La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

sabato 28 maggio 2011

Imprenditori in Veneto manifestano per il diritto di licenziare, eliminare mezzi antinfortunistici, al lavoro nero, inquinare, violentare la società



Industriali e imprenditori in corteo per rivendicare il diritto di licenziare e saccheggiare il territorio, delocalizzare, in disprezzo della società civile.
Il diritto al terrorismo sociale viene rivendicato dagli imprenditori. Il diritto di violare le leggi; il diritto di impedire l’uso delle protezioni di sicurezza, il diritto di usare il lavoro nero; il diritto ai contratti interinali e alla diffusione dell’insicurezza e la precarietà sociale dalla quale trarre profitto. Il diritto di delinquere non pagando tasse, giocando con la finanza, rendendo difficoltosi i controlli della finanza, è quanto la Mercegaglia ha preteso nella manifestazione di Treviso che ha visto degli imprenditori, che vivono del disprezzo della società civile, pretendere l’impunità al saccheggio dell’Italia. Stanno fallendo? E che falliscano! Che vadano a fare i barboni come costringono gli operai dopo averli fatti bastonare dai manganelli di poliziotti che appaiono più loro complici che non un’Istituzione dello Stato.

Duemila in corteo: la rabbia degli industriali
Marcegaglia, Vardanega, Tomat guidano la marcia. Gli associati: ci sentiamo traditi dal governo

di Daniele Ferrazza

Comincia con un pugno alla Lega, nel cuore del sua roccaforte, l'assemblea degli industriali trevigiani. Il presidente Alessandro Vardanega chiama l'Inno d'Italia e tutti si alzano in piedi. Persino il governatore Luca Zaia (che però non lo canta) e il vicesindaco Giancarlo Gentilini, che sull'inno non ha mai avuto incertezze. Poi, al termine dell'assemblea, il momento più atteso: la marcia silenziosa degli imprenditori trevigiani dallo stadio di rugby di Monigo alla nuova Area Appiani, in testa il presidente nazionale Emma Marcegaglia accompagnata da Andrea Tomat e Alessandro Vardanega. Il ministro Maurizio Sacconi, che alla camminata non partecipa, evoca quella dei quarantamila a Torino contro il terrorismo e azzarda un giudizio non proprio fortunato: «E' una marcia contro la Cgil». Ma i duemila imprenditori che sfilano lungo i due chilometri di viale Europa non pensano né a Pomigliano né alla Cgil: «Abbiamo votato per questo governo ma non ci stiamo più: i risultati sono troppo scarsi e anche la Lega sta deludendo. Adesso tocca a noi imprenditori dare il segnale che bisogna cambiare e anche in fretta». Si sfilano un po' di big - Gilberto Benetton, Gianfranco Zoppas, Mario Moretti Polegato, Stefano Beraldo se ne vanno un po' prima - ma gli altri ci sono tutti. Lasciano le loro auto nel parcheggio e si sciroppano la strada, graziati da una violenta grandinata che un paio d'ore prima aveva persino interrotto l'assemblea. Ed è un fiume di rabbia contro il governo Berlusconi, cui gli imprenditori trevigiani non credono più. Renzo Dametto, che produce i tortellini Dalì, descrive bene la situazione: «L'idea della marcia è buona. Almeno ha il merito di muovere le acque perchè abbiamo esaurito la pazienza. Se sono col governo? No, sto con il presidente Vardanega. Perchè io sono tra quelli che aveva creduto a questo governo, ma ora non più. Non ha fatto abbastanza». Tra i partecipanti è un crescendo di giudizi negativi. Aggiunge Massimo Tonello di Oderzo: «E' una marcia silenziosa. E il silenzio è molto eloquente. Questo è un segnale alla politica: siamo uniti e vogliamo cambiare le cose perchè così, è inutile nascondercelo, non si va da nessuna parte». Lo stesso commento di Gianni Sartor, di Computer srl di Susegana: «Serve a sbloccare la situazione. Il governo poteva fare molto, ma molto di più. Per carità, c'è stata la grave crisi, ma mi sembra che abbiano perso tempo a litigare invece che a governare». Vincenzo Papes, imprenditore medico: «In Italia ci vuole meno Stato e più impresa. Pensavo davvero che questo governo facesse di più, all'inizio ci avevo creduto pure io. Anche la Lega ha perso la spinta, a mio parere. Purtroppo manca ancora l'alternativa e la sinistra non riesce ad aggregare abbastanza». Il costruttore Silvano Armellin di Conegliano: «Questa marcia non è la soluzione ma almeno un contributo. Noi, del resto, siamo abituati ad arrangiarci, a fare le cose da soli». 28 maggio 2011

Tratto da:
http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2011/05/28/news/duemila-in-corteo-la-rabbia-degli-industriali-4296859

E intanto, comunque vada a finire, la Datalogic dimostra di commerciare in schiavi, non di usare il lavoro dei cittadini con i quali ha un contratto e dei doveri.
Perché quei 150 dipendenti sono schiavi? Perché non avranno lo stipendio, ma dovranno pagare affitti, bollette, servizi e se protesteranno saranno bastonati dai poliziotti. E’ questo lo schiavismo: la soppressione dei diritti e, primo fra tutti, il diritto alla vita nelle condizioni medie del paese in cui si abita.
Sono i risulati della politica di Zaia, Muraro, Gobbo, Gentilini, che rivendicando il diritto di violare i diritti dei cittadini si sono appropriati del diritto di non avere dei doveri cui ottemperare:

Datalogic licenzia 150 dipendenti
Fabbrica occupata a Quinto



Fulmine a ciel sereno alla Datalogic di Quinto, azienda multinazionale che ha deciso di delocalizzare e stamattina ha comunicato a 95 dipendenti a tempo indeterminato (più 51 precari) la chiusura dello stabilimento. Rabbia e disperazione da parte dei lavoratori, operai e tecnici specializzati, tutti residenti nella zona. La fabbrica è occupata giorno e notte e davanti ai cancelli sono stati bruciati i camici per protesta: "Ecco, questo è il futuro dell'Italia".
27 maggio 2011

Tratto da:

http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2011/05/27/news/datalogic-licenzia-150-dipendenti-fabbrica-occupata-a-quinto-4296233


Da tempo Marghera si avvia verso la chiusura delle attività produttive. Dopo che i magistrati di Venezia hanno consentito alla Montedison di devastare il territorio riempiendolo di diossine e altri prodotti inquinanti e devastanti; dopo che i magistrati si sono girati dall’altra parte davanti alle modificazioni ambientali che hanno portato alla malattia migliaia di cittadini che loro considerano del bestiame senza diritti sociali e giuridici; ora vengono lasciate le cattedrali del degrado e della decadenza che i fondi pubblici dovranno demolire, bonificare. A spese dei cittadini perché nessun magistrato ha fatto il proprio dovere imponendo agli industriali, fruitori del territorio, di riportarlo alle condizioni originali. I magistrati, tradendo i loro doveri d’ufficio, hanno permesso agli industriali di fare utili caricando i costi sulla collettività. Se la collettività protesta ci pensano i manganelli della polizia di Stato a sedare proteste dei cittadini che loro dovrebbero servire.
Per questo Marghera i avvia verso la chiusura dell’area industriale. un po’ alla volta. Pezzo per pezzo. In modo da sfiancare gli operai che si sono dimenticati di far parte di una società civile: anche gli operai, come gli industriali, si sono dimenticati di far parte di una collettività:


Fincantieri in rivolta contro gli esuberi, blocchi stradali a Venezia
In mattinata gli operai della Fincantieri hanno bloccando via della Libertà, tagliando dunque i collegamenti stradali con Venezia. Gli operai Vinyls invece tornano sulle fiaccole del Petrolchimico

VENEZIA. Una giornata di lotta per il lavoro a Venezia. Dalla prima mattinata gli operai della Fincantieri hanno bloccato via della Libertà, interrompendo così il collegamento viario tra la terraferma e Venezia. Si tratta di una manifestazione non autorizzata ma gli operai sono determinati a portare avanti la protesta contro il piano dell'impresa che prevede 2550 esuberi e la chiusura di due stabilimenti in Campania e in Liguria. Il blocco è terminato attorno alle 11, ma ha comunque mandato in tilt la delicata viabilità veneziana. I problemi maggiori su via Fratelli Bandiera, mentre tutto il traffico in direzione Venezia è stato deviato su San Giuliano. Anche gli operai della Vinyls, azienda della chimica coinvolta in una lunghissima vertenza per la vendita, sono tornati a protestare per l'incertezza che pesa sul loro futuro. Tre operai sono saliti nuovamente su una fiaccola del Petrolchimico, a 150 metri d'altezza. Tra loro Nicoletta Zago, l'operaia-simbolo, che qualche settimana fa incontrò il Papa Benedetto Xvi, durante la sua visita a Venezia.
27 maggio 2011

Tratto da:
http://nuovavenezia.gelocal.it/cronaca/2011/05/27/news/fincantieri-in-rivolta-contro-gli-esuberi-blocchi-stradali-a-venezia-4296039

E’ così che muore la società del Veneto.
Ci si è dimenticati che il Veneto è tale solo se è un complesso sociale, non se è un campo di concentramento in cui le guardie carcerarie si attribuiscono i diritti di violare ogni diritto dei cittadini. Non esistono leggi penali per i sindaci che emettono provvedimenti contro la Costituzione della repubblica e i magistrati Veneti preferiscono girarsi dall’altra parte incitando all’odio sociale in quei cittadini che vedono i loro diritti violati e l’impotenza di chiedere giustizia.
Non chiedetevi qual altro centro produttivo verrà domani chiuso: è sicuramente il vostro...

Tanto per ricordarci chi sono gli imprenditori:

CASTELFRANCO - Bancarotta fraudolenta con distrazione, ricorso abusivo al credito, appropriazione indebita, false comunicazioni sociali: con queste accuse due imprenditori sono stati arrestati dalla Guardia di Finanza di Verona a chiusura di una indagine sul fallimento della Alkom Alluminio Spa.
E' una azienda di San Bonifacio (Verona) già operante a livello nazionale nel settore della fabbricazione di cisterne e serbatoi. Su richiesta del pm Marco Zenatelli, il Gip Guido Taramelli ha emesso due ordinanze di custodia cautelare nei confronti di Vincenzo Rodo, 61 anni, nato a Pantelleria (Trapani), residente a Latina, amministratore della società, e Claudio Bottari, 54, nato a San Donà di Piave (Venezia) e residente a Castelfranco Veneto (Treviso), ritenuto socio occulto.
Bottari aveva la procura per operare in nome e per conto di una società di diritto olandese titolare del 70% della Alkom, mentre il restante 30% era controllato da Rodo, che si era creato una doppia identità, utilizzando anche il nome di Salvatore.
Secondo l'accusa i due arrestati avrebbero distratto dalle casse societarie un milione e 600mila euro, intascato 420mila euro ricorrendo abusivamente al credito mediante false fatturazioni; le indagini hanno accertato anche l'appropriazione indebita per oltre 700mila euro con ammanchi dalla casse societarie giustificati da poste di bilancio fittizie.

Tratto da:
http://www.oggitreviso.it/frodi-arrestato-imprenditore-di-castelfranco-36651


Entra nel circuito del pensiero religioso, sociale, economico ed etico della Religione Pagana!

28 maggio 2011
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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