La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

venerdì 14 gennaio 2011

La rivolta del pane in Tunisia e le responsabilità morali degli imprenditori (meglio affaristi) Veneti.


Per quel che mi riguarda, questi imprenditori avrebbero dovuto restare in Tunisia e assumersi le conseguenze e la responsabilità delle loro azioni: hanno contribuito ad affamare un paese con stipendi da fame spingendo la Tunisia a rivolte per il pane.
Nel far questo, questi imprenditori, hanno costruito miseria in Veneto per assicurarsi dei vantaggi personali.
Ora che hanno saccheggiato la Tunisia approfittando che un operaio è ridotto alla fame a 200 euro al mese, scappano e si rifugiano in Italia dove altri operai sono alla fame per la loro responsabilità nell’aver saccheggiato il Veneto.
Questa volontà di farsi gli affari propri trasformando la società civile in una preda da spolpare è una condizione che la chiesa cattolica impone a ragazzini indifesi e impossibilitati ad usare gli strumenti sociali e giuridici che la Costituzione mette loro a disposizione. Fa sempre parte di una mentalità criminale che i Veneti veicolano sia con le “furbizie” in ambito imprenditoriale, sia con lo spaccio di droga o con le relazioni del tipo mafioso che intrattengono con l’amico dell’amico invischiato in politica amministrativa capace di fornire affari.
Tutti questi affaristi hanno affamato la Tunisia e hanno contribuito grandemente ad affamare anche il Veneto.
Una domanda dovremmo porci: manca molto perché scoppino le risolte del pane anche in Veneto?
Forse non saranno quelle del pane, ma la situazione sociale è sempre più tesa.
Riporto l’articolo:



Tunisia, i trevigiani in fuga
Trevigiani in allarme e in fuga dalla Tunisia per la guerra civile che sta infiammando il paese.


La «rivolta del pane», destinata a sfociare forse in un colpo di stato che costringerà il presidente Ben Ali alle dimissioni, sta mettendo a soqquadro il paese. Sono centinaia gli italiani che stanno lasciando il paese. Alessandra Ingrosso, trevigiana di Pederobba, responsabile di una lavanderia industriale con cinquecento addetti ad Hammamet, è riuscita ad atterrare ieri sera a Roma con il compagno Sergio Romagnoli dopo aver raggiunto Tunisi in maniera rocambolesca: «La situazione è molto grave, ci sono scontri e incendi lungo le strade. Abbiamo deciso di rientrare in Italia nella mattinata perchè i lavoratori erano divisi esattamente a metà: tra coloro che volevano lavorare e quelli che volevano restare a casa per paura di scontri e violenze».Più tranquilla per adesso la situazione a Sousse, dove il Gruppo Benetton dispone di una piattaforma produttiva con seicento addetti diretta da Luca Martella: «Per adesso la situazione appare tranquilla e i disagi contenuti - spiega Martella -. In città ci sono state manifestazioni ma la produzione non ha subito rallentamenti. Per adesso non abbiamo disposizioni diverse se non quella di continuare ad operare». Anche le altre due piattaforme produttive, dove Benetton produce maglieria e denim, sono in attività nelle città di Kasserine e Gafsa. Da Ponzano il gruppo tiene i contatti con i responsabili della produzione, ma per adesso non c'è alcuna decisione in merito ad un'eventuale sospensione dell'attività produttiva.«C'è una certa preoccupazione ma per adesso non sta cambiando niente per noi» aggiunge Giuliano Zanibellato, un altro tecnico della Benetton raggiunto ieri sera al telefono. «Certo stiamo con le orecchie alte per capire cosa succederà».Irritata per l'atteggiamento delle autorità diplomatiche italiane è Renata Panarotto
, rientrata ieri sera in Italia con un volo Tunis Air: «Ci hanno mandato un sms per informarci del coprifuoco ma nessuna disposizione precisa. Avremmo gradito maggiori informazioni. Il paese è incandescente e siamo naturalmente preoccupati».«La situazione è tesa, la preoccupazione è tanta, ma per ora restiamo» racconta Mario Pavin, nato rugbista e diventato imprenditore tessile, partito sei anni fa alla volta di Tunisi insieme al socio Paolo Novello, altro giocatore che dopo gli allori con il Benetton rugby è diventato produttore di capi d'abbigliamento. «Ora sono qui a Treviso mentre Paolo è a Sousse, dove abbiamo una fabbrica con 200 dipendenti. Tutta gente del posto, che al momento resterà al lavoro visto che la guerriglia sembra ancora distante. Ma non siamo tranquilli, la tensione è tanta e decideremo giorno per giorno il da farsi in base a quello che mi dirà lui e alle disposizioni delle autorità». Dalla Tunisia sono rientrati, alcuni mesi fa, i trevigiani Stefano Annibal e Mariano Crescenzo, anche loro ex rugbisti. In Tunisia sono presenti anche realtà industriali come Replay e Diesel (il paese è considerato il regno del denim: un operaio costa 200 euro al mese, per 10 anni non si pagano tasse). Tra le industrie meccaniche c'è la Fracarro Radioindustrie di Castelfranco.
14 gennaio 2011

Tratto da:
http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2011/01/14/news/tunisia-i-trevigiani-in-fuga-3165465


Molti di questi nomi hanno licenziato molte decine di persone qui in Veneto.
Ci sono molte sfaccettature con cui si presenta l’attività criminale dei Veneti. Mi sorge una domanda, chissà se per questi rugbisti sono determinate dal terzo tempo tanto amato e celebrato da Marco Paolini.
Dimenticavo: loro si sono fatti gli affari loro. Degli ottimi affari dei quali nessuno, probabilmente, chiederà loro conto. I veneti sopportano i musulmani solo quando li possono "derubare" costringendoli a lavorare per 200 euro al mese.

Entra nel circuito del pensiero religioso, sociale, economico ed etico della Religione Pagana!

14 gennaio 2011
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
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