La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

mercoledì 30 novembre 2011

Le mie ragioni nel procedimento aperto contro di me dalla Procura della Repubblica di Belluno.



Scrive in data 23 novembre 2011 il giornale Corriere delle Alpi:

Il “Guardiano dell’Anticristo” a processo
Nel sito della Federazione Pagana Claudio Simeoni, 59 anni, viene presentato come “Stregone e Guardiano dell’Anticristo”. L'uomo è accusato di aver diffamato la giornalista Lauredana Marsiglia nell’estate del 2006
23 novembre 2011

BELLUNO. Nel sito della Federazione Pagana Claudio Simeoni, 59 anni, originario di Verona, viene presentato come “Stregone e Guardiano dell’Anticristo”. E ieri mattina, con al suo seguito una decina di fedeli, il Guardiano dell’Anticristo s’è presentato nell’aula al primo piano del tribunale di Belluno. Simeoni è, infatti, accusato di aver diffamato la nota giornalista bellunese Lauredana Marsiglia con frasi piuttosto pesanti, durante una trasmissione radiofonica, nell’estate del 2006, che aveva come tema la violenza sui bambini. Durante la trasmissione radiofonica Simeoni attaccò duramente l’articolo della giornalista che riguardava l'assoluzione, nel processo di primo grado, delle suore dell'asilo feltrino "Sanguinazzi" (poi condannate in Cassazione) dall'accusa di maltrattamenti nei confronti dei bimbi. L'attenzione del “Guardiano dell’Anticristo” si concentrò in particolare sulla parte finale dell'articolo in cui la giornalista sottolineava come al giorno d'oggi il rapporto tra genitori e figli sia cambiato rispetto ad un tempo. Se una volta si prendeva uno schiaffo dalle suore, i genitori a casa te ne potevano dare un altro perché ciò significava che qualcosa si era combinato. Una chiusura che provocò l'ira di Simeoni che accusò la giornalista di sostenere che i bambini sono oggetto di possesso dei genitori. Un commento, che si può ancor'oggi trovare in internet.

Proprio per questo, ieri mattina, il presidente del tribunale ha chiesto all’imputato (difeso d’ufficio dall’avvocato Alvise Antinucci) se era disposto a togliere la registrazione dal sito della Federazione Pagana. Cosa, questa, che avrebbe potuto chiudere il processo, alle soglie della prescrizione. Ma inatteso è arrivato il no dell’imputato: «Non posso», ha replicato stizzito. «Io non ce l’ho con la giornalista ma col suo articolo dove c’erano affermazioni che giustificavano i maltrattamenti nell’asilo feltrino». Si torna in aula il 5 giugno.

Tratto da:
http://corrierealpi.gelocal.it/cronaca/2011/11/23/news/il-guardiano-dell-anticristo-a-processo-1.1693931


Mi sembra superfluo dire che l’articolo, nel riportare la cronaca del processo, fa degli errori e presenta delle imprecisioni che, anche se apparenti, sono importanti.

Il primo errore è la data dell’articolo de Il Gazzettino, a firma Lauredana Marsiglia, che io censuro. Non è un articolo “nell’estate del 2006” come sostiene l’articolista del Corriere delle Alpi, ma del 21 agosto del 2004. Cioè due anni prima. Non quando le suore del Sanguinazzi furono assolte, ma quando, con le indagini in corso, l’articolo de Il Gazzettino, a firma Lauredana Marsiglia, tendeva a minimizzare le responsabilità delle suore cattoliche del Sanguinazzi per costruire un’opinione pubblica più disposta a tollerare i loro crimini minimizzandoli. Un articolo che interveniva sulle e nelle indagini in corso. Questa fu l’azione che mi fece infuriare. Non mi avrebbe fatto arrabbiare un articolo che commentava una sentenza favorevole alle suore cattoliche del Sanguinazzi, ma mi fece infuriare il tentativo di orientare l’opinione pubblica a favore delle suore cattoliche che avevano provocato il dolore che io percepivo come drammatico e che alimentava la fonte delle Erinni che sorgevano in me.
Le frasi oggetto del processo, sono frasi emotive come risposta ad un’aggressione che la società ha subito: la violenza che quei bambini hanno subito la porteranno con sé per tutta la vita. L’unico modo che hanno i bambini che subiscono una qualunque forma di violenza per far si che la violenza subita non si riproduca in altra violenza che essi stessi faranno o continueranno a subire da adulti è quella di avere giustizia (o una qualche forma di giustizia). Quella forma di rivendicazione che, soddisfacendo le emozioni offese ripari, in qualche modo, al torto subito dando sicurezza al bambino di non subire, impunemente, altri torti o altre violenze. L’articolo de Il Gazzettino tendeva a minimizzare l’azione delle suore cattoliche e ignorava completamente il dolore dei bambini. La frase finale dell’articolo era quella che, a mio avviso, sintetizzava un po’ tutti gli intenti dell’articolo e che, nella storia dell’infanzia, ha giustificato la violenza ai minori.
Pertanto, a differenza di quanto scrive il Corriere delle Alpi, la mia reazione è dell’agosto del 2004 e non del 2006.

Un’altra imprecisione dell’articolista del Corriere delle Alpi consiste nelle modalità del mio diniego.
Il Presidente del Tribunale mi ha chiesto di togliere da internet quelle frasi prima ancora di accertare il contesto in cui quelle frasi erano state pronunciate.
Quelle frasi sarebbero state tolte da internet se Lauredana Marsiglia, una volta scoperte, mi avesse chiesto di toglierle. Sono frasi che appartengono all’archivio delle trasmissioni radiofoniche della trasmissione “Magia, Stregoneria e Paganesimo” che al momento in cui furono pronunciate rispondevano ad un’esigenza psico-emotiva per l’aggressione subita dai bambini ai quali venivano messe in dubbio le dichiarazioni che accusavano le suore aguzzine del Sanguinazzi.
Quando il Presidente del Tribunale mi ha chiesto se ero disposto a toglierle, la prima volta, sono stato costretto a dirgli di no. Ma non perché io non le volessi togliere, anzi. Non potevo assecondare immediatamente alla richiesta del Presidente perché il Pubblico Ministero, nel chiedere il mio rinvio a giudizio, scrive nella sua richiesta del mio rinvio a giudizio, che la mia reazione, nel pronunciare quelle frasi fu fatta:

“in ordine ad uno schiaffo asseritamente dato da una maestra propugnava in un articolo l’opportunità che il gesto violento del bambino venisse nascosto ai genitori onde evitare di prenderne altri...”

NOTA: il verbo “asserire” significa “affermare una cosa come vera”. In sostanza la Procura della Repubblica paventa anche che "io affermo che i bambini hanno ricevuto uno schiaffo", ma non è necessariamente vero quanto io asserisco.

La mia reazione emotiva, secondo il Pubblico Ministero, era dovuta ad un semplice schiaffo ricevuto dai bambini e non ad una situazione atroce che io percepivo e di cui gli “schiaffi”, usati nella mia esposizione emotiva, altro non erano che una rappresentazione simbolica del dolore dei bambini che percepivo e allo schiaffo a cui l’articolo de Il Gazzettino voleva ridurre l’intera questione dolorosa vissuta dai bambini del Sanguinazzi.
Se avessi detto immediatamente “Si, levo quelle frasi” avrei accettato la versione del Pubblico Ministro che mirava ad annullare il contesto storico e giornalistico che quelle frasi avevano provocato. Il Pubblico Ministero tendeva a cancellare le finalità di terrorismo dell’articolo de Il Gazzettino, che erano la giustificazione della violenza al fine di costringere i bambini alla fede cristiana (i bambini non nascono cristiani, nascono cittadini e diventano cristiani per violenza, sia subita che assistendo alla stessa legata al crocifisso. Ora la psicologia conosce anche alcuni meccanismi attraverso cui viene manipolato il senso di giustizia del bambino dall’età di 15 mesi fino al sesto anno: proprio quando subisce la violenza all’asilo Sanguinazzi di Feltre). Questa idea di minimizzare la violenza subita dai più deboli e nello stesso tempo rendere enorme e drammatica a reazione emotiva come richiesta di giustizia è il meccanismo perverso che crea ingiustizia. Decontestualizzare le mie frasi avrebbe significato farmi passare come uno che insulta le persone e non come un individuo che reagisce a delle aggressioni. Cosa già praticata dai Pubblici ministeri quando mi fecero torturare e tentarono di ammazzarmi e impedendomi di difendermi ai processi mantenendomi sotto minaccia di morte per 10 anni. Non è a caso che nella mia memoria difensiva abbia allegato la dichiarazione con cui il Consiglio Superiore della Magistratura abbia coperto, in maniera illegale anziché consegnarle al magistrato competente per le indagini, le torture, i tentati omicidi e le minacce di morte reiterate dei magistrati affinché non mi difendessi nei processi. Un meccanismo di aggressione che viene riprodotto dalla Procura della Repubblica di Belluno che nel chiedere il mio rinvio a giudizio nega le violenze all’asilo Sanguinazzi di Feltre nonostante, sulle sue stesse indagini, la Corte di Cassazione ha scritto nella sentenza con cui richiede una condanna più grave per le suore aguzzine del Sanguinazzi dicendo:

“Quando il ricorso alla violenza, come nel caso in esame, è sistematico tanto da imporre ai bambini un regime di vita pesante, doloroso e insopportabile e da determinare in loro un vero e proprio stato di terrore, è fin troppo evidente che, al di là delle soggettive intenzioni di chi agisce, si versa nell’ambito del delitto di maltrattamenti.”

Ripreso dal Corriere delle Alpi del 14 gennaio 2011.
(Sentenza Corte di Cassazione n. 45467 della sesta sezione)

L’episodio non è “uno schiaffo” “asseritamente” dato, come in maniera bugiarda tenta di far passare il Pubblico Ministero, ma è la situazione definita dalla Corte di Cassazione che io percepivo nella sua realtà immanente e che, si negava nell’articolo de Il gazzettino scritto da Lauredana Marsiglia. Nella violenza delle suore cattoliche del Sanguinazzi c’erano delle finalità eversive: imporre la fede cristiana. Su tali finalità la Procura della Repubblica, riflettendo ora, non ha indagato.
Scrive nell’articolo Il Gazzettino del 21 agosto del 2004 a firma Lauredana Marsiglia:

“Forse qualche schiaffo, forse qualche strattone o qualche reprimenda, in un sottile confine fra il lecito e l’illecito nel sempre difficile compito di educare. Quel che si dice un caso di Jus corrigendi.”

Se io avessi accettato in quel momento di cancellare le frasi dal sito, avrei accettato che la situazione di “... un regime di vita pesante, doloroso e insopportabile” fosse ridotta ad “uno schiaffo asseritamente dato”, come affermava il Pubblico Ministero. Avrei accettato l’attività “minimizzatrice” della situazione atroce messa in atto da Lauredana Marsiglia e le affermazioni in cui la Procura della Repubblica circoscriveva il movente della mia rabbia al fine di assecondare l’attività criminale delle suore cattoliche del Sanguinazzi di Feltre.
Il Pubblico Ministero MENTE!




Ora, io mi chiedo questo. La Procura della Repubblica di Belluno ha raccolto le prove della violenza delle suore cattoliche del Sanguinazzi, eppure ha ritenuto opportuno non inquisire il vescovo cattolico di Belluno che, a mio avviso, è il mandante delle violenze? Questa è una valutazione soggettiva. Sta di fatto che la Procura della Repubblica di Belluno ha fornito quelle prove, mediante le sue indagini, che hanno costretto la Corte di Cassazione a sentenziare in merito ad una situazione di terrore costruita dalle suore cattoliche. Perché la Procura di Belluno, sapendo che il clima all’asilo Sanguinazzi di Feltre era “pesante e doloroso” (perché lo ha provato anche se un magistrato, in primo grado, ha ritenuto quelle prove insufficienti), ha voluto insinuare che la mia reazione era dovuta solo ad uno schiaffo “asseritamente dato” ai bambini?

Questo è il motivo per il quale dovetti rispondere “no!” alla prima richiesta del Presidente del Tribunale.
E’ in virtù di quel “No!” che si è verificato il cambiamento.
Alla mia insofferenza il Presidente del Tribunale ha detto: “Le concedo due minuti” e ha chiesto che vengano registrati.
Sembra che in questo paese difendersi da accuse folli e inconsistenti sia impossibile se non ti metti in ginocchio davanti al magistrato che si identifica nell’onnipotenza del crocifisso.
Due minuti per trasmettere delle ragioni che sono più emotive che razionali. Per fortuna che sono state registrate, perché non sarei in grado di ricordare ciò che ho detto.
Dopo le mie esternazioni, il Presidente mi ha chiesto per la seconda volta se ero disposto a togliere quelle frasi da internet e io gli ho risposto ancora: “No!”.
La situazione era già cambiata.
Sta di fatto che il Presidente del Tribunale ha chiesto che venga chiamata Lauredana Marsiglia. La persona preposta a chiamare imputati e testimoni ha risposto al Presidente . “Non c’è!”. Il Presidente che ha chiesto: “Ha controllato?” La persona preposta ha risposto: “La conosco personalmente e non è venuta!”. Quel “la conosco personalmente mi ha lasciato molto perplesso.” Può essere che la Procura della Repubblica abbia degli interessi con Lauredana Marsiglia e con la sua attività di cronista per il giornale Il Gazzettino presso il tribunale di Belluno tanto che la Procura della Repubblica è disposta a mentire, alterare i fatti, pur di favorirla? Io mi auguro che i magistrati siano imparziali, ma la mia esperienze di torture, di tentati omicidi messi in atto dai magistrati e le minacce di morte che ho subito per 10 anni affinché non mi difendessi dalle accuse, mi crea uno stato di apprensione.
Io sono andato a Belluno tre volte e la denunciante Lauredana Marsiglia si vergognava tanto da non farsi vedere.
Un po’ perplesso, Presidente del tribunale ha detto: “Si può vedere questo articolo de Il Gazzettino?”.

Significa: “Voglio farmi un’idea di come si sono collocate le frasi di Simeoni!”
E’ a queste condizioni che le mie frasi, oggetto del dibattito, nei confronti di Lauredana Marsiglia vanno cancellate dall’web.

Il Pubblico Ministero non si era preoccupato di procurarsi, nonostante i potenti mezzi che ha a disposizione e ai doveri di verifica che la legge impone, di acquisire le prove accedendo e acquisendo l’articolo dall’archivio del giornale Il Gazzettino. E’ venuto nel mio archivio delle trasmissioni “Magia Stregoneria e Paganesimo”, ma non è andato all’archivio de Il Gazzettino per procurarsi una copia del giornale in cui c’era l’articolo che io censuravo: negligenza o volontà criminale? La Procura della Repubblica ha dimostrato un’assoluta indifferenza se non un fastidio nell’acquisire prove e nel verificare l’attendibilità delle affermazioni: sia di Lauredana Marsiglia, sia della mia memoria difensiva. Solo su richiesta del Presidente il rappresentante della Procura consegnò la mia memoria difensiva, che feci in data 16 aprile 2009, e alla quale avevo allegato l’articolo del giornale Il Gazzettino a firma di Lauredana Marsiglia. Sono tutt’ora sconvolto e sconcertato per la superficialità dei comportamenti della Procura della Repubblica che dopo 2 anni di indagine non ha saputo rispondere alla mia memoria difensiva, ma l’ha trattata come carta da cesso. Non ha nemmeno verificato se l’articolo che io avevo allegato alla mia memoria difensiva corrispondeva effettivamente con l’articolo originale de Il gazzettino del 2004. Io ho fatto una memoria difensiva e devo dedurre di essere stato “deriso” dalla Procura della Repubblica di Belluno.
Per favorire il Presidente nella lettura consegnai anche una copia di quell’articolo in formato A3. Il Pubblico Ministero, a quanto mi costa, non ha messo in atto nessun lavoro di indagine in relazione alla denuncia di Lauredana Marsiglia, ma si è limitato a considerare la denuncia di Lauredana Marsiglia come una “verità rivelata”. Puoddarsi che abbia fatto delle indagini, ma dagli atti non risulta e, quello che è segreto e non risulta dagli atti, per me non esiste.
Sta di fatto che il Presidente del tribunale al processo ha disposto una nuova udienza per il 05 giugno ordinando la presenza di Lauredana Marsiglia (io sono andato 3 volte a Belluno per rispondere ai magistrati, mentre Lauredana Marsiglia non si è mai presentata), anche coertata, in quanto non si è costituita parte civile, e ha chiesto un monitoraggio alla Polizia Postale sull’web.



E’ in seguito a questa decisione del Presidente che toglierò le frasi oggetto del processo dall’web. Possiamo discutere della vicenda del Sanguinazzi di Feltre da cui la mia rabbia è sortita e inquadrare quella rabbia nella realtà storico giornalistica del 2004. Toglierò dall’web, almeno per ora, anche la mia difesa, del resto assolutamente legittima, delle mie spontanee dichiarazioni che ho consegnato al Pubblico Ministero come memoria difensiva in data 16 aprile 2009 e che solo il 22 novembre 2011 il Pubblico Ministero si è “degnato” di consegnare agli atti. Voglio parlare di cose serie. Del diritto all’indignazione dei cittadini. Il loro diritto di farsi un’opinione, anche sprezzante, nei confronti di chi danneggia la loro vita al fine di garantirsi un ingiusto profitto.
Ne parleremo il 05 giugno 2011.

Ogni articolo di giornale, qualunque esso sia, ha lo scopo di informare suscitando emozioni che costruiscono opinioni.
Non fa eccezione l’articolo del Gazzettino del 21 agosto 2004 a firma Lauredana Marsiglia.
Il fatto che quell’articolo abbia suscitato delle emozioni da lei non gradite o espresse con parole astrattamente offensive, che lei intende rivolte a sé stessa e non all’emozione che ha suscitato scrivendo quell’articolo, è un’interpretazione delirante dei fatti.
L’articolo a firma Lauredana Marsiglia è la causa (che la Procura della Repubblica di Belluno al fine di assicurare a sé e ad altri ingiusto profitto vuole negare) e la mia indignazione è l’effetto quale risposta alla causa. Questo rientra nell’articolo 599 del Codice Penale sempre che si voglia rispettare le leggi.
Oggi, a differenza del 2004 è facile dimostrare quanto malvagie e inumane erano le intenzioni di chi ha scritto quell’articolo. C’è la sentenza della Corte d’Appello di Venezia e la sentenza della Corte di Cassazione che certificano una realtà di terrore vissuta dal bambini del Sanguinazzi di Feltre là dove, invece, l’articolo de Il Gazzettino del 21 agosto 2004 a firma Lauredana Marsiglia (riquadro in alto) evidenziava:

“Come genitori non riusciamo a capire questo accanimento contro le suore e soprattutto perché hanno sentito solo quelli che hanno fatto la denuncia mentre nessuno vuole ascoltare gli altri cento che sono contenti della gestione attuale e che continuano mandare i propri figli dalle suore.”

Mentre la Corte di Cassazione in sentenza (45467 sesta sezione) afferma, come riportato dal giornale Il Corriere delle Alpi del 14 gennaio 2011:

“I giudici, inoltre, sottolineano il clima di paura creato all’interno dell’Istituto precisando come “la disciplina imposta ai bambini nell’ambito scolastico era frutto di dette punizioni corporali, esibite dinanzi a tutto il complesso dei bambini, in modo che nella comunità si era ingenerata, per induzione o meglio per paura, la convinzione della necessità dell’ubbidienza e dell’adeguamento ai precetti imposti dalle imputate.”

Chiederò a Lauredana Marsiglia di sostanziare le sue affermazioni nella denuncia che ha fatto contro di me in cui mi imputa la deduzione socio-filosofica del suo articolo dicendo che per lei l’affermazione:

““Per Lauredana Marsiglia i bambini sono oggetti di possesso” cosa che ritengo in assoluto la più diffamatoria.”

Quando l’articolo scritto da Lauredana Marsiglia mette in rilievo le frasi della difesa delle suore aguzzine dando, a quelle frasi, una certificazione di attendibilità:

“Abbiamo ragione di ritenere – spiega Prade – che le accuse mosse contro le cinque suore siano del tutto infondate e che presto si arriverà ad un chiarimento con l’assoluzione delle stesse da ogni accusa con la rinnovata conferma che l’asilo Sanguinazzi continua a rimanere un modello di educazione dell’infanzia come dimostra il sempre rilevante numero di genitori che affidano le cure dei propri bambini al medesimo.”

Mentre la Corte di Cassazione afferma in sentenza:

“... la violenza fisica “anche se utilizzato con scopo emendativo, non rientra neppure nella previsione dell’articolo 571 del codice penale, ma integra, a seconda degli effetti che produce, altre ipotesi incriminatrici.”

Il diverso modo di interpretare gli avvenimenti che c’è fra le deduzioni della Corte di Cassazione e le affermazioni nei confronti dei bambini fatte da Lauredana Marsiglia, non è una pura astrazione asettica di opinioni. La Corte di Cassazione ha sentenziato ritenendo i bambini soggetti di diritto Costituzionale, Lauredana Marsiglia che ha fatto delle affermazioni compiacenti, comprensive e minimizzatrici nei confronti delle suore cattoliche del Sanguinazzi, lo ha fatto partendo dall’assunto ideologico di un diritto di possesso delle suore cattoliche nei confronti dei bambini che, nella fattispecie diventavano degli “oggetti di possesso” in quanto fruitori della violenza delle suore cattoliche che non riconoscevano, mediante la loro violenza, i loro doveri nei confronti dei bambini (nella religione cristiana cattolica, gli uomini sono posseduti da dio e dalla chiesa cattolica mediante il battesimo).
Sintetizzare tutto questo con la frase : “Per Lauredana Marsiglia i bambini sono oggetto di possesso” è un dovere di ogni cittadini che sia rispettoso ed obbediente all’articolo 4 comma secondo della Costituzione della Repubblica. Cosa che la Procura della Repubblica di Belluno appare disprezzare.

Noi non possiamo ignorare che le intenzioni minimizzatrici delle responsabilità delle suore cattoliche del Sanguinazzi di Feltre, paventate nell’articolo di Lauredana Marsiglia del 21 agosto 2011, sono andate a buon fine creando un clima favorevole alle suore aguzzine che nel dicembre del 2007 furono assolte a dispetto delle prove raccolte dalla Procura della Repubblica di Belluno. Si può dire che era in atto un’attività criminale ad opera di Lauredana Marsiglia al fine di assicurare un ingiusto profitto alle suore cattoliche aguzzine del Sanguinazzi? Sicuramente uno dei miei torturatori, il Pubblico Ministero Michele dalla Costa, avrebbe dichiarato “facevano parte della stessa banda!”

Questo chiederò a Lauredana Marsiglia il 05 giugno 2011 al tribunale di Belluno. E lo farò confidando in magistrati capaci di dare “onore” alle istituzione e non a quella tipologia di magistrati che mi hanno torturato, hanno tentato di ammazzarmi, mi hanno minacciato di morte per 10 anni affinché non mi difendessi nei processi per assicurare a sé e ad altri ingiusto profitto.
Io sto costruendo la Religione Pagana e non posso tollerare che la Religione Pagana, a differenza del cristianesimo e del suo odio sociale, nasca sulla menzogna e nemmeno accetti i ricatti della menzogna cristiana. Quella menzogna per la quale i cristiani fanno violenza ai cittadini affinché chiamino “buono” il loro dio mentre macella l’umanità col diluvio universale.
I processi li vincono o li perdono le persone. Quando oggetto del contendere nei processi implica principi sociali, etici e morali, non è importante vincere o perdere un processo, ma è importante l’investimento etico e morale delle parti nella contesa perché quell’investimento resta a futura memoria. Le parti, i giudici, i pubblici ministeri, vengono qualificati dal comportamento che hanno tenuto e dalle intenzioni che hanno espresso nell’agire.

Le mie non furono parole offensive nei confronti di Lauredana Marsiglia, ma fu una reazione, sia pur emotivamente molto sentita, ad un articolo criminale che tendeva a minimizzare la violenza all’asilo Sanguinazzi di Feltre al fine di assicurare alle suore aguzzine un’opinione pubblica favorevole o quanto meno non ostile. Nel contempo, l’articolo a firma Lauredana Marsiglia tendeva a ridurre il dolore dei bambini e dei genitori vessati dalle suore aguzzine del Sanguinazzi di Feltre insinuando:

“Qualcuno ventila anche la possibilità che dietro a tutto questo ci sia una manovra per mandare via le religiose”.

Istillando l’idea di una manovra occulta e per secondi fini che non il dolore dei bambini. Là dove, contro l’articolo a firma Lauredana Marsiglia
c’era l’inchiesta della Procura della Repubblica di Belluno dalla quale la Corte di Cassazione rileva:

“...il ricorso alla violenza fisica in danno dei bambini che frequentavano l’asilo gestito dalle due imputate non è “oggetto di negazione da parte delle appellanti” e dunque “costituisce un dato certo da cui partire per l’esatta qualificazione del comportamento” delle suore.”

Ripreso dal Corriere delle Alpi del 14 gennaio 2011.
(Sentenza Corte di Cassazione n. 45467 della sesta sezione)

Oggi, con la sentenza della Corte di Cassazione che certifica la mia coerenza nella percezione della realtà vissuta nella vicenda Sanguinazzi di Feltre è più facile dimostrare le mie ragioni. tuttavia le mie ragioni erano ben presenti nella mia memoria difensiva che ho consegnato al Pubblico Ministero e datata 16 aprile 2009.
Come Stregone ho percepito il dolore negato; come cittadino ho reagito ad un’ingiustizia.
In questo modo intendo difendermi!

Entra nel circuito del pensiero religioso, sociale, economico ed etico della Religione Pagana!

30 novembre 2011
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

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