La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

domenica 30 gennaio 2011

Imprenditori del Veneto e Serenissimi del campanile di san Marco: due modi per sciacallare la società Veneta.


Gli industriali veneti che distruggono la società veneta per i propri affari.
Hanno sempre considerato la società veneta come fatta di schiavi, stupidi e cretini, da depredare.
la domanda è questa: dove Benetton venderà ciò che produrrà in Serbia?
In Italia? Oppure in Ukraina?
Fare affari per distruggere la società veneta è sempre stato l’obbiettivo di Benetton. Un obbiettivo giustificato da politici corrotti che pensavano che la società veneta fosse una società da rapinare. Così Benetton licenzia in Veneto, crea miseria e disoccupazione in Veneto per costruire in Serbia.
Riporto l’articolo:


Nuova fabbrica in Serbia domani Benetton firma
Accordo fatto (domani la firma) tra il gruppo Benetton e la Serbia per l'apertura del nuovo polo industriale che sarà realizzato a Nis.


L'investimento dichiarato è di 43,2 milioni di euro, ma parte di questi verranno restituiti sotto forma di incentivi all'insediamento. Si è conclusa positivamente la trattativa del gruppo Benetton per l'apertura di una piattaforma produttiva in Serbia. Prende corpo, dunque, il «federalismo industriale» invocato da Luciano Benetton nell'ultima assemblea degli azionisti. L'accordo con il governo di Belgrado, che conferma l'operazione, sarà firmato domani mattina dal ministro dell'economia Mladjan Dinkic, unitamente alle autorità locali di Nis, e da un rappresentante del gruppo industriale trevigiano. Il nuovo polo industriale Benetton sarà realizzato a Nis, terza città della Serbia dopo Belgrado e Novi Sad, scelta per la presenza di una fabbrica tessile dismessa con 660 operai a casa da quasi un anno. Sotto la pressione delle autorità locali e dell'opinione pubblica, il governo ha fatto ponti d'oro al gruppo Benetton, offrendo novemila euro l'anno per un triennio per ogni posto di lavoro creato in loco e forti agevolazioni fiscali. Un operaio in Serbia percepisce circa ottomila dinari, l'equivalente di 80 euro al mese. A Nis sarà costituita una società controllata da Benetton, beneficiaria degli incentivi, che rileverà lo stabilimento e dovrà rendere conto del piano di sviluppo al governo. Rilevante la ricaduta nel territorio, oltre gli aspetti occupazionali: parte dell'investimento sarà destinato a migliorare le infrastrutture della città serba. La fabbrica destinata ad accogliere le produzioni Benetton per l'Est europeo si chiama Nitecks, è reduce da una sfortunata privatizzazione conclusasi con il licenziamento di tutti i 660 addetti. Strategica è la posizione di Nis: nel cuore del distretto industriale della «tigre dei Balcani», si trova lungo il «Koridor 10», il corridoio europeo destinato a collegare l'Europa centrale con Grecia e Turchia. Cento chilometri più a nord c'è la fabbrica della Fiat, che sta allestendo la produzione del nuovo monovolume della casa torinese. Il nuovo polo produttivo in Serbia _ precisano a Ponzano _ non toglierà un euro di investimento in Italia. Probabilmente
a venire ridimensionato sarà la piattaforma produttiva che Benetton mantiene in Croazia, destinata al confezionamento, paese sempre più problematico negli investimenti stranieri. Fino ad ora i più importanti poli produttivi di Benetton si trovano in Tunisia e Croazia per l'area mediterranea e in India e Cina per l'area pacifica. Complessivamente, producono 160 milioni di capi di abbigliamento, distribuiti in oltre centoventi paesi per un volume complessivo di ricavi pari a 2,05 miliardi di euro. Benetton si aggiunge a una lunga lista di imprese italiane che producono in Serbia: il più noto è quello della Fiat, che dopo la vittoria dimezzata a Pomigliano, ha deciso di realizzare una nuova monovolume nello stato balcanico. Ma in Serbia stanno arrivando tutti i grandi marchi della moda, attratti dalle agevolazioni offerte dal governo: l'ultima in ordine di tempo è il gruppo Golden Lady, che qualche anno fa chiuse proprio lo stabilimento di Valdobbiadene della SiSi, il marchio il cui claim pubblicitario era _ ricorderete _ «SiSi, la moda cammina».
30 gennaio 2011

Tratto da:
http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2011/01/30/news/nuova-fabbrica-in-serbia-domani-benetton-firma-3302752

Cosa si può augurare a Benetton?
Di essere al centro di contraddizioni sociali come quelle scoppiate in Tunisia.
Come quelle che hanno vissuto altri industriali che vedevano nel Veneto un cumulo di “imbecilli da rapinare.
Riporto l’articolo:


Tunisia, bande di ribelli mettono a ferro e fuoco azienda di due cassolesi
ALLARME IN FAMIGLIA. Rivoltosi in azione nella notte di sabato alla periferia della capitale
18/01/2011

Un industriale bassanese, Riccardo Bordignon, residente a San Giuseppe di Cassola, sta pagando a caro prezzo la sommossa di questi giorni in Tunisia.L'imprenditore ha visto infatti bruciare la sua fabbrica di articoli tecnici che da pochi mesi aveva aperto assieme al fratello Alessandro in una zona situata nella periferia nord della capitale tunisina.Secondo il suo racconto, bande di ribelli sono penetrate all'interno dei capannoni, distruggendo macchinari e rubando prodotti finiti e materie prime.Tramite skype l'imprenditore è riuscito a mettersi in contatto con la moglie, Maria Ragni, e a rassicurarla.La donna, tuttavia, è molto preoccupata per la piega che stanno prendendo gli eventi in Tunisia.«Mio marito - spiega - mi ha chiamato sabato mattina verso le 8.30, spiegandomi che durante la notte bande di ribelli erano entrate nella fabbrica, dandole fuoco, distruggendo i macchinari e portando via materiale. Era molto agitato e preoccupato. Mi ha detto che altre fabbriche gestite da italiani hanno subito la stessa sorte».«Riccardo - aggiunge la moglie - spera di rientrare in Italia quanto prima e di salvare quel poco che è rimasto dopo la furia devastatrice dei ribelli. Cerco di seguire come meglio posso l'evolversi della situazione e non vedo l'ora di poter riabbracciare mio marito. Le notizie che arrivano dal Nordafrica, però, non sono affatto rassicuranti. Speriamo che tutto si risolva nel migliore dei modi e che Riccardo possa trovare un aereo per ritornare in Italia. Lui di raccomanda di stare tranquilla ma in famiglia siamo tutti preoccupati. Riccardo ha un biglietto aereo prenotato per venerdì. Se le cose non precipiteranno, a fine settimana sarà a casa».L'intenzione dell'imprenditore cassolese era quella di ingrandirsi e di procedere nei prossimi mesi a una decina di nuove assunzioni, ma molto probabilmente l'attività imprenditoriale in Tunisia non avrà seguito.Secondo il racconto che l'imprenditore ha fatto ai familiari, che lo attendono con preoccupazione a casa, altre fabbriche di proprietà di imprenditori italiani sono state prese d'assalto dai ribelli.L'industriale in questi giorni si è sempre tenuto in contatto con la famiglia via telefono e via skype.

Tratto da:

http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Home/218838_tunisia_bande_di_ribelli_mettono_a_ferro_e_fuoco_azienda_di_due_cassolesi/

Non è che le cose sono pacifiche in tutta l’area del mediterraneo.
Si può augurare a questi imprenditori, corsari e pirati, di essere ripagati con la stessa moneta.
Mi sembra come quella banda dei serenissimi del campanile di Venezia pronti ad ogni porcata pur di danneggiare i veneti e la società del Veneto.
D’altro canto, non fu forse Benetton a sponsorizzare Zaia?


Entra nel circuito del pensiero religioso, sociale, economico ed etico della Religione Pagana!

30 gennaio 2011
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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