La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

domenica 28 agosto 2011

Veneto angosciato e coltello: Zaia, dimettiti!



Cosa accomuna questi accoltellamenti?
La disperazione che dilaga in Veneto.
E Zaia non si è ancora dimesso!
Non c’è un’età che possa accomunare vittime e accoltellatori. C’è solo la disperazione generale che in Veneto si esprime nei fatti di cronaca.
Nel caso di Chioggia, appare evidente come le questioni siano talmente coinvolgenti da non poter essere risolte altro che con la morte di qualcuno. Le cause? I Carabinieri cercheranno le solite motivazioni razionali, ma spesso sono loro che creano la disperazione in Veneto (o concorrono) dando priorità a delle sciocchezze e non alle cose veramente importanti che riguardano i veri detentori dei diritti civili: i cittadini. Cittadini che spesso angosciati trovano la soluzione della loro angoscia in gesti estremi.




OMICIDIO
Lite in strada a Chioggia
ventinovenne muore accoltellato
E' successo alle 23,30 di sabato. La vittima, Damiano Nordio, è stato colpito più volte e si è accasciato a terra. Arrestato l'aggressore, Cristian Carisi, di 31 anni

CHIOGGIA. Una violenta lite sulla strada tra due giovani. Poi ecco spuntare un coltello dalla tasca di uno dei due contendenti. E per Damiano Nordio, 29 anni, di Chioggia, non c'è stato nulla da fare. Colpito da diversi fendenti al torace e in altre parti del corpo si è accasciato al suolo e non si è più rialzato. Inutile l'intervento dei sanitari del Suem: quando sono intervenuti dopo la telefonata di un passante che aveva visto il corpo a terra, Nordio era già morto. E' successo sabato sera verso le 23.30 in via Fossetta a Sottomarina. L'aggressore, Cristian Carisi, 31 anni, è stato bloccato dai carabinieri della compagnia di Chioggia e arrestato con l'accusa di omicidio. Non sono ancora stati chiariti i motivi che hanno scatenato la lite e il movente dell'omicidio.
28 agosto 2011

Tratto da:
http://nuovavenezia.gelocal.it/cronaca/2011/08/28/news/omicidio-lite-in-strada-a-chioggia-ventinovenne-muore-accoltellato-4860066




Gesti estremi che si colgono nel ragazzo che ha difficoltà scolastiche e che, per giunta, si vede offeso e aggredito nella sua psiche profonda da “cani randagi” della sua stessa classe che non trovano nulla di meglio da fare che insultarlo, aggredirlo, violentarlo nelle sue emozioni senza che un insegnante o un carabiniere intervenga. Si somma la difficoltà scolastica (il deficiente creato deficiente da un dio padrone) che diventa oggetto di scherno (perché così ha voluto il dio dei cristiani) e preda di compagni di classe che riproducono la disperazione sociale di cui sono portatori. Disperati che costruiscono disperazione e che la stampa minimizza perché, tanto, sono ragazzi e anche se violentano nella psiche qualcuno, significa che il Gesù del loro crocefisso lo ha voluto.
La disperazione mette nelle mani il coltello e la disperazione si concretizza nella coltellata che il disperato appioppa ad altri ragazzi disperati che non avevano nulla di meglio da fare che far violenza alla psiche di un ragazzo che aveva delle difficoltà.

Esce di scuola e accoltella il compagno
Il diciassettenne è stato ricoverato all'ospedale di Borgo Trento in prognosi riservata. Il ventenne pluriripetente è stato denunciato a piede libero: pare fosse stanco degli scherzi degli amici


VERONA – Dramma sfiorato verso le 13, davanti alla scalinata d’ingresso dell’istituto Ferraris, in via del Pontiere. Uno studente di 20 anni ha accoltellato un compagno 17enne mentre stavano uscendo dalla scuola. I due avevano appena terminato la lezione del corso di preparazione all’esame di settembre ed erano sui gradini insieme agli altri compagni. All’improvviso il ventenne, pluribocciato, ha estratto dallo zaino un coltellino e ha aggredito lo studente, colpendolo su un fianco. L’allarme è scattato immediatamente e sul posto sono giunte le volanti e un’ambulanza di Verona Emergenza. La vittima è stata medicata subito. La ferita non sembrava particolarmente profonda, ma nel pomeriggio il giovane è stato ricoverato all’ospedale di Borgo Trento dove è tuttora ricoverato in prognosi riservata. I medici non vogliono sbilanciarsi e attendono di vedere l’evoluzione del paziente nelle prossime 48 ore. L’aggressore è stato immediatamente bloccato dai poliziotti. Per lui è scattata una denuncia a piede libero per lesioni, ma la sua posizione potrebbe aggravarsi se le condizioni del ferito dovessero peggiorare. Ancora sconosciuto il movente di un gesto tanto violento quanto inaspettato. Secondo le prime testimonianze raccolte dagli investigatori, il 20enne avrebbe spiegato di essere stanco dei continui scherzi e delle prese in giro dei compagni.
E.P.
27 agosto 2011

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/verona/notizie/cronaca/2011/27-agosto-2011/esce-scuola-accoltella-compagno-1901376791910.shtml




Oppure, l’operaio disperato. un operaio violentato in fabbrica che trovava nel possesso della moglie l’unica sua identificazione col dio padrone. Un disperato che ha visto nelle richiesta di libertà della moglie un delitto di lesa maestà che andava perseguito con la morte.
Coltelli in mano a disperati.
Pistole nelle mani di disperati.
Cocaina, eroina, alcool nelle mani di disperati.
Una donna che cercava la libertà della sua persona e che, chi si identifica col dio padrone dei cristiani e col crocifisso, non ha trovato di meglio che metterla a morte.

NEL TREVIGIANO
Tenta di uccidere la moglie a coltellate
Lei lo lascia, lui l’aspetta sotto casa e la aggredisce : è gravissima. L’uomo è stato arrestato

VITTORIO VENETO — Dà appuntamento alla moglie sotto casa dell’amica che la ospita e tanta di ucciderla accoltellandola. L’uomo è stato arrestato poco dopo dai carabinieri di Vittorio Veneto, si tratta di Franco Bormiotto, 53enne operaio di Conegliano. La moglie Cristina Tabarini, 46 anni, colpita da numerosi fendenti, nella notte è stata sottoposta ad un delicato intervento chirurgico all’ospedale di Costa dove si trova tuttora ricoverata in gravi condizioni. Bormiotto e la moglie, sposati e con due figli di 23 e 20 anni, stavano vivendo un periodo di profonda crisi matrimoniale. Una frattura insanabile, almeno per Cristina che aveva deciso di separarsi e che due settimane fa aveva lasciato la casa in cui vivevano a Conegliano trovando ospitalità da un’amica in via Molino Nuovo a Vittorio Veneto. E proprio qui il marito l’ha raggiunta venerdì sera per l’agguato che l’ha ridotta in fin di vita.
Erano da poco passate le 20.30 di venerdì quando il 53enne ha chiamato al cellulare la compagna, chiedendole di scendere perché le voleva parlare. Quando lei è uscita dal portone il marito era lì ad aspettarla, con il coltello che si era portato da casa. Improvvisamente le si è parato davanti, ed ha iniziato una violenta discussione. Quello che è successo tra le prime urla e l’aggressione, è al vaglio dei carabinieri di Vittorio Veneto che nella notte hanno interrogato a lungo l’uomo. Quel che è certo è che il 53enne ha colpito con numerosi fendenti la compagna. Cristina ha provato a difendersi e a reagire, ma è stata sopraffatta dai colpi cadendo a terra in una pozza di sangue. Attirata dalle urla della donna, l’amica è corsa in suo aiuto e ha dato l’allarme, in pochi minuti sul posto è arrivata una pattuglia dei carabinieri. L’uomo, resosi conto della gravità di quanto aveva appena fatto, ha lasciato cadere il coltello davanti a sé e non ha opposto resistenza mentre la moglie veniva soccorsa dai sanitari del Suem e trasportata nel vicino ospedale. La 46enne è arrivata al pronto soccorso in condizioni gravi, con lesioni interne e profonde ferite provocate dalle coltellate che l’hanno raggiunta all’addome, alla vagina e ai glutei. I medici ne hanno disposto subito il trasferimento in sala operatoria dove è stata sottoposta ad un delicato intervento chirurgico. Bormiotto ha ammesso le proprie responsabilità, spiegando ai carabinieri di aver perso la testa perché non accettava la decisione della moglie di lasciarlo. È stato quindi arrestato con l’accusa di tentato omicidio e tradotto in carcere.

Milvana Citter
27 agosto 2011

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/treviso/notizie/cronaca/2011/27-agosto-2011/tenta-uccidere-moglie-coltellate-1901373771021.shtml




Il coltello in mano ai Veneti è come il coltello nelle mani di qualsiasi persona. Uno strumento. Nelle mani dei disperati costretti in ginocchio davanti ad un crocifisso, diventa un modo per veicolare la loro angoscia.
Questi fatti di cronaca non nascono dalla malvagità degli uomini che li compiono, ma dalle condizioni che carabinieri, polizia di Stato, magistrati, amministratori pubblici, impongono a cittadini indifesi in violazione dei principi Costituzionali.
Se non si può avere giustizia nei confronti di coloro che provocano angoscia, chi è addetto ad amministrare la giustizia è responsabile primo dell’angoscia stessa: Zaia, dimettiti!

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29 agosto 2011
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

giovedì 4 agosto 2011

Il razzismo nel DNA dei Veneti grazie a Magistrati e Polizia di Stato.



Se è eccezionale che una persona si indigni per un’espressione di odio razzista...
Riporto la notizia di cronaca dal giornale La Nuova Venezia:

Venezia. Commessa insulta gli ebrei

Mediaworld costretta a scusarsi
Cliente protesta, lei gli chiede il cognome: «Li riconosco da come si chiamano». Poi aggrava la situazione: "Si dice così anche dei negri". Così l'azienda interviene e alla fine arrivamo le scuse per la comunità ebraica di Venezia
di Marta Artico

MESTRE. "Ma quello è un ebreo di merda". La frase lapidaria è stata pronunciata da un'impiegata all'interno di Mediaworld, il megastore dell'elettronica di via Don Tosatto, mentre parlava al telefono con qualche conoscente. A sentirla, per caso, un cliente che come gli altri stava attendendo il suo turno, il quale più degli altri si è sentito chiamato in causa dalle parole della donna, perché di famiglia ebrea.

L'episodio è avvenuto lo scorso fine settimana. Il testimone è il figlio di Dario Calimani, cugino di Riccardo Calimani, scrittore e noto storico dell'ebraismo italiano. Il ragazzo, evidentemente scocciato, per tutta risposta ha chiesto: "E se io fossi ebreo?". A questo punto l'impiegata ha alzato gli occhi, guardando chi aveva di fronte e, anziché scusarsi per l'uscita infelice, ha domandato al giovane se volesse polemizzare, chiedendo di conoscere il cognome della famiglia per verificare se era davvero ebreo, sostenendo di saper riconoscere gli ebrei dal solo cognome.

"La donna - racconta Dario Calimani - ha pure ribattuto candidamente che come si dice ebreo di merda, in alcuni ambienti si dice anche negro di merda".

La vicenda si è conclusa con le scuse del capo area e del direttore. "E' vero - conferma il responsabile delle relazioni esterne di Mediaworld - è accaduto e ci scusiamo come gruppo e come azienda con tutta la comunità ebraica: è stata una frase mal detta e maleducata da parte del dipendente esuberante, che non ha tenuto conto dell'educazione e della civiltà comune. Prendiamo le distanze dall'affermazione e ci uniamo alle scuse del direttore del punto vendita, Fulvio Scibè. Al nostro interno - prosegue - provvederemo a prendere le corrette misure a riguardo. L'antisemitismo qui non c'entra, è una frase maleducata espressa pubblicamente che non va detta punto".

"La gravità - spiega Dario Calimani, padre del giovane - è la mancanza di cultura civile. Invece che chiedere scusa l'impiegata ha domandato a mio figlio se voleva far polemica, è pura follia. Evidentemente viviamo in una società che dà per scontato che essere razzisti e separare anche linguisticamente la maggioranza dalla minoranza per offenderla è normale, sono scioccato e purtroppo la definizione "ebreo di merda" la sento per la strada, è invalso questo linguaggio. Che sia negro, ebreo, romeno, albanese poco importa, è pericoloso non parlarne, non possiamo passare sotto silenzio un linguaggio razzista, sta prendendo piede una prepotenza di carattere sociale che è disarmante. Si crede di poter dire a chiunque quello che si vuole. I politici ci stanno insegnando l'immoralità, l'arroganza, la falsità, la prevaricazione e il privilegio".

Tratto da:
http://nuovavenezia.gelocal.it/cronaca/2011/08/04/news/venezia-commessa-insulta-gli-ebrei-mediaworld-costretta-a-scusarsi-4727235

Si chiama incitamento all’odio e incitamento all’annientamento che potrebbe essere neutralizzato se magistrati, poliziotti e ordine dei giornalisti, adempissero ai loro doveri di legge.
Questa è la cultura generale in Veneto.

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04 agosto 2011
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
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mercoledì 3 agosto 2011

Distruzione e immiserimento del Veneto: cause, effetti e rimedi



Foto: un'immagine della campagna elettorale in Veneto che illustra molto bene le illusioni nella quali (e per le quali) i Veneti sono pronti a distruggere il futuro dei loro figli.

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Il Veneto che muore assieme all’Italia?
Mica muore definitivamente: entra in agonia, alimenta l’angoscia e va verso l’autodistruzione di un presente fatto di individui incapaci, incompetenti, mafiosi, criminali, vigliacchi, miserabili.
Un presente fatto di violenza. Una violenza che si somma alla violenza in una società incapace (e per scelta) di individuare i propri problemi e di aggredirli alla base. Così aumentano le bande di criminali giovanili che la stampa classificherà come “bullismo” e aumenterà la violenza della Polizia di Stato sui soggetti sociali più deboli in quell’esaltazione psichica di onnipotenza e impunità che ha la sua radice, e il mandante, nel crocifisso e la sua interpretazione sociale nell’ideologia nazista.

In questi anni sul blog di Informazione Veneta si è messo in guardia sulla distruzione del lavoro: i commercianti ridevano e gli artigiani vivevano quella sorta di intoccabilità riservata loro dall’essere il referente della Lega. Il risultato di tutto questo è stato il crollo dei consumi. Lo svuotamento dei negozi, lo svuotarsi di città i cui commercianti e artigiani sono risultati estranei ad un tessuto sociale in trasformazione: veri e propri rapinatori all’interno di una società in difficoltà economica e sociale.
Si sono dimenticati dell’ABC sociale: se l’operaio si prende il cancro, tutta la società si prende il cancro. Anche se il commerciante si illude che la metastasi non lo toccherà, prima o poi arriverà anche da lui che, a differenza dell’operaio che per sua caratteristica può adattarsi a condizioni di lavoro diverse, lo aggredirà in maniera distruttiva.

La mafia è la piaga del Veneto. Una mafia ben lontana dall’immaginario collettivo, ma infinitamente più distruttiva che non se usasse la lupara. Una mafia che legittima le aggressioni alle persone e le nasconde dietro alla propaganda di connessioni mafiose, chiamate Ordine dei giornalisti, che ne occultano le attività rendendo eclatanti episodi marginali di un’umanità emarginata e costretta alla sopravvivenza.
E intanto le mafie prolificano: quella degli imprenditori e quella delle parrocchie cattoliche che hanno devastato il territorio.

Tre episodi di oggi servono a dare l’idea della devastazione giuridico-sociale del territorio del Veneto. Si tratta di episodi di cronaca. Tre episodi di questi giorni fra le migliaia che si leggono durante tutto l’anno in Veneto, dove l’attività di terrorismo si individua nell’impossibilità delle persone di avere un futuro possibile o un presente, non dico soddisfacente, ma appena sopportabile.

Il primo episodio parla della mafia del Veneto. La mafia con cui le parrocchie hanno costretto, in disprezzo del dettato Costituzionale e per continuare i delitti sociali del criminale in croce, a farsi finanziare dagli amministratori locali le strutture con cui violentavano i bambini costringendoli in ginocchio davanti al crocifisso in aperto disprezzo della Costituzione della Repubblica. Amministratori che con un atto di eversione dell’ordine democratico finanziavano la scuola privata al fine di distruggere i diritti Costituzionali dei cittadini. Tale attività mafiosa è stata tollerata nel delirio di una “ricchezza sociale” sempre presente. Una ricchezza sociale che si poteva permettere di sottrarsi alla fruizione dei cittadini per finanziare opere criminali dei cattolici in disprezzo dell’articolo 33 comma 3 della Costituzione della Repubblica: loro, con la Costituzione della Repubblica, ci si puliscono il culo. Poi, arriva una crisi economica e il foraggiamento alla mafia cattolica cala. Bene per i bambini che non vengono stuprati, male per chi si era illuso che, forse, andava bene foraggiare il terrore cattolico pur di evitarsi un qualche fastidio: ora la mafia pretende soldi per danneggiare ulteriormente la società civile in piena crisi economica. Ma è bene che queste strutture falliscano e lo Stato faccia il proprio dovere:



Asilo a rischio, cartoline di rabbia al ministro
Candelù, alla scuola d'infanzia iniziativa dell'assemblea dei genitori contro i tagli del Governo

MASERADA. «Non ci tagli la libertà di educare! Ripristini i fondi, ci garantisca il futuro». Questo il testo delle centinaia di cartoline che i genitori dei bambini della scuola dell'infanzia «Madonna della Salute» di Candelù hanno cominciato a inviare da alcuni i giorni al ministro dell'istruzione Mariastella Gelmini. L'iniziativa è stata decisa dopo un'assemblea dei genitori. L'obiettivo dell'iniziativa, che porta la firma della «Fism», la Federazione Italiana delle Scuole Materne, punto di riferimento degli asili parrocchiali cattolici, è protestare contro i tagli del Governo nei confronti delle scuole dell'infanzia paritarie senza fin di lucro.
I promotori dell'iniziativa, ovvero i genitori dei 46 bambini ospitati dalla struttura, fanno sapere che le cartoline inviate sono già numerose. «Siamo - si legge nella cartolina - un servizio per la società, uno spazio di cittadinanza attiva, una scuola di qualità, un risparmio per lo stato, un diritto di scelta per ogni famiglia, un luogo educativo per 550 mila bambini, un posto di lavoro per 45 mila persone». Per questo, i promotori dell'iniziativa chiedono «il diritto di tutti alla scuola dell'infanzia senza pagare due volte il servizio, con le tasse oltreché con le rette». Nei giorni scorsi anche il consiglio comunale ha approvato un ordine del giorno sul rischio chiusura delle scuole dell'infanzia, in cui si chiede al Governo di erogare il saldo delle risorse stanziate a favore delle scuole paritarie dell'anno scolastico 2009-2010. Le iniziative per cercare di far sopravvivere gli asili parrocchiali, alle prese col taglio dei contributi dagli enti pubblici, si stanno moltiplicando in tutta la provincia, con mobilitazione di parroci e genitori.

Tratto da:
http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2011/08/03/news/asilo-a-rischio-cartoline-di-rabbia-al-ministro-4721402

La chiesa cattolica ha sottratto denaro alla scuola pubblica dopo aver imposto una torma di insegnanti incapaci e inadeguati segnalati dai vescovi per i loro progetti di ricostruzione della società monarchica contro la Democrazia Costituzionale.
E gli effetti li constatiamo nei ragazzi inadeguati che davanti ad un mondo che cambia e che ha necessità di ragazzi culturalmente preparati, vivono l’angoscia della disperazione imposta loro col crocifisso davanti al quale sono stati costretti a mettersi in ginocchio e rinunciare a sé stessi.
Terrorismo contro i bambini: e la Polizia di Stato e i Magistrati nemmeno se ne vergognano, spesso (quasi sempre se non nei casi più evidenti) complici di questo terrore e di questo orrore: non sono forse i Magistrati e i Poliziotti che si credono dio padrone creati ad immagine e somiglianza di un dio pazzo e cretino con cui minacciano di morte i cittadini con l’esposizione del crocifisso?
Non resta che il vuoto e la disperazione in età sempre più piccole.
Aspettiamo forse che i neonati devastino gli asili?



Foto: le soluzioni ci sono, una diversa educazione delle persone, ma gli adulti in Veneto inseguono i soldi e non hanno più nessun Potere di essere. La loro sottomissione al padrone li rende incapaci di cogliere le opportunità.



Distruggono scivolo al parco giochi
Gli autori? Tre bimbi di dieci anni
Residenti tra Schio e Malo. Nei prossimi giorni verranno convocati i genitori

SCHIO (Vicenza) - Gradini di legno rotti, scivolo inagibile, pericolo per i piccoli frequentatori del parco giochi di via Correr, a Schio. Questa volta però a causare i danni non è stato il solito gruppo di adolescenti annoiati e violenti bensì una temibile mini-compagnia di bambini. In media dieci anni di età. Praticamente gli stessi che abitualmente su quegli stessi giochi ci salgono e ci scendono sotto gli occhi vigili dei genitori. Occhi che stavolta devono essere stati distratti, o assenti. La scena che si è presentata agli agenti era degna del classico vandalismo: completamente divelti e danneggiati tre scalini in legno dello scivolo, viti di metallo pericolosamente esposte. Sulla scorta delle descrizioni fornite da un cittadino gli agenti hanno poi individuato gli autori che hanno ammesso spontaneamente la loro colpa: la sorpresa è derivata dal fatto che i 3 autori di tali danneggiamenti, italiani, residenti due a Schio e uno a Malo e frequentanti abitualmente il parco giochi in esame, hanno mediamente 10 anni. Nei prossimi giorni verranno convocati i genitori e per il risarcimento del danno a favore del Comune.

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/vicenza/notizie/cronaca/2011/29-luglio-2011/distruggono-scivolo-parco-giochi-autori-tre-bimbi-dieci-anni-1901201303805.shtml

Bambini distrutti e disperati. Questi bambini, e il “bullismo” in generale, sarà recuperato nel delirio di onnipotenza del crocifisso: “Non devi fare “cazzate” devi essere più furbo e più “figo” degli altri. Sono gli “altri” che devono finire nella “merda” e tu devi imparare a sfruttare le loro debolezze...” E’ in questo modo che una società cattolica “recupera” le persone: le trasforma in criminali, anziché in individui sociali.
Come questi personaggi di questa “scoperta” (dell’acqua calda): truffiamo con lo zuccherino della cassa integrazione i veneti idioti e diamo le commesse ai cinesi idioti che fanno prezzi migliori e noi vendiamo allo stesso prezzo un prodotto che costa meno. Solo che quel prodotto non lo vendiamo ai cinesi, ma agli idioti che abbiamo messo in cassa integrazione....
Si tratta di un ragionamento cattolico, asociale e finalizzato a distruggere la società civile:

OPERAI IN CASSA INTEGRAZIONE, MA COMMISSIONA AI CINESI
Accertamenti su una ditta della zona di Vittorio Veneto

VITTORIO VENETO – Avrebbe messo gli operai in cassa integrazione usufruendo degli ammortizzatori sociali, ma allo stesso tempo avrebbe affidato delle commesse a dei laboratori cinesi.
Di questo è accusata un’azienda tessile della zona di Vittorio Veneto, su cui ora sta indagando la Procura della Repubblica di Treviso.
Il caso è venuto alla luce durante un controllo effettuato in un laboratorio cinese dai carabinieri e dalla direzione provinciale del lavoro: nei documenti trovati all’interno del laboratorio appariva il nome dell’azienda in questione, che appunto aveva deciso di lasciare a casa gli operai mettendoli in cassa integrazione.Allo stesso tempo, però, quello che avrebbero dovuto fare gli operai rimasti a casa veniva dato in consegna ai cinesi, che garantivano il servizio ad un prezzo molto probabilmente inferiore rispetto alla produzione interna. M. Cer.

Tratto da:
http://www.oggitreviso.it/operai-cassa-integrazione-ma-commissiona-ai-cinesi-38765

L’aspetto più drammatico è che nel Veneto potranno essere costruite delle strade, ma non possono più essere costruiti i cittadini Veneti che vanno inevitabilmente verso la disperazione. Una disperazione costruita dai loro padri nel loro presente e che i veneti hanno ereditato per “tradizione”. Una tradizione nella sottomissione e nella rinuncia ad essere dei cittadini che non fa vedere loro un orizzonte più in là del tramonto del giorno che stanno vivendo in quel momento. Aspettano angosciati che quel tramonto sia la fine del mondo e venga il loro salvatore, qualunque salvatore politico, con grande potenza sulle nubi mentre le stelle cadranno sulla terra. Nell’attesa angosciosa i veneti distruggono il futuro dei loro figli. Li costringono a pregare nell’attesa del salvatore. Intanto gli imprenditori spacciano droga, truffano dei risparmi, si appropriano delle strutture pubbliche, rapinano i veneti del loro patrimonio sociale. Zaia ha detto “Non abbiamo soldi, dobbiamo vendere il patrimonio immobiliare dei Veneti”. La sanità dei Veneti è roba di Zaia: cosa nostra! Le proprietà immobiliari della Regione Veneto sono: cosa nostra! La struttura scolastica del Veneti è: cosa nostra! Le pensioni dei veneti è: cosa nostra! L’acqua dei veneti è: cosa nostra!

Non c’è dubbio che non c’è nessuna possibilità per i veneti di uscire da questo presente. Un presente in cui il sopravvivere è arte del saccheggio delle possibilità per i loro figli.
C’è una sola possibilità per i veneti: togliere il crocifisso dalla testa dei loro figli e fornire loro strumenti più affini alla Costituzione della Repubblica. Perché se è vero che in questa distruzione sociale in cui è intervenuta la crisi economica attuale si nega il valore dell’educazione e della cultura, in realtà è proprio l’educazione e la cultura che possono fornire gli strumenti adeguati per affrontare un futuro che vede l’attuale crisi diventare endemica nella società. Perché è la crisi di un passato che ha esaurito il proprio ciclo economico-sociale e che richiede forme nuove con cui far integrare i cittadini nel tessuto sociale. Forme nuove alle quali si oppone la mafia. Sia la mafia degli imprenditori che la mafia cattolica che vedono nel nuovo il pericolo per il loro delinquere.
Angelo Scola, il cattolico, ha costruito a Venezia un centro per formare i futuri mafiosi che distruggeranno ulteriormente la società civile (Fondazione Studium Generale Marcianum).

Foto: il centro di addestramento all'attività mafiosa costruito da Scola al fine di distruggere la Costituzione della Repubblica e imporre i principi della monarchia assoluta del crocifisso.

Mafie che si chiamano Comunione e Liberazione, Opus Dei, Capuccini, Benedettini, Legionari di cristo e quant’altro. Mafie che vengono addestrate non a sparare nella testa delle persone, ma a convincere il questore di turno (che chiama lo stupratore di bambini Ratzinger: santo padre) a sparare nella testa dei cittadini che non si mettono in ginocchio davanti a loro (e i magistrati a compiacersi di questo).

In sostanza, le mafie lavorano ventiquattro ore su ventiquattro per violentare le condizioni di vita dei cittadini. Per rispondere al dettato del criminale in croce che ordina di distruggere la ricchezza sociale. Una ricchezza che non è legata ai beni materiali, ma che consiste nella capacità di agire nel presente per costruire il futuro. I cattolici vogliono distruggere la ricchezza nel presente, come ordina il loro padrone Gesù (condizione essenziale per la salvezza) affinché nessun futuro possa emergere e tutto preluda alla fine del mondo: alla sua venuta. Una ricchezza che non consiste nei “beni materiali”, ma che usa i beni materiali per distruggere la ricchezza degli uomini, dei Veneti nel nostro caso. Una ricchezza che consiste nei diritti civili, nella cultura, nella partecipazione sociale, nell’interazione emotiva col mondo in cui viviamo. la ricchezza degli uomini come capacità di costruire un futuro per i loro figli, migliore del presente che i loro padri hanno lasciato. Se c’è un crollo economico e io perdo i miei capitali, ma sono in grado di costruire, quel patrimonio riesco a ricostruirlo, ma se viene distrutta la mia capacità di analizzare e di interazione con la società in cui vivo, allora alla distruzione economica segue la distruzione dell’uomo che non saprà più costruire ciò che ha perduto, ma sarà ridotto ad un accattone che supplicherà Scola per una monetina.
Questo è un Veneto disperato ad un bivio fra un futuro possibile e un presente di distruzione totale. La differenza dipende dai Veneti e dalle loro scelte. Non c’è nessuna possibilità di miglioramento delle condizioni socio-economiche per i veneti che vivono ora, ma ci sono delle possibilità per il loro futuro. Solo che per coglierle ci vuole Potere di Essere. La chiesa cattolica vive di distruzione del Potere di Essere dei singoli individui ed io non so quanto ne sia rimasto fra i cittadini del Veneto.

P.S. Mentre scrivevo queste riflessioni, 170 deputati (uno più uno meno) della Repubblica che hanno spesso, in questa legislatura, approvato leggi ed atti criminali contro la Costituzione della Repubblica al fine di restaurare un regime fascista e antidemocratico (sulle quali è intervenuta ripetutalmente la Corte di Cassazione, cancellandole o ridefinendole), anziché far fronte alla crisi economica attuale, hanno deciso di andare in pellegrinaggio in "terra santa" per supplicare il loro dio padrone di poter continuare a truffare i cittadini senza che questi se ne accorgano.


Foto: il mondo non è creato da un dio pazzo cretino e deficiente (leggiti la bibbia), ma è divenuto per trasformazione continua. Se ai ragazzi non forniamo i mezzi con cui trasformarsi, mettiamo in atto azioni di terrorismo nei loro confronti.


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03 agosto 2011
Claudio Simeoni
Meccanico
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