La Boje

La boje, la boje, teare che a va par sora! Ma mi no ghè sarò.

Il ragazzo con la rana

Il ragazzo con la rana
Muore il fanciullo e nasce l'adulto Umano; muore il girino e nasce l'adulto Rana. La Morte come nascita è ciò che i veneti hanno dimenticato. Per questo c'è crisi economica e angoscia sociale.

martedì 31 gennaio 2012

Come le ULSS del Veneto sprecano i soldi della sanità



Appare evidente che l’Ulss, al di là delle intenzioni, finanzi la diffusione del terrore religioso fra gli ammalati e le persone che non sono in grado di difendersi. Imporre la paura della morte e legittimare la sofferenza è un delitto contro il dettato Costituzionale. I cittadini vengono privati delle risorse per finanziare l’odio religioso di chi pensa di diffondere dolore e morte ad imitazione di quel criminale in croce che millanta di essere il padrone delle persone in quanto figlio del dio padrone.
Esiste una volontà precisa finalizzata a costruire la crisi sanitaria attraverso lo spreco e la dilapidazione delle risorse.
Imporre odio religioso alle persone ammalate è quanto di più squallido si possa assistere nella società e va di pari passo all’orrore della violenza sui minori messa in atto dai cattolici al fine di imporre la fede in un padrone criminale (fu arrestato col bambino nudo) contro i principi della Costituzione.

ULSS 9: CURARE LE ANIME COSTA OLTRE 100 MILA EURO ALL'ANNO
Intanto l'azienda ha riaffidato la tesoreria a Veneto Banca
Autore: Mauro Favaro
31-01-2012

TREVISO – Quasi 10 mila euro al mese. Tanto costano all'Ulss 9 i quattro sacerdoti, assunti come infermieri veri e propri, per dare assistenza spirituale ai pazienti del Ca' Foncello.
Per loro, padri camilliani, vengono impegnati oltre 100 mila euro l'anno. E il conto è presto fatto. Quali le loro mansioni? “Fanno il giro degli ammalati – spiega l'azienda sanitaria – inoltre gestiscono la chiesetta interna”.
Ogni sacerdote deve seguire circa 250 pazienti. Almeno sulla carta, dato che parecchi non sanno nemmeno che lavorano nel nosocomio o non vogliono alcun tipo di assistenza spirituale. “Ma siamo pronti a esaudire ogni altra richiesta – fanno sapere dall'Ulss – se un paziente di un'altra religione chiede un ministro del suo culto gli viene procurato”.
Le richieste, però, sono praticamente nulle. Non converrebbe gestire “a chiamata” pure i contatti i padri camilliani? A quanto pare no. La convenzione, approvata con il placet della Regione, parla chiaro. Anzi, la direzione non decide nemmeno chi assumere, ma può solo dare un parere dopo la designazione della diocesi. Conta qualcosa? No, perché “in caso di pareri divergenti prevarrà il parere del vescovo”. E così sia, insomma.
Intanto, comunque, l'Ulss si è appena garantita un'entrata di circa 275 mila l'anno, da qui al 2016, attraverso la riassegnazione del servizio di tesoreria a Veneto Banca. “Vanno aggiunti ulteriori 150 mila euro che l'istituto ha inserito per servizi aggiuntivi – precisa l'azienda – la banca curerà le operazioni di conto corrente, la raccolta del denaro e, oltre alla loro gestione, ha garantito l'installazione di 7 nuove macchinette per la riscossione dei ticket, che si aggiungono alle 24 già disponibili”. Perché va bene la spiritualità, ma l'importante è che i conti tornino.

Tratto da:
http://www.oggitreviso.it/ulss-9-curare-le-anime-costa-oltre-100-mila-euro-allanno-44295

Tutti noi paghiamo i soldi che la chiesa cattolica sottrae, attraverso i suoi complici nelle Istituzioni, ai cittadini per seminare odio ed orrore.
Per questo siamo ben felici che l’Agenzia delle Entrate inizi a far pagare le tasse a tutti quegli ambienti della società che, identificandosi col criminale in croce, pretendano che tutti i cittadini si mettano in ginocchio davanti a loro e alimentano questa pretesa con la paura nei confronti di bambini e ammalati.
Ci auguriamo che l’Agenzia delle Entrate inizi con i controlli sistematici in tutto il trevigiano così da poter recuperare un po’ dei soldi che la chiesa cattolica, con i suoi complici nelle Istituzioni, sottrae indebitamente ai cittadini.

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31 gennaio 2012
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
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venerdì 20 gennaio 2012

Sconfitto Zaia dai supermercati allo stesso modo con cui la Repubblica di Venezia sconfisse l'assolutismo della chiesa cattolica.



Un plauso al Tar che per ora, obbedendo alle leggi dello Stato, ha fermato la mafia dei piccoli negozi che hanno massacrato, letteralmente, l’economia della Regione Veneto e che ha visto Zaia schierarsi contro i cittadini al fine di impoverirli. Dopo le migliaia di disoccupati fatti dai provvedimenti e dai non provvedimenti della Regione Veneto che ha dissanguato i cittadini e strozzato le imprese che pagavano regolarmente le tasse, Zaia intendeva continuare ad aggredire le finanze dei cittadini in favore di individui che hanno fatto dei metodi mafiosi attività in Veneto.
Trovo vergognoso che la Regione Veneto agisca come una sorta di Stato nello Stato violando sia le leggi dello Stato che la Costituzione della Repubblica Italiana.
Metodi illegali e identificabili con la mafia, come quelli auspicati dal vicepresidente, del partito di Zaia, Roberto Marcato vicepresidente alla provincia di Padova:




PADOVA. «In Veneto evadiamo poco le tasse, e invito ad evadere di più». L'incitazione a non pagare i tributi al fisco non viene dall'uomo della strada, esasperato dal rigore del Governo del Professori, ma da un autorevole esponente della Lega Nord, il vicepresidente della Provincia, Roberto Marcato. L'esternazione non scappa al bar ma in diretta tv, nel corso della trasmissione “Prima serata” su Telenuovo, dove Marcato era stato invitato nel suo ruolo istituzionale. Ad ascoltarlo allibito ci sono Piero Ruzzante (Pd), Attilio Motta (Sel), Lino Ravazzolo (Fli) e Franco Nibali (Idv). Da questa affermazione di Marcato che suona come una sfida al principio di lealtà contributiva sancito dalla Costituzione, si dissocia anche il vicesindaco di Verona, Vito Giacino (Pdl).
20 gennaio 2012
Tratto da:
http://mattinopadova.gelocal.it/cronaca/2012/01/20/news/la-sfida-di-marcato-invito-i-veneti-ad-evadere-le-tasse-1.3087491

Ricordo che i supermercati emettono sempre gli scontrini e i loro bilanci sono controllabili a differenza dei piccoli negozi che, da un lato truffano i clienti con la scusa della conoscenza personale e dall’altro lato spesso rifilano merce scadente tant’è che risulta più conveniente andare ad acquistare merce nei negozi cinesi che nei piccoli negozi italiani.
Diventa un imperativo urgente disarticolare le organizzazioni che hanno saccheggiato il Veneto riportandole, eventualmente, nella legalità. Come la confcommercio, la confindustria, la confartigianato, le associazioni artigiani, le associazioni dei tassisti, e quant’altri hanno beneficiato di quell’evasione fiscale massiccia che in termini politici si è tradotta in elezione di rappresentanti politici che non avevano interesse nel benessere del paese, ma solo nell’assicurarsi un ingiusto profitto.
Davanti ad un Zaia che nella sua ferocia ha incitato i comuni ad aggredire, mediante provvedimenti amministrativi, la grande distribuzione, non resta che la legalità della legge. Peccato che la legalità della legge non intervenga anche su altri provvedimenti amministrativi locali che violano la Costituzione e aggrediscono le persone più deboli (come fecero Gentilini o Tosi col panino del bambino). Ricordo che con Zaia si è schierato l’odio contro i cittadini di una chiesa cattolica che ha beneficiato di milioni di euro erogati dalla Regione Veneto e sottratti ai cittadini.
La decisione del Tar va salutata con soddisfazione.
Riporto:

Il Tar accoglie tutti i ricorsi:shopping libero la domenica
Vittoria del Pam a Padova, Vicenza, Venezia, Treviso e Verona. Altre istanze depositate da Coin, Auchan, La Rinascente e Sma. Vertice Regione Federdistribuzione

VENEZIA—E’ andata esattamente come sperava la grande distribuzione. Il ricorso presentato dalla Bennet spa con l’avvocato Alfredo Bianchini contro le ordinanze del Comune di Isola Rizza (Verona) e contro la Regione in merito al contingentamento delle aperture domenicali imposto dalla legge veneta (16 più le 4 natalizie), accolto dal Tar con decreto cautelare che ha sospeso tali provvedimenti, si è rivelato il cavallo di Troia per ottenere la liberalizzazione prevista dal decreto «Salva Italia». Il Tribunale amministrativo ha infatti ammesso tutti gli altri ricorsi presentati finora, cioè quelli di Pam Panorama spa contro la Regione e i Comuni di Treviso, Padova, Vicenza, Verona, Spinea e Camposampiero. Il che significa che almeno fino al 22 febbraio, data della camera di consiglio per la trattazione dell’incidente cautelare in cui anche Palazzo Balbi potrà dire la sua, nelle città citate le vetrine potranno illuminarsi ogni domenica.
Un portone aperto che ha convinto altri gruppi a farsi avanti: Auchan e Gallerie commerciali spa, Coin, Oviesse e Upim hanno depositato al Tar ricorsi congiunti contro la Regione e i Comuni di Vicenza, Venezia (in questo caso ci sono anche Pam e Sma) e Padova (firma pure La Rinascente). «Una volta ottenuta la sospensiva a Isola Rizza, è molto facile ricorrere—osserva Savino Russo, delegato di Federdistribuzione — basta fare leva sul principio di concorrenza. E del resto, soprattutto in un momento di crisi, ogni realtà commerciale ha esigenze e clientela diverse, perciò diventa difficile pensare di tenere in gabbia la situazione». Il tutto proprio nel giorno del vertice a Palazzo Balbi tra l’assessore all’Economia, Isi Coppola, e la stessa Federdistribuzione, rappresentata da Russo e dal consulente legale Pierluigi Albanese. Troppo distanti le posizioni per poter tornare all’accordo delle 20 domeniche, sottoscritto anche dalla grande distribuzione prima del decreto Monti.
«Mi aspettavo i ricorsi—confessa l’assessore— non pensavo però che il Tar emettesse decreti cautelari prima di sentire la controparte. Fino al 22 gennaio dovremo stare a guardare il caos creato dal governo, che consentirà ai centri commerciali di schiacciare i piccoli negozi. Vige la legge del più forte. Capisco che gli ipermercati vogliano programmare in maniera autonoma le 52 domeniche rese libere dal Salva Italia, ma ricordo loro la nuova legge sul commercio in via di stesura, voluta per disegnare il Veneto dei prossimi 5-10 anni, il Veneto della ripresa. Vogliono esserne attori o no?». Chiara la frecciata: attenzione, il cappello della Regione c’è per tutti ma non secondo i comodi di ognuno. Del resto è evidente la delusione della Coppola, anche perchè il Tar ha vanificato la circolare inviata il 18 gennaio a tutti i Comuni per invitarli a rispettare la norma regionale, specificando: «Non può configurarsi alcuna forma di risarcimento danni a carico delle amministrazioni che adottino provvedimenti in attuazione della stessa». «Questa partita è figlia della crisi—aggiunge la responsabile dell’Economia— lo so, è un periodo difficilissimo, per le imprese si profila un orizzonte di estrema incertezza. Però avevo anche spiegato che le 20 domeniche rappresentano una sperimentazione di un anno, al termine del quale avrei potuto portarle a 24 e con una delibera di giunta, senza passare in consiglio. Ma la risposta di Federdistribuzione è che davanti alle sanzioni dei Comuni doveva difendersi».
«Non siamo in guerra con la Regione—precisa Albanese—e non intendiamo alimentare contrasti. Vogliamo solo chiarezza, chiediamo di sapere quale legge valga, per organizzarci, stabilire i calendari delle aperture, decidere su personale, logistica, acquisti, budget. Nessuna acrimonia, ci dicano quali regole prevalgono e noi le rispetteremo ». Per il commercio tradizionale è guerra aperta. Confesercenti, con il direttore regionale Maurizio Franceschi, annuncia: «Affiancheremo con i nostri legali l’avvocatura regionale all’udienza davanti al Tar del 22 febbraio. Siamo sicuri di vincere, il conflitto di competenze tra governo e Regione vedrà prevalere quest’ultima. I ricorsi della grande distribuzione sono immotivati». «Continueremo a seguire la legge veneta — gli fa eco Massimo Zanon, presidente di Confcommercio — è legittimo da parte di ogni imprenditore fare di tutto per difendere la propria attività,ma non calpestando quelle altrui. Non ce l’abbiamo con Federdistribuzione,ma come lei tutela i suoi interessi noi dobbiamo proteggere i nostri associati». E mentre monta la rabbia delle commesse (oggi Cgil, Cisl e Uil si riuniscono a Mestre per decidere scioperi unitari), il Pdl alza la voce. «I signori della grande distribuzione dimostrano poca serietà — attaccano Dario Bond e Piergiorgio Cortelazzo, capogruppo e vice in Regione—siamo preoccupati e indignati».
Michela Nicolussi Moro



20 gennaio 2012
Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/padova/notizie/cronaca/2012/20-gennaio-2012/tar-accoglie-tutti-ricorsi-shopping-libero-domenica-1902942155726.shtml

Se non si disarticola l’attività mafiosa, anche se mascherata da attività legale, sul territorio in cui chi ha una concessione o una qualche forma di controllo sociale può aggredire i cittadini, offenderli, derubarli derubando nel contempo lo Stato e impoverendo i servizi, non sarà possibile costruire una qualche forma di futuro sociale.
L’attività capillare, fatta con puntualità e legalità, dell’Agenzia delle Entrate, consente a questo paese di rimodulare fra il 2015 e il 2016 la propria struttura economica dopo che dai provvedimenti criminali di Alitalia e la distruzione dei controlli antievasioni del governo Prodi messi in atto dal governo Berlusconi nel 2008, vive una situazione di asfissia economica dovuta anche all’attività di delocalizzazione selvaggia in funzione antipopolare. In questo periodo assisteremo alla discesa in campo di associazioni mafiose, associazioni di privilegiati vari che avendo usufruito di licenze e privilegi, si sentono toccati nei loro interessi. Questa gente, che ha cacciato dal circuito del lavoro le unità produttive del paese, ora si vedono toccate nei loro affari. Non essere solidali con loro è un dovere sociale. Restituire loro il disprezzo che hanno mantenuto contro le classi operaie licenziate è un dovere di ogni cittadini che abbia a cuore questo paese e la sua democrazia.




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20 gennaio 2012
Claudio Simeoni
Meccanico
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mercoledì 18 gennaio 2012

Schio e prete cattolico. La parrocchia come luogo di violenza



Si tratta del cristianesimo in Veneto e della funzione delle parrocchie e degli oratori.
A noi, che siamo cittadini, non interessa sapere se il prete è colpevole o non è colpevole. Per noi è sempre colpevole in quanto egli ritiene di essere il rappresentante del dio padrone in terra e, anche se la legge non tollera nessuno al di sopra della legge, egli si considera, in quanto Gesù in terra, al di fuori e al di sopra della legge.
Ora, questo ragazzo che lo ha denunciato dovrà passare sotto le forche caudine della verifica giudiziaria la quale, come nei processi per stupro, cercherà le sue responsabilità nel tentativo di alleviare le responsabilità del prete cattolico.
Queste vicende sono sempre legate a persone fragili, indifese, che cercano una protezione da chi vede in loro solo delle prede.
E’ ora che i veneti cessino di mandare i loro figli nelle parrocchie perché, se è vero che i fatti sono commessi da persone fisiche come i preti e gli educatori cattolici, è altrettanto vero che i mandanti delle violenze sono Gesù e quel delirio di onnipotenza che è l’assassino degli abitanti di Sodoma e Gomorra: e vuoi che con un tale dio i preti cattolici non pratichino la rapina per soddisfare le loro pulsioni sessuali veicolandole nelle devianze di possesso dell’altro?
Riporto l’articolo di cronaca:

IL CASO
Prete accusato di violenza sessuale
Allontanato dalla parrocchia
Lo denuncia un ventenne. Il religioso avrebbe preteso massaggi, carezze e rapporti

SCHIO— Aveva bisogno di un lavoro e lo ha trovato in parrocchia, accolto da un sacerdote che poi però avrebbe voluto da lui massaggi, effusioni, carezze intime, molto intime, e rapporti sessuali. Un incubo vissuto a dicembre da un ventenne di Schio e raccontato alla famiglia e agli amici che hanno convinto il ragazzo a rivolgersi ai carabinieri per far sapere cosa era successo in quella canonica e per presentare denuncia. La querela è dei primi giorni dell’anno. Uno dei preti che era alla parrocchia di Santa Croce ora è indagato. Interrogato dal pubblico ministero Antonella Toniolo che coordina l’inchiesta - in un confronto che avrebbe portato il religioso a qualche parziale ammissione - il sacerdote è già stato allontanato dalla sua parrocchia. L’intera vicenda spiegata dal giovane ai militari di Schio sarebbe accaduta lo scorso dicembre, dopo aver saputo da un amico che la parrocchia di Santa Croce cercava un aiutante per pulire la chiesa e la canonica. Il ventenne, disoccupato, a quel punto ha pensato di proporsi nonostante l’amico gli avesse riferito di ventilate tendenze omosessuali del prete e ha preso contatto con il religioso 59enne, ottenendo un posto di lavoro che gli mancava da tempo e dieci euro l’ora per le pulizie.

I primi giorni non ci sarebbero stati problemi. Il sacerdote si era addirittura preoccupato di andarlo a prendere con la sua auto, gli aveva mostrato cosa fare, lo aveva pagato regolarmente. Presto però, il religioso si sarebbe offerto per massaggi al giovane che sarebbe anche stato pagato di più per questo. Massaggi subiti, racconta il ventenne, senza avere la forza di reagire. Ma i massaggi, poi, non sarebbero più stati sufficienti. Il sacerdote avrebbe infatti chiesto con insistenza carezze intime, sopra i pantaloni e poi dentro. La avrebbe pretese e ricambiate. Ma non bastava ancora. La vigilia di Natale le avances più pesanti. Il religioso avrebbe chiesto al giovane (che agli amici e alla famiglia ha detto di sentirsi soggiogato da quel prete) di recarsi in oratorio al pomeriggio per spostare alcune sedie, assieme ad un secondo ragazzo.

La violenza si sarebbe verificata nel momento in cui il prete è riuscito a rimanere solo con il 20enne. Il religioso lo avrebbe immobilizzato, costretto ad essere sodomizzato e poi obbligato a non dire nulla a nessuno. Quella violenza, però, avrebbe dato la forza al ventenne di interrompere il lavoro in canonica e di raccontare quello che gli stava succedendo. Dopo la denuncia, sono iniziate le indagini per capire cosa sia successo al ragazzo e se ci siamo altre vittime di quel sacerdote accusato di violenza sessuale. Nelle scorse settimane al comando dei carabinieri di Schio sono stati sentiti numerosi residenti del quartiere, sia famiglie che ragazzini, alla ricerca di eventuali testimonianze su episodi simili. La parrocchia, dal canto suo, non ha voluto commentare.

Andrea Alba
18 gennaio 2012

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/vicenza/notizie/cronaca/2012/18-gennaio-2012/prete-accusato-violenza-sessuale-allontanato-parrocchia-1902912682154.shtml


A noi non resta che attendere l’esito del processo, anche se è evidente che gli avvocati del prete cattolico faranno a pezzi questo ragazzo che tanta “fede” ha in Gesù e nella madonna dei cattolici.
In ogni caso, sappiamo che questo è il Veneto e queste sono le parrocchie del Veneto fra spaccio di droga ed alimentazione dell’emarginazione sociale.

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19 gennaio 2012
Claudio Simeoni
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domenica 15 gennaio 2012

Ancora violenza ai ragazzi in Veneto ad opera del terrorismo cattolico: e vai col disagio sociale!



La sistematicità con cui giungono notizie di violenza ai minori negli istituti del Veneto è angosciante. La pratica cristiana di far violenza ai bambini e ai ragazzi al fine di imporre la fede cristiana viene riprodotta anche dalle istituzioni “laiche” che ritengono i ragazzi oggetti di possesso e, come tali, si ritengono in diritto di pestarli o di far loro violenza. L’ideologia del terrore di Platone e di Gesù continua ad insanguinare la società.
La pratica della violenza ai minori in Veneto è diffusissima e vede quasi sempre una complicità diretta e indiretta degli Organi Istituzionali che preferiscono imporre i principi di odio e di morte sull’infanzia. Principi di odio e di morte che sono rappresentati dal crocifisso che viene sostituito ai principi della nostra Costituzione della Repubblica.
Anche in questo caso i Magistrati non hanno elevato l’aggravante di terrorismo nei confronti di chi ritengono abbia messo in atto la violenza sui minori, per di più disagiati, rinchiusi in un lager che solo eufemisticamente viene chiamato, stando a quanto riportato, “istituto protetto per minori”. Un campo di concentramento che per l’omissione di controllo da parte della Polizia di Stato, dei Carabinieri e della Magistratura si era trasformato in un campo di tortura finché qualcuno non ha “rivelato”. Ma non dovevano essere i ragazzi a “rivelare” quanto avveniva, ma la Polizia di Stato avrebbe dovuto garantire il loro essere CITTADINI e non il loro essere oggetti di possesso e soggetti di violenze e tortura: erano stati condotti là con la forza della legge e la legge, anziché garantire loro i diritti, ha consentito che per almeno tre anni subissero violenze.
Riporto la notizia dall’ANSA:

Maltrattava minori, chiesto giudizio per direttrice istituto
A Treviso, contestati alla donna vari episodi tra 2007 e 2010


(ANSA) - TREVISO, 14 GEN - Con l'accusa di aver sottoposto a maltrattamenti sei bambini, tra i 6 e i 13 anni, ospiti di un istituto protetto per minori di Treviso, la Procura trevigiana ha chiesto il rinvio a giudizio dell'allora direttrice della struttura.Sono stati contestati vari episodi di soprusi fisici e psicologici, le cui testimonianze sono state raccolte dai Carabinieri e riferite ad un periodo tra il 2007 e il 2010. Tra gli elementi raccolti nell'inchiesta anche manoscritti, diari e cartelle cliniche delle presunte vittime.(ANSA).

Tratto da:
http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/veneto/2012/01/14/visualizza_new.html_44230448.html

La questione dell’infanzia è l’unica questione che i partiti politici e le parti sociali non hanno mai sollevato se non per consegnare i bambini alle organizzazioni criminali cattoliche affinché li torturassero. I bambini non votano, ma sembra che avere dei futuri cittadini con forti turbe psichiche faccia parte di un progetto di devastazione sociale messo a punto dagli adoratori del crocifisso con la complicità di Istituzioni criminali e violente. Un progetto di devastazione sociale le cui attività di terrorismo vanno ricondotte al terrorista Ratzinger e al dio di cui si fa portavoce.
La non persecuzione delle finalità di terrorismo del reato da parte di magistrati (che appaiono più complici che non garanti del diritto Costituzionale), permette ai delinquenti di continuare a spargere il terrore nella società. Sviluppare il bullismo, lo spaccio di droga e le aggressione di sopraffazione fra i vari strati della popolazione. Queste responsabilità ricadono sia nelle attività criminali dei sindaci cattolici, che in quelle dei preti cattolici e della Polizia di Stato che è venuta meno ai propri doveri d’ufficio.
Aspettiamo le prossime violenze ai cittadini minori del Veneto e pensiamo come sarà il futuro della società quando avremmo dei cittadini adulti dalla psiche devastata.

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15 gennaio 2012
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sabato 14 gennaio 2012

Il fallimento di Lega Ladrona e la disperazione in Veneto



La Lega, un partito senza politica sociale od economica, organizzato attorno a politiche di rapina come quelle dell’ “indipendenza” o del “federalismo” che ha seminato odio e aggressione a tutte le persone deboli e fragili della società finendo per distruggere la struttura economica del Veneto e della Lombardia, non poteva sfociare che nella miseria interna non appena avesse perso le poltrone del palazzo.
In veneto predicava “Roma Ladrona” e a Roma appoggiava mafiosi alla Cosentino; aggrediva le donne lungo le strade e poi appoggiava i bunga-bunga di Berlusconi; parlava di federalismo e Salvini cantava canzoni razziste contro meridionali e napoletani; faceva sceneggiate al “dio po’” e poi aiutava la chiesa cattolica a violentare bambini costringendoli in ginocchio davanti al crocifisso; parlava di superiorità di razza (come la razza piave) e poi voleva costringere i ragazzi ad imparare il dialetto veneto o lombardo anziché il cinese, l’inglese e l’arabo. la Lega ha rubato quanto ha potuto rubare. Se ogni altro partito ha preso, alcuni ciò che spettava loro e qualcun altro ha arraffato di più, la Lega non solo ha preso quanto era lecito, ma ha alimentato l’illecito con aggressioni di stampo terroristico, come con la legge illegale sulla sicurezza e le leggi illegali per sottrarre fondi ai cittadini e pagare le relazioni mafiose sul territorio come per gli evasori delle quote latte.
Perso il potere di comperare le persone, la lega si sfascia su sé stessa e veneti e lombardi si ritrovano con una situazione sociale ed economica in rapido peggioramento là dove avrebbe potuto migliorare. La presenza della Lega ha favorito il terrorismo dell’evasione fiscale, la delocalizzazione delle strutture produttive, la devastazione de territorio, la violenza sui minori, l’aumento della depressione e del disagio sociale, dello spaccio di droga e dei reati da sopravvivenza di una popolazione psicologicamente ridotta allo stremo.
La disperazione sociale che la Lega ha costruito, voluto ed imposto a maggior gloria dell’Umberto Bossi che preferisce investire i soldi datigli da “Roma ladrona” in Tanzania, si ritorce nella meschinità del fallimento della Lega. Una Lega che come partito sociale non è mai esistito, ma ha fornito copertura al più becero razzismo contro i poveri e gli emarginati al solo scopo di impedire ai cittadini di fruire della Costituzione della Repubblica.
Riporto i giochi di bambini della lega:


CARROCCIO
Nella Lega clima da resa dei conti
Da Bossi stop a incontri pubblici MaroniMentre su Radio Padania continuano le proteste per il no all'arresto di Cosentino, tra i lumbard è sempre più guerra aperta. Timori di contestazioni al Senatur alla manifestazione del 22. Un fedelissimo: "Se lo fanno, legnate". Ma l'ex ministro: "Vogliono cacciarmi ma non mollo"

MILAN0 - Aria da resa dei conti nel Carroccio. Il leader della Lega Nord Umberto Bossi ha sospeso tutti gli incontri pubblici dell'ex ministro dell'Interno Roberto Maroni. Secondo l'agenzia Tmnews, la decisione è stata comunicata oggi al consiglio direttivo della Lega che si è riunito in Bellerio. La decisione giunge dopo l'aspra polemica divampata sul voto in Parlamento che ha salvato sull'arresto del parlamentare del Pdl Nicola Cosentino.

Oggi uno dei "custodi" dell'ortodossia bossiana, il capogruppo alla Camera Marco Reguzzoni, ha attaccato Maroni con un post su Facebook, come riferisce il blog L'anticomunitarista, di Daniele Sensi : "Caro Roberto chi è causa del suo mal pianga se stesso. La Lega ha dato indicazione di votare per il sì all'arresto, salva la libertà di chi era contrario per questioni di principio. Lo abbiamo 'salvato' noi? Credo proprio di no, perché come sai bene quasi tutto il gruppo ha seguito le indicazioni di Bossi che ha detto di votare sì, mica no". E poi se Cosentino andava messo in galera, perché non ce lo hai detto quando eravate ministro tu e sottosegretario lui?"

Sempre sul social network è comparsa la prima reazione di Maroni alla decisione del capo del suo partito: "Non so perché, nessuno me lo ha spiegato, sono stupefatto, mi viene da vomitare: qualcuno vuole cacciarmi dalla Lega ma io non mollo", si legge sul suo profilo Facebook.

I riflettori in casa leghista sono ora puntati sulla manifestazione annunciata per domenica 22 a Milano. "Prevedo che ci siano contestazioni - dice a microfoni spenti un leghista vicino al cosiddetto 'cerchio magico' - ma siamo pronti anche noi. Se contestano Bossi appena parlano - osserva, tanto per dare un'idea del clima nel Carroccio - pigliano tante di quelle legnate che non hanno neanche idea". E aggiunge: "se qualcuno si azzarda a dire 'Maroni segretario', è passibile di sanzioni".
Intanto su Radio Padania continua lo psicodramma. Anche oggi è andata in onda la protesta, dal caso Cosentino agli investimenti in Tanzania e al fallimento della banca della Lega con i mancati rimborsi a chi aveva investito. Il conduttore ha replicato ai contestatori o togliendo la linea o spiegando perentorio: "Bossi propone un pacchetto con alcune soluzioni. Se le condividete bene altrimenti votate altri partiti che ce ne sono tanti. Bossi è il segretario federale, punto e basta".

(13 gennaio 2012)


Tratto da:
http://www.repubblica.it/politica/2012/01/13/news/bossi-28073573/

E mentre tutto muore e crolla, le persone in Veneto si suicidano, le imprese chiudono, le infrastrutture distruggono il territorio, i treni arrancano, la malattia sociale della depressione e la sensazione del fallimento si diffonde.
C’è una possibilità di un futuro diverso, ma è un futuro che richiede la capacità di usare la cultura come strumento di confronto fra le persone. Che razza di futuro hanno quei ragazzini che Gentilini ha usato alimentando in loro il bullismo o lo spaccio di droga con le sue aggressioni agli extracomunitari o devastando i campi rom?

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14 gennaio 2012
Claudio Simeoni
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martedì 10 gennaio 2012

Cortina, oggi Abano Terme: 10, 100, 1000 Cortine e Abano per uscire dalla crisi.



Nelle Foto: alcuni alberghi di Abano Terme e la fontana.

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Finalmente l’Agenzia delle Entrate anche ad Abano Terme.
Un’altra cittadina del Veneto dal lusso ostentato in un infinito numero di strutture e da un profondo disagio sociale. Non sono poche le persone suicidatesi nella zona a cui vengono attribuiti i motivi più disparati.
L’azione dell’Agenzia delle Entrate ha anche il senso di attenuare il dolore per le condizioni di vita dei cittadini che spesso amministratori locali, superficiali o collusi, hanno ignorato favorendo suicidi e comportamenti illegali.
I controlli sul territorio e, soprattutto, la “spettacolarizzazione” è l’unica garanzia che hanno i cittadini di non vedersi offendere per i sacrifici che fanno affinché questo paese, che le mafie e le evasioni fiscali hanno condotto alla rovina, possa uscire da questo periodo emergenziale.
Si salutano con favore questi controlli nella speranza che vengano aumentati sia nella quantità che nell’azione spettacolarizzante al fine di rassicurare i cittadini onesti che la Guardia di Finanza, a differenza dei Vigili Urbani, non aggredisce i barboni o i poveracci, ma coloro che usano una ricchezza illegale per danneggiare il paese.
Riporto la notizia:



NEL PADOVANO
Il Fisco arriva ad Abano
Controlli negli hotel termali
La Guardia di finanza entra negli alberghi a cinque stelle e acquisisce i nominativi dei clienti che hanno speso più di duemila euro

PADOVA - Dalla neve ai fanghi: dopo il blitz cortinese dell'Agenzia delle Entrate questa volta il Fisco è entrato in azione ad Abano Terme (Padova), con una operazione della Guardia di Finanza. I militari sono entrati in scena negli hotel a cinque stelle, quelli specializzati nelle terapie con fanghi e acque curative, della cittadina padovana acquisendo, come spiega il Gazzettino, i nominativi dei clienti che hanno soggiornato con una spesa superiore ai duemila euro. Le verifiche sono state confermate dal presidente dell'Assoalberghatori Gianluca Bregolin secondo il quale «le verifiche serviranno probabilmente per controlli incrociati con l'Agenzia delle Entrate». (Ansa)


10 gennaio 2012 .
tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/padova/notizie/cronaca/2012/10-gennaio-2012/fisco-arriva-ad-abano-controlli-hotel-termali-1902802090904.shtml



Ci auguriamo che aumentino i controlli e che un’azione efficace vada a colpire la malavita che trova negli imprenditori e nella Confindustria uno scudo e una motivazione fino ad ieri intoccabile.

10, 100, 1000 Cortina d’Ampezzo e nel giro di 2 o 3 anni si riesce ad uscire dalla crisi economica per quanto riguarda le specificità italiane.


NOTA: dalle ultime notizie, sembra che la notizia diffusa dal giornale Il Gazzettino e che, anch'io ho ripreso dal sito del Corriere della Sera (rilanciata dall'ANSA), sia un bufala. Un inganno. Una specie di "procurato allarme" ingiustificato. Di vero sembra che qualche mese fa ci siano stati dei controlli stretti sulla capacità contributiva dei clienti di alcuni alberghi. Noi ci auguriamo che l'ispezione dell'Agenzia delle Entrate sui clienti degli alberghi di Abano Terme siano un po' più attenti che non quelli fatti fino ad oggi. Anche se la notizia dovesse alla fine risultare "falsa", noi auspichiamo maggiori controlli e un numero maggiore di azioni come quelle a Cortina d'Ampezzo in ogni città del Veneto.

Entra nel circuito del pensiero religioso, sociale, economico ed etico della Religione Pagana!
10 gennaio 2012
Claudio Simeoni
Meccanico
Apprendista Stregone
Guardiano dell’Anticristo
P.le Parmesan, 8
30175 – Marghera Venezia
Tel. 3277862784
e-mail claudiosimeoni@libero.it

lunedì 9 gennaio 2012

Agenzia delle Entrate e Cortina d'Ampezzo: 10, 100, 1000 controlli a tappeto e spettacolarizzati per uscire dalla crisi economica.




Foto: I vigili urbani e il manganello è il simbolo che ha garantito l'evasione fiscale diffusa sul territorio. Chi poteva controllare gli scontrini fiscali e le bancarelle dei mercati, ha scelto di usare il manganello multando e di nascosto qualche volta picchiando, i questuanti e gli indigenti. Ognuno di costoro posta in prima persona la responsabilità della crisi economica in Italia.


10, 100, 1000 azioni dell’Agenzia delle Entrate come a Cortina d’Ampezzo, sono l’unica possibilità per questo paese di uscire dalla crisi economica in cui un governo in stile mafioso come quello di Silvio Berlusconi, Umberto Bossi, Luca Zaia, Roberto Maroni e altri della stessa banda, hanno spinto il paese. La loro azione ha coperto, se non partecipato (vedi i politici pdl sotto inchiesta per tangenti, mazzette, corruzione e altri reati simili), alla costruzione nel paese di un sistema omertoso e complice di bande diffuse di rapinatori che agendo sotto le spoglie di imprenditori, commercianti, trafficanti, artigiani, hanno spogliato il paese delle strutture sociali additando all’odio e al disprezzo i furtarelli dello zingaro o la mano tesa del barbone. Hanno imposto un sistema criminale dove si favorivano le donne che si offrono nelle stanze d’albero di Cortina d’Ampezzo, mentre si criminalizzano le donne che si offrono lungo le strade perché i sindaci non ne hanno il controllo. Un sistema criminale, quello presente a Cortina d’Ampezzo, che ha visto sempre con molto favore, e per anni, il circo di induzione alla prostituzione di gente come Lele Mora, legato a Mediaset, con i suoi fiumi di cocaina, favoriti da un’immagine di “criminali impuniti” dal soldo facile pronti a spendere 1000 euro a notte e, dunque, pronti a spenderne altri in base all’offerta di macelleria umana. Questa è Cortina d’Ampezzo e le dichiarazioni del sindaco della città, dopo il controllo dell’Agenzia delle Entrate, sono degli insulti e delle ingiurie a tutti i cittadini italiani che hanno sempre finanziato quei servizi che lo stesso sindaco di Cortina ha usufruito. Quando lo sciatore di Cortina si spezza una gamba sulla pista, arriva l’elicottero a soccorrerlo e quell’elicottero lo porta in ospedale che provvede: elicottero, assistenza medica, L’ABBIAMO NOI CHE ABBIAMO PAGATO LE TASSE, non gli evasori. Loro, gli evasori, beneficiano di ROBA MIA, cose che mi hanno rubato!
E, sia chiaro, il discorso per Cortina d’Ampezzo, vale anche per VENEZIA, VERONA, PADOVA, TREVISO, ecc.
C’è una sola possibilità per uscire da questa crisi economica, in questo momento sociale: ed è il massiccio intervento delle Istituzioni nel ripristinare la legalità democratica nei confronti degli imprenditori, commercianti, artigiani, amministratori comunali, amministratori regionali e quel sottobosco illegale di cui imprenditori, commercianti, artigiani e amministratori corrotti si servono che sta fra lo spaccio di droga e la devastazione delle Istituzioni quale ricchezza dei cittadini italiani.
Le dichiarazioni a caldo della Guardia di Finanza di Cortina d’Ampezzo all’azione dell’Agenzia delle Entrate alimenta quell’idea diffusa che ci sia sempre stato un connubio criminale fra la GdF. polizia e carabinieri locali, di Cortina d’Ampezzo in questo caso, tale da mantenere un “conveniente” status quo. Purtroppo questa è la sensazione che i cittadini hanno sempre avuto. Non basta riempirsi la bocca dei risultati di indagine dei grandi traffici, quando sotto il naso si vede una ricchezza illegale che ingiuria i cittadini Italiani.
Cortina d’Ampezzo merita il disprezzo dei cittadini italiani: per non aver usato i vigili urbani per contrastare la criminalità degli albergatori e dei ristoratori e aver emesso ordinanze comunali contro la Costituzione della Repubblica.
Ma questo, all’Agenzia delle Entrate non interessa. Noi registriamo, per ora, le dichiarazioni di un sindaco che ha coperto azioni criminali, come l’evasione fiscale omettendo i controlli che poteva fare, e che ha fruito dei servizi Istituzionali sottraendo denaro ai cittadini che quei servizi garantivano nel pagare puntualmente le tasse:

Fisco: Cortina Turismo; condanniamo evasione, basta gogna media
07 gennaio, 2012

(ANSA) - VENEZIA, 7 GEN - Non facciamo passare agli occhi del mondo Cortina d'Ampezzo, la Regina delle Dolomiti, una delle eccellenze d'Italia, come patria di delinquenti ed evasori. E' l'esortazione di Cortina Turismo, il consorzio che riunisce gli operatori del settore.
''Dati estrapolati ad arte, raccolti nel clou della stagione, il 30 dicembre, dati non ragionati, strutturati, analizzati - e' l'accusa - hanno gettato Cortina nella gogna mediatica distorcendone l'immagine, falsandone l'identità".(ANSA).

Tratto da:
http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/veneto/2012/01/07/visualizza_new.html_41404277.html

Il sindaco di Cortina d’Ampezzo porta la responsabilità morale della devastazione del territorio Veneto. Essere furbi e girarsi dall’altra parte per non vedere a che cosa portano le azioni fatte o non fatte, non deresponsabilizza le persone che hanno ruoli Istituzionali, ma le rendono mille volte più colpevoli del cittadino qualunque. Se il singolo cittadino può non ritirare lo scontrino, un sindaco non si può permettere di consentire ai ristoratori della sua città di evadere milioni di tasse: è una questione di sicurezza nazionale!
Come quella che viene registrata a Treviso (ma che è comune in tutto il Veneto):

Crisi:Cgil, a Treviso 1000 domande disoccupazione in 4 giorni
Nel 2011 registrati nella Marca 7.243 licenziamenti

(ANSA) - VENEZIA, 7 GEN - Dal 2 al 5 gennaio le domande all'Inps per ottenere il trattamento economico di disoccupazione sono state, in provincia di Treviso, circa un migliaio, di cui 533 curate dagli sportelli dell'Inca Cgil. E' il picco massimo mai registrato negli ultimi otto anni.
Per la Cgil, il fenomeno osservato non rappresenta che i primi effetti dell'andamento del mercato del lavoro nel 2011 che, nel trevigiano, ha registrato 7.243 licenziamenti, di cui 4.229 nel comparto delle piccole imprese e 3.106 in quello delle medie e grandi.(ANSA)

Tratto da:
http://www.ansa.it/web/notizie/regioni/veneto/2012/01/07/visualizza_new.html_41405015.html

Cosa dovrebbero fare queste persone per sopravvivere? Non hanno la possibilità di fare traffici internazionali, come gli imprenditori di Cortina; né hanno la possibilità di prendersi i SUV con aziende in perdita.
Hanno solo due possibilità, da persone civili e una possibilità da persone incivili.
Da persone civili possono scegliere fra spendere qualche centinaia di euro, comperarsi una pistola e tentare una rapina in banca, oppure, in alternativa, diventare questuanti e sottoporsi alle manganellate dei vigili urbani che devono proteggere gli evasori fiscali. Oppure hanno una soluzione incivile che consiste nel mettersi in ginocchio davanti ad un crocifisso assassino e supplicare un piatto di minestra alle parrocchie che li usano come merce di scambio nella società.

A questo, esiste un’alternativa. L’alternativa può essere data dalle Istituzioni che ritrovando l’onore del loro essere Istituzioni della Democrazia interpretino il loro ruolo in maniera coerente al dettato Costituzionale.
Allora, non una Cortina d’Ampezzo, ma 10, 100, 1000 Cortina d’Ampezzo Dalla Piazza S. Marco, alla Piazza Brà, da piazza dei Signori, da Treviso a Padova, in un crescendo di controlli spettacolarizzati in modo che non solo vengano perseguiti in maniera spettacolare gli evasori, ma per far si che i cittadini acquistino fiducia in Istituzioni che fino ad oggi sono apparse più funzionali ad un sottobosco ambiguo e criminale che non agli interessi della Nazione.
10, 100, 1000 Cortina d’Ampezzo sono l’unica possibilità che le Istituzioni possono mettere in campo per far uscire l’Italia dalla crisi esattamente come. l’eliminazione dei controlli fiscali e la depenalizzazione di alcuni reati fiscali messi in campo dal governo Berlusconi attraverso Bossi, Zaia, Maroni, Tremonti ecc. hanno gettato il paese nella crisi e nella disperazione.
Ci saranno sempre chi cercherà di avere appoggio politico da parte di evasori fiscali e il sottobosco criminale come la paccottiglia anti –veneta di coloro che vorrebbero essere i padroni dei veneti (i così detti “serenissimi”) o altri, come Forza Nuova. Questi ci saranno sempre, ma sono quell’emarginazione morale che di fatto ha appoggiato tutte le scelte criminali della Regione Veneto per distruggere l’economia e il benessere sociale dei Veneti.
10, 100, 1000 Cortina d’Ampezzo e nel giro di 2 o 3 anni si riesce ad uscire dalla crisi economica per quanto riguarda le specificità italiane.

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09 gennaio 2012
Claudio Simeoni
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mercoledì 4 gennaio 2012

Riuscita operazione distruzione commercianti dei centri storici



Foto: commercianti in Veneto, qualcuno viene favorito dalle amministrazioni comunali e qualcun altro aggredito e vessato: è ora che l'Agenzia delle Entrate ed Equitalia mettano ordine in questa giungla di evarori in cui non sempre ha visto la Guardia di Finanza operare con serietà.

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I commercianti, attraverso le loro associazioni, per venti anni hanno messo in atto azioni “militari” contro le società civili finendo non solo per un aumento ingiustificato dei prezzi, ma condizionando le regole e le norme delle gestioni dei comuni fino ad emettere ordinanze criminali contro accattoni, senza tetto, poveracci che tentavano di sopravvivere.
Furono i commercianti i maggiori istigatori delle “ronde padane” e della caccia agli immigrati che qui, specialmente in Veneto, ha visto i comuni operare massicciamente contro le persone deboli attraverso i vigili urbani spesso trasformati in vere e proprie bande di picchiatori. Vigili urbani usati per “contrastare” fenomeni di disperazione, come la droga, o usati per l’aggressione alle donne che si offrono in strada e che costoro chiamano prostituzione.
Ai “tavoli di contrattazione” le associazioni commercianti deridevano le associazioni di operai e di pensionati che reclamavano migliori condizioni di lavoro e migliori condizioni sociali.
I cittadini, impossibilitati a rivendicare i loro diritti e i principi propri della Costituzione, hanno risposto alla tensione che li voleva “schiavi” dei commercianti, impiegando in maniera diversa il loro denaro. I cittadini hanno messo in atto un’azione virtuosa di rivendicazione dei propri diritti sfruttando le pieghe e le occasioni di “sopravvivenza” che, nel loro insieme, hanno rappresentato un’azione di distruzione delle strutture degli associati ai commercianti: dalla confcommercio a tutte le altre sigle.

Per questo motivo, in questi giorni di festa che hanno sempre rappresentato il massimo guadagno per i commercianti, le vendite al dettaglio sono crollate. Sia nei pranzi natalizi che nei regali e nella festa di fine e inizio anno.
Da un lato i disoccupati che si suicidano e dall’altro lato i commercianti, specialmente quelli dei centri storici più legati all’odio del crocifisso e più funzionali alla distruzione sociale messa in atto dalla chiesa cattolica, stanno chiudendo massicciamente.
Ogni città vede la distruzione delle associazioni dei commercianti attraverso le proprie peculiarità e le proprie caratteristiche, ma il fenomeno è generalizzato in tutta Italia. Nel Veneto vede i centri storici spopolarsi e una ricerca continua dei cittadini di “migliori condizioni di vita”. Nello stesso tempo, proprio per l’abbandono dei centri storici, questi si riempiono di emarginati che tentano di sopravvivere. Quando noi si veniva bastonati dalla Polizia perché si rivendicava il diritto ad un parco cittadino, le amministrazioni comunali hanno aspettato venti anni per riconoscere l’esigenza della città ad avere parchi cittadini. Solo che dopo venti anni i nostri bisogni e il nostro abitare la città era cambiato e ora, i parchi cittadini, sono abitati da extracomunitari ed emarginati che tentano di sopravvivere,
I sindaci che davano la caccia all’extracomunitario che lavorava, per rapinarlo (possibilità di pagare multe) ora si devono confrontare con persone che non possono rapinare perché la loro indigenza è tale che non consente loro di pagare nulla.
La cronaca ci racconta:

IN VIA Martiri LIBERTA’ E DINTORNI
Negozi, raffica di chiusure: aprono banche
La congiuntura economica mette in ginocchio i negozianti trevigiani. Un gran numero di esercizi del centro storico ha chiuso i battenti e altrettanti si preparano a farlo, piegati dai costi eccessivi...

La congiuntura economica mette in ginocchio i negozianti trevigiani. Un gran numero di esercizi del centro storico ha chiuso i battenti e altrettanti si preparano a farlo, piegati dai costi eccessivi di affitti e parcheggi e dalla sempre minore affluenza di clienti.
Via Martiri della Libertà è un esempio emblematico. Nell’ultimo anno in questa arteria centrale e nelle strade attigue avevano fatto capolino alcuni negozi nuovi. “Augusto Cuomo” al civico20, aperto soltanto lo scorso maggio, “3 Chic” (luglio 2010) e “JOD” (dicembre 2010) nella perpendicolare via Santa Margherita, sono alcuni degli ultimi arrivi che potevano lasciar presagire l’avvento di una stagione nuova per il commercio cittadino, capace di spazzare via gli strascichi negativi del biennio appena trascorso. Le cose sembrano invece andare diversamente. Ora una serie di negozi cesserà di lavorare. Alcuni di questi facevano parte dei recentissimi innesti: è il caso di “Bella Dentro Italia” di Michela Maisano, avviato solo a maggio del 2010 ma già pronto a una grande svendita di liquidazione totale; ma si apprestano alla chiusura anche diversi negozi storici, entrati ormai di diritto nella geografia cittadina, i riferimento per generazioni di acquirenti: se da qualche tempo si nota, per le sue dimensioni e per la posizione d’angolo particolarmente felice che occupava, l’assenza del negozio “Blunauta” all’incrocio con Via Indipendenza. Lì sta aprendo Veneto banca, ennesima filiale di un istituto di credito.
A breve scompariranno altre insegne di spicco: il rivenditore di tappeti “Tabriz Carpet”, quello di vestiario “Rubinacci” e il negozio di abbigliamento da montagna “Mountain Adventures”, davanti al quale era stato costretto a chiudere, solo duenmesi fa, il bar “I vitelloni”. I negozianti della zona, preoccupati e delusi, non hanno dubbi: la colpa è dell’amministrazione comunale. «Vogliono far morire la città – accusa Paola Moro, responsabile di “Noi Donne”, altro negozio di Via Martiri – Hanno spostato fuori dal centro tutte le istituzioni che attiravano la gente. Non si rendono conto del danno che ci procurano? E poi organizzano manifestazioni che paralizzano il centro, come quella per la Protezione Civile, e di sabato pomeriggio poi...».
Elena Sbrojavacca

Tratto da:
http://tribunatreviso.gelocal.it/cronaca/2011/12/31/news/negozi-raffica-di-chiusure-aprono-banche-1.3005266

A Venezia non è diverso:

Crisi e centri commerciali «Così i negozi chiudono»
Serrande giù in via Verdi e Riviera, Confesercenti chiede una riqualificazione Bettin: «La grande distribuzione a Tessera darebbe un colpo mortale alla città»

Tratto da:
http://nuovavenezia.gelocal.it/cronaca/2011/12/20/news/crisi-e-centri-commerciali-cosi-i-negozi-chiudono-1.2871162


Ci sono pure dei tentativi di sopravvivenza da parte di alcuni commercianti prima di finire fra i barboni che chiedono la carità ai semafori:

La grande morìa dei negozi sottocasa
E i commercianti fanno il porta a porta I consumi, secondo i dati della Confesercenti, vanno peggio delle previsioni e la ripresa tarda. Il risultato è un forte restringimento del numero di esercizi in attività. Il negoziante che fallisce, se può, si ricicla nelle vendite a domicilio o nel commercio ambulante, entrambi fenomeni in crescita
03.01.2012
ROMA - In quello che per dodici anni è stato il negozio di informatica di Giulio Credazzi, a Roma, non c'è solo una saracinesca chiusa, ce ne sono tre. Perché era un negozio grande, e con molti dipendenti. A un certo punto, però, le cose non sono andate più bene: "Prima è arrivato il centro commerciale, che ha avuto un impatto devastante sulla nostra attività, e così abbiamo cominciato a perdere il 10% l'anno. A un certo punto si è aggiunta la crisi: le perdite si sono sommate, siamo passati dal 30 al 40 al 50%. Per giunta la proprietaria ci ha chiesto un aumento, e allora ho deciso di chiudere". Adesso Credazzi si occupa di servizi informatici, a domicilio: ripara computer, fornisce software, pezzi di ricambio. Il suo negozio è rimasto chiuso: a distanza di due anni, non lo vuole nessuno. I clienti però non mancano e, non essendoci più le spese del negozio, i margini di guadagno sono tornati accettabili.

Anche Roberto Carletti, romano, dopo il fallimento del suo negozio ha cambiato filosofia: "Quando avevo il negozio, aspettavo i clienti. Adesso vado da loro". Carletti era approdato al commercio dopo aver fatto altri lavori: la sua era un'aspirazione coltivata da tanto tempo. Gli è andata male: "Vendevo articoli per la casa, ma in negozio c'era sempre poca gente, poco movimento, poco incasso; l'affitto correva, la merce andava riacquistata, perché era un'attività nella quale bisognava avere sempre tutto: il gioco non valeva la candela". Allora ha chiuso, e a quel punto ha colto al volo un'opportunità offerta dalla Vorwerk Folletto: si è reinventato venditore a domicilio, e adesso, dopo qualche anno, è capovendita, ha alle sue dipendenze sei venditori, ed è entusiasta del suo lavoro.

Tratto da:
http://inchieste.repubblica.it/it/repubblica/rep-it/inchiesta-italiana/2012/01/03/news/negozifallitiuno_negozifallitidue-26335984/?inchiesta=/it/repubblica/rep-it/inchiesta-italiana/2012/01/03/news/giu_la_saracinesca-26339396/&ref=HREC1-4
La strategia di sopravvivenza dei cittadini, aggrediti e vessati dai commercianti, se da un lato appare come la risposta a condizioni di crisi economica, dall’altro lato è evidente una strategia di sopravvivenza non tanto per le condizioni in atto, ma per le condizioni in prospettiva. Distruggere il commercio sotto casa per costringere il commercio ad sbassare i prezzi:

BELLUNO
Crollo dei consumi alimentari
«Neanche Natale s’è salvato»
Dal Pont (Ascom): «Risparmi sul cibo, non era mai successo. Dato che sorprende e deve far riflettere»

BELLUNO — Altro che avanzi del cenone o bagordi di Natale. Neppure il record di città con la spesa natalizia più economica di tutto il Veneto è bastato a Belluno come antidoto alla crisi per invogliare le famiglie a non risparmiare, perlomeno sui prodotti alimentari. Lo dimostrano i primi riscontri sugli acquisti effettuati dai bellunesi in tutto il mese di dicembre e in particolar modo nella settimana che ha preceduto il Natale, a conferma di una netta flessione anche e soprattutto in questo settore. Non solo risparmio su regali e articoli non di prima necessità, dunque, ma anche su cibo e prodotti alimentari. La conferma arriva da Andrea Dal Pont, presidente della Consulta Ascom di Belluno, che non ha dubbi nel fare un primo bilancio sugli acquisti fatti dai bellunesi, almeno in questa prima parte delle feste natalizie. «La flessione c’è stata e si è fatta sentire in particolar modo nel settore alimentare - assicura Dal Pont - I bellunesi hanno cercato il risparmio persino sul cibo: è un dato che sorprende e deve far riflettere».
Difficile per il momento fare una stima precisa della percentuale di flessione in atto, ma il calo c’è stato e non è da poco, come riferito da numerosi commercianti allarmati per i mancati introiti del periodo più favorevole dell’anno. «Dare un dato ufficiale è per ora impossibile - spiega Dal Pont - ma per rendere bene l’idea sulla situazione è sufficiente dire che martedì, al rientro nel mio negozio di frutta e verdura dopo due giorni di chiusura, nonostante negli scorsi anni fossi stato puntualmente sommerso di richieste, mi sono invece ritrovato con pochissimi clienti e gran parte della merce invenduta. Non me l’aspettavo e lo ritegno un segnale molto grave della crisi in atto anche tra i commercianti bellunesi». Il drastico calo negli acquisti di generi alimentari in provincia stride ulteriormente se confrontato con la recente stima di «Adico» («Associazione difesa consumatori») con cui Belluno era stata classificata come città dalla spesa di Natale più economica del Veneto. A nulla è servito avere persino il paniere più «abbordabile» della regione con i prezzi più bassi per prodotti tipici natalizi: la flessione c’è stata e nel settore degli alimentari, almeno per Belluno, si tratta di una prima assoluta.

Bruno Colombo
28 dicembre 2011

Tratto da:
http://corrieredelveneto.corriere.it/belluno/notizie/cronaca/2011/28-dicembre-2011/crollo-consumi-alimentari-neanche-natale-s-salvato-1902679151012.shtml

La storia si ripete: ora tocca ai commercianti:

Prima di tutto vennero a prendere gli zingari


e fui contento, perché rubacchiavano.

Poi vennero a prendere gli ebrei

e stetti zitto, perché mi stavano antipatici.

Poi vennero a prendere gli omosessuali,

e fui sollevato, perché mi erano fastidiosi.

Poi vennero a prendere i comunisti,

e io non dissi niente, perché non ero comunista.

Un giorno vennero a prendere me,

e non c’era rimasto nessuno a protestare.

Ora è inutile che Beppe Grillo chieda le ragioni del disagio che portano i commercianti all’avversione per l’Agenzia delle Entrate. Deve cessare quel patto scellerato fatto dalla Democrazia cristiana negli anni ’70 per fermare il disagio sociale dovuto alla distruzione delle fabbriche in cambio di impunità per i delitti di lavoro nero ed evasione fiscale per chi si apriva partita IVA. E’ bene che i commercianti paghino tutto, come pagano tutto i barboni, gli zingari e gli emarginati in questo paese.

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04 gennaio 2012
Claudio Simeoni
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