fatti di cronaca, significa prendere una posizione: parteggiare!

E così il 10 ottobre del 2008 tale Lauredana Marsiglia andava dalla Polizia Postale e mi denunciava perché io mi ero permesso di indignarmi per quell'articolo che aggiungeva violenza ai bambini alla violenza subita ad opera delle suore cattoliche nel Sanguinazzi di Feltre.

Sono stata l’unica persona ad indignarsi per la violenza dell’articolo a firma Lauredana Marsiglia?
Nella denuncia lei evidenzia che, al di là degli epiteti con cui definisco emotivamente la sua attività di collaboratrice o quanto meno “simpatizzante” delle suore aguzzine, lei, delle mie affermazioni, afferma che quella che la offende maggiormente è “Per Lauredana Marsiglia i bambini sono oggetti di possesso...”. Nel suo articolo i bambini sono oggetto di violenza. Non-persone che le suore possono picchiare (e poi stare zitti per non prendere altre botte a casa: stiamo parlando di bambini dell'asilo! non di teppisti.) e, per favorirne le azioni, in quell’articolo provvede a minimizzare le attività criminali delle suore mettendo in dubbio la credibilità dei bambini (che va accertata). Se avesse avuto un minimo di preparazione culturale saprebbe che nell’ideologia cristiana i bambini sono SEMPRE oggetto di possesso, mentre nella società retta dalla Costituzione della Repubblica, in questa democrazia, i bambini sono soggetti di diritto. Picchiarli significa negare questi diritti. A quanto mi risulta, le suore aguzzine portano il crocifisso, il simbolo della monarchia assoluta e della negazione dei diritti Costituzionali. Non portano la Stella a Cinque Punte dentro ad un cerchio (ruota dentata e rami di alberi) simbolo della Repubblica Italiana e della sua Costituzione.

Così il Pubblico Ministero Roberta Gallego il 03 aprile 2009 mi avvia un avviso di conclusioni delle indagini preliminari sulla denuncia di Lauredana Marsiglia, ricevuto il quale ho 20 giorni di tempo per chiedere di essere ascoltato o per presentare una memoria difensiva.
Venti giorni sono pochi e la pretesa dell’avvocato d’ufficio di difendermi viene da me recepita come una provocazione: una delle tante che ho ricevuto da avvocati il cui unico scopo è danneggiare i propri assistiti.
Così diffido l’avvocato d’ufficio di occuparsi della faccenda e mi metto al lavoro.
Ho una buona rassegna stampa, abbastanza ben ordinata. Ritrovo l’articolo de Il Gazzettino che mi ha fatto indignare in radio nell'agosto del 2004 e scrivo la mia memoria da consegnare al Procuratore della Repubblica Roberta Gallego: sedici pagine.

Il 3 giugno 2010 vengo rinviato a giudizio e il processo si terrà con rito monocratico il 14 febbraio 2011 in Via Segato al 3° piano del Tribunale di Belluno.

Ebbene, oggi ho avuto la soddisfazione che la Corte di Cassazione ha praticamente fatte proprie, nel sentenziare nei confronti delle suore aguzzine del Sanguinazzi, le mie obiezioni all’articolo a firma di Lauredana Marsiglia.
Oggi, la Corte di Cassazione ha preso le motivazioni della mia rabbia, contro le farneticazioni dell’articolo a firma Lauredana Marsiglia, e le ha dato il TIMBRO DELL’UFFICIALITA’.
In sostanza la Corte di Cassazione ha censurato il comportamento delle suore del Sanguinazzi di Feltre con le stesse motivazioni con cui io ho censurato l’articolo cattivo e criminale a firma Lauredana Marsiglia sullo squallido giornale Il Gazzettino.
Il 14 febbraio sarò in tribunale a Belluno al palazzo di giustizia in Via Segato alle ore 09.00.

Gli avvocati di Belluno mi hanno fatto sapere che loro sono “amici” di Lauredana Marsiglia. Lei frequenta il tribunale e scrive in relazione a fatti di cronaca. Per cui, conosce tutti. A Belluno le suore criminali del Sanguinazzi erano state assolte. Il tribunale, che ha sentenziato in primo grado, concesse loro l’impunità per le violenze che hanno inflitto ai bambini. Pertanto, non penso che il magistrato voglia sentenziare in base all’articolo 599 del Codice Penale che garantisce il diritto all'indignazione dei cittadini. Il giornalista che frequenta i tribunali può scrivere articoli favorevoli o contrari i vari interessi presenti nei vari dibattimenti. Si tratta di scambi di favori davanti ai quali la legalità democratica soccombe troppo spesso.
Ma io sono soddisfatto che la Corte di Cassazione abbia oggi certificato il mio diritto all’indignazione e abbia, di fatto, usato le mie stesse impressioni e parole molto simili alle mie per sentenziare nei confronti delle suore del Sanguinazzi anche se, secondo la mia opinione, il vescovo cattolico di Feltre avrebbe dovuto rispondere in quanto corresponsabile nel sodalizio criminoso.

Riporto l’articolo sulle motivazioni nella sentenza della Corte di Cassazione a proposito delle suore aguzzine:



Feltre: violenze fisiche "sistematiche" sui bambini all'asilo gestito dalle suore
La Cassazione: "Ricorso alla violenza sistematico, tanto da imporre ai bambini un regime di vita pesante, doloroso e insopportabile". Secondo i giudici non ci fu abuso di mezzi di correzione _ contro il quale due religiose avevano presentato ricorso dopo la condanna _ ma veri e propri maltrattamenti
Articolo di: Marco Filippi

14 gennaio 2011
FELTRE. «Quando il ricorso alla violenza, come nel caso in esame, è sistematico, tanto da imporre ai bambini un regime di vita pesante, doloroso e insopportabile e da determinare in loro un vero e proprio stato di terrore, è fin troppo evidente che, al di là delle soggettive intenzioni di chi agisce, si versa nell'ambito del delitto di maltrattamenti».È questo il passaggio "cruciale" delle motivazioni depositate dai giudici della Corte di Cassazione, in base alle quali sono stati dichiarati inammissibili i ricorsi di suor Umberta e suor Fidenzia, per la vicenda delle "punizioni" fisiche di alcuni bambini dell'asilo Sanguinazzi di Feltre, in provincia di Belluno.I giudici, accogliendo il ricorso del procuratore generale della Corte d'Appello di Venezia e delle parti civili (rappresentate dall'avvocato Franco Tandura) che chiedevano la condanna delle due suore per il reato più grave di maltrattamenti, hanno annullato con rinvio la sentenza dei magistrati veneziani del 2 febbraio 2010 (condanna a 6 mesi di reclusione per il reato più lieve di abuso di mezzi di correzione). Punizioni fisiche assodate. I giudici delle Corte Suprema per spiegare i motivi della loro decisione partono da un fatto, a loro dire, incontestabile. Punto di partenza - sottolineano i giudici - è che il ricorso alla violenza fisica in danno dei bambini che frequentavano l'asilo gestito dalle due imputate non è «oggetto di negazione da parte delle appellanti e dunque» costituisce «un dato certo, da cui partire per l'esatta qualificazione del comportamento» delle suore. Un clima di paura. I giudici, inoltre, sottolineano il clima di paura creato all'interno dell'istituto, precisando come «la disciplina imposta ai bambini nell'ambito scolastico era frutto di dette punizioni corporali, esibite innanzi a tutto il complesso dei bambini, in modo che nella comunità si era ingenerata, per induzione o meglio per paura, la convinzione della necessità dell'ubbidienza e dell'adeguamento ai precetti imposti dalle imputate».

Bandire ogni forma di violenza. Nell'articolata analisi dei giudici della Cassazione, si precisa come il discrimine tra il reato di abuso di mezzi di correzione (articolo 571 del codice penale) e quello di maltrattamenti (articolo 572) «non può essere individuato nell'intenzione soggettiva» di chi li compie. E aggiungono: «In tutte le relazioni, non solo quelle familiari, ma anche quelle scolastiche o ricreative, nel cui ambito si sviluppa la personalità dell'individuo e dove costui raggiunge completezza e maturità, deve ritenersi bandita ogni forma di violenza, quale legittimo strumento al quale fare ricorso a fini educativi».Non fu abuso di mezzi di correzione. I magistrati della Suprema Corte spiegano il motivo per il quale non va ascritto alle due imputate il reato di abuso di mezzi di correzione, in base al quale sono state condannate a sei mesi dalla Corte d'Appello di Venezia. Il ricorso ad un mezzo oggettivamente non consentito, ossia la violenza fisica, «anche se utilizzato con scopo emendativo, non rientra neppure nella previsione dell'articolo 571 del codice penale, ma integra, a seconda degli effetti che produce, altre ipotesi incriminatrici».Il passaggio cruciale delle motivazioni è quello riportato all'inizio dell'articolo. Il ricorso sistematico alla violenza, tale da imporre un regime di vita pesante ai bambini, non può che essere un reato di maltrattamenti.

Tratto da:
http://corrierealpi.gelocal.it/cronaca/2011/01/14/news/feltre-violenze-fisiche-sistematiche-sui-bambini-all-asilo-gestito-dalle-suore-3173967

La Corte di Cassazione, col suo linguaggio (diverso dal mio perché io non faccio il magistrato) conferma che il Sanguinazzi era un vero e proprio lager che comprometteva la crescita dei bambini. Nel Sanguinazzi le suore sparavano nella psiche dei bambini. Veri e propri atti di terrorismo che l’articolo di Lauredana Marsiglia voleva sminuire per reiterare i delitti contro i bambini.
A proposito, faccio notare che io SONO UNO STREGONE, non un prete cattolico che costringe bambini in ginocchio davanti al crocifisso.
Questo è il caso in cui "la legge non ammette l'ignoranza".

Inoltre apprendo

Feltre: ricorsi inammissibili, suore multate
Mille euro a suor Fidenzia e a suor Umberta per il loro appello in Cassazione


FELTRE. La Corte di Cassazione non ha soltanto dichiarato inammissibili i ricorsi di suor Umberta (Maria Finotti) e suor Fidenzia (Ivone Camilot), per l'arcinota vicenda dei maltrattamenti all'asilo Sanguinazzi, alcuni anni fa, ma le ha anche condannate al pagamento delle spese processuali e della somma, ciascuna, di 1.000 euro proprio per l'inammissibilità del loro ricorso. Sono ulteriori particolari che emergono dall'udienza della Corte di Cassazione di fine novembre al termine della quale i giudici hanno accolto la richiesta del procuratore generale della Corte d'Appello di Venezia, cancellando la sentenza dei giudici veneziani del 2 febbraio scorso. Una sentenza con cui condannarono a sei mesi di reclusione (con la condizionale) suor Umberta e a suor Fidenzia per il reato di abuso di mezzi di correzione. Nel suo ricorso il procuratore generale della Corte d'Appello, appoggiato dai legali di parte civile, gli avvocati Franco Tandura e Daniela Tonion, aveva chiesto che le due suore del Sanguinazzi venissero condannate per il reato più grave ossia quello di maltrattamenti (e non abuso di mezzi di correzione) nei confronti di una dozzina di bambini che frequentavano la struttura tra l'aprile 1999 e il luglio 2004. Una richiesta che i giudici della Suprema Corte hanno accolto, annullando la sentenza della Corte d'Appello perché la pena venga rideterminata sulla base del reato più grave. Non solo le suore, com'è ora emerso, sono state per di più multate per l'inammissibilità del ricorso. È stato respinto, dunque, il ricorso della difesa delle imputate (avvocato Antonio Prade) che chiedeva invece l'annullamento della sentenza della Corte d'Appello del febbraio scorso perché il fatto non costituisce reato. Com'è noto, le suore alla sbarra erano inizialmente cinque: suor Yolanda (Yolanda Caerlang, 32 anni di origine filippina), suor Umberta (Maria Finotti, 66 anni, nata a Adria), suor Clotilde (Rosa Barile 69 anni, originaria di Barletta), suor Fidenzia (Ivone Camilot, 67 anni, nata a Ronchis, in provincia di Udine), e suor Gemma (Maria Alumbro, 39 anni, d'origine filippina). Fino al 2003 erano state loro a gestire l'asilo. Una gestione in apparenza impeccabile. Poi l'inchiesta giudiziaria, innescata da un esposto spedito da alcuni genitori su presunti maltrattamenti ai loro figli, gettò pesanti ombre sull'operato delle cinque religiose che furono allontanate dall'asilo su provvedimento del giudice delle indagini preliminari. Le suore vennero tutte rinviate a giudizio e l'11 dicembre di tre anni fa furono assolte in primo grado dal giudice Arturo Toppan. La procura di Belluno ed i legali di parte civile non s'arresero e presentarono appello contro la sentenza. Nel febbraio scorso la sentenza di condanna per due delle cinque suore per il reato di abuso di mezzi di correzione.

Tratto da:
http://corrierealpi.gelocal.it/cronaca/2010/12/14/news/feltre-ricorsi-inammissibili-suore-multate-2959160

Dobbiamo aspettarci ancora qualche cosa dalla sentenza della Corte di Cassazione contro il Sanguinazzi di Feltre?
Afferma la Cassazione in sentenza (che è stata depositata nel dicembre 2010)

Per la Suprema Corte, che ha accolto il ricorso presentato dal procuratore generale del capoluogo veneto, il reato da contestare in questi casi non è l’abuso dei mezzi di correzione, ma quello, ben più grave, dei maltrattamenti verso fanciulli (art.572 c.p.).“E’ possibile tollerare solo eccezionalmente e in casi estremi – si legge nella sentenza n.45467 della sesta sezione penale depositata oggi – una vis modicissima nei confronti dei bambini, la quale sia compatibile con la finalità di correzione, termine quest’ultimo che va inteso come sinonimo di educazione”: ciò “implica che il minore deve avvertire l’intervento dell’insegnante, che altro non è che un sostituto del genitore, come adeguato e proporzionato alla manchevolezza commessa, sì da non reiterarla nel futuro, e non già come ingiustificata o immotivata mortificazione del proprio modo naturale di essere bambino, con una personalita’ in corso di formazione”.Dunque, aggiungono i giudici di piazza Cavour, “non può ritenersi che costituiscano mezzi educativi tutti quei mezzi, di qualunque specie, che vengano usati a tale fine, ma soltanto quelli per loro natura a ciò deputati”. Quando il ricorso alla violenza, come nel caso in esame, “è sistematico – si legge ancora nella sentenza – tanto da imporre ai bambini un regime di vita pesante, doloroso e insopportabile e da determinare in loro un vero e proprio stato di terrore, è fin troppo evidente che, al di là delle soggettive intenzioni dell’agente, si versa nell’ambito del delitto di maltrattamenti”.L’esercizio della funzione correttiva con “modalità particolarmente afflittive o mortificanti della personalità”, secondo gli alti giudici, “stride con la pratica pedagogica e con la finalità di promozione dell’uomo ad un grado di maturità tale da renderlo capace, nel contesto di solidarietà dell’organizzazione statuale, di integrale e libera espressione delle sue capacità, inclinazioni ed aspirazioni”, e contraddice “i valori di pacifica convivenza, di tolleranza, di solidarietà e di rispetto della dignità umana, che devono presiedere all’armonico sviluppo di una personalità in formazione”.

Tratto da:
http://www.figliefamiglia.it/2010/12/cassazione-metodi-punitivi-allasilo-equivalgono-ad-abusi/

Al contrario della Suprema corte, l’articolo a firma di Lauredana Marsiglia trovava del tutto normale la violenza fatta ai bambini e giustificava le suore in questo modo su Il Gazzettino del 21 agosto 2004:

“Forse qualche schiaffo, forse qualche strattone o qualche reprimenda, in un sottile confine fra lecito ed illecito nel sempre difficile compito di educare. Quel che si dice un caso di jus corrigendi.”

E continuava ancora alimentando le aspettative secondo cui “in fondo non è successo nulla” viene scritto nello stesso articolo:

“Si perché ancora una volta tutto si gioca sull’attendibilità dei piccoli. Il Pubblico Ministero ha nominato un consulente psicologo che avrebbe sentito tutti i testi per valutare il grado di attendibilità. E il fatto che, al termine di queste audizioni, solo una delle cinque religiose sotto inchiesta sia stata colpita da misura cautelare, secondo i legali, ridimensiona il fenomeno.”

E conclude l’articolo a firma Lauredana Marsiglia:

“Un tempo uno schiaffo dato dalla maestra veniva nascosto ai genitori con religioso silenzio. Serviva ad evitare di prenderne altri.”

L’articolo sta parlando di SCHIAFFI, BOTTE E MALTRATTAMENTI A BAMBINI DELL’ASILO. Bambini dell'asilo!!!!
La Corte di Cassazione, invocando una condanna in base all’articolo 572 del c.p., usa parole ben più pesanti delle mie rispetto ad affermazioni presenti nell'articolo a firma Lauredana Marsiglia, sanzionando, per giunta, le suore che sono ricorse in Cassazione contro una sentenza di condanna così irrisoria: l’irrisorietà era ciò a cui puntava l’articolo a firma di Lauredana Marsiglia per fiancheggiare le suore nella ricerca dell’impunità.


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14 gennaio 2011
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
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La rivolta del pane in Tunisia e le responsabilità morali degli imprenditori (meglio affaristi) Veneti.


Per quel che mi riguarda, questi imprenditori avrebbero dovuto restare in Tunisia e assumersi le conseguenze e la responsabilità delle loro azioni: hanno contribuito ad affamare un paese con stipendi da fame spingendo la Tunisia a rivolte per il pane.
Nel far questo, questi imprenditori, hanno costruito miseria in Veneto per assicurarsi dei vantaggi personali.
Ora che hanno saccheggiato la Tunisia approfittando che un operaio è ridotto alla fame a 200 euro al mese, scappano e si rifugiano in Italia dove altri operai sono alla fame per la loro responsabilità nell’aver saccheggiato il Veneto.
Questa volontà di farsi gli affari propri trasformando la società civile in una preda da spolpare è una condizione che la chiesa cattolica impone a ragazzini indifesi e impossibilitati ad usare gli strumenti sociali e giuridici che la Costituzione mette loro a disposizione. Fa sempre parte di una mentalità criminale che i Veneti veicolano sia con le “furbizie” in ambito imprenditoriale, sia con lo spaccio di droga o con le relazioni del tipo mafioso che intrattengono con l’amico dell’amico invischiato in politica amministrativa capace di fornire affari.
Tutti questi affaristi hanno affamato la Tunisia e hanno contribuito grandemente ad affamare anche il Veneto.
Una domanda dovremmo porci: manca molto perché scoppino le risolte del pane anche in Veneto?
Forse non saranno quelle del pane, ma la situazione sociale è sempre più tesa.
Riporto l’articolo:



Tunisia, i trevigiani in fuga
Trevigiani in allarme e in fuga dalla Tunisia per la guerra civile che sta infiammando il paese.


La «rivolta del pane», destinata a sfociare forse in un colpo di stato che costringerà il presidente Ben Ali alle dimissioni, sta mettendo a soqquadro il paese. Sono centinaia gli italiani che stanno lasciando il paese. Alessandra Ingrosso, trevigiana di Pederobba, responsabile di una lavanderia industriale con cinquecento addetti ad Hammamet, è riuscita ad atterrare ieri sera a Roma con il compagno Sergio Romagnoli dopo aver raggiunto Tunisi in maniera rocambolesca: «La situazione è molto grave, ci sono scontri e incendi lungo le strade. Abbiamo deciso di rientrare in Italia nella mattinata perchè i lavoratori erano divisi esattamente a metà: tra coloro che volevano lavorare e quelli che volevano restare a casa per paura di scontri e violenze».Più tranquilla per adesso la situazione a Sousse, dove il Gruppo Benetton dispone di una piattaforma produttiva con seicento addetti diretta da Luca Martella: «Per adesso la situazione appare tranquilla e i disagi contenuti - spiega Martella -. In città ci sono state manifestazioni ma la produzione non ha subito rallentamenti. Per adesso non abbiamo disposizioni diverse se non quella di continuare ad operare». Anche le altre due piattaforme produttive, dove Benetton produce maglieria e denim, sono in attività nelle città di Kasserine e Gafsa. Da Ponzano il gruppo tiene i contatti con i responsabili della produzione, ma per adesso non c'è alcuna decisione in merito ad un'eventuale sospensione dell'attività produttiva.«C'è una certa preoccupazione ma per adesso non sta cambiando niente per noi» aggiunge Giuliano Zanibellato, un altro tecnico della Benetton raggiunto ieri sera al telefono. «Certo stiamo con le orecchie alte per capire cosa succederà».Irritata per l'atteggiamento delle autorità diplomatiche italiane è Renata Panarotto
, rientrata ieri sera in Italia con un volo Tunis Air: «Ci hanno mandato un sms per informarci del coprifuoco ma nessuna disposizione precisa. Avremmo gradito maggiori informazioni. Il paese è incandescente e siamo naturalmente preoccupati».«La situazione è tesa, la preoccupazione è tanta, ma per ora restiamo» racconta Mario Pavin, nato rugbista e diventato imprenditore tessile, partito sei anni fa alla volta di Tunisi insieme al socio Paolo Novello, altro giocatore che dopo gli allori con il Benetton rugby è diventato produttore di capi d'abbigliamento. «Ora sono qui a Treviso mentre Paolo è a Sousse, dove abbiamo una fabbrica con 200 dipendenti. Tutta gente del posto, che al momento resterà al lavoro visto che la guerriglia sembra ancora distante. Ma non siamo tranquilli, la tensione è tanta e decideremo giorno per giorno il da farsi in base a quello che mi dirà lui e alle disposizioni delle autorità». Dalla Tunisia sono rientrati, alcuni mesi fa, i trevigiani Stefano Annibal e Mariano Crescenzo, anche loro ex rugbisti. In Tunisia sono presenti anche realtà industriali come Replay e Diesel (il paese è considerato il regno del denim: un operaio costa 200 euro al mese, per 10 anni non si pagano tasse). Tra le industrie meccaniche c'è la Fracarro Radioindustrie di Castelfranco.
14 gennaio 2011

Tratto da:
http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2011/01/14/news/tunisia-i-trevigiani-in-fuga-3165465


Molti di questi nomi hanno licenziato molte decine di persone qui in Veneto.
Ci sono molte sfaccettature con cui si presenta l’attività criminale dei Veneti. Mi sorge una domanda, chissà se per questi rugbisti sono determinate dal terzo tempo tanto amato e celebrato da Marco Paolini.
Dimenticavo: loro si sono fatti gli affari loro. Degli ottimi affari dei quali nessuno, probabilmente, chiederà loro conto. I veneti sopportano i musulmani solo quando li possono "derubare" costringendoli a lavorare per 200 euro al mese.

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Claudio Simeoni
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lunedì 10 gennaio 2011

Il fallimento psico-emotivo degli imprenditori del Veneto certificato dalla CNA di Asolo.



Gli imprenditori in Veneto?
Individui malati come il criminale in croce.
Quando le persone si mettono in ginocchio davanti a loro, allora dicono ai loro servi:
“A te darò le chiavi del regno dei cieli: qualunque cosa legherai sulla terra, sarà legata anche nei cieli; e qualunque cosa scioglierai sulla terra sarà sciolta anche nei cieli.” Matteo 16, 19
Quando le persone rivendicano il loro ruolo sociale e i loro diritti e loro sono incapaci di affrontare le contraddizioni che la loro onnipotenza negava o riteneva impossibili, allora dicono:
“Il figlio dell’uomo, infatti, verrà nella gloria del padre suo, con i suoi angeli, e allora renderà a ciascuno le sue opere. In verità vi dico: vi sono alcuni fra i qui presenti che non gusteranno la morte prima di aver veduto il figlio dell’uomo venire nel suo regno.” Matteo 16, 27-28
Dal momento che questi imprenditori, come quel povero pazzo, sono solo dei fanatici esaltati, non resta loro che la depressione che li porta spesso al suicidio.
Sarebbe bastato non costringerli da bambini in ginocchio davanti al crocifisso e renderli un po’ più edotti nella teoria del plusvalore e nei meccanismi sociali sulla formazione del capitale anziché renderli degli adulti deliranti.
Non servono i laboratori psicologici se non per portare soldi a chi organizza i corsi.
La distruzione dell’uomo mediante la manipolazione mentale avviene nell’infanzia, in età adulta si possono trasmettere delle tecniche, ma le persone sono già psicologicamente ed emotivamente disarmate davanti alle contraddizioni della vita. Contraddizioni che essi stessi hanno contribuito a costruire in prima persona distruggendo la società veneta.
Riporto l’articolo:




Imprenditori depressi per la crisi
Nascono i «laboratori psicologici»
Iniziativa della Cna di Asolo: «Troppi suicidi, servono strumenti di rafforzamento interiore. Bisogna crescere come persone»

ASOLO (Treviso) - Piccoli imprenditori a rischio depressione: troppi i casi di suicidio recenti e la Cna di Asolo corre ai ripari. Dal 22 gennaio fino al prossimo maggio l’organizzazione artigiana ha messo in cantiere dei «laboratori psicologici» con finalità terapeutiche rivolti a quei piccoli imprenditori che si sentono «a rischio» depressione a causa della fragilità del quadro economico in atto. «Con questi seminari - spiega Giancarlo Dal Bello, presidente del mandamento di Asolo della Cna - non vogliamo elargire ottimismo a buon mercato ai nostri imprenditori. La situazione è dura e nascondersi la realtà non serve. Servono invece strumenti di consapevolezza e di rafforzamento interiore, una migliore comprensione delle dinamiche relazionali e una più efficace gestione del mondo emotivo. Se fare business in tempo di crisi è più difficile, bisogna mettere in campo un maggior numero di risorse e strategie più raffinate. In una parola: bisogna crescere come persone». (Ansa)
10 gennaio 2011

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/treviso/notizie/cronaca/2011/10-gennaio-2011/imprenditori-depressi-la-crisinascono-laboratori-psicologici--181226934088.shtml


Per fare affari, in questo periodo, a questi imprenditori non restano che tre vie: lo spaccio di droga, le rapine o le truffe, il traffico di carne umana.
Come persone era necessario crescere prima, quando gli affari andavano bene. Quando si doveva spendere tempo per accumulare quel bagaglio psichico che permette alle persone di affrontare con dignità la loro vita.
Ora è tardi. Le strategie di Marchionne attraverso le quali chiudere la FIAT, sono evidenti. E con la FIAT spariranno altre migliaia di posti di lavoro e si restringerà il circuito della circolazione delle merci in Italia.
Agli imprenditori veneti non resta che il suicidio come sbocco della loro depressione. In fondo, quando la depressione giunge a coinvolgere la struttura emotiva profonda, o ci sono grandi spinte ideali capaci di veicolare le pulsioni emotive, oppure non resta che la corda per impiccarsi o la pistola con cui spararsi.
Sono i meccanismi della società violentata davanti ad un crocifisso che nega i diritti dei cittadini e insegna alle persone a non riconoscere i diritti dell’altro, ma insegna a considerarlo solo come oggetto da violentare.
Come si diceva in un film, forse qualche cosa si potrebbe fare per i figli di questi imprenditori, ma nulla per loro. Questi imprenditori sono fuori dal tempo presente, con un’educazione funzionale ad un regime clerico-fascista in una società che impone delle regole democratiche anche se sistematicamente violate e disattese.
Ma questo è il Veneto!


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11 gennaio 2011
Claudio Simeoni
Meccanico
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venerdì 7 gennaio 2011

Incontro mensile del Pagus Veneto: "L'ideologia religiosa come punto di partenza e punto d'arrivo della storia"


Incontro mensile del Pagus Veneto, gennaio 2011.

Il tema del Pagus di giovedì sarà “L’ideologia religiosa come punto di partenza e punto d’arrivo della storia delle società”.
L’idea è questa.
Nella storia abbiamo assistito alla nascita di varie ideologie sociali e politiche. Tutte sono state superate dalla storia. Solo le ideologie religiose sono sopravvissute. La religione è la fonte delle ideologie. Per arrivare al punto in cui la religione è l’ideologia senza altre ideologie che mascherano la religione, dovemmo entrare nel III° millennio dell’era moderna.
Oggi la società si misura sulla Democrazia, come intesa da Pericle in Tucidide, con il cristianesimo in tutte le varianti monoteiste che vanno dall’islam all’ebraismo al buddismo e alle forme attuali di induismo. Il problema che si vuole trattare al Pagus Veneto è finalizzato a comprendere se esiste una “religione della democrazia” o se la Democrazia deve essere piegata ad un dio padrone che, altro non è che la sintesi della monarchia assoluta.
Assistiamo a partiti politici che fuggono da questa discussione e preferiscono rifugiarsi nella retorica vuota anziché affrontare il problema.


Che cos’è un Pagus?
E’ un incontro-confronto fra pensieri diversi relativi ad un tema di attualità legato alle tematiche civili con un grande impatto dal punto di vista religioso.
La differenza sostanziale fra essere cittadini in Veneto ed essere individui paurosi che omologano il loro modo di pensare e vivere la realtà come avessero paura di pensarsi il proprio essere soggetti portatori di diritti Costituzionali nella società civile. Il cittadino discute della società e della realtà in cui vive; il suddito obbedisce agli obblighi morali che il più forte gli impone.

Ogni Pagus ha un tema come oggetto della discussione. Tale tema viene approfondito e discusso in base alla visione del mondo e della vita dei partecipanti. La caratteristica del Pagus è quella di invitare le persone a discutere di un tema sociale importante, ma di non stabilire ordini o priorità nella discussione. Esiste la volontà di berci una birra e di mangiarsi, se si vuole un piatto di patatine fritte, una salciccia o una pizza.

L’incontro del Pagus si terrà a Padova giovedì sera, 13 gennaio, dalle 20.45 in poi presso il Pub Mc Gregor in Via Tiziano Aspetti all’angolo con Via Zanchi, di fronte al Bingo. La puntualità non è necessaria . Basta, eventualmente, telefonare al numero: 3277862784.


I Pagus trattano di problemi di attualità visti dal punto di vista del Pagano. Il Pagano è il cittadino che provvede al futuro sociale, a differenza del cristiano che non deve preoccuparsi “di che cosa mangerà o di che cosa si vestirà” perché tanto, a lui, provvede il dio padrone (e poi non stupitevi se in Veneto qualcuno usa il coltello per appropriarsi di quello che gli necessita).

Chi vuole partecipare alla discussione il luogo di ritrovo è al Pub McGregor Via Tiziano Aspetti all’angolo con Via Zanchi a Padova davanti al Bingo alle 20.45.
Capisco che i partiti politici sono tesi a conquistare più voti possibile in vista dell’occupazione di ruoli Istituzionali, ma chi partecipa al Pagus non è attratto da interessi per l’occupazione di cariche Istituzionali, è interessato ad una birra e un piatto di patatine oltre che riflettere sul futuro della società in cui viviamo.

INFORMAZIONE VENETA
Per gli Organizzatori del Pagus Veneto

giovedì 6 gennaio 2011

Matteo Miotto, un crociato che seminava odio religioso contro la Costituzione della Repubblica Italiana


FOTO: Le foto diffuse dall'ANSA. Quella ritocata dall'esercito che ha cancellato lo stemma sabaudo per ingannare gli italiani e quella diffusa dal padre di Matteo Miotto che dimostra la truffa perpetrata dal'esercito italiano nei confronti dei cittadini italiani.

Chi era Matteo Miotto?
E perché aveva scelto di andare in Afganistan ad ammazzare gli sporchi musulmani terroristi?
Ora, la ricostruzione tardiva della sua morte, ci dice che è morto mentre combatteva ammazzando Afgani.
Non era di guardia, ma faceva un’azione di guerra, che non ha nulla con cui “portare la pace”, in violazione dell’articolo 11 della Costituzione.
Ha portato fango e disonore su tutti gli italiani come portarono fango e disonore i militari in Somalia.

Qual era l’ideologia religiosa di Matteo Miotto?
Quella del fanatico cattolico attivo presso la sua parrocchia a Thiene.
Ora sappiamo che aveva una bandiera dell’imperialismo sabaudo in sostituzione alla bandiera italiana e, dunque, la sua ideologia era un’ideologia eversiva nei confronti della Costituzione della Repubblica che proprio distruggendo la monarchia è diventata punto di riferimento ideologico e metodo di giudizio sociale.
Il fatto che sia morto non lo riabilita, ma lo indica maggiormente a disprezzo.
E’ morto combattendo, cioè ammazzando. Solo che questa volta è toccato a lui. Chi afferma che ammazzando si porta la pace, non è solo un ipocrita, ma qualche cosa di peggio...

In Afganistan non ci sono giornalisti indipendenti. Non ci sono osservatori a registrare le atrocità commesse dall’esercito italiano. L’unico gruppo indipendente era Emergency che è stato cacciato perché non testimoniasse le atrocità commesse dai militari sui civili.
Quando si allontana la stampa indipendente, allora non si tratta più solo di una guerra, ma di un macello di uomini donne e bambini che non deve essere testimoniato. Il resto è solo propaganda, bugiarda ed offensiva.

FOTO: Questa è la bandiera che portò il regime fascista. E' la bandiera con cui furono macellati Etiopi, Somali, Libici, Russi, Greci e quant'altro in un delirio di onnipotenza che ha umiliato l'Italia. Un delirio di onnipotenza manifestato da quella croce che manifesta un dio onnipotente e delirante. Quello che ordina di ammazzare tutti quelli che non si mettono in ginocchio davanti a lui.


Inoltre, atrocità per atrocità, l’esercito italiano è infarcito di missionari cristiani che ricattano la popolazione civile. Le torture nelle prigioni afgane sono state più volte denunciate e la popolazione non solo non ha visto nessun beneficio dall’arrivo dell’esercito occidentale, ma ha visto aggravarsi le loro condizioni di vita.
Si è sbandierata la violenza con la quale l’esercito occidentale voleva strappare il velo alle donne musulmane, che equivale a togliere le mutande alle suore cattoliche, e si è finito per sommare violenza a violenza in un genocidio crescente. Qualche notizia arriva, come quel soldato italiano che spara nella schiena ad una bambina: quante altre centinaia di civili sono stati macellati dai soldati italiani?

Io riporto la notizia che fa luce sulle intenzioni guerrafondaie di Miotto e che chiarisce il suo disprezzo per la Costituzione della Repubblica e i suoi legami ideali con la croce della monarchia:

Foto: Questa è la bandiera italiana che rappresenta la Repubblica e l'attuale Costituzione. Sventolare questa bandiera significa, al di là delle intenzioni del singolo, manifestare i principi propri della Costituzione della Repubblica.

Lo stemma sabaudo fantasma sul tricolore di Miotto. Ira di La Russa per la ricostruzione dell'agguato

La morte del caporalmaggiore Matteo Miotto, caduto in Afghanistan continua ad alimentare polemiche. Mentre infuria la polemica sulle molteplici versioni del ministero della Difesa, accavallatesi in questi giorni, circa le circostanze che portarono alla morte dell'alpino, è esplosa a questione della foto diffusa dall'Ansa nella quale Matteo regge un tricolore con la scritta "Thiene" (sua città natale) in basso sul campo bianco. Una foto uguale, ma con il simbolo di Casa Savoia sulla bandiera, era stata fornita alla stampa il primo gennaio (il giorno dopo la morte di Miotto) dal padre dell'alpino.

L'ira di La Russa sulla ricostruzione «tardiva e incompleta» della morte di Matteo Miotto
Le strane discordanze sulla morte in Afghanistan del caporalmaggiore Miotto
L'Ansa aveva diffuso la prima foto (senza simbolo sabaudo) nel pomeriggio del 31 dicembre e la seconda in tarda serata del giorno dopo. Una nota dell'Unione Monarchica Italiana e alcuni giornali hanno avanzato l'ipotesi che l'agenzia di stampa avesse "sbanchettato" il simbolo sabaudo per ragioni di opportunità o di "correttezza politica", specie a ridosso delle celebrazioni per i 150 anni dell'unità d'Italia. Alcuni giornali, come l'arena di Verona, hanno pubblicato entrambe le versioni della stessa foto ma a spiegare i fatti è stata la stessa Ansa con una nota della Direzione che nega ogni manipolazione dell'immagine.
"La foto con il Tricolore senza stemma monarchico è stata inviata alle agenzie e ai giornali dall'ufficio stampa dell'Esercito - precisa la nota - che ha poi spiegato come quella foto fosse stata fornita dallo stesso Matteo un paio di mesi prima a corredo della sua lettera aperta dall'Afghanistan pubblicata in occasione della festa delle Forze armate, il 4 novembre. La versione originale della foto, quella in cui oltre alla scritta 'Thiene' compare il simbolo monarchico, è stata invece diffusa il primo gennaio da Francesco Miotto, il padre di Matteo, che l'ha presa dagli scatti conservati in famiglia."
Nonostante su alcuni blog monarchici si gridi al "complotto di regime" pare quindi verosimile che lo stesso Matteo abbia corretto la sua foto "sbanchettando" con Photoshop il simbolo monarchico per consegnarla allo Stato Maggiore dell'Esercito a corredo della sua lettera aperta pubblicata da molti giornali dopo la sua morte.

Tratto da:
http://www.ilsole24ore.com/art/notizie/2011-01-06/stemma-sabaudo-fantasma-tricolore-205722.shtml?uuid=AYZW5jxC


Il problema è complesso.
Silvio Berlusconi con Blair e Bush si sono resi responsabili di genocidio macellando i musulmani iracheni al fine di favorire la diffusione del cristianesimo. I missionari Silvio Berlusconi, Blair e Bush si sono inventati le armi di distruzione di massa per diffamare Hussein, macellare gli “sporchi musulmani” iracheni e per poter introdurre Al Quaida in Iraq diffondendo il terrorismo. I cristiani integralisti come Silvio Berlusconi, Blair e Bush hanno macellato i musulmani appoggiando torme di missionari cristiani.

Lo stesso faceva Miotto che, cattolico fondamentalista frequentatore della parrocchia, aveva come obbiettivo la bandiera italiana con la croce dei crociati: dei fondamentalisti cristiani.
E l’esercito italiano ha offeso gli italiani diffondendo una foto taroccata. Appare più verosimile che la foto sia stata taroccata dall’esercito visto che la foto con la bandiera sabauda era quella originale che il padre di Matteo ha diffuso. Quante altre notizie manipolate o non ha dato notizia l’esercito italiano?
Anche questo episodio dimostra come la guerra che l’Italia sta combattendo in Afganistan è una guerra di fondamentalisti cristiani che vogliono rinverdire i “fasti” dei crociati e va di pari passo con l’uso della polizia di Stato che ne viene fatto nel trevigiano contro i musulmani che stanno pregando.

Per chi come me che ha lavorato da militare in carriera sventando un colpo di stato contro la Costituzione della Repubblica trova l’azione di Matteo Miotto ingiuriosa e oltraggiosa. Sventolare quella bandiera da parte di un militare in servizio è un gesto di eversione dell’ordine democratico.
Come Veneto mi sento offeso dall’immoralità Costituzionale di Miotto.
E nello stesso tempo mi ricordo come l'esercito ha trattato il sottufficiale Natale Silvano abbattuto in Jugoslavia.
Sarebbe importante e urgente mettere sotto controllo l’attività dell’esercito italiano in Afganistan: ricordo che i delitti contro l’umanità fatti dall’esercito italiano ricadono su tutti gli italiani marchiando il disonore dell’Italia per molte decine di anni. Come fu per la guerra in Etiopia e in Libia, come più recentemente in Somalia.


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07 gennaio 2011
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
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martedì 4 gennaio 2011

Antonio Di Pietro, alle prossime elezioni vada a farsi dare i voti da La Russa o dalla Santanché!


Mi sembra chiaro che la vicenda Cesare Battisti abbia messo in evidenza l’ideologia di Antonio Di Pietro: difendere a tutti i costi chi ha tentato i colpi di Stato in Italia, da Borghese ad Andreotti e violentare la necessità di giustizia dei cittadini oltre che sputare addosso ai cittadini che hanno difeso questa democrazia.
La magistratura ha garantito loro l'impunità assoluta che fa sorgere l'idea che la magistratura, o una gran parte di essa, aveva con loro una complicità assoluta.
Appaiono concordi Di Pietro, con La Russa, nella necessità di torturare i cittadini.
Impedire ai cittadini di difendere la Costituzione e il diritto Costituzionale.
Appaiono concordi La Russa, Di Pietro e la Santanché sulla legittimità delle torture messe in atto dai magistrati, purché tali torture siano fatte a chi ha difeso la Costituzione della Repubblica.
Ognuno col loro stile, ma ognuno col medesimo intento.

Chi manifesta contro la decisione del Brasile, sono gli stessi che manifestano contro i barboni, contro i ladruncoli, contro le donne lungo le strade, contro i Rom, contro il diritto di pregare dei musulmani. Sono gli stessi che non manifestano contro Ratzinger e le sue pretese di violentare i bambini per imporre la sua fede.

Manifestare a loro favore o per i loro diritti, non porta voti. Manifestare contro Ratzinger, non porta voti; meglio lasciarlo a violentare i bambini consnetendogli di privare i futuri cittadini italiani della loro consapevolezza Istituzionale.
Manifestare a favore del loro massacro, a favore delle torture cui fu sottoposto Cesare Battisti per impedirgli di rivendicare i diritti Costituzionali, manifestare per il diritto di macellare i musulmani (vedi il massacro del cristiano rinato Bush e dei cattolici fondamentalisti Blair e Berlusconi), manifestare per il diritto di cacciare e violentare i Rom o le donne che tentano di sopravvivere lungo le strade, ti dà voti e visibilità.
Fa vedere un La Russa cazzuto, un Di Pietro deciso, una Santanché “macia”. Questo “macismo” viene propagandato dalle televisioni e venduto agli elettori come una sorta di sicurezza del loro futuro.
In realtà è il peggiore dei fascismi. E’ quell’atteggiamento che violenta l’articolo 3 della Costituzione sostituendolo col principio di uguaglianza propagandato dal crocifisso o, se preferite, dal criminale Gesù (al quale tutti questi personaggi fanno riferimento): siete tutti uguali in ginocchio davanti a me! Naturalmente, ognuno di loro si identifica con colui che mete in ginocchio tutti i cittadini.

E così eccoli gli atteggiamenti maci di Antonio Di Pietro, della Santanché, di La Russa, di Gasparri: il torturato Cesare Battisti non può rivendicare il diritto di non essere torturato e la possibilità di difendersi in un giusto processo: “Sei stato torturato, ma che cazz...o pretendi?”.
Chi viene torturato, come fa Di Pietro, La Russa o Santanché, non può mai subire un “giusto processo”.
Io stesso fui torturato e ad un certo punto dissi tutto quello che volevano che gli dicessi: gli firmai anche che avevo ammazzato Tagliercio, anche se non sono mai stato delle Brigate Rosse e non avevo mai partecipato a nessun reato. Poi, il collega di Di Pietro, quel Michele Dalla Costa, legato a Ghedini, fece sparire quel documento e tentò di ammazzarmi in galera: quale giusto processo puoi avere quando per dieci anni vieni minacciato di morte perché La Barbera, Carlo Mastelloni, Michele Dalla Costa, Ugolini Rita, ecc. formano un sodalizio criminale all’interno della magistratura?

Aggredire Cesare Battisti, il torturato che chiede giustizia, dimostra quanto sono cazzuti Di Pietro, Santanché, La Russa e altri.

E poi?

Poi saranno cazzuti contro i Rom: e si accenderanno nuove forme di campi di sterminio!
Poi saranno cazzuti contro gli studenti che protestano. E no! Là ci si può anche dividere, in fondo gli studenti sono elettori o futuri elettori, non come i Rom e nemmeno come gli extracomunitari che possono essere rinchiusi nei campi di concentramento (quelli che, secondo Berlusconi, si può uscire quando si vuole).

Poi saranno cazzuti contro gli operai della Fiom: bisogna pur appoggiare Marchionne, non vorrai mica che porti via il lavoro dall’Italia? Peccato che Marchionne abbia già deciso di distruggere le fabbriche auto in Italia per pagare i debiti che ha contratto nell’acquisizione Crayslers. Marchionne sta cercando la via per ammazzare la classe operaia fiat senza dover pagare un presso per la sua operazione. Per questo aggredisce la FIOM sperando che la Fiom reagisca in modo tale da dargli delle opportunità di scelta in quel senso.

Il tentativo di colpo di Stato in cui era inserito l’attentato a Piazza Fontana fu favorito, protetto, se non compartecipato, dalla magistratura milanese. Fu la magistratura milanese che alimentò, anche con dei falsi, la pista anarchica pur sapendo che i mandanti si chiamavano Cossiga, Andreotti, Aldo Moro, Fanfani, ecc. Ora è tardi per accertare le loro responsabilità, ma l’attività omissiva e le aggressioni che la popolazione ha subito, aggressioni di stampo terrorista, avallate dalla complicità giuridica della magistratura li rendono, agli occhi dei cittadini che hanno subito violenza, i primi responsabili e sospettabili. E’ vero che Borghese, Andreotti, Cossiga, Aldo Moro, non sono riusciti a fare in Italia ciò che i colonnelli fecero in Grecia, ma non per merito della magistratura che ha sempre protetto sia i golpisti che i terroristi di Piazza Fontana, Piazza della Loggia o stazione di Bologna imbastendo processi ridicoli e sempre tardivi.

La scelta di Di Pietro dimostra la sua affinità con La Russa o la Santanché!

Avrebbe potuto fare scelte diverse?
Se fosse stato un uomo onesto sì!
Cosa avrebbe potuto fare?
Quella che la Corte di Cassazione ha più volte invitato a fare a magistrati che usano le leggi per soddisfare il loro delirio di onnipotenza: ascoltare le persone, prendere atto di quanto dicono, controllare la veridicità dei fatti e quante ragioni hanno quelle persone nel denunciare i fatti!
Se Antonio Di Pietro fosse stato un “non-fascista” avrebbe censurato quei magistrati che torturano o manipolano i processi a proprio uso e consumo. Avrebbe censurato quei magistrati che mettono in atto azioni per ammazzare le persone che sono scomode. Avrebbe condannato l’attività di terrorismo messa in essere dai magistrati attraverso il “teorema Calogero”.
Se Antonio Di Pietro fosse stato una persona onesta avrebbe manifestato indignazione per i processi ingiusti o per le camere di tortura.

I Rom, le donne di strada, gli operai licenziati, i barboni, non portano voti. Solo che la distruzione della società civile inizia quando queste persone anziché essere persone soggette di diritti e di doveri, diventano merce di scambio.
E quando si parla di: “Bisogna rispettare la legge!”, non lo si dice al barbone, all’individuo che subisce ingiustizie, alla donna di strada o all’extracomunitario, ma ai magistrati, ai poliziotti, agli amministratori, agli industriali e agli artigiani: sono loro che devono rispettare la legge affinché la legge sia da tutti rispettata.
Non si applicano le leggi che fanno comodo o solo quelle che fanno comodo come sta facendo Antonio di Pietro.

Che garanzie dà un politico che considera solo le leggi che gli consentono di aggredire le persone indifese? Non c’è differenza fra lui, Berlusconi, Frattini, Maroni o Bossi.

Ora, Antonio di Pietro vada a manifestare contro le pretese di Cesare Battisti di non essere torturato.
Riporto da Il Corriere della Sera:

LA PIAZZA - Un centinaio di persone in tutto, tra cui molti esponenti del Pdl, del Movimento per l'Italia, dell'Udc e una delegazione Idv, si è riunito in Piazza Navona a Roma, davanti all'ambasciata del Brasile, per ribadire, senza bandiere di partito, il «no» alla decisione di Lula di non estradare Battisti. Diversi gli striscioni esposti dai manifestanti, che chiedono a gran voce «giustizia e non vendetta» e definiscono Lula e Battisti «vigliacchi». «Siamo qui perché il governo farà tutto quello che può fare per estradare Cesare Battisti che è un criminale» ha detto Daniela Santanchè. La deputata del Pdl ed altri esponenti di maggioranza hanno anche chiamato in causa Carla Bruni. Secondo Bruno Berardi, presidente dell'associazione «Domus civitas - vittime del terrorismo e mafia», la moglie del presidente francese sarebbe intervenuta personalmente presso Lula perché Battisti non fosse estradato.«Se Carla Bruni ha fatto questo, si vergogni» è stato il commento della Santanchè. «Siamo qui col tricolore, non per dividere la piazza - ha spiegato Antonio Di Pietro -, ma tutti uniti con una sola voce contro un terrorista vigliacco». Il leader dell'Italia dei Valori, Antonio Di Pietro, è stato interrotto durante il suo intervento al sit-in di protesta sul caso Cesare Battisti a Roma davanti all'ambasciata del Brasile da un piccolo gruppo di manifestanti che gli hanno urlato: «Terrorista sei te».

Tratto da:
http://www.corriere.it/politica/11_gennaio_04/battisti-tensioni-premier-berlusconi_18b0850c-1801-11e0-9e84-00144f02aabc.shtml


E poi, i voti, alle prossime elezioni Antonio Di Pietro, li andrà a chiedere alla Santanché o da La Russa.
Io non sono più disposto a simpatizzare con un individuo che manifesta per il diritto di torturare chi non si può difendere. Questo appartiene all’ideologia della Santanché che muove guerra ai musulmani per incitare all’odio religioso. Ora scopro che la pretesa di torturare è anche in Antonio Di Pietro. Ne prendo atto!

Non basta affermare che “La legge è uguale per tutti” se poi si applicano leggi o interpretazioni delle stesse per i propri interessi, come sta facendo Antonio di Pietro e Silvio Berlusconi.
Entrambi appaiono come quel criminale in croce che pretende che tutti, in ginocchio davanti a lui, rispettano le leggi che a lui fanno comodo pretendendo di essere al di fuori e al di là della legge.
Oggi Antonio di Pietro può apparire populista e opportunista appoggiando la Fiom e tentando di farsi dare i voti; domani, con lo stesso populismo e lo stesso impegno può ammazzare gli operai legittimando le pretese di Marchionne.
Quando le norme di legge non le si applicano a sé stessi, allora si insegue ogni “opportunità”: si è contro o a favore dei campi di sterminio a secondo della convenienza del momento!
Questo porta Antonio di Pietro a braccetto con La Russa e la Santanché.
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04 gennaio 2011
Claudio Simeoni
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sabato 1 gennaio 2011

L'ideologia del terrorismo in Veneto: Carlo Bernini e la devastazione sociale e morale del Veneto


E’ morto uno dei maggiori terroristi del Veneto. Uno di coloro che violentavano i bambini costringendoli in ginocchio davanti ad un crocifisso in disprezzo della Costituzione della Repubblica. Un uomo che ha partecipato alla tortura di decine di persone e al ricatto sociale di cittadini privati dei loro diritti Costituzionali per i suoi interessi personali.
Un uomo che ha fatto del disprezzo delle norme Costituzionali in funzione dell’imposizione delle norme del criminale in croce, con cui si identificava, una norma di vita.
Un uomo che con Rumor e Bisaglia ha favorito la trasformazione del Veneto in una “fogna morale”.
Le sue mani grondano di sangue e ogni sua scelta politica e sociale aveva come fine la distruzione della società civile.
Se dal punto di vista politico e sociale a Bernini vanno attribuite tutte le responsabilità di quanto è successo in Veneto nel ventennio in cui si sentiva “el paron” o, se preferite, “el doge”, dal punto di vista della sua persona, era un affarista di stampo mafioso che anteponeva i suoi interessi personali ai doveri che il ruolo politico gli imponeva. L’UDC e il PDL erano partiti in assoluta assonanza con i suoi deliri di “paron”.
Portato al fallimento della My Air è stato il responsabile primo di decine e decine di licenziamenti e dell’immiserimento di decine e decine di famiglie (ricordo che licenziare è un atto di terrorismo eversivo che, al di là delle interpretazioni folcloristiche di magistrati prezzolati, è un attentato all'articolo 1 della Costituzione: il fondamento della convivenza civile!). Bernini è il responsabile dell’alluvione in Veneto. Fu lui a non fare l’idrovia seguendo altre scelte e fu lui, con le sue scelte, il massimo responsabile della devastazione del territorio.
Riporto il necrologio fatto da un giornale del trevigiano:



E' MORTO CARLO BERNINI, ULTIMO 'DOGE' VENETO
E' mancato questa notte uno dei personaggi più importanti della politica veneta

CASTELFRANCO VENETO, 1 GEN - E' morto questa notte l'ex ministro dei trasporti ed ex presidente del Veneto Carlo Bernini. Da tempo era malato.
La scorsa estate era stato ricoverato in gravissime condizioni all'ospedale di Castelfranco Veneto, e non si era mai ripreso. Dall'ospedale Bernini è stato poi trasferito, un mese fa, in un reparto della casa di Riposo di Castelfranco dove è mancato stamane.
Gli erano accanto la moglie Angela e i tre figli. L'ex esponente Dc doroteo, 74 anni, di Asolo, era entrato in coma in seguito ad un infarto. In precedenza era stato sottoposto ad un intervento cardiaco per un bypass.
Bernini è stato per un ventennio l'uomo politico della Dc tra i più potenti del Veneto (soprannominato il Doge), per tre mandati - dal 1980 al 1989 - presidente della Regione Veneto, dove era giunto dopo aver retto la Provincia di Treviso.
Divenuto senatore, è stato due volte ministro, sempre ai Trasporti. Coinvolto nella Tangentopoli veneta, Bernini ha lasciato la politica (si è iscritto all'Udc dal 2003 al 2008 e poi al Pdl) fondando la compagnia low cost MyAir.
MURARO: "Aveva valorizzato il Veneto in tutte le sue forme, dall'economia alla cultura". Così ricorda Carlo Bernini il presidente della provincia di Treviso, Leonardo Muraro, che ha rivolto il suo primo pensiero ai familiari di uno dei principali attori della scena politica della Dc veneta per quasi 30 anni.
"E' stato il primo - ha aggiunto Muraro - a mettere in luce il Veneto, a far emergere le potenzialità di questa regione-guida di quello che è stato riconosciuto come il 'mito' del nordest economico, sociale e culturale".
Tratto da:
http://www.oggitreviso.it/morto-carlo-bernini-ultimo-doge-veneto-31730



Soprattutto è l’eredità morale di Bernini quella che si fa sentire maggiormente in Veneto.
La diffusione non solo della droga, ma della prevaricazione e della violenza come metodo di propaganda dei da partiti politici. Dal razzismo della lega, al vuoto esistenziale di giovani riempiti di droga, al suicidio di decine e decine di persone portate alla disperazione esistenziale. L’eredità sociale e morale di Bernini è ben letta negli avvenimenti del trevigiano in questi giorni. Avvenimenti che permettono l’emergere nell’informazione di fatti di cronaca come effetti della politica di Bernini continuata da Galan e alimentata da Zaia.
Riporto dalla cronaca di Treviso:


La droga dei giovani-bene Spuntano fucili e pistole per minacciare i clienti
di Fabio Poloni
31 dicembre 2010


«Paga, non fare scherzi. E non raccontare in giro chi ti vende 'sta roba. Altrimenti...». E, per rendere più convincente l'invito, spuntava la pistola, o addirittura il fucile. Il piccolo impero della droga gestito - secondo la polizia - dai fratelli Ongaro usava metodi da clan mafioso. Ieri la polizia ha trovato altri due chili e mezzo di droga sintetica, nascosta nei campi. Quantità mostruose, se si pensa che con un grammo si fanno un paio di dosi. Ma non solo: in un sacco, anch'esso mimetizzato tra fossetti e sterpaglie, c'era un fucile con tre munizioni calibro dodici. Risulta rubato in agosto a Ponzano. Come se non bastasse, dalla macchina dei fratelli Riccardo e Alberto Ongaro è saltata fuori una pistola, una scacciacani con il bollino rosso rimosso. Produttori e spacciatori di droga, secondo l'accusa, ma delle armi cosa se ne facevano? La risposta del capo della squadra mobile, Roberto della Rocca, è chiarissima: «L'intimidazione faceva parte della metodologia della banda per riscuotere i soldi e per evitare che la gente parlasse». Ci sarebbero un paio di persone (giovani vicini agli ambienti di destra, secondo la questura, e questo sembra un leitmotiv di tutto il gruppo) che avevano proprio il compito di usare paura, botte e minacce come "isolante" in grado di tenere sotto silenzio e copertura il giro. Piccoli criminali ambiziosi e scafati. Un vasetto di droga, come marmellata un po' rancida della nonna, non era "buono" e aveva provocato qualche malore tra i consumatori: per questo era stato interrato in attesa di modificare chimicamente la sostanza e di cercare di renderla meno dannosa. Un consumatore che sta male attira troppi sguardi. Ieri la polizia, oltre a trovare altri due chili e mezzo di mefedrone e simili (un sacchetto da 1.110 grammi, un vaso da 510 e un altro da 950 grammi di ecstasy) ha perquisito le abitazioni di due giovani di Paese e di Ponzano, entrambi diciannovenni, considerati esponenti di primo piano del giro.

Tratto da:
http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2010/12/31/news/la-droga-dei-giovani-bene-spuntano-fucili-e-pistole-per-minacciare-i-clienti-3081132


Sono le caratteristiche della mafia del Veneto.
Mafia come intreccio di politica, controllo del territorio, minacce, spaccio di droga.
Questi personaggi saranno favoriti dalle indagini della Digos, come allora la polizia politica favorì le attività di devastazione del Vento di Bernini macellando e torturando i cittadini che chiedevano giustizia. Quel terrorismo messo in atto da individui la cui professione avveniva all’interno delle Istituzioni e che aveva lo scopo di impedire ai cittadini di fruire dei diritti Costituzionali con minacce, torture, aggressione, truffe mediante la privazione della conoscenza delle norme sociali, etiche e giuridiche.


Mefedrone, nei guai l'ultradestra
Indagati Alberto Nascimben, leader di Lotta Studentesca e Mattia Rizzetto
31 dicembre 2010

Alberto Nascimben. Mattia Rizzetto. Nomi legati a Forza Nuova, a Lotta Studentesca, agli ambienti della giovane destra trevigiana. Ci sono anche loro due fra gli indagati in questa vicenda. Le abitazioni dei due sono state perquisite, e contestualmente ai ragazzi è stato notificato un avviso di garanzia. Il riserbo degli investigatori, come si dice in questi casi, è massimo. I nomi che spuntano dall'indagine, però, puntano a destra. La questura lo aveva ammesso già dal primo giorno: i nomi coinvolti nella vicenda sono tutti (o quasi) riconducibili a un «certo ambiente», quello dell'ultradestra giovanile. Suona beffardo, come un contrappasso dantesco, leggere oggi le lettere contro la droga e gli interventi sui blog (ne pubblichiamo uno qui a fianco) a firma proprio di Alberto Nascimben. Ora il ragazzo e il suo legale dovranno chiarire la posizione in merito a questa vicenda. Nascimben, vent'anni, è il responsabile regionale di Lotta Studentesca, associazione "collegata" a Forza Nuova. Sempre con Forza Nuova, inoltre, Alberto ha un legame diretto: è stato candidato per il partito di Roberto Fiore alle regionali del 28 e 29 marzo 2009, inserito nelle liste trevigiane. Anche il nome di Rizzetto è legato agli stessi ambienti: Mattia è il responsabile provinciale di Lotta Studentesca. Nelle foto dei due ragazzi che si trovano su Facebook, abbondano le immagini di saluti a braccio teso, svastiche e tatuaggi che non hanno bisogno di interpretazioni, dal punto di vista del credo politico. Visto l'ambiente, ben conosciuto dalla divisione investigazioni generali e operazioni speciali della questura di Treviso, sarà proprio la Digos a coordinarsi con la squadra mobile per sbrogliare la matassa di amicizie e intrecci che stanno dietro la rete di produzione e di spaccio gestita - secondo la polizia - dai fratelli Alberto e Riccardo Ongaro. Una rete gestita con incredibile spregiudicatezza, con un istinto criminale che stride con la giovanissima età dei coinvolti. Al vertice i due "fratelli", con tre giovani chimici russi arruolati per modificare la sostanza e un plotone di una decina di spacciatori di primo livello: secondo la questura, è l'organigramma della banda. «Tanto non ci scopre nessuno»: questo, racconta la polizia, è ciò che i giovani pensavano mentre il business cresceva. Si sbagliavano. (f.p.)

Tratto da:
http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2010/12/31/news/mefedrone-nei-guai-l-ultradestra-3081137


Sembra ridicolo questo articolo che parla di “guai dell’ultradestra”, come se il desiderio di denaro e di controllo del più debole, come avviene in questo tipo di organizzazione di spaccio, non consistesse in una netta separazione fra l’individuo e la società in cui vive: la società ridotta a preda da sottomettere e mangiarsela.
Era l’ideologia di Carlo Bernini come quella di Giancarlo Galan e di Luca Zaia.
E’ l’eredità morale di Carlo Bernini: distruggere il Veneto per metterlo in ginocchio davanti al crocifisso.
Ed è l’eredità che i cittadini del Veneto si trascinano dietro, sia da destra che da sinistra.
Non è importante che in Veneto vinca il PDL, la Lega, il PD o l’Italia dei Valori: tutti hanno lo scopo di violentare i bambini mettendoli in ginocchio davanti al crocifisso e se la questione dell’infanzia non sarà messa in primo piano (pur non portando voti), tutti questi partiti tortureranno i cittadini perché, torturare i cittadini, è l’unica soluzione che sono in grado di pensare ai problemi che loro immaginano.

I cittadini, violentati dalla chiesa cattolica, sono costretti a rinunciare ai diritti Costituzionali. Così pensano che la morte del terrorista Bernini gli cancelli le responsabilità. Noi dobbiamo riprendere la morale Costituzionale e, togliendoci dalla posizione in ginocchio davanti al crocifisso a cui ci costringono personaggi come Bernini e Zaia, di indicare il male e la perversione, quando vengono commesse con intenzioni criminali e terroristiche, sempre. Perché il terrorista non è colui che ammazza una persona (questo, lo chiamiamo assassino), ma colui che spara nella testa, sia fisica che morale, dell’intera società civile stuprandola e violentandola nelle sue scelte possibili. I terroristi Istituzionali non si limitano ad ammazzare una persona, costruiscono distruzione nelle trasformazioni sociali per molte generazioni. Bisogna imparare a chiamare delitto e atto di terrorismo le azioni di quegli individui che agiscono attraverso le Istituzioni quando non hanno fatto ciò che avrebbero dovuto fare nel momento in cui i loro doveri gli imponeva di farlo. Chiamare terrorista l’individuo dell’Istituzione quando non ha detto (per convenienza) ciò che avrebbe dovuto dire quando aveva il potere di dirlo e di imporre la sua parola. Chiamare terrorista quell’individuo delle Istituzioni che non ha pensato, ciò che il suo ruolo gli imponeva (come Pietro Calogero, Carlo Mastelloni, Ugolini Rita, ecc.), quando avrebbe dovuto pensarlo danneggiando la società civile. Un danneggiamento che equivale ad aver sparato nella testa dei cittadini.


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01 gennaio 2011
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