La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

martedì 31 maggio 2011

Pagus Veneto incontro del 9 giugno: "Antiche radici che danno nuovi fiori..."



Incontro mensile del Pagus Veneto.

Il tema del Pagus di giovedì sarà “Antiche radici che danno nuovi fiori...”.
Dopo aver portato le nuove statue nel Bosco Sacro, riteniamo importante discutere del loro significato...
La questione sta nella diversità fra la Natura degli Dèi e la forma con cui rappresentiamo gli Dèi.
Se noi, come Pagani, avessimo la stessa idea che i cristiani hanno del loro dio (magari estendendone la forma a molti Dèi) non saremmo diversi da loro: gli Dèi sarebbero dei padroni che chiedono deferenza.
Ma noi non abbiamo l’idea del dio come i cristiani hanno l’idea del loro dio. Noi non consideriamo il mondo fatto di oggetti dove noi, ad immagine e somiglianza del dio padrone dei cristiani, ci ergiamo a soggetti. Noi concepiamo un mondo di soggetti che agiscono, manifestano la loro intelligenza e progettano in base ai loro bisogni e ai loro desideri.
Mentre i cristiani (come i buddisti e tutti i monoteisti) uccidono il desiderio in quanto il desiderio li porta a ribellarsi alla morale e agli obblighi imposti dal loro dio, i Pagani disciplinano nel divino le loro azioni che veicolano i loro desideri nel mondo in cui vivono. Trasformano il desiderio nel motore della vita. Nella mitologia assistiamo a due tipi di desiderio che abbiamo rappresentato con le nuove statue nel Bosco Sacro a Jesolo Venezia: Venere e Apollo.
Afrodite, la figlia di Urano Stellato, viene identificata a Roma con Venere. Afrodite è il desiderio, è l’emozione in sé. A Roma si dice che i romani erano il popolo più religioso del mondo perché a fondamento delle loro relazioni col mondo c’era VENERE che come divinità si manifestava nella loro azioni mediante il venerare il mondo.
Apollo è il principio maschile della vita. Con Artemide prima e Apollo poi, Padre Zeus da il via alla generazione dei bisessuati. Il nuovo modo di trasformarsi e di divenire della Natura.
Venere e Apollo sono portatrici di principi etici, morali, giuridici e sociali che sono antitetici dei principi propri del cristianesimo. Basti pensare che a Venere-Afrodite come veicolazione del desiderio il cristianesimo oppone la vagina vergine della loro madonna: QUALE BESTEMMIA! Quanti bambini sono cresciuti fobici per l’imposizione di tale violenza. Quanti bambini furono stuprati e violentati dai preti cattolici per sottometterli all’immagine della loro madonna...

Che cos’è un Pagus?
E’ un incontro-confronto fra pensieri diversi relativi ad un tema di attualità legato alle tematiche civili con un grande impatto dal punto di vista religioso.
La differenza sostanziale fra essere cittadini in Veneto ed essere individui paurosi che omologano il loro modo di pensare e vivere la realtà come avessero paura di pensarsi il proprio essere soggetti portatori di diritti Costituzionali nella società civile. Il cittadino discute della società e della realtà in cui vive; il suddito obbedisce agli obblighi morali che il più forte gli impone.

Ogni Pagus ha un tema come oggetto della discussione. Tale tema viene approfondito e discusso in base alla visione del mondo e della vita dei partecipanti. La caratteristica del Pagus è quella di invitare le persone a discutere di un tema sociale importante, ma di non stabilire ordini o priorità nella discussione. Esiste la volontà di berci una birra e di mangiarsi, se si vuole un piatto di patatine fritte, una salciccia o una pizza.

L’incontro del Pagus si terrà a Padova giovedì sera, 09 giugno, dalle 20.45 in poi presso il Pub Mc Gregor in Via Tiziano Aspetti all’angolo con Via Zanchi, di fronte al Bingo. La puntualità non è necessaria . Basta, eventualmente, telefonare al numero: 3277862784.

I Pagus trattano di problemi di attualità visti dal punto di vista del Pagano. Il Pagano è il cittadino che provvede al futuro sociale, a differenza del cristiano che non deve preoccuparsi “di che cosa mangerà o di che cosa si vestirà” perché tanto, a lui, provvede il dio padrone (e poi non stupitevi se in Veneto qualcuno usa il coltello per appropriarsi di quello che gli necessita).

Chi vuole partecipare alla discussione il luogo di ritrovo è al Pub McGregor Via Tiziano Aspetti all’angolo con Via Zanchi a Padova davanti al Bingo alle 20.45.
Capisco che i partiti politici sono tesi a conquistare più voti possibile in vista dell’occupazione di ruoli Istituzionali, ma chi partecipa al Pagus non è attratto da interessi per l’occupazione di cariche Istituzionali, è interessato ad una birra e un piatto di patatine oltre che riflettere sul futuro della società in cui viviamo.

INFORMAZIONE VENETA
Per gli Organizzatori del Pagus Veneto

sabato 28 maggio 2011

Imprenditori in Veneto manifestano per il diritto di licenziare, eliminare mezzi antinfortunistici, al lavoro nero, inquinare, violentare la società



Industriali e imprenditori in corteo per rivendicare il diritto di licenziare e saccheggiare il territorio, delocalizzare, in disprezzo della società civile.
Il diritto al terrorismo sociale viene rivendicato dagli imprenditori. Il diritto di violare le leggi; il diritto di impedire l’uso delle protezioni di sicurezza, il diritto di usare il lavoro nero; il diritto ai contratti interinali e alla diffusione dell’insicurezza e la precarietà sociale dalla quale trarre profitto. Il diritto di delinquere non pagando tasse, giocando con la finanza, rendendo difficoltosi i controlli della finanza, è quanto la Mercegaglia ha preteso nella manifestazione di Treviso che ha visto degli imprenditori, che vivono del disprezzo della società civile, pretendere l’impunità al saccheggio dell’Italia. Stanno fallendo? E che falliscano! Che vadano a fare i barboni come costringono gli operai dopo averli fatti bastonare dai manganelli di poliziotti che appaiono più loro complici che non un’Istituzione dello Stato.

Duemila in corteo: la rabbia degli industriali
Marcegaglia, Vardanega, Tomat guidano la marcia. Gli associati: ci sentiamo traditi dal governo

di Daniele Ferrazza

Comincia con un pugno alla Lega, nel cuore del sua roccaforte, l'assemblea degli industriali trevigiani. Il presidente Alessandro Vardanega chiama l'Inno d'Italia e tutti si alzano in piedi. Persino il governatore Luca Zaia (che però non lo canta) e il vicesindaco Giancarlo Gentilini, che sull'inno non ha mai avuto incertezze. Poi, al termine dell'assemblea, il momento più atteso: la marcia silenziosa degli imprenditori trevigiani dallo stadio di rugby di Monigo alla nuova Area Appiani, in testa il presidente nazionale Emma Marcegaglia accompagnata da Andrea Tomat e Alessandro Vardanega. Il ministro Maurizio Sacconi, che alla camminata non partecipa, evoca quella dei quarantamila a Torino contro il terrorismo e azzarda un giudizio non proprio fortunato: «E' una marcia contro la Cgil». Ma i duemila imprenditori che sfilano lungo i due chilometri di viale Europa non pensano né a Pomigliano né alla Cgil: «Abbiamo votato per questo governo ma non ci stiamo più: i risultati sono troppo scarsi e anche la Lega sta deludendo. Adesso tocca a noi imprenditori dare il segnale che bisogna cambiare e anche in fretta». Si sfilano un po' di big - Gilberto Benetton, Gianfranco Zoppas, Mario Moretti Polegato, Stefano Beraldo se ne vanno un po' prima - ma gli altri ci sono tutti. Lasciano le loro auto nel parcheggio e si sciroppano la strada, graziati da una violenta grandinata che un paio d'ore prima aveva persino interrotto l'assemblea. Ed è un fiume di rabbia contro il governo Berlusconi, cui gli imprenditori trevigiani non credono più. Renzo Dametto, che produce i tortellini Dalì, descrive bene la situazione: «L'idea della marcia è buona. Almeno ha il merito di muovere le acque perchè abbiamo esaurito la pazienza. Se sono col governo? No, sto con il presidente Vardanega. Perchè io sono tra quelli che aveva creduto a questo governo, ma ora non più. Non ha fatto abbastanza». Tra i partecipanti è un crescendo di giudizi negativi. Aggiunge Massimo Tonello di Oderzo: «E' una marcia silenziosa. E il silenzio è molto eloquente. Questo è un segnale alla politica: siamo uniti e vogliamo cambiare le cose perchè così, è inutile nascondercelo, non si va da nessuna parte». Lo stesso commento di Gianni Sartor, di Computer srl di Susegana: «Serve a sbloccare la situazione. Il governo poteva fare molto, ma molto di più. Per carità, c'è stata la grave crisi, ma mi sembra che abbiano perso tempo a litigare invece che a governare». Vincenzo Papes, imprenditore medico: «In Italia ci vuole meno Stato e più impresa. Pensavo davvero che questo governo facesse di più, all'inizio ci avevo creduto pure io. Anche la Lega ha perso la spinta, a mio parere. Purtroppo manca ancora l'alternativa e la sinistra non riesce ad aggregare abbastanza». Il costruttore Silvano Armellin di Conegliano: «Questa marcia non è la soluzione ma almeno un contributo. Noi, del resto, siamo abituati ad arrangiarci, a fare le cose da soli». 28 maggio 2011

Tratto da:
http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2011/05/28/news/duemila-in-corteo-la-rabbia-degli-industriali-4296859

E intanto, comunque vada a finire, la Datalogic dimostra di commerciare in schiavi, non di usare il lavoro dei cittadini con i quali ha un contratto e dei doveri.
Perché quei 150 dipendenti sono schiavi? Perché non avranno lo stipendio, ma dovranno pagare affitti, bollette, servizi e se protesteranno saranno bastonati dai poliziotti. E’ questo lo schiavismo: la soppressione dei diritti e, primo fra tutti, il diritto alla vita nelle condizioni medie del paese in cui si abita.
Sono i risulati della politica di Zaia, Muraro, Gobbo, Gentilini, che rivendicando il diritto di violare i diritti dei cittadini si sono appropriati del diritto di non avere dei doveri cui ottemperare:

Datalogic licenzia 150 dipendenti
Fabbrica occupata a Quinto



Fulmine a ciel sereno alla Datalogic di Quinto, azienda multinazionale che ha deciso di delocalizzare e stamattina ha comunicato a 95 dipendenti a tempo indeterminato (più 51 precari) la chiusura dello stabilimento. Rabbia e disperazione da parte dei lavoratori, operai e tecnici specializzati, tutti residenti nella zona. La fabbrica è occupata giorno e notte e davanti ai cancelli sono stati bruciati i camici per protesta: "Ecco, questo è il futuro dell'Italia".
27 maggio 2011

Tratto da:

http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2011/05/27/news/datalogic-licenzia-150-dipendenti-fabbrica-occupata-a-quinto-4296233


Da tempo Marghera si avvia verso la chiusura delle attività produttive. Dopo che i magistrati di Venezia hanno consentito alla Montedison di devastare il territorio riempiendolo di diossine e altri prodotti inquinanti e devastanti; dopo che i magistrati si sono girati dall’altra parte davanti alle modificazioni ambientali che hanno portato alla malattia migliaia di cittadini che loro considerano del bestiame senza diritti sociali e giuridici; ora vengono lasciate le cattedrali del degrado e della decadenza che i fondi pubblici dovranno demolire, bonificare. A spese dei cittadini perché nessun magistrato ha fatto il proprio dovere imponendo agli industriali, fruitori del territorio, di riportarlo alle condizioni originali. I magistrati, tradendo i loro doveri d’ufficio, hanno permesso agli industriali di fare utili caricando i costi sulla collettività. Se la collettività protesta ci pensano i manganelli della polizia di Stato a sedare proteste dei cittadini che loro dovrebbero servire.
Per questo Marghera i avvia verso la chiusura dell’area industriale. un po’ alla volta. Pezzo per pezzo. In modo da sfiancare gli operai che si sono dimenticati di far parte di una società civile: anche gli operai, come gli industriali, si sono dimenticati di far parte di una collettività:


Fincantieri in rivolta contro gli esuberi, blocchi stradali a Venezia
In mattinata gli operai della Fincantieri hanno bloccando via della Libertà, tagliando dunque i collegamenti stradali con Venezia. Gli operai Vinyls invece tornano sulle fiaccole del Petrolchimico

VENEZIA. Una giornata di lotta per il lavoro a Venezia. Dalla prima mattinata gli operai della Fincantieri hanno bloccato via della Libertà, interrompendo così il collegamento viario tra la terraferma e Venezia. Si tratta di una manifestazione non autorizzata ma gli operai sono determinati a portare avanti la protesta contro il piano dell'impresa che prevede 2550 esuberi e la chiusura di due stabilimenti in Campania e in Liguria. Il blocco è terminato attorno alle 11, ma ha comunque mandato in tilt la delicata viabilità veneziana. I problemi maggiori su via Fratelli Bandiera, mentre tutto il traffico in direzione Venezia è stato deviato su San Giuliano. Anche gli operai della Vinyls, azienda della chimica coinvolta in una lunghissima vertenza per la vendita, sono tornati a protestare per l'incertezza che pesa sul loro futuro. Tre operai sono saliti nuovamente su una fiaccola del Petrolchimico, a 150 metri d'altezza. Tra loro Nicoletta Zago, l'operaia-simbolo, che qualche settimana fa incontrò il Papa Benedetto Xvi, durante la sua visita a Venezia.
27 maggio 2011

Tratto da:
http://nuovavenezia.gelocal.it/cronaca/2011/05/27/news/fincantieri-in-rivolta-contro-gli-esuberi-blocchi-stradali-a-venezia-4296039

E’ così che muore la società del Veneto.
Ci si è dimenticati che il Veneto è tale solo se è un complesso sociale, non se è un campo di concentramento in cui le guardie carcerarie si attribuiscono i diritti di violare ogni diritto dei cittadini. Non esistono leggi penali per i sindaci che emettono provvedimenti contro la Costituzione della repubblica e i magistrati Veneti preferiscono girarsi dall’altra parte incitando all’odio sociale in quei cittadini che vedono i loro diritti violati e l’impotenza di chiedere giustizia.
Non chiedetevi qual altro centro produttivo verrà domani chiuso: è sicuramente il vostro...

Tanto per ricordarci chi sono gli imprenditori:

CASTELFRANCO - Bancarotta fraudolenta con distrazione, ricorso abusivo al credito, appropriazione indebita, false comunicazioni sociali: con queste accuse due imprenditori sono stati arrestati dalla Guardia di Finanza di Verona a chiusura di una indagine sul fallimento della Alkom Alluminio Spa.
E' una azienda di San Bonifacio (Verona) già operante a livello nazionale nel settore della fabbricazione di cisterne e serbatoi. Su richiesta del pm Marco Zenatelli, il Gip Guido Taramelli ha emesso due ordinanze di custodia cautelare nei confronti di Vincenzo Rodo, 61 anni, nato a Pantelleria (Trapani), residente a Latina, amministratore della società, e Claudio Bottari, 54, nato a San Donà di Piave (Venezia) e residente a Castelfranco Veneto (Treviso), ritenuto socio occulto.
Bottari aveva la procura per operare in nome e per conto di una società di diritto olandese titolare del 70% della Alkom, mentre il restante 30% era controllato da Rodo, che si era creato una doppia identità, utilizzando anche il nome di Salvatore.
Secondo l'accusa i due arrestati avrebbero distratto dalle casse societarie un milione e 600mila euro, intascato 420mila euro ricorrendo abusivamente al credito mediante false fatturazioni; le indagini hanno accertato anche l'appropriazione indebita per oltre 700mila euro con ammanchi dalla casse societarie giustificati da poste di bilancio fittizie.

Tratto da:
http://www.oggitreviso.it/frodi-arrestato-imprenditore-di-castelfranco-36651


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28 maggio 2011
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

giovedì 26 maggio 2011

Guido Petter il torturatore della feroce banda Pietro Calogero è morto: onore ai suoi torturati che difesero la Costituzione!

Quando la Repubblica Italiana è in pericolo per i tentativi di colpo di Stato, i cittadini sono chiamati a difendere la Costituzione della Repubblica.

Se i magistrati avessero perseguito i colpevoli della strage di piazza Fontana, anziché ammazzare prima Pinelli (non lo hanno ammazzato? ma lui non doveva essere fermato. Calabresi non ne aveva nessun motivo se non quello di usarlo per coprire i veri autori della strage) e poi sequestrando illegalmente Valpreda per coprire gli autori della strage di Piazza Fontana, le attività di eversione di Pietro Calogero e le torture inflitte ai cittadini accorsi in difesa della Costituzione e impediti con laviolenza a difendersi nei processi, oggi staremmo parlando di una storia diversa. Il terrorismo dei magistrati urla giustizia ancor oggi e Guido Petter era all'interno di quel disegno criminoso il cui fine era quello di privare i cittadini della loro Costituzione!


E’ morto il sanguinario criminale Guido Petter. Con i criminali della Procura di Padova e Venezia hanno agito contro la Costituzione della Repubblica per trasformare i cittadini in bestiame in ginocchio elaborando, per distruggere la Costituzione della Repubblica, la porcata del teorema Calogero con cui sequestrare le persone, incarcerarle e torturarle indiscriminatamente e manipolare i processi. A Guido Petter interessava soltanto l’impunità dei terroristi che macellarono persone a Piazza Fontana e i mandanti che tentavano colpi di stato. A Petter facevano schifo i cittadini che rivendicavano il proprio ruolo di cittadini consapevoli che la Costituzione impone doveri alle Istituzioni e non diritti di annientamento sociale.
A me non interessa se Petter fu un partigiano: anche Mussolini fu un socialista!
A me interessa le torture che abbiamo subito e delle quali Petter porta la responsabilità morale e personale.
Petter era un vigliacco che faceva della violenza il modo con cui imporre il proprio essere il dio padrone sui cittadini che pretendevano il rispetto del diritto Costituzionale. Forse, come partigiano, conosceva solo la violenza con la quale imporre le proprie ragioni disprezzando le persone che non volevano mettersi in ginocchio.
Ora è morto da squallido e questo mi fa sorridere perché tutto il male che Guido Petter ha fatto gli è servito solo per esaltare il suo ego di padrone.

Per questo, voglio fare un omaggio alle vittime di Guido Petter e dei terroristi che si sono inventati il processo farsa per insurrezione al solo fine di sequestrare cittadini e garantire impunità ai terroristi di Piazza Fontana, Piazza della Loggia, P2, e altri. La Costituzione è importante e va difesa anche dai terroristi come Petter che pretendevano di ergersi a padroni dei cittadini.
A tutti i torturati da Guido Peter, dalla Procura della Repubblica di Padova e dalla Procura della Repubblica di Venezia che mai ebbero giustizia. Io sotto tortura sono diventato uno Stregone, ma gli aguzzini girano ancora liberi di aggredire le Istituzioni che in quegli anni, solo noi, con tutti i nostri limiti, abbiamo difeso: qualcuno dimostri che avevamo un solo interesse di soldi, di carriera politica, di potere. Solo l’amore per la giustizia ci spinse, mentre l’odio di Guido Petter era guidato solo dal potere politico e dal denaro.
Affinché nessuno paghi mai più il nostro prezzo davanti al terrorismo di personaggi come Guido Petter:

Figlio mio, chiunque tu sia,
guarda i miei errori e da essi impara.
Ti attrezzeranno per affrontare la tua vita
e il seme della sottomissione in te non sboccerà.
Ad ogni uomo, fin dal brodo primordiale, appartengono i progetti;
le risposte sono la sua evoluzione
nella diversificazione delle specie.
Ogni risoluzione delle contraddizioni nella vita
è un atto di assoluta volontà
messo in atto da ogni uomo, di ogni generazione,
che ha nel presente la sua gloria.
Non affidarti mai ad un dio padrone, per la tua attività,
confida in te stesso e nei tuoi occhi che guardano il mondo.
Il dio padrone ha come fine il suo dominio sull’uomo;
l’unico fine del dio padrone è impedire all’uomo di diventare un DIO.
Nell’accumulare ricchezza, rispetta le regole sociali;
se nell’accumulare ricchezza crei miseria sociale,
la miseria sociale non ha nulla da perdere nel divorarti.
Guarda al tuo futuro col mondo in cui vivi;
ricorda che molti occhi ti guardano come preda.
Un re che profetizza si sta scavando la tomba;
ogni suo desiderio si trasforma in progetto,
ma non s’avvede che mille progetti si stanno dispiegando
attorno a lui per rispondere a mille diversi desideri.
Gli imbroglioni hanno un padrone,
un padrone si serve degli imbroglioni.
L’uomo onesto che serve un padrone, si chiama schiavo;
un saggio al servizio di un re, si chiama criminale.
Solo i re e i padroni fanno dell’ingiustizia regola di vita;
lo schiavo che anela alla libertà, anela alla giustizia.
Il re e il padrone si compiacciono delle labbra serventi dello schiavo,
in questo modo alimentano trono e dominio.
I re e i padroni sono i distruttori di ogni presente;
chi li combatte cercando la libertà apre le porte del futuro.
Il volto splendente del re sancisce la schiavitù;
il volto rabbioso dello schiavo manifesta la libertà delle Erinni.
La conoscenza e il sapere li porti sempre con te;
gli oggetti li trovi, in qualunque luogo tu vada.
Se in ogni azione che fai metti passione e intento,
ti chiameranno uomo retto.
Sii orgoglioso dei risultati che hai raggiunto,
questo alimenta il tuo coraggio per raggiungere nuovi risultati.
Fra gli umili puoi essere superbo;
fra i superbi puoi essere umiliato;
sii sempre te stesso.
Chi è prudente nella parola teme ritorsioni,
chi confida nel padrone trova la propria distruzione.
Chi trova le soluzioni ai problemi posti dalla vita,
sarà chiamato intelligente;
chi userà un linguaggio servile,
sarà chiamato pavido.
La vita irrompe nel mondo con la forza delle Erinni;
si abbatte con la furia di Efesto;
si alimenta dalla passione di Afrodite.
Una mente che progetta l’aggressione,
rende prudente la bocca;
dalle sue labbra esce l’inganno per addolcire la preda.
Parole gentili per ammaliarlo;
gentilezze per illuderlo;
una catena per renderlo schiavo.
Viene facilitata la via che porta ad autodistruggerti;
viene ostacolata, per questo è difficoltosa,
la via che ti trasforma in un dio.
Chi lavora lo fa per fame e per bisogno,
chi non ha né fame, né bisogno, è costretto con la violenza.
La sciagura costringe gli uomini all’ingegno,
la necessità mette fuoco che arde sulle labbra.
Chi provoca litigi ha dei fini nascosti,
chi vuole dividere gli amici, li calunnia.
Chi si impossessa del prossimo è un uomo violento,
costringe il sottomesso all’obbedienza.
Chi cerca la libertà medita di ingannare il padrone;
chi stringe le labbra sta pensando alla libertà.
Se ricevi un aiuto dall’eroe, ringrazia;
l’eroe ha già ricevuto il suo premio aprendo la porta del futuro.
Se lasci decidere al tuo padrone;
hai scelto la via del male.
Figlio mio, chiunque tu sia,
guarda i miei errori e da essi impara.
Ti attrezzeranno per affrontare la tua vita
e il seme della sottomissione in te non sboccerà.
Da:
http://www.stregoneriapagana.it/paganoit.html



(ANSA) - PADOVA, 25 MAG - Si terranno venerdi', a Padova, i funerali di Guido Petter, dal 1958 professore ordinario di psicologia dello sviluppo presso dell'Università di Padova ed ex partigiano, morto dopo un malore che l'aveva colto qualche giorno fa. Petter aveva 84 anni e fu vittima anche di una aggressione nel 1979 da parte di esponenti di Autonomia Operaia a Padova. Secondo tradizione al Bo dell'Università si terrà l'alza bara. "La morte di Petter - ha detto il Rettore Giuseppe Zaccaria - rappresenta una grave perdita per la nostra Università''.(ANSA).

Tratto da:
http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/veneto/2011/05/25/visualizza_new.html_845243183.html

Guido Petter rappresenta, insieme all’insieme in cui ha agito, il tentativo di destabilizzare le Istituzioni sottraendo la Costituzione ai cittadini e l’università agli studenti....
Solo con le torture e l’impedimento a difendersi nei processo, Guido Petter e la banda criminale cui apparteneva, ha agito per garantire a sè e ad altri ingiusto profitto.


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26 maggio 2011
Claudio Simeoni
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mercoledì 25 maggio 2011

Terrorismo e terroristi in Veneto e in Italia...



Terrorismo in Veneto e quelle che appaiono le complicità della Polizia di Stato.
Migliaia di lavoratori cacciati come bestiame dai posti di lavoro e ridotti alla miseria in assoluto disprezzo dell’articolo 1 della Costituzione della Repubblica e allevatori che praticano il sequestro di persona per saccheggiare la società civile e minacciano l’uso delle armi con un’apparente, se non fattiva, complicità della Polizia di Stato.
Giacomazzi ricatta lo Stato con i fucili che si starebbero procurando gli allevatori per sparare a chi chiede loro di rispettare le leggi. Nello stesso momento la Polizia di Stato bastona in maniera illegale e criminale i cittadini che chiedono il rispetto delle leggi al solo fine di costringerli a rinunciare ai loro diritti Costituzionali.
La polizia di Stato e la Magistratura appaiono complici in un disegno criminoso che tenta di destabilizzare il paese in funzione della ricostruzione di un regime assolutista: perché bastonare gli operai solo perché non accettano l’eversione di cui all’articolo 1 della Costituzione e non bastonare l’amministratore delegato della Fincantieri che ha fatto centinaia di milioni di danni sparando nella testa di gente indifesa? Persone che hanno firmato un contratto alimentando le speranze e i progetti della società civile? Con le sue pallottole sparate nella testa degli operai da parte ella Fincantieri gli operai si trovano senza lavoro in un sistema sociale che impone loro di pagare le bollette, un sistema sociale immiserito: i contratti di lavoro che gli amministratori delegati pensano di stracciare sono atti di terrorismo ed equivalgono allo sparare nella testa delle persone. Che poi la Polizia di Stato condivida questi atti di terrorismo e spacchi le teste a manganellate agli operai dimenticandosi che i cittadini sono i padroni delle case comunali e non dei servi, si tratta di un atto di eversione che privando i cittadini delle loro strutture, di fatto tendono a ricostruire l’assolutismo nazista in contrapposizione alla democrazia: e vengono pagati ben 1200 euro al mese con straordinari, ferie, pensione e tredicesima per aggredire la Costituzione della Repubblica! Ancora una volta, con i manganelli della polizia, i cittadini non sono i PADRONI dello Stato, ma le bestie che devono stare in ginocchio e subire decisioni illegali che danneggiano l’intera società civile. Solo chi è di ideologia nazista si proclama “servitore dello Stato” anteponendo lo Stato ai cittadini; chi è coerente con la Costituzione della Repubblica è al servizio dei cittadini, della legge e della legalità. Una legalità che ha nell’articolo 1 della Costituzione il suo fondamento: bastonare chi protesta per il posto di lavoro significa attentare all’articolo 1 della Costituzione e manifesta intenzioni di eversione dell’ordine democratico.
E intanto Vilmare Giacomazzi ricatta la società civile. Dice: “Dal momento che gli allevatori, che hanno sottratto milioni di euro alla società, si stanno armando, non chiedeteci i soldi che vi dobbiamo...”. E’ un atto di terrorismo che suscita tanta più rabbia in un momento in cui centinaia di migliaia di cittadini, violando la legge, vengono allontanati dal lavoro.
Riporto l’articolo:

La minaccia degli allevatori:
«Fucili contro gli esattori»
Annuncio del leader dei Cospa Giacomazzi: si stanno armando, l’ho segnalato alla procura. E rivela: «Io il destinatario della supermulta da quattro milioni»


VERONA — Fucili e pistole per «difendersi» dagli esattori. Che il popolo delle quote latte non vada tanto per il sottile s’era capito venerdì scorso con il «sequestro», durato cinque ore, del dipendente di Equitalia Paolino Zanellato, colpevole di aver consegnato una cartella esattoriale da 587mila euro a Mirko Pozzan, un allevatore di Lonigo, nel Vicentino. Ma ora c’è davvero il rischio che qualcuno perda la testa. E a dirlo è il presidente nazionale del Cospa, il veronese Vilmare Giacomazzi. «Ho partecipato a una riunione, alcuni giorni fa, con altri allevatori. C’è molta rabbia e alcuni di loro hanno detto chiaramente che andranno a comprare fucili e pistole. Sono pronti a usarle, nel caso qualche altro esattore pretenda di incassare queste multe folli». Giacomazzi è preoccupato. Spiega di avere subito avvertito le forze dell’ordine e la procura, sollecitando il blocco delle cartelle esattoriali. «Ho invitato i colleghi a mantenere la calma, ma sono esasperati: questa non è un’esazione, ma un’estorsione vera e propria, che ha lo scopo di tappare la bocca a chi ha il coraggio di denunciare le irregolarità».

In Veneto starebbero per arrivare sanzioni per seicento aziende, di importo variabile tra 400mila e 5 milioni di euro. E tra i più colpiti c’è proprio Giacomazzi, uno dei leader della protesta. «Dicono che dovrei pagare oltre 4 milioni di euro. Una cifra basata su calcoli assurdi, che non pagherò. Nessuno di noi è disposto a farlo. Perchè Equitalia, prima di riscuotere, dovrebbe almeno ottenere la certezza del credito. E invece non c’è stata alcuna verifica ». Il presidente del Cospa, 63 anni, si definisce «allevatore da sempre». Un lavoro tramandato di padre in figlio da generazioni, visto che la sua famiglia opera nel settore da oltre un secolo. Oggi è alla guida di un’azienda che ha sede a Oppeano, con 220 bovini in lattazione. «Hanno fissato per il mio allevamento delle quote latte che non sono state aggiornate per molti anni. E ora pretendono di sanzionarmi per aver sforato... ». Ieri il Cospa ha inoltrato alla procura di Padova un’integrazione alla denuncia presentata nel dicembre del 2009 contro Fausto Luciani, dirigente dell’Agenzia Veneta per i Pagamenti in Agricoltura (Avepa). Un’inchiesta che sembrava destinata a finire in un nulla di fatto, visto che il pm Luisa Rossi ha chiesto l’archiviazione.

Ma Giacomazzi e altri allevatori si sono opposti. Ora chiedono la riapertura dell’indagine. Nei nuovi documenti consegnati alla procura si denunciano «fenomeni truffaldini alla base di calcolo delle vacche da latte e sulle emissioni di super prelievi e di provvedimenti sanzionatori». Il riferimento è alla scoperta di allevamenti «di carta», cioè aziende che si accaparravano le quote senza neppure avere dei bovini. Ma nella documentazione inoltrata agli investigatori si fa anche riferimento alla pallottole spedite il mese scorso al governatore del Veneto, Luca Zaia. Il Cospa inoltre collega un’indagine di Pordenone alla morte di un funzionario e alle intimidazioni subite dal presidente della Regione: «Abbiamo presentato denuncia penale contro il dirigente di Agea (l’agenzia per le erogazioni in Agricoltura, ndr) del Friuli, Silverio Scaringella. Il pm Riccardo Facchin - si legge nelle carte - ha detto che avrebbe chiesto ulteriori chiarimenti alla procura di Roma e ai dirigenti di Agea del Friuli, in particolar modo a Scaringella. Non ci è dato sapere cosa sia successo, ma il dirigente Scaringella si è suicidato e nel medesimo giorno è arrivata al governatore Zaia una busta chiusa contenente due pallottole». Fucili, pistole e pallottole. I giorni più caldi della battaglia sulle quote latte forse devono ancora venire.

Andrea Priante
24 maggio 2011

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/padova/notizie/cronaca/2011/24-maggio-2011/minaccia-allevatori-fucili-contro-esattori-190713598142.shtml


E’ il terrorismo leghista, fatto di minacce generali (ricordate i 300mila fucili di Umberto Bossi?) e di aggressioni individuali che gli inquirenti si guardano bene dall’inserire in un più vasto disegno criminoso di disarticolazione Istituzionale. Quasi ci fosse una complicità della magistratura: dove sta la teoria del “grande Vecchio” o il “teorema Calogero”? Gli inquirenti l’hanno usato solo per torturare chi chiedeva il rispetto della Costituzione e ora, fingono di non ricordarsene per favorire la distruzione delle Istituzioni: come ai tempi di Valerio Borghese o della bomba a Il Gazzettino di Venezia. Chissà perché i responsabili non sono mai stati individuati....

E intanto ci si chiede: “Che cosa stava a fare la Polizia di Stato mentre questi bambini venivano violentati?”
Era loro dovere garantire la sicurezza di quei bambini, ma come al solito, la Polizia di Stato aveva altre cose da fare...


Pedofilia e violenza, educatore condannato a 11 anni e sei mesi di carcere
Giovanni Piovan gestiva due comunità nell'Estense. Stabilita anche l'interdizione perpetua dai pubblici uffici, il divieto di frequentare luoghi dove si trovano minorenni e un risarcimento complessivo di 200 mila euro ai tre ragazzi che subirono abusi


PADOVA. Due ore di camera di consiglio, poi la condanna: 11 anni e sei mesi di reclusione, interdizione perpetua dai pubblici uffici, divieto di frequentare i luoghi dove si trovano minorenni e un risarcimento alle parti civili di 200 mila euro complessivi. Non era in aula Giovanni Piovan quando ieri, intorno alle 15, il Tribunale di Padova (presidente Alessandro Apostoli Cappello, giudici a latere Cavaggion e Lazzarini) ha pronunciato l'attesa sentenza. Una sentenza arrivata a quasi due anni dall'avvio del processo nei confronti dell'ex educatore 47enne, originario di Baone, finito sul banco degli imputati per violenza sessuale nei confronti di tre ragazzini continuata e aggravata (dalla minore età e dal fatto di essere una persona che li aveva in affidamento per ragioni di educazione) nonché per maltrattamenti.
Ad ascoltare la lettura della pronuncia il suo difensore, l'avvocato veneziano Giorgio Pietramala, e i legali delle parti civili, l'avvocato Pietro Someda con i colleghi Sara Baldon e Luigi Migliorini. Era nell'aria la condanna dopo la durissima requisitoria del pubblico Benedetto Roberti che aveva reclamato ben 16 anni per l'imputato, preannunciando un'inchiesta-bis a suo carico perché altri due ex piccoli ospiti hanno cominciato a raccontare gli abusi subiti nelle due comunità gestite da Piovan nell'Estense. Comunità che erano sotto il controllo dell'Usl 17, eppure mai nessuno (né psicologi né funzionari dell'ente) si era accorto delle violenze sessuali di cui erano vittime alcuni bambini. Bambini «selezionati» con cura da Piovan che amava molto «crescere» coppie di fratellini, prima avvicinandoli con baci e abbracci, poi violandoli nella loro intimità più profonda e costringendoli non solo a docce comuni e palpeggiamenti ma anche a rapporti di ogni tipo.
«Ricordo ancora ieri come oggi l'odore della crema alla camomilla che ci faceva usare» aveva raccontato in aula una delle vittime, ricostruendo nel dettaglio gli incontri intimi. E se qualcuno fra loro osava ribellarsi, la vendetta era ineluttabile: permessi per rientrare in famiglia negati, punizioni con isolamento in camera per un mese, lavori da svolgere e divieto di uscire con gli amichetti. Ben più pesante la reazione se il suo «fidanzatino» veniva scoperto a flirtare con qualche ragazzina: la gelosia era incontenibile e la sanzione scattava senza possibilità d'appello.
Sono tre gli ex ospiti che, ieri, hanno ottenuto il risarcimento per le terribili ferite subite negli anni di permanenza nei convitti gestiti da Piovan e dalla moglie (che non è mai entrata nel processo): due fratelli nati rispettivamente nel 1988 e nel 1987, e un altro ragazzino del 1992, cui sono stati rispettivamente riconosciuti 30 mila, 100 mila e infine 70 mila euro.
Sono davvero piccoli quando l'orco-educatore comincia a mettere gli occhi (e le mani) su di loro: è l'anno 1998, il minore ha sei anni, il più grande 11. Per i piccoli ospiti iniziano anni d'inferno. Anni di violenze finite solo nel 2004, almeno per loro. Ma è soltanto nel 2008 che l'indagine decolla in seguito alla segnalazione che la sorella di una delle vittime fa al maresciallo Pernumian di Este: la ragazza racconta che il fratello è dimagrito di 30 chili perché costretto da Piovan a lavorare duramente nella sua azienda agricola o in un autolavaggio, due ditte in cui sono spediti a lavorare i convittori. Il 16 luglio 2009 Giovanni Piovan viene arrestato. Un provvedimento deciso per «l'altissimo rischio di reiterazione del reato»: l'uomo ha appena aperto a Fiera di Primiero un centro estivo per ragazzi. Una passione coltivata da anni.
24 maggio 2011

Tratto da:
http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2011/05/24/news/pedofilia-e-violenza-educatore-condannato-a-11-anni-e-sei-mesi-di-carcere-4264477

Ci vuole il Maresciallo Pernumian di Este per avere giustizia? Perché sono necessari i Trifilò o gli Ambrogi per difendere l’onore di una Polizia di Stato che agisce contro i cittadini? Perché non si fermano i criminali mentre stanno commettendo i crimini? Bambini sottratti ai genitori e consegnati ai violentatori: e la polizia di Stato nemmeno si vergogna. Pagati profumatamente per violentare i cittadini....
La Polizia di Stato sottratta ai cittadini ed usata per seminare terrore è un atto da colpo di Stato che da Scelba, Fanfani. Andreotti, Aldo Moro, Di Lorenzo, Almirante, Borghese, P2, ha visto il nostro paese in pericolo e in balia di un terrorismo protetto da magistrati che del colpo di stato erano complici. Come Pietro Calogero col suo Teorema e le sue torture...

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25 maggio 2011
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
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sabato 21 maggio 2011

Suicidi e cause della disperazione in un Veneto che appoggia i bunga-bunga di Silvio Berlusconi e criminalizza i cittadini



I campi di concentramento stile Bossi, Berlusconi, Maroni e Zaia, stanno sempre più mietendo vittime.
Hanno fatto migliaia di licenziamenti ed hanno criminalizzato la società civile per salvaguardare i bunga-bunga di Silvio Berlusconi e il diritto dei preti cattolici di stuprare i bambini imponendo il crocifisso ai cittadini in antitesi ai diritti Costituzionali. Sentenze della Corte Costituzionale e della Corte Europea hanno sentenziato come molte di quelle che loro chiamano leggi erano, in realtà, atti di terrorismo che violavano la Costituzione della Repubblica e la Costituzione Europea. Le Corti hanno fermato la prosecuzione di quegli atti di terrorismo, ma intanto molti cittadini hanno subito la violenza di quegli atti di terrorismo applicati nella società dai manganelli e dalle pistole con cui la Polizia di Stato e i Carabinieri hanno terrorizzato la società civile.
Il massacro di Bossi e Berlusconi è quanto di più vigliacco ed infame la società abbia visto: hanno rubato le prospettive ai cittadini per i propri interessi.
Gli episodi di suicidio vengono nascosti dalla stampa per favorire l’attività di terrore di Bossi e Berlusconi: intanto continuano ad aumentare i senza lavoro e i cassa integrati che perdono la casa e non sono in grado di far fronte agli obblighi imposti da amministrazioni che falciano i redditi dei cittadini. Le cause del suicidio vengono interpretate secondo i dettami del criminale in croce e non secondo i dettami della Costituzione.
Solo le statistiche sono in grado di dimostrarci come, sotto il governo di Bossi e Berlusconi, la corda per impiccarsi è diventata un oggetto d’uso abituale fra i cittadini italiani e del Veneto in particolare.

L'INDAGINE
Morire di non lavoro e in cella
così la crisi moltiplica i suicidi
I dati del rapporto Eures rivelano il peso della recessione economica e delle condizioni delle carceri sul fenomeno: 357 vittime tra i disoccupati, uno al giorno, e 72 tra i detenuti

ROMA - Disoccupati e detenuti. Sono i casi eclatanti dell'indagine Eures sul fenomeno del suicidio in Italia. Il rapporto, riferito al 2009, registra 2.986 casi, il 5,6% in più rispetto all'anno precedente e il fenomeno emerge con tutta la sua tragicità nel mondo del lavoro: tra i disoccupati, uno al giorno si toglie la vita ed è record di casi determinati da motivi economici. Più in generale, il rischio è più alto tra vedovi e separati, mentre l'area più colpita è il Nord che fa registrare oltre il 53% sul totale nazionale. L'Italia, comunque, resta uno dei Paesi europei con il più basso numero di suicidi, preceduta solo da Grecia e Cipro.
Secondo la ricerca, la crisi economica ha influito pesantemente sull'aumento dei casi: sono stati infatti 357 i suicidi compiuti da disoccupati nel 2009, con una crescita del 37,3% rispetto ai 260 casi del 2008. Si è trattato soprattutto di persone espulse dal mercato del lavoro (272 in valori assoluti, pari al 76%, a fronte di 85 casi di persone in cerca di prima occupazione). I numeri dicono che ci sono stati 18,4 suicidi ogni 100mila disoccupati (il valore sale a 30,3 tra gli uomini a fronte di 5,7 tra le donne) contro 4,1 suicidi tra gli occupati (6 tra gli uomini e 1,4 tra le donne).
Dal punto di vista geografico, il 53,6% dei casi si è registrato nelle regioni del Nord, ma nel 2009 il fenomeno è cresciuto in maniera più consistente nel Mezzogiorno. Sarà un caso, ma considerando i valori relativi (media 2005-2009), gli indici più alti si sono registrati in Sardegna, regione che ha il più alto tasso di disoccupazione.
Oltre al mondo del lavoro e alla disoccupazione, l'altra crisi nazionale che ha fatto da scenario ad aumenti record di suicidi è rappresentata dalla situazione delle carceri. Il continuo aumento di casi degli ultimi anni si è confermato nel 2009 con 72 vittime, il numero più alto degli ultimi vent'anni, e nel 2010 (66 casi). Il sovraffollamento delle strutture e le condizioni in cui esso costringe i detenuti fa sì che il rischio nelle carceri sia venti volte superiore rispetto a quello complessivo.
(19 maggio 2011)

Tratto da:
http://www.repubblica.it/economia/2011/05/19/news/morire_di_non_lavoro-16491512/


Non si può non ricordare come carabinieri e polizia abbiano, in maniera illegale e per finalità di eversione dell’ordine democratico, agito in funzione della legge che ordinava l’arresto di immigrati clandestini che si rifiutavano di lasciare l’Italia ben sapendo che quella legge era illegale: loro erano tenuti a conoscere la legge ed erano tenuti a conoscere che quella legge era illegale rispetto alle norme Costituzionale e non dovevano applicarla. Non deve arrivare l’Europa perché Carabinieri e Digos capiscano che la legge è illegale: lo devono sapere. La legge non ammette l’ignoranza della legge. E questo vale per Carabinieri e Digos, per imprenditori e per gli automobilisti (che sono tenuti a conoscere il codice della strada), non dai semplici cittadini che subiscono la violenza di Carabinieri che li violentano costringendoli in ginocchio davanti ad un crocifisso. Che nelle caserme e nei posti di polizia minacciano di morte i cittadini esponendo il crocifisso e i suoi principi di morte: o fai quello che voglio io o io ti ammazzo.
In galera non ci vanno i terroristi, nemmeno quando mettono in atto azioni di sequestro di persona per fini di eversione dell’ordine democratico, come appare evidente nell’azione di aggressione messa in atto da allevatori, multati per aver violato le regole sociali, che pensano di sequestrare il notificatore per non pagare le multe.
I carabinieri sono intervenuti contro un sequestro di persona e non hanno arrestato i sequestratori: questo lascia alquanto perplessi. se la stessa cosa fosse stata fatta da un barbone: che cosa avrebbero fatto? Si ha la sensazione che i carabinieri coltivino la complicità con forme criminale. Dalle loro azioni si deduce che siano tolleranti con i terroristi e terroristi con i più deboli della società in aperta violazione del dettato Costituzionale (li abbiamo visti a Roma bastonare i cittadini contro il dettato Costituzionale).
Riporto la notizia:


Lonigo. Riesplode a Lonigo il vulcano delle quote latte. La notifica di una multa da oltre mezzo milione di euro ad un allevatore che ha sforato i tetti di produzione scatena la rabbia dei Cospa e il caos in un'azienda agricola leonicena: un agente di Equitalia, semplice ambasciatore della notifica, viene bersagliato dalle invettive di una mezza dozzina di allevatori "padani" della frangia barricadera, accorsi a dare man forte al multato. Al culmine della bagarre, dopo ore di tensione e imprecazioni, il parabrezza dell'auto dell'agente viene sfondato con una gomitata da un produttore inviperito. Solo l'intervento in forze dei carabinieri, una quindicina di uomini oltre ai poliziotti della digos, riporta la calma. La vittima potrebbe far scattare la querela per danneggiamento, ma dal punto di vista penale tutto si esaurisce qui. Il caso "politico", invece, rischia di essere solo all'inizio. Se sia l'alba di una nuova Vancimuglio è presto per dirlo. Certo è che i Milk Warriors, la parte più oltranzista degli allevatori che nel '97 avevano protestato contro le quote latte inondando l'A4 di letame, sono sul piede di guerra: è bastato che uno di loro ricevesse la notifica della multa per farli accorrere solidali a "farsi sentire". Sostengono che le multe non sono legittime. E dicono candidi: «Volevamo creare un caso». Obiettivo raggiunto.LA MULTA. Da quanto ricostruito dai carabinieri tutto inizia alle 9.30. All'allevamento del 38enne Mirco Pozzan, in via Sabbionara a Lonigo, si presenta Paolino Zanellato, dipendente dell'agenzia di riscossione crediti Equitalia: deve notificare una maxi multa da 587 mila euro per lo sforamento delle quote latte. L'allevatore sapeva che l'avrebbe ricevuta ed aveva preparato la sua strategia di "reazione". Primo, chiamare a raccolta i colleghi Cospa e alzare i toni della protesta: in breve lo raggiungono in otto dal Basso Vicentino e dal Veronese. Secondo, contestare la multa: «Non è legittima, si fonda su dati non accertati, c'è un ricorso in atto e un'udienza nell'aprile 2015», è la tesi di Pozzan.LA BAGARRE. L'allevatore chiama pure i carabinieri: vuole che la contestazione avvenga di fronte a loro. Arrivano i militari di Lonigo, ma la tensione non si placa. Anzi. In uno scatto d'ira, l'allevatore leoniceno Eugenio Rigodanzo, 49 anni, "guerriero del latte" già protagonista di tante proteste e con precedenti di polizia giudiziaria, sferra una gomitata sul parabrezza dell'Alfa 147 dell'agente di Equitalia, sfondandolo. Zanellato vorrebbe andarsene, per poter continuare la sua giornata di lavoro, ma Pozzan e i suoi amici pretendono una dichiarazione da Equitalia che attesti che il creditore è Agea, l'Agenzia statale per le erogazioni in agricoltura.

Tratto da:
http://www.ilgiornaledivicenza.it/stories/Home/253900_quote_latte_torna_la_guerra/

Appare come un sequestro di persona con finalità di eversione dell’ordine democratico che ha avuto la complice comprensione di carabinieri e digos: e domani?
Che cosa c’è di vero in questa notizia?

Per Le Quote Latte Il Governo Toglie Fondi Ai Malati Di Cancro. Di Nuovo
Venerdì, 25 Febbraio 2011: Giornalettismo



La lotta cara alla Lega vede ridurre gli stanziamenti per la ricerca oncologica. E dire che avevano promesso di ripristinare tutto. Meglio gli allevatori del Veneto che i malati di cancro. Questa la filosofia della norma, stavolta interamente sulle...

Tratto da:
http://www.intopic.it/notizia/2601165/

Domani Carabinieri e Digos con i loro comportamenti discriminatori indurranno persone della società civile alla disperazione, come avviene sistematicamente in Veneto:

SALVA LA COMPAGNA DAL SUICIDIO E POI SI IMPICCA
Il 44enne credeva fosse già morta e si è appeso al traliccio dell’Enel

TREVISO – Alla fine solamente lui è morto impiccato al traliccio dell’Enel. Ma le vittime avrebbero potuto essere due. O magari nemmeno una. Una serie di circostanze che hanno dell’incredibile ha portato alla morte del 44enne ritrovato mercoledì sera in via Cagnin a Monigo. Poco prima di appendersi un cappio al collo, secondo quanto ricostruito dalla polizia, aveva salvato la sua compagna. I due, con problemi di tossicodipendenza, evidentemente stavano passando un momento difficilissimo. Lei aveva deciso di farla finita, proprio su quel traliccio dell’Enel. Lui probabilmente sapeva cosa aveva in mente. Per questo, sempre secondo quanto ricostruito dalle forze dell'ordine, l’ha seguita, o forse sapeva dove trovarla. Quando l’ha trovata lei aveva già appeso la corda al traliccio. L’ha scossa disperato chiedendole perché voleva farlo. A quel punto lei, complice il momento e forse anche la droga, è caduta a terra non dando più segni di vita. Lui, allora, in preda all’angoscia si è appeso al traliccio uccidendosi. Solo dopo, quando la donna è rinsavita, ha chiamato l’ambulanza. Ma per il 44enne ormai era troppo tardi.


Tratto da:
http://www.oggitreviso.it/salva-compagna-dal-suicidio-poi-si-impicca-36372

Scommettiamo che non ci sarà nessuna indagine sulle cause reali e profonde che hanno indoto queste persone al suicidio? Scommettiamo che diranno che: "Tanto sono due drogati!"?

E’ la devastazione della società che avanza senza posa. la Lega appoggia i bunga-bunga di Silvio Berlusconi. Ma la cosa peggiore è che si attenta alla società civile per i soli fini di eversione dell’ordine democratico. Ciò significa che si vuole ripristinare le relazioni proprie del regime fascista e stuprare i cittadini per sottometterli al crocifisso. Personaggi come Zaia, Berlusconi, Bossi, alimentano il conflitto sociale seminando disperazione. E domani? Quando ci avremo rimesso la società civile, non sarà più possibile tornare indietro.

Una società civile necessita di "tutori dell'ordine" che rispettano le leggi e non un'interpretazione della legge o delle priorità di intervento secondo il loro bizzarro giudizio se non un interesse specifico. Cosa si può pensare, se non esternare disprezzo, del Questore di Venezia che parla di Ratzinger, un individuo che porta la responsabilità morale dello stupro di bambini (che ha minacciato chi denunciava le attività di pedofilia dei preti cattolici), come del "santo padre": che forse pensa che stuprare bambini sia un atto di santità? L'ho sentito io, ad un telegiornale regionale (mi sembra oggi): se ritiene che Ratzinger sia il suo "santo padre", come si può pensare che lui rispetti le leggi difendendo i bambini dalla violenza che subiscono quando vengono costretti in ginocchio davanti al crocifisso? Riterrà che Ratzinger abbia diritto di violentare bambini, come ha fatto la polizia di Venezia che mi ha torturato sotto il segno del crocifisso.

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21 maggio 2011
Claudio Simeoni
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sabato 14 maggio 2011

Andare a votare e scegliere nonostante tutto.

Andare a votare: non serve a nulla protestare se poi non andate a votare chi potrebbe favorire le vostre proteste. Il voto è l'unico momento in cui potete variare i rapporti di forza sociale per costruire una situazione più favorevole che, se non risolve i problemi, vi permette almeno di essere ascoltati. Vi va bene il regime Lega o il regime Popolo delle Libertà?

Continuate a votarlo!

Non vi va bene: votate contro.

Indubbiamente c'è la sensazione che facciano tutti schifo, ma non sono tutti uguali.

Se non sapete scegliere, per quanto miserabile siano le possibilità di scelta, subirete le scelte. E a nulla vale protestare se non avete votato coerentemente con i vostri progetti.
Volete ancora un Muraro che semini razzismo? Si lo so che Zanonato e Variati hanno fatto gli stessi provvedimenti contro i cittadini: sia Zanonato che Variati come Muraro, Gentilini, Tosi e Orsoni e Zaia, sono dei cattolici integralisti. Tutti continueranno ad aiutare i vescovi a stuprare il futuro dei vostri figli, ma non sono tutti uguali...
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15 maggio 2011
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giovedì 12 maggio 2011

Credere in Gesù o identificarsi in Gesù è una forma di malattia mentale. Anche una schizofrenia paranoica. A questa i Veneti sacrificano i figli.




Che cattivi: non si sono messi in ginocchio davanti alla sua schizofrenia paranoica, ma ne hanno considerato gli atti dei crimini contro la società: e i veneti costringono i loro figli in ginocchio davanti ad uno schizofrenico paranoico e poi si lamentano per gli atti di bullismo dei loro figli.

I vangeli della chiesa cristiana descrivono Gesù come un povero pazzo che va in giro farneticando di essere il padrone del mondo in quanto figlio del dio padrone.
Gli evangelisti certificano questa malattia mentale affermando che egli era il padrone del mondo in quanto figlio del dio padrone, perché faceva i miracoli. Così gli evangelisti si prodigano nella descrizione dei miracoli dietro ai quali nascondere le farneticazioni di un povero pazzo demente.
Sono talmente assurdi i vangeli e talmente offensivi per la società civile che la loro elaborazione non può che essere stata fatta su delle pulsioni psichiche da schizofrenia paranoica. Poi, queste pulsioni di schizofrenia paranoica vengono innestate, da parte degli evangelisti, su racconti che ne giustificano i deliri prendendo un po’ da Dioniso, un po’ da Aristotele e Socrate, un po’ dagli ebrei, un po’, dalle religioni di Roma, ecc. Al di là dell’uso di temi religiosi propri dell’epoca, a differenziare il personaggio protagonista dei vangeli da tutti gli altri, è proprio la schizofrenia paranoica la quale, nel suo delirio, chiede sottomissione e accettazione dei deliri come se avessero una legittimazione nella realtà.
Che il personaggio di Gesù, in quanto individuo onnipotente, si presti molto bene a veicolare i deliri degli schizofrenici paranoici, è dimostrato da varie ricerche psichiatriche e, non da ultimo, da questo esperimento, tenuto nel 1959 e descritto in un libro che viene riassunto nell’articolo del giornale La Repubblica:
Quei tre Cristi in manicomio
alla fine si arrese il medico
Ripubblicato in Usa il libro che racconta dell'esperimento più folle del mondo, tentato nel 1959: mettere insieme tre persone convinte di essere il Messia e vedere se qualcuno di loro rinsavisce. Ecco come andò
di ELENA DUSI


DI QUESTO esperimento si dice che i matti fossero quattro. Oltre al trio di uomini convinti di essere Gesù Cristo, anche lo psicologo che aveva pensato di riunirli nella stessa stanza. Ma Milton Rokeach, medico dell'ospedale pubblico di Ypsilanti, Michigan, sapeva che nessuno da solo può far cambiare idea a un uomo convinto di essere il Messia. Pensò allora di utilizzare il confronto. L'uno di fronte all'altro, quegli illusi avrebbero messo in discussione la loro folle convinzione. Alla fine invece l'unico a cedere fu Rokeach, che dopo due anni di esperimento, infinite dispute e anche una scazzottata, lasciò che i tre Gesù riprendessero le loro strade e le loro predicazioni. L'unico frutto dell'esperimento più folle del mondo, iniziato il primo luglio 1959, fu il resoconto scritto da Rokeach, professore all'università del Michigan, nel libro "I tre Cristi di Ypsilanti 1", che conteneva le trascrizioni dei colloqui fra i sedicenti messia e le considerazioni del medico. Il libro andò esaurito quasi subito, ispirò una sceneggiatura cinematografica, un'opera teatrale e due versioni operistiche. Oggi viene ripubblicato negli Stati Uniti, con lo stesso titolo e una recensione del New York Review of Books 2. I tre Gesù dell'esperimento - tutti con una diagnosi di schizofrenia paranoica - erano Clyde Benson, un contadino settantenne con il vizio della bottiglia, Jospeh Cassel, 58 anni, scrittore fallito, ricoverato dopo aver picchiato i familiari e Leon Gabor, 38 anni, un veterano della seconda guerra mondiale, quello su cui il medico riponeva più speranze. "Sono Dio", si presentò il primo. "Ho creato Dio", specificò il secondo. "Sul mio certificato di nascita è scritto che sono la reincarnazione di Gesù di Nazareth", fu più preciso Gabor. I tre per un periodo di due anni furono messi a dormire nella stessa stanza, condivisero i pasti e i turni di lavoro nella lavanderia dell'istituto. Rokeach voleva mettere i pazienti di fronte alla "estrema contraddizione in cui possa trovarsi la mente umana: quella in cui più persone reclamano la stessa identità". Era partito con lo spulciare l'elenco dei 25mila malati di mente ricoverati nel suo stato e non trovando nessun Napoleone, ma solo una manciata di finti eredi Ford o Morgan, un Dio donna, una Biancaneve e una decina di Gesù, optò per quest'ultimo. Si trovò avviluppato in una disputa inestricabile a colpi di urla: "Devi adorarmi ti dico". "Non lo farò mai, tu sei una creatura, apri gli occhi e rassegnati a vivere la tua vita". E infine: "Io sono il Buon Dio". Le speranze dello psicologo nascevano da una storia raccontata da Voltaire nel suo commento al "Dei delitti e delle pene" di Cesare Beccaria. Il filosofo riferiva il caso di Simon Morin, bruciato al rogo a Parigi nel 1663 per aver affermato di essere Gesù Cristo. "La cosa notevole - scrive il Voltaire - è che nel suo stesso manicomio era stato rinchiuso un altro matto che si definiva Dio Padre. Simon Morin fu così colpito dalla pazzia di quest'uomo che riconobbe la sua e per un certo periodo ritornò in sé". Salvo poi, dopo essere stato dimesso, "ricadere nel nonsenso di prima". A Ypsilanti, dopo una scazzottata fra i tre, Rokeach pensò di aver raggiunto un importante successo quando Gabor rinunciò al suo biglietto da visita "Dr Domino dominorum et Rex rexarum" per un più sobrio "Sir Simplis Christianus". Ma si trattava di una vittoria insignificante. Per Benson i due rivali non erano vivi, ma avevano "delle macchine che parlano dentro al loro corpo". Gabor riteneva i suoi colleghi degli dei con la "d" minuscola. Cassel invece aveva una spiegazione molto logica: se gli altri due fossero stati veramente Gesù, non sarebbero ricoverati in un manicomio. Alla fine successe qualcosa di imprevedibile: i tre smisero di litigare e iniziarono semplicemente a parlare d'altro. Rokeach a quel punto capì che l'esperimento era fallito e lasciò liberi i tre Cristi di Ypsilanti.
(06 maggio 2011)

Tratto da:
http://www.repubblica.it/scienze/2011/05/06/news/esperimento_tre_cristi-15811242/

La fede è sempre un atto di schizofrenia solo che rimane in superficie, non coinvolge l’intera sfera neurovegetativa dell’individuo. La fede del cristiano è una malattia mentale controllata che trova ragione d’essere nella vasta diffusione che ha questa malattia mentale nella società in cui viviamo. La cosa di imprevedibile che successe in quel manicomio è esattamente quello che succede nella società: ogni cristiano parla con il suo dio: sorregge la propria fede con la collettività dei cristiani, ma tiene per sé la relazione intima col proprio dio o col proprio Gesù. Ogni cristiani, è Gesù. Un Gesù che, come per i tre nel manicomio, cessa di chiedere agli altri cristiani di considerarlo Gesù per limitarsi al rapporto che ha con Gesù: lui e Gesù si parlano identificandosi l’uno nell’altro. La coscienza, l’altro io, che risponde al cristiano nella sua mente è o Gesù o un suo emissario...
Gli schizofrenici paranoici, come ogni malattia mentale che riorganizza la struttura psico-emotiva delle persone, sono alla ricerca di elementi pseudo-razionali nei quali veicolare le proprie pulsioni. La malattia mentale del Gesù descritto nei vangeli, lo schizofrenico paranoico, la sentono a naso. Vi si adattano psicologicamente fino ad identificarsi completamente. Se la malattia è leggera il cristiano si limita ad essere un “inviato del dio padrone”, ma se la malattia è padrona della razionalità dell’individuo, allora egli è Gesù, egli è dio. D’altro canto, l’idea del dio unico dei cristiani nasce da un’intossicazione da oppio accoppiata da esigenze di onnipotenza di individui costretti ad un tipo di servitù molto blanda con l’esigenza di tenere sotto controllo gli altri servi della loro stessa nazionalità
Gesù come persona non è mai esistito. In compenso esistono le pulsioni schizofreniche paranoiche che descrivono la malattia mentale dei vangeli chiamata Gesù. Questa malattia viene imposta mediante la violenza a bambini indifesi. Al loro desiderio di fantastico si innestano veicolazioni schizofreniche paranoiche mediante la credenza in un povero pazzo che sta in croce. I manicomi sono pieni di gente che si ritiene Gesù, dio o inviati di dio e di Gesù: però né Ratzinger, né Scola sono ancora stati ricoverati e si continua a favorire la loro attività criminale. Forse perché loro continuano a spacciare Gesù, come una dose di eroina, ma si guardano bene dal riprodurne gli “insegnamenti” evitando che la società comprenda il loro reale significato. Poi, succede che qualche tribunale decida di processare il “lasciate che i bambini vengano a me” chiamandola pedofilia....
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12 maggio 2011
Claudio Simeoni
Meccanico
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mercoledì 11 maggio 2011

Perché le prossime elezioni saranno vinte dalla mafia...




Alle prossime elezioni politiche vincerà la mafia.
Non importa quale partito politico prevarrà su un altro. Non importa se destra o sinistra riusciranno ad avvantaggiarsi: chiunque vinca, vincerà la mafia.

La mafia non è un’organizzazione basata su una congrega di persone che delinquono con degli agganci nelle Istituzioni. Questo è un aspetto della mafia. La mafia è un sistema mentale di relazione fra l’individuo e il mondo in cui vive e che trae forza dal principio cristiano: o servi dio o servi mammona.
Questo principio cristiano (che poi abbiamo terminologie come chiesa madre o mammasantissima proprio per indicare relazioni di dominio derivate dall’ “Onora il padre e la madre”) si trasferisce nella società e viene veicolato dai bisogni e dalle pulsioni dei singoli individui. Individui che sono costretti a veicolare le loro pulsioni solo all’interno di quei meccanismi.
La chiesa cattolica è la “mamma santissima” di ogni cattolico. Così la congrega religiosa è una mamma santissima. Un gruppo Massonico è una mamma santissima. Ogni Rotary è una mamma santissima. Ogni gruppo di potere e di relazione a cui aderiscono individui che di mestiere fanno i magistrati, gli avvocati, sono delle mamme santissime.
In sostanza, ad una mamma santissima, rappresentata dalla chiesa cattolica, corrispondono altrettante mamme santissime che vanno dai gruppi mafiosi e camorristi a quelle che in Italia si articolano in varie associazioni imprenditoriali, associazioni politiche-affaristiche (molto diffuse nella finanza), il cui scopo è quello di controllare le persone e farle funzionare per i propri scopi. La Confindustria le Associazioni degli Artigiani e le Associazioni dei Commercianti, sono delle mammasantissima.

Questi gruppi agiscono in ogni partito politico. Massimo D’Alema va alla beatificazione del fondatore dell’Opus Dei ben sapendo che il fondatore dell’Opus Dei è un criminale, stupratore di bambini, affarista e saccheggiatore della società civile, ma ritiene vantaggioso essere presente e rendergli omaggio. La sinistra politica italiana beatifica in egual misura il san Francesco dei cattolici e il Che Guevara dei cattolici entrambi fondatori del vuoto mentale e dell’incapacità di critica delle persone davanti al loro presente. Zanonato e i sindaci di sinistra e di destra delle varie città, dopo essere stati riportati all’ordine dalla Corte di Cassazione e dalla Corte Costituzionale per aver tentato di “far cassa” mediante la rapina dei cittadini usando dei provvedimenti arbitrari ed illegali, oggi tentano di far cassa sfruttando la prostituzione e lo spaccio di droga mediante provvedimenti sanzionatori assolutamente illegali e incostituzionali (come i T-red).

Questa idea imperante secondo cui i cittadini vanno rapinati in quanto i cittadini devono essere munti è un’idea mafiosa.
Il capo mafia, che può essere il sindaco della città o il presidente della regione, è colui che traffica per poter rapinare i cittadini e favorire, secondo i suoi interessi, questo o quel gruppo di mammasantissima all’interno del territorio che gestisce. Per questo chi protesta per le multe subite per aver sforato le quote latte, in base alle relazioni mafiose che costruisce, può avere dei vantaggi a discapito di chi le quote latte le ha rispettate. Per contro, i pescatori di Chioggia che non hanno costruito quella specifica relazione con quella mammasantissima, non beneficiano della medesima assistenza.

E’ una questione di relazioni mafiose in cui il politico di turno agisce come il capomafia del suo territorio e distribuisce il bene pubblico tenendo presente i propri vantaggi personali. Muraro aveva dei compiti come presidente della Provincia di Treviso? E allora perché le falde d’acqua alle porte di Treviso sono risultate (a quanto oggi risulta) inquinate di mercurio? Aveva “altro da fare”; aveva “interessi diversi”. Quando si parla di mafia nelle relazioni fra politici e cittadini si parla di attuazione di principi cattolici che vengono imposti mediante il crocifisso.
E’ come gestire il corpo delle donne. Dal punto di vista cristiano il corpo delle persone appartiene a dio, non alle persone. Dio come mammasantissima di tutte le mammesantissime
Quando i cristiani impongono il moralismo, lo fanno affinché le persone non veicolino a loro vantaggio la loro sessualità. Non usino il loro corpo. Quel corpo appartiene a dio, cioè al padrone. E’ il padrone che decide come usare il corpo delle donne (per esempio). Così il magnaccia è il dio che gestisce il corpo delle donne esattamente come lo vuole gestire il sindaco imponendo delle multe alle donne in modo assolutamente arbitrario e fantasioso. Infatti è la mafia che fa dire alla donne:


“L’anima mia magnifica il Capomafia, e lo spirito mio gioisce nel mio padrone, mio benefattore! Perché ha rivolto i suoi sguardi alla vagina e al culo nell’umiltà della sua serva. Ed ecco che fin d’ora tutte le generazioni mi chiameranno beata. Perché grandi bunga-bunga ha fatto in me. La mammasantissima il cui nome è santo. La sua misericordia si estende d’età in età su coloro che partecipano al suo bunga-bunga. Ha mostrato la potenza di Arcore, ha disperso gli uomini dal cuore superbo che cercavano l’uguaglianza e che chiamava “comunisti”. Ha rovesciato i D’Alema e i Prodi dai loro troni, e ha esaltato i Previti e i Dell’Utri. Ha saziato di beni i Mills, e rimandato a mani vuote i precari dell’Eutelia. Ha soccorso Gheddafi, di cui si riteneva servo e, ricordandosi della sua misericordia, lo ha bombardato, come aveva detto ai nostri padri Bush e Blair, proteggendo la stirpe di Ratzinger in eterno.” Luca 1, 46-55


Sia il moralismo che il commercio del corpo, sono di origine cristiana. Sono il controllo delle persone da parte del cattolico. Di dio e della mammona. Dove dio e mammona sono mammasantissima che deve arricchire il capobanda anche immiserendo la società civile. Nessuno ha detto che erano atti di terrorismo piazzare i T-red; o gli autovelox senza rispettare quelle norme legali che ha fatto dire alla Cassazione che quegli autovelox erano illegali. Nessuno ha parlato di rapina, col dovuto disprezzo. Si preferiva parlare di “far cassa”, meno forte come termine per la propaganda, ma altrettanto criminale nei comportamenti di sindaci che gestiscono le città col terrore. Che dire di gente corrotta come Zanonato o Achille Variati che speculano sulla truffa? Uno vendendo un criminale come san Antonio e l’altro i miracoli di monte Berico: entrambi favoriscono le truffe dei cittadini pur di far cassa. E vengono spacciati di “sinistra” come Orsoni. Eppure tutti usano gli stessi metodi criminali, sostituendosi alle leggi dello Stato con provvedimenti comunali, esattamente come Gobbo, Gentilini e Tosi. Trasformano le città in campi di concentramento.
Si dice che letizia Moratti abbia investito 20 milioni di euro per la sua campagna elettorale a sindaco di Milano. Se dovesse avere, per ipotesi, mezzo milione di voti lei avrebbe speso 40 euro a voto: che differenza c’è col voto di scambio della camorra? Ci sono delle differenze di distribuzione del denaro, ma se la carica di sindaco di Milano ha un tale valore economico, significa che è in grado, come sindaco di Milano, di fare affari per almeno 10 miliardi di euro e, come sindaco di Milano, calcola di rientrare delle spese che ha sostenuto per la sua campagna elettorale. Come? C’è una sola risposta: con le relazioni mafiose che intrattiene al di là che siano o non siano accertate dai magistrati o censurate come illegali. E’ facile immaginare, fra gli altri, gli affari con l’esposizione universale.
E’ un’ attività di mafia che abbiamo già visto in varie occasioni e che spesso consiste nel far eleggere a persone che si definiscono “di sinistra” degli integralisti di destra. Lo abbiamo visto con Cacciari a Venezia e lo vediamo con Renzi a Firenze. Alla fine è solo mafia. Alla fine rimane l’estorsione con l’erosione dei diritti dei cittadini.
Alle elezioni vinceranno i culi e i rosari: della società civile non frega nulla a nessuno.
La mafia non è un’organizzazione, ma un sistema mentale che consiste nel separare il singolo dalla società e lo costringe ad agire, nei confronti della società, come un arraffatore, un distruttore, un saccheggiatore di diritti, strutture e Istituzioni per il proprio vantaggio personale.

Ciò che stiamo perdendo è la società civile. Il patrimonio sociale diventa un patrimonio privato. Quando un Berlusconi si permette di distribuire posti politici alle sua amanti o agli amici degli amici, la mafia è diventata padrona dello Stato: lo Stato è Mafia!
Questa è la posta in gioco nelle elezioni. In queste e in quelle prossime.


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11 maggio 2011
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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martedì 10 maggio 2011

Abano Terme e la qualità degli elettori del Popolo delle Libertà: stato mafia o Costituzione della Repubblica.

Il fatto che sia stata perquisita non significa che sia colpevole o che abbia partecipato a quanto la magistratura ipotizza.
La magistratura dà il via a molte indagini prima di archiviarle.
Non è di questo che voglio parlare, ma è l’ambiente sociale in cui il Popolo delle Libertà pesca i suoi militanti e i suoi sostenitori. Un ambiente malato in cui le relazioni sociali sono relazioni di tipo mafioso e mancano di quell’etica Costituzionale che impone dei doveri e degli obblighi alle persone per fruire dei diritti Costituzionali. Quest’ambiente c’è in Veneto. Un ambiente che è fatto di affari, del cogliere l’occasione per fare soldi. Del chiedere le mazzette agli imprenditori e imprenditori che offrono mazzette per avere dei vantaggi alle Istituzioni. Liberi professionisti che usano sistemi da mafia e da camorra anche se fino ad oggi non hanno avuto la necessità di usare la lupara in quanto molti di quei sistemi mafiosi sono in mano alla chiesa cattolica.
E’ l’ambiente di mafia che anziché nutrirsi di idee sociali o filosofiche si nutre di lustrini, gioco d’azzardo, sesso, un po’ di cocaina e le sfilate delle miss maglietta bagnata in giro per le spiagge (a quando mister slippini bagnati?). Gioco d’azzardo, sesso, cocaina, entrano come cemento del legame di gruppi sociali che controllano, mediante il controllo di Istituzioni, il territorio e determinano la ricchezza o la povertà: si picchiano i rom, li si costringe all’emarginazione, a sopravvivere, per poi perseguitarli perché sono sopravissuti; si cacciano i barboni o quelli che vendono fiori perché fanno schifo. Non fanno altrettanto schifo carabinieri e poliziotti che chiedono tangenti o l’avvocato che è comprensivo: loro hanno il controllo Istituzionale. Salvo quando qualcuno, per dovere, mette in atto dei controlli su di loro. Non sempre avviene, quasi mai, ma quando avviene ci si rende conto della qualità sociale da cui un partito politico trae i suoi elettori. Ed è un ambiente sociale diverso da quello della Lega pur avendo con esso la ferocia della prevaricazione del più forte sul più debole. Mentre l’ambiente del Popolo delle Libertà non vive senza un potere Istituzionale da esercitare e, pertanto, i delitti che vi vengono commessi sono identificabili con la mafia, il popolo della Lega è fatto in maggior parte da miserabili, in ginocchio davanti ad un crocifisso, che aggrediscono altri miserabili costruendo la loro stessa miseria. Entrambi gli ambienti sono caratterizzati da un’assenza totale di cultura intesa come la capacità dei singoli di leggere i meccanismi sociali e di vivere al loro interno. Se osservate, ad ogni più piccola legge, parlano di riforme. La riforma come necessità di Popolo delle Libertà e della Lega di distruggere il presente sociale perché non sono in grado di vivere all’interno conoscendo e sfruttando le regole. Come appare essere la questione di questi due carabinieri a cui non bastava la loro lussuosa paga, ma avevano bisogno di altri soldi: eppure i carabinieri sono strapagati. Paghe che appaiono tanto più elevate quanto più i lavoratori veneti vanno verso la precarietà assoluta.
Ricordo che Abano Terme è una località turistica fatta di alberghi in una zona termale. Una società che vive di sottobosco economico e che recentemente sta risentendo della crisi economica più di altre località turistiche. Una località in cui la mafia ha ampio margine d’azione per gli alberghi in difficoltà economica e per la facilità del controllo di un territorio in cui gli imprenditori sono spesso in grave difficoltà economica e le banche sono sempre pronte a sequestrare le proprietà.
Riporto l’articolo:

Padova. Estorsione, indagata avvocatessa
di Abano: è candidata nelle liste del Pdl
La donna assiste due carabinieri accusti di concussione:
si ipotizza che abbia agito come intermediaria per i militari

PADOVA - Perquisizione oggi dei carabinieri nello studio di Sabrina Fortin, avvocato e candidata del Pdl alle elezioni comunali di Abano Terme. Secondo quanto si è appreso, le perquisizioni si inseriscono in un'indagine condotta dal pm Paolo Luca che, oltre alla legale, vedrebbe oggetto degli accertamenti anche due carabinieri della compagnia di Abano Terme. Gli stessi militari sarebbero assistiti dalla Fortin in una indagine per tentata concussione. Il sostituto procuratore Paolo Luca ipotizzerebbe che la legale abbia agito come "intermediaria", su mandato dei due militari, usando il suo ruolo di avvocato. La donna ed i due carabinieri sarebbero per questo indagati a vario titolo per tentata estorsione nei confronti di due negozianti della zona. Il riserbo sull'indagine è massimo da parte della Procura padovana. Fortin è una dei candidati della lista Pdl che ad Abano sostiene la candidatura a sindaco di Davide Faggion. L'avvocato padovano è nota anche per aver partecipato alle finali di Miss mamma italiana 2010 a Cesenatico. «In relazione ai fatti di oggi - ha detto la stessa Fortin - posso innanzitutto dire che sono serena e che ho assoluta fiducia nella giustizia. Il pubblico ministero mi ha chiesto di perquisire il mio studio, ed io ho collaborato consegnando agli inquirenti i fascicoli interessati. Non ho nulla da nascondere e tutto ciò che ho fatto, in qualità di legale, è alla luce del sole. Sono per tanto fiduciosa che emergerà la verità». Il legale ha avanzato comunque «qualche perplessità circa il fatto che la perquisizione sia avvenuta a soli cinque giorni dalle elezioni e che i giornalisti fossero stati avvisati della perquisizione ancor prima della sottoscritta. Voglio pensare che sia stata solo una coincidenza e comunque ho chiesto spiegazioni al pubblico ministero, che spero di ricevere al più presto». Fortin sarà assistita per la difesa dall'avvocato Dajana Minelle.
Lunedì 09 Maggio 2011
Tratto da:
http://www.gazzettino.it/articolo.php?id=148569&sez=NORDEST

Anche a queste elezioni la scelta è fra mafia e Costituzione. Le ideologie hanno perso la loro parvenza di giustificazione dei progetti personali delle persone. Le ideologie hanno perso il loro ruolo di motore e di spinta degli Esseri Umani affinché fondino, partendo dal presente, un futuro possibile. Ora esiste solo il presente che sopravvive e la questione è fra mafia e Costituzione; fra il clericalismo del crocifisso o la libertà Costituzionale; fra i campi di concentramento e sterminio e una legge, una giustizia, che si pretende uguale per tutti.

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10 maggio 2011
Claudio Simeoni
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lunedì 9 maggio 2011

Crisi economica e società civile: come uscire dalla crisi economica attuale



Diciamocela tutta!
Il miglior alleato che poteva avere la Confindustria era, ed è, la CGIL.
La Mercegaglia, obbedendo a progetti mafiosi, in questi anni ha fato la guerra all’unico alleato possibile degli industriali contro la crisi.
Ma la Mercegagli, lungi dal poter progettare una situazione economica all’interno di esigenze sociali, come ogni tendenza mafiosa, deve piegare la società civile alle esigenze di una concezione industriale propria del medioevo. Una concezione economica che oggi identifichiamo con la mafia in quanto foriera di una mentalità che vede la società civile come un preda da saccheggiare e non un insieme di tensioni che possono favorire scelte economiche e imprenditoriali in sintonia con lo sviluppo sociale.
La mentalità della Mercegaglia non è diversa da quella di Toto Reina, Provenzano o Silvio Berlusconi: io faccio i soldi e tu società devi stare nella merda per consentire a me di fare i soldi sulla tua pelle.
Non è strano, dunque, che la Confindustria abbia questo tipo di comportamenti che posta gli industriali ad applaudire il terrorismo:
THYSSEN: DAMIANO, FERITA RIAPERTA CON APPLAUSI. SERVE RISPETTO


(ASCA) - Roma, 9 mag - ''Gli applausi di Confindustria all'Ad di ThyssenKrupp riaprono una ferita che si era chiusa con il processo. Ci auguriamo che non prevalga tra gli imprenditori la logica della deregolazione, la logica del ''tutto e' lecito' soprattutto nei periodi di crisi. Serve invece l'osservanza delle leggi e la tutela della dignita' dei lavoratori. Quando avvengono tragedie come quella della ThyssenKrupp, con il loro carico insopportabile di vittime del lavoro, quello che deve prevalere e' il rispetto e il silenzio''. Lo ha dichiarato Cesare Damiano, capogruppo Pd della commissione Lavoro della Camera.


La Confindustria che ha applaudito l’Ad di ThyssenKrupp è quella confindustria mafiosa che fa capo a Mercegaglia e che in questi anni ha collaborato col governo Berlusconi per saccheggiare la società civile. Il risultato di quest’azione non è stata la ribellione degli operai, ma è stata la ribellione dei consumatori le cui prime vittime sono i commercianti dei centri cittadini. Distruggere i livelli di vita e di reddito dei cittadini per assicurarsi qualche punto in percentuale di profitto equivale a saccheggiare la società e negare quella circolazione del denaro che assicura benessere alla società e profitto per industriali e ai finanzieri. Voler praticare tassi di usura, come stanno facendo i camorristi che usano strutture finanziarie, da un lato garantisce grandi profitti immediati, ma dall’altro saccheggia le risorse sociali finendo per immiserire l’intera società nella quale diventa sempre più difficile fare profitto.
Un caso è la situazione del vicentino e della sua industria manifatturiera oggi in crisi.
La questione vera non è mettere insieme tanti soggetti, ma stabilire delle regole entro le quali operare e censurare chi quelle regole viola.
Facciamo alcune considerazioni su questa notizia:

VICENZA: APINDUSTRIA, COSTITUITA NUOVA

FONDAZIONE MANIFATTURIERA
(AGENPARL) - Roma, 05 mag - "Per molti la crisi è finita ma, è stata confusa una ripresa con il rallentamento della discesa – esordisce il Presidente di Apindustria Vicenza, Filippo De Marchi - in realtà non ci siamo accorti, invece, di una cosa ben più grave: siamo dentro ad una fase di profondo declino della nostra economia. L’analisi della situazione attuale è così semplice da non aver bisogno di essere rammentata".
"Le PMI sono il vero valore per il nostro territorio e, noi crediamo da sempre a questo valore, tuttavia, oggi non è consentito perdere tempo: i mercati corrono, e i clienti italiani ed esteri con loro. Manca, alla piccola impresa italiana, tutto quel supporto che negli altri stati si chiama 'sistema Paese' che va da una legislazione severa ma efficiente, da un fisco rigoroso ma utile, da un supporto all’internazionalizzazione necessario e coordinato. Senza dimenticarsi del sistema bancario che dovrebbe supportare le imprese e non sfruttarle. Ma, ahimè, quello che ci porterà ad un sicuro declino è l’incapacità politica di valutare il rischio che perdere la capacità produttiva, soprattutto nel settore manifatturiero, per la nostra Italia, non è un obiettivo di avvicinamento alle cosiddette economie occidentali, ma una vera regressione economica. Credo, con questo, che il vuoto più grande sia imputabile alla politica, oggi distratta su altri fronti, senza una visione prospettica dei problemi che riguardano le aziende ed il Paese".
"Queste sono le motivazioni – spiega il presidente De Marchi – che abbiamo condiviso con altri colleghi imprenditori e che assieme a noi pensano sia giunto il momento di imprimere una svolta decisiva anche nel sistema della rappresentanza delle imprese. Abbiamo cominciato dal nostro interno e abbiamo costituito nella 'Fondazione per l’Impresa e l’Industria manifatturiera' un nuovo soggetto costituito da 12 Associazioni di Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, in rappresentanza di 12.000 aziende e oltre 250.000 addetti".
"Nei prossimi mesi altre 6 associazioni provinciali e 3 Federazioni regionali si sono dichiarate interessate a completare il percorso per aderire con lo status di fondatore alla Fondazione per l’Impresa e l’Industria Manifatturiera. Presidente della Fondazione è Paolo Agnelli, industriale manifatturiero di terza generazione, alla guida dell’omonimo gruppo con oltre 300 dipendenti, Presidente di Apindustria Bergamo e Confapindustria Lombardia. In particolare le 12 Associazioni che hanno per prime costituito la Fondazione a Milano lo scorso 2 maggio sono: per la Lombardia Bergamo, Como, Cremona, Lecco, Mantova e Varese; per l’Emilia Romagna Modena e Reggio Emilia; per il Veneto Padova, Venezia, Verona e Vicenza".
Commenta De Marchi: "A chi ci chiede che bisogno c’era di creare un altro soggetto, noi rispondiamo che la vera domanda è: perché nasce un nuovo soggetto?" E il motivo è presto detto: "tutti parlano e invocano, soprattutto a livello nazionale, più attenzione e più risorse per la manifattura italiana, ma pochi sono quelli che davvero poi s’impegnano e sanno cosa fanno. E poi occorre anche chiedersi - prosegue De Marchi - se i rappresentanti degli imprenditori a Roma siano davvero all’altezza del compito che i territori gli hanno assegnato. In tal senso la Fondazione avrà un unico scopo: difendere e valorizzare il nostro sistema economico, basato sulla manifattura e sulla piccola media impresa, divulgando e diffondendo la cultura del tessuto industriale. Un sistema che ha permesso a un paese come il nostro, senza materie prime e uscito distrutto dal secondo conflitto mondiale, di diventare una delle economie più forti del pianeta. Per questo - conclude il Presidente De Marchi - la Fondazione dialogherà con tutti e a tutti i livelli: classe politica, associazionismo, sindacati, mondo bancario per aumentare la competitività del manifatturiero italiano, risultato indispensabile per salvaguardare il futuro dell’intera economia italiana".


Tratto da:
http://www.agenparl.it/articoli/news/regionali/20110505-vicenza-apindustria-costituita-nuova-fondazione-manifatturiera
Non c'è dubbio che qualcuno sta tentando di organizzarsi per uscire dalla crisi, ma non dice che cosa serve a sé stesso in relazione alla società civile in cui opera.

Il problema degli industriali è quello di non essersi mai dati uno statuto, delle regole, attraverso le quali operare nella società civile. L’unica regola che si sono dati è quella di: FARE SOLDI! Solo che si sono dimenticati che tutti nella società civile vogliono fare soldi, anche distruggendo loro. Dal banchiere allo spacciatore di eroina e cocaina, al rapinatore di banche al posteggiatore di biciclette, al barista o al poliziotto. Tutti vogliono fare soldi, ma nessuno stabilisce delle regole per sé stesso per decidere quali sono le regole entro le quali si fanno i soldi e quali sono le regole, violate le quali, non si possono né si debbono fare soldi. Alcuni dicono che “ciò che la legge non vieta è legale” è vero, ma solo se parliamo dell’episodio specifico, non se parliamo del sistema generale entro il quale agire. Certamente fare i soldi uccidendo una persona è illegale. Ma non è illegale fare i soldi, è illegale uccidere una persona. Così è illegale se spaccio della merce di qualità scadente a persone che non se ne intendono. E’ illegale se vendo carne marcia. Non è illegale se mi metto nell’idea di spacciare o se mi metto nell’idea di vendere oggetti di scarso valore. Non è illegale se mi metto nell’idea che “dal momento che lui non sa che.... (ad es.) questo panno al primo lavaggio deve essere buttato, glielo rifilo”. Nessun magistrato ti condanna se non dopo un’eventuale lunga causa civile, ma tu aspetta che quel cliente venga ancora a comperarti qualche cosa. Essere ingannato, per essere ingannato, compro tutto a basso prezzo dai cinesi. Non tutto è perfetto, ma almeno so che sto rischiando e mi metto in guardia. E’ quanto succede ai commercianti dei mercati, come quello di Marghera: la merce costa meno che al supermercato, in particolare la verdura, ma se vado al supermercato me la scelgo, se la compro al mercato di Marghera il commerciante mi rifila il 50% di scarto o, comunque, merce di qualità inferiore di quella presentata in prima fila.
Gli industriali non hanno mai voluto darsi uno statuto etico tale da essere vincolante nei loro stessi comportamenti. L’industriale o l’imprenditore criminale viene percepito dagli altri industriali come la vittima di magistrati che hanno svelato una parte di un gioco criminale che loro stessi ritenevano legittimo. Come per i morti della ThyssenKrupp: tutti gli imprenditori tendono ad eliminare la sicurezza per uccidere i dipendenti, qualcuno viene scoperto. Io stesso sono stato testimone quando Giuseppe Bortolussi degli artigiani di Mestre, tanto decantato dal Partito Democratico, spiegava agli imprenditori come far del male ai loro dipendenti omettendo le misure di sicurezza e come bisognava fare per giustificarsi davanti ad eventuali controlli. Eppure il Partito Democratico non ha esitato a presentarlo come “uomo di sinistra” e appoggiarlo alle elezioni. Non basta voler valorizzare un sistema economico: è necessario che quel sistema economico sia sentito come elemento della società. Parte dei cittadini. Se poi si agisce, come fece la Omsa, per coinvolgere il personale salvo licenziarlo in massa per voler delocalizzare nonostante i profitti, appare chiaro che quell’imprenditore aveva dichiarato guerra alla società civile relazionandosi su basi mafiose. Non è illegale chiudere una fabbrica, ma se le norme etiche non regolano il comportamento dell’imprenditore non esiste nessuna norma etica che valga per le banche, le finanziarie, i partiti politici, gli operai, ecc. Tutto diventa mafia.
E’ per questo motivo che la CGIL è l’unico alleato che gli imprenditori, che pensano di essere imprenditori della e nella società, possono avere.
CISL e UIL possono appoggiare i loro progetti mafiosi. Scelte criminali di un governo che dell’economia se ne sbatte altamente se non per far farneticare gente come Tremonti e Sacconi che aiutano a distruggere l’economia del paese.
E’ necessario costruire un’etica degli imprenditori. Finché gli imprenditori sono coloro che ammazzano i dipendenti in nome del loro personale profitto, non ci sarà nessuna ripresa economica in Italia. Qualunque cosa si faccia è destinata al fallimento. Alla CGIL non resta altro che comportarsi da quello che è: un soggetto giuridico che si presenta dal magistrato ogni volta che un accordo è violato. Solo da questa base si può uscire dalla crisi. Tutto il resto sono azioni di mafiosi falliti che si credono più furbi della società civile: chiedetelo ai commercianti in centro a Treviso.
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