La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

giovedì 31 marzo 2011

Il sindaco Orsoni sta umiliando Venezia: forte con i deboli e deferente (se non complice) con chi ha ruoli "Istituzionali"


Il sindaco Orsoni sta umiliando Venezia: feroce e violento con i deboli finge di non accorgersi della corruzione che, allevata nel grembo del don Verzé da Cacciari, si muove fra i dipendenti comunali, primi fra tutti nei Vigili Urbani. Un Orsoni che se ne sbatte delle leggi: lui è il dio onnipotente. Lui è il padrone come si riteneva il padrone i vari funzionari comunali, vigili urbani, addetti allo sportello che manipolavano politici che dovevano fare delle delibere. Squallido. E questo squallore, che va imputato al feroce cattolico Orsoni in disprezzo della cittadinanza, viene occultato (o tenderebbe ad essere occultato) dalla ferocia di Orsoni contro i venditori più o meno clandestini. Il progetto di Orsoni, come quello di Tosi, di Gentilini e di Zanonato, appare chiaro: costringere gli extracomunitari a rapinare i cittadini al fine di creare i precedenti per poterli perseguitare. Anziché perseguire i commercianti di Venezia che hanno agito per trasformare Venezia in una città per turisti speculando sui prezzi, sul lavoro nero e su plateatici offerti a prezzi ridicoli, preferisce dare la caccia agli extracomunitari anziché fare provvedimenti contro commercianti, albergatori e affaristi di vario genere: tutto in nome dell'onnipotenza del crocifisso con cui si identifica. Preferisce aiutare Scola a costringere bambini in ginocchio davanti al dio padrone, piuttosto che rimuovere i simboli del genocidio nazista rappresentato dai crocifissi che stanno asfisiando Venezia. Così Orsoni non vede che cosa sta succedendo attorno a lui. E' decisamente un sindaco inadeguato per Venezia. Imposto da un Cacciari che ha sempre finto di "essere di sinistra" per fare politiche di destra (oggi va verso nord in barba ai cittadini di Venezia, Mestre e Marghera). Riporto il disprezzo di Orsoni per la sentenza del TAR. Un disprezzo che farà attuare da Vigili Urbani che hanno fra le loro fila gli arrestati per corruzione (e dove va a finire il teorema Calogero, oggi Procuratore a Venezia, che rende tutti i Vigili Urbani di Venezia ugualmente colpevoli per una partecipazione morale?). Un sindaco SERIO avrebbe preteso dalla Polizia di Stato e dalla Magistratura che facesse il loro dovere, non si sarebbe trasformato in un poliziotto al servizio del Ministero degli Interni. Orsoni ha fatto le delibere, Orsoni sparge timore e terrore con i Vigili Urbani che chiedono mazzette e dunque, Orsoni va disprezzato. Riporto:


Venezia. Il sindaco Orsoni contro il Tar: «L'ordinanza anti-borsoni resta valida» Avvocatura e primo cittadino spiegano: «La legge che aveva motivato la sentenza contraria del tribunale è stata modificata»


VENEZIA - L'ordinanza di contrasto al commercio dei vu cumprà, ribattezzata "anti-borsoni", che era stata invalidata da una sentenza del Tar Veneto resta valida. Lo ha confermato stasera il sindaco di Venezia, Giorgio Orsoni, a conclusione di un vertice a Ca' Farsetti, sede del Comune, con avvocatura, capo gabinetto e comandante dei vigili. Nulla cambierà nel contrasto al commercio abusivo da parte del Comune di Venezia, ha spiegato il sindaco, in quanto l'articolo 54 del testo unico degli enti locali sulle ordinanze motivate da «urgenza e contingibilità» in casi eccezionali di particolare gravità (che possono comportare deroghe all'ordinamento giuridico) è stato modificato con l'aggiunta di un «anche» in tali casi. L'interpretazione dell'avvocatura e del sindaco è che «la legge che aveva motivato la sentenza del Tar è stata modificata, dando una possibilità al Comune di agire anche al di fuori dei casi di urgenza e contingibilità». L'ordinanza annullata dal Tar, che consentiva il sequestro della merce anche al di là della vendita quando è custodita nei cosiddetti 'borsoni', per il Comune resta quindi valida. L'amministrazione comunale - ha detto il sindaco - farà probabilmente ricorso per l'ordinanza del 2008, mentre l'ultima del 2011, firmata dallo stesso Orsoni, resta in vigore. All'attenzione dei partecipanti al vertice anche una lettera del rappresentante dei venditori ambulanti, che chiede l'individuazione di soluzioni mediate. Martedì 29 Marzo 2011


Tratto da:


Questo è il comune che ha fatto le delibere contro i borsoni. Si è "cazzuti" contro gli indifesi e si è deboli, se non complici, con l'amico dell'amico: tipico comportamento cattolico di cui Orsoni porta le responsabilità morali in quanto "fratello in croce" con Scola e il crocifisso che impone con la sua carica. Riporto le ultime informazioni tratte da Il Gazzettino sugli intrallazzi al Comune di Venezia ricordando che per il Teorema Caologero, tutti i vigili urbani e tutti i dipendenti comunali di Venezia sono ugualmente colpevoli del delitto ascritto agli arrestati.


Tangenti a Venezia/ Dipendenti comunali retribuiti con soldi, auto di lusso e escort Bertoncello: «Le ragazze? Una cosa pazzesca». I funzionari: «Ti informiamo noi». Finte foto per le autorizzazioni edilizie

di Gianluca Amadori


VENEZIA - Rudi Zanella e Luca Vezzà erano dempre a disposizione del geometra Antonio Bertoncello; sempre pronti a dargli informazioni sulle pratiche, ad assicurargli una corsia preferenziale, a fare pressione su colleghi e superiori. È quanto emerge dalle oltre 100 pagine dell’ordinanza di custodia cautelare firmata dal gip Galasso, che si basa su centinaia di intercettazioni. I due dipendenti comunali si sentivano al telefono quasi tutti i giorni con Bertoncello, chiamato confidenzialmente "Gigetto", e lo incontravano spesso: le Fiamme Gialle parlano di una quarantina di incontri con il primo, una trentina con il secondo. «Stai tranquillo... appena vedo qualcosa sei informato... come sempre», dice Zanella per rassicurare il geometra. E in un altro colloquio gli conferma che la pratica è definita: «Fatto!.... devi farmi un monumento». Secondo il gip, il suo interessamento non è solo a titolo di amicizia. Zanella, in servizio allo Sportello unico attività produttive, sarebbe stato retribuito in denaro, attraverso l’utilizzo di auto di lusso e offrendogli l’opportunità di acquistare, e poi rivendere immobili a Venezia. «Non faccio lavori per niente», dichiara il dipendente comunale a Bertoncello. A conferma del passaggio di soldi ci sono numerose telefonate tra Zanella e un’amica: «I prossimi soldi che mi darà Gigetto mi vado a comprare un paio di scarpe», confida. La stessa donna, a seguito di una lite, avvenuta lo scorso gennaio, gli dà del corrotto e minaccia di denunciarlo: «... tutti gli intrallazzi che stai facendo!», gli scrive in un sms. Vezzà è distaccato dal Comune in Regione per occuparsi della Commissione di Salvaguardia e il gip scrive di lui che ha violato "tutti i doveri connessi all’esercizio delle proprie funzioni di fedeltà, obbedienza, segretezza, imparzialità, onestà, vigilanza e controllo... allo scopo di conseguire vantaggio economico personale". Con Bertoncello è in stretta confidenza, lo informa sull’andamento delle commissioni, segue le sue pratiche: «Ok, quindi tu praticamente l’hai predisposto dicendo: visto il parere favorevole... visto il parere favorevole... visto il parere...» gli chiede Bertoncello al telefono. «Gli ho scritto la motivazione», lo rassicura Vezzà. In un’altra occasione ricordano la pratica con cui sarebbe stata autorizzata un’altana attraverso false fotografie. Vezzà rassicura al telefono anche Emiliano Errico: «Ti ho fatto approvare la pratica». La Procura ipotizza che i favori siano stati retribuiti anche attraverso donne compiacenti, come dimostrerebbe un’intercettazione in cui Bertoncello dice di essere in compagnia con Vezzà ed Errico assieme ad alcune ragazze «che sono una roba pazzesca». Di Tullio Cambruzzi, incaricato delle istruttorie in Salvaguardia il gip scrive che "agisce incondizionatamente a favore di Bertoncello", preoccupandosi che le sue pratiche siano approvate "anche influenzando gli altri componenti". In più di una telefonata il dipendente comunale rassicura ii geometra: «Tutto è stato approvato», raccontandogli anche di una finta lite in commissione. Giovedì 31 Marzo 2011


Tratto da:


Il bello è che le sciocchezze di Orsoni, un integralista cattolico, saranno ascritte alla sinistra, a tutti quei partiti a cui Cacciari ha imposto Orsoni e che si sono accodati in modo non critico.

In questo caso non c'è differenza fra le scelte di Gentilini a Treviso e quelle di Orsoni a Venezia. E i cittadini? Affari loro...




31 marzo 2011

Claudio Simeoni

Meccanico Apprendista

Stregone Guardiano dell’Anticristo

P.le Parmesan, 8

30175 – Marghera Venezia

Tel. 3277862784

e-mail claudiosimeoni@libero.it

mercoledì 30 marzo 2011

La devastazione della cultura in Veneto e l'ideologia del suicidio nella ricerca dell'unica felicità.


Nelle due Foto: Come i Veneti indendono la cultura


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Il Veneto è una regione sempre più disperata. La cultura viene aggredita e violentata da individui che spacciano per cultura gli spogliarelli, le sagre della polenta e le ombrelonghe. Chi tenta di fare della cultura è costretto ad agire quasi fosse un clandestino tanta è la violenza che la giunta Galan prima e Zaia oggi, mettono in atto contro i cittadini. Se li costringi a parlare in pubblico, sono pronti a fare grandi elogi alla cultura, ma quando si tratta di agire usano mezzi mafiosi e intimidatori che trovano spesso soggetti Istituzionali pavidi pronti ad accontentarli comportandosi in maniera “più realistica del re”. Se i cittadini possono solo raramente raccogliere informazioni nei confronti dei loro comportamenti criminali (vedi l’odio di Zaia per i veneti rappresentata molto bene dall’imposizione del crocifisso), gli effetti delle loro azioni sono evidenti nella società civile. Dai suicidi ai licenziamenti, dalla presa per i fondelli di operai che vengono licenziati, alle truffe, corruzione e concussione sempre più evidente e palese in tutto il territorio del Veneto nonostante la grande complicità che con quei comportamenti criminali ha avuto la magistratura del Veneto più preoccupata a difendere le relazioni stile mafioso che i magistrati intrattengono che non quella di essere i servitori dei cittadini incaricati a far rispettare le leggi. Orsoni che dice che se ne sbatte della sentenza del TAR. E’ un sintomo di quel cristianesimo criminale che con Gardin, Scola, Mattiazzo stanno distruggendo la società civile del Veneto e spinge verso conflitti, più o meno estesi e verso disagi sociali il cui costo ricade sull’intera società. E’ dai fatti di cronaca che noi costruiamo le nostre idee sulla società ed è nei fatti di cronaca che verifichiamo se le nostre idee sulla società hanno un qualche fondamento. Intanto a Treviso si spara e tenta il suicidio un altro fallito della vita:


Si spara alla testa e si schianta con l'auto

Gravissimo un imprenditore 50enne L'uomo è il genero di Cremonese (Sportful).Vettura contro la chiesa di Facen: intervenuti i vigili del fuoco


PEDAVENA — Per tentare di farla finita ha scelto di salire in macchina armato di fucile e si è diretto verso la chiesetta di Facen. Qui, lontano da tutto e da tutti, ha estratto l’arma e si è sparato alla testa. Qualcosa, però, non dev’essere andato come previsto: in un ultimo e rapido gesto di follia, abbandonata l’arma tra le ginocchia, ha scagliato con le ultime energie vitali la macchina verso il luogo di culto. Protagonista della tragedia Franco Maraccini, imprenditore cinquantenne di Pedavena, genero del patron della «Sportful» di Fonzaso, Giordano Cremonese. L’uomo, sposato con la figlia dell’industriale (che ha altri due figli maschi), lavora nella nota azienda di vestiario sportivo di famiglia che, dal 1946, produce filatura tessile. Grande il successo dell’impresa a livello mondiale dagli anni Settanta, in particolare nello sci di fondo e nel ciclismo, tanto che nel 2002 il marchio «Sportful» è stato impresso sul vestiario della Nazionale delle due ruote. Da alcuni anni Maraccini, con moglie e due figli, si era trasferito a Facen, nella frazione di Pedavena dove la famiglia Cremonese ha ristrutturato una grande villa. Una vita apparentemente tranquilla, tra l’impegno nel lavoro e quello di padre. Fino a martedì mattina, quando poco prima delle 9 l’uomo ha tentato di farla finita. A lanciare l’allarme alcuni abitanti di via Facen, quelli più vicini alla chiesetta del paese, accorsi sul posto dopo aver sentito due grandi boati. Al loro arrivo, increduli, hanno trovato la Mercedes di Maraccini in bilico sul muretto che funge da rialzo prima della scalinata della chiesa. L’auto, scontrandosi frontalmente con la ringhiera in ferro che delimita il dislivello, si è fermata in equilibrio precario appena prima di cadere sulla scalinata, circa 4 metri più giù. I soccorritori hanno dovuto attendere l’intervento dei vigili del fuoco che hanno messo in sicurezza l’auto tirandola con un cavo sul piazzale. Maraccini è stato trasportato d’urgenza al «Santa Maria del Prato», dov’è rimasto ricoverato in Rianimazione fino al primo pomeriggio per poi essere trasferito nello stesso reparto del «San Martino» di Belluno. Gravissime le sue condizioni, a causa del proiettile che l’ha colpito e delle ferite provocate dallo schianto. Cruciali per lui saranno le prossime 24 ore.

Tratto da:



Un altro fallito della vita non trova di meglio che suicidarsi col gas. La famiglia dei ruoli e degli obblighi nei ruoli imposta dalla chiesa cattolica sul modello criminale della sacra famiglia cristiana, continua a mietere le sue vittime. Tanto più è totalizzante e feroce il controllo della chiesa cattolica sulle persone e tanto maggiore è il disagio che porta a stati d’animo esasperati in cui l’unico piacere della vita rimane la morte desiderata:


Treviso. Litiga con la moglie, poi si uccide

con i gas di scarico sulle rive del Piave

Vittima un allevatore di 49 anni scomparso da lunedì, cadavere

coperto da alcuni passanti in un'auto che si era fatto prestare

di Erica Bet

TREVISO - Fa perdere le proprie tracce e si toglie la vita con il gas di scarico dell'auto. Quando ieri pomeriggio alle 16.30 i passanti hanno notato l'automobile ferma nell'area golenale del fiume Piave, insospettiti hanno chiamato il 112. Per l'allevatore 49enne R.P., di Treviso, non c'era più nulla da fare. A scatenare il gesto estremo, sarebbe stata una lite scoppiata in ambito familiare per motivi sentimentali. L'uomo, sposato e residente con la consorte nel capoluogo, si era allontanato dalla città da lunedì.Quello dell'altro giorno è stato l'ennesimo litigio con la moglie, sempre più acceso e violento: nel loro rapporto, un tempo passionale, si era rotto qualcosa che lentamente ha logorato prima l'ambiente familiare e poi anche il suo spirito. Accecato dalla rabbia, il 49enne ha abbandonato la città a bordo di una Wolkswagen Polo di un suo amico. In preda alla disperazione, ha girovagato per molte ore. Percorse decine di chilometri, ha raggiunto l'Opitergino fino a fermarsi nell'area delle Grave di Papadopoli a Cimadolmo (Treviso). Qui, in modo lucido e deciso, ha concretizzato il suo piano. Ha collegato lo scappamento all'automobile utilizzando un lungo tubo, per poi sigillare il tutto. Si è adagiato sui sedili posteriori della vettura, ha acceso il motore e ha atteso la morte.Un piano preparato, pensando al materiale da utilizzare perchè nulla andasse storto. Forse studiato proprio nelle ore di vagabondaggio nella Marca, fino a raggiungere un luogo abbandonato e lontano da tutti. Fino a ieri pomeriggio quando i passanti hanno notato l'auto e avvicinandosi hanno fatto la macabra scoperta: sul posto sono intervenuti i carabinieri della stazione di San Polo di Piave e i soccorsi. Per lui non c'era più nulla da fare: lentamente il monossido di carbonio lo aveva avvelenato, fino a farlo cadere riverso sui sedili dell'auto. Così lo hanno trovato, esanime i militari dell'Arma. Accanto a lui nessun messaggio che potesse spiegare il perchè del gesto.


Tratto da:



Una morte desiderata che avrebbe potuto essere allontanata col piacere della vita se non fosse che il piacere viene negato negando la cultura e spacciando la mercificazione del sesso come la forma di cultura per eccellenza che si muove nell’ambiente leghista di Treviso. Si tratta di un esempio di cronaca, ma è significativo della sostanza culturale leghista che vede nell’ombralonga, negli alpini ubriaconi e terroristi (vedi i comportamenti con i “bocia”), nella polenta e luganeghe, l’unica forma di cultura ammessa nel trevigiano. In queste condizioni, si comprende come alle persone non resti che suicidarsi:


SPACCIANO LAP DANCE PER ASSOCIAZIONE CULTURALE Controllo della Finanza in un locale di Crespano del Grappa: evasi 120mila euro


CRESPANO DEL GRAPPA – Locale da lap dance fatto passare per associazione culturale: scoperta un’evasione di circa 120mila euro. La Guardia di Finanza ha effettuato delle verifiche fiscali su un locale di Crespano del Grappa, cui fiscalmente facevano riferimento due associazioni culturali, per definizione senza fini di lucro. Ma secondo quanto constatato dalla Fiamme Gialle si trattava invece di vere e proprie attività commerciali, da qui la contestazione dell’evasione totale a carico dei referenti. I servizi offerti ai clienti, quelli tipici dei locali da lap dance, venivano pagati profumatamente e dietro c’era effettivamente un business. Niente a che vedere, quindi, secondo quanto verificato dalla Finanza, ad un’associazione culturale. La posizione fiscale delle false associazioni sono apparse poco chiare in virtù di rilevanti discordanze emerse dall’analisi delle banche dati della Finanza e dalla mancata presentazione delle dichiarazioni dei redditi per gli anni di imposta dal 2005 al 2009. Ed in effetti è stato riscontrato come gli apparenti associati in realtà fossero in definitiva veri e propri clienti occasionali. L’attività apparentemente culturale è stata classificata quindi come commerciale. Dentro al locale venivano fatti i tipici balletti di intrattenimento da ragazze immagine con abbigliamento succinto. Le stesse ragazze, poi, avevano l’incarico di intrattenere il cliente nel locale, con lo scopo di ricevere una costosa consumazione di bevande, per poi appartarsi nei privè. Lì, ovviamente a pagamento, facevano uno streaptease riservato. Matteo Ceron


Tratto da:


http://www.oggitreviso.it/spacciano-lap-dance-associazione-culturale-evasi-120mila-euro-34527 La disperazione in Veneto è totale. Il disagio è rappresentato da un disimpegno delle persone nella consapevolezza dell’inutilità della loro partecipazione alla vita sociale. Tutte le strutture economiche e dell’informazione legate alle amministrazioni comunali e provinciali, sono delle vere e proprie combriccole che, intrattenendo delle relazioni di tipo mafioso fra loro, impediscono ai cittadini qualunque tipo di iniziativa culturale, economica e sociale.




30 marzo 2011


Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell’Anticristo

P.le Parmesan, 8 30175 – Marghera Venezia

Tel. 3277862784

mercoledì 23 marzo 2011

Continua l'incitamento all'odio religioso mediante il crocifisso dei vescovi cattolici del Veneto con l'uso di leghisti e la complicità Istituzionale


Terrorismo religioso leghista in Veneto.
Non bastava il poliziotto di Arzachena che ha confermato il motto “bibbia, crocifisso e moschetto, poliziotto perfetto”.
La Lega in Veneto sta usando il crocifisso per fomentare odio religioso come piace a Mattiazzo, Scola e Gardin che hanno nella ferocia di personaggi razzisti come Gentilini, Tosi e compagni i loro referenti politici e sociali.
Il crocifisso come arma per incitare all’odio religioso, all’aggressione dei principi fondamentali della Costituzione, all’annientamento del diverso e del non politicamente allineato.
La sparata di Paolo Tonin non è uno scherzo; come non sono uno scherzo poliziotti e vigili urbani che violentano il sentimento religioso di persone con la scusa della sicurezza e del terrorismo consapevoli che l’ideologia di Fojadelli favorirà sempre i loro atteggiamenti criminali.
Terrore e odio sociale nelle parole di Paolo Tonin come erano parole di odio e di terrore sociale quelle dei leghisti scoperti a trafficare in carne umana che troppo superficialmente vengono chiamate prostitute.
Riporto l’articolo e domani, anziché a salve, spareranno contro le persone povere e indifese a difesa del delinquente in croce col quale minacciano e ricattano i cittadini al fine di impedire loro di fruire dei loro diritti Costituzionali. Prefetti corrotti e immorali troppo spesso fingono di non vedere atti di terrorismo e di eversione sociale mascherati da provvedimenti amministrativi.
Riporto la notizia:



Padova. Gaffe del sindaco leghista: colpi
di cannone verso la moschea di Piazzola
Il primo cittadino di Campo San Martino, durante una festa
di paese, fa una "sparata" contro chi vuole il centro islamico


di Germana Cabrelle
PADOVA - Una sparata, nel duplice senso di battuta scherzosa e di colpo di arma da fuoco. È accaduto domenica alla festa veneta inserita nel programma dell'undicesima sagra del Divin Crocifisso, quando le milizie del primo reggimento Veneto Real, in costume d'epoca e sotto la bandiera a frange della Serenissima, durante la rievocazione storica e la spettacolare parata lungo le vie cittadine, hanno caricato i fucili a salve e innescato perfino un pezzo di artiglieria pesante, un cannone, per sottolineare con uno scoppio roboante l'appartenenza territoriale dei veneti al grido di "Par tera e par mar, viva San Marco" .

È stato allora che il sindaco di Campo San Martino, Paolo Tonin, da due anni alla guida di una giunta monocolore leghista, presente alla cerimonia con il vicesindaco e la giunta, avrebbe detto, tra il serio e il faceto: «Puntate il cannone verso Piazzola sul Brenta, in direzione di chi vuole la moschea». E in effetti i colpi sono partiti lungo quella traiettoria, al di là del Brenta, lasciando nugoli di fumo fra i presenti. «Se l'ho detto - si giustifica il sindaco - era sicuramente a livello di battuta, non certo all'interno di un discorso ufficiale. In una manifestazione folcloristica, la battuta può anche uscire. Anche se, lo ribadisco, noi siamo contrari in linea di principio ai centri culturali islamici: saremo disponibili ad aprirli solo quando anche loro ci lasceranno aprire chiese nei loro paesi».

Il primo cittadino, all'indomani della festa delle tradizioni, ridimensiona e sminuisce i contenuti della frase, anche se il vicesindaco Luciano Sandonà, sorride e annuisce. Certo è che proprio stasera alle 20.45 in municipio a Piazzola si discuterà di chiesa e moschea con don Albino Bizzotto e il presidente del consiglio islamico veneto Kamel Layachi. Una serata voluta da un'associazione dal nome eloquente, Il mondo, mentre a due chilometri si festeggia il paese.

Martedì 22 Marzo 2011


Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=142762&sez=NORDEST

Scola, Mattiazzo, Gardin e Ratzinger sono i mandanti di questo odio sociale. Si nascondono dietro alle torture che la Polizia di Stato fa ai cittadini che chiedono giustizia; violentano i bambini costringendoli in ginocchio davanti al crocifisso e imponendo loro principi morali da monarchia assoluta e il Questore di Venezia, anziché difendere la legge e perseguire i reati, si mette in ginocchio davanti al criminale in croce e dice: “Si buana!”. Ingiuria la Costituzione e viene meno ai suoi doveri d’ufficio in nome del diritto del Macellaio di Sodoma e Gomorra di macellare l’umanità col diluvio universale (come se i delitti contro l’umanità andassero in prescrizione).
E i Veneti, i genitori dei bambini costretti in ginocchio davanti al crocifisso e privati degli strumenti psico-emotivi con cui diventare degli adulti consapevoli, consegnano i loro figli alla mattanza religiosa come se avessero su di loro dei diritti di proprietà.


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23 marzo 2011
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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sabato 19 marzo 2011

Si continua a scoprire come troppi asili siano dei lager: troppa complicità delle Istituzioni con i torturatori di bambini


Continua la violenza sui bambini dell’asilo. Anche oggi i fatti di cronaca ci dicono che sono state scoperte altre maestre che praticavano maltrattamenti sui bambini. Maltrattamenti come al Sanguinazzi di Feltre in provincia di Belluno.
Stati psichici di soggezione dei bambini di un asilo: sono il terrorismo cattolico può giungere a tanto. Un terrorismo che viene praticato sui bambini piccoli nella totale indifferenza dell’ambiente al punto tale che coloro che frequentano le maestre ci tengono a dire: "È un fulmine a ciel sereno, si faccia presto chiarezza - chiede il sindaco del piccolo comune Giuseppe Brusadelli - Conosco le persone coinvolte, non ho mai dubitato di loro, me ne hanno sempre parlato bene”
Riporto la notizia:


Due maestre arrestate a Casarileper i maltrattamenti all'asilo nido
In manette la titolare e una collaboratrice di una struttura privata del comune in provinciadi Milano. "I bambini in evidente stato di soggezione poiché continuamente minacciati"
di SANDRO DE RICCARDIS

Urla. Schiaffi. Parolacce. Bimbi chiusi soli in una stanzetta in punizione. Per questo e altri "gravi maltrattamenti nei confronti dei bambini" due maestre di asilo sono state arrestate a Casarile, comune di quattromila abitanti dell'estremo hinterland a sud di Milano. I carabinieri della stazione di Binasco, insieme ai militari della compagnia di Abbiategrasso, hanno arrestato Roberta Bonizzoni, 33 anni, direttrice e titolare dell'asilo privato "Primi passi" di Casarile e una sua collaboratrice, Elena P., 34 anni, insegnante nello stesso asilo. Due ordini di custodia cautelare, firmati dal pubblico ministero Roberto Valli della procura di Pavia.Le due educatrici dovranno rispondere dei "gravi maltrattamenti posti in essere nei confronti dei bambini affidatigli", spiegano gli investigatori. A dare il via alle indagini, la segnalazione di una ex maestra che ha raccontato le vessazioni e le violenze a una coppia di genitori. Subito è scattato l'allarme, con la denuncia ai carabinieri della locale stazione. Siamo a gennaio. In poche settimane gli investigatori avrebbero trovato più di un riscontro alla denuncia. "Le attività di indagine hanno portato alla luce l'esistenza di gravi maltrattamenti fisici e psichici - spiegano gli inquirenti - i bambini erano sottoposti ad un evidente stato di soggezione nei confronti delle educatrici poiché continuamente minacciati di punizione".Oltre alla testimonianza della ex insegnante - non più in servizio perché avrebbe abbandonato l'incarico proprio dopo aver visto ciò che avveniva nel nido - l'accusa avrebbe raccolto anche i racconti di altre collaboratrici dell'istituto. Altre dichiarazioni di persone che hanno assistito a episodi di maltrattamenti sui piccoli. Racconti giudicati concordanti. In più, nel fascicolo della procura ci sarebbero intercettazioni ambientali audio e video, per gli investigatori ulteriore conferma dei fatti raccontati.L'asilo nido "Piccoli passi" di Casarile opera da circa tre anni in convenzione con le amministrazione pubbliche. Oltre alle due educatrici arrestate, vi lavorano altre tre maestre, impiegate a rotazione secondo le necessità della scuola. Alla struttura sono iscritti circa 15 bimbi di età compresa tra sei mesi e tre anni, che ora saranno visitati da psicologi per verificare eventuali traumi. Sotto shock la comunità locale. "È un fulmine a ciel sereno, si faccia presto chiarezza - chiede il sindaco del piccolo comune Giuseppe Brusadelli - Conosco le persone coinvolte, non ho mai dubitato di loro, me ne hanno sempre parlato bene". Ora la struttura resterà chiusa e i militari contano di avvisare entro lunedì tutte le famiglie che dovranno collocare i bimbi in altre strutture.

Tratto da:
http://milano.repubblica.it/cronaca/2011/03/18/news/due_maestre_arrestate_a_casarile_per_i_maltrattamenti_all_asilo_nido-13792740/


In questo caso hanno parlato delle maestre in servizio all’asilo e che, da quell’asilo, si erano licenziate. Sta di fatto che costoro hanno potuto agire impunemente fino ad oggi con un sindaco che si compiaceva del loro lavoro.
Ma perché nessuno capiva che cosa stava succedendo?
Perché le persone della società civile non sono abituate a riconoscere i segnali psichici dell’asservimento, della sottomissione e della prevaricazione. Ritengono che prevaricare e sottomettere sia normale ed essi stessi emettono quei segnali quando si trovano in situazioni simili. Per questo non ne afferrano l’anomalia e chi fa violenza ai bambini, nella società in cui viviamo, spesso agisce indisturbato se non con la complicità, diretta o indiretta, di organi Istituzionali.
Chissà se anche in questo caso troveremo una Lauredana Marsiglia dell’organizzazione criminale Il Gazzettino che, rispetto a queste violenze, guardando le violenze con dolcezza, scriverà, come fece:

“Forse qualche schiaffo, forse qualche strattone o qualche reprimenda, in un sottile confine fra lecito ed illecito nel sempre difficile compito di educare. Quel che si dice un caso di Jus Corrigendi.”
E forse anche in questo caso, come al Sanguinazzi di Feltre, le maestre diranno:

“E’ meglio tacere e stare quiete. Sono e siamo tutte estremamente tranquille – afferma la madre superiora, rappresentante dell’Ordine dell’Immacolata di Santa Chiara – anche perché fin’ora nulla ci è stato comunicato ufficialmente dalla realtà giudiziaria competente. Aspettiamo fiduciose cosa ci riserverà il futuro e per ora preferiamo chiuderci nel silenzio e pregare affinché tutto sia destinato a risolversi al meglio.”
E chissà se anche in questo caso il Pubblico Ministero, come quello di Belluno, per favorire la violenza contro i bambini, davanti all’indignazione, trasformerà la sofferenza dei maltrattamenti di un campo di concentramento in un più innocuo “episodio di uno schiaffo asseritamente dato....” al fine di legittimare la violenza sui bambini. E Domenico Labozzetta nemmeno se ne vergogna!
E domani, quali altre violenze verranno scoperte?
Domani!
Ma il dolore della violenza è qui. ORA!
Adesssssssssso!
Domani, arriveremo a conoscere qualche fatto di cronaca, ma il dolore lo percepiamo ORA!


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19 marzo 2011
Claudio Simeoni
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venerdì 18 marzo 2011

Autovelox truccati: denunciate 558 persone, coinvolte 146 amministrazioni comunali. Nelle attività coinvolti 367 funzionari.Hanno rapinato i cittadini


Continuano gli sviluppi degli autovelox truccati.
Autovelox con i quali le amministrazioni comunali rapinavano i cittadini al fine di assicurare a sé e ad altri ingiusto profitto.
Chi risarcirà le migliaia di cittadini rapinati da amministrazioni comunali che si identificavano col delirio di onnipotenza del crocifisso anziché con i principi della Costituzione e dei doveri che avevano nei confronti dei cittadini?
Chi risarcirà i cittadini degli atti di terrorismo stradale subito da amministrazioni comunali che interpretavano il loro ruolo come il Gesù di Nazareth (o fai quello che voglio io o io di ammazzo, o ti perseguito)?
Truffatori privati che agivano in combutta con amministrazioni comunali criminali che rapinavano gli incauti automobilisti.
Ora la Guardia di Finanza manda sotto processo amministratori corrotti e criminali assieme ai complici che truffavano in combutta con loro.
Sta di fatto che nessuno risarcirà i cittadini rapinati.
Non stiamo parlando di uno o due comuni, ma di 146 comuni coinvolti in attività di terrorismo contro gli automobilisti: si tratta di terrorismo, comunque la magistratura voglia interpretare dal punto di vista giuridico i reati che hanno commesso.
Riporto l’articolo:



Autovelox truccati

caos in 146 comuni
La guardia di Finanza, dopo anni di indagini, ha sequestrato 51 immobili e smantellato una gigantesca società che gestiva impianti di rilevazione irregolari


Dopo anni di indagini la Guardia di finanza di Brescia ha chiuso il cerchio sulla vicenda sugli impianti 'autovelox' irregolari che ha avuto risvolti a livello nazionale. I finanzieri di Desenzano hanno messo i sigilli agli uffici della Garda Segnale gestita da B.D., 60 anni, originario di Cedole, in provincia di Mantova, ma da anni residente a Desenzano del Garda.L'uomo già negli anni Novanta era stato al centro di diverse indagini penali in relazione agli appalti per la gestione di servizi di rilevamento delle infrazioni al codice della strada tramite autovelox, è nuovamente cascato nella rete degli investigatori per via delle modalità di gestione della stessa attività. La società del 60enne era contemporaneamente finita nel mirino anche dei finanzieri di Sala Consilina che lo scorso anno, attraverso l'operazione 'Devius' accertarono l'illecita contestazione di circa 82 mila violazioni al codice della strada con indebite richieste di sanzioni per circa 11,5 milioni di euro.Entrambe le indagini hanno permesso di appurare che il titolare della società, attraverso una cinquantina di autovelox di cui solo due omologati, è riuscito in molti casi ad ottenere gli appalti con le amministrazioni comunali attraverso finte gare a cui partecipavano solo ditte a lui riconducibili ovvero attraverso una molteplicità di 'servizi aggiuntivi' quali, ad esempio, l'incarico retribuito di 'videoterminalista' a favore di una persona designata, molto spesso, dal Comandante della Polizia Locale. In tutti i verbali prodotti dalle apparecchiature di B.D., grazie ad un sofisticato sistema informatico, venivano falsamente riportate sempre le matricole delle uniche due apparecchiature omologate che risultavano pertanto presenti in più punti del territorio italiano contemporaneamente. In questo modo gli automobilisti non avevano strumenti per poter contestare l'idoneità delle apparecchiature davanti ai giudici.Circa 150 sono le amministrazioni comunali coinvolte i cui responsabili, circa 500 tra funzionari pubblici ed altri, sono stati segnalati per i reati di truffa aggravata, turbata libertà degli incanti e corruzione. Ma i finanzieri di Desenzano sono andati oltre, cercando di ripercorrere i flussi di denaro incamerati da B.D. con gli autovelox. Sono così venuti a capo di un vero e proprio impero immobiliare che il 60enne aveva costruito nel tempo attraverso una fitta rete di società: 27 attive, 7 sottoposte a procedure concorsuali e 4 in liquidazione/cessate.Le società sono passate sotto la lente degli investigatori che così hanno potuto accertare che l'uomo, attraverso vari prestanome, ha sottratto a tassazione circa 18 milioni di euro con un'evasione di imposte pari a circa 13 milioni di euro. Non solo, perchè i finanzieri si sono accorti dell'esistenza di una vera e propria associazione per delinquere, che aveva il chiaro scopo di condurre alla bancarotta fraudolenta le società che prima venivano acquistate e poi svuotate dei loro beni. Oltre a B.D., l'associazione ha visto la partecipazione di T.D., 51 anni della provincia di Vincenza, E.S. , 61 anni di Roma, B.V. 63 anni di Verona e M.L. 62 anni della provincia di Vicenza. I cinque dopo aver individuato e rilevato le società più adatte, ponevano in essere degli ingenti acquisti immobiliari senza onorarne il pagamento e provvedevano in seguito alla rivendita degli stessi nei confronti di altre società di comodo, anche più volte. E' il caso di un cinema con tettoia e corte esclusiva a Montecchio Maggiore (Vicenza), acquistato nel 2004 per 760mila euro senza onorare il pagamento, rivenduto nel 2006 per 1,26 milioni e rivenduto nel 2007 per un milione.Oppure di un complesso immobiliare ad uso albergo con terreno di pertinenza sito in Cerro veronese (Verona), acquistato nel 2003 per 3.098.000 e rivenduto nel 2006 per 2.900.000. E ancora un complesso turistico 'Paradiso Selvaggio', composto da ventidue abitazioni, sito in Vieste (Foggia), acquistato nel 2002 per 2milioni. E' di circa 9 milioni di euro il valore dei beni distratti in modo fraudolento.La complessa attività di ricostruzione del patrimonio immobiliare ha consentito alle curatele di porre sotto sequestro 51 immobili per un valore di circa 2,5 milioni di euro. Per evitare la commissione di ulteriori reati della stessa specie gli uffici di Desenzano del Garda, vera e propria base operativa da dove operava del titolare della società, sono stati sigillati su ordine del Tribunale di Brescia.In totale sono 558 le persone denunciate, 146 le amministrazioni comunali coinvolte, 367 i funzionari pubblici coinvolti. Sono stati sequestrati 6 misuratori di velocità ; 10 computer; 4 hard disk e 4 pen drive. Sono stati sequestrati gli uffici in via Pasubio e via Olimpia a Desenzano del Garda; 51 unità immobiliari per un valore pari a 2.346.300 euro; Distrazione fraudolenta di beni: 8.965.000; Iva evasa 5.973.849 euro; Irap evasa 723.734,00. Lavoratori 'in nero' identificati: 147.
(18 marzo 2011)
Tratto da:
http://www.repubblica.it/motori/sicurezza/2011/03/18/news/autovelox_truccati_caos_in_146_comuni-13784527/

E ti pareva che in mezzo non ci fossero dei Veneti?
Cresciuti all’ombra del crocifisso si credono tanti dio onnipotenti creatori del cielo e della terra. Pronti a truffare per soddisfare il loro delirio di onnipotenza.
Sono state denunciate 558 persone, sono coinvolte 146 amministrazioni comunali e sono coinvolti 367 funzionari. Criminali che avrebbero dovuto assicurare la giustizia ai cittadini e che hanno usato il loro ruolo per rapinarli: terroristi che hanno sparato nei diritti civili dei cittadini!


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18 marzo 2011
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
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martedì 15 marzo 2011

Terrore venetista contro il tricolore e la Costituzione della Repubblica


Foto: Questa è la bandiera della prevaricazione, dell'odio sociale e della violenza con la quale i bambini vengono costretti in ginocchio davanti al crocifisso al fine di impedire loro di diventare consapevoli delle norme Costituzionali. Dalla violenza, comunque percepita, con cui si impone l'odio sociale ai bambini in funzione della sottomissione al crocifisso, si crea il disagio sociale.

Il Veneto continua ad esporre quell’orrore che è la bandiera di san Marco, anziché la bandiera italiana e la società civile continua a muoversi nella disperazione più assoluta.
Quando si comincerà a capire che il san Marco dei cristiani rappresenta la legittimazione dell’odio sociale e familiare e la giustificazione della pedofilia e della pederastia?
Dice il fedele cattolico “ma lo el xe miga vero, cio”. Ma quel “nol xe miga vero” è il frutto della sua fede che da sottomesso mette in atto azioni di violenza in famiglia. Azioni di violenza che si presentano continuamente nei tribunali fra persona disperate anche se non tutte finiscono nello stesso modo. La bandiera del santo cattolico Marco santifica la famiglia dei ruoli, del padrone violento, contro la famiglia indicata dalla Costituzione che ne sottolinea i doveri dei vari componenti che non sono doveri d’obbedienza come nel cristianesimo, ma doveri di funzione al fine di assicurare la cultura capace di aprire il futuro ai propri figli. La bandiera di san Marco continua a diffondere odio sociale e, non per nulla viene sventolata come ingiuria alla Bandiera Italiana che rappresenta la Costituzione della Repubblica.
I traditori della Costituzione sono i veri responsabili dei delitti che la disperazione, imposta dalla chiesa cattolica col crocifisso, provoca nel tessuto sociale del Veneto.
Riporto la notizia di cui, chi oppone la bandiera del pederasta san Marco alla Bandiera Italiana, porta tutto il peso delle responsabilità:


Aggredisce e uccide padre nel padovano, arrestato
Omicida soffre problemi psichici; madre vede delitto da finestra
15 marzo 2011


(ANSA) - PADOVA, 15 MAR - Livio Stivanin, di 46 anni, e' stato arrestato con l'accusa di aver ucciso il padre, Massimiliano Stivanin, 72, dopo averlo aggredito in un eccesso d'ira nella loro abitazione a Grantorto (Padova). L'uomo, che soffre di problemi psichici, secondo quanto ricostruito dai carabinieri, ha aggredito il padre e gli ha stretto le mani al collo al punto di ucciderlo. Il medico legale ha parlato di morte per soffocamento, mentre non sono stati trovati sul corpo altri segni di violenza. Ad assistere all'aggressione, dall'esterno, la moglie della vittima. (ANSA).

http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/veneto/2011/03/15/visualizza_new.html_1555275121.html

Il terrore in Veneto non è mai cessato.
Anche se il sito di Informazione Veneta per un certo tempo non ha potuto seguire i fatti di cronaca che dimostrano la disperazione dei Veneti con la perdita dei posti di lavoro, la violenza sull’infanzia, la violenza sulle donne, le derisione dei cittadini da parte di Istituzioni occupate da individui infingardi e codardi che preferiscono sventolare il simbolo del pederasta san Marco (è lui che descrive la presenza del bambino nudo al momento dell’arresto di Gesù per esaltarne le prestanze pederastiche di Gesù e trasferendole, mediante l’Imitatio Christi, nella dottrina cattolica) in contrapposizione alla Bandiera Italiana e ai doveri Costituzionali che impone alle istituzioni che preferiscono delinquere anziché ottemperare ai loro doveri.
Una bandiera diversa formerebbe cittadini diversi, più consapevoli delle norme Costituzionali e non dei soggetti deliranti che si credono i padroni e, come insegna Gesù: in diritto di scannare chi non si mette in ginocchio davanti a loro.

Foto: Questa è la bandiera che rappresenta, non solo l'unità d'Italia, ma le regole sociali dettate dalla Costituzione della Repubblica. Se i bambini fossero educati secondo le norme sociali, delitti di prevaricazione ad imitazione del Gesù di Nazareth non avverrebbero. Avvengono solo perché i bambini sono educati nel delirio di onnipotenza di uno che si crede il padrone delle persone in quanto figlio del dio padrone.

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15 marzo 2011
Claudio Simeoni
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sabato 5 marzo 2011

Allarme terrorismo in Veneto: squadracce di stampo neonazista alla sbarra. E se la loro azione fosse stata fatta contro Giorgio Napolitano?


Quando si lanciava l’allarme sull’incitamento al razzismo e all’odio sociale i magistrati si giravano dall’altra parte per non perseguire i delinquenti. Poi, i delinquenti hanno formato squadre di picchiatori di stampo nazista entrando casa per casa cercando il diverso, il negro. Terrore squadrista che non riguarda solo gli immigrati, ma tutti i cittadini. Quando qualcuno usa le Istituzioni per aggredire i cittadini commette atti di terrorismo, il peggiore dei terrorismi, perché aggredisce le norme Costituzionali in funzione della ricostruzione dello stato fascista, dei campi di concentramento, della distruzione del sistema economico e sociale del paese.
Non si tratta di “perquisizioni”. Le perquisizioni avvengono su mandato del magistrato e su indicazioni di precisi capi di imputazione. Qui si tratta di squadrismo che ha alterato la funzione delle Istituzioni al fine di commettere atti di terrorismo criminale: che cosa sarebbe successo se questi atti fossero stati fatti nei confronti di Giorgio Napolitano, Silvio Berlusconi, Luca Zaia, Umberto Bossi e non su quelli che loro considerano “quattro negri”?
L’articolo 3 della Costituzione implica la persecuzione dei reati commessi da questi quadristi con la stessa determinazione che si avrebbe impiegato a perseguire lo stesso reato commesso nei confronti di Silvio Berlusconi, Umberto Bossi o Maroni. Bisogna smetterla di pensare alle persone per categorie razziste. Non solo per quanto riguarda i leghisti o gli sbandati, ma non devono pensarlo i magistrati perché la loro omissione di atti d’ufficio è quella che favorisce e costruisce il disagio sociale. Lo so che preferiscono avere l’appoggio del vescovo Scola piuttosto che inquisire il vescovo Scola per violenza ai minori perché li costringe in ginocchio davanti ad un crocifisso sottraendoli alle norme Costituzionali, ma questa omissione è un delitto di terrorismo che porta poi a costruire delle squadre di terrore razzista perché molti bambini crescono come “unti del signore” o in diritto di frustare quelli che loro ritengono i mercanti da cacciare dal loro tempio.
In Veneto non tutti i vigili urbani si sono comportati in questo modo, tutti i vigili urbani, per responsabilità morale, sono responsabili di questi atti di terrorismo e di eversione dell’ordine democratico.
Riporto la notizia


CAMPOSAMPIERO
Caccia ai clandestini casa per casa
Il pm: «Processate l’assessore»
«Visite» in appartamenti di stranieri senza avere alcun mandato: per il pm ci fu reato. Chiesto il giudizio per Scirè e l’ex capo dei vigili del Comune padovano

PADOVA - Si erano introdotti in quelle case senza permessi, e poco importa che avessero fatto tutto nel nome della «santa sicurezza», in cerca di clandestini. Perché adesso Salvatore Scirè, assessore alla sicurezza del comune di Camposampiero e maresciallo dei carabinieri e Gianni Tosatto, ex comandante del corpo di polizia locale dell’Unione dei Comuni del Camposampierese, rischiano il processo. Il loro destino si giocherà il 14 luglio quando, assistiti entrambi dal legale Paola Rubini, compariranno di fronte al giudice Vincenzo Sgubbi per l’udienza preliminare. Sarà quella la sede in cui il sostituto procuratore chiederà il processo per i due imputati, accusati di concorso in violazione di domicilio commessa da pubblico ufficiale e tenta violazione di domicilio, sempre commessa da pubblico ufficiale. In pratica delle perquisizioni abusive portate a termine, sostiene la procura, abusando dei poteri che spettano alle loro funzioni. Vittime delle visite inaspettate da parte dell’assessore e del comandante dei vigili (oggi in pensione) erano state una famiglia di origine marocchina e un 41enne tunisino - nelle cui case Scirè e Tosatto erano riusciti ad entrare - e una famiglia senegalese, dove però la perquisizione non era andata a buon fine.

Persone che comunque da anni abitavano nel comune dell’Alta Padovana, e risultavano regolari in Italia. L’inchiesta era partita grazie ad un esposto presentato al quarto piano del palazzo di Giustizia da parte del segretario provinciale della Cgil Andrea Castagna e controfirmato dagli avvocati Marco Paggi e Giorgio Gargiulo, a processo come parte lesa. Ma riannodiamo i fili della vicenda. Sono circa le sette di mattina del 2 settembre 2009 e due agenti dell’Unione del Camposampierese, capeggiati dall’assessore Scirè e dal comandante Tosatto, bussano alla porta di casa di un marocchino che vive in via Giovanni XXIII. Gli agenti non trovano l’uomo, in casa c’è solo la moglie che rimane esterrefatta alla richiesta degli uomini della municipale di entrare in casa per vedere chi c’era. Vuoi forse per la soggezione che mette la divisa, vuoi per la buona fede di chi nulla ha da nascondere, la donna apre la porta ai controlli, senza risultato, dei quattro.

Perquisizione portata a termine con modalità più o meno identiche anche in casa di un 41enne tunisino, che senza capire bene la situazione apre la porta di casa alla polizia e all’assessore. Poco dopo la scena si ripete non molto distante, in via Borgo Trento e Triste 10 dove abita Mady Cisseh, nato in Senegal, presidente dell’associazione Japoo fratelli senegalesi uniti del Veneto (che poi sarà uno dei firmatari dell’esposto da cui deriverà l’inchiesta della procura e l’attuale richiesta di rinvio a giudizio per l’assessore di Camposampiero e l’ex comandante dei vigili dell’unione dei locali Comuni). Scirè e Tosatto chiedono di entrare, ma l’uomo si rifiuta di aprire la porta in assenza di un mandato di perquisizione. Nei giorni successivi, quando la notizia aveva scatenato una bagarre politica a Camposampiero, Cisseh dirà di essersi sentito «discriminato» perché «hanno controllato solo gli appartamenti abitati dai neri». Per poi scendere in piazza il 26 settembre 2009 contro le ispezioni indiscriminate nelle loro case.

Nicola Munaro
04 marzo 2011

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/padova/notizie/cronaca/2011/4-marzo-2011/caccia-clandestini-casa-casa-pm-processate-l-assessore-190151686995.shtml


Faticosamente verranno portati davanti ad un magistrato al quale spiegheranno le loro ragioni e il magistrato valuterà.
Io non ho dubbi che il magistrato, al di là della sua personale qualità morale, applicherà quella che lui ritiene sia la legge; solo che io pongo un’altra domanda: il magistrato applicherà la legge partendo dall’articolo 3 della Costituzione e ritenendo che quello che questi squadristi hanno fatto a questi “negri oggetto di disprezzo” ha la stessa gravità che se lo avessero fatto a Silvio Berlusconi, Maroni, Umberto Bossi o Giorgio Napolitano o applicherà la legge partendo dalla considerazione del crocifisso secondo cui questi “negri oggetto di disprezzo” sono come i Farisei di Gesù che vanno aggrediti perché malvagi in quanto negri?
Cosa farà il magistrato? Applicherà i principi della Costituzione o quelli del crocifisso. Ricordo che nelle aule di giustizia c’è scritto che “la legge è uguale per tutti”, ma c’è anche il crocifisso che rappresenta, fra le altre cose, la legittimazione del razzismo.


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05 marzo 2011
Claudio Simeoni
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mercoledì 2 marzo 2011

Incontro mensile del Pagus Veneto, 10 marzo 2011 a Padova


Incontro mensile del Pagus Veneto.

Il tema del Pagus di giovedì sarà “La sentenza 7073 della Corte di Cassazione del 23 febbraio 2011”.
L’idea è questa.
Nella storia abbiamo assistito alla nascita di varie ideologie sociali e politiche. Tutte sono state superate dalla storia. Solo le ideologie religiose sono sopravvissute. La religione è la fonte delle ideologie. Per arrivare al punto in cui la religione è l’ideologia senza altre ideologie che mascherano la religione, dovemmo entrare nel III° millennio dell’era moderna.
Con la sentenza n. 7073 del 23 febbraio 2011 la Corte di Cassazione ribadisce, ancora una volta, il diritto dei cittadini all’indignazione e alla rabbia senza dover essere perseguiti da Istituzioni che anziché essere al servizio dei cittadini si ritengono le padrone degli stessi. Si tratta del diritto all’indignazione, alla rabbia, che troppo spesso regimi diversi da quello democratico hanno sempre negato.
Assistiamo a partiti politici che fuggono da questa discussione e preferiscono rifugiarsi nella retorica vuota anziché affrontare il problema.


Che cos’è un Pagus?
E’ un incontro-confronto fra pensieri diversi relativi ad un tema di attualità legato alle tematiche civili con un grande impatto dal punto di vista religioso.
La differenza sostanziale fra essere cittadini in Veneto ed essere individui paurosi che omologano il loro modo di pensare e vivere la realtà come avessero paura di pensarsi il proprio essere soggetti portatori di diritti Costituzionali nella società civile. Il cittadino discute della società e della realtà in cui vive; il suddito obbedisce agli obblighi morali che il più forte gli impone.

Ogni Pagus ha un tema come oggetto della discussione. Tale tema viene approfondito e discusso in base alla visione del mondo e della vita dei partecipanti. La caratteristica del Pagus è quella di invitare le persone a discutere di un tema sociale importante, ma di non stabilire ordini o priorità nella discussione. Esiste la volontà di berci una birra e di mangiarsi, se si vuole un piatto di patatine fritte, una salciccia o una pizza.

L’incontro del Pagus si terrà a Padova giovedì sera, 10 marzo, dalle 20.45 in poi presso il Pub Mc Gregor in Via Tiziano Aspetti all’angolo con Via Zanchi, di fronte al Bingo. La puntualità non è necessaria . Basta, eventualmente, telefonare al numero: 3277862784.


I Pagus trattano di problemi di attualità visti dal punto di vista del Pagano. Il Pagano è il cittadino che provvede al futuro sociale, a differenza del cristiano che non deve preoccuparsi “di che cosa mangerà o di che cosa si vestirà” perché tanto, a lui, provvede il dio padrone (e poi non stupitevi se in Veneto qualcuno usa il coltello per appropriarsi di quello che gli necessita).

Chi vuole partecipare alla discussione il luogo di ritrovo è al Pub McGregor Via Tiziano Aspetti all’angolo con Via Zanchi a Padova davanti al Bingo alle 20.45.
Capisco che i partiti politici sono tesi a conquistare più voti possibile in vista dell’occupazione di ruoli Istituzionali, ma chi partecipa al Pagus non è attratto da interessi per l’occupazione di cariche Istituzionali, è interessato ad una birra e un piatto di patatine oltre che riflettere sul futuro della società in cui viviamo.

INFORMAZIONE VENETA
Per gli Organizzatori del Pagus Veneto