La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

giovedì 2 giugno 2011

Attentati terroristici eversivi in Veneto: da Vazzola a Montagnana...



Attentato terrorista per fini di eversione dell’ordine democratico messo in atto nel trevigiano con l’appoggio e l’accondiscendenza di sindaci del trevigiano. Ormai, dopo l’invito, tollerato e vissuto con divertimento dalla Procura della Repubblica di Treviso, di Gentilini che invitava a vestire gli immigrati da leprotti per far divertire i cacciatori e dopo la banda armata individuata a Nervesa, continuano gli atti di terrore contro la società civile.
L’attentato a Vazzola è grave non tanto per l’azione, ma per quanto l’azione prelude: i linciaggi. Linciaggi che sono stati paventati in varie dichiarazioni di sindaci che si dicono contrari ad ospitare immigrati e parlano di esasperazione preventiva: non hanno ragioni oggettive per spargere terrore, ma a questi vigliacchi piace un mucchio terrorizzare preventivamente la popolazione per assicurarsi i voti. E’ il marcio della società del Veneto. Non si tratta di un “atto mafioso” perché nessuna organizzazione mafiosa trae profitto dall’atto. Si tratta di un’azione di terrorismo. Puro terrorismo con finalità di eversione dell’ordine democratico che attraverso l’atto minaccia di morte il proprietario dell’albergo e la sua famiglia. Gentilini ha già giustificato l’atto affermando che la “popolazione è esasperata” dimenticando che non è vero che ci siano cause che esasperano la popolazione, ma c’è l’attività di incitamento all’odio razziale messo in atto dalla Lega e da sindaci prezzolati, che incita la popolazione al linciaggio portandola all’esasperazione.
Riporto l’articolo:

Vazzola: attentato all'albergo dei profughi
Attentato all'albergo Bernardi di Vazzola indicato dalla prefettura ad ospitare una trentina di profughi. Ignoti hanno scagliato contro l'ingresso una bombola di gas che non è esplosa

VAZZOLA. Attentato all'albergo Bernardi di Vazzola, indicato dalla prefettura per ospitare una trentina di profughi. Questa mattina nell'arco temporale compreso dalle 10 alle 12, ignoti hanno scagliato una bombola di gas contro la vetrata dell'ingresso. Per fortuna la bombola non è esplosa. I teppisti si sono provocati un varco ed hanno gettato all'interno un biglietto di minacce evidentemente indirizzato al titolare dell'albergo chiuso da due anni, Egidio Bernardi. Condanna del sindaco Maurizio Bonotto che, assieme alla giunta, ha già espresso il no ad ospitare i profughi: "E' un atto mafioso".
1 giugno 2011

Tratto da:
http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2011/06/01/news/vazzola-attentato-all-albergo-dei-profughi-4337051


Un annientamento e un linciaggio sistematico dei soggetti sociali più deboli che si vede eseguito nei comportamenti di questi carabinieri.
Ricordo che la presunzione di innocenza fino a sentenza definitiva si applica ai singoli cittadini, non alle Istituzioni come, in questo caso, i Carabinieri. I Carabinieri sono colpevoli fino a sentenza definitiva che sia in grado di dimostrare la limpidezza del loro comportamento fugando ogni dubbio.
Dal momento che io ho esperienza personale di attività di terrore e violenza da parte della Polizia di Stato posso presumere che normalmente i Carabinieri applichino questi metodi confortati dalla segretezza e dalla clandestinità di cui si circondano impedendo ai cittadini di verificare i loro comportamenti.
L’azione di questi carabinieri (che poi la magistratura accerterà per quanto riguarda le colpe personali) va di pari passo all’attentato di Vazzola: le persone deboli non devono rompere le scatole. Disse il criminale Gentilini alla sentenza con cui la Corte Costituzionale impediva l’arresto dell’immigrato che per mancanza di mezzi non obbediva all’ordine di lasciare il paese, che la povertà doveva essere considerata un’aggravante e non un’attenuante. La stessa cosa sembra che abbiano fatto questi carabinieri per i quali l’ubriacatura dell’immigrato era un’aggravante da punire con le immersioni nel fiume se non con qualche cosa di più grave.
Riporto l’articolo:

Quattro carabinieri sotto accusa nel Padovano
"Bagni forzati nel fiume per chi sgarra"
Era il "trattamento speciale" che gli uomini dell'Arma della caserma di Montagnana avrebbero riservato a un marocchino poi trovato morto annegato. Indagini in corso: saranno trasferiti


MONTAGNANA. Tutti (o quasi) il 16 maggio avevano saputo in caserma del «trattamento», versione Guantanamo, che Abderrahmann Salhi, il venticinquenne marocchino trovato morto una settimana più tardi, aveva subito la sera precedente, ovvero il bagno forzato nelle gelide acque del canale Frassine ad opera della pattuglia di carabinieri, che lo avevano caricato a bordo di una gazzella di servizio per allontanarlo dalla Festa del prosciutto dove il ragazzo importunava soprattutto giovani donne. E non solo lui, perché quel «trattamento», probabilmente, era nello stile di qualche militare. La «cifra» che lo distingueva per raddrizzare, rinfrescare le idee o semplicemente mettere in riga chi non filava per il verso giusto. In barba a regole e norme di un ordinamento democratico che non ammette tortura o sistemi violenti per convincere a collaborare e a portare rispetto.
Ecco perché sono ben quattro i carabinieri della stazione di Montagnana finiti sotto inchiesta per la morte di quel ragazzo sbandato, extracomunitario e senza fissa dimora. Un ragazzo che, forse, per qualcuno, dimenticando la divisa indossata, meritava una «lezione». L'inchiesta è delicata. I reati sui quali la procura lavora sono pesanti e vanno dalla violenza privata al sequestro di persona, senza escludere che possano aggravarsi e arricchirsi di nuove inquietanti ipotesi. Tutto dipenderà dall'esito dell'autopsia eseguita dal professor Massimo Montisci dell'Università di Padova e degli accertamenti investigativi (tra cui l'audizione di testimoni) coordinati dal procuratore aggiunto Matteo Stuccilli e dal sostituto procuratore Roberto D'Angelo, affidati al reparto operativo dell'Arma di Padova e di Este. E non a caso: i primi a reclamare chiarezza su questa triste e preoccupante vicenda sono proprio gli uomini (e le donne) dell'Arma dei carabinieri. Il quadro, dunque, è complesso tanto che il numero degli indagati potrebbe aumentare. Uno dei punti centrali al vaglio degli investigatori, infatti, è di capire se nella caserma di Montagnana, almeno da parte di alcuni militari, il «sistema» applicato a soggetti ritenuti «particolari» fosse proprio quello riservato a Abderrahmann Salhi. Un modus operandi non isolato e unico.
È il pomeriggio di lunedì 23 maggio che un contadino nota un corpo vicino a un ponte, nelle acque del Frassine e nel territorio di Montagnana. È identificato come Abderrahmann Salhi, volto conosciuto in paese. La causa del decesso? Pare sia annegato, anche se il volto è tumefatto e c'è una ferita alla testa (non mortale). In molti si ricordano l'intervento nei suoi confronti di domenica 15 maggio quando, alla Festa in piazza, erano stati chiamati i carabinieri perché lo straniero, ubriaco fradicio, infastidiva i passanti, specie le donne. La pattuglia lo aveva fatto salire in auto. Poi più nulla. Dai riscontri in mano alla magistratura il marocchino sarebbe stato «accompagnato» sulle rive del Frassime, forse dopo un breve soggiorno in caserma. E messo in ammollo, con docce d'acqua in testa, per «risvegliarlo» dalla sbornia o dargli una «calmata». Una donna che vive in zona racconta di aver visto la scena, mentre un altro testimone si è presentato dai carabinieri sostenendo di aver notato l'immigrato vivo il 20 e il 22 maggio. Nel frattempo, in attesa degli sviluppi dell'indagine, il Comando dell'Arma ha deciso di trasferire in altre province i carabinieri indagati.



2 giugno 2011

Tratto da:
http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2011/06/02/news/quattro-carabinieri-sotto-accusa-nel-padovano-bagni-forzati-nel-fiume-per-chi-sgarra-4346487

Si tratta di un Veneto malato, ammalato d’odio e che in quest’odio muore su sé stesso.
Già perché mentre i carabinieri torturano il marocchino, tonnellate di amianto sono state sotterrate al Lido di Venezia dove dovrebbe sorgere il palazzo del cinema.
Un Veneto che muore per la vigliaccheria di Istituzioni che sono colpevoli di terrorismo nei confronti dei cittadini del Veneto: sono colpevoli di terrorismo fino a prova contraria di ogni singolo atto...


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02 giugno 2011
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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