La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

sabato 1 gennaio 2011

L'ideologia del terrorismo in Veneto: Carlo Bernini e la devastazione sociale e morale del Veneto


E’ morto uno dei maggiori terroristi del Veneto. Uno di coloro che violentavano i bambini costringendoli in ginocchio davanti ad un crocifisso in disprezzo della Costituzione della Repubblica. Un uomo che ha partecipato alla tortura di decine di persone e al ricatto sociale di cittadini privati dei loro diritti Costituzionali per i suoi interessi personali.
Un uomo che ha fatto del disprezzo delle norme Costituzionali in funzione dell’imposizione delle norme del criminale in croce, con cui si identificava, una norma di vita.
Un uomo che con Rumor e Bisaglia ha favorito la trasformazione del Veneto in una “fogna morale”.
Le sue mani grondano di sangue e ogni sua scelta politica e sociale aveva come fine la distruzione della società civile.
Se dal punto di vista politico e sociale a Bernini vanno attribuite tutte le responsabilità di quanto è successo in Veneto nel ventennio in cui si sentiva “el paron” o, se preferite, “el doge”, dal punto di vista della sua persona, era un affarista di stampo mafioso che anteponeva i suoi interessi personali ai doveri che il ruolo politico gli imponeva. L’UDC e il PDL erano partiti in assoluta assonanza con i suoi deliri di “paron”.
Portato al fallimento della My Air è stato il responsabile primo di decine e decine di licenziamenti e dell’immiserimento di decine e decine di famiglie (ricordo che licenziare è un atto di terrorismo eversivo che, al di là delle interpretazioni folcloristiche di magistrati prezzolati, è un attentato all'articolo 1 della Costituzione: il fondamento della convivenza civile!). Bernini è il responsabile dell’alluvione in Veneto. Fu lui a non fare l’idrovia seguendo altre scelte e fu lui, con le sue scelte, il massimo responsabile della devastazione del territorio.
Riporto il necrologio fatto da un giornale del trevigiano:



E' MORTO CARLO BERNINI, ULTIMO 'DOGE' VENETO
E' mancato questa notte uno dei personaggi più importanti della politica veneta

CASTELFRANCO VENETO, 1 GEN - E' morto questa notte l'ex ministro dei trasporti ed ex presidente del Veneto Carlo Bernini. Da tempo era malato.
La scorsa estate era stato ricoverato in gravissime condizioni all'ospedale di Castelfranco Veneto, e non si era mai ripreso. Dall'ospedale Bernini è stato poi trasferito, un mese fa, in un reparto della casa di Riposo di Castelfranco dove è mancato stamane.
Gli erano accanto la moglie Angela e i tre figli. L'ex esponente Dc doroteo, 74 anni, di Asolo, era entrato in coma in seguito ad un infarto. In precedenza era stato sottoposto ad un intervento cardiaco per un bypass.
Bernini è stato per un ventennio l'uomo politico della Dc tra i più potenti del Veneto (soprannominato il Doge), per tre mandati - dal 1980 al 1989 - presidente della Regione Veneto, dove era giunto dopo aver retto la Provincia di Treviso.
Divenuto senatore, è stato due volte ministro, sempre ai Trasporti. Coinvolto nella Tangentopoli veneta, Bernini ha lasciato la politica (si è iscritto all'Udc dal 2003 al 2008 e poi al Pdl) fondando la compagnia low cost MyAir.
MURARO: "Aveva valorizzato il Veneto in tutte le sue forme, dall'economia alla cultura". Così ricorda Carlo Bernini il presidente della provincia di Treviso, Leonardo Muraro, che ha rivolto il suo primo pensiero ai familiari di uno dei principali attori della scena politica della Dc veneta per quasi 30 anni.
"E' stato il primo - ha aggiunto Muraro - a mettere in luce il Veneto, a far emergere le potenzialità di questa regione-guida di quello che è stato riconosciuto come il 'mito' del nordest economico, sociale e culturale".
Tratto da:
http://www.oggitreviso.it/morto-carlo-bernini-ultimo-doge-veneto-31730



Soprattutto è l’eredità morale di Bernini quella che si fa sentire maggiormente in Veneto.
La diffusione non solo della droga, ma della prevaricazione e della violenza come metodo di propaganda dei da partiti politici. Dal razzismo della lega, al vuoto esistenziale di giovani riempiti di droga, al suicidio di decine e decine di persone portate alla disperazione esistenziale. L’eredità sociale e morale di Bernini è ben letta negli avvenimenti del trevigiano in questi giorni. Avvenimenti che permettono l’emergere nell’informazione di fatti di cronaca come effetti della politica di Bernini continuata da Galan e alimentata da Zaia.
Riporto dalla cronaca di Treviso:


La droga dei giovani-bene Spuntano fucili e pistole per minacciare i clienti
di Fabio Poloni
31 dicembre 2010


«Paga, non fare scherzi. E non raccontare in giro chi ti vende 'sta roba. Altrimenti...». E, per rendere più convincente l'invito, spuntava la pistola, o addirittura il fucile. Il piccolo impero della droga gestito - secondo la polizia - dai fratelli Ongaro usava metodi da clan mafioso. Ieri la polizia ha trovato altri due chili e mezzo di droga sintetica, nascosta nei campi. Quantità mostruose, se si pensa che con un grammo si fanno un paio di dosi. Ma non solo: in un sacco, anch'esso mimetizzato tra fossetti e sterpaglie, c'era un fucile con tre munizioni calibro dodici. Risulta rubato in agosto a Ponzano. Come se non bastasse, dalla macchina dei fratelli Riccardo e Alberto Ongaro è saltata fuori una pistola, una scacciacani con il bollino rosso rimosso. Produttori e spacciatori di droga, secondo l'accusa, ma delle armi cosa se ne facevano? La risposta del capo della squadra mobile, Roberto della Rocca, è chiarissima: «L'intimidazione faceva parte della metodologia della banda per riscuotere i soldi e per evitare che la gente parlasse». Ci sarebbero un paio di persone (giovani vicini agli ambienti di destra, secondo la questura, e questo sembra un leitmotiv di tutto il gruppo) che avevano proprio il compito di usare paura, botte e minacce come "isolante" in grado di tenere sotto silenzio e copertura il giro. Piccoli criminali ambiziosi e scafati. Un vasetto di droga, come marmellata un po' rancida della nonna, non era "buono" e aveva provocato qualche malore tra i consumatori: per questo era stato interrato in attesa di modificare chimicamente la sostanza e di cercare di renderla meno dannosa. Un consumatore che sta male attira troppi sguardi. Ieri la polizia, oltre a trovare altri due chili e mezzo di mefedrone e simili (un sacchetto da 1.110 grammi, un vaso da 510 e un altro da 950 grammi di ecstasy) ha perquisito le abitazioni di due giovani di Paese e di Ponzano, entrambi diciannovenni, considerati esponenti di primo piano del giro.

Tratto da:
http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2010/12/31/news/la-droga-dei-giovani-bene-spuntano-fucili-e-pistole-per-minacciare-i-clienti-3081132


Sono le caratteristiche della mafia del Veneto.
Mafia come intreccio di politica, controllo del territorio, minacce, spaccio di droga.
Questi personaggi saranno favoriti dalle indagini della Digos, come allora la polizia politica favorì le attività di devastazione del Vento di Bernini macellando e torturando i cittadini che chiedevano giustizia. Quel terrorismo messo in atto da individui la cui professione avveniva all’interno delle Istituzioni e che aveva lo scopo di impedire ai cittadini di fruire dei diritti Costituzionali con minacce, torture, aggressione, truffe mediante la privazione della conoscenza delle norme sociali, etiche e giuridiche.


Mefedrone, nei guai l'ultradestra
Indagati Alberto Nascimben, leader di Lotta Studentesca e Mattia Rizzetto
31 dicembre 2010

Alberto Nascimben. Mattia Rizzetto. Nomi legati a Forza Nuova, a Lotta Studentesca, agli ambienti della giovane destra trevigiana. Ci sono anche loro due fra gli indagati in questa vicenda. Le abitazioni dei due sono state perquisite, e contestualmente ai ragazzi è stato notificato un avviso di garanzia. Il riserbo degli investigatori, come si dice in questi casi, è massimo. I nomi che spuntano dall'indagine, però, puntano a destra. La questura lo aveva ammesso già dal primo giorno: i nomi coinvolti nella vicenda sono tutti (o quasi) riconducibili a un «certo ambiente», quello dell'ultradestra giovanile. Suona beffardo, come un contrappasso dantesco, leggere oggi le lettere contro la droga e gli interventi sui blog (ne pubblichiamo uno qui a fianco) a firma proprio di Alberto Nascimben. Ora il ragazzo e il suo legale dovranno chiarire la posizione in merito a questa vicenda. Nascimben, vent'anni, è il responsabile regionale di Lotta Studentesca, associazione "collegata" a Forza Nuova. Sempre con Forza Nuova, inoltre, Alberto ha un legame diretto: è stato candidato per il partito di Roberto Fiore alle regionali del 28 e 29 marzo 2009, inserito nelle liste trevigiane. Anche il nome di Rizzetto è legato agli stessi ambienti: Mattia è il responsabile provinciale di Lotta Studentesca. Nelle foto dei due ragazzi che si trovano su Facebook, abbondano le immagini di saluti a braccio teso, svastiche e tatuaggi che non hanno bisogno di interpretazioni, dal punto di vista del credo politico. Visto l'ambiente, ben conosciuto dalla divisione investigazioni generali e operazioni speciali della questura di Treviso, sarà proprio la Digos a coordinarsi con la squadra mobile per sbrogliare la matassa di amicizie e intrecci che stanno dietro la rete di produzione e di spaccio gestita - secondo la polizia - dai fratelli Alberto e Riccardo Ongaro. Una rete gestita con incredibile spregiudicatezza, con un istinto criminale che stride con la giovanissima età dei coinvolti. Al vertice i due "fratelli", con tre giovani chimici russi arruolati per modificare la sostanza e un plotone di una decina di spacciatori di primo livello: secondo la questura, è l'organigramma della banda. «Tanto non ci scopre nessuno»: questo, racconta la polizia, è ciò che i giovani pensavano mentre il business cresceva. Si sbagliavano. (f.p.)

Tratto da:
http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2010/12/31/news/mefedrone-nei-guai-l-ultradestra-3081137


Sembra ridicolo questo articolo che parla di “guai dell’ultradestra”, come se il desiderio di denaro e di controllo del più debole, come avviene in questo tipo di organizzazione di spaccio, non consistesse in una netta separazione fra l’individuo e la società in cui vive: la società ridotta a preda da sottomettere e mangiarsela.
Era l’ideologia di Carlo Bernini come quella di Giancarlo Galan e di Luca Zaia.
E’ l’eredità morale di Carlo Bernini: distruggere il Veneto per metterlo in ginocchio davanti al crocifisso.
Ed è l’eredità che i cittadini del Veneto si trascinano dietro, sia da destra che da sinistra.
Non è importante che in Veneto vinca il PDL, la Lega, il PD o l’Italia dei Valori: tutti hanno lo scopo di violentare i bambini mettendoli in ginocchio davanti al crocifisso e se la questione dell’infanzia non sarà messa in primo piano (pur non portando voti), tutti questi partiti tortureranno i cittadini perché, torturare i cittadini, è l’unica soluzione che sono in grado di pensare ai problemi che loro immaginano.

I cittadini, violentati dalla chiesa cattolica, sono costretti a rinunciare ai diritti Costituzionali. Così pensano che la morte del terrorista Bernini gli cancelli le responsabilità. Noi dobbiamo riprendere la morale Costituzionale e, togliendoci dalla posizione in ginocchio davanti al crocifisso a cui ci costringono personaggi come Bernini e Zaia, di indicare il male e la perversione, quando vengono commesse con intenzioni criminali e terroristiche, sempre. Perché il terrorista non è colui che ammazza una persona (questo, lo chiamiamo assassino), ma colui che spara nella testa, sia fisica che morale, dell’intera società civile stuprandola e violentandola nelle sue scelte possibili. I terroristi Istituzionali non si limitano ad ammazzare una persona, costruiscono distruzione nelle trasformazioni sociali per molte generazioni. Bisogna imparare a chiamare delitto e atto di terrorismo le azioni di quegli individui che agiscono attraverso le Istituzioni quando non hanno fatto ciò che avrebbero dovuto fare nel momento in cui i loro doveri gli imponeva di farlo. Chiamare terrorista l’individuo dell’Istituzione quando non ha detto (per convenienza) ciò che avrebbe dovuto dire quando aveva il potere di dirlo e di imporre la sua parola. Chiamare terrorista quell’individuo delle Istituzioni che non ha pensato, ciò che il suo ruolo gli imponeva (come Pietro Calogero, Carlo Mastelloni, Ugolini Rita, ecc.), quando avrebbe dovuto pensarlo danneggiando la società civile. Un danneggiamento che equivale ad aver sparato nella testa dei cittadini.


Entra nel circuito del pensiero religioso, sociale, economico ed etico della Religione Pagana!

01 gennaio 2011
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

1 commento:

  1. e neanche prima di morire ha mancato di far sentire il suo essere uomo che conta. Coma profondo (e tutto quello che ne deriva) ma con un carico socio-sanitario sproporzionata rispetto a qualsiasi altro paziente nelle sue medesime condizioni. Ha fatto sentire il suo peso togliendone ad altri. Ma secondo la morale cattolica, non siamo tutti uguali di fronte alla morte? Ma sa proprio di no...

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