La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

martedì 21 giugno 2011

Dalla violenza all'asilo Sanguinazzi di Feltre ai Baby deportati inglesi: uguale è la fonte cristiana della violenza, uguale tentativo di legittimarla



Quest’articolo uscì nel 1998 e faceva parte delle rivelazioni sulla violenza all’infanzia che i cristiani fecero nei confronti dei bambini privandoli della dignità di persone in nome del criminale in croce che imponevano con la violenza.
Un disegno criminoso che ha attraversato tutti i continenti e che vede gli adoratori del criminale in croce, il famigerato Gesù, come mandante dell’odio verso i bambini al fine di impedire loro di diventare dei cittadini consapevoli.
Un disegno criminoso che ha attraversato migliaia di culture e tutti i continenti nel “difficile compito di educare” come definisce le violenza ai bambini il giornale Il Gazzettino in data 21 agosto 2004, complici i magistrati del Veneto, ha protetto la violenza dei cattolici del Veneto sui bambini nel tentativo di destabilizzare le Istituzioni. Mediante il terrore che ha visto i bambini sparati nella psiche in una violenta attività di terrorismo: come fece il Vescovo Carraro di Verona e i vescovi della Regione Veneto che la Polizia di Stato ha omesso di indagare per favorirne le attività (come al Provolo di Verona).
Questo articolo uscì nel 1998:

I baby deportati di Sua Maestà
31 luglio 1998 — pagina 15 sezione: POLITICA ESTERA

THERESA Whitfield aveva solo otto anni quando partì per l' Australia, in cerca di una nuova vita. Era una dei "child migrants", emigranti bambini inviati nelle province dell' impero di Sua Maestà che dovevano essere rinvigorite di buon sangue anglo-sassone. Adesso è una donna adulta, e chiede un risarcimento per l' infanzia che le fu rubata. A Theresa, come a tanti altri bambini, era stato raccontato che partiva per una vacanza. E invece l' accoglienza nell' orfanotrofio di Neerkol, nel nord Queensland, in Australia, fu quella di un campo di concentramento: botte, sevizie, lavoro senza sosta. Theresa ricorda bene le sisters of Mercy, le "sorelle della Misericordia", a cui era stata affidata. Per loro la carità cristiana erano pezzi di pane duro, buttati per terra a scatenare le zuffe dei ragazzi affamati. Per Theresa, e per gli altri bambini, erano le "sorelle senza pietà", Sisters without Mercy. E per ricordare meglio, Theresa può contare sulla cicatrice che le sfigura la gamba, segno di una grave ustione con acqua bollente, quando era stata "disinfettata" il primo giorno fra le aguzzine. Ancora più sfortunato era chi cadeva in mano ai Christian Brothers, monaci cristiani che dell' amore fraterno avevano dimenticato anche le basi. Alcuni dei ragazzi finiti nelle loro grinfie raccontano di sfide all' ultimo stupro, di gare a chi superava le cento violenze. Le descrizioni di quest' orrore aggiungono un nuovo, ributtante capitolo alla storia della colonizzazione europea del mondo. A scoprirne in pubblico le vergogne, sottolineando cifre ed episodi è stata la commissione Sanità della camera dei Comuni, a Londra. E i child migrants, emigranti bambini, si sono così liberati dell' eufemismo con cui furono ribattezzati per diventare ufficialmente vittime di atrocità legalizzate, testimoni inquietanti della storia imperiale d' Inghilterra. Il meccanismo della deportazione era semplice: sin dal 1850 verso le colonie di Sua Maestà fu organizzato un traffico di bambini, trasfusione di sangue bianco in zone ancora non del tutto "civilizzate". In genere erano orfani, figli di ragazze madri o "ceduti" da genitori incapaci di mantenerli, ma anche bimbi "rapiti" senza il consenso della famiglia. Almeno 150 mila, in gran parte fra i sette e i dieci anni, ma anche con bimbi di tre anni, partirono dal Regno Unito, due terzi destinati al Canada, gli altri distribuiti fra Australia e Nuova Zelanda. E questa tratta di innocenti durò fino al 1967. Se le famiglie d' origine speravano che la partenza serbasse qualche possibilità di far fortuna, l' arrivo era senz' altro una disillusione per i ragazzi. Nella migliore delle ipotesi, li attendeva un regime di lavoro durissimo, quasi militarizzato, agli ordini di istituzioni "totali" cattoliche. Sudore e obbedienza in cambio del minimo per sopravvivere: pensare a tenerezza e affetto era davvero fuori luogo. E questo valeva per i fortunati: chi capitava male, subiva violenze sistematiche e senza via di scampo. "Le motivazioni per questa politica erano diverse", si legge nel rapporto della Commissione. "C' era il genuino desiderio di salvare i bimbi dalla povertà e dall' abbandono in Gran Bretagna, e spedirli verso una vita migliore nelle Colonie". Poi c' era l' esigenza di strappare i bimbi ad ambienti familiari "immorali" o insalubri, di consolidare la presenza britannica nei territori d' oltremare, ma anche di risparmiare sugli orfanotrofi di casa. Ma per i piccoli oggetti di queste attenzioni, l' espatrio fu l' inzio di un incubo. E ora il Regno Unito ha deciso di affrontare la vergogna, e fa autocritica. La commissione Sanità chiede che il governo presenti pubbliche scuse ai baby-deportati. Il Parlamento ha spedito due deputati in Australia per raccogliere documentazione, e nei giorni scorsi il ministro della Sanità Frank Dobson ha proposto che venga creato un archivio, in grado di rintracciare le famiglie per le persone ancora in vita. "Mi sembra incredibile pensare che mentre noi stavamo a guardare l' Inghilterra vincere la Coppa del Mondo", ha commentato il ministro, "dei bambini venivano rapiti e spediti in Australia". - di GIAMPAOLO CADALANU

Tratto da:
http://ricerca.repubblica.it/repubblica/archivio/repubblica/1998/07/31/baby-deportati-di-sua-maesta.html

Oggi abbiamo quest’altro articolo col tentativo dei bambini di avere giustizia: lo stesso tentativo che fecero i bambini dell’asilo Sanguinazzi di Feltre. Come i baby deportati di sua maestà britannica, così i bambini del Sanguinazzi di Feltre dopo aver vista negata la giustizia dal Tribunale di Belluno, finalmente la Corte di Cassazione ha messo in evidenza il clima di terrore che quei bambini hanno vissuto. Mentre il giornale Il Gazzettino scriveva il 21 agosto 2004 a proposito della violenza subita dai bambini al Sanguinazzi di Feltre:


“Una storia carica di veleni che, in queste ore, sta dividendo le coscienze e gli animi. Qualcuno ventila anche la possibilità che dietro a tutto questo ci sia una manovra per mandare via le religiose.”

e ancora:

“Sì, perché ancora una volta, tutto si gioca sull’attendibilità dei piccoli.”

Là dove la Corte di Cassazione, individuando nel clima di terrore instaurato nell’asilo Sanguinazzi dalle suore cattoliche, adoratrici del criminale Gesù, nel richiedere una condanna più pesante asserisce:

«Quando il ricorso alla violenza, come nel caso in esame, è sistematico, tanto da imporre ai bambini un regime di vita pesante, doloroso e insopportabile e da determinare in loro un vero e proprio stato di terrore, è fin troppo evidente che, al di là delle soggettive intenzioni di chi agisce, si versa nell'ambito del delitto di maltrattamenti». Un clima di paura. I giudici, inoltre, sottolineano il clima di paura creato all'interno dell'istituto, precisando come «la disciplina imposta ai bambini nell'ambito scolastico era frutto di dette punizioni corporali, esibite innanzi a tutto il complesso dei bambini, in modo che nella comunità si era ingenerata, per induzione o meglio per paura, la convinzione della necessità dell'ubbidienza e dell'adeguamento ai precetti imposti dalle imputate».

La stessa cosa è per i bambini deportati in Australia. Non è importante, per noi, la quantità della violenza che un giudice può censurare. E’ importante la violenza che i bambini subiscono e che persone prezzolate ed eticamente squallide tendono a giustificare per i loro profitti
Come la violenza al Sanguinazzi di Feltre chiede giustizia, così i bambini violentati in Australia chiedono giustizia:

Una class action per avere giustizia
Riscossa dei "bimbi perduti" d'Australia
Centinaia di migliaia di britannici furono deportati da piccoli per popolare le nuove terre. Rinchiusi in istituti e orfanatrofi, furono vittime di abusi e costretti a lavorare. Oggi chiedono giustizia e risarcimenti alle autorità e alla fondazione Fairbridge
di VALERIA FRASCHETTI

Solo scuse. In oltre cinquant'anni i "bambini dimenticati" d'Australia hanno ricevuto solo formali richieste di perdono: mai giustizia. Non ci sono stati indennizzi per Geraldine Giles, vittima di stupro a sette anni, o per Ron Simpson, a cui un preside spaccò la schiena con una mazza da hockey. Come non hanno mai visto un soldo di risarcimento nessuna delle centinaia di migliaia di britannici deportati da piccoli per popolare le terre australiane e rinchiusi in orfanotrofi dove furono vittime di abusi, sevizie e lavori forzati. Un'infanzia rubata di cui ancora portano segni fisici e psicologici. E per cui ora sperano finalmente di ottenere un riconoscimento legale, attraverso una class action.
Ad aver lanciato l'azione legale collettiva sono state 69 persone che, perlopiù dopo la seconda guerra mondiale, frequentarono la Fairbridge Farm School nel New South Wales. Uno dei tanti istituti dell'organizzazione benefica fondata all'inizio del ventesimo secolo da Kinglsey Fairbridge, il filantropo e ideatore dello schema sull'immigrazione infantile dell'Impero di Sua Maestà, che aveva formalmente due obiettivi: offrire agli "orfani" britannici una nuova vita e un'istruzione, e ai possedimenti coloniali britannici manodopera agricola bianca.
Le storie che emergono dalle scuole Fairbridge e dalle altre organizzazioni, alcune gestite dai religiosi, sono tutte simili, nel loro orrore. Bambini orfani o prelevati di nascosto dalle famiglie povere venivano fatti espatriare con la promessa di ricevere una buona istruzione. Invece, lasciavano le scuole australiane semianalfabeti dopo anni costretti a lavorare nei campi a costo zero e a sopportare maltrattamenti di ogni sorta, violenze sessuali incluse. Un destino toccato tra il 1912 e il 1974 a oltre 100mila britannici, alcuni di appena quattro anni.
"Hanno scippato le nostre infanzie", ha dichiarato al quotidiano The Independent Robert Stephans, uno dei firmatari della class action che trascorse otto anni in un istituto Fairbrdige. Anni in cui, denuncia oggi, venne molestato sessualmente da Sir William Slim, un ex generale australiano il cui figlio, Visconut John Slim, oggi siede nel Parlamento britannico. Ancor prima dell'affetto e della pace interiore, ciò di cui Stephans venne privato al suo arrivo nella scuola di Molong, nel 1952, fu il suo nome: "Mi chiamarono semplicemente Red Four, come il dormitorio a cui venni affidato", ha raccontato. E, il primo giorno che venne mandato a mungere le vacche, il benvenuto ricevuto da uno degli educatori fu lo stesso che per tanti altri: "Ci faceva allungare a terra, salendoci sopra con i suoi stivali di gomma per dimostrare subito chi comandava".
Le vite di chi è passato per le scuole di Fairbridge restano irrimediabilmente segnate. Stephans, sposato e proprietario di una galleria d'arte, è uno dei casi che l'avvocato che guida l'azione legale, Ken Fowlie, chiama "eccezionali". "La maggior parte - denuncia - non è riuscito a rifarsi una vita. Anche perché molti non hanno che un'istruzione rudimentale".
Ad aggiungere infamia a questo capitolo della storia britannica e australiana, l'atteggiamento della fondazione Fairbridge. Che in mezzo secolo non ha mai pronunciato un mea culpa. Anzi, durante un'inchiesta del Senato australiano del 2001 l'istituzione ha dichiarato di "non essere al corrente di trattamenti impropri e illegali" dei bambini. Anche se con tremendo ritardo, invece, scuse formali sono arrivate sia dal governo di Canberra, nel 2009, che da quello di Londra, lo scorso anno. Chiedendo perdono agli ex bambini dimenticati (circa 7.000 vivono ancora in Australia), l'ex premier Kevin Rudd ha detto: "Spero che d'ora in poi vi chiameremo "gli australiani ricordati"". Per sentirsi davvero "ricordati", ora sperano di vincere la loro causa. Intentata non solo contro Fairbridge, ma anche contro il governo federale del New South Wales e quello centrale australiano.
(21 giugno 2011)

Tratto da:
http://www.repubblica.it/solidarieta/immigrazione/2011/06/21/news/bambini_australia-18033067/?rss

Anche se c’erano le Costituzioni moderne, le Istituzioni hanno ignorato i loro doveri: poliziotti torturatori, magistrati come faccendieri corrotti, sindaci che dichiarano guerra ai cittadini fragili, assistenti sociali che sequestrano bambini per i loro interessi, vescovi cattolici stupratori e violentatori che vengono omaggiati dalle Istituzioni che dovrebbero garantire i diritti dei cittadini. Psicologi ricattati da preti cattolici: si chiama mafia.

Entra nel circuito del pensiero religioso, sociale, economico ed etico della Religione Pagana!

22 giugno 2011
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
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