La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

mercoledì 25 maggio 2011

Terrorismo e terroristi in Veneto e in Italia...



Terrorismo in Veneto e quelle che appaiono le complicità della Polizia di Stato.
Migliaia di lavoratori cacciati come bestiame dai posti di lavoro e ridotti alla miseria in assoluto disprezzo dell’articolo 1 della Costituzione della Repubblica e allevatori che praticano il sequestro di persona per saccheggiare la società civile e minacciano l’uso delle armi con un’apparente, se non fattiva, complicità della Polizia di Stato.
Giacomazzi ricatta lo Stato con i fucili che si starebbero procurando gli allevatori per sparare a chi chiede loro di rispettare le leggi. Nello stesso momento la Polizia di Stato bastona in maniera illegale e criminale i cittadini che chiedono il rispetto delle leggi al solo fine di costringerli a rinunciare ai loro diritti Costituzionali.
La polizia di Stato e la Magistratura appaiono complici in un disegno criminoso che tenta di destabilizzare il paese in funzione della ricostruzione di un regime assolutista: perché bastonare gli operai solo perché non accettano l’eversione di cui all’articolo 1 della Costituzione e non bastonare l’amministratore delegato della Fincantieri che ha fatto centinaia di milioni di danni sparando nella testa di gente indifesa? Persone che hanno firmato un contratto alimentando le speranze e i progetti della società civile? Con le sue pallottole sparate nella testa degli operai da parte ella Fincantieri gli operai si trovano senza lavoro in un sistema sociale che impone loro di pagare le bollette, un sistema sociale immiserito: i contratti di lavoro che gli amministratori delegati pensano di stracciare sono atti di terrorismo ed equivalgono allo sparare nella testa delle persone. Che poi la Polizia di Stato condivida questi atti di terrorismo e spacchi le teste a manganellate agli operai dimenticandosi che i cittadini sono i padroni delle case comunali e non dei servi, si tratta di un atto di eversione che privando i cittadini delle loro strutture, di fatto tendono a ricostruire l’assolutismo nazista in contrapposizione alla democrazia: e vengono pagati ben 1200 euro al mese con straordinari, ferie, pensione e tredicesima per aggredire la Costituzione della Repubblica! Ancora una volta, con i manganelli della polizia, i cittadini non sono i PADRONI dello Stato, ma le bestie che devono stare in ginocchio e subire decisioni illegali che danneggiano l’intera società civile. Solo chi è di ideologia nazista si proclama “servitore dello Stato” anteponendo lo Stato ai cittadini; chi è coerente con la Costituzione della Repubblica è al servizio dei cittadini, della legge e della legalità. Una legalità che ha nell’articolo 1 della Costituzione il suo fondamento: bastonare chi protesta per il posto di lavoro significa attentare all’articolo 1 della Costituzione e manifesta intenzioni di eversione dell’ordine democratico.
E intanto Vilmare Giacomazzi ricatta la società civile. Dice: “Dal momento che gli allevatori, che hanno sottratto milioni di euro alla società, si stanno armando, non chiedeteci i soldi che vi dobbiamo...”. E’ un atto di terrorismo che suscita tanta più rabbia in un momento in cui centinaia di migliaia di cittadini, violando la legge, vengono allontanati dal lavoro.
Riporto l’articolo:

La minaccia degli allevatori:
«Fucili contro gli esattori»
Annuncio del leader dei Cospa Giacomazzi: si stanno armando, l’ho segnalato alla procura. E rivela: «Io il destinatario della supermulta da quattro milioni»


VERONA — Fucili e pistole per «difendersi» dagli esattori. Che il popolo delle quote latte non vada tanto per il sottile s’era capito venerdì scorso con il «sequestro», durato cinque ore, del dipendente di Equitalia Paolino Zanellato, colpevole di aver consegnato una cartella esattoriale da 587mila euro a Mirko Pozzan, un allevatore di Lonigo, nel Vicentino. Ma ora c’è davvero il rischio che qualcuno perda la testa. E a dirlo è il presidente nazionale del Cospa, il veronese Vilmare Giacomazzi. «Ho partecipato a una riunione, alcuni giorni fa, con altri allevatori. C’è molta rabbia e alcuni di loro hanno detto chiaramente che andranno a comprare fucili e pistole. Sono pronti a usarle, nel caso qualche altro esattore pretenda di incassare queste multe folli». Giacomazzi è preoccupato. Spiega di avere subito avvertito le forze dell’ordine e la procura, sollecitando il blocco delle cartelle esattoriali. «Ho invitato i colleghi a mantenere la calma, ma sono esasperati: questa non è un’esazione, ma un’estorsione vera e propria, che ha lo scopo di tappare la bocca a chi ha il coraggio di denunciare le irregolarità».

In Veneto starebbero per arrivare sanzioni per seicento aziende, di importo variabile tra 400mila e 5 milioni di euro. E tra i più colpiti c’è proprio Giacomazzi, uno dei leader della protesta. «Dicono che dovrei pagare oltre 4 milioni di euro. Una cifra basata su calcoli assurdi, che non pagherò. Nessuno di noi è disposto a farlo. Perchè Equitalia, prima di riscuotere, dovrebbe almeno ottenere la certezza del credito. E invece non c’è stata alcuna verifica ». Il presidente del Cospa, 63 anni, si definisce «allevatore da sempre». Un lavoro tramandato di padre in figlio da generazioni, visto che la sua famiglia opera nel settore da oltre un secolo. Oggi è alla guida di un’azienda che ha sede a Oppeano, con 220 bovini in lattazione. «Hanno fissato per il mio allevamento delle quote latte che non sono state aggiornate per molti anni. E ora pretendono di sanzionarmi per aver sforato... ». Ieri il Cospa ha inoltrato alla procura di Padova un’integrazione alla denuncia presentata nel dicembre del 2009 contro Fausto Luciani, dirigente dell’Agenzia Veneta per i Pagamenti in Agricoltura (Avepa). Un’inchiesta che sembrava destinata a finire in un nulla di fatto, visto che il pm Luisa Rossi ha chiesto l’archiviazione.

Ma Giacomazzi e altri allevatori si sono opposti. Ora chiedono la riapertura dell’indagine. Nei nuovi documenti consegnati alla procura si denunciano «fenomeni truffaldini alla base di calcolo delle vacche da latte e sulle emissioni di super prelievi e di provvedimenti sanzionatori». Il riferimento è alla scoperta di allevamenti «di carta», cioè aziende che si accaparravano le quote senza neppure avere dei bovini. Ma nella documentazione inoltrata agli investigatori si fa anche riferimento alla pallottole spedite il mese scorso al governatore del Veneto, Luca Zaia. Il Cospa inoltre collega un’indagine di Pordenone alla morte di un funzionario e alle intimidazioni subite dal presidente della Regione: «Abbiamo presentato denuncia penale contro il dirigente di Agea (l’agenzia per le erogazioni in Agricoltura, ndr) del Friuli, Silverio Scaringella. Il pm Riccardo Facchin - si legge nelle carte - ha detto che avrebbe chiesto ulteriori chiarimenti alla procura di Roma e ai dirigenti di Agea del Friuli, in particolar modo a Scaringella. Non ci è dato sapere cosa sia successo, ma il dirigente Scaringella si è suicidato e nel medesimo giorno è arrivata al governatore Zaia una busta chiusa contenente due pallottole». Fucili, pistole e pallottole. I giorni più caldi della battaglia sulle quote latte forse devono ancora venire.

Andrea Priante
24 maggio 2011

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/padova/notizie/cronaca/2011/24-maggio-2011/minaccia-allevatori-fucili-contro-esattori-190713598142.shtml


E’ il terrorismo leghista, fatto di minacce generali (ricordate i 300mila fucili di Umberto Bossi?) e di aggressioni individuali che gli inquirenti si guardano bene dall’inserire in un più vasto disegno criminoso di disarticolazione Istituzionale. Quasi ci fosse una complicità della magistratura: dove sta la teoria del “grande Vecchio” o il “teorema Calogero”? Gli inquirenti l’hanno usato solo per torturare chi chiedeva il rispetto della Costituzione e ora, fingono di non ricordarsene per favorire la distruzione delle Istituzioni: come ai tempi di Valerio Borghese o della bomba a Il Gazzettino di Venezia. Chissà perché i responsabili non sono mai stati individuati....

E intanto ci si chiede: “Che cosa stava a fare la Polizia di Stato mentre questi bambini venivano violentati?”
Era loro dovere garantire la sicurezza di quei bambini, ma come al solito, la Polizia di Stato aveva altre cose da fare...


Pedofilia e violenza, educatore condannato a 11 anni e sei mesi di carcere
Giovanni Piovan gestiva due comunità nell'Estense. Stabilita anche l'interdizione perpetua dai pubblici uffici, il divieto di frequentare luoghi dove si trovano minorenni e un risarcimento complessivo di 200 mila euro ai tre ragazzi che subirono abusi


PADOVA. Due ore di camera di consiglio, poi la condanna: 11 anni e sei mesi di reclusione, interdizione perpetua dai pubblici uffici, divieto di frequentare i luoghi dove si trovano minorenni e un risarcimento alle parti civili di 200 mila euro complessivi. Non era in aula Giovanni Piovan quando ieri, intorno alle 15, il Tribunale di Padova (presidente Alessandro Apostoli Cappello, giudici a latere Cavaggion e Lazzarini) ha pronunciato l'attesa sentenza. Una sentenza arrivata a quasi due anni dall'avvio del processo nei confronti dell'ex educatore 47enne, originario di Baone, finito sul banco degli imputati per violenza sessuale nei confronti di tre ragazzini continuata e aggravata (dalla minore età e dal fatto di essere una persona che li aveva in affidamento per ragioni di educazione) nonché per maltrattamenti.
Ad ascoltare la lettura della pronuncia il suo difensore, l'avvocato veneziano Giorgio Pietramala, e i legali delle parti civili, l'avvocato Pietro Someda con i colleghi Sara Baldon e Luigi Migliorini. Era nell'aria la condanna dopo la durissima requisitoria del pubblico Benedetto Roberti che aveva reclamato ben 16 anni per l'imputato, preannunciando un'inchiesta-bis a suo carico perché altri due ex piccoli ospiti hanno cominciato a raccontare gli abusi subiti nelle due comunità gestite da Piovan nell'Estense. Comunità che erano sotto il controllo dell'Usl 17, eppure mai nessuno (né psicologi né funzionari dell'ente) si era accorto delle violenze sessuali di cui erano vittime alcuni bambini. Bambini «selezionati» con cura da Piovan che amava molto «crescere» coppie di fratellini, prima avvicinandoli con baci e abbracci, poi violandoli nella loro intimità più profonda e costringendoli non solo a docce comuni e palpeggiamenti ma anche a rapporti di ogni tipo.
«Ricordo ancora ieri come oggi l'odore della crema alla camomilla che ci faceva usare» aveva raccontato in aula una delle vittime, ricostruendo nel dettaglio gli incontri intimi. E se qualcuno fra loro osava ribellarsi, la vendetta era ineluttabile: permessi per rientrare in famiglia negati, punizioni con isolamento in camera per un mese, lavori da svolgere e divieto di uscire con gli amichetti. Ben più pesante la reazione se il suo «fidanzatino» veniva scoperto a flirtare con qualche ragazzina: la gelosia era incontenibile e la sanzione scattava senza possibilità d'appello.
Sono tre gli ex ospiti che, ieri, hanno ottenuto il risarcimento per le terribili ferite subite negli anni di permanenza nei convitti gestiti da Piovan e dalla moglie (che non è mai entrata nel processo): due fratelli nati rispettivamente nel 1988 e nel 1987, e un altro ragazzino del 1992, cui sono stati rispettivamente riconosciuti 30 mila, 100 mila e infine 70 mila euro.
Sono davvero piccoli quando l'orco-educatore comincia a mettere gli occhi (e le mani) su di loro: è l'anno 1998, il minore ha sei anni, il più grande 11. Per i piccoli ospiti iniziano anni d'inferno. Anni di violenze finite solo nel 2004, almeno per loro. Ma è soltanto nel 2008 che l'indagine decolla in seguito alla segnalazione che la sorella di una delle vittime fa al maresciallo Pernumian di Este: la ragazza racconta che il fratello è dimagrito di 30 chili perché costretto da Piovan a lavorare duramente nella sua azienda agricola o in un autolavaggio, due ditte in cui sono spediti a lavorare i convittori. Il 16 luglio 2009 Giovanni Piovan viene arrestato. Un provvedimento deciso per «l'altissimo rischio di reiterazione del reato»: l'uomo ha appena aperto a Fiera di Primiero un centro estivo per ragazzi. Una passione coltivata da anni.
24 maggio 2011

Tratto da:
http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2011/05/24/news/pedofilia-e-violenza-educatore-condannato-a-11-anni-e-sei-mesi-di-carcere-4264477

Ci vuole il Maresciallo Pernumian di Este per avere giustizia? Perché sono necessari i Trifilò o gli Ambrogi per difendere l’onore di una Polizia di Stato che agisce contro i cittadini? Perché non si fermano i criminali mentre stanno commettendo i crimini? Bambini sottratti ai genitori e consegnati ai violentatori: e la polizia di Stato nemmeno si vergogna. Pagati profumatamente per violentare i cittadini....
La Polizia di Stato sottratta ai cittadini ed usata per seminare terrore è un atto da colpo di Stato che da Scelba, Fanfani. Andreotti, Aldo Moro, Di Lorenzo, Almirante, Borghese, P2, ha visto il nostro paese in pericolo e in balia di un terrorismo protetto da magistrati che del colpo di stato erano complici. Come Pietro Calogero col suo Teorema e le sue torture...

Entra nel circuito del pensiero religioso, sociale, economico ed etico della Religione Pagana!

25 maggio 2011
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

Nessun commento:

Posta un commento