La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

lunedì 9 maggio 2011

Crisi economica e società civile: come uscire dalla crisi economica attuale



Diciamocela tutta!
Il miglior alleato che poteva avere la Confindustria era, ed è, la CGIL.
La Mercegaglia, obbedendo a progetti mafiosi, in questi anni ha fato la guerra all’unico alleato possibile degli industriali contro la crisi.
Ma la Mercegagli, lungi dal poter progettare una situazione economica all’interno di esigenze sociali, come ogni tendenza mafiosa, deve piegare la società civile alle esigenze di una concezione industriale propria del medioevo. Una concezione economica che oggi identifichiamo con la mafia in quanto foriera di una mentalità che vede la società civile come un preda da saccheggiare e non un insieme di tensioni che possono favorire scelte economiche e imprenditoriali in sintonia con lo sviluppo sociale.
La mentalità della Mercegaglia non è diversa da quella di Toto Reina, Provenzano o Silvio Berlusconi: io faccio i soldi e tu società devi stare nella merda per consentire a me di fare i soldi sulla tua pelle.
Non è strano, dunque, che la Confindustria abbia questo tipo di comportamenti che posta gli industriali ad applaudire il terrorismo:
THYSSEN: DAMIANO, FERITA RIAPERTA CON APPLAUSI. SERVE RISPETTO


(ASCA) - Roma, 9 mag - ''Gli applausi di Confindustria all'Ad di ThyssenKrupp riaprono una ferita che si era chiusa con il processo. Ci auguriamo che non prevalga tra gli imprenditori la logica della deregolazione, la logica del ''tutto e' lecito' soprattutto nei periodi di crisi. Serve invece l'osservanza delle leggi e la tutela della dignita' dei lavoratori. Quando avvengono tragedie come quella della ThyssenKrupp, con il loro carico insopportabile di vittime del lavoro, quello che deve prevalere e' il rispetto e il silenzio''. Lo ha dichiarato Cesare Damiano, capogruppo Pd della commissione Lavoro della Camera.


La Confindustria che ha applaudito l’Ad di ThyssenKrupp è quella confindustria mafiosa che fa capo a Mercegaglia e che in questi anni ha collaborato col governo Berlusconi per saccheggiare la società civile. Il risultato di quest’azione non è stata la ribellione degli operai, ma è stata la ribellione dei consumatori le cui prime vittime sono i commercianti dei centri cittadini. Distruggere i livelli di vita e di reddito dei cittadini per assicurarsi qualche punto in percentuale di profitto equivale a saccheggiare la società e negare quella circolazione del denaro che assicura benessere alla società e profitto per industriali e ai finanzieri. Voler praticare tassi di usura, come stanno facendo i camorristi che usano strutture finanziarie, da un lato garantisce grandi profitti immediati, ma dall’altro saccheggia le risorse sociali finendo per immiserire l’intera società nella quale diventa sempre più difficile fare profitto.
Un caso è la situazione del vicentino e della sua industria manifatturiera oggi in crisi.
La questione vera non è mettere insieme tanti soggetti, ma stabilire delle regole entro le quali operare e censurare chi quelle regole viola.
Facciamo alcune considerazioni su questa notizia:

VICENZA: APINDUSTRIA, COSTITUITA NUOVA

FONDAZIONE MANIFATTURIERA
(AGENPARL) - Roma, 05 mag - "Per molti la crisi è finita ma, è stata confusa una ripresa con il rallentamento della discesa – esordisce il Presidente di Apindustria Vicenza, Filippo De Marchi - in realtà non ci siamo accorti, invece, di una cosa ben più grave: siamo dentro ad una fase di profondo declino della nostra economia. L’analisi della situazione attuale è così semplice da non aver bisogno di essere rammentata".
"Le PMI sono il vero valore per il nostro territorio e, noi crediamo da sempre a questo valore, tuttavia, oggi non è consentito perdere tempo: i mercati corrono, e i clienti italiani ed esteri con loro. Manca, alla piccola impresa italiana, tutto quel supporto che negli altri stati si chiama 'sistema Paese' che va da una legislazione severa ma efficiente, da un fisco rigoroso ma utile, da un supporto all’internazionalizzazione necessario e coordinato. Senza dimenticarsi del sistema bancario che dovrebbe supportare le imprese e non sfruttarle. Ma, ahimè, quello che ci porterà ad un sicuro declino è l’incapacità politica di valutare il rischio che perdere la capacità produttiva, soprattutto nel settore manifatturiero, per la nostra Italia, non è un obiettivo di avvicinamento alle cosiddette economie occidentali, ma una vera regressione economica. Credo, con questo, che il vuoto più grande sia imputabile alla politica, oggi distratta su altri fronti, senza una visione prospettica dei problemi che riguardano le aziende ed il Paese".
"Queste sono le motivazioni – spiega il presidente De Marchi – che abbiamo condiviso con altri colleghi imprenditori e che assieme a noi pensano sia giunto il momento di imprimere una svolta decisiva anche nel sistema della rappresentanza delle imprese. Abbiamo cominciato dal nostro interno e abbiamo costituito nella 'Fondazione per l’Impresa e l’Industria manifatturiera' un nuovo soggetto costituito da 12 Associazioni di Lombardia, Emilia Romagna e Veneto, in rappresentanza di 12.000 aziende e oltre 250.000 addetti".
"Nei prossimi mesi altre 6 associazioni provinciali e 3 Federazioni regionali si sono dichiarate interessate a completare il percorso per aderire con lo status di fondatore alla Fondazione per l’Impresa e l’Industria Manifatturiera. Presidente della Fondazione è Paolo Agnelli, industriale manifatturiero di terza generazione, alla guida dell’omonimo gruppo con oltre 300 dipendenti, Presidente di Apindustria Bergamo e Confapindustria Lombardia. In particolare le 12 Associazioni che hanno per prime costituito la Fondazione a Milano lo scorso 2 maggio sono: per la Lombardia Bergamo, Como, Cremona, Lecco, Mantova e Varese; per l’Emilia Romagna Modena e Reggio Emilia; per il Veneto Padova, Venezia, Verona e Vicenza".
Commenta De Marchi: "A chi ci chiede che bisogno c’era di creare un altro soggetto, noi rispondiamo che la vera domanda è: perché nasce un nuovo soggetto?" E il motivo è presto detto: "tutti parlano e invocano, soprattutto a livello nazionale, più attenzione e più risorse per la manifattura italiana, ma pochi sono quelli che davvero poi s’impegnano e sanno cosa fanno. E poi occorre anche chiedersi - prosegue De Marchi - se i rappresentanti degli imprenditori a Roma siano davvero all’altezza del compito che i territori gli hanno assegnato. In tal senso la Fondazione avrà un unico scopo: difendere e valorizzare il nostro sistema economico, basato sulla manifattura e sulla piccola media impresa, divulgando e diffondendo la cultura del tessuto industriale. Un sistema che ha permesso a un paese come il nostro, senza materie prime e uscito distrutto dal secondo conflitto mondiale, di diventare una delle economie più forti del pianeta. Per questo - conclude il Presidente De Marchi - la Fondazione dialogherà con tutti e a tutti i livelli: classe politica, associazionismo, sindacati, mondo bancario per aumentare la competitività del manifatturiero italiano, risultato indispensabile per salvaguardare il futuro dell’intera economia italiana".


Tratto da:
http://www.agenparl.it/articoli/news/regionali/20110505-vicenza-apindustria-costituita-nuova-fondazione-manifatturiera
Non c'è dubbio che qualcuno sta tentando di organizzarsi per uscire dalla crisi, ma non dice che cosa serve a sé stesso in relazione alla società civile in cui opera.

Il problema degli industriali è quello di non essersi mai dati uno statuto, delle regole, attraverso le quali operare nella società civile. L’unica regola che si sono dati è quella di: FARE SOLDI! Solo che si sono dimenticati che tutti nella società civile vogliono fare soldi, anche distruggendo loro. Dal banchiere allo spacciatore di eroina e cocaina, al rapinatore di banche al posteggiatore di biciclette, al barista o al poliziotto. Tutti vogliono fare soldi, ma nessuno stabilisce delle regole per sé stesso per decidere quali sono le regole entro le quali si fanno i soldi e quali sono le regole, violate le quali, non si possono né si debbono fare soldi. Alcuni dicono che “ciò che la legge non vieta è legale” è vero, ma solo se parliamo dell’episodio specifico, non se parliamo del sistema generale entro il quale agire. Certamente fare i soldi uccidendo una persona è illegale. Ma non è illegale fare i soldi, è illegale uccidere una persona. Così è illegale se spaccio della merce di qualità scadente a persone che non se ne intendono. E’ illegale se vendo carne marcia. Non è illegale se mi metto nell’idea di spacciare o se mi metto nell’idea di vendere oggetti di scarso valore. Non è illegale se mi metto nell’idea che “dal momento che lui non sa che.... (ad es.) questo panno al primo lavaggio deve essere buttato, glielo rifilo”. Nessun magistrato ti condanna se non dopo un’eventuale lunga causa civile, ma tu aspetta che quel cliente venga ancora a comperarti qualche cosa. Essere ingannato, per essere ingannato, compro tutto a basso prezzo dai cinesi. Non tutto è perfetto, ma almeno so che sto rischiando e mi metto in guardia. E’ quanto succede ai commercianti dei mercati, come quello di Marghera: la merce costa meno che al supermercato, in particolare la verdura, ma se vado al supermercato me la scelgo, se la compro al mercato di Marghera il commerciante mi rifila il 50% di scarto o, comunque, merce di qualità inferiore di quella presentata in prima fila.
Gli industriali non hanno mai voluto darsi uno statuto etico tale da essere vincolante nei loro stessi comportamenti. L’industriale o l’imprenditore criminale viene percepito dagli altri industriali come la vittima di magistrati che hanno svelato una parte di un gioco criminale che loro stessi ritenevano legittimo. Come per i morti della ThyssenKrupp: tutti gli imprenditori tendono ad eliminare la sicurezza per uccidere i dipendenti, qualcuno viene scoperto. Io stesso sono stato testimone quando Giuseppe Bortolussi degli artigiani di Mestre, tanto decantato dal Partito Democratico, spiegava agli imprenditori come far del male ai loro dipendenti omettendo le misure di sicurezza e come bisognava fare per giustificarsi davanti ad eventuali controlli. Eppure il Partito Democratico non ha esitato a presentarlo come “uomo di sinistra” e appoggiarlo alle elezioni. Non basta voler valorizzare un sistema economico: è necessario che quel sistema economico sia sentito come elemento della società. Parte dei cittadini. Se poi si agisce, come fece la Omsa, per coinvolgere il personale salvo licenziarlo in massa per voler delocalizzare nonostante i profitti, appare chiaro che quell’imprenditore aveva dichiarato guerra alla società civile relazionandosi su basi mafiose. Non è illegale chiudere una fabbrica, ma se le norme etiche non regolano il comportamento dell’imprenditore non esiste nessuna norma etica che valga per le banche, le finanziarie, i partiti politici, gli operai, ecc. Tutto diventa mafia.
E’ per questo motivo che la CGIL è l’unico alleato che gli imprenditori, che pensano di essere imprenditori della e nella società, possono avere.
CISL e UIL possono appoggiare i loro progetti mafiosi. Scelte criminali di un governo che dell’economia se ne sbatte altamente se non per far farneticare gente come Tremonti e Sacconi che aiutano a distruggere l’economia del paese.
E’ necessario costruire un’etica degli imprenditori. Finché gli imprenditori sono coloro che ammazzano i dipendenti in nome del loro personale profitto, non ci sarà nessuna ripresa economica in Italia. Qualunque cosa si faccia è destinata al fallimento. Alla CGIL non resta altro che comportarsi da quello che è: un soggetto giuridico che si presenta dal magistrato ogni volta che un accordo è violato. Solo da questa base si può uscire dalla crisi. Tutto il resto sono azioni di mafiosi falliti che si credono più furbi della società civile: chiedetelo ai commercianti in centro a Treviso.
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09 maggio 2011
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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