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Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

giovedì 7 aprile 2011

Le sentenze della Corte di Cassazione: autovelox e terrorismo. Gentilini insulta la Cassazione per giustificare la sua rapina dei cittadini...


Secondo la sentenza della Corte di Cassazione fra il comune di Treviso e la Prefettura di Treviso si è concretizzato un sodalizio criminoso il cui scopo era la rapina dei cittadini mediante la predisposizione di rilevatori di velocità illegali, gli autovelox, sul Put. Una vera e propria azione di rapina messa a punto da Gentilini e dal comune di Treviso in collaborazione con la Prefettura il cui ruolo è il controllo delle attività illegali e criminali del comune di Treviso a difesa dei cittadini e dei loro diritti Costituzionali. La minaccia per i cittadini non è la velocità sul Put, ma le azioni illegali e criminali del comune di Treviso che ritiene i cittadini dei soggetti da rapinare o, se preferite, “mucche da mungere” per far cassa e che vede un Prefetto più un complice di delitti che non un’Istituzione volta a salvaguardare i cittadini dalle azioni delittuose delle amministrazioni comunali e provinciali. Dice l’assessore alla sicurezza del comune di Treviso “visto che ci hanno sorpresi a derubare i cittadini con le multe, solleciterò i nostri parlamentari a modificare la normativa e poi cercherò dei punti, dove piazzare le macchine di rapina dei cittadini, in modo da poter derubare i cittadini e non farmi dare del delinquente dalla Corte di Cassazione (o, se preferite, di azione illegale).”. Questo rivela la mentalità criminale del’assessore di Treviso. Gentilini accusa in maniera vigliacca la Corte di Cassazione “la Cassazione così dà licenza di uccidere”, dimenticandosi che lui si è preso la licenza di rapinare gli automobilisti, i cittadini, senza che il Prefetto intervenisse per difenderne i diritti: è il terrorismo delle Istituzioni usate per delinquere anziché per rispettare la legge. Troppo spesso il Prefetto di Treviso ha tollerato atti amministrativi illegali e incostituzionali per la sua convenienza ideologica. Il razzismo della giunta di Treviso non è solo contro i musulmani che vogliono pregare (o contro gli extracomunitari travestiti da leprotti per divertire i cacciatori), ma sfocia nell’odio contro i cittadini che sono le bestie da rapinare. Riporto l’informazione sulla sentenza della Corte di Cassazione:


La Cassazione spegne gli autovelox sul Put I giudici spengono gli autovelox del Put. Accogliendo il ricorso di un multato, la Corte ha stabilito che l'anello del Put non può essere considerato «strada ad alto scorrimento». Multe illegittime


TREVISO. La Cassazione bocciato gli autovelox fissi sul Put: sono illegittimi, il Comune deve spegnerli. Congelate tutte le multe, si prevede una valanga di ricorsi. La Corte Suprema, accogliendo il ricorso di un automobilista, ha infatti stabilito che l'annello esterno delle mura, dove vige il limite di velocità di 50 km all'ora, non possiede tutte le caratteristiche per essere definito una strada «ad alto scorrimento», ossia la condizione necessaria per poter installare lungo l'arteria autovelox fissi per poi farli funzionare senza la presenza di un vigile.Ieri la sentenza è piombata a Ca' Sugana come un macigno. Amareggiato l'assessore alla Sicurezza Andrea De Checchi, che però rilancia: «Spegneremo gli autovelox, ma non possiamo esimerci dal dire che si tratta di una sentenza antisicurezza. Il Comune di Treviso non può accettare che il Put torni ad essere una strada pericolosa per l'alta velocità e quindi mi attiverò subito in tre direzioni: chiederò a polizia e carabinieri di aiutare i nostri vigili per effettuare controlli sul Put con telelaser a tutte le ore. Poi solleciterò i nostri parlamentari a modificare la normativa: devono essere i Comuni a valutare la pericolosità delle strade, e cioé a poter mettere o meno gli autovelox fissi senza permessi superiori. Terzo: cercherò di trovare punti del Put che si possano definire ad alta percorrenza: sposterò lì i box».Gentilini è furibondo: «Scriverò a Maroni e tornerò dal prefetto: la Cassazione così dà licenza di uccidere».Però la sentenza della Cassazione depositata ieri parla chiaro: «La Corte - vi si legge - accoglie il ricorso principale», ossia la contestazione del fatto che il Put possa essere appunto definito una strada ad alta percorrenza, ricorso presentato dal signor Sergio Zoia, farmacista di Peseggia, rappresentato dall'avvocato Paolo Iadanza, che ha convinto la Cassazione a prendere in esame la scottante questione dando torto, alla fine, sia al Comune che alla Prefettura di Treviso.

Tratto da:


Se a Treviso possiamo pensare ad un sodalizio criminoso volto a “fregare” gli automobilisti per far cassa ed imporre tasse improprie, a Merano, per multare gli automobilisti si cerca di dare in appalto le multe ad operatori diversi dai vigili urbani. In sostanza non c’è la “certezza e legalità” nei comportamenti di soggetti non abilitati al ruolo di Pubblico Ufficiale che dovrebbe (visto che a consentire, o ordinare, l’istallazione di apparecchi dovrebbe essere stato o il sindaco o l’assessore alla pubblica sicurezza che sono comunque Pubblici Ufficiali) garantire la correttezza e la legalità dei comportamenti sanzionatori. Il trucco delle amministrazioni di affidare le multe in appalto ai privati è già stato più volte sanzionato dalla magistratura. Solo che i comportamenti delle Amministrazioni sono sempre comportamenti delittuosi che rivelano una predisposizione criminale degli individui che occupano quei ruoli Istituzionali. Non hanno a cuore l’amministrazione pubblica, ma solo il loro ruolo di individui onnipotenti che ritengono i cittadini delle “vacche da mungere”. In questo caso si tratta della sentenza n. 7785:


La multa è valida solo se i dati dell'autovelox sono elaborati dai vigili

Chi c'era dietro l'autovelox che vi ha multato? È questa l'ultima speranza a cui si può appigliare il cittadino che si è visto notificare una multa per eccesso di velocità. Infatti, se dal verbale di accertamento non emerge "adeguatamente" che il rilevamento è fatto da «un agente preposto al servizio di polizia stradale» la multa può essere annullata. Lo ha deciso la Corte di cassazione con la sentenza del 5 aprile 2011 n. 7785 (si legga il testo su Guida al diritto). Il caso riguarda una automobilista di Merano. Il caso è quello di una automobilista della provincia di Bolzano "pizzicata" dal dispositivo elettronico a viaggiare oltre i limiti di velocità. Proposto ricorso aveva ottenuto l'annullamento del verbale per ben due motivi: in primis, perché l'amministrazione non aveva dato prova della corretta taratura dell'apparecchio e poi perché risultava che l'amministrazione si era avvalsa di una ditta esterna per la gestione degli autovelox. Contro la sentenza il comune di Lagundo è ricorso in Cassazione. Sul primo punto ha ragione il municipio. I giudici di Piazza Cavour però, dando sul primo punto ragione al municipio, hanno chiarito che «non deve essere fornita dall'amministrazione alcuna prova della esecuzione dell'operazione di taratura». Non solo ma che va «comunque ribadito che l'efficacia probatoria dello strumento rilevatore del superamento dei limiti di velocità opera fino a quando non sia accertato» dall'opponente «il difetto di costruzione, installazione o funzionamento del dispositivo elettronico». Il parere della Cassazione. I Supremi giudici hanno invece dato ragione all'automobilista che lamentava la mancata partecipazione di un agente di polizia municipale alla attività di «elaborazione dell'accertamento». Infatti, il municipio aveva ammesso di aver attribuito l'intera gestione a una ditta esterna, indicando poi soltanto genericamente una "supervisione" da parte della Polizia municipale. In tal modo, secondo la Corte, risultava «indimostrata» l'esistenza di quell'elemento «di certezza e legalità» che «solo la presenza del pubblico ufficiale può garantire al cittadino». Nulla di fatto, dunque, per il Comune che non è riuscito a provare né la limitazione della presenza del privato alla fase di installazione ed impostazione degli apparecchi; né che la gestione degli stessi era «rimasta riservata ai pubblici ufficiali»; e in ultimo neppure che il ruolo dell'operatore tecnico fosse stato sempre e comunque «subordinato a quello dei vigili urbani».


Tratto da:



Non dovrebbe intervenire la Corte di Cassazione per certificare i comportamenti criminali delle Pubbliche Amministrazioni nei confronti dei cittadini. Chi ha una funzione pubblica deve sapere che quello è un comportamento criminale allo stesso modo che chi entra in banca con una pistola sa che sta facendo una rapina. Solo che a differenza delle banche e dei banchieri i cittadini non hanno né soldi né tempo per fare ricorsi e difendersi da quelle aggressioni. Un avvocato costa denaro, si deve andare in giro per uffici, si devono aspettare anni per una sentenza definitiva. Per questo le Pubbliche Amministrazioni contano sulla fragilità dei cittadini per farla franca nella loro attività di delinquenti. inoltre, la stessa sentenza non qualifica le Istituzioni o chi le occupa come dei delinquenti, ma sembra che i delitti di rapina dei cittadini ad opera delle Istituzioni sia quasi un gioco o non tanto infamante come una rapina, un furto, un omicidio. Come se quel delinquere fossero delle semplici “formalità amministrative”. Sembra quasi di giocare a scacchi in cui l’Amministrazione, o chi ne occupa il ruolo, fa la parte del re che non viene ammazzato (censurato per i comportamenti criminali) ma solo “formalmente sconfitto” ed è la cosa che fa indignare di più perché questo atteggiamento dell’informazione è una violazione formale e sostanziale dell’articolo 3 della Costituzione: Gentilini che rapina i cittadini con “illegalità amministrative” non viene messo alla gogna come criminale, mentre Gentilini si permette di criminalizzare chi tende una mano per chiedere l’elemosina. E il Prefetto è complice di questa attività criminale! E’ la percezione dei cittadini che è importante che si trovano a vivere in una situazione di perenne illegalità voluta da amministrazioni che fanno del crimine la regola del loro comportamento.



07 aprile 2011

Claudio Simeoni

Meccanico

Apprendista Stregone

Guardiano dell’Anticristo

P.le Parmesan, 8

30175 – Marghera Venezia

Tel. 3277862784

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